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SimoSimo_96

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Quando si dice "un tuffo nel passato".

Il tempo per ognuno di noi scorre lento ma inesorabile, e arriva per tutti, chi prima chi dopo, il momento in cui ci si rende conto che, nonostante tutto, siamo soli. Siamo soli con i nostri ricordi. Alla fine ci restano solo loro, tutto il resto se ne va, sommerso dall'acqua che ingloba ogni cosa. E' questo il destino dal sapore agrodolce che attende il protagonista di "Tsumiki no Ie", un anziano vedovo che, dilaniato dal tempo, continua imperterrito ad aggiungere mattoni alla propria dimora, perché questa non venga totalmente sommersa dalle acque, immedesimandosi nella viscerale differenza che disgiunge vita e sopravvivenza.
Legato anima e corpo alla sua pipa, seppur questa sia solo un misero oggettino senza valore, quando accidentalmente la perde, non resiste al desiderio di scendere a recuperarla, consapevole però di quanto farà male voltarsi indietro. Perché ad avere valore per lui non è ovviamente l'oggetto in sé, bensì le persone che all'oggetto, come può essere una collana, un anello, un letto, un divano, un libro, erano legate insieme a lui stesso; come se ogni oggetto fosse in realtà un filo. Fa male, perché quelle persone non ci sono più, che sia per scelta o per chissà quale ingiustizia della vita, ciò che conta per lui è che quelle persone non ci sono più. Eppure lui scende comunque a recuperare la sua pipa, perché la sua pipa, così come le persone ad essa legate, sono parte di lui, e lo saranno per sempre.
Perché, se c'è una certezza che accomuna tutto ciò che è bello, è la triste verità che ciò che è bello purtroppo finisce (troppo presto, qualcuno aggiungerebbe); anche ciò che è brutto finisce, ma nessuno ci fa caso.
L'unica cosa che si può fare è saperlo accettare. Perché non c'è altro che si possa fare, non si può viaggiare nel tempo, non si può riportare in vita persone per cui il tempo è, loro malgrado, esaurito, non si può dimenticare (che sarebbe il più grande degli errori).
E allora ciò che resta da fare è continuare a mettere mattoni, uno dopo l'altro, anche se insieme alla donna che si è amata magari era più divertente (e pure più semplice), anche se ogni mattone ci avvicina sempre di più al nostro inevitabile destino, anche se continuerà a fare sempre più male.

"Tsumiki no Ie" è un brindisi alla vita, alle persone che, volenti o nolenti, nel bene e nel male, la nostra vita l'hanno segnata, a tutto ciò che è meraviglioso, che quindi alla fine farà male, ma resta comunque meraviglioso; alla memoria di quella vita che, nonostante tutto, in tutto e per tutto, resta sempre e comunque stupenda.


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Scricciola_x

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
È un cortometraggio che dal titolo e dai disegni ha creato in me alte aspettative, che però sono state in parte deluse.
L’idea è originale e interessante, ma, una volta terminato il cortometraggio, sentivo come se mancasse qualcosa. In genere basta poco per rendermi sensibile, e magari anche commuovermi, ma in questo caso nonostante il tema di per sé “toccante” non è stato ottenuto tale risultato. C’è da dire che però è stato un cortometraggio che mi ha fatto riflettere. Il tema trattato in maniera molto metaforica è la nostalgia e l’importanza dei ricordi. Il protagonista è un anziano che è disposto a rischiare, pur di rivivere nei suoi ricordi i momenti trascorsi con la defunta moglie. Nonostante l’età l’anziano ripercorre mentalmente in maniera molto vivida gli attimi passati insieme alla sua amata, dal primo incontro alla nascita dei nipoti: questo sta a significare che ciò che è realmente importante resta dentro di noi e con noi, nonostante lo spazio e il tempo.


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DarkSoulRead

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Un cortometraggio come “La Maison en Petits Cubes” non è solo uno sperimentale esercizio di stile, come la durata di soli dodici minuti potrebbe suggerire, bensì un vero e proprio viaggio introspettivo all’insegna dei ricordi.

In una città sommersa dall’acqua, il cui livello sale costantemente, un vecchio è costretto a costruire con dei cubi un piano in più della sua casa ogni volta che vi è la necessità. Il vecchio è solo, le altre abitazioni son state completamente sommerse, non gli resta che cenare in solitudine guardando vecchie foto appese al muro e fumare la sua amata pipa. Quando la sua pipa cade nell’acqua sprofondando in una botola fino al piano sottostante, l’anziano si veste da sub per andare a recuperarla. Qui inizia un viaggio tanto amarcord quanto nostalgico, in un flusso di ricordi che lo porterà a rivivere alcuni dei momenti più significativi della sua esistenza. Rimembrando il tiepido amore che lo legava alla moglie, dal loro primo incontro da bambini ai piedi di un albero alle romantiche cene in cui brindavano dolcemente sullo stesso tavolo in cui adesso mangia da solo.

L’idea di raffigurare la memoria come una struttura divisa in piani è geniale, ogni stanza cela un ricordo, e addentrarcisi per il vecchio significa immergersi in quelle reminiscenze. Lo stile di disegno è incredibilmente evocativo: non aspettatevi le lussureggianti ambientazioni miyazakiane, ma il tratto abbozzato e i fondali “pastellosi” si sposano perfettamente con il mood della pellicola, ricalcando più uno stile europeo che non nipponico; la regia è molto buona, tuttavia ho trovato qualche cambio scena un po’ brusco. La musica è una componente fondamentale per ogni film muto, e in “La Maison en Petits Cubes” le note del pianoforte che ci accompagna per tutti i dodici minuti suonano sempre toccanti e sinergiche con le scene in cui rintoccano, instillando nello spettatore la stessa malinconia che attanaglia il cuore dell’anziano.

“Tsumiki no Ie” è un’opera profondamente triste, dalla narrativa dolce e mite, che ricorda un po’ lo stile del grande sensei Jiro Taniguchi. Scegliete voi se fruirne come un film breve o una lunga poesia, ne rimarrete incantati.

Voto: 9


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irishman

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Dodici minuti di un prodotto di intrattenimento possono toccare il cuore di chi ne fruisce?
E' la domanda, legittima, che può sorgere in chi si appresta a mettersi alla visione di questo cortometraggio, che, giustamente, è stato premiato con un oscar per la sua categoria. Ebbene, quando a un prodotto viene infusa una tale quantità di talento artistico e una vena poetica di così ampio spessore, la risposta non può essere che positiva. Tant'è che troveremo più messaggi diretti al nostro cuore, in questi dodici minuti, che in molti altri prodotti dalla durata ben maggiore.
Sono infatti dodici minuti, solo dodici, ma intensissimi, quelli in cui assisteremo al dipanarsi della vita del nostro ignoto protagonista, tanto ignoto ma a noi subito così familiare con quel suo biascicare la pipa, che ce lo fa somigliare con imbarazzante familiarità al nostro anziano vicino di casa, piuttosto che al nostro nonno. E la vita di quest'uomo, solo al mondo, afflitto da una solitudine vasta come il mare in cui è immersa la sua casa, ci viene rappresentata attraverso il geniale escamotage della magione sviluppata in altezza, un po' come i piccoli cubi con cui i bambini amano giocare. E in questa bellissima, azzeccatissima metafora ogni livello della casa rappresenterà per il nostro anziano protagonista una tappa significativa della sua esistenza, che egli condividerà con noi con immagini semplici, quotidiane, e per questo ancor più toccanti, poiché così vicine alla vita reale di tutti noi.
E crudamente drammatica è, alla fine della discesa, la constatazione che non per tutti la vita ha avuto la stessa durata, poiché alcune delle case saranno ben lontane dalla superficie, essendo state sviluppate dai propri proprietari per pochi livelli, a testimonianza di una prematura dipartita. Ma ancora questo piccolo gioiello ci sa stupire ricordandoci la saggia, rassegnata serenità di questo uomo dal volto solcato dagli anni, che alla fine, pur travolto da uno tsunami di ricordi, preferirà godersi un virtuale remake di un piacevole brindisi vissuto in passato, piuttosto che lasciarsi andare alla disperazione che la sua condizione potrebbe suggerirgli di abbracciare.

Che aggiungere ancora a tanta perfezione? I comparti audio e grafico svolgono con certosina ricercatezza il proprio compito. In particolare le musiche (fondamentali, visto che, di fatto, il cortometraggio non presenta alcuna battuta da parte dell'anziano protagonista) sono bellissime, evocative, prendono per mano lo spettatore e il nostro nonnino accompagnandoli in questo viaggio nel passato, dolcemente, senza strattoni. E anche lo stile grafico adottato per rappresentare questa piccola storia, che potrebbe appartenere a ognuno di noi, è perfettamente calzante con il messaggio finale dell'anime, che comunque io ho trovato positivo, nonostante la storia del nostro eroe sia il trionfo della solitudine. E per sottolineare questa serena positività, infatti, gli autori hanno scelto un tratto e dei colori pastello, accesi per l'esterno, con l'azzurro del cielo e del mare a farla da padrone, un po' più tenui per l'interno della casa, che però appare calda e accogliente, nello spazio che emerge dall'acqua.

Concludendo, siamo di fronte a un piccolo gioiello, una vera e propria chicca, un raffinato poema creato tramite immagini, piuttosto che in versi, che saprà toccare i cuori di chi gli dedicherà dodici, brevi, intensissimi minuti.


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Pan Daemonium

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Credo sia stupendo paragonare la vita ad una costruzione a blocchi che, mattone dopo mattone, ha la necessità di crescere sempre più verso il cielo per sottrarsi alla marea crescente. D'altronde se ci si lasciasse annegare dai problemi che l'esistenza ci pone davanti la costruzione di blocchi ne avrebbe ben pochi.
Questa è la metafora alla base di Tsumiki no ie, storia di un anziano signore che, grazie al collegamento fra i "petites cubes", decide per puro caso di ripercorrere a ritroso la sua esistenza, fino a tornare ai primordii, lì dove tutto è cominciato, e guardare il panorama che un tempo era quotidiano. Non solamente lui ha dovuto andare avanti, costruire per non affogare: alcuni sono, come lui, riusciti per anni a sopravvivere, altri non ce l'han fatta, lasciando la loro casa semplicemente sotto forma di rovina a 2-3 blocchi.
Tornare con la mente indietro significa anche avere la possibilità di riguardare il percorso della vita dall'alto, nel suo insieme, ed è così che l'anziano nota come le stanze della sua casa divengano via via più piccole col passare del tempo, man mano che i suoi cari scompaiono, man mano che la sua vita si affievolisce, fino a quando anche la sua casa non sarà sommersa, divenendo il reperto di una vita vissuta e terminata.


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CrocifissionePop

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Inutile aggiungere altro alla già esauriente descrizione della trama sopra riportata, terrei così a scrivere due righe su dell'altro facente parte di questo piccolo ''gioiello''.
''La Maison en Petits Cubes'', nome piuttosto dolce per un cortometraggio così aspro, è la delicatissima storia di qualunque passante abbia un'età avanzata. Certo, non tutti ma la tristezza e la malinconia che rendono lo splendido stile grafico tendono a donare una certa drammaticità e pesantezza rivolta maggiormente allo spettatore che non come caratteristica descrittiva del soggetto.
Lo stile grafico sopra citato è personalmente di un'unicità e povertà piacevolissimi, caratteristica tipica di cortometraggi dove tutto viene preso al massimo della considerazione: storia, musiche, grafica e via dicendo.
La durata è piuttosto breve, essendo un cortometraggio e sopratutto per questo maggiormente degno di un guardata possibilmente non superficiale perché sarebbe da sciocchi.
Consigliato a tutti, certamente non per passare 12 minuti di tempo vano, perché certo divertire non fa e vano sopratutto non è.


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Franzelion

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Delicato e "immersivo", questo corto di 12 minuti narra la storia di un vecchietto giunto ormai agli ultimi dei suoi anni, in una città per gran parte sommersa, e vedremo il suo immergersi (letteralmente) nei ricordi delle proprie generazioni passate.

Lo stile di disegno è unico, non ho ancora ben capito come sia stato realizzato, e le animazioni sono ottime.
Grazie alle musiche dolci e delicate verremo trasportati insieme al vecchio nei suoi ricordi, facendoci cullare anche dagli effetti sonori dell'acqua.
Buona la cura registica di particolari dettagli, che rende il tutto più naturale e avvincente.
Concedetegli quel poco tempo che merita, è un piacevole modo per passare una dozzina minuti, ma senza grosse pretese, mi raccomando.


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npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Cortometraggio di circa 12 minuti con un'anima malinconica e zeppo di simbolismi. Il fulcro della storia si basa (come l'ho interpretato io) sul valore dei ricordi. Un uomo anziano vive in un mondo sommerso dall'acqua il cui livello sale di giorno in giorno: in questa situazione gli abitanti del pianeta sono costretti a costruire di volta in volta dei piani ulteriori alle loro abitazioni al fine di ripararsi dalle acque. La mini-storia inizia proprio nel momento in cui l'anziano si rende conto della necessità di costruirsi un nuovo appartamento sulle basi del vecchio. Mentre sta per ultimare il trasloco cade nell'acqua la sua pipa preferita e, nonostante ne possegga altre, per qualche motivo non riesce ad abbandonarla lì. Così si attrezza da tuta da sub e comincia a scendere ai piani inferiori alla ricerca della medesima. Ad ogni piano, però, comincia a visualizzare ricordi del passato, che gli scorre davanti in ordine decrescente (cioè da quando accudisce il nipotino fino alla sua infanzia). Ben presto realizza anche il perché non riusciva a separarsi dalla sua pipa: era un regalo della sua amata moglie.

Il cervello umano viene qui rappresentato come una specie di grattacielo che diventa sempre più alto con lo scorrere del tempo e che racchiude in sé tantissime stanze in cui viene riposto un ricordo importante che, seppur "annacquato" è sempre presente nell'animo dell'uomo e aspetta solo una buona occasione per riapparire. Allo stesso tempo questa sorta di grattacielo simboleggia ciò che si è stati capaci di costruire nel corso della propria vita non arrendendosi alle difficoltà; tutto ciò, però, alla fine sembra diventare senza importanza in quanto il protagonista si rende anche conto che grandissima parte di ciò che si costruisce si finisce inevitabilmente per perderlo. Il finale dà un immagine molto pessimistica dell'essere umano, destinato per sua natura alla solitudine e al rimpianto.

Devo dire che questo corto m'è piaciuto molto nonostante la sua vena, in fondo, "tragica". È indubbiamente angosciante pensare che all'uomo, con l'andare del tempo, restino solo i ricordi di ciò che ha fatto durante la sua vita e poco più; mi auguro davvero che non arrivi mai il tempo in cui dovessi ritrovarmi solo a brindare con nessuno.


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Doppelgänger

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
In un mondo sommerso dalle acque un anziano vive e sopravvive innalzando la propria casa di pari passo col crescere del livello del mare. Seppelliti sotto tonnellate d'acqua sono oggetti e ricordi.

Vincitore del premio Oscar 2009 come miglior cortometraggio, Tsumiki no Ie (La maison en petits cubes) si presenta come un prodotto ambiguo da recensire, perché verrebbe naturale chiedersi quante cose si potranno mai dire su di un cartone la cui durata si aggira sui 12 minuti, titoli di coda compresi. Eppure il "film" di cosa da dire ne ha molte, pur non dicendone nessuna, almeno direttamente, visto che per tutto il quarto d'ora stentato della visione avrete solo la musica e qualche effetto sonoro a farvi compagnia. Ma si sa, spesso un messaggio è tanto potente quanto è sottinteso, sfumato, discreto. In una parola, quando non gli viene comunicato direttamente ma quando è lo spettatore stesso a trovarlo.

La casa non è fatta solo di cubi. A cementare il tutto sono i ricordi, ricordi sempre più remoti man mano che si scende nelle profondità marine. Ed ecco ricordi, immagini appena accennate riemergere dal buio abissale, calorose ma fredde poiché remote. E un senso di malinconia e nostalgia ti pervade, perché fa pensare al tempo che scorre, alle persone andate e ai momenti che non torneranno più. Dimenticatevi di Up, questo brevissimo corto realizza dieci volte meglio (minimo) l'effetto sadness procurato dal film Pixar. Tristezza che traspare anche nei disegni, acquarellosi e morbidi, creanti un atmosfera straniante, anche fiabesca (gli ambienti solitari, e considerevolmente poetici, ricordano molto le atmosfere di videogiochi come Ico).

Il voto in basso potrebbe sembrare un'esagerazione, visto che in genere un voto così alto non lo do mai, nemmeno a serie che considero praticamente perfette e che amo. Ma la differenza sta nel praticamente. La Maison en Petits Cubes, come cellula emotiva e artistica, è perfetto, anche nella sua brevità. Voto: 10.


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obogsic

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
La trama è semplicissima: in un mondo fantastico l'anziano protagonista è costretto a innalzare costantemente un piano sulla propria abitazione e trasferirvisi a causa dell'innalzamento inarrestabile del livello dell'acqua.
Un bel giorno però gli cade la pipa attraverso la serie di aperture che collegano ogni piano al sottostante e, nel tentativo di recuperarla, ritorna ai piani in cui ha vissuto, i quali gli riportano alla mente i momenti del passato.
Pura poesia, ecco come definisco questo cortometraggio.
Le atmosfere sono molto delicate, tutto è raccontato con discrezione, semplicità ed immediatezza.
E' incredibile come in pochi minuti sia possibile condensare la vita di un uomo, dai momenti belli a quelli brutti, e di come sia possibile coinvolgere a tal punto lo spettatore.
Sarà che quell'anziano signore costretto, nonostante l'età e qualche acciacco, a costruire di continuo nuovi piani della propria casa, ispira una forte simpatia e solidarietà, sarà che nella determinazione/ostinazione del suo comportamento c'è romanticismo e coraggio da vendere oppure sarà per l'originale stile grafico, fatto sta che alla resa dei conti l'opera coinvolge, diverte, fa riflettere e commuove con uno stile ineguagliabile.
Le immagini vi si stamperanno nella mente e vi porterete il "cuore" di questo gioiellino dentro a lungo tempo.
L'ho fatto vedere a numerosi amici, appassionati di animazione e non, e nessuno vi è rimasto indifferente.
Consigliato senza remore a grandi, piccini, appassionati e utenti occasionali.
Una piccola perla che in pochi minuti vi regalerà sicuramente una esperienza indimenticabile.


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Assenzio

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Pregevolissima poesia, un delicato brindisi alla memoria come alcova della vita. Un anziano uomo che serenamente fa un bilancio dei suoi ricordi, inesorabilmente passati come inondati da una marea ruminante, ma che stenta a sprofondare. Seppur non si vede, mattone su mattone edifichiamo un inno all'esistenza, che nell'innalzarsi rimane costruita sulle fondamenta dell'esperienza.
E' questa la stupenda metafora visiva e sonora che ci viene proposta, una città sempre piu' sommersa, e' un personaggio canuto che non puo' perdere le sue radici cosi' profondamente ancorate alle immagini del suo passato. Ed oggetti, che racchiudono un'infinità di ricordi ai quali non possiamo rinunciare e ai quali ci appelliamo, la pipa precipita ma non se ne riesce a fare a meno.
Ci si immerge cosi' nell'agrodolce, ripercorrendo a ritroso i momenti significati che, nel bene o nel male, sono i Nostri mattoni, attimi apparentemente marginali eppure personali...
Ed e' cosi' che, rimembrando l'appartenenza stessa ad una donna, ad una famiglia, ad un terra, il vecchio rugoso lascia tintinnare il calice ormai vacante.

Tecnicamente ottimo, perfetta scelta musicale con la giusta cadenza ritmica che definisce il nuotare verso il fondo. Colori da pastello a cera, tratto quasi infantile eppur bellissimo, forte il senso di luce al tramonto; pieno possesso dell'insieme, dal dettaglio alla palettata grossolana, con grande capacità di non appiattire in volume e fluidità.

Capolavoro.


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Aki

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Meraviglioso. Commovente. Autentico.
Con questi tre aggettivi posso aspettarmi di definire, anche solo minimamente, questo corto. E' qualcosa che fa vibrare l'anima ogni secondo, che ti scuote profondamente e che ti tocca il cuore. Per chi sa ascoltare e capire, è una miniera di emozioni, dove tutto ha un significato. L'acqua che ricopre ogni cosa rappresenta il tempo che trascorre, lento e inesorabile, e sbiadisce i ricordi e la memoria delle persone. La pipa che precipita nell'acqua non è altro che il ricordo che l'uomo ha di sé,e quando minaccia di sbiadire pure esso, deve in ogni modo recuperarlo. E sarà da lì che rivivrà la sua vita, e i ricordi sopiti si risveglieranno, probabilmente per l'ultima volta. Il tutto termina con il ritrovamento del bicchiere della moglie (defunta?) che rappresenta invece l'essenza di lei, e che lui recupererà per brindare con lei.

Nell'ultimo piano (che poi a conti fatti il primo) dei ricordi, si vedono i due innamorati costruire la loro casa, e una particolare inquadratura si sofferma qualche secondo sul mattone che lui poggia sul calcestruzzo (o quel che sarà). Accanto ad esso, non ve ne sono ancora altri, come se la sua vita fosse appena cominciata. Invece, circa all'inizio del corto, quando lui costruisce il nuovo (e a mio parere ultimo) cubo, la stessa inquadratura si sofferma sull'ultimo mattone che poggia, come se quello fosse il segno che la sua vita sta per giungere al termine (magari metaforicamente). Questa è soltanto una mia interpretazione di un particolare che mi ha incuriosito. Potrei aver detto più di quanto c'è, potrei aver azzeccato qualcosa, potrei forse aver scoperto qualcosa di inaspettato. Ma prestando attenzione, chissà che altro si potrà scoprire.

Assolutamente da vedere. Vi commuoverà fino alle lacrime.