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Sasshi

Episodi visti: 26/26 --- Voto 7
"Rahxephon" è un anime robotico psicologico (molto psicologico) del 2002 prodotto dallo studio Bones e diretto da Yutaka Izibuchi, famoso regista, illustratore e produttore di molte serie mecha come "Aura Battler Dunbine", "God Sigma", "Gundam ZZ" e il movie di "Escaflowne", giusto per fare un paio di nomi.

La trama in breve parla di Ayato Kamina, un adolescente che vive nel 2012 dentro la città di Tokyo Jupiter, città chiusa in una grossa sfera energetica rallentata nello scorrere del tempo rispetto al resto del mondo, facendolo vivere così in un tempo e in una dimensione tutti suoi. Grazie all'incontro con il maggiore Haruka Shitow del gruppo militare Terra, Ayato, uscendo dalla città chiusa, scoprirà tante verità delle quali era sempre stato tenuto all'oscuro, così come tutti gli altri abitanti di Tokyo Jupiter. Verrà a conoscenza degli invasori multi-dimensionali MU, ma soprattutto sarà in grado di (e sarà pure costretto dai militari) pilotare nelle battaglie l'enigmatico e misterioso robot Rahxephon e combattere contro le incursioni dei nemici chiamati Dolem.

Da queste premesse, dopo un paio di episodi introduttivi dall'ottimo potenziale, partirà la serie, ma ahimè mi duole dirlo, a differenza di molti altri non l'ho apprezzata moltissimo per via della sua trama e narrazione raccontate un po' in modo disordinato e confusionario, rendendola più difficile da capire. Prima di iniziare a seguirlo sapevo benissimo a cosa andavo incontro, con la sua trama appunto intricata, ma davvero a tratti l'ho trovato ostico da seguire e, imho, ci sono stati anche alcuni episodi (ma giusto un paio) che ho trovato abbastanza noiosi, con tanti paroloni e discorsoni proprio per venire incontro alla trama di per sé complessa - per capirla meglio, alcuni episodi li ho addirittura visti due volte. Per quanto riguarda il finale, anche questo non è che l'abbia apprezzato moltissimo: bello, sì, ma a fine visione comunque sono rimasto con dei punti interrogativi. Per esser compreso meglio meriterebbe una seconda visione? Credo di sì, forse perché sono giunto alla conclusione che questa sia una di quelle serie che (forse) per esser compresa meglio dovrebbe essere vista più volte.
Giusto per fare un esempio, anche il già citato da altri "Evangelion", anime da cui questa serie prenderà volutamente alcuni spunti narrativi, non è che sia di facile comprensione, ma almeno lì (escludendo i famosi e discussi episodi finali) la trama è abbastanza chiara e ben narrata fin dall'inizio, facendoti godere appieno la visione della serie, ma qui no. Purtroppo questo non mi ha fatto apprezzare la serie in pieno ed è un peccato, perché riponevo delle buone aspettative.

Parlando dei lati positivi di questa produzione, nulla da dire sull'ottima qualità grafica dei disegni, animazioni, colori, charachter design, soundtrack e le bellissime sigle di apertura e chiusura - giustamente dietro alle due canzoni c'è la grande Yoko Kanno, mica poco!

Come voto finale comunque mi sento di dargli un 7, proprio per premiare la qualità dei pregi elencati sopra, facendo aumentare così il voto, ma alla trama e narrazione di per sé mi sento di dargli giusto un 6, un vero peccato. Per fortuna c'è anche il film di "Rahxephon", ma va beh, questa è un'altra storia.


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alex di gemini

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
Cos'è "RahXephon"? Molti lo bistrattano, considerandolo semplicemente il clone di "Evangelion". Una storpiatura piuttosto forte, dato il successo dell'altro clone di "Evangelion", "Aquarion". Ma il punto è proprio qui: "RahXephon" è ben di più di "Aquarion", non è certo un clone, ma, al contrario, un tentativo di andare oltre, di creare una fusione con "Evangelion" e i robot dei primi anni '70, dando linfa e consacrazione al sottogenere dei living robot.

Ma andiamo con ordine. In un futuro non molto lontano (siamo nel 2012 e la serie è del 2002) la città di Tokyo è stata attaccata da misteriosi esseri chiamati Mulian e poi avvolta da una cupola semisferica che ha le sembianze del pianeta Giove (da qui il termine Tokyo Jupiter). Gli abitanti sono sotto controllo mentale e non ricordano nulla della guerra. Ma Kamina Ayato, sedicenne appassionato di fotografia, si ritrova diversi anni dopo nel centro di un intrigo, e a gran fatica dovrà abbandonare Tokyo Jupiter e scoprire la verità. E noi con lui. Diventerà il pilota del RahXephon e dovrà guidare l'attacco di Terra, organizzazione con cui il resto del pianeta vuole passare al contrattacco e riconquistare la città. E più ancora salvare il pianeta dai continui attacchi dei Mulian.
Ci sarebbe molto da dire, ma non voglio spoilerare o dilungarmi, anche perché sarebbe una storia lunga. La trama è piena di riferimenti al mito centramericano e all'opera di Churchward, ai legami complessi tra personaggi, ai segreti inconfessabili, con tanto di organizzazioni in stile Seele, Nerv. Per non parlare di Ayato e sua madre che hanno uno strano legame, al limite dell'erotico. Ma l'opera è vasta e vitale, non è certo una copia, ma un'opera a sé stante, anche se anche qui abbiamo un mondo da ricreare e una ragazza misteriosa e affascinante come Quon.

La colonna sonora è ottima, anche perché qui tutto è centrato sulla musica, la regia curatissima e i dialoghi estremamente profondi. Da urlo sia l'opening che la ending. Ma vi è anche il riferimento agli anni '70 con Rahxephon e i dolem che sono fatti di rocce come Raideen o il fatto che Ayato sia Mulian, al pari di Marin in "Baldios" o di Akira in "Raiden".
Un'ottima serie ingiustamente bistrattata, che ha il torto di essere complessa ma non facile da godere, e che in Italia non è stata distribuita se non per i primi cinque episodi, causa il fallimento della Shin Vision.

Voto: 8


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Alexander

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
RahXephon è conosciuto principalmente come clone di Evangelion (opinione tutt'altro che ingiustificata considerando le palesi corrispondenze che è possibile tracciare tra i rispettivi personaggi e il fatto che diverse scene siano state riprodotte con una precisione quasi al limite del plagio) e per questo ingiustamente snobbato dai più. Un vero peccato perché i motivi per cui davvero meriterebbe di essere snobbato sono ben altri e ben più gravi; anzi, oserei dire che dove l'anime riesce a dare il meglio di sé sono proprio quei momenti in cui "copia" Evangelion (come ad esempio l'episodio 19), il che la dice lunga sulla qualità generale. Dare un voto numerico non è affatto facile. Come si può giudicare univocamente qualcosa che è un'opera d'arte sotto certi aspetti, e un'immondizia sotto altri?

Dal punto di vista artistico/estetico, è qualcosa di a dir poco sublime. Il livello dei disegni e delle animazioni in generale è altissimo per la sua epoca, almeno quanto Evangelion lo fu per la sua, il che è tutto dire; il mecha-design è senza dubbio il più originale e ispirato mai visto in un anime: dal RahXephon stesso ai suoi vari avversari, ogni singolo mecha (anche se proprio di mecha non si tratta) meriterebbe di essere esposto in un museo; stesso discorso vale per la colonna sonora, completamente diversa da qualsiasi cosa si sia mai sentita prima, con brani in grado di donare alle scene un'atmosfera onirica e surreale davvero unica. Il tutto condito da una serie di simbolismi e di citazioni artistiche e musicali perfettamente azzeccati e di interessanti riferimenti alla mitologia azteca/maya.

Peccato che tutto questo ben di Dio, per quanto appagante possa risultare agli occhi e alle orecchie, non basti a risollevare le sorti del completo e totale disastro di storia e sceneggiatura che è quest'anime. Perché è un disastro? Per due ottimi motivi.
Primo: è noioso. RahXephon è il prototipo di anime della categoria "specchio per le allodole": quasi tutto il potenziale a livello di regia e sceneggiatura viene speso nei primi 2 spettacolari episodi, il cui scopo è palesemente quello di attrarre lo spettatore come una zanzara a un lampione illudendolo che quello sarà il livello generale dell'anime, quando in realtà almeno metà serie sarà costituita da puri e semplici filler. Gli episodi dal 4 in avanti saranno più o meno tutti uguali: si partirà con qualche tedioso minuto di slice of life per lo più incentrato sui problemi di un certo personaggio allo scopo (o meglio, con la scusa) di dargli un minimo sindacale di caratterizzazione, seguito dall'arrivo di un boss da sconfiggere: prontamente il RahXephon uscirà fuori e dopo un iniziale momento di difficoltà, basterà un urlo di Ayato per tirar fuori dal nulla e all'ultimo secondo la forza necessaria per farlo a pezzi. Dopo vari episodi di una lentezza disarmante, finalmente i "progressi" nella trama inizieranno ad arrivare, peccato che i "progressi" siano tali da far quasi rimpiangere le parti in cui non succedeva nulla!
Ed è qui che entra in gioco il secondo e più grave motivo per cui la storia è un disastro: è incomprensibile. Se credevate che a tratti Eva potesse risultare di un po' troppo difficile comprensione, preparatevi a conoscere RahXephon. Di tutti gli eventi che accadranno nel corso della storia, praticamente nulla verrà spiegato; nel corso della serie il malcapitato spettatore verrà bombardato da una serie sempre più serrata di accadimenti misteriosi senza che gli sceneggiatori si prendano la briga di fornire il minimo indizio non solo del "come" avvengano, ma neanche del *perché* avvengano, (e a tratti addirittura del "cosa" stia realmente avvenendo!); verso la fine dell'anime si arriva a un punto tale che sarebbe potuta accadere letteralmente qualsiasi cosa (tipo che una tizia accoltelli all'improvviso l'uomo che ama...) e non avrei fatto una piega perché non c'è più alcun modo di distinguere se qualcosa ha un motivo di esserci o è semplicemente lì a casaccio. In altri termini non è che RahXephon abbia dei buchi di trama, è la trama stessa ad essere un gigantesco buco! Esiste un solo modo per sopportare un simile supplizio senza venir presi da istinti suicidi: arrendersi. Rinunciare a farsi domande stupide come "che scopo ha il Tokyo Jupiter?", "chi sono e cosa vogliono i Mu?", "chi è/da dove viene/che scopo ha Quon?", "chi è/da dove viene/che scopo ha Reika?", "perché il tizio A ha tradito/si è alleato con il tizio B?", "che legame c'è tra tizio X e tizio Y?", "perché sto perdendo tempo a guardare quest'anime?". Limitarsi a godersi l'atmosfera subendo passivamente tutto quello che gli sceneggiatori vi tireranno addosso, con la fede cieca che in realtà rientri tutto alla perfezione in qualche imperscrutabile disegno divino di cui solo loro sono a conoscenza. Qualcuno a questo punto può obiettare che magari ad una seconda visione le cose saranno chiare; a parte che qui più che una seconda bisognerebbe parlare come minimo di una terza o di una quarta, ma un anime ben scritto non dovrebbe richiedere più di una visione per avere perlomeno una visione chiara degli elementi di base della trama. Gli scrittori realmente capaci sono quelli che riescono a dare una spiegazione chiara a trame anche molto complesse e articolate: quelli che prima ti tempestano di misteri facendoti chiedere "perché?" per poi quando meno te l'aspetti ricomporre mirabilmente il puzzle facendoti esclamare "ah, ecco perché!" (Fantastic Children).

Non resta che l'amarezza per come una tale mole di potenziale artistico sia stato sprecato per un titolo del genere; un titolo da ricordare per gli anni a venire per quanto riguarda stile ed estetica, e in un certo senso anche per quanto riguarda il resto, ma in negativo: cioè come esempio di come non dovrebbe mai essere scritta e narrata una storia.


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Homura GOW

Episodi visti: 26/26 --- Voto 10
Quest'anime mi ha lasciato senza parole.
Il chara design è bello e raffinato, ma soprattutto il mecha design è qualcosa di straordinario: le unità mobili, la base, il mecha Xephon, i Dolem, tutto è assolutamente originale e ben curato, un applauso va fatto ai mecha designer Sato e Sayama.

La sceneggiatura è del regista Izubuchi, che ben mischia mitologia precolombiana ed elementi robotto. Non mi soffermerò sulla trama perché è bella da scoprire pian piano, ma posso dire che il fulcro principale di tutto è il suono. Il protagonista Ayato Kamina, pilota di Xephon suo malgrado, dovrà trovare il suo tono "personale", dovrà scoprire chi è in realtà e assurgere al ruolo per cui è nato e compiere il suo destino.

Opera onirica in certi tratti, lenta nei ritmi anche se non mancheranno combattimenti ben orchestrati, quest'opera non ha quasi nulla (se non certe situazioni superficiali che nella maggior parte sono tòpoi comuni) di NGE e chi lo crede o non ha capito RahXephon o non ha capito NGE. Kamina NON è Shinji, egli non si odia, né tanto meno ha paura a relazionarsi. Certo, essendo un'adolescente ha le insicurezze tipiche dell'età e, se Shinji ha nel registratore la sua coperta di Linus, Ayato ce l'ha nella pittura.
Particolare attenzioni meritano le frasi enigmatiche di Quon, che se ben interpretate danno la chiave di lettuta di questo mondo a tratti ermetico.

Anime non per tutti, è adatto a spettatori pazienti e per apprezzarsi si dovrà rivederlo una seconda volta, per carpire i passaggi che passeranno inosservati a una prima visione.
In definitiva Izubuchi ci consegna un cofanetto prezioso, contenente un'opera di rara raffinatezza e accuratezza.


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AkiraSakura

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
"RahXephon" rientra perfettamente in quel sottogenere che definisco "robotico misterico". Un robotico misterico è caratterizzato dalla presenza di un super-robot dotato di poteri divini e di tematiche religiose, esoteriche e new age che contribuiscono allo sviluppo della trama (quindi "Evangelion" non rientra nella mia classificazione, in quanto nella serie originale questi elementi sono fittizi e non funzionali al finale).

"RahXephon" nasce inizialmente come remake del primo robotico misterico della storia, "Raideen"(1975), il primo anime robotico diretto da Tomino (che ne curò la regia della prima parte). Sempre diretto da Tomino è il capolavoro "Ideon"(1980), quello che secondo me è il miglior rappresentante di questo sottogenere testé definito.
Il robotico misterico con la trama più articolata e con la storia d'amore più bella in assoluto non è un anime, ma un jrpg: mi riferisco ovviamente al capolavoro di Tetsuya Takahashi, "Xenogears", che vanta addirittura di scene di intermezzo animate direttamente dalla GAINAX. Questo gioco è molto popolare in Giappone e in America, e ha influenzato molti media successivi, tra cui metto anche il "RahXephon" che mi appresto a recensire. Altri robotici misterici che vedranno la luce negli anni '90 sono "The big O", sceneggiato da Chiaki J.Konaka (conosciuto principalmente per il suo contributo a "Lain" e presente anche nello staff del qui presente "RahXephon"), il tominiano "Brain Powerd" e il kawamoriano "Acquarion". Essendo il potere della spirale ispitrato all'Ide di "Ideon", anche "Gurren Lagann" rientra in questa classificazione, insieme a "Gordian"(1979), che e' mosso da una fonte di energia luminosa vivente; in un certo senso anche "Jeeg" potrebbe essere considerato un robotico misterico, in quanto il protagonista ha una campana nel cuore e si trasforma nella testa di un robot grazie a dei poteri occulti. "Mospeada" e "Southern Cross" non rientrano nella categoria: nonostante siano presenti energie misteriose e discorsi religioso/metafisici sull'energia dell'evoluzione, i robot non sono divini ma real robot trasformabili, figli della rivoluzione portata da "Macross".

A tutto diritto "RahXephon" è un robotico misterico shoujo: c'è una super storia d'amore che trascende il tempo e lo spazio, come in "Xenogears", ci sono tante belle ragazze che si innamorano di Ayato, il pragmatico protagonista in rotta di collisione con il mondo degli adulti; c'è il super robot divino, nel plot le influenze new age ed esoteriche permangono fino all'ultima puntata della serie.

Oltre al già citato Chiaki J. Konaka, nello staff di "RahXephon" abbiamo Hideaki Anno nel ruolo di ghost writer e tra gli sceneggiatori un vero e proprio alchimista dell'audio/video, Yoji Enokido ("Evangelion", "La rivoluzione di Utena"). Lo staff è di prim'ordine, contando anche il fatto che il regista Yutaka Izubuchi era un allievo di lunga data di Tomino e grande amico di Anno. In questo prestigioso team sono presenti due persone che hanno lavorato ad "Evangelion", a cui se ne aggiunge una che ha ammesso di essersi ispirata ad esso nella costruzione suo stile (Konaka). Quindi non gridate al plagio quando noterete che inizialmente "RahXephon" sembrerà una vera e propria fotocopia del capolavoro di Anno: vedrete sfilare i vari cloni di Misato, Ritsuko, Rei, Gendo; non mancherà all'appello una misteriosa organizzazione simile alla seele ecc.. Tuttavia i personaggi di "RahXephon" sono molto più normali ed equilibrati di quelli di "Evangelion", in primis il protagonista, che è palesemente l'esatto opposto di Shinji; i comprimari sono abbastanza solari, vivaci e ottimisti, pure la misteriosa bella ragazza dai capelli rossi che incarna lo stereotipo introdotto da Rei Ayanami è più "normale" del modello che ricalca.
In "RahXephon" non ci sono filosofia e post-modernismo come in "Evangelion" (c'è comunque una certa introspezione dei personaggi, cosa presente nella maggior parte degli anime da fascia serale usciti dopo il '95). Nel plot sono presenti rimandi allo sciamanesimo, alla religione maya, alle teorie new age secondo cui l'universo è governato dall'armonia musicale e dalle sue leggi (Gurdjeff, Ouspenski). Non per nulla il robot divino che da il nome all'anime è "l'accordatore", colui che ristabilisce la giusta "intonazione" dell'esistenza facendo del canto la sua arma.

Personalmente faccio fatica a classificare "RahXephon" come capolavoro dell'animazione. Le principali motivazioni della mia perplessità sono alcuni eccessivi rallentamenti nello svolgimento delle vicende, sopratutto nella prima parte, e la difficoltà nel seguire la risoluzione dei misteri, che avviene molto frettolosamente nelle ultime due puntate (esiste comunque un apposito "special" che spiega meglio gli avvenimenti). I combattimenti inoltre sono ben pochi, e dal punto di vista registico c'è poca tensione/risoluzione, fattore che potrebbe contribuire a far tirare qualche sbadiglio allo spettatore. Inoltre "RahXephon" ha molti debiti nei confronti delle opere del passato, tra cui metto anche il "Megazone 23" che ispirò "Matrix" (i mondi illusori andavano comunque di moda in quegli anni: pure "The big O" è un debitore di "Megazone 23" in questo senso). La minuziosa cura degli aspetti artistici, tra cui primeggiano il design e le musiche, rende comunque "RahXephon" decisamente "bello" da vedere; splendide sono le sigle di apertura e di chiusura, con quel loro "mood" fascinoso e poetico, splendide sono le numerose ragazze, tutte ben disegnate e ben proporzionate, tra cui spicca quella misteriosa e angelica, vestita di giallo, che Ayato si ostina a ritrarre in tutti i suoi dipinti. Anche il mecha design non è male: ovviamente è ispirato a quello di "Raideen", tuttavia le due ali in testa al robot ricordano molto quelle dell'arpia Silen di "Devilman" e quelle del Crescent di "Xenogears".

In conclusione, "RahXephon" è un ottimo robotico misterico. Finito nel dimenticatoio a causa del confronto scorretto con "Evangelion", questo anime rimane comunque una memorabile lezione di classe e di stile, da cui molti produttori di anime odierni dovrebbero prendere esempio. Assolutamente trascurabile è l'omonimo manga, un pietoso ed inconcludente ammasso di fanservice che non c'entra assolutamente nulla con l'opera originale.


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Kyojin

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
RahXephon, questa volta mi sento di star recensendo un'opera realmente imponente, ergo, andiamo con ordine.
I disegni, le animazioni e tutto l'impianto grafico sono consoni all'epoca dell'anime, se non leggermente precedenti. Al di là dello stile, il cui apprezzamento è soggettivo, la realizzazione grafica è palesemente ben curata e studiata, tanto espressiva quanto piacevole e realistica. Stesso discorso per il comparto audio, assolutamente impeccabile e che, anzi, ci regala parecchie piccole perle, quale è la sigla d'apertura, per fare un esempio.

Passiamo quindi alla trama, per la quale non c'è molto da dire: è bella ed interessante, com'è giusto che sia e come dev'essere. Salto subito a parlare della narrazione, la quale, davvero, fa miracoli e non solo: sebbene il suo ritmo possa sempre sembrare leggermente pacato e lento, soprattutto nei primi due terzi dell'anime, non annoia. Inoltre, sebbene nella primissima parte dell'opera vengano inverecondamente introdotti un numero imbarazzante di misteri, questi saranno abbandonati per buona parte dell'anime senza che questo traumatizzi lo spettatore (e qui sta l'abilità); sebbene ci si sarà chiesto il significato di tutta una serie di cose, la narrazione saprà cambiare il focus delle puntate in modo totalmente indolore, senza perdere, anzi, aumentando, l'attenzione del pubblico. Non avremo difficoltà o dispiacere alcuno nell'abbandonare i "problemi del mondo" per concentrarci sui "problemi di Ayato", i quali, sebbene possano apparire meno interessanti ed importanti, sapranno catturare l'attenzione ed appassionare, permettendoci di affezionarci ai primi personaggi. Piccola nota negativa, ammesso che non sia una cosa voluta, ci sono delle rare scene-frasi il cui significato resterà assolutamente incompreso, ma ciò non comprometterà minimamente l'opera.

Giungiamo quindi ai personaggi: che dire, anche qui un lavoro magnifico. La maggior parte dei personaggi è caratterizzato in modo estremamente accurato ed interessante, soprattutto per il fatto che molti di loro sono persone relativamente comuni, quotidiane, normali, cosa che li renderà anche enormemente piacevoli. Grande nota positiva, secondo me, la caratterizzazione dei personaggi raramente si avvale di flashback per caratterizzare un personaggio, facendocene comprendere la natura quasi esclusivamente grazie alle sue interazioni con gli altri, cosa, a mio avviso, molto più complessa ma molto funzionale ai fini della narrazione.

C'è inoltre da dire che l'anime è abbastanza pieno di riferimenti a Neon Genesis Evangelion (ed a quanto mi dicono anche ad altri anime), che siano inquadrature o semplicemente ornamenti/vestiti uguali. Anche a livello di trama, non è difficile trovare dei punti di contatto e delle similitudini. È comunque da sottolineare che RahXephon non ha nulla da invidiare a NGE, anzi, sotto molti punti di vista, soprattutto inerenti alla narrazione ed alla comprensibilità dell'opera, stravince. Altra nota a riguardo: l'anime è spesso descritto come imitazione di NGE ed è ritenuto ad esso affine: no. RahXephon narra di vicende, scelte e della ricerca di se stessi in un contesto molto particolare, e lo fa in modo chiaro, limpido e, principale differenza, salubre. Di personaggi complessati all'inverosimile, malati di mente come una poiana golosa, grazie al cielo non ce ne sono.

In conclusione, l'opera risulta essere enormemente valida ed interessante, tanto che personalmente la riterrei un must, da dover quantomeno conoscere, e merita il voto 10 in quanto funziona, funziona bene, e non avrei appunti significativi da fare per migliorare l'opera, che ritengo essere all'apice delle sue possibilità.


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Pirro

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
Indubbiamente ispirata a NGE, quest'opera si dimostra in realtà molto originale e personale. L'ottimo comparto tecnico è messo al servizio di una trama complessa e introspettiva. La sua complessità è comunque inferiore a imperscrutabili storie, come NGE, e quindi questo è un punto in suo favore; naturalmente in una trama così complessa rimangono comunque alcune aree grigie, volutamente non spiegate dagli autori o almeno solo accennate.
Il design sia del RahXephon sia dei vari nemici è interessante. Come altre opere, anche questa vede al centro della sua trama un giovane ragazzo che dovrà scoprire chi è in realtà e trovare la propria strada. L'introspezione non è troppo pesante o deprimente e si segue piuttosto bene.
Anche tutti i personaggi di contorno sono ben caratterizzati e hanno un loro perché ai fini della trama.
"RahXephon" è a mio avviso un ottimo prodotto, che soffre forse i paragoni con altre opere, ma che in definitiva rimane fedele a se stesso e alla sua unicità.


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God87

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
Nel 1998 tre membri dello staff Sunrise, il produttore Masahiko Minami e i chara designer Hiroshi Osaka e Toshihiro Kawamoto, all'indomani della conclusione di "Cowboy Bebop" decidono di staccarsi dallo studio per fondarne uno loro. Nasce BONES, che nel decennio appena passato si farà conoscere prepotentemente grazie a opere di alto profilo tecnico e narrativo - "Fullmetal Alchemist", "Darker than Black" e "Xam'd", tanto per dirne qualcuno. Non divaghiamo. Nei primissimi anni di vita, ricordiamolo, BONES ha legato il suo nome a prosiegui di opere Sunrise, co-producendo i film di Escaflowne e Cowboy Bebop, e trasponendo in animazione alcuni manga, ma è solo con "RahXephon" che arriverà alla sua prima opera originale, trovando un cult che per molti, moltissimi sarà salutato come il più originale, riuscito mecha degli anni '10 del nuovo secolo.

"RahXephon" appartiene pienamente alla nouvelle vague intellettualoide nata con Evangelion e Utena, non deve stupire che Anno ne sia quasi il ghost writer, amico intimo del regista Yutaka Izubuchi, a cui darà spesso suggerimenti, in privato, sul come mandarlo avanti. Izubuchi d'altro canto ha messo molto di suo nell'opera, imprimendo in essa una poetica che ben si nota derivare dai suoi mirabolanti trascorsi lavorativi in Sunrise e Headgear, mecha designer talentuoso (disegnatore dei robot più realistici mai visti in animazione, gli Ingram di Patlabor e i TA di Gasaraki), spesso a stretto contatto con Ryousuke Takahashi, con Mamoru Oshii e con Yoshiyuki Tomino. Proprio da quest'ultimo eredita un tratto fondamentale della sua visione di mondo, il tema principale di "RahXephon": la comprensione e l'amore come ricette della felicità, in questo caso incarnate dal potere segreto del mecha protagonista.

Bisogna comunque notare che il punto di riferimento principale di Izubuchi, più che Evangelion - e i punti di contatto con il cult dell'amico Anno sono innegabili: lo spunto di partenza, le famigerate introspezioni psicologiche, personalità che ricalcano le varie Misato, Rei, Ritsuko, ecc. - è un'antica serie televisiva diretta da Tomino, il semi-sconosciuto "Raideen", primo robot divino mai visto in animazione che qui rivive, attraverso richiami iconici, mecha design e omaggi vari, nel gigantesco e angelico RahXephon, l'incognito suono divino (Rah sta per Ra, la divinità egizia del sole; X incognita; Phon un suono), che avrà il compito di armonizzare le anime del mondo con la musica.

In "RahXephon" Izubuchi ci narra le vicissitudini di Ayato Kamina, ragazzino che vive, nel 2012, dentro una Tokyo chiusa da un'ampolla energetica che rallenta lo scorrere del tempo, creata dagli invasori multi-dimensionali Mu per isolarla dalla vera realtà terrestre con cui sono in guerra. Avrà modo finalmente di uscirne, scoprendo di essere l'unico essere vivente in grado di pilotare l'enigmatico e potente RahXephon. Costretto dai militari a collaborare con loro nell'affrontare le frequenti incursioni di mecha nemici (i Dolem), cercherà di capire qual è il suo ruolo nel mondo, perché il maggiore Haruka Shitow è innamorata da tempo di lui, e com'è che si ritrova sangue Mu nelle vene.

Occasione per regalarci una storia spiccatamente "tominiana" in regia e dialoghi, dove la partenza è lenta e criptica, i mecha (ma non sarebbe neanche giusto chiamarli così, essendo golem - proprio quelli di tradizione ebraica - fatti d'argilla) contano quasi zero e i combattimenti si risolvono in sequenze cortissime aridamente coreografate, ma sopratutto dove l'interesse risiede nella bellezza della trama e nelle iterazioni tra personaggi. Si nota di sicuro un gran lavoro di script in "RahXephon", dato da un invidiabile staff all-star di sceneggiatori (Yoji Enokido, Ichirou Ohkouchi, Chiaki J. Konaka), che presuppone però anche impegno da parte dello spettatore per non perdersi le sfumature di una vicenda estremamente complessa.

Si tranquillizzi chi teme un immane nonsense come in Evangelion; "RahXephon" ha una sua chiarezza. Parliamo comunque di una trama corposa e dalle mille ramificazioni, che inizia lentamente come un remake di Evangelion con spruzzate di Megazone 23 (la realtà fasulla in cui vivono Ayato e i suoi amici), prosegue scomodando organizzazioni governative, doppiogiochisti, visioni oniriche, omaggi all'arte e civiltà precolombiane/fantastiche - si fa riferimento allo stato immaginario di Mu evocato da James Churchward nei suoi scritti -, per poi chiudersi in psicanalisi e misticismo con un finale corposo di avvenimenti, assolutamente comprensibile, ma che richiede notevoli capacità di astrazione e intuito per rispondere a diversi punti interrogativi insoluti: (de)merito della sceneggiatura cervellotica, ma anche dal vero e proprio modo di dirigere "tominiano" adottato da Izubuchi, dove ogni scena è corta ma necessaria e i dialoghi, perfetti, sono mirati e calcolati al millimetro. C'è una facciata di ermetismo, insomma, voluta da Izubuchi per trasmettere il senso di estraneità di Ayato alla vicenda e (probabilmente) dovuta all'apporto non accreditato di Anno, ma con la dovuta attenzione lo scoglio si può superare.

Un vero peccato però è la bassa empatia che si instaura con i personaggi, problema che avviene spesso con storie complesse come questa. Si divorano gli episodi per la curiosità sul come si evolverà la storia, per merito dell'ottimo storyboard e della gestione ottimale del cast, ma tutto è così "perfettino" e preciso che non c'è stato modo di creare intermezzi, anche leggeri o avulsi dalla trama, con cui dare introspezione ai protagonisti. Sono sempre in prima linea nel racconto e le loro reazioni psicologiche indubbiamente realistiche, ma non mi sono mai sentito emotivamente coinvolto dalle loro vicissitudini, non ho provato particolare tristezza per la loro eventuale morte. Sembra che il gran numero di sceneggiatori, tutti a esprimere il loro tocco nei singoli episodi, sia stato addirittura un male, perché ha fatto perdere di vista a Izubuchi la profondità del racconto e la necessità di caratterizzarne meglio gli attori. La fine della serie lascerà dentro appagamento per l'eleganza autoriale con cui è resa una gran bella storia, ma anche potenziale frustrazione per le potenzialità non pienamente sfruttate.

Dal punto di vista squisitamente sensitivo, invece, "RahXephon" è di uno stilismo raramente eguagliato. Se inizialmente si storce il naso per la presenza della nota compositrice Yoko Konno solamente nell'opening, la magnifica "Hemisphere", la sua collega Ichiko Hashimoto non ne fa rimpiangere l'assenza confezionando una colonna sonora eterea che, abbracciando composizioni al pianoforte, jazz sperimentale e ambient, dà lirismo e impulso a una storia che vede la musica sia come "arma" d'offesa dei mecha sia come strumento del RahXephon per armonizzare il mondo; non è un caso che Ayato e la sua "gemella" Quon, i piloti, sono i suoi "Strumentisti". Raffinato è anche il chara design, elegante ed espressivo nella sua realistica semplicità e nei colori saturi, e così come i riferimenti alla corrente artistica surrealista, con riferimenti visivi che vivono nel quadro di Ayato e nelle sequenze visionarie del suo subconscio.

Per i rimpianti sull'empatia mancata con i personaggi non riesco, come hanno fatto in molti, a vedere "RahXephon" come un capolavoro dell'animazione, ma la sua potenza narrativa non può essere messa in discussione, così come la sapienza con cui mescola, in un intreccio arzigogolato, robot, dramma, fantascienza, "fantarcheologia" e intermezzi psicologici/visionari senza svaccare e traducendo il tutto in una elegante, memorabile storia d'amore: sinonimi tutti di grande autorialità e fiducia nei propri mezzi. Ma sopratutto, e questo è il suo merito più grande, "RahXephon" dà fama e risalto al suo creatore Yutaka Izubuchi, dietro le quinte del successo di moltissime serie cult, ma mai così conosciuto e apprezzato come in questo caso. Il titolo è l'occasione di portare alla luce, finalmente, le sue indubbie doti registiche e narrative, che si ripeteranno, con alti livelli, in "Skull Man".


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Ryu88

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
All'inizio mi hanno parlato di quest'anime come l'erede di Evangelion e devo dire che amando moltissimo il capolavoro di Hideaki Anno la cosa mi ha veramente incuriosito.
Dopo avere visto tutti e 26 gli episodi posso affermare che "RahXephon" è veramente il degno erede di "Neon Genesis Evangelion", anche se molte cose sono simili, se non addirittura identiche.
In questa recensione cercherò di prendere "RahXephon" come serie a sé, cercando (con molta fatica) di non fare nessun paragone con NGE.
Cominciando dalla trama, possiamo vedere che l'anime è un prodotto interessante sotto molti punti di vista: l'ambientazione, i protagonisti, le vicende narrative tengono incollato lo spettatore allo schermo non facendolo mai annoiare e regalandogli molte emozioni alimentate anche dai moltissimi colpi di scena disposti omogeneamente in tutta la serie.

I caratteri dei personaggi sono molto interessanti: sono tutti ben sviluppati facendo apparire tutti sullo stesso piano della narrazione, facendo sembrare tutti protagonisti della vicenda, anche se Ayato spicca un po' di più su tutti.
Il finale lascia un po' l'amaro in bocca, perché è un po' incasinato come il resto della trama e non si riescono a comprendere perfettamente gli eventi finali.
Nonostante l'ottima fluidità nei movimenti dei personaggi, i disegni sono un po' sottotono e questo si nota soprattutto nei primi episodi; i personaggi e le ambientazioni appaiono, infatti, un po' approssimativi, senza una particolare cura per i dettagli.

Le musiche sono molto belle e azzeccate, accompagnano lo spettatore per tutta la durata degli episodi e lo rendono partecipe dell'azione.
Il doppiaggio giapponese è molto ben realizzato e con esso il pubblico è reso partecipe di tutte le emozioni e dei cambi di umore presenti nei personaggi.
Concludo consigliando quest'anime a tutti coloro che cercano un prodotto interessante e un po' impegnativo, e a tutti quelli che hanno veramente apprezzato e capito in pieno quel capolavoro che è "Neon Genesis Evangelion", perché sono sicuro che apprezzeranno molto anche questo.
Voto: 9,5.


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micheles

Episodi visti: 26/26 --- Voto 10
Gli anime con robot giganti sono classificabili in tre categorie: i super robots (Goldrake, Mazinga e compagnia); i real robots (Gundam e i vari mecha); i livings robots. Quest'ultima categoria è meno nutrita ma ha dei rappresentanti illustri, a partire da Raideen e Jeeg, passando per Evangelion e arrivando a RahXephon. Un living robot appare come un robot solo in superficie, ma in realtà è un vero e proprio essere vivente, che può essere organico come in Evangelion (gli Eva e gli angeli hanno un DNA simile a quello umano) o non-organico come in Raideen e in RahXephon, che sembrano essere forme di vita basate sul silicone (la pietra). Raideen, di cui RahXephon costituisce un geniale remake, è stato il secondo robot vivente ad apparire in Giappone nel 1975: la sua origine è misteriosa, essendo stato creato millenni or sono dall'antica civiltà dei Mu, ha una propria personalità ed è in grado di muoversi indipendentemente dal pilota, con cui vive una relazione simbiotica - se il robot viene colpito il pilota soffre; è anche in grado di guarire dalle proprie ferite.

Quando non è in attività Raideen si trasforma in pietra dorata ed entra in uno stato di ibernazione. RahXephon condivide tutte le caratteristiche di Raideen, inclusa l'inquietante capacità di urlare. Gli avversari di RahXephon, come quelli di Raideen, sono dei golem, ovvero degli esseri viventi generati a partire dal fango e dalla roccia. Sia Raideen sia RahXephon sono serie fantascientifiche molto vicine al magico e al mistico: in Raideen addirittura i mostri nemici vengono evocati con un incantesimo con tanto di parole magiche, mentre invece in RahXephon i movimenti dei mostri sono associati alla musica.

RahXephon è la serie robotica più psicologica che abbia mai visto, tanto che i combattimenti sono ridotti a pochi secondi per puntata. Personalmente non sono riuscito a capire minimamente le psicologie dei personaggi di Evangelion, mentre ho trovato perfette le psicologie dei personaggi di RahXephon, soprattutto i due protagonisti Ayato e Haruka, ma anche i comprimari. Trovo quindi assurdo considerare RahXephon una copia di Evangelion. In realtà si tratta di due serie profondamente diverse. Mentre Evangelion è una serie volutamente aperta a molteplici interpretazioni, RahXephon è una serie tradizionale, in cui i molti misteri introdotti vengono risolti nel finale, che è d'interpretazione univoca. Sono proprio gli ultimi 5 secondi dell'ultima puntata che chiudono il cerchio, dimostrando che tutto l'intreccio era stato pensato nei dettagli fin dall'inizio.

RahXephon è una serie da consigliare a chi ama le trame complesse, magistralmente articolate, con una quantità di personaggi geniali. Si tratta anche di una serie molto sentimentale: togliendo gli innumerevoli strati di fantascienza, di mitologia, di archeologia, di misticismo, di simbolismo, di psicologia, di musica e di esoterismo, quello che resta, il nocciolo duro attorno al quale è costruita la serie, è una storia d'amore. Anzi, in RahXephon si intrecciano molte storie d'amore e d'amicizia, quasi sempre a finale tragico: le evoluzioni sentimentali dei protagonisti tengono alta l'attenzione tanto quanto i funambolismi della trama. Trama che si articola in 26 episodi densissimi, senza la minima traccia di filler, e che forse avrebbe meritato qualche episodio in più per chiudere tutti i fili del discorso in modo esemplare.

Una nota di merito va alle musiche, di qualità elevatissima, specialmente l'opening, "Hemisphere", opera di Yoko Kanno e cantata da Maaya Sakamoto: questo non è un caso, essendo la musica un aspetto centrale della trama. Basti segnalare che il pilota di RahXephon viene chiamato strumentista, il suo scopo è trovare la melodia che cambierà il mondo, i mostri avversari hanno nomi come "allegretto" e usano il canto come arma.
RahXephon si distingue anche per l'ottimo chara design, tipico dello studio Bones, e l'eccezionale mecha design, ispirato ai classici più che a Evangelion: in particolare, le ali di RahXephon sono quelle dell'arpia Silen di Go Nagai e si chiudono attorno al volto del robot esattamente come si chiudono le protezioni facciali di Raideen quando questi è a riposo. Il regista e ideatore di RahXephon, Yutaka Izubuchi, è un professionista di grande esperienza che viene dalla scuola di Tomino, e si è occupato del mecha design di Gundam, di Dumbine, di Patlabor e di molte altre serie. Anche i molteplici sceneggiatori di RahXephon formano un team creativo di tutto rispetto.

Assolutamente apprezzabile è l'assenza pressoché totale di fan service, l'unica scelta corretta in una serie che vuole essere un dramma di sentimenti. Si tratta di una scelta impopolare oggigiorno, ma del resto RahXephon va considerata una serie di nicchia, non fosse altro che per la complessità della trama e delle tematiche trattate. Non trovo difetti significativi - è vero che non tutto viene chiarito nei dettagli, ma l'essenziale è spiegato senza lasciare vuoti - e il mio livello di coinvolgimento durante la visione è stato elevatissimo: assegno quindi il massimo dei voti e metto RahXephon nell'olimpo delle migliori serie robotiche di tutti i tempi.

M3talD3v!lG3ar

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
<i>Se anche fosse, come potrebbe uno come me? Come posso cambiare una realtà confinata in uno spazio così ristretto?</i>
Con questi versi si apre 'Hemisphere', la sigla d'apertura di <i>RahXephon</i> serie d'animazione del 2002 realizzata dallo studio Bones. Le note di Yoko Kanno accompagnano il cantato cristallino di Maaya Sakamoto, che per l'occasione doppierà anche una delle protagoniste (Reika Mishima).
Il testo di questa canzone si rivela perfettamente in sincronia con quella che è la condizione iniziale di Ayato Kamina, diciassettenne di Tokyo nel cuore degli eventi della serie. La posizione del ragazzo richiama apertamente alla memoria ciò che una moltitudine di serie fantascientifiche passate avevano proposto, e a quanto pare non soltanto quella. Nelle situazioni stesse di alcuni episodi - soprattutto quelli iniziali - è a ragione individuabile una serie di corrispondenze con titoli come <i>Evangelion</i>, <i>Raideen</i> o <i>Megazone 23</i>, e tanti altri. Parlare di 'plagio' sarebbe tuttavia insensato e irrispettoso: <i>RahXephon</i> resta ad oggi un'opera sottovalutata e misconosciuta, per via di recriminazioni che non avrebbero motivo d'esistere.
Spacciare l'ispirazione per imitazione è un'abitudine abbastanza frequente, ma non rendere minima giustizia a un progetto di tale portata sarebbe un'ingiustificata scorrettezza.
Qualsiasi elemento della mastodontica trama che ci è proposta è innestato con ragioni e fini ben precisi in un meccanismo che, a prescindere da influenze esterne di forma esclusivamente iconica, non appartiene ad altri che a <i>RahXephon</i>: un'opera che splende quindi di luce propria, capace di adombrare ogni superficiale affinità con altri titoli.
Chiunque pensi alla serie in questione come nient'altro che l'ennesima accozzaglia di intrallazzi politico-fantascientifici conditi con mecha e con digressioni su discipline di ogni sorta, si renda conto di trovarsi completamente fuori strada.

<i>RahXephon</i> è ben più di una perfetta sintesi di richiami alla sfera musicale, al Surrealismo, alla letteratura vittoriana e pseudoscientifica, alla mitologia mesoamericana e nipponica, inseriti in un dettagliato e complesso intreccio narrativo plurimillenario. E' ben più di un raffinato esempio di come palesare le potenzialità di una sceneggiatura intricata e intrigante, di un regista (Izubuchi) ispiratissimo e di una produzione tecnica di indubbia qualità. <i>RahXephon</i> è fondamentalmente una meravigliosa storia d'amore, così come una dimostrazione fantastica dell'impossibilità di porvi barriere, che siano esse temporali, razziali, spaziali. Il sentimento capace non soltanto di cambiare il mondo, ma di 'riaccordarlo' in un'armonia ideale per tutti gli esseri viventi, non può essere altro che quello d'amore. Il tema amoroso costituisce a tutti gli effetti il 'vero' fulcro delle vicende di <i>RahXephon</i> - a differenza del tema 'musicale', nient'altro che figurativo, denotante, d'abbellimento - ed è spesso confrontabile nei differenti generi di relazione attribuiti ai vari personaggi. Questi ultimi meritano un'attenzione particolare, non solo per via dell'esemplare caratterizzazione introspettiva - qui mi sento di menzionare <i>Evangelion</i> - ma anche in proposito a un'adeguata comprensione delle vicende: guai a trascurare l'importanza dei dialoghi, anche i più effimeri - su tutte, le frasi-rompicapo di Quon - poiché ricchi di suggerimenti e parole-chiave da 'scovare' al fine di ricomporre il filo narrativo.

A dire la verità, è impresa vana quella di immedesimarsi lucidamente nelle circostanze narrate, quantomeno di tracciare una genealogia dei personaggi, se non dal nono episodio in poi.
Per tal ragione risulta molto più agevole un altro tipo d’immedesimazione, ovvero quella in Ayato Kamina, che è all'oscuro di tutto per gran parte della sua avventura. La vita dell'adolescente verrà d'improvviso scompigliata da una serie di fatti relativamente inspiegabili: tutto inizierà con l'attacco di aerei da caccia sconosciuti ai danni della capitale. La controffensiva non si farà attendere, e sarà attuata per mano dei Dolem, giganteschi mecha d'argilla in grado di scagliare potenti 'attacchi sonori' con il proprio canto. Con la città in assetto da guerra, Kamina tenterà la fuga in cerca di riparo, ma nel frattempo s'imbatterà in tre incontri inattesi, dai quali scaturiranno le sue prime grandi perplessità, riguardanti il mondo e le persone che lo circondano, e poi, la sua stessa esistenza...
Innegabilmente, chiunque abbia intenzione di guardare <i>RahXephon</i>, dovrà fare i conti in primo luogo con la complessità della trama, fondata più che altro sui retroscena, quindi difficile da apprezzare completamente se non a una seconda visione o con l'aiuto di una documentazione appropriata. Nondimeno, una volta colte tutte le sfumature di quest'anime, non si faticherà a esserne rapiti e infine a considerarlo un'opera d'arte nella sua interezza.

Riassumendone i pro, vi sono: animazioni di prim'ordine con ottimo impiego di CG; character e mecha design eleganti ed ispirati; colorazione particolare e allusiva; regia matura; colonna sonora toccante e avvolgente; personaggi memorabili; trama di ampio respiro; epilogo; splendido messaggio di fondo.
Per quanto riguarda i contro: poche agevolazioni all'immediata comprensione; troppe influenze di cui farsi carico.


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elianthos80

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
Era da tanto che volevo spezzare una lancia in favore di questa serie, penalizzata sia dalle sfortunate vicende di distribuzione in Italia sia dal paragone con Evangelion sulla base di somiglianze francamente epidermiche (scenderò in seguito più in dettaglio).

Tokyo. La vita di Ayato Kamina, adolescente a) caruccio e b) di talento - già cominciamo bene -, viene sconvolta dall'attacco contro la città e dall'incontro con una misteriosa quanto affascinante donna, anzi, due.
Una, Reika Mishima di giallo vestita, sembra sospesa fra ricordi mai vissuti (?) dal ragazzo e l'essere una sua possibile allucinazione, l'altra è una molto tangibile sconosciuta, più grande di lui, che all'inizio non si capisce bene se sia una stalker o se voglia effettivamente proteggerlo dai loschi figuri apparsi improvvisamente a reclamarlo/rapirlo.
Il buon Ayato è sospeso tra curiosità, attrazione e legittima diffidenza sia verso le donzelle sia verso se stesso, visto che entrambe le donne lo turbano e sembrano metterne in dubbio sia l'identità sia la memoria.
Che sia per lui 'the end of the world as we know it' diventa più chiaro quando Ayato lascia per la prima volta Tokyo al seguito di Haruka, l'adulta sconosciuta, e comincia a rendersi conto di come la verità e lo stato del pianeta siano diversi da quel che a Tokyo è stato insegnato a scuola e generalmente fatto credere alla popolazione. Un po' alla Matrix, se si vuole, anche se il perché e il per come sono tutt'altra cosa. Ma non voglio spoilerare, ricostruire i retroscena è uno degli elementi di divertimento - o rompicapo - durante la visione.
È solo l'inizio di un percorso di (ri)scoperta: storia di formazione, educazione sentimentale, civiltà dimenticate e progetti plurimillenari, e, anche, una parabola sull'arte (specialmente musica e pittura, impiegate nella serie con ottimo gusto e risultati) come catarsi e pegno delle memorie più care e profonde.
E robottoni naturalmente - che forse semplici robottoni non sono.

Riguardo al dibattito Rah vs Eva: ci sono delle somiglianze, per lo più superficiali e concentrate nella parte iniziale, volutissime ed esplicitate dai creatori di Rah in più punti nelle interviste in proposito. Somiglianze che peraltro sono a loro volta derivate da serie precedenti e che risalgono almeno agli anni '70.
I piloti adolescenti e per di più piloti controvoglia (per dirne una limitandomi alle serie robotiche che ho visto di recente: Gundam 00, Gundam Z e un tantinello pure il nuovissimo - e fichissimo - Gundam Unicorn), protagonisti magari con un bel caratterino indipendentemente dal trovarsi in fase adolescenziale, e figure di adulti/parenti assenti, conflittuali; organizzazioni segrete, mentori che sono un po' genitori putativi un po' oggetti del desiderio, il potere di cambiare il mondo così come di distruggerlo. Sono tòpoi classici del genere.
In Rahxephon anche quando si tratta di prendere alcuni spunti da Eva questi vengono sviluppati in una direzione e atmosfera generale completamente diverse (gusto personale mio: e meno male. Di pippe alla Anno in modalità depresso cronico, sia letterali sia metaforiche, ne ebbi più che abbastanza ancora prima che finisse la serie di Evangelion).
Rahxephon, come già accennato sopra, è una serie che si avvale di suggestioni surrealiste e pittoriche (gli omaggi a Dalì e a Magritte, il fatto che il protagonista sia un ragazzino di talento che dipinge piuttosto bene), musicali (già il 'phon', -xephon' del titolo richiama il greco per 'suono'; gli attacchi dei robot - il nome è basato su termini musicali, come Allegretto - sono costituiti da onde sonore; il ruolo e la funzione del cambiare il mondo hanno a che fare con Ollin, ovvero il termine maya per lo 'strumentista' predestinato e il 'tuning', ovvero organizzare il Tutto in una armonia nuova; ci sono melodie e canzoni durante la serie che offrono alcuni indizi), mentre la cultura e la simbologia 'esotica' prescelte sono legati alla cultura Maya, amalgamata con citazioni esplicite di leggende e cultura giapponesi. Alcune di queste fonti sono linkate in fondo alla recensione.
Per gusto mio personale, già a mero livello di concetto la combinazione maya-musica-pittura mi risulta particolarmente accattivante rispetto ad un papocchio gnostico-cabalistico wannabe con angst terminale, e a livello di effettiva tessitura di tali elementi la trama anche risulta meglio gestita.

Altro punto a favore e a mio parere: la storia è stata chiaramente progettata in anticipo nella sua completezza, e il finale rispecchia questa chiarezza di idee in partenza. Sa dove andare a parare e riesce effettivamente ad arrivare dove voleva arrivare. Il finale è così soddisfacente e da un senso di chiusura del cerchio, vivaddìo. Grazie studio Bones, grazie.
E dove si va a parare, dunque? Ebbene, con tutto il suo simbolismo e la sua - ammaliante - colonna sonora, i suoi robottoni e la spada di Damocle di un'apocalisse portata da insidiosi 'alieni', al cuore di tutto è una storia d'amore che trionfa al di là di ogni cosa: non c'è barriera di tempo, spazio o 'razza' che tenga.
L'archetipo alla Romeo e Giulietta insomma, ma in salsa sci-fi robotica e con un lieto fine. Una storia d'amore con le contropalle.

Mutatis mutandis, lo studio BONES mantiene questo nocciolo anche nel successivo - e direi allo stesso livello complessivo di qualità anche se più allegro e lineare, forse per questo più semplice da seguire di primo acchito - Eureka Seven. Quest'ultimo è più scanzonato nella prima parte, vuoi per i protagonisti più giovani, vuoi per tutta l'atmosfera da surfisti alternativi, ma riprende comunque alcuni spunti dalla serie che l'ha preceduto, Rah appunto, a partire dall'uccellino blu di Maeterlink.
Entrambe sono serie consigliatissime e con una grafica molto bella. Trovo quella di Rahxephon un filo più elegante e sofisticata - dalle fisionomie dei personaggi agli sfondi, alla tavolozza cromatica che gioca moltissimo sui tre colori primari e sulle molteplici valenze che hanno all'interno della storia: il rosso e il blu, umani vs Mu, ma anche la rappresentazione medica del sangue venoso e arterioso, il giallo del vestito di Reika, l'elemento perturbante che spezza la dicotomia cromatica e razziale -, più 'adulta' e in questo senso in sé la preferisco, ma si tratta in tutti e due i casi di un chara design e scelte cromatiche perfette e adeguate al diverso taglio delle rispettive serie.

L'unico neo di Rahxephon potrebbe essere una narrazione un po' obliqua e allusiva e a tessere di puzzle, con gli indizi da racimolare qua e là da parte dello spettatore; in questo caso sì, un po' omaggio - un po' forse parodia - di Evangelion. Comunque i conti tornano praticamente tutti alla fine, in questo caso. E se siete reduci dalla visione della serie di Shinji&co., in confronto la supposta complessità narrativa di Rah è una passeggiata.

Morale: se una narrazione non lineare non spaventa e l'idea di una serie che finisce *bene* non schifa, vale la pena di tuffarsi a pesce su Rahxephon e anche su Eureka Seven. Eureka Seven è più lunga come serie, ma ha una narrazione più lineare. Ci sono morti e dolori lungo la strada, ma il messaggio di entrambe le serie animate è rasserenante, proattivo e - ribadisco - romanticissimo. Esteticamente poi queste due serie Bones sono una gioia per gli occhi.

P.S. per info e approfondimenti - in inglese - :
Per gli eventuali dubbi/speculazioni rimaste dopo la visione, ho trovato molto utile questa cronologia/timeline che ordina i vari eventi e rivelazioni della serie di Rahxephon. Da controllare assolutamente DOPO la visione della serie, pena spoiler totale. Rileggerla aiuta a comprendere che bella storia siano riusciti a realizzare, *orchestrando* elementi così eterogenei in maniera così *armoniosa*(ah!)
http://www.khantazi.org/Rec/Anime/MuTimeline.html
mentre sulla wiki inglese ci sono un bel po' di dritte sulle varie fonti di ispirazione per Rah e la traduzione di alcuni termini. Linko solo il paragrafo 'influences' per dribblare gli spoiler sulla trama che lo precedono :)
http://en.wikipedia.org/wiki/RahXephon#Influences
Tornando in zona spoiler, mi è piaciuta molto questa interpretazione del finale della serie
http://www.animenation.net/blog/2002/10/23/ask-john-can-you-explain-the-ending-of-rahxephon/
mentre qui ci sono un po' di FAQ che chiariscono punti di tutta la serie, se ancora i link precedenti non bastassero
http://www.kenoki.com/nko/faqs.html

gattosio

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gattosio

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
Uno dei migliori anime del genere, riprende e sviluppa in modo diverso il filone di cui è capostipite Evangelion. E proprio all'interno dell'anime vi sono molte situazioni, citazioni e scene che ricordano da vicino alcuni passaggi chiave di Evangelion. Questo aspetto, ha indispettito alcuni fan di Evangelion che hanno bollato RahXephon come copia di Evangelion, ma vi assicuro che questo appellativo non solo è ingiusto, ma è anche sbagliato. Perché se alcune scene ricalcano quel capolavoro di Eva, (cosa che a me personalmente è piaciuta, perché adoro EVA e alcune citazioni mi hanno davvero emozionato) RahXephon crea un intreccio tra i vari personaggi veramente coinvolgente e ben fatto, disegnando quindi una trama coinvolgente e originale, in cui non mancheranno i colpi di scena, quasi mai svelati a chiare parole, ma spesso fatti intuire, attraverso una serie di indizi spalmati per tutte le 26 puntate della serie. Tutti i personaggi sono splendidamente caratterizzati, e non è difficile affezionarsi almeno a qualcuno di loro.

Quando ho finito questo cartone mi è dispiaciuto, perché volevo che continuasse ancora. Ma non mi fraintendete, il finale una volta tanto è pienamente appagante. I disegni dei personaggi sono ottimi, per non parlare del design dei mecha, che in certi aspetti assume un estetica piuttosto femminile (guardatelo e capirete che voglio dire). Riguardo soprattutto al femminile, prego le ragazze di non fermarsi all'apparenza di anime con i robottoni, e di non escluderlo dalla loro lista di anime da visionare, perché veramente il combattimento è l'aspetto meno importante in questo anime, e il carisma dei vari personaggi e la trama sapranno catturare sia gli interessi del pubblico maschile che quelli del pubblico femminile. Un altro punto di forza sono le musiche, a partire dalla bellissima sigla di apertura. In ogni aspetto di questa opera si può percepire la professionalità e la passione con cui si è dedicato lo staff di produzione.

torakiki

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torakiki

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
Dei tanti "figli illegittimi" di Evangelion questo e` quello meno "incasinato"!!
Trama simile? Molte scene copiate? Se sul primo punto si puo` anche discutere, il secondo e` in parte falsa. Perche`? Perche` pure Eva copia (spesso spudoratamente) altre serie (il "lancio" del robot e` simile a quello di molte altre serie robotiche, come la scena del primo episodio tra Rei e Sinji, vogliamo parlare della citta`fortezza? In quale serie dei POWER RANGER l'ho gia` vista? La catastrofe che ha portato il mondo quasi sul lastrico? GIANT ROBOT! L'Eva e` piu` di quello che sembra? Idea vecchia, Shinji costretto a combattere? AMURO REI e molti protagonisti delle serie robotiche della SUNRISE, non parliamo poi del riconoscere nell'avversario l'amico, le stesse inquadrature e "movimenti di camera" sono presenti in serie di quasi 20 anni prima! Devo continuare?) Quindi parlare di plagio lo vedo eccessivo (allora Nagai e Tomino cosa dovrebbero dire?).
Questa serie non sara` originale, ma ,a differenza dell'altra progenie di Neo Genesis Evangelion, non si autoflagella con troppe S@#& mentali.
La mia impressione e` quella che questo anime voglia riproporci una storia gia` conosciuta "pulendola" da quei concetti che rendevano l' originale meno robotico (ok, il robot qui ha un aspetto e una genesi molto piu` "fantastica") e piu` saggio di psicologia.
Tolto questo la serie e` discretamente realizzata, disegni piacevoli e animati fluidamente, colonna sonora buona e in generale adatta al contesto.
La trama si dispiega lentamente, lasciando pero` pochi punti oscuri (gia` questo e` un pregio).
I combattimenti sono dinamici e poco ripetitivi anche se mostrano uno schema simile alle serie classiche (mega mossa finale).

SEELE 01_SOUND ONLY

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SEELE 01_SOUND ONLY

Episodi visti: 8/26 --- Voto 7
Fosse stato per l'anime in se, probabilmente sarebbe arrivato al 9 o al 10.
Il suo più grande difetto... essere arrivato con 6 anni di ritardo, essere arrivato 6 anni dopo evangelion.
In particolare vedendo la prima puntata ci sono molti deja vu: l'attacco alieno che le forze terrestri non riescono a fermare e il ragazzo ignaro che trova un gigantesco robot, ma anche particolari cm la mano insanguinata di ayato che soccorre l'amica (1^puntata di eva,scena tra Shinji e Rei), la telecamera che si stringe sull'occhio e il seguente urlo (18^puntata di eva dv Shinji riconosce Toji cm pilota dello 03) e il salvataggio nella stazione del treno (end of evangelion, quando misato salva Shinji dalle forze jssdf) così come il treno stesso che porta a Xephon, simile a quello che porta nel geofront.
Nonostante questo si tratta sicuramente di una produzione di alta qualità, con una realizzazione tecnica superba (secondo me unico punto in cui si dimostra davvero superiore a Eva, considerando però che quest'ultimo è uscito 6 anni prima) un comparto sonoro eccellente, e un'ottima caratterizzazione dei personaggi.
In breve, sarebbe un capolavoro, se avesse quella scintilla di originalità che invece ha Evangelion. Una eccelente produzione

ellehime

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ellehime

Episodi visti: 12/26 --- Voto 10
Penso che questo anime sia in assoluto il più bello che abbia mai visto. E' vero che è ispirato a Neon Genesis Evangelion, ma si differenzia da questo sotto molti aspetti (in meglio). Il protagonista non è uno sfigato come quel Shinji Kun del menga! I disegni sono superlativi e la trama è complessa e ben articolata. Va visto assolutamente e credo che possa essere considerato un vero capolavoro dell'anime robotico. Anche il doppiaggio italiano è, come sempre, ben fatto e sobrio ( rispetto alla versione giapponese più urlata). Bello, bello e bello.

marduke

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marduke

Episodi visti: 26/26 --- Voto 3
che dire di rahxephon?
E' praicamente la rimaneggiatura sfacciata di eva, senza alcun dubbio!!!
ok... dal punto di vista grafico è di gran lunga superiore ad nge! ma la storia... ah! la storia!
voglio dire ke sono stati presi a dir poco troppi spunti da nge ma addirittura la caratterizzazione dei personaggi mi sembra a dir poko simile a quelli di eva! il protagonista ha le stesse turbe psicologike del povero shinji... la donna ke diventa la sua tutrice è sotto vari punti di vista simile a misato.
il comandante dell' organizzazione TERRA è uguale a gendo hikari della NERV. In NGE gli angeli hanno sangue blu, in rahxephon i nemici hanno sangue blu.
per il comparto musicale rahxephon fa veramente pena, senza offesa, alcuni temi musicali sono fuori luogo, per carità di Dio.
Lo scontro tra asahina e ayato è uguale a quello di shinji e toji in nge.
quando rahxephon scocca la freccia per uccidere il nemico è identico a rei ke lancia la lancia di longinus.
i nemici in rahxephon si kiamano allegrissimo fortissimo, ma ke ridicolaggini!!!
QUESTO E' UN VERO PLAGIO NEI CONFRONTI DELLA GAINAX.
sfido qualsiasi fan di rahxephon a trovare una risposta alle mie affermazioni!

Mnemonic

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Mnemonic

Episodi visti: 9/26 --- Voto 9
Ho trovato questa serie molto interessante sin dal primo momento, di sicuro ha delle basi radicate nello stesso punto di Eva, ma per i pochi episodi che ho visto mi è sembrato che si sviluppi in maniera completamente diversa andando ad affrontare tematiche sociali.
Merita di essere sicuramente vista, non è una di quelle produzioni a cui si può rimandare, perccato però che shin-vision ci stia mettendo dei secoli per il doppiaggio italiano e relativo rilascio. Saluti... Luigi

NGE FAN

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NGE FAN

Episodi visti: 26/26 --- Voto 4
Una vera merdata di serie. Scopiazzatura di Eva anchee nel chara e nella storia il robot dio, la tipa alla Asuka, quella a mò di Misato e altre cazzate copiate dall'unica serie che merita un commento veramente positivo! Consiglio a chi ha visto Rah xephon o come si chiama di rivedersi Eva anche se forse lo hanno già fatto fino alla nausea da non divertire o interessare più, o magari non riescono a cogliere il vero significato del capolavoro di anno! Chi ha fatto sta serie di robot canterini si deve semplicemente vergognare e risarcire la fin troppo buona Gainax.

Ludi

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Ludi

Episodi visti: 26/26 --- Voto 10
Rahxephon non è, come molti hanno detto, un emulo di Evangelion: è ciò che Evangelion avrebbe potuto essere con una trama più coerente, un disegno più accurato, una minor attenzione per le scene di azione ma un miglior tratteggio delle interazioni tra personaggi.
Ciò per dire che, pur essendo un fan di Eva, trovo Rahxephon di gran lunga più riuscito; anceh le supposte affinità delle trame, certamente presenti, non incidono sul fatto che i simbolismi delle due serie sono assolutamente diversi: al tema prettamente psicanalitico di Eva si contrappone una ben maggior attenzione all'aspetto sociologico in Rahxephon.
Una serie di valore assoluto, tra le migliori mai realizzate.

Wilkinson

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Wilkinson

Episodi visti: 9/26 --- Voto 9
Ho visto finora soltanto 9 episodi e devo ammettere che questa serie, che effettivamente ha preso diversi spunti da Eva, mi ha intrippato molto Buonissimi i disegni e la storia fino a questo momento ha masso molta carne al fuoco; confrontando la storia con quella di Evangelion questa la tro vo effettivamente più interessante meno psicolagica e sopratutto più comprensiva. In tutta sincerità gli avrei dato un 8 ma il punto in più si lo è guadagnato per le musiche sopratutto per la sigla inizale che è sconvolgente per la sua bellezza (intitolata Hemisphere), ascoltarla per credere.

zooropa

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zooropa

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
Prodotto davvero notevole. Più volte (e secondo me a ragione) accostato ad Evangelion per i molti lati in comune con il capolavoro di Anno, vanta una pregevolissima realizzazione tecnica e, ancor più significativa, quella musicale curata da sua maestà Yoko Kanno (Cowboy Bebop, Turn A Gundam e Ghost in the Shell SAC tanto per citare qualche capolavoro di OST). La sigla iniziale è addirittura scioccante nella sua bellezza e sinuosità ipnotica. La trama è complessa ed intrigante con una bellissima caratterizzazione dei profili psicologici dei protagonisti. Il genere è essenzialmente SF. Rah-Xephon vanta un gran numero di appassionati in tutto il mondo. Il suo problema principale è che quasi in ogni sequenza sembra di vedere un'ispirazione "da Eva" anche se la trama è diversa ed originale. In ogni caso un anime che ha fatto (e farà) scuola. Merita di essere visto.

MARagorn

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MARagorn

Episodi visti: 11/26 --- Voto 10
Veramente una bella scoperta questo RahXephon... Mi ha veramente preso, è particolare e in certi punti un po' lento, ma i personaggi sono ben caratterizzati e la storia mi sembra sviluppata molto bene... sono quasi a metà della serie e devo dire che ancora molti sono i quesiti senza risposta che ho in mente riguardo quest'opera... spero che piano piano si sciolgano gli argani... Cmq lo consiglio vivamente a tutti, anche solo per qualche episodio, per rendersi conto della bellezza della realizzazione...