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optimus07

Episodi visti: 24/23+1 --- Voto 6,5
Approcciarsi alla visione di "Steins;Gate 0" senza alcuna aspettativa non è affatto facile: dopo il grandissimo successo della storia originale, infatti, tutti i fan chiedevano a gran voce un sequel con gli stessi colpi di scena e con le stesse emozioni, ma, ahimè, per quanto mi riguarda, il risultato è poco più che sufficiente. Ne spiegherò sinteticamente i motivi.

Partiamo dalle basi: la trama. L'opera è un mid-sequel che prende spunto dall'episodio 23 Beta della serie originale, quella in cui Okabe fallisce e non riesce a salvare Kurisu. I presupposti ci sono tutti per creare un buon prodotto. Il personaggio di Okabe, infatti, indosserà per tutta la serie l'abito nero, simbolo del lutto, e sarà costantemente tormentato dal rimorso di non aver potuto salvare la sua (più che semplice) amica. Questo è sicuramente un punto a favore della serie che, per fortuna, continua a riuscire a delineare perfettamente la psicologia dei protagonisti. Mi sono trovato molto spesso a immedesimarmi nel povero Okabe che, impotente, decide di rassegnarsi al suo destino e a quello di Kurisu.
Okabe, però, non è l'unico a muoversi in questo mondo: anche tutte le persone attorno a lui hanno la loro fetta di importanza. In particolare, ho apprezzato moltissimo il modo in cui Mayuri è cambiata e come, pur rimanendo sé stessa, ha subito una trasformazione veramente notevole.

Purtroppo, però, anche qui c'è qualcosa che non torna: l'aggiunta di nuovi personaggi, ahimè, ha impedito la costruzione di una trama solida che, a più riprese, tende a perdersi in futilità. Per buona parte della serie, infatti, si seguirà lo schema fisso "sketch comico - momento dramma - colpo di scena degli ultimi trenta secondi". E la cosa, alla lunga, ammetto che mi è pesata notevolmente, perché era davvero noioso seguire la storia in questo modo. Era come se i momenti drammatici dovessero giustificare i momenti divertenti. No, non funziona così! Ci sono, poi, personaggi che non vengono approfonditi e introdotti solamente così, per fare numero. Sì, avete capito, mi riferisco proprio alle amiche di Yuki, che più che personaggi secondari li definirei proprio comparse a tutti gli effetti. Perché? Perché non introdurre solo Yuki, che ha un buon motivo per esistere (e che non svelerò per non fare spoiler), invece di mettere altra carne sul fuoco?

Solo sul finale, con l'ultimo arco narrativo, il tutto sembra nuovamente prendere una piega non dico stupenda, ma accettabile. Sì, perché, ancora una volta, tutto succede troppo in fretta e il brodo si diluisce così tanto, che perde tutto il suo sapore. Per essere più chiari: ho perso quasi del tutto l'interesse. Si prova in tutti i modi a provocare il pianto, ma a me l'unica cosa che ha provocato è stata noia. Non nego di aver comunque apprezzato, però, alcuni passaggi.

Non è però tutto quanto da buttare: una cosa che ho trovato apprezzabile in tutti i ventitré (ventiquattro, se consideriamo lo special) episodi sono le musiche, talvolta drammatiche, talvolta epiche, che hanno accompagnato ogni scena nel modo migliore possibile. Tanto di cappello, quindi, ai produttori delle OST. Pollice in su anche per l'opening "Fatima", che è la degna erede di "Hacking to the Gate".

Qual è il motivo, allora, del perché questo mid-sequel ha suscitato così tanta indignazione? Secondo me, il motivo nasce dal fatto che il tema intorno a cui ruotava l'opera originale, cioè i viaggi nel tempo, è presente, ma viene di gran lunga messo in secondo piano, concentrandosi piuttosto sulle conseguenze che essi possono portare. Ciò ha reso, quindi, l'opera una sorta di "dramedy umano". Mi spiego: molti degli episodi raccontano le avventure dei personaggi nella loro vita quotidiana, costellata di gioie e sorrisi ma anche di lacrime, dolori e forti sentimenti. Sembra quasi come se l'elemento fantascientifico sia soltanto un contorno in cui inserire qualcosa di ben diverso. Ammetto che, se non si fosse parlato di "Steins;Gate", ci sarebbe anche potuto stare, ma cambiare rotta in modo così repentino non ha potuto fare altro che suscitare polemiche. E io sono il primo ad essere rimasto piuttosto deluso.

In conclusione, quindi, il mio consiglio per visionare "Steins;Gate 0" è quello di non farsi condizionare dall'opera che l'ha preceduta e viverla in modo un po' più "disinteressato", perché il desiderio di collegarla all'opera originale è forte e, purtroppo, rischiate di rimanere scottati e delusi come successo a me. Gustatevi ogni episodio preso nella sua individualità, e traete le vostre conclusioni in modo autonomo.


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Randagio

Episodi visti: 24/23+1 --- Voto 5
Nonostante qualche piccolo buco di trama "Steins;Gate" risultava una serie coinvolgente, ben strutturata e soprattutto realistica (nei limiti della fantascienza, si intende), cosa che non accade minimamente con questo obbrobrioso midquel. Sebbene l'idea alla base fosse molto interessante, essa è stata sviluppata con troppa sufficienza, trasformando un'opera fantascientifica studiata in un battle shonen da quattro soldi. Ora, ditemi cosa c'entrano una tipa che taglia teste a mani nude e un'altra che schiva i proiettili con "Steins;Gate"? In alcune scene Suzuha sembra Alucard. Perfino sua inutilità Rukako diventa una sorta di supereroe Marvel, così il realismo della serie va a prostituirsi...

Ma, se ancora non avete capito quanto faccia pena questa seconda stagione, andiamo avanti. Guardando l'anime con attenzione, si possono individuare due problemi narrativi che si ripetono all'infinito, diventando molto presto nauseanti. Innanzitutto la storia di "Steins;Gate" si sviluppa sempre così: Okabe ritorna indietro nel tempo; Okabe cerca di salvare tutti; Okabe fallisce; Okabe ritorna indietro nel tempo. In realtà questo è quello che succedeva nella prima serie, perché in questa seconda stagione Okabe rinuncia a viaggiare nel tempo. O almeno così sembrerebbe, perché, dopo determinati eventi che non 'spoilero', il nostro protagonista torna a utilizzare la macchina per il salto temporale. E poi, così a caso, si ritrova nel futuro, nell'arco narrativo più brutto e surreale di tutta la serie, dove appunto c'è Rukako-Alucard che stermina eserciti. Però, a favore dell'anime, devo riconoscere che cerca (senza successo) di modificare lo schema narrativo illustrato precedentemente, provando a introdurre qualche innovazione alla trama, come appunto il viaggio nel futuro.
Ma, purtroppo, in questa seconda stagione diventa molto più evidente il secondo problema narrativo: l'adattamento da visual novel. È risaputo che gli anime tratti da visual novel sono spesso pessimi, ma la prima stagione di "Steins;Gate" non rientra in questo stereotipo. Invece, questo midquel presenta tutti i difetti del caso. In particolare i dialoghi sono veramente pessimi, ognuno di essi si conclude con una delle seguenti frasi: "Okabe, cosa vuoi fare?", "Okabe, cosa scegli?", "Okabe, cosa ne pensi?". A seguito di queste battute c'è un'ellissi temporale che ha la funzione di non farci capire immediatamente la scelta del protagonista. Questo tipo di dialoghi non solo rende palese il fatto che la serie sia un adattamento di una visual novel, ma la rende monotona, togliendole la profondità che aveva nella prima stagione.

Se la trama è il grande problema di "Steins;Gate 0", i personaggi sono ciò che tiene in piedi questo anime. Partendo da Okabe, infatti, è molto interessante il suo cambiamento dopo la morte di Kurisu Makise. Il nostro protagonista perde completamente la sua parte pazza e infantile (aka Kyoma Hooin) e diventa un normalissimo studente universitario. Il cambiamento del personaggio è palese anche dal modo di vestire (nella prima serie Okabe indossava il tipico camice bianco, in questa stagione indossa una giacca nera). Dopo aver conosciuto l'intelligenza artificiale Amadeus, la tristezza di Okabe diventa palese. Egli infatti non riesce a dimenticarsi di Kurisu Makise, ma non ha il coraggio di saltare nel tempo per salvarla. Difatti Rintaro rimembra ancora tutte le volte in cui ha visto morire Mayuri, quindi non vuole provare le stesse sensazioni anche con la sua amata. Okabe non ha intenzione di saltare nel tempo per un desiderio egoistico, non per proteggere il mondo in cui è giunto grazie al sacrificio di Kurisu.
Parlando delle due new entry, invece devo mettere un enorme 'spoiler altert'.

Attenzione: il seguente paragrafo contiene spoiler

Maho Hiyajo è la senpai loli di Kurisu Makise. Codesta adulta sottosviluppata si paragona ad Antonio Salieri, che, per chi non lo sapesse, fu colui che, secondo la leggenda, avvelenò Mozart perché invidioso del suo successo. Infatti anche la loli è invidiosa dell'intelligenza di Kurisu, pur riconoscendone la genialità.
La new entry più accattivante è, però, sicuramente il professor Alexis Leskinen. Almeno all'inizio è divertente vedere messi a confronto il Giappone e l'Occidente. I Giapponesi, infatti, sono persone spesso timidine, che stanno nel loro spazio e non recano alcun tipo di disturbo agli altri. Il professore, invece, ricalca un po' lo stereotipo dell'americano festoso e invadente, che si auto-invita ai party e che si impiccia sempre dei fatti degli altri. È abbastanza esilarante vedere a confronto queste due culture, anche se in realtà Alexis Leskinen è molto diverso da quello che appare. Infatti egli è uno scienziato pazzo che non si fa scrupoli a giocare con le vite altrui pur di riuscire a compiere un esperimento.

Fine paragrafo contenente spoiler

In realtà le new entry sarebbero tre, ma Kagari è un personaggio che non mi ha lasciato nulla, né in bene né in male. Quindi non ho niente da dire su di lei.

Passiamo alle conclusioni. "Steins;Gate 0" è un midquel che non regge minimamente il confronto con la prima stagione. Pur avendo a disposizione dei personaggi straordinari, la serie non li accompagna con nulla. La storia risulta debole e surreale e le animazioni non sono il top, pur avendo alcuni sakuga molto belli.

Votazione (la odio, ma la metto per riassumere con i numeri la recensione): trama 2 (non mi scorderò mai Rukako-Alucard); personaggi 9,5 (la base di partenza era ottima); grafica 7 (alti e bassi); sonoro 8 (alcune OST molto belle); tematiche 7,5 (molto bello il dualismo interno di Okabe, fa riflettere).
Voto complessivo: 5 (non è la media matematica dei voti precedenti).

Vi saluto. El Psy Congroo.


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MephistNecromancer

Episodi visti: 24/23+1 --- Voto 9
Allora, cosa c'è da dire riguardo a questo studiatissimo e ben fatto sequel?
Premetto che avevo sentito cose terribili nei suoi confronti. Mi ci sono approcciato senza pregiudizi, l'ho guardato tutto d'un fiato come sono solito fare, e mi sono reso conto che, probabilmente, io e i detrattori che ci hanno visto "cose fatte male" abbiamo visto probabilmente due "Steins;Gate 0" differenti.

La storia riprende dall'episodio finale Beta della serie originale, dove Rintaro, a causa dell'enorme carico dovuto al dolore e al rimorso di aver "rovinato" la vita a molti dei suoi amici per salvare il mondo, cede al di sotto di questo peso, perdendo ogni fiducia nella riuscita della missione per salvare la sua amata Kurisu Makise. Autoconvintosi che farla morire è stata la decisione giusta, vediamo un Okabe che ha completamente perso fiducia in sé stesso, simbolizzato anche dal suo cambio drastico nel modo di vestire. "Kyoma Hooin", il suo lato solare, è morto con Kurisu, e per gran parte della serie assistiamo alle gesta quotidiane di un uomo distrutto, tormentato dai rimorsi e completamente disilluso, tanto che a prima vista mi ha quasi ricordato Emiya Kiritsugu di "Fate Zero". Okabe ha completamente abbandonato il passato: non lo vediamo più al laboratorio, non lo vediamo più in camice bianco e lo vediamo impegnarsi negli studi universitari; lo vediamo respingere con disillusione e quasi "crisi isteriche" qualunque tentativo di Suzuha di farlo tornare sulla retta via e salvare Kurisu. Tale situazione continuerà anche dopo l'entrata in scena di due personaggi importantissimi: la fiera e sicura, tanto quanto nana, senpai di Kurisu, di nome Maho Hiyajo, e il suo un po' sgangherato professore americano, anche se con un nome francese e un cognome russo perché fa più 'figo', Alexis Leskinen. Questi due individui mostreranno ad Okabe che la precedente ricerca sulle neuroscienze di Kurisu ha portato alla nascita di Amadeus, un programma IA capace di catturare i ricordi di una persona, che sarà uno dei nuclei principali della serie.

Finita questa lunga premessa, concentriamoci sui personaggi nuovi introdotti: il primo del quale voglio parlare è proprio Maho Hiyajo, senza dubbio la migliore aggiunta. Mi aspettavo un personaggio un po' "così", dato lo stereotipo iniziale di loli col carattere forte, ma non sono mai stato così fiero di sbagliarmi. Nel corso della serie veniamo a conoscerla davvero a fondo e, insieme a Okabe, è senza dubbio il personaggio trattato meglio. Storia diversa per Leskinen, il quale non mi ha convinto proprio per motivi che non rivelerò per motivi di pesanti spoiler.
Gli altri personaggi ricorrenti, come Daro e Mayushi, subiscono un'interessantissima e ben studiata evoluzione, risultando coerenti dall'inizio alla fine. Ottimo!
La storia può essere essenzialmente riassunta in: "Come ha fatto l'Okabe del futuro a convincere l'Okabe della linea dello "Steins;Gate" a non mollare?" E direi che, almeno per me, sono stato soddisfatto in pieno. Ogni cosa va al suo posto, ogni dettaglio viene incluso e vengono legate dentro in maniera naturale anche parti che nella prima serie sembravano essere state lasciate al caso.

Tuttavia, c'è da dire che questa serie non è perfetta: nonostante tutto, rimane qualche elemento lasciato per caso oppure leggermente forzato, perché "uscito fuori all'improvviso", come il perché Katsumi Nakase possegga il Reading Steiner oppure come mai Kagari, altro personaggio carino, somigli così tanto a Kurisu. Non ho giocato la visual novel, magari questi sono punti che vengono chiariti lì, ma resta il fatto che c'è da citarlo.
Inoltre, c'è da dire che la 'mosciaria', sebbene infinitamente inferiore alla serie precedente, c'è ancora un pochino in alcuni frangenti.
Infine, anche se non dà fastidio a tutti e non dà fastidio a me, il fanservice è più pronunciato e un po' più presente rispetto alla serie precedente.

Questo è un sequel dignitosissimo e riesce ad eguagliare la serie precedente, nonostante le altissime aspettative, il che è una cosa più unica che rara, specialmente di questi tempi.
Consigliata la visione a chi ha visto la serie precedente, necessaria per capire tutto, e vuole un anime impegnato, emozionante e fatto bene. Inutile dire che ho pianto più e più volte durante la visione, sia alle allusioni alla prima serie che ai momenti da lacrimoni inaspettati.


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ALUCARD80

Episodi visti: 24/23+1 --- Voto 9
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Se vi apprestate a leggere questa recensione, sappiate che ciò che segue è costellato di spoiler: premessa doverosa, visto che l’universo di “Steins;Gate” è tanto intricato quanto emozionante, e tremendamente complicato.

Replicare il successo della prima stagione era quasi impossibile, ma le aspettative non hanno affatto tradito.
“Steins;Gate 0” è la continuazione della linea “beta”, ovvero il susseguirsi di eventi generati in seguito all’episodio “23 beta” (cioè l’episodio alternativo al ventitreesimo della prima serie). In poche parole: come sarebbe andata se Mayuri non avesse schiaffeggiato Rintaro per farlo riprendere dalla sua profonda depressione, e lo avesse assecondato nel mollare tutto? La risposta, è appunto, in “Steins;Gate 0”, ma di certo non è una risposta semplice.
Seguendo questa linea di universo alternativa, lo Steins Gate (la linea di universo ideale) non viene raggiunto, e Rintaro decide di mollare tutto, seguendo una linea dove Mayuri è viva proprio perché Kurisu, in comune accordo, ha deciso di “sacrificarsi”. Ma vivere di rimpianti non è ammissibile, né tantomeno vivere cercando di convincersi che sia stata la scelta giusta, soprattutto se il proprio cuore soffre in silenzio.
Il nostro eroe abbandona in modo definitivo i panni dello scanzonato, infantile e leggendario “maddo saientisto”, lo scienziato pazzo che, per gioco - ma anche sul serio - sarebbe riuscito a risolvere tutto il caos generato originariamente dalle famigerate D-mail. Rintaro accetta la situazione, la vita va avanti, ma è un costante sforzarsi a non far riemergere quei ricordi disumani: realmente parlando, saltare così tante volte nel tempo e rivivere così tante volte la stessa tragedia farebbe finire chiunque in una casa di cura d’igiene mentale. Rintaro ci va molto vicino, anche perché perde tutta la forza di volontà che in passato si era dimostrata davvero granitica.

La serie è sviluppata con i giusti tempi (magari un po' troppo lenti, in certi casi), anche se in qualche frangente c’è bisogno di “stringere”, accorciando o velocizzando alcune sequenze. In contrapposizione alla prima stagione luminosa, solare, estiva e piena di speranze e di grinta, questa è grigia e cupa; Rintaro veste di nero, non è più né Okarin né Hooin Kyoma, ma semplicemente Okabe Rintaro, studente che ora frequenta l’università, in un freddo inverno di rimpianti e tentativi di ottundere il dolore interiore. Il dramma viene comunicato benissimo, la spirale di dolore è tangibile, sempre presente, un memento invalicabile che si diffonde in modo empatico.
Vedere ridotto così il protagonista che in passato ha emozionato milioni di fan spezza davvero il cuore. La struttura della linea temporale non solo appare irrimediabile, ma è proprio Rintaro ad essere convinto che sia meglio non fare niente, onde evitare il verificarsi degli orrori da lui vissuti più e più volte, ergo: meglio il male minore che il disastro totale.
Ma ecco la variabile di questo universo beta: Kurisu aveva una senpai, Maho, e un professore americano a loro legato per vari motivi, un certo Leskinen. Essi si riveleranno due personaggi fondamentali, che contribuiranno allo scatenarsi di nuovi, incredibili e inaspettati risvolti. Infatti, questa linea temporale non è così sicura come sembrerebbe: si sta per scatenare una terribile caccia alle informazioni che un giorno permetteranno di realizzare la macchina del tempo definitiva!
Tutto viene rimesso in discussione, altri paradossi vengono creati, e Rintaro vive un’altra, inaspettata avventura in cui tornerà a soffrire, cadere, sprofondare, stringere i denti e rialzarsi, per poi apprendere il vero senso della vita: combattere per proteggere chi ami, metterti sempre in discussione, tentare fino alla fine (gli ultimi episodi coi 3000 salti temporali hanno del sovrannaturale, di una potenza emotiva vista raramente, per non parlare dell’ultimo episodio, forse telefonato, quasi logico, eppure estremamente emozionante).

Passato, futuro e presente si mescolano ancora una volta in modo sapiente e avvincente. La qualità delle animazioni talvolta latita, forse non all’altezza della prima serie, ma, in ogni caso, più che sufficienti nella valutazione globale. Se in “Steins;Gate” l’atmosfera iniziale era allegra, buffa e piena di stereotipi e cliché, qui ogni episodio è più lento, compassato, talvolta pesante, e sicuramente più drammatico. Le gag sono presenti di tanto in tanto, atte a spezzare la pesantezza e il dramma ricorrente. Gli episodi chiave si concludono spesso con un cliffhanger che riallaccia a quelli seguenti e crea un hype momentaneo che però non sempre viene soddisfatto appieno. La serie decolla definitivamente da metà in poi, per divenire assolutamente eccezionale negli ultimi episodi.
La costruzione dell’intero prodotto è divisa in due tronconi più netti della sua controparte precedente, con un’opening altrettanto coinvolgente, dotata di immagini dinamiche e suggestive che introducono alla storia in modo istintivo e intrigante.
Il pathos cresce, come detto, verso un finale veramente glorioso, dove finalmente avremo la redenzione assoluta nella dannata e sofferta ricerca di quel che Hooin Kyoma chiama “lo Steins Gate”, altro termine inventato per indicare la linea di universo perfetta, dove tutti riescono a sopravvivere in pace, vivi, e senza guerre imminenti.
Ma quante linee realmente esistono? E si può davvero prevedere ogni futuro possibile?
La risposta non esiste. O forse sì?

I rimandi a Kurisu, il sistema Amadeus, la presenza di Maho e l’arrivo della misteriosa Kagari, una Mayuri più mamma “chioccia”, zuccherosa, dolce e finalmente incisiva e responsabile, un grande, grandissimo Daru, una Suzu impavida e potentissima, e la visione di un possibile futuro che fa davvero tremare e commuovere condiscono “Steins;Gate 0” con ingredienti indispensabili, per renderlo il degno seguito di una serie veramente unica.
A conti fatti alcune cose non vengono spiegate (sicuramente la visual novel illustra i fatti molto meglio), si rischia qualche piccola incongruenza che fortunatamente viene apparentemente scongiurata, e il ritmo compassato stenta magari a far decollare il tutto, ma, osservando il mosaico nel complesso, sono compromessi più che accettabili.
Da pelle d’oca gli ultimi dieci minuti finali, con lo schiaffo di Mayuri che riallaccia il tutto all’episodio 23 e 24 della prima serie, da godersi esattamente dopo tutto lo “0”, se si vuole vivere l’avventura in modo cronologicamente corretto.
Si piange di nuovo, si ride di nuovo, ci si emoziona, di nuovo e di nuovo, e posso scommettere ciò che volete che non vi dimenticherete mai dello scienziato pazzo Hooin Kyoma né del grande amore che lo lega a Kurisu Makise, o dell’amicizia che lo ha reso di nuovo sé stesso, coraggioso oltre ogni limite e invincibile, ove neanche gli eoni possano sconfiggerlo.
Una delle più belle saghe mai vista sullo schermo. Perdersela è una follia.
Indimenticabile.


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Mattew

Episodi visti: 23/23+1 --- Voto 10
E' un anime fantastico! Devo dire che la prima stagione mi è piaciuta di più, però quest'anime si merita comunque il 10.
Presenta molti aspetti che mi hanno affascinato come la prima stagione, come ad esempio il fatto di farti provare molti sentimenti. In più trovo molto bello il fatto che la trama principale non continui col seguire di ogni episodio, ma che ogni tanto viene spezzata in alcuni episodi, come quando festeggiano le feste tradizionali e tutta la parte deprimente viene coperta da un panno di umorismo.
Insomma, davvero un anime bellissimo!


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Aki97

Episodi visti: 23/23+1 --- Voto 6,5
Prima di iniziare la recensione, mi sono necessarie tre premesse. Prima, e più importante: questa recensione contiene spoiler per “Steins;Gate”. Non è assolutamente possibile guardare “Zero” senza aver visto la serie che l’ha preceduta, motivo per cui non mi asterrò dal parlare nel dettaglio anche di essa.
Seconda: saranno presenti diversi paragoni con “Steins;Gate”. Visto il voto che ho dato a “Zero”, potreste pensare che non è un giusto modo di procedere: non posso nascondere la mia delusione durante la visione di “Zero” sapendo da cosa è preceduta, ma ho tutta l’intenzione di spiegare e argomentare perché, anche senza l’ombra della prima serie, “Zero” rimane comunque un prodotto poco più che sufficiente.
Terza, e ultima: in questa recensione io tratterò solamente di ciò che viene mostrato nell’anime, in quanto è una recensione sull’anime. Non ho giocato le visual novel e non ho avuto esperienza con altri media in cui la serie è stata adattata: il fatto che nella visual novel (o altrove) alcune cose siano diverse, o spiegate meglio, o realizzate meglio, non allevia né giustifica i difetti che questo anime possiede.
Dunque, procediamo.

“Zero” è un seguito diretto dell’episodio speciale uscito nel 2015 “Open the Missing Link - Divide by Zero”, e segnalato normalmente come “Episodio 23β”. Se la prima serie si chiude con la decisione di Okabe di tentare di salvare Kurisu una seconda volta, ingannando sé stesso e il mondo, e potendo così raggiungere la linea di universo Steins;Gate, questo episodio alternativo ci mostra un Okabe che non prende quella decisione. Ciò accade poiché egli non viene ulteriormente incalzato da Mayuri, che al contrario lo supporta, nel tentativo di proteggerlo da una ulteriore sofferenza, e rimane quindi nella linea di universo beta dove Kurisu muore e Mayuri vive. In questa linea di universo Okabe, colmo di sensi di colpa e addolorato per il sacrificio di Kurisu, decide di gettare il “microonde telefonico”, di chiudere con gli esperimenti temporali, di abbandonare il laboratorio e di tornare a una normale vita universitaria. La sua vita, però, tutto sarà fuorché normale, o tranquilla.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’esistenza di “Zero” non è assolutamente inutile, o forzata, è anzi utilissima per integrare, spiegare e approfondire il perché in “Steins;Gate” Okabe decida di tentare nuovamente il salvataggio di Kurisu, nonostante il peso delle esperienze che ha subito. La serie infatti potrebbe essere vista proprio come un’indagine, una spiegazione di cosa intenda l’Okabe del futuro quando in “Steins;Gate” afferma che «era necessario che l’Okabe di quindici anni fa fallisse la prima volta, perché quel dolore è quel che ha accresciuto la mia determinazione». Attraverso “Zero” diventa palese come la linea di universo Steins;Gate non venga raggiunta per puro caso, o con leggerezza, ma al contrario si può comprendere quante variabili, quanti sforzi, quante morti, quante esperienze e quanti tentativi siano stati necessari per poter arrivare a quel risultato.
Con queste premesse, è doppiamente un peccato non solo che il prodotto finale non sia assolutamente all’altezza del suo predecessore, ma più in generale che ne sia uscito un anime non validissimo. La serie è decisamente troppo lunga per quel che si propone di fare, vi sono troppe aggiunte che spesso non quadrano con quanto raccontato in “Steins;Gate”, troppi personaggi buttati nel brodo tanto per fare numero, troppi cliché, e qualche serio problema di sceneggiatura. Ma procediamo con ordine.

Il pregio più grande di questa serie, e purtroppo anche uno dei pochi, è Okabe della linea di universo beta, che per semplicità chiamerò da qui in poi “Okabeβ”. Rispetto ad Okabeα, ci troviamo di fronte a un personaggio completamente diverso, direi quasi “ribaltato” (in fondo il ribaltamento, nel bene ma soprattutto nel male, è una costante di “Zero” rispetto alla prima serie). Okabeβ si presenta vestito completamente di nero - praticamente a lutto, cosa che ho trovato incredibilmente ben studiata -, non frequenta più il laboratorio ma i circoli universitari, e non inveisce più contro l’”Organizzazione” o qualche altro tipo di complotto mondiale. È così diverso da poter essere “Out Of Character”, eppure risulta terribilmente coerente con Okabeα, specie nella sua incapacità di nascondere il profondo dolore che prova dentro di sé: non saranno rare le volte in cui lo vedremo avere degli scatti d’ira, delle reazioni emotive forti a dettagli che gli altri personaggi considerano insignificanti. Quello che cambia in Okabeβ rispetto ad Okabeα è che, laddove il secondo tenta disperatamente, ancora e ancora, di ottenere un risultato sfidando tutto, il primo reprime costantemente il desiderio, la possibilità, perfino il pensiero di poter cambiare il passato, e si forza ad accettare una realtà che nel profondo del suo cuore disprezza. Sia perché Kurisu, la persona per lui più importante, è morta per mano sua, sia perché l’alternativa sarebbe sacrificare Mayuri: tutto questo, ovviamente, non fa che peggiorare il suo stato d’animo. La serie riesce in maniera eccelsa a mostrare in parallelo una persona che a uno sguardo esterno e superficiale si sta riprendendo da un lutto, sta migliorando le sue prospettive di vita studiando e formando nuove conoscenze, ma che attraverso gli occhi di chi invece lo conosce bene appare al contrario sempre, profondamente, sofferente. Trovo che questo sia un messaggio molto forte, umano e soprattutto molto attuale.
Okabeβ è, sinceramente, uno dei pochi (e sicuramente il più grande dei) motivi che mi ha spinto a continuare la visione di questo anime, nonostante tutto il resto. Lo conosciamo all’inizio, quando tutto sembra andare bene, e lentamente capiamo quanto in realtà sia grande il suo dolore, quanto, nonostante tutto, continui a influenzarlo nella sua vita e nelle sue scelte, e perché, alla fine, ricollegandosi a “Steins;Gate”, anche questa terribile esperienza gli tornerà utile. Okabeβ, che all’inizio ci sembra aver abbandonato tutto, ci mostrerà alla fine, proprio come Okabeα, quanto invece sia sterminata e forte la sua determinazione.
E, restando in tema di determinazione, voglio aprire una breve parentesi per parlare di Mayuri. In “Steins;Gate” la vediamo molto presente, ma perlopiù in un ruolo di supporto, oserei dire protagonista “passiva” delle vicende. In “Zero”, riprendendo il discorso del “ribaltamento”, la vediamo più consapevole di sé, delle sue intenzioni, e soprattutto del suo poter intervenire per cambiare le cose. Laddove Okabeβ le dice che non deve preoccuparsi di nulla, che deve solamente vivere la sua vita, Mayuri tira fuori la forza necessaria a controbattere, e a prendere l’iniziativa.
Anche Daru, tutto sommato, riceve un buon ulteriore sviluppo come personaggio, riuscendo a elevarsi ancor di più rispetto alla prima serie.

Tutto questo mi sembra doveroso sottolinearlo, poiché questa non è una serie senza pregi e, difatti, ha comunque raggiunto la sufficienza. Il problema risiede nel fatto che, complessivamente, i difetti hanno un peso molto importante e rendono “Zero” un’occasione sprecata di avere un prodotto di qualità.
Come già accennato in precedenza, ho trovato la serie eccessivamente lunga e, per questo, in alcuni punti noiosa. Vi sono numerosi episodi quasi esclusivamente filler, che però falliscono nel farci affezionare di più ai nuovi personaggi introdotti in questa sede, dal momento che come costruzione risultano forzati e si ricorre spesso a cliché (sia comici che di sviluppo) che invece “Steins;Gate” aveva evitato, o al massimo aveva interpretato in un’altra maniera, aggiungendoci del suo. Non mancheranno ahimè l’episodio di Capodanno, l’episodio dell’appuntamento, le situazioni fraintendibili, i triangoli amorosi, gli equivoci e molto altro. Questo porta lo spettatore a disinteressarsi dei personaggi nuovi (e a desiderare come l’aria che ritornino quelli vecchi), e ciò causa a catena il poco impatto delle scene drammatiche. Come può una persona commuoversi o comunque essere toccata da determinati avvenimenti se tanto non c’è una vicinanza, un interesse per chi ne viene coinvolto? Purtroppo, nella maggior parte dei casi, le scene che nelle intenzioni dovevano essere le più cariche a livello emotivo risultano al contrario quasi ridicole, esasperate, messe lì giusto per creare del dramma fine a sé stesso.

Un altro problema veramente grave, è che, contrariamente a quanto avveniva nella prima serie, “Zero” non solo evita di mettere le carte in tavola per poi scoprirle al momento giusto, ma direttamente nasconde arbitrariamente dei dettagli allo spettatore senza dei motivi validi, così da avere materiale per creare colpi di scena sensazionali che sono, però, artificiosi. Oppure, peggio ancora, inganna lo spettatore portandolo a credere per tutta la serie A, quando poi in realtà è B. Trovo espedienti di questo genere estremamente riprovevoli, in quanto indice di una bassa capacità di scrittura e gestione della trama. I colpi di scena non dovrebbero mai essere giustificati a posteriori con informazioni tolte allo spettatore, dovrebbero invece essere dei risvolti inaspettati, sì, ma in ultima analisi riconducibili a quanto già raccontato senza un (eccessivo) bisogno di ulteriori spiegazioni.
A tutto ciò, già grave di per sé, c’è da aggiungere ben più di una situazione (solitamente ne sono affette le scene d’azione) in cui si hanno direttamente dei buchi di sceneggiatura. Non scenderò ulteriormente nei dettagli, ma si parla di situazioni in cui vi sono scontri armati anche di venti-trenta persone contro due, in cui queste due persone sopravvivono senza un graffio o con, al massimo, ferite leggere. Situazioni in cui in primo piano chi di dovere mena colpi a destra e a manca mentre dietro si vedono distintamente avversari con armi in mano che stanno, letteralmente, fermi. Scelte del genere (ma forse si può parlare direttamente di disattenzione) vanno oltre l’opinabile, in quanto assolutamente non verosimili e, ancora, indice di una povera capacità di gestione delle vicende.

Il quadro, insomma, è tutt’altro che positivo. Purtroppo, molti avvenimenti non si incastrano benissimo con l’ambientazione della prima serie (ad esempio: perché l’anno è lo stesso, la linea di universo la stessa, eppure Okabe possiede uno smartphone al posto che un cellulare pieghevole, e nel 2010 si parla già di IA?) e l’introduzione dei nuovi personaggi risulta in molti casi non necessaria. Non mi sento di bocciare in toto tutte le aggiunte, ad esempio sia Maho che Amadeus sono state sfruttate e approfondite abbastanza bene, per quanto la loro presenza non risulti assolutamente un antidoto alla mancanza di Kurisu, anzi, contribuisce ad accentuarla ancora di più, e questo ha reso almeno me immensamente più vicina a Okabeβ. Oserei dire che una cosa in cui “Zero” riesce in maniera eccellente è farti rimpiangere Kurisu, fartene sentire la mancanza, farti desiderare ardentemente che sia di nuovo lì.
Anche per quanto riguarda aspetti più tecnici, si nota una regia con meno forza e personalità rispetto a “Steins;Gate”, per non parlare poi del comparto grafico in generale, che sinceramente non è pessimo, ma non è molto differente dalla serie precedente. Con, però, il dettaglio che la prima è del 2011, mentre questa è un’opera del 2018. Non mi sento in grado di parlarne in maniera approfondita proprio perché non c’è quasi niente che mi abbia colpito, non è un cattivo lavoro ma è molto nella norma.

Sono quindi rimasta abbastanza delusa da questa serie, ho provato anche della rabbia, sapendo quale è il materiale di partenza e che potenzialità poteva avere questo “midquel”. Il fatto che ci siano alcuni aspetti effettivamente realizzati molto bene, e alcune “sorprese” che non mi sarei aspettata e che mi hanno fatto molto piacere, purtroppo non fa che accentuare la delusione complessiva una volta arrivata alla fine. Quasi tutte le cose che avevo lodato nella prima serie sono qui assenti o riproposte in versione peggiorata: ritorna anche qui, nel suo aspetto peggiore, il discorso del “ribaltamento”.
Il salto da un 9 ad un 6,5 è molto grande, me ne rendo conto, ma resto convinta che, anche senza il paragone con il primo “Steins;Gate”, difficilmente “Zero” avrebbe superato il 7 come prodotto.


 1
filod'arianna

Episodi visti: 23/23+1 --- Voto 8
"Steins;Gate 0" è l'altra scelta a un bivio.
E' necessario aver visto la serie madre per poter capire gli eventi, poiché, nonostante non sia una prosecuzione, l'inizio di questa converge con la prima serie e costruisce la storia sulla scelta alternativa a quella che è stata fatta in origine.
Qui vedremo Okabe che non raggiunge la linea del tempo Steins;Gate e sceglie di salvare Mayuri a discapito di Kurisu. Questa decisione peserà molto sul personaggio, che perderà la sua immagine eccentrica, per rientrare entro canoni di "persona normale". Sarà un normale studente universitario, costantemente appesantito da un sottofondo di tristezza per la rinuncia fatta e per la paura costante di perdere comunque Mayuri e veder vanificato ogni sforzo.
Gli eventi di questo nuovo "Steins;Gate 0" ruotano intorno all'avvento della Terza Guerra Mondiale, ci sarà un nuovo personaggio nel ruolo di scienziata che in parte ricalcherà la strada di Kurisu e permetterà ad Okabe di vivere almeno in parte la presenza di quest'ultima, ci sarà ancora una volta un'organizzazione che ostacolerà i piani per la linea temporale Steins;Gate.

La serie perde la comicità frizzante di quella precedente, ha toni cupi e pesanti e a tratti apocalittici. Okabe per quasi tutta la serie rimarrà annichilito, e solo verso la fine si vedrà risvegliarsi l'amato "Kyoma Hooin". Questo annichilimento ad oltranza non l'ho apprezzato a causa della ripetitività di alcune dinamiche e di alcune riflessioni che appesantiscono oltremisura.
Verrà data luce a più personaggi e Okabe perderà la scena di protagonista assoluto che ha avuto nella precedente serie, ma finalmente si vedono emergere i sentimenti Mayuri verso di lui, aspetto che ho apprezzato.
Per il comparto fantascienza mi è sembrato abbiano trovato un buon modo per aderire comunque al finale della serie precedente, sfruttando elementi già presenti con nuovi elementi che tutto sommato ho trovato amalgamarsi bene, anche se un dubbio finale m'è rimasto.

Al di là che "Steins;Gate" sia, ad oggi, la serie che ho preferito su tutte e che probabilmente ha innalzato vertiginosamente le aspettative che potrei avere su quelle che seguirò dopo la sua venuta, sono dell'idea che questa seconda versione ha aspetti che l'appesantiscono, e la commedia non riesce ad alleggerire questa pesantezza.

L'8 glielo do, perché la serie è articolata, ricca sotto il punto di vista psicologico e fantascientifico, e perché è "Steins;Gate".


 3
Mopinik

Episodi visti: 23/23+1 --- Voto 9
Non sarà forse ai livelli di "Steins;Gate", ma "0" rimane comunque un ottimo anime.
A differenza del suo precedente i toni si fanno meno concitati: mentre prima avveniva tutto in un mese, adesso le vicende coprono quasi un anno, e ciò si riflette sui tempi di narrazione, che si fanno meno concitati e più distesi, lasciando posto anche a elementi più quotidiani e "meno utili", che però a mio parere integrano bene la prima serie. A volte i gesti fanno conoscere anche meglio la psicologia dei personaggi, che prima si poteva pensare perdesse naturalezza nel fluire precipitoso dei fatti.
Non nego che forse qualche episodio sia stato un po' troppo lento e che alla fine sarebbe forse stata necessaria qualche spiegazione in più, ma rimango comunque dell'idea che sia perlomeno un anime da 9, e certe scene (ad esempio degli episodi 21 e 23) probabilmente rimarranno per sempre scolpite nella mia memoria.


 4
Mistermovies91

Episodi visti: 23/23+1 --- Voto 8,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Mayuri ha convinto Okabe a rientrare nella macchina del tempo ed a salvare Kurisu... anzi no, in questa linea di universo β non lo ha fatto e senza la sua determinante spinta egli ha dovuto convivere per mesi con il peso di non essere riuscito a salvare la vita alla ragazza che amava; viceversa Mayuri è stata costretta ad assistere impotente mentre un sempre più irriconoscibile Okarin si lasciava alle spalle quel lato di sé stesso che gli aveva consentito di rendere possibile l'impossibile, rinnegando lo scienziato pazzo Kyoma Hooin e facendosi sempre più cupo, triste e depresso, in altre parole anche lei ha perduto l'uomo che amava ed esattamente come lui è consapevole di essere la diretta responsabile di quanto è accaduto.

Questo è in breve l'incipit di Steins;Gate 0, un midquel nel quale ci viene mostrato il doloroso e straziante percorso che si concluderà con l'invio da parte di un oramai 34enne Okabe del futuro di quel video già visto in Steins;Gate al sè stesso del passato e mostrandoci come e perchè Mayuri riuscì a trovare la forza di schiaffeggiarlo e di farlo così rinsavire.

Steins;Gate era perfetto in ogni suo reparto, ma in particolare lo era a livello di storia, personaggi e musiche; qui ci si riconferma sullo stesso eccezionale livello in quanto a colonna sonora mentre i personaggi per quanto incredibile risultano essere anche migliori di quelli della serie originale: Daru, Suzuha, Moeka, Ruka, Faris e soprattutto Mayuri (meravigliosa) vengono tutti riscritti con delle personalità eccezionalmente ben delineate e finalmente vengono svincolati dalla semplice funzione di aiuto o supporto al protagonista, perfino mister Braun apparirà in una veste completamente diversa, mentre Yuki è inserita benissimo nel contesto e lo svilupparsi della sua relazione amorosa con Daru viene gestito in una maniera magistrale; a voler cercare il pelo nell'uovo le altre due amiche di Mayuri (Katsumi e Kaede) e la dottoressa Judy Reyes appaiono invece molto più in ombra e sono delle semplici comparse, forse le si poteva sfruttare meglio o lasciarle proprio fuori dalla storia; la cosa importante però è che tutti si comportano come veri esseri umani, anziché come semplici personaggi monodimensionali, ciascuno con le proprie debolezze e con i propri difetti ed in diverse occasioni li si vedrà interagire tra loro o con altri personaggi ancora e prendere decisioni ed iniziative che vanno anche esplicitamente contro la volontà di Okabe.

Un posto d'onore in questa categoria spetta sicuramente a Maho Hiyajo, l'elemento 009 del laboratorio, di fatto colei che in questa linea di universo prende idealmente il posto di Kurisu non solo come semplice assistente ed amica; non è un caso ad esempio che nel primo episodio facciamo la sua conoscenza subito dopo una terribile visione avuta da Okabe, poichè sarà proprio grazie a Maho che lui riuscirà a rimettere un po' di ordine nella sua vita, sempre grazie a lei che avrà modo di conoscere Amadeus e di salutare come si deve Kurisu, chiudendo finalmente quella dolorosa ferita rimasta aperta per troppo tempo ed è proprio a Maho che ciò che rimane di Kurisu affiderà definitivamente Okabe, chiedendole esplicitamente di "prendersi cura di lui". Proprio per questo motivo l'abbraccio tra Maho e Okabe nell'ultimo episodio a mio avviso avrebbe anche potuto essere più profondo.

Si possono apprezzare poi la straordinaria bellezza del doppiaggio e dei dialoghi in sé, anche qui non si ha nulla da invidiare al primo Steins;Gate (dal quale però forse si attinge troppo spesso, specie nelle prime puntate, puntando molto sull'effetto nostalgia), nonché la sorprendente varietà dei luoghi e dei paesaggi: se in Steins;Gate si era passata anche più di metà serie nel laboratorio di Okabe, qui invece esso diviene a tratti un luogo secondario che il protagonista evita volentieri; ciò e stata una graditissima sorpresa e novità.

Ciò che è in realtà è mancato alla storia per raggiungere la perfezione della serie originaria sono dei grandi colpi di scena; il genere di base è ancora il thriller fantascientifico e almeno da questo punto di vista Steins;Gate 0 tolti alcuni bei guizzi perde nettamente il confronto con la serie di partenza: alcuni espedienti e colpi di scena del primo Steins;Gate erano stati davvero sconvolgenti e incredibili e probabilmente anche la regia e le animazioni in certi frangenti si erano dimostrate rispettivamente più ispirata e più fresche; qui si mantiene la stessa intelaiatura ma si fanno scelte ben diverse, si punta sull'espressività dei volti (ad esempio è impressionante il realismo di "Amadeus") piuttosto che sulla fluidità dei movimenti (anzi, da quest'ultimo punto di vista sulle sparatorie è meglio stendere un velo pietoso), sull'approfondire la psicologia e le relazioni interpersonali dei personaggi principali della storia piuttosto che sullo stupire lo spettatore; non che i colpi di scena e le sorprese non ci siano, anzi, ma appaiono forse meno geniali o strabilianti di quanto il primo Steins;Gate ci aveva abituato ed alcuni spunti narrativi (come le già citate amiche di Mayuri, il passato di Kagari e il suo rapporto con Okabe) a mio avviso non sono stati sfruttati al meglio.

Forse la prima serie ci aveva effettivamente viziato troppo, perchè comunque anche Steins;Gate 0 nel suo piccolo è una gemma di rara bellezza; alcune sue citazioni sono destinate a passare alla storia e molti suoi fermi immagine sono così belli che li si potrebbero stampare ed appendere in camera.

Non sarà da 10 come la precedente, ma un 8.5 se lo merita tutto (inizialmente avevo assegnato un 9 alla serie, un po' esagerato).


 4
indianpaleale

Episodi visti: 23/23+1 --- Voto 6,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

È estremamente difficile per me scrivere questa recensione senza paragonare in ogni dettaglio “Steins;Gate 0” a “Steins;Gate” del 2011, l’anime che ho amato di più in assoluto fino ad ora.
Parto con una premessa introduttiva: “Steins;Gate 0” è un anime prodotto dalla White Fox, adattato dall’omonima visual novel di produzione Nitroplus. Si tratta di un ‘midquel’ del primo “Steins;Gate”, ovvero una storia che si colloca tra l’episodio 23 e l’episodio 24, e segue la storia di Rintarō Okabe nella linea di universo Beta, dove non è riuscito a salvare Kurisu Makise, e come riuscirà a raggiungere la linea di universo Steins Gate. L’anime presenta l’adattamento della storia da diverse piattaforme: la visual novel, la serie di light novel, l’episodio speciale 23β.

Premettendo che non ho giocato alla visual novel, bazzicando sui forum e leggendo le light novel, ero piuttosto fiduciosa: una storia cupa, triste, che presentava gli stessi personaggi del primo arco ma in maniera completamente diversa. Okabe, fulcro della storia, ha perso completamente il suo carattere chuunibyo e passa le sue giornate tra pillole, psichiatra e depressione. La prima parte infatti (episodi 1-8) è davvero ben fatta: il realismo delle emozioni è incredibile, si percepisce la sua sofferenza, il cambiamento, l’incapacità di reagire. L’esistenza di Okabe viene però nuovamente sconvolta quando viene chiamato a testare una IA nuova direttamente da un laboratorio americano diretto dal prof Leskinen, e niente meno ciò che racchiude i ricordi di Kurisu prima del viaggio in Giappone che la porterà alla morte: Amadeus. Okabe conosce Maho, collega di Kurisu, personaggio ben studiato di una ragazza che sente duramente il confronto con la sua kohai geniale che ha perso la vita prematuramente, al punto di non credere nemmeno nelle proprie capacità.
Ovviamente non mi metterò a raccontare tutta la storia in questa recensione, confidando che chi la legga abbia già visto tutta la serie. Voglio passare ai punti a favore (pochi) e a quelli contro (molti).

Punti a favore
- L’idea della IA Amadeus: è un modo per mantenere la presenza di Kurisu all’interno di questo nuovo arco narrativo. Inoltre, il fatto che Okabe sviluppi dei sentimenti per questo sistema porta a delle riflessioni etiche notevoli. I momenti legati ad esso sono davvero toccanti ed è stato difficile trattenere la lacrima.
- L’evoluzione di Okabe: già bellissimo personaggio nel primo arco, qui mantiene ancora il primato. La sua depressione è costruita con un realismo incredibile, ci si mette facilmente nei suoi panni. La sua voglia di mollare è plausibile e giustificata, e la sua rinascita è emozionante.
- Leskinen come antagonista: è un vero scienziato pazzo che non agisce in maniera meschina perché è meschino, ma proprio perché è uno scienziato.
- Il personaggio di Maho, per quello che ho già spiegato sopra.
- L’ambientazione del futuro distopico: se ne è tanto parlato, ed eccolo qua.
- Come comparto tecnico, il sonoro è incredibile: doppiaggio eccelso, musiche azzeccate riprese dal primo arco.
- Opening ed ending impeccabili.

Punti contro
- Ci sono una miriade di personaggi nuovi e completamente inutili. Nel primo arco venivano presentati solo una decina di personaggi e venivano approfonditi tutti ai fini della trama. In “0” ci sono invece personaggi che non hanno senso di esistere, come le amiche di Mayuri (perché una andava in ospedale?), la mamma di Suzuha (perché quando c’erano gli attacchi aveva sempre male al polso?), Kagari (a cui dedicano tre puntate senza un vero senso, anche se cercano di incastrarla in tutti i modi. Poi, perché è uguale a Kurisu? Perché voleva quel maledetto oopa? A cosa serve nella storia? Ok, ha fatto il lavaggio del cervello per trasmettere le informazioni a Leskinen nel tempo... ma perché nel futuro Mayuri la adotta? Perché Suzuha la porta con sé? Posso sì darmi delle risposte, ma non ci sono aiuti forniti), la professoressa (ok che è collega di Leskinen, ma serviva davvero farla vedere?)
- Troppe cose in pentola: IA, agenti segreti, brainwashing, macchine del tempo, Terza Guerra Mondiale... Ci sono troppe tematiche trattate che si accumulano senza essere approfondite e senza trovare quella linearità coerente del primo arco (banana gel = microonde = dmail = linee temporali ecc., nonché i numerosi riferimenti a teorie del complotto della cultura reale, come i riferimenti a John Titor). Qui non hanno né capo né coda, e confondono solo lo spettatore. Avrebbero dovuto focalizzarsi solo su una tematica, come quella del brainwashing, così che anche il personaggio di Kagari fosse sviluppato meglio.
- La mancanza di Kurisu. Ok, questo pare un punto inutile, considerando che siamo nella linea in cui è morta, eppure pareva che con la trovata di Amadeus si potesse compensare l’assenza di un personaggio fondamentale del primo arco. Invece Amadeus appare sì e no solo per metà serie (nelle puntate più belle a mio parere).
- Fanservice esagerato. È vero che nella cultura nipponica il fanservice è all’ordine del giorno, ma in un seinen come “Steins;Gate” mai mi sarei aspettata delle cose simili. È vero, si può dire che anche il primo arco abbia fanservice, ma è di tutt’altro tipo e sempre compensato/giustificato (vedi Rukako, quando veniva toccato). Tremendo e di cattivo gusto.
- I complessi di Mayuri. Mayuri è sempre stato un personaggio ambiguo: è l’amica d’infanzia che fa tenerezza, quella da proteggere, che si sente inutile, ma che è buona d’animo. In “0” hanno voluto trasformarla nel classico stereotipo dell’amica d’infanzia innamorata dell’amico senza essere ricambiata, con tutte le conseguenze melense e fuori tema che non portano a nulla. Questo cambio di personaggio mette in equilibrio precario la costruzione di quello del primo arco, facendoli cozzare.
- La grafica a dir poco penosa. Certo, “Steins;Gate” non ha mai brillato come prodotto grafico eccelso, eppure aveva presentato delle peculiarità, come la nebbiolina che aleggiava negli esterni, i colori spenti e soft, e comunque i dettagli erano sempre ben rifiniti, a differenza di “0”.
- Il cambio di regia: le inquadrature meravigliose del primo, con quei fisheye, quei montaggi a incastro e i dutch shot sono solo un lontano ricordo.
- L’invasione della OST: non c’è mai un momento di silenzio. C’è sempre musica di sottofondo, stupenda per carità, ma non stupisce più.
- Il finale: una delusione. Si incastra perfettamente, ma non è degno per chiudere una storia. Troppo raffazzonato, complesso e a tratti nonsense. Sicuramente più comprensibile per i giocatori della novel.

Nel complesso si può giudicare un buon prodotto, ma allo stesso tempo non indispensabile per la storia originale. Infatti non lo vedo assolutamente come un continuo della prima parte (nella recensione non ho mai usato il termine stagione, appunto), perché li vedo davvero come due prodotti completamente separati tra loro, sia come realizzazione sia come storia sia come esperienza visiva ed emozionale personale.