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Shiryu of Dragon

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
L'unico grande problema che ho con questo film è che non c'è il benché minimo equilibrio fra narrazione fuori campo, dialoghi e azione. La vicenda è talmente tanto raccontata che in certi momenti sembra quasi di guardare un documentario più che un film. Se questo può funzionare per un cortometraggio o per un mediometraggio, per un film di due ore risulta troppo verboso. A questo preferisco seguire una storia dove non mi venga spiegata ogni singola cosa che accade e debba compiere qualche sforzo io per capirla. Ma questa è una considerazione mia personale, per altri spettatori può non essere così, ovviamente: ognuno di noi ha una sensibilità diversa.

Per il resto trovo che l'aspetto più "cartoonesco" e demenziale di "Pom Poko" stoni un po', in alcuni momenti, con il senso, il messaggio e le atmosfere cupe - a tratti psichedeliche - che il regista vuol trasmettere. Tuttavia non sempre, alcuni momenti di umorismo calzano piuttosto bene. Un film di questo tipo non deve per forza di cose sfociare nella seriosità, ma credo che la comicità debba stabilire comunque una certa sintonia con il mood. Creare un collage di comicità e serietà è rischioso, probabilmente non funzionerà. Meglio dare una impressione univoca piuttosto che due mood diversi fatti a metà.

Di primo impatto sembra un titolo rivolto ai bambini, però, man mano che si prosegue, sembra assumere delle tinte man mano sempre più mature. Chiaramente è un film giapponese nel profondo, tant'è che i protagonisti sono tanuki, creature tipiche del folclore nipponico. Hanno una loro parte anche gli yokai volpe, o kitsune, altra figura appartenente alla mitologia animistica di cui il Giappone è permeato. Contiene scene estremamente creative e suggestive, e il tema è ben chiaro: la lotta fra natura e progresso, fra il Giappone folcloristico e quello delle metropoli.

Nel complesso mi ha un po' annoiato nella sua prima parte e si è fatto decisamente più interessante in una fase successiva. Di certo non il mio film preferito di Isao Takahata, e difficilmente in futuro mi verrà voglia di riguardarlo, però merita assolutamente di essere visto almeno una volta. Non è per nulla un film scadente, al contrario.


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Eoin

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
“Pompoko” (titolo originale “Heisei Tanuki Gassen Ponpoko”) è un film d’animazione giapponese del 1994, diretto da Isao Takahata e basato sul racconto “Futago no Hoshi” di Kenji Miyazawa.

Trama: strutturata come un documentario a metà tra lo storico e il naturalistico, con tanto di voce narrante esplicativa, la storia segue le vicissitudini di un gruppo di tanuki, piccoli mammiferi simili a un incrocio tra un cane e un procione. Quando il monte Tama, su cui risiedono alcuni branchi di questi animali, diviene il sito per un grandioso progetto di edilizia residenziale in risposta al fabbisogno abitativo di Tokyo, i tanuki dichiarano aperte le ostilità verso l’invasore umano, contro il quale utilizzeranno azioni di guerriglia e tutti i trucchi di cui dispongono.

<b>Attenzione: la seguente parte contiene lievi spoiler</b>

I tanuki rappresentati nel lungometraggio sono intesi come quelli protagonisti del folklore nipponico, che li immagina dotati di poteri magici, primo tra tutti quello della metamorfosi, che permette loro di assumere svariate sembianze, anche umane, e creare elaborate illusioni. Per questo motivo, nel corso della vicenda, li si vedrà assumere svariate forme, da quella più realistica da quadrupede a quella bipede antropomorfa, fino ad arrivare ad assomigliare in tutto e per tutto a delle normali persone. Dalle storie popolari ne viene tratta anche la personalità che, nonostante le dovute differenze tra un individuo e l’altro, si attesta tra il giocoso e il malizioso. Non mancano anche dei momenti piuttosto grotteschi, dovuti al versatile utilizzo che i tanuki fanno dei loro rinomati testicoli.
Come intuibile dall'accenno di trama, “Pompoko” è il prodotto Ghibli finora più marcatamente ecologista; rinunciando alla creazione di un apposito mondo fantastico e puntando su un’ambientazione dolorosamente moderna e concreta, seppur con innumerevoli elementi sovrannaturali, il film perde forse il fascino senza tempo di molte opere dello stesso studio, ma si arricchisce di nuovi significati, nonché di un messaggio sì forte, ma anche pessimista.
La tragedia dei tanuki, costretti ad assistere impotenti alle motoseghe che abbattono gli alberi e alle ruspe che sventrano le loro boscose montagne, non è solo la rappresentazione filmica del dramma cui vanno incontro le centinaia di migliaia di specie animali che ogni giorno vengono spodestate dai loro habitat naturali per far spazio alla pressante espansione urbana, ma anche di quei gruppi etnici la cui cultura tradizionale viene annientata in nome del progresso.
Nonostante i toni della narrazione siano per lo più comici, aspetto in parte dovuto alla natura bizzarra dei tanuki e al loro multiforme character design (che spazia dal realismo estremo a un simpatico deformed stilizzato) è impossibile non percepire la coltre di sconforto che aleggia sulle creature protagoniste, sempre più pesante ed evidente in prossimità del finale. Per quanto possano essere arditi e disperati, la lotta contro l’avidità e l’egoismo è impari e nulla possono i loro stratagemmi, siano essi pacifici o violenti.
Dovendo necessariamente ricorrere a spoiler: nel dolceamaro finale, i tanuki sono sempre più divisi nelle loro linee di pensiero, tra chi, colmo di furore, opta per un’ultima gloriosa offensiva, chi si arrende definitivamente, allontanandosi con ultimi attimi carichi di gioia e festosità e chi, invece, accetta con cupa rassegnazione l’inevitabile realtà dei fatti, cioè che l’unica possibilità di sopravvivenza sta nel compromesso, nell'unirsi all'odiato nemico per preservare il futuro delle nuove generazioni, anche rinunciando alla propria natura e ai propri ideali. L’aspetto dei tanuki e il loro modo di ragionare, così tipicamente umani, insieme alle familiari contrapposizioni tra fazioni, permettono una totale immedesimazione e un maggior coinvolgimento emotivo, che si sarebbero persi se il film avesse seguito semplici animali parlanti, la cui identità ferina avrebbe creato un notevole distacco con il pubblico.

<b>Fine parte contenente spoiler</b>

Il comparto tecnico è di ottimo livello, arricchito da animazioni fluide e dinamiche e da una componente grafica straordinaria.
Visivamente, siamo di fronte a un’opera mutevole e visionaria, che contrappone bucoliche colline verdeggianti e meravigliosi scorci paesaggistici a desolate spianate di terra, realizzate per far spazio a condomini e strade asfaltate. I peculiari poteri trasformistici dei tanuki, inoltre, danno vita a incredibili spettacoli di luci, colori e creature leggendarie (gli inquietanti yōkai del folklore giapponese) che si scompongo e ricompongono in un attimo, fluttuando, ruggendo e ballando.
Le musiche sono molto piacevoli e orecchiabili, e non di rado è possibile ascoltare anche alcune sonorità tradizionali nipponiche. Il doppiaggio italiano è eccellente, potendo contare su un cast di prima qualità, capace di fornire una grande espressività ad ogni personaggio, primario o secondario che sia.

“Pompoko” è un lungometraggio che, a dispetto di protagonisti simpatici, gag numerose e una narrazione frequentemente leggera, si rivela sorprendentemente crudo e violento, non risparmiando morti sanguinose e attimi di pura angoscia e commovente scoramento. Lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi presentati si rivela adatto per non distogliere l’attenzione dal focus della storia, che non si concentra sui singoli, ma sullo scontro globale e traumatico tra due mondi opposti. La condanna dell’atteggiamento distruttivo dell’uomo e dell’indifferenza con cui devasta le vite altrui è durissima e le sequenze mostrate quasi atroci. Nonostante le difformità tra umani e tanuki, poi, i continui parallelismi tra le due parti lasciano facilmente immaginare quanto, in realtà, i primi, inquinando e abbandonando i valori del passato, stiano facendo del male principalmente a sé stessi.


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Darfen

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Pompoko è un film dello studio Ghibli incentrato sui tanuki, particolari orsetti che hanno la possibilità di trasformarsi in qualunque cosa desiderino.

Il film racconta della lotta per la sopravvivenza che questi animaletti devono combattere. Infatti Tokyo (e tutto il Giappone) stanno vivendo una grande trasformazione: le foreste, i parchi e addirittura i santuari naturali stanno pian piano scomparendo per far posto a nuovi edifici, palazzi e grattacieli.
I tanuki quindi vedono rimpicciolirsi sempre di più il loro habitat, di conseguenza, dati i loro poteri particolari decidono di organizzare una "resistenza" contro lo sviluppo urbano. All'inizio semplicemente facendo scherzi e sfruttando la superstizione locale per spaventare gli addetti ai lavori, ma non riuscendo a raggiungere i risultati sperati, decidono di convocare gli anziani per uno "spettacolo" finale davvero indimenticabile.

Questa volta lo studio Ghibli si affida a queste creature mitologiche per esprimere un tema ambientalista molto caro sia a Miyazaki che a tutto il paese del Sol Levante. L'uomo non deve mai pensare di essere il padrone della terra, ma più che altro un custode che si deve occupare di tutelare tutte le creature viventi che già vi abitano.
L'intero scontro tra tanuki e uomo può essere anche interpretato come una lotta tra tradizione e modernità.

Il film in se è molto interessante soprattutto perché riesce a tener viva l'attenzione dello spettatore grazie ai suoi originalissimi protagonisti. Purtroppo andando avanti con la storia il ritmo subisce un sensibile rallentamento che comunque non sfocia mai nella noia. Inoltre il modo in cui è organizzata la vicenda rischia di essere un po' ripetitiva, in quanto dopo le scorribande i tanuki ne guardano gli effetti senza notare cambiamenti significativi e allora fanno nuove scorribande e così via...


Alla fine il voto è 7, perché sebbene il film sia assolutamente godibile e particolare, lo spettatore è tenuto incollato allo schermo più che altro per la stranezza del soggetto che dall'originalità della trama.


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Gald

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Pompoko" è un film realizzato dallo studio Ghibli e tratta il problema dell'urbanizzazione che negli ultimi anni sta distruggendo molti luoghi verdi (come boschi, campagne, foreste...) per fare spazio a metropoli, paesi e centri abitati. "Pompoko" per farci capire questo problema ci racconta una storia che ha come protagonisti dei tanuki, procioni antropomorfi che secondo le leggende giapponesi possono mutare il loro aspetto. I tanuki tentano in tutti i modi di non far distruggere dagli uomini il loro habitat. La trama è sicuramente molto bella, come anche l'idea di far capire alla gente di come si sta trasformando il nostro mondo, anche se purtroppo la storia è sviluppata un po' male. Infatti a mio parere risulta troppo lunga e dispersiva. Sicuramente lo "Studio Ghibli" avrà voluto essere il più preciso e dettagliato possibile ma purtroppo facendo ciò ha reso l'opera un po' noiosa. I disegni sono molto belli come anche i personaggi che sono descritti abbastanza bene. Un'opera sicuramente molto bella ma che purtroppo, essendo lunga e dispersiva, risulta noiosa. Peccato sarebbe potuta essere gestita meglio, per questa volta lo "Studio Ghibli" ed Hayao Miyazaki si fermano ad un 7 tirato.


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bob71

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
La meravigliosa storia dei tanuki moderni

Gli anni '80 sono un periodo di boom economico in Giappone e la città di Tokyo è segnata da un galoppante e inesorabile sviluppo urbanistico. Le foreste vengono abbattute e le colline vengono spianate per fare spazio a grigi 'quartieri dormitorio' che si estendono a oltranza, glorificando l'ingegno degli esseri umani. Ma cosa direbbero gli animali che quelle colline hanno abitato sin dall'inizio dei tempi? La risposta è affidata ai tanuki, una specie di cani-procioni tipici delle campagne giapponesi, che prendono vita grazie all'estro e alla fantasia di Isao Takahata e Hayao Miyazaki in questo piccolo prodigio di animazione, vincitore come miglior lungometraggio al festival di Annecy nel 1994.

Circondati da un'aura di leggenda, i tanuki sono degli yōkai, animali totemici dello scintoismo. Nelle antiche credenze si dice che siano vivaci e oziosi, furbi e ingenui, ma soprattutto dotati di capacità magiche, in particolare sono esperti nell'arte della metamorfosi. Ma cosa potranno queste piccole e inermi creature quando la loro terra verrà stuprata dalle ruspe per mano di una razza che, nella frenesia del suo sviluppo, ha dimenticato persino il significato della parola 'meraviglia'?
Guidati da un consiglio di anziani il piccolo esercito di animaletti dovrà imparare l'antica arte della trasformazione per fronteggiare l'avanzata della città e nelle varie strategie di resistenza emergeranno due correnti di pensiero: i moderati applicheranno una tattica volta a spaventare gli umani nel tentativo di convincerli a desistere; i radicali invece sosterranno la linea 'dura e pura', basata sullo scontro frontale anche a costo dell'estremo sacrificio…

La pellicola, a prima vista leggera e spensierata, è in realtà un'operazione complessa e sfaccettata che si presta a svariate chiavi di lettura. In primo luogo abbiamo un film giocoso e divertente che ci mostra tutta la gioia di vivere dei simpatici protagonisti: un'infinità di personaggi caratterizzati in modo millimetrico che, pur fra tante vicissitudini, non perdono la loro indole bonaria e colgono ogni occasione per fare baldoria trincando sakè e inscenando danze e canti popolari. "Pom Poko" è un'apoteosi di riferimenti e omaggi al folklore e alla cultura millenaria del Sol Levante, con particolare attenzione alla storia del buddismo e dello scintoismo. Ma sotto questa superficie festosa e colorata si cela l'anima profonda e riflessiva del film in cui gli autori lanciano il loro amaro messaggio di critica animalista che raggiunge l'apice nel triste e malinconico epilogo. Vi è anche un risvolto esplicitamente politico che rimanda direttamente ai piani quinquennali di ispirazione sovietica e alle proteste studentesche del '68, sfociate nelle agitazioni sociali e nella lotta armata. Si può leggere come una metafora sui fallimenti di quelle contestazioni quando i buffi tanuki, nel tentativo di frenare l'urbanizzazione selvaggia che minaccia il loro habitat e la loro stessa sopravvivenza, vengono repressi dalla polizia in tenuta antisommossa.

Sul lato tecnico assistiamo a una prova stupefacente da parte dello Studio Ghibli, che ci regala sequenze sbalorditive per inventiva e creatività. Un discorso a parte lo merita il design dei tanuki, destinati a mutare forma di continuo nel corso del film: li vediamo nel loro aspetto realistico (in presenza degli umani); in una versione disneyana antropomorfa (più empatica e familiare per lo spettatore); in una raffinata rappresentazione stilizzata (nei momenti di scanzonata ebbrezza), che omaggia lo storico mangaka Sugiura Shigeru; e infine nella loro leggendaria arte metamorfica che li porta a prodursi in infinite trasformazioni a seconda delle esigenze di lotta.

"Pom Poko" è una piccola epopea che si esprime per metafore ed espliciti messaggi di strettissima attualità, soprattutto nel nostro 'bel paese' disastrato dall'abusivismo edilizio. Un altro capolavoro targato Studio Ghibli patrimonio dell'umanità, che meriterebbe di essere condiviso da tutti e in tutte le culture perché, anche se si parla solo di Giappone, il suo significato universale può essere applicato all'intero pianeta 'globalizzato'.

Angemon_SS

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Angemon_SS

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
"PomPoko" è un lungometraggio animato del 1994 diretto da Isao Takahata, regista di altri capolavori come "Una Tomba per le lucciole", "Anna dai capelli rossi" e "Heidi".
I Tanuki (Cani Procione) sono molto diffusi in Asia e soprattutto in Giappone, dove hanno spesso ruoli chiave nella cultura asiatica, in leggende e racconti; la credenza popolare attribuisce loro il potere di compiere metamorfosi e di avere così l'aspetto di qualunque cosa, dalle statue agli animali, dagli alberi agli esseri umani; si tratta di una capacità che i Tanuki hanno quasi dimenticato, ma l'avanzata senza sosta della città di Tokyo, nonché la sempre minore presenza di cibo e rifugio, costringono gli abitanti della collina di Tama a contrastare l'avanzata dei cantieri. Perfezionando l'antica arte della trasformazione essi sabotano i lavori in corso e impauriscono gli addetti ai lavori. Ma non sempre è sufficiente.

Lo studio Ghibli e Isao Takahata riprendono il tema della difesa della natura tanto caro al collega e amico Hayao Miyazaki, disegnando una favola incentrata sul rispetto dei boschi e delle foreste intorno alle città. "Pompoko", però, ha una grande pecca, ed è lo spettatore occidentale. I Tanuki sono creature delle leggende giapponesi, vengono raffigurati con grandi pance che significano calma e aiutano nelle decisioni importanti, sempre con il sorriso e festaioli a più non posso, con occhi vispi e testicoli spesso giganti, tanto che in alcune raffigurazioni storiche li portano sulle spalle come un sacco di patate, e che rappresentano la fertilità, la possibilità di avere una progenie nonostante le avversità e uno strumento molto utile durante le trasformazioni; sono informazioni che si trovano su Wikipedia e si intuiscono dal film, ma il resto delle citazioni (creature fantastiche, eventi storici, luoghi, leggende, demoni, funzioni religiose e filastrocche popolari) sono per lo più sconosciute a chi visiona la pellicola fuori dal Giappone.

Ovviamente questo non significa che il film sia inguardabile, anzi: quell'alone di mistero e "novità" su queste citazioni incanta lo spettatore e lo lascia a bocca aperta, le scene dove appaiono i riferimenti sono spettacolari e ti restano impresse come quelle de "La Città Incantata". Anche se lo spettatore non le comprende appieno, cerca di intuire il loro significato e questo lo trascina ancora di più nella lotta contro l'avanzata dei cantieri, vero fulcro della storia e battaglia di vitale importanza per i poveri Tanuki, costretti a cercare il cibo nelle periferie cittadine, rischiando di incappare in trappole degli umani o di essere investiti.
Gli scherzi agli umani strappano sempre il sorriso e le espressioni di questi ultimi sono disegnati con grande maestria, così come i fondali e gli spazi aperti sul finire del film.
"Pompoko" è un film godibile anche se sembra infinito, le vicende raccontate sono molte e, nonostante la pellicola duri poco meno di due ore, dopo la prima mezz'ora sembra che sia trascorsa un'ora e mezza. Non è un film da guardare a tempo perso, occorre scegliere attentamente il momento in cui si inserirà il DVD nel lettore. Agli spettatori "normali" potrebbe risultare noioso appunto per l'apparente lunghezza, mentre chi è abituato ai film dello studio Ghibli non potrà che amarlo.

L'edizione italiana Lucky Red è impeccabile e il doppiaggio è arricchito dalle voci di doppiatori di grande livello, come l'inconfondibile voce italiana dell'attore Robin Williams e (per i cultori della radio) Mr. Planet, donata dal doppiatore Carlo Valli, o quella di Nelson Muntz dei Simpson, donata da Paolo Vivio al protagonista.
Non si può dire lo stesso del packaging: il prezzo è basso, si tratta di un'edizione abbastanza scarna e con la stampa delle sole informazioni estremamente necessari, abbellita da tre semplici fotogrammi del film; estrema delusione all'apertura della cover, dove si trova solo il disco e nemmeno un semplice foglio che pubblicizza altri DVD del catalogo, solo sfondo nero!
Il film meriterebbe un 7, purtroppo non si può dare di più per questa pellicola, vista da un occidentale che ignora la cultura giapponese in quanto nato in Italia, ma il doppiaggio trasforma il voto un bel 8 tondo tondo.


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Micerino

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Immaginavo di vedere una storiella per bambini, e mi sono trovato commosso ad ammettere le mie colpe di essere umano.
"Pompoko" è una storia particolare, in cui ironia e sorrisi si mischiano all'amara essenza dell'avanzata umana sulla natura.
Per avvicinarsi a "Heisei Tanuki Gassen Pompoko" si devono però conoscere alcune leggende giapponesi (e orientali in genere), che vedono alcuni animali, tra cui i protagonisti di questo film, i Tanuki, avere doti di trasformazione, ovvero la capacità di prendere sembianze diverse. Concetto ripreso (per gli amanti) in "Wolf's Rain". La capacità di mascherare la propria vera forma ingannando gli occhi degli esseri umani diventa il fondamento di questo film, il cui evolversi vede man mano il deperimento delle tradizioni e della cultura nipponica piegarsi alle più moderne esigenze occidentali. Là dove c'era agricoltura e vita in armonia con la natura, avanza inesorabile e tentacolare la gigantesca città di Tokyo, nemica non solo delle foreste, ma anche di tutta una filosofia animata dalla natura stessa.
L'anime inizia in maniera geniale, attraverso la narrazione di una realtà sostenibile con la natura, mostrando nella loro vera forma i Tanuki, facendo immergere immediatamente in un'atmosfera quasi da documentario - meraviglia della poesia di Isao Takahata -,per poi trasformare gli stessi in veri e propri personaggi da "fiabetta".

Ed è nella gioiosa e sincera ingenuità dei Tanuki che si riconosce l'ideale di essere umano, là dove vivere in maniera simbiotica con la natura rende scevri dalle problematiche moderne e dal caos dell'industrializzazione. Un messaggio forte che diventa grido quando la città inizia ad avanzare inesorabile e le foreste vengono a perdersi in un deserto d'alberi abbattuti e strade e case. È in quel momento che i Tanuki iniziano a lottare, prima studiando, poi sbeffeggiando gli umani, per arrivare alla fine a uno scontro a viso aperto, scontro che può avere solo un finale.
Ci sono immagini che possono turbare, ma la realtà delle cose spesso impone anche questo, e Takahata non ha risparmiato nulla al suo spettatore, dalle risate, all'amarezza, dall'amore all'odio, dalla baldoria alla più seria morigeratezza. Il tutto contornato da un uomo ignaro, o quasi, di ciò che la natura prova o sente, e sempre più determinato a sottrarre spazi alle altre specie per procurarsi ciò di cui pensa d'aver bisogno.

Pensa, appunto, ma Takahata con i Tanuki spiega, e con somma ironia, che alla fine la vera gioia è quella di abbracciare la natura, e non di distruggerla, lasciando ai sorrisi dei bambini la verità su ciò a cui l'uomo aspira.
Il finale è commuovente, intenso, ma lascia un sorriso sul volto, altra piccola perla di quest'anime.
Belli, inoltre, sono i disegni, i tratti sia perfetti per le immagini più reali sia giocosi per i personaggi fiabeschi, e le musiche orecchiabili e canticchiabili. Perfetta secondo me è l'armonia della storia, in cui forse diventano un po' lunghe le scelte della regia d'indugiare tra feste e rimpianti delle vittorie più o meno effimere dei Tanuki.
Restano misteriose alcune scene che avrebbero dovuto portare a svolte epocali e invece sono binari morti. Insomma, quando arriva la Tv qualcosa di solito cambia, invece nulla, opinione pubblica lasciata a zero, quel passaggio non l'ho capito. Non per questo, però, non mi ha colpito il messaggio, il sensibile approccio che ha utilizzato l'autore, la grande ironia e l'accessibilità che ha voluto imprimere a un anime adatto a una platea così ampia.
Bello, davvero, da vedere e da mostrare.


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God87

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Autoriale e lodevole nei suoi messaggi, ma realizzato in modo opinabile, tanto da scontentare ogni genere di pubblico, "Pom Poko" arriva inspiegabilmente in Italia a 17 anni dall'originale proiezione nelle sale. Molti sono i dubbi sul perché Lucky Red abbia recuperato dai meandri dell'animazione dimenticata proprio un film simile; off target ieri come oggi, si spera abbia il successo necessario a spianare l'arrivo in Italia anche di Only Yesterday.

Per il suo penultimo film Isao Takahata scrive e dirige, dietro un un soggetto di Miyazaki a sua volta ispirato a un racconto contenuto nell'antologia "Le stelle gemelle" di Kenji Miyazawa (pubblicato in Italia dalla rivista Il Giappone), la bizzarra storia di una comunità di tanuki (l'equivalente nipponico, o quasi, dei procioni) "umanizzati" e in lotta con gli umani per arrestare il progetto di urbanizzazione che sta distruggendo il loro habitat. Film ecologista come ci si aspetta da Studio Ghibli, e calato a fine anni '60, con i dialoghi, i modi di parlare e gli slogan sessantottini, "Pom Poko" assume anche connotati esplicitamente politici.

I tanuki protagonisti parlano di lotta armata e piani quinquennali, e arrivano anche a uccidere esseri umani durante la loro ribellione. "Pom Poko" è un film particolarmente originale e meritevole nel suo messaggio di condanna contro la rivoluzione industriale e il capitalismo, ma non riesco a capire a chi è rivolto. Per i punti sopracitati, ma sopratutto rimarcando il fatto che la lotta dei tanuki, pur condotta con fare gioioso e scanzonato e con immagini tipicamente infantili, contempli anche l'uccisione dei nemici e la perdita dei propri "uomini", difficilmente può essere apprezzato da un pubblico under-10, sopratutto per l'assenza di un protagonista di riferimento. La storia non è narrata dal punto di vista di un eroe al centro della guerra, ma è la vera e propria cronaca del conflitto vissuto in modo corale dall'intera comunità di tanuki.

Il marchio Ghibli si ravvisa nelle atmosfere divertite, nelle numerose canzoni, nelle deliziose animazioni e location realizzate con gioiosa cura figurativa, ma tali elementi non bastano a far apprezzare "Pom Poko" dai bambini. Questi non capiranno bene o male nulla della trama impegnata e metaforica, non saranno coinvolti dal cumulo quasi infinito di dialoghi, non troveranno modo di provare empatia con alcun eroe. Per gli adulti, stessa questione o quasi, visto che il timbro umoristico e infantile della narrazione e l'idea di assistere per due ore a bestiole che discutono nel loro "soviet" dei piani per vincere, senza che alcun tanuki sia sufficientemente caratterizzato da farsi ricordare, portano a vivere "Pom Poko" come un film tedioso e in alcuni frangenti interminabile.

Per il pubblico italiano, poi, il gradimento sarà ancora più difficoltoso. I bambini si addormenteranno senza speranza, ma adulti e ragazzi, anche quelli dotati di infarinatura politica per apprezzare le metafore del film, potrebbero sentirsi sconcertati dall'apparato folkloristico dell'opera. "Pom Poko" è un film profondamente giapponese e legato indissolubilmente a quella cultura: la trovata dei tanuki e delle volpi che prendono sembianze umane rispecchia le leggende del luogo, così come la credenza che essi siano in contatto con il mondo degli spiriti, che i loro testicoli siano giganteschi e portino fortuna, e diversi altri tratti, citazioni e idee, tutto a rispecchiare il background culturale del Giappone.

Rimarrebbe incivile stroncare un film che, mediamente noioso e pur incapace di piacere a una grossa parte di pubblico - diciamo quasi la totalità di quello occidentale - è comunque costruito e diretto con "autorialità" difficilmente replicabili. Se duole stendere un velo pietoso sull'empatia nulla che si instaura con queste creature simpatiche ma neanche troppo, e sul relativo interesse per la loro battaglia, si finisce sedotti dalla poesia con con cui Takahata ritrae, umanizzandoli nei tanuki, i sentimenti, i modi di pensare e gli stessi riti sociali del tipico salaryman sessantottino. "Pom Poko" è un film sicuramente prolisso, ma reca in sé quel tratto poetico e intellettuale che ben pochi registi, oltre a Takahata, sono riusciti a esprimere.


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Ironic74

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
I film dello studio Ghibli sono considerati al momento la più accreditata espressione dell'animazione giapponese a livello mondiale; questo però, a dispetto di più grandi e potenti case di produzione (la Disney su tutte), non causa una spersonalizzazione tale da farne perdere le linee guida e la proprie peculiarità culturali. Ecco quindi le ragioni di film come "PomPoko", realizzati prettamente per lo spettatore nipponico anche se portatori di un messaggio universale capace di essere compreso e apprezzato anche da noi occidentali. I temi cari al popolo di Miyazaki quali l'ecologia e la nostalgia per i tempi che furono infatti sono il condimento di questo film che erroneamente qualcuno potrebbe giudicare infantile avendo come protagonisti degli animali antropomorfi.

I tanuki, sorta di canidi asiatici molto simili ai procioni, sono in realtà la rappresentazione metaforica del Giappone che fu, con tutte le sue mille leggende e credenze. Buona parte di queste ultime hanno infatti come protagonisti degli animali, su tutti proprio i tanuki i ma anche le volpi, dotati di poteri magici, in primis di incredibili capacità trasformistiche. Ormai però non è più tempo di antiche credenze, il nuovo avanza e il Giappone, uscito dal suo millenario isolamento, deve mantenere il suo status di potenza economica mondiale. Le città come i grandi stabilimenti industriali si espandono a vista d'occhio con il loro inquinamento e il loro caos, e per le foreste dei simpatici animali c'è sempre meno spazio. Il film narra la storia dell'estremo tentativo della comunità di Tama, vicino Tokyo, di salvare la propria terra e quindi le loro vite.

Trattando tutto con ironia arrivando anche al caricaturale, sotto l'abile regia di uno degli uomini Ghibli per antonomasia come Isao Takahata, viene affrontato un tema decisamente drammatico. Il finale non lieto, ma affrontato con la baldanzosa bonarietà dei protagonisti animali è quanto di più azzeccato ci possa essere, facendo arrivare un messaggio dritto al cuore dello spettatore senza però scadere nel più facile piagnisteo melodrammatico. Nascosta nella dissacrante presa in giro del folklore nipponico, in realtà possiamo leggere una grande dichiarazione d'amore proprio per questo. Non fatevi ingannare quindi dalla locandina zeppa di animaletti simpatici, "Pompoko" non è un film della Disney, ma questo non vuol dire che non sia bello anche se in certi punti lento, spiazzante e in molti lati oscuro per noi poveri occidentali. Questo è infatti, come dicevo all'inizio, l'unico neo di questa pellicola, ma non certo per una vera e propria carenza, piuttosto per scelta d'autore, quella di essere intrisa degli odori e dei sapori del Sol Levante. Ora che finalmente proprio quest'anno ne è stata fatta un'edizione in DVD dalla Lucky Red consiglio questo titolo a tutti coloro che stravedono per Miyazaki, ma non a coloro che ancora non ne hanno dimestichezza.
Se volete iniziare a farvi un'idea sull'universo cinematografico "ghibliano" suggerisco di iniziare con titoli come " Il mio vicino Totoro " o "Laputa" , belle favole più comprensibili al nostro palato.


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Shaka_no_virgo

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Pompoko è un simpatico documentario sui tanuki, se così si può definire questo film del celebrato studio Ghibli.
Pompoko narra le avventure di un gruppo di tanuki e del loro tentativo di fermare l'espansione edilizia di Tokyo che strappa loro i terreni in cui vivere.
Il tanuki è una sorta di procione che secondo lo scintoismo giapponese è un animale dotato di poteri soprannaturali ed è in grado di assumere sembianze varie, infatti nella storia ci sono dei tanuki trasformisti.
Non sto qui a raccontare la trama perché è veramente molto semplice, ma come dicevo il film si può considerare un documentario su questi animali e sulla tradizione scintoista.
Il chara è strepitoso, i colori e i dettagli dei personaggi e degli ambienti sono spettacolari, come non elogiare la cura messa nella rappresentazione di tutte le creature mitologiche dello scintoismo?
Pompoko è un film da vedere, per tutti e soprattutto consigliato ai giovani perché trasmette un fortissimo messaggio ecologista, è un film leggero e scanzonato.
Ottimo è il doppiaggio italiano, davvero un peccato che Pompoko sia arrivato in Italia dopo tutti questi anni, dopo averne gustato la versione nostrana non mi sento di consigliare l'originale in giapponese.


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Nyx

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Pompoko è una fiaba e pertanto sarebbe adatta prevalentemente a un pubblico "fanciullesco" se non fosse per il fatto che l'opera in questione si faccia portavoce di un importante messaggio di fondo che, per essere recepito appieno, necessita di un pubblico con una certa maturità. Il messaggio di fondo riguarda l'urbanizzazione selvaggia delle città che porta a togliere spazio verde a discapito degli animali con conseguenze devastanti per la natura in generale.
Tale messaggio di fondo parla di convivenza tra l'uomo e la natura, qualcosa che con il passare del tempo sembra diventare sempre meno possibile.
Quanto appena scritto viene narrato dal punto di vista di una popolazione di Tanuki che altro non sono che una razza di procioni giapponesi. Il Tanuki è una di quelle figure facenti parte della mitologia giapponese, come le volpi e altre specie più o meno reali alle quali si attribuiscono improbabili poteri "magici". Niente di più che leggende ovviamente.

Sulla base di queste leggende e, ricollegandosi al messaggio di fondo cui ho accennato agli inizi, prende il via questa simpatica fiaba che alterna fasi seriose ad altre sin troppo scanzonate ad altre ancora piuttosto tenere e originali. Ttuttavia... tuttavia c'è qualcosa che non mi ha convinto appieno.
E' normale che vi siano parti piuttosto "infantili" ma certi elementi credo avrebbero fatto meglio a risparmiarceli: i tanuki che combattono facendo uso anche dei genitali, ehm, lo trovo fuori luogo se non di cattivo gusto. Viene fatto in modo scanzonato, ma si sarebbe tranquillamente potuto evitare e l'opera non avrebbe certo risentito di ciò.
Per quanto mi riguarda dunque ho trovato quest'anime un po' "incostante", con fasi divertenti e interessanti e altre non proprio brillanti. Non siamo al cospetto di un capolavoro, ma si tratta comunque di un buon prodotto, apprezzabile sia da un'utenza grandicella sia da una più giovane.


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Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Pompoko è un’opera molto particolare che affonda le sue radici nel folklore e nelle leggende giapponesi e le porta a scontrarsi con il freddo materialismo del nuovo Giappone, dove il profitto e il progresso sono le uniche e sole cose a contare veramente. Il nuovo avanza inevitabilmente e a farne le spese sono proprio i tanuki, orsetti lavatori che vedono i loro boschi sparire uno dopo l’altro ad una velocità incredibile, per fare spazio a lunghe distese di cemento ed edifici.

Tokyo si trasformerà un una delle città più importanti del pianeta e il Giappone in uno dei paesi più avanzati, ma qual è il prezzo che il territorio dovrà pagare? Il film non si propone come un’oscurantista critica al progresso, ma racconta con ironia la strenua resistenza dei tanuki che non intendono subire passivamente l’arrogante avanzata degli umani. L’esito dello scontro è scontato e non potrà esserci alcun lieto fine, eppure Takahata ci racconta la vicenda in modo scanzonato e intelligente, andando a pescare a piene mani da miti e leggende giapponesi, proponendoci situazioni divertenti ricche di trovate davvero originali. Soprattutto all’inizio il film riesce a brillare: introduce i tanuki in un modo accattivante, mostrandoli dapprima con il loro vero aspetto e trasformandoli poi in creature dalle sembianze antropomorfe, con un carattere e delle abitudini che ricordano direttamente quelle umane. Ai tanuki piace divertirsi, giocare e, soprattutto, mangiare. Eppure qualcosa sta scalfendo il loro innato ottimismo: i loro boschi stanno scomparendo e lo spazio a loro disposizione cala sempre di più. A seguito di un’assemblea viene deciso di rispolverare l’arte della trasformazione, grazie alla quale potranno mimetizzarsi tra gli umani per studiarli e prenderli in giro, nel tentativo di farli desistere dal loro progetto di costruzione. La creatività dei tanuki si dimostra sorprendente, ma la tenacia umana non è una facile avversaria…

Il regista, come detto, riesce a colpire lo spettatore con un inizio geniale e spettacolare, che più volte saprà farvi ridere. Il film però non è esente da pecche: ho trovato la seconda parte un po’ troppo pesante e probabilmente sarei riuscito ad apprezzarlo ancora di più se fosse durato mezz’ora in meno. Una volta che ci si è abituati al mondo dei tanuki il ritmo inizia a scendere e a un certo punto alcune situazioni iniziano a ripetersi e gli eventi faticano a mostrare apprezzabili avanzamenti. Fortunatamente gli ultimi 10 minuti sono realizzati e studiati con attenzione e ci regalano una conclusione che risulta meno tragica di come avrei pensato. Ritengo sia impossibile non tifare per i nostri protagonisti e la storia ci insegna come andranno a finire le cose. Eppure, nonostante non si possa certamente parlare di lieto fine, la fine di Pompoko è riuscita ancora una volta, e questa volta inaspettatamente, a farmi sorridere.

È davvero incredibile l’abilità con la quale Takahata riesca a trattare un tema tanto controverso con un semplicità e leggerezza quasi disarmante. Il film non sarà perfetto e presenta probabilmente qualche problema di ritmo, ma <b>l’ho trovato a tratti davvero geniale</b>.

Dal punti di vista visivo Pompoko, nonostante i tanti anni sulle spalle, è davvero piacevole, così come azzeccassimo è l’accompagnamento sonoro, grazie ad alcune musiche e canzoni davvero molto orecchiabili.


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Sonoko

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Ho visto di recente questo film in DVD e l'ho trovato splendido. Questa recensione è un completamento della precedente che ho già inserito (non più modificabile), dato che ho notato altri particolari del film che prima mi erano sfuggiti ed ho ritenuto necessaria qualche correzione.
Nel Giappone degli anni ottanta, in un periodo di grande boom economico, si progetta l'espansione urbana della periferia di Tokyo: il che comporta l'invasione dell'habitat naturale dei tanuki, dei canidi somiglianti ai procioni. Secondo le leggende popolari giapponesi i tanuki, così come le volpi, sono capaci di trasformarsi, e decidono perciò di sfruttare questa loro capacità per tentare di salvare la loro casa... ma cosa potranno mai fare queste inermi creature contro la prepotenza dell'uomo?

Apparentemente, soprattutto considerando la parte iniziale, questo film con tutti questi graziosi animaletti antropomorfi è molto infantile, per non dire anche un po' strano, ma non è così.
Pompoko è sicuramente un film adattissimo ai bambini (anche se mi rendo conto che se è stato destinato direttamente all'home video senza passare per il cinema è sicuramente colpa degli addetti alle nostre assurde censure, che si scandalizzano per delle banali ed in questo contesto innocenti "pallette d'oro" ma lasciano tranquillamente correre su ben peggiori contenuti della TV nostrana, accessibili 24 ore su 24 a bambini anche non accompagnati), ma dovrebbe essere indirizzato anche e soprattutto agli adulti, che maggiormente potrebbero preoccuparsi ed agire concretamente per poter fronteggiare il problema della sempre crescente urbanizzazione che distrugge sempre di più il verde del nostro pianeta.
È quindi un film ecologista, ma ci offre anche interessanti spunti sulle leggende giapponesi, fra cui quelle di tanuki e volti, ma anche quelle sui mostri popolari tipici di quelle zone (v. il fantasma senza volto). Anche le musiche sono tipicamente giapponesi, ed aver ascoltato prima la colonna sonora su YT ha contribuito a convincermi a comprare il DVD!

Molto intelligente la scelta di Takahata di mostrarci i tanuki di aspetto diverso (trasformazioni a parte, ovviamente!) nei diversi ambiti, ovvero come veri e propri canidi, così come li mostrerebbe un qualsiasi documentario scientifico quando interagiscono con gli uomini, perché appunto è così che gli uomini li vedono; e come esseri antropomorfi quando stanno fra di loro, discutono le strategie di battaglia, festeggiano o si scoraggiano a seconda delle circostanze.
In realtà vi sarebbe anche una terza rappresentazione dei tanuki, più stilizzata, che appare molto più raramente, e che pare sia un omaggio a Sugiura Shigeru, un anziano mangaka che era solito appunto rappresentarli così: viene utilizzata per mostrarci i momenti i cui i tanuki sono abbattuti o distratti, come durante un combattimento o una festa, e quindi incapaci di mantenere una forma completa e precisa.

Come hanno scritto già altri, il film ha ritmi diversi nelle sue varie fasi, ma questo non mi impedisce di dare all'opera il massimo dei voti, perché la velocità e la serietà delle diverse parti mi sembrano molto coerenti: inizialmente la storia è più spensierata, semplicemente perché i tanuki notano il problema ma decidono di risolverlo inizialmente con grande entusiasmo alimentato da iniziali piccoli successi; poi si rendono conto di quanto sia difficile la loro impresa e nascono fra di loro delle divergenze, finché non subentra fra tutti loro la rassegnazione, la disperazione nel vedere la loro casa distrutta da quegli spietati invasori che non potranno mai scacciare. Fortunatamente alla fine il quadro non è totalmente negativo (come in Una tomba per le lucciole, dall'autore di quel film ci si sarebbe potuti aspettare di mooolto peggio!), anzi, nel contesto di un finale comunque triste scaturisce anche un certo messaggio di speranza.

Il doppiaggio italiano mi sembra buono, nel senso che i doppiatori non mi sembrano scelti a casaccio; il narratore parla forse un po' troppo, ma mi rendo conto che anche le sue spiegazioni sono utili a seguire meglio tutta la vicenda.

La colonna sonora, costituita da musica tradizionale giapponese, è fantastica con la sua apparente semplicità, la adoro!

Insomma, ennesimo capolavoro dello studio Ghibli. Citando testualmente il commento sul retro del DVD, questo film è "un inno alla magia della foresta ed alla bellezza delle creature intorno a noi", che nonostante le nostre necessità di una vita quanto più comoda possibile, dovremmo cercare di preservare.
Concludo con una chicca: questo film contiene citazioni di altri film dello studio Ghibli: aguzzate la vista dal punto in cui i tanuki iniziano ad organizzare, sotto la guida dei 3 anziani, la spettacolare sfilata di spettri (quindi appena prima della scena in cui essi effettivamente mostrano i loro straordinari poteri agli uomini in città) e scorgerete Kiki, Totoro e l'inconfondibile aereo di Porco rosso!


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EroKira

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Appena finito di vedere Pom Poko ed è stupendo: un livello diverso da Una Tomba per le lucciole dello stesso autore. L'atmosfera musicale "tradizionale" è impagabile, e il modo di disegnare e trasporre ciò che succede ti rapisce.
Il primo anime (a film) che mi emoziona fortemente da un po' di tempo, mi sembrava un "crimine" interrompermi. Anche se per quanto mi riguarda provoca anche un senso di colpa per ciò che l'umanità sta infliggendo alla natura.

Una favola sì, forse può sembrare più adatta all'infanzia, ma un'età più matura porta anche un livello diverso di riflessione sulle sue tematiche. Ci si sente partecipe dei sentimenti dei tanuki, sarà l'umanizzazione di tali creature, resi quasi come una popolazione autoctona che il nuovo colonialismo vuole eliminare. La razza umana qui non è consapevole di tale ricchezza inizialmente, e si vede come la natura sia solo qualcosa da sfruttare per l'uomo.
Ma ci si diverte anche con questi tanuki giocherelloni, incapace della serietà a tutti i costi, e naturalmente portati alla goliardia.

Nonostante queste tematiche ambientali siano un classico dello Studio Ghibli, vengono qui rese enormemente, il signor Isao Takahata è sicuramente al livello del suo illuste collega e lo dico da fan di Myiazaki-sensei.
Non sarà forse una visione classica, un qualcosa di forte, ma sicuramente un qualcosa di valido. L'espressione di un talento e dell'amore verso la natura, una natura che ci "ospita" e che trattiamo come nel film.


 3
Kotaro

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
In un paese piccolo come il Giappone, per far spazio alla crescita della popolazione ed espandere i territori urbani, è inevitabile che si debbano abbattere alberi, campi e foreste per edificarvi palazzi e città. Cosa ne pensano, tuttavia, gli animali che quei luoghi in procinto di essere distrutti li abitano?
Prendiamo ad esempio il caso di un gruppo di tanuki, i celebri cani-procioni nipponici, i quali devono far fronte alla distruzione del loro bosco che sarà tramutato in una città.
Le simpatiche bestiole, divise in diverse fazioni a seconda delle attitudini o dei territori in cui abitano, decideranno di far fronte comune e di unirsi contro la minaccia degli uomini.
Quale miglior mezzo, per contrastarli, se non proprio la particolarità che solitamente si attribuisce ai tanuki, ossia quella di poter mutare il proprio aspetto?
Sotto la guida di un trio di tanuki-santoni esperti nella metamorfosi, l’esercito degli animaletti si esercita nel perpetrare il proprio obbiettivo. Nel frattempo, diverse correnti di pensiero si formeranno all’interno del gruppo: chi vorrà scacciare gli umani spaventandoli e chi vorrà massacrarli, chi si farà affascinare dal mondo dagli umani e dai suoi confort, chi vorrà trasformarsi in umano per vivere mimetizzato insieme a loro, chi non riuscirà ad effettuare la trasformazione e vorrà unicamente vivere in libertà nella natura…

E’ questo lo scenario innanzi a cui ci pone Pom Poko: Le battaglie dei tanuki moderni (Heisei tanuki gassen Pom Poko), film del 1994 diretto dal celebre Isao Takahata, che si rivela essere un film complesso e maturo, con diversi livelli di fruizione.
E’ innanzitutto un film colorato, festoso, pieno di animaletti che per gran parte della pellicola appaiono antropomorfizzati e disegnati in maniera simpatica. I tanuki di Pom Poko sono espressivi, sempre pronti a far festa in ogni occasione e ad usare i loro poteri di trasformisti in un tripudio di forme e colori. Ognuno dei personaggi ha un suo preciso carattere, una sua individualità e sarà assolutamente impossibile non amarli tutti quanti e non intenerirsi nel seguir le loro vicende.
In secondo luogo, è anche un grande inno d’amore al Sol Levante, alla sua storia, cultura e conformazione territoriale, alla sua arte pittorica e scultorea, ai suoi culti religiosi, al suo folklore e credenze popolari, finanche agli stilemi grafici dei suoi fumetti e cartoni animati (si vedano in quest’ultimo caso i tanuki che, per spingere all’eccesso i loro poteri, “caricano l’aura” come i Saiyan di Akira Toriyama). Le due ore circa del film saranno un tripudio di riferimenti ai culti del buddismo e dello shinto, di jizo, di nopperabo, di tanuki, di kitsune, di oni, di tengu, di eremiti dai mistici poteri, di caste religiose, di creature fantastiche, di simbolismi religiosi. Elementi, questi, esemplificati dalla scena cardine del lungometraggio, la grande parata dei mostri e degli spiriti organizzata dai tanuki allo scopo di spaventare, una volta per tutte, gli umani.
Ma Pom Poko ha anche un’anima più matura, più cruda, più riflessiva, dove il tema del rapporto fra l’uomo e la natura assume tinte più fosche e drammatiche e dove anche lo stesso finale dell’opera, toccante e commovente, rimane in bilico tra dolcezza e amarezza in quello che si può definire ancora una volta un grande inno al Giappone e a tutti i suoi elementi.

Il comparto tecnico del film è lodevole, sia per quanto riguarda animazioni e colori, sia per le musiche. Pom Poko è una festa di colori sgargianti, di trasformazioni veloci, animate e sorprendenti, di musiche tradizionali e di allegre “ondo” che i tanuki si divertono a intonare e ballare battendosi il pancione come fosse un tamburo e sbevazzando sakè.
Ammirevole è la versione italiana, in cui sono stati mantenuti tutti i nomi giapponesi, non solo quelli propri dei personaggi e delle città, ma anche quelli comuni di luoghi, oggetti, creature e culti. Ottimo è il doppiaggio, che schiera il simpatico Carlo Valli come voce narrante, in modo da dare un tono documentaristico un po’ ironico e scanzonato alla vicenda. Nel cast sono inoltre coinvolti numerosi grandi nomi del doppiaggio romano come Dante Biagioni, Gabriele Patriarca o Paolo Lombardi.
Pom Poko è film che non lascia indifferenti, ma che colpisce lo spettatore nel profondo e anzi lo spinge alla riflessione, portandolo ad interrogarsi sul rapporto fra l’uomo e la natura e sulle conseguenze che l’espansione urbanistica ha sull’ambiente e sulla fauna terrestre. La tematica ecologista si mescola con una numerosa serie di rimandi a svariati elementi della cultura giapponese
E’ in un certo senso un film “giapponese per giapponesi” e, sia pure nell’ottimamente riuscita traduzione in lingua italiana, non riuscirà ad essere pienamente compreso da un pubblico straniero non avvezzo a determinati elementi culturali nipponici di cui la vicenda dei tanuki dell’era Heisei è costellata. Per lo spettatore che riesce a coglierli, tuttavia, si prospetta un viaggio dolceamaro in quello che, mascherato da allegro film per bambini, nasconderà invece tematiche e risvolti molto profondi. Rimane, nonostante questo, una storia capace di divertire, appassionare, far riflettere e commuovere, un film splendidamente realizzato che si fa specchio di una cultura aliena all’occidente, la cui visione è dunque consigliata per chi volesse avvicinarsi maggiormente al Giappone e alle sue credenze, sia pure in maniera spiritosa. In fondo, il forte messaggio ecologista che il film vuole lanciare è universale, poiché il problema non riguarda soltanto i tanuki del Giappone ma la natura dell'intero pianeta.


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giorgio13

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Questo film narra la storia vera del piano di espansione urbana di Tokyo iniziato negli anni '60, e del conseguente disboscamento che ne deriva; la storia si concentra sui tanuki, delle specie di cani-procioni che secondo le leggende shintoiste sono in grado di trasformarsi in qualunque cosa; essi cercheranno, grazie a questa loro dote molto particolare, di salvare il loro habitat (la collina di Tama) spaventando gli operai che disboscano e costruiscono le abitazioni.

L’aspetto più affascinante di questo film sono proprio i suoi particolarissimi protagonisti; essi vengono rappresentati in tre maniere diverse a seconda del contesto: con un aspetto realistico ogni volta che devono interagire con gli esseri umani, o con il loro mondo; con la forma antropomorfa quando sono nascosti nella foresta (questa è infatti la forma che assumono la maggior parte del tempo); infine in una forma estremamente stilizzata quando festeggiano o in sporadiche altre occasioni.
La trasformazione: tutto si gioca su questo, infatti i tanuki si organizzeranno affinché i più anziani e abili possano insegnare agli altri come cambiare aspetto bene e velocemente, addirittura come mimetizzarsi diventando umani; un tipo di metamorfosi davvero particolare è quella del già vistoso scroto dei maschi, il quale viene gonfiato e allungato come se fosse un pallone elastico e usato come strumento di difesa e d’attacco.

Quella che decidono di intraprendere è una vera e propria guerra contro gli umani, infatti, oltre a spaventarli, mieteranno accidentalmente qualche vittima; questo fatto dividerà in due fazioni il gruppo, perché una crede che per fermare del tutto il disboscamento gli umani vadano completamente sterminati, mentre l’altra vorrebbe limitarsi a spaventarli; ci saranno spesso accese discussioni sul tema, in quanto nonostante gli uomini si prendano dei grossi spaventi i lavori di costruzione continuano incessantemente.
I tanuki si renderanno presto conto che, oltre ad essere impraticabile lo sterminio totale della razza umana, loro hanno bisogno degli uomini perché rovistando nella loro spazzatura trovano cibi molto buoni che in natura non esistono; da questo punto di vista sono migliori degli umani, perché capiscono quanto sia fondamentale l’esigenza di convivere, nonostante le differenze tra le specie.

La convivenza e l’accettazione dell’altro è quindi un’importante tematica di questo film.
Ad essa si aggiunge l’immediata e direttissima critica dell’ingordigia degli uomini, che non riescono a porsi un limite e si espandono all’infinito senza preoccuparsi minimamente delle altre creature; altra critica forte è quella dell’inquinamento, perché i residui e gli scarti dei lavori di costruzione vengono portati in un’altra foresta; infatti dei tanuki di quella zona si uniranno a quelli della collina di Tama per respingere gli umani; quindi la battaglia che intraprendono assume una scala più grande, persino nazionale, perché per affinare al meglio le loro doti trasformistiche verranno chiamati dei maestri trasformisti provenienti da tutto il Giappone; viene quindi mostrato come unendo le forze si possano superare ostacoli che sembrano intramontabili.
Anche la superstizione viene affrontata dettagliatamente, in quanto è proprio sulla paura degli uomini per gli dei che i tanuki puntano per farli desistere nel loro progetto.

Le citazioni e gli elementi della religione shintoista infatti abbondano, e sicuramente una persona che conosca bene questo culto ne potrà cogliere molti di più e comprenderne i significati allegorici; comunque anche un occidentale può apprezzare appieno il variegato e ampio insieme di creature e oggetti magici presentati, come volpi, dragoni, gattini, statue di Jizo e Buddha, vasi di metallo, yokai, e mostri di tutti i tipi.
Ovviamente la simbologia relativa ai tanuki è amplissima; oltre alle molte allegre canzoncine, il titolo stesso deriva da antiche leggende: se un tanuki gonfia la sua pancia e ci batte sopra con le zampe emette il suono “pon poko pon poko pon”, che dovrebbe spaventare i viandanti.

L’apice della spettacolarità visiva viene raggiunto durante la parata dei poltergeist, dove innumerevoli creature di ogni forma e dimensione (nonché vecchie conoscenze di film dello studio Ghibli) spaventeranno e divertiranno gli umani del film e lo spettatore; ma non sono da meno i dettagliatissimi paesaggi di quella meravigliosa foresta che viene vista in tutti i periodi dell’anno, a mostrare la bellezza del ripetersi del ciclo vitale, così della vegetazione come degli animali che si accoppiano; è per le generazioni future che essi combattono così strenuamente, per permettere loro di avere un luogo che possono chiamare “casa” dove vivere in pace e in tranquillità.

E infatti questo bellissimo film è indirizzato proprio ai bambini, alle generazioni future, per far capir loro quanto sia importante rispettare la natura, preservarla, perché in natura esiste un equilibrio che l’uomo col suo cinismo non rispetta.

Utente5795

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Utente5795

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Dal maestro Isao Takahata, ecco "Pom Poko", film del '94 e targato Ghibli, un'opera che porta avanti la vena ecologistica di altri film dello studio, come "Nausicaa" e "Totoro", e che proseguirà in "Princess Mononoke" e per certi aspetti anche in "Ponyo". Oltre all'ambientalismo, la pellicola pesca a piene mani anche dalla tradizione popolare, proponendoci un' interessante lezione sulla demonologia e il folklore del Sol Levante, un po' come succederà, in maniera un po' più blanda, anche ne "La città incantata".

I protagonisti della vicenda sono i tanuki, conosciuti anche come "cani procione" perché, nonostante appartengano alla famiglia dei canidi, il loro aspetto ricorda quello di un orsetto lavatore. Secondo le leggende, essi sarebbero degli spiriti mutaforma, al pari di volpi e gatti,e inoltre avrebbero l'abitudine di gonfiarsi il ventre d'aria e suonarlo come un tamburo. Altra particolarità, stavolta reale, è che i maschi hanno i testicoli molto sviluppati. Tutti questi elementi sono presenti in Pom Poko, visto che per tutta la pellicola si ammirano prodigiose trasformazioni (imperdibile la scena della sfilata dei poltergeist), e in alcune sequenze i tanuki si battono il ventre in segno di saluto e utilizzano i loro gioielli di famiglia nei più svariati modi.

Nel film, l'habitat naturale dei tanuki viene a poco a poco distrutto dagli uomini, in modo da poter ampliare la periferia di Tokyo. La banda di cani procione decide allora di fare qualcosa per fermare il minaccioso incedere della civilizzazione, che li sta privando di tutte le risorse, e decidono di far leva sulla loro capacità di trasformazione per materializzare gli spettri e gli incubi che popolano la mente degli esseri umani.
La vicenda può essere suddivisa in due parti, la prima più spensierata e solare, in cui i tanuki escogitano ogni mezzo per fermare l'avanzata dell'uomo, la seconda cupa e addirittura pessimista, visto che si assiste alla disfatta della natura che non riesce a sopravvivere all'urbanizzazione. Il finale, fortunatamente, riaccende la speranza, rendendo in questo modo l'opera intera matura ma non deprimente.

Se c'è qualcosa che non mi permette di dare voto pieno al film, è forse il ritmo della narrazione: l'inizio è troppo veloce, visto che in pochi minuti si susseguono molti avvenimenti magari non del tutto approfonditi. Solo in un secondo tempo, verso la prima mezz'ora, il film si stabilizza del tutto, diventando più riflessivo e completo. Per il resto, ci troviamo di fronte a un lavoro eccellente, forse non il migliore di Isao Takahata (quello per me rimane Omohide Poro Poro), ma affascinante, con una sceneggiatura a tratti puerile e fiabesca ma in realtà sempre coerente, uno spettacolo visivo in continuo cambiamento, forte della consueta, splendida veste grafica dello Studio Ghibli, e una colonna sonora magica.
Non lo consiglierei a chi pretende qualcosa di complesso o chi è allergico ai temi ambientalisti, ma vi assicuro che Pom Poko è un film che merita, un altro, onirico viaggio che, come tutti i grandi titoli dello Studio Ghibli, prima fa tornare bambini e poi aiuta a crescere.


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kitaniano

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Altro grande lavoro dello Studio Ghibli. Il mio voto sarebbe 9,5 e mi dispiace arrotondare per difetto. Un lungometraggio bello, molto divertente (e quindi insolito, pensando ai precedenti e sempre bellissimi film "ghibliani" di Takahata: "Omohide Poro Poro" e "Una Tomba per le Lucciole") eppure anche triste per come mostra la battaglia disperata di questi simpatici animali, i tanuki, contro l'urbanizzazione inarrestabile imposta dall'animale più stupido che c'è: l'uomo. Insomma la tematica ghibliana per eccellenza, quella ambientale, non è per niente velata.
Mi sorprende ci siano così poche recensioni al momento. Evidentemente in pochi lo hanno visto, purtroppo. Ovviamente è inedito in Italia. Il "povero" Takahata è quasi sconosciuto da noi, rispetto a Miyazaki, ed è un peccato. Un consiglio a tutti: recuperatelo.


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Tanuki-san

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Fantasico, meraviglioso, bellissimo!
La prima volta che lo vedi ti dici "Questo è proprio uno strano film...", ma le volte dopo capisci che è davvero meraviglioso , con la sua sottile ironia mischiata ad uno degli obbiettivi più importanti: salvare natura e animali dalla devastazione dell'uomo. Adatto a bambini e adulti, con disegni bellissimi (ovvio, no?), la storia che ti cattura e diverte da
subito e un messaggio meraviglioso (quasi ignorato da tanta parte della gente di oggi) è un film che merita davvero di essere visto a qualsiasi costo!
La malinconia, molto evidente in tutti e due i film di Takahata, è presente ben poco in questo film, assai differente da "Omohide Poro Poro" o "Una tomba per le lucciole".

miaka_chan87

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miaka_chan87

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Molto bello, a tratti commovente. La trama è semplice: la natura cerca di ribellarsi al repentino disboscamento causato dall'espansione della periferia di Tokyo.
I tanuki (procioni) fanno di tutto per impedire agli operai arrivati sulle loro montagne di costruire nuove case. Usano i loro poteri per spaventarli, ma la mentalità dell'uomo moderno è troppo ristretta per credere che le leggende dei loro nonni possano essere vere. Purtroppo solo un manipolo di giornalisti cerca di aiutare i tanuki, e lo fa senza successo. Alla fine queste tenerissime creature devono adattarsi ai cambiamenti. Le particolarità di questo film sono essenzialmente due: la capacità dei procioni di trasformarsi e la canzoncina che secondo la leggende serve a richiamare i tanuki. Questi sono alla fine gli elementi centrali di tutto il film. Come ho detto è un anime molto divertente e commovente, adatto ai bambini ma più indicato agli adulti per la serietà dell'argomento che tratta.
Spero che piacerà anche a voi.

A questo punto non vedo l'ora di vedere Takenori Monogatari...

nishi

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nishi

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Bello, bello, bello! Un inno alla natura che si ribella all'urbanizzazione. Protagonisti questi simpatici animali, i tanuki, che provano a difendere la foresta dove vivono in tutti i modi dall'uomo, dal cemento. Pensando ai film precedenti di Takahata, i meravigliosi e realistici "Una tomba per le lucciole" e "Only yesterday", si fa quasi fatica a credere sia lo stesso regista. La magia ricorda più Miyazaki. Solita difficoltà a reperirlo, purtroppo, visto che non è disponibile in Italia. Un peccato perché oltre al solito messaggio ambientalista è molto divertente, rivolto anche ai bambini dunque rispetto ai precedenti capolavori già citati. Uno dei tanti film imperdibili dello studio ghibli.