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alex di gemini

Episodi visti: 25/25 --- Voto 8
Recensire non è facile, a causa del rischio spoiler, ma, quando si vuole scrivere di una serie vecchia e controversa, per capire se meriti o no la cattiva fama che la circonda, parlare poco della trama sembra proprio impossibile. Per cui siete avvisati.

Per capire se la terza stagione della Yamato, intitolata altresì "La guerra di Polar", sia un prodotto davvero deludente, è necessario descrivere l'antefatto che ne ha portato alla creazione. A fine anni '70, con il successo della seconda stagione e dello special televisivo "Il nuovo viaggio", la stella di Yamato era giunta al suo massimo splendore. Pur trasmesso nella sera del 31 dicembre, infatti, "Il nuovo viaggio" aveva ottenuto uno share stellare del 34%. Ma la caduta fu rapida: nel 1980 il quarto film, "Yamato per sempre", aveva incassato benissimo al botteghino, ma senza replicare il successo del secondo film "Addio Yamato". Si decise perciò di realizzare una terza, faraonica stagione con una serie di cinquantadue episodi, ma lo share pietoso la fece ridimensionare a venticinque. Nel 1983 vi fu l'ultimo banco di prova con il quinto film che, con appena un terzo degli incassi di "Addio Yamato", segnò la fine di tutto. E Matsumoto, che voleva continuare, dovette arrendersi.

Tecnicamente "La guerra di Polar" è un buon prodotto, con grafica all'avanguardia e buona ancor oggi, ottima regia e colonna sonora. Certo il cambio grafico della Yamato già visto in "Yamato per sempre", e qui mantenuto, può piacere o non piacere, ma non è un problema grave.
Il guaio sarà allora nella trama? In effetti l'incipit è monotono, con un missile vagante che finisce nel Sole, cambiandone il "metabolismo" e trasformandolo, in un anno, in una supernova. La Yamato dovrà partire alla ricerca di un pianeta abitabile in cui trasferire l'umanità che non sia troppo lontano. Ovviamente ci sarà la guerra contro il nemico esterno, la Federazione di Polar, e un pianeta misterioso e ignoto in cui si nasconde il segreto della salvezza. Detto così, è davvero monotono e deprimente, perché passi essere travolti da un impero nemico, ma dal Sole a causa di un mega-missile che ha mancato il bersaglio...

Ma il desiderio d'innovare c'è ed è forte. In primis nell'equipaggio, pieno di facce nuove e a cui i personaggi classici dovranno fare da senpai. Poi per il maggior peso politico, poiché i nemici saranno due. La Via Lattea è sede di una vera guerra galattica in cui le due superpotenze di Polar e dell'Impero di Galman si contendono la vittoria totale. Ovviamente Polar è ispirata pesantemente all'Urss, e ci sarà pure una scena in cui i due capi si parleranno con il telefono rosso. Il tutto poi condito da una forte filosofia sul pacifismo, sul senso di perdere la vita in guerra, sul senso o sul non senso di creare armi sempre più potenti, in cui non si capisce di quale potenza fidarsi. O in cui, forse, non ci sono persone veramente buone. Ulteriore novità è il fatto che molte navi terrestri partiranno alla ricerca, tra cui l'americana Arizona, che, nello storyboard avrebbe dovuto essere gemella e compagna d'avventure della Yamato. Ma, per il taglio dei fondi, si dovette accontentare di tre minuti in cui il suo rottame biancheggia su un pianeta desertico, affondata da Polar (dice niente?).

Certo ci sarebbe molto da dire, ma ho 'spoilerato' troppo, e forse un vero giudizio non sarà possibile emetterlo a causa, appunto, del dimezzamento che ha finito col rovinare una nave già in difficoltà e della forte componente filosofica e politica non facile a digerirsi, del pessimismo per cui non ci sono veri buoni ma solo i meno peggio dei cattivi. Il tutto condito da molto, a torto o a ragione, già visto, che rischia d'annoiare sia i veterani sia chi si aspetta azione. Personalmente, pur con tutta la buona volontà, trovo che manchi almeno qualcosa, ma che non ci sia nemmeno il disastro totale: una semplice serie di cassetta giustamente bistrattata dal pubblico. In cui non si capisce se siano le prime due a bastonare la terza per la sua ripetitività o la terza che bastoni le prime due perché avrebbero potuto essere più profonde. Una serie non da dieci, ma, con un pizzico di generosità, in onore alle difficoltà patite, da otto.