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Tiger

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Tiger

Episodi visti: 24/24 --- Voto 6
Uno Spokon dal taglio classico, con un protagonista che ha dalla sua un obiettivo preciso ma con un profondo limite, ovvero quello dell'altezza, nemici che diventano amici e che riscoprono l'entusiasmo nel fare qualcosa. Poi c'è un capitano non molto fiducioso in se stesso ma che man mano dimostra il suo valore e allontana le sue paure, un "genio" che assorbe e migliora tattiche altrui, ed un piccoletto sicuramente non forte ma che ha una seria intenzione di migliorarsi e diventare qualcuno.

Insomma, il taglio nell'anime con un design non proprio bellissimo (basti vedere Yuma in molte situazioni) fa perdere tantissimo dal manga originale, che di per se è non ha molte pretese se non quella di farci conoscere il sumo e le sue basi, mentre qua si assiste ad una sorta di "Holly e Benji" e altri spokon simili, dove in un secondo d'azione partono mille ragionamenti e flashback.

Occasione mancata, sorvolo nel doppiaggio, non pessimo, ma contando che alcuni protagonisti parlano con voce più che adulta stona parecchio. Il design come detto non è eccelso, e, diciamo, l'unica cosa gradevole, se conoscete già la storia, son le scenette finali, post crediti, con intento comico, alcune di queste molto ben riuscite.

Ho letto altre recensioni molto favorevoli, allora ribadisco, la storia in se non è male, ma la versione animata poteva esser gestita meglio di così, non ha così tanto di rilevante da altre serie di carattere sportivo ed indirizzamento simile , so benissimo per quale pubblico è indirizzata, ma non è una scusante, certamente non è male che ne abbiano fatto un anime, ma è un male, volendo, che il risultato finale sia questo.

Gli do un 6 che gli sta stretto, perché Hinomaru meritava di più.


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Kotaro

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
“Le altre discipline da combattimento sono soltanto dei comuni sport, ma il sumo è diverso.
Il sumo viene dagli déi.”

Una volta, un lottatore di sumo incontrato in Giappone mi disse queste parole, per descrivere lo sport da lui praticato, e non gli si può dar torto. È una disciplina che ha un’unicità tutta sua: sport nazionale del Giappone, unico paese dove è praticato il sumo propriamente detto (varianti simili, ma ognuna con le sue differenze, si praticano in altri paesi dell’Asia), è caratterizzato da regole immutabili ed estremamente particolari per quanto riguarda gli incontri, le arene, il look, gli allenamenti, la dieta, la vita stessa dei lottatori. Il sumo affonda le sue radici in antichissimi rituali shinto, che si ripetono ancora oggi, dando a questo sport un aspetto più tradizionale, quasi sacrale. Ed è qui che sopravvive il suo fascino, anche in quest’epoca moderna dove il sumo è un business a cui vengono dedicate decine di riviste di cui traboccano le librerie giapponesi, dove i lottatori sono considerati alla stregua di star nazionali e dove i campioni attualmente più forti e popolari sono atleti mongoli e non giapponesi.

È uno sport unico, poco spettacolare, meno presente all’atto pratico dato il ridotto numero di tornei che si tengono durante l’anno, poco popolare presso i giovani che, per forza di cose, non possono cogliere in pieno la sua particolarità, ma non per questo meno sentito da parte dei giapponesi. Anzi, incontrare un lottatore che, vestito con uno yukata tradizionale, passeggia tranquillamente per strada, vederne uno in uno spot tv reclamizzare qualche cibaria, o anche solo vedere affisso sulla parete di un conbini il manifesto pubblicitario di un torneo prossimo venturo è quanto di più “giapponese” vi possa capitare in terra nipponica.

"Hinomaru Sumo" (o "Hinomaruzumou" che dir si voglia), serie animata tratta dall’omonimo manga firmato da Kawada per Shounen Jump di Shueisha sin dal 2014, ha un compito perciò parecchio difficile: come riuscire a rendere il sumo interessante per un pubblico di ragazzi? Come riuscire a conciliare uno sport solitamente seguito da un pubblico adulto, così tradizionale, incapsulato in regole rigidissime e immutabili, con i tipici elementi dei manga per ragazzi di casa Shueisha, che prevedono personaggi giovani, carismatici, e combattimenti spettacolari?

In un primo momento, va detto, che l’ago della bilancia va tutto verso queste ultime caratteristiche, perciò si ha tanto “shounen” e poco “sumo”. Lo stesso cast protagonista fa una strana impressione: in uno sport dove i lottatori sono generalmente enormi, adulti e dalla corporatura imponente, avere come eroi personaggi giovanissimi, fighetti, bassi, magri o col fisichetto scolpito e l’addominale sempre in vista fa assai strano, così come vederli con capelli a punta, colorati e strampalati invece del tipico chonmage, l’acconciatura caratteristica dei lottatori professionisti.

È una storia semplice, scontata, già sentita mille altre volte, quella di "Hinomaru Sumo", anche se altre volte era il baseball, il calcio, la pallavolo o un altro sport del caso: spronato dalla presenza di un piccolo genio di grande talento, lo scalcinato club sportivo su cui nessuno avrebbe scommesso uno yen riesce a farsi un nome, rincorrendo sogni di gloria. Ci sono tutti, proprio tutti, gli elementi delle serie sportive: il piccolo genio protagonista, rivali che diventano amici, l’atleta figlio d’arte super quotato, l’allenamento strambo col vecchio maestro, la rivalsa, le tecniche speciali, la concezione dello sport come divertimento e crescita personale piuttosto che come competizione. Eppure, tutto funziona benissimo, un episodio tira l’altro, sappiamo già come andrà a finire tutto, ma la vicenda è assai avvincente. E, non lo avremmo mai detto, ma siamo felicissimi di essere stati smentiti, coniugare “sumo” e “shounen” è possibile e funziona.

Per sua natura, il sumo è uno sport particolare, breve e conciso, caratterizzato solo da un piccolo ring di forma circolare e due lottatori che devono buttarsi fuori spingendosi a vicenda. Gli incontri durano solo pochi secondi, e non ci sono tecniche particolari o elementi particolarmente spettacolari. "Hinomaru Sumo" le tecniche speciali ce le ha, ma non rinuncia a raccontare il suo sumo con dovizia di particolari e un certo realismo, esasperando i pochi secondi dell’incontro reale con effetti puramente grafici che valorizzano la potenza degli atleti (kanji giganteschi su sfondo che annunciano gli altisonanti nomi delle tecniche, fiamme che si sprigionano dagli occhi dei lottatori a simboleggiare il loro ardente spirito combattivo, creature mistiche sullo sfondo), ma senza evocare Stand o ridurre in mille pezzi il dohyo, come, invece, accadrebbe altrove. Gli incontri sono credibili, brevi, non durano mai più di mezzo episodio e si compongono di poche, ma decisive, azioni. Nel tempo che dilata i pochi secondi dell’incontro reale trasformandoli in una decina di minuti d’episodio, un altro classico delle serie sportive, che qui si rivela uno dei maggiori punti di forza della storia: flashback e riflessioni interiori dei personaggi.

Uno degli elementi più riusciti di "Hinomaru Sumo" sono, infatti, proprio i personaggi. Cosa che ci stupisce, dato che, per come ci erano stati presentati, con la loro estetica da shounen fighetto che poco si confà alla sacralità del sumo, tutto sembrava meno che potessimo affezionarcisi. Eppure, man mano che la vicenda va avanti, ognuno di loro riesce a tracciare un percorso di crescita personale che lo farà cambiare radicalmente rispetto all’inizio della storia: l’ex asso della lotta libera che ha cominciato a fare sumo quasi per gioco riesce ad arrivare ad un livello tale da sconfiggere gli atleti più quotati; il personaggio magrolino, femmineo e timidino, palese pesce fuor d’acqua in un mondo di colossi giganteschi, riesce a farsi strada con impegno e fiducia in se stesso; il quattrocchi apparentemente antipatico e sulle sue si dimostra un attento osservatore e buon consigliere per quelli che pian piano diventano i suoi migliori amici; il ciccione insicuro e preso di mira dai bulli diventa colui che riesce a trascinare tutti gli altri e condividere con loro il suo sogno, e il bullo che lo prendeva di mira intraprende un meraviglioso percorso di redenzione che lo porta a riflettere sui suoi errori e sull’entità del dolore che ha arrecato alle sue vittime.

"Hinomaru Sumo" si trasforma ben presto in una storia di amicizia, legami e crescita personale, che coinvolge non solo i personaggi protagonisti della squadra del liceo Odachi, ma anche quelli delle scuole avversarie, di cui pian piano ci viene svelato qualche retroscena, qualche storia passata, qualche caratteristica, e in alcuni casi riescono addirittura a fare amicizia coi nostri, donandogli consigli e instaurando rapporti che vanno aldilà dello spingersi a vicenda su un ring circolare.
Come da tradizione di questo tipo di storie, il protagonista stesso sembra essere quello meno interessante di tutti, quello che più facilmente si fa rubare la scena dai suoi compagni: troppo apparentemente perfetto, troppo vincente, con poche sfumature. Tuttavia, lo dice il titolo, questa è anche e soprattutto la sua storia, e, nonostante ci voglia un po’, anche Hinomaru riesce via via a brillare e a farsi amare dagli spettatori, tramite un percorso fatto di vittorie e sconfitte (in "Hinomaru Sumo" non si vince sempre, anzi), una travagliata storia familiare e un problema, quello dell’essere più basso degli standard che definiscono i lottatori professionisti (io e i miei 160 cm scarsi di altezza siamo tutti con te, Hinomaru!), che si frappone fra lui e la realizzazione del suo sogno.

Man mano che va avanti la storia, cominciano ad affiorare anche elementi di sumo più tradizionale. I personaggi sono ragazzi che frequentano un club scolastico, non ancora a livello professionistico, ma di tanto in tanto compare qualche vecchio maestro, qualche celebre campione adulto, a donare un’atmosfera più classica. Il realismo con cui è dipinto il "giapponesissimo" ambiente del sumo fa il resto. In un azzeccatissimo gruppo di episodi, i nostri sono in trasferta a Nagoya, sede di un prestigioso torneo che ha luogo a luglio, si concedono una gita turistica al castello e svolgono un ritiro all’interno della più tipica delle sumo-beya, le federazioni di sumo, di cui si mostra con perfetto realismo la vita quotidiana dei lottatori, tra allenamenti, faccende domestiche e pasti a base di enormi porzioni di chanko-nabe (pasto tipico di lottatori di sumo, consistente in uno stufato di carne, pesce e verdure assortite): chi scrive, come si diceva in apertura, ha vissuto a lungo nella zona di Aichi, ha visitato molto spesso Nagoya e ha avuto l’occasione di assistere agli allenamenti dei lottatori di sumo in vista del suddetto torneo estivo, condividendo con loro chiacchiere e un abbondante pasto a base di chanko-nabe, e vi può assicurare che "Hinomaru Sumo" non si è inventato nulla, il mondo delle sumo-beya è davvero così come mostrato nell’anime.

A livello grafico, "Hinomaru Sumo" dà il massimo nell’adrenalinica resa dei combattimenti. Piacevole ma meno bello lo stile con cui sono disegnati i personaggi, che ha un retrogusto un po’ fighetto e un po’ da bara manga amatoriale pubblicato su Pixiv, con corpi muscolosi ben dettagliati ma volti un po’ troppo semplicistici e caricaturali. Avendo uno stile decisamente adatto, non stupisce il fatto che abbia ispirato diverse fanart del genere sulla popolare art community giapponese, quanto più la proliferazione di fanart dedicate a quei due personaggi femminili in croce che compaiono nella serie, che sono decisamente poco importanti per le vicende e non sono poi così caratteristici da dover dedicare a loro (e non ai protagonisti maschili, che sono i principali) così tanti disegni.

Molto bella la parte musicale, in particolar modo le quattro sigle, tre delle quali sono brani estremamente energici, perfetti per una serie di argomento sportivo, con la prima ending che entra nella testa e non ne esce più. Ma, inaspettatamente, è proprio l’ultima sigla di chiusura a colpire. In primis, perché totalmente diversa da tutte le altre, con un ritmo molto più lento e dolce. Classica ballad come le tante che vanno molto di moda in Giappone, proprio per questo, in realtà, si rende perfetta a rappresentare la nostra storia di amicizia, sogni e crescita personale che si svolge sul sacro ring circolare delle divinità shinto.

Fiorite, ciliegi,
poiché sulla strada di ognuno fiorisce il proprio fiore.
Fiorite, ciliegi.
La risposta che ancora non ti è visibile
è già dentro di te.
Con questa forza, spicca il volo!

Fiorite, ciliegi.
Un giorno, anche quel cielo
si tingerà del colore della primavera.
Fiorite, ciliegi.
Le lacrime che hai versato
diventeranno la risposta che stai cercando
Con questa forza, risplendi!

Una bella, inaspettata, sorpresa, questo "Hinomaru Sumo". Mi aspettavo una storia più seria, per adulti, come i tanti manga sull’argomento che vengono pubblicati sulle riviste seinen, ma ho avuto, invece, un bellissimo ed esaltante racconto di formazione. Ormai dovrei fare a meno di stupirmi, ma i giapponesi, capaci di rendere passionale ed entusiasmante qualsiasi attività, me l’hanno fatta ancora una volta, regalandomi sei mesi di emozioni, di inaspettati amici, di ricordi e sensazioni di vario tipo. La serie animata adatta, non so quanto fedelmente, il primo arco narrativo del fumetto e arriva ad un finale concreto e soddisfacente (e anche abbastanza commovente, su, diciamolo!), che non ha necessariamente bisogno di un seguito (il quale, tuttavia, non ci dispiacerà, se dovesse arrivare). Hinomaru Sumo è una serie tanto semplice quanto ben fatta, un racconto di crescita e amicizia adolescenziale che tratta con entusiasmo e il dovuto rispetto uno sport che “viene dagli déi” e che, quindi, necessitava una cura particolare. Assolutamente consigliato ai fan sfegatati delle serie sportive alla giapponese (che troveranno qua proprio tutto ciò che cercano ed amano in storie di questo tipo), ma potrebbe rivelarsi una gradita sorpresa anche per chi cerca anche solo una bella storia adolescenziale o chi vuole approfondire uno degli aspetti più caratteristici di quel Giappone che tanto amiamo.


 2
Davime

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8
"Hinomaru Sumo" è un anime che mi ha appassionato molto; se non l'avessi visto in simulcast l'avrei sicuramente finito in uno/due giorni.
A mio modo di vedere, il bello di questa serie è la totale assenza di pretenziosità: è diretta, semplice (anche se spesso scontata...), ma sa rapirti col suo crescente turbinio di adrenalina ed emozioni, portando inevitabilmente chi la guarda ad appassionarsi ai protagonisti ed agli incontri.
Devo dire che per il tipo di emozioni che mi ha suscitato mi ricorda tanto, pur con i diversi gap negativi del caso, i cari vecchi spokon anni 80-90 come "Holly e Benji", "Tommy la stella dei Giants", "Slam Dunk" (mio anime preferito) ecc...
A sostegno di questa somiglianza ci sono gli elementi classici dell' "old school" del genere quali redenzione del bad boy, vittoria pur in presenza di difficoltà fisiche, trionfo del principiante sull'esperto, sfide familiari, nominare qualsiasi tipo di movimento marziale, malattie, dediche a chi non c'è più ecc... insomma, tutte le tematiche che negli anni hanno fatto scuola nel segmento in oggetto.

Trama: come detto è fluida ma parecchio scontata (ho azzeccato il 95% dei risultati degli incontri...e non sono Nostradamus) ma su una serie da 24 episodi incentrata squisitamente sul combattimento ci può stare e non mi è assolutamente dispiaciuta.
Ci sono però tanti, ma tanti aspetti surreali... Hinomaru, fenomeno indiscusso del sumo scolastico con l'obiettivo di diventare un futuro yokozuna, si ferma in una scuola sconosciuta senza un vero club di sumo solamente per l'attacamento che il presidente dimostra verso questo sport (perché gli atleti delle altro scuole no invece...), o sempre lui che prende per 10 minuti schiaffi in faccia da un karateka esperto senza fare una smorfia (sì va beh, dritto all'ospedale!), elementi che sarebbero stati totalmente fuoriluogo in un altro tipo di anime ma che in questo si tollerano facilmente appunto per la palese assenza di pretenziosità.

Quanto agli incontri devo dire che sono veramente ben pensati e realizzati, anche sotto il punto di vista marziale. Il torneo è molto avvincente e si lascia seguire con favoloso entusiasmo... il finale è ovviamente immaginabile ma, come dire, è il suo... e poi ho gradito molto gli ultimi minuti in cui si è potuto dare un rapido sguardo all'immediato futuro dei protagonisti.

Chara design/animation: seguono assolutamente le caratteristiche della trama.
I personaggi sono pensati e caratterizzati in maniera molto semplice (attributo che si ripete spesso in questa recensione ma è in assoluto il più azzeccato); non c'è alcuno spazio per turbinii psicologici, moralismi o altro. Il loro modo d'essere viene magistralmente riflettuto nello stile di combattimento e nelle altre azioni, mentre per il resto tutto si riduce veramente all'osso (durante il torneo, quando Hinomaru non combatte sta praticamente sempre a braccia conserte).
I tratti fisici dei protagonisti sono abbastanza stilizzati ed a volte si notano delle sproporzioni e/o delle approssimazioni a livello anatomico (qualche muscolo un po' troppo rettangolare, personaggi che di scena in scena cambiano proporzioni rispetto agli avversari...).
Background art praticamente inesistente essendo incentrato tutto nelle palestre/palazzetti, ma le poche rappresentazioni cittadine e quelle dei vari dojo sono valide e molto caratteristiche.

Detto tutto ciò, la cosa che non è mi è proprio piaciuta e che quindi è impossibile non citare è il cambio di opening e di ending a metà serie. Perché?! Mi chiedo perché sia stata fatta questa scelta... non erano belle, di più! Anche il comparto video risultava ben realizzato, invogliavano proprio alla visione/ascolto, mentre quelle nuove le ho trovate a dir poco obbrobriose... boh, scelta veramente inconcepibile e particolarmente non azzeccata (poi son gusti...).

Concludo dicendo che ho avuto modo di dare uno sguardo anche al manga e sono rimasto stupito dall'ottima qualità dei disegni con scene di combattimento molto reali e fluide.
Voto: 8, consigliatissimo per tutti, soprattutto per gli amanti dello spokon come me.


 6
Mirokusama

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7,5
Questa serie è la riscossa dello spokon! Semmai ne avesse avuto bisogno. Già, perché il più delle volte noto che sempre più spesso si tende a sottovalutare le serie sportive a causa di difetti che il più delle volte è difficile non riconoscergli, come una certa ripetitività di situazioni e personaggi o delle forzature inverosimili, se non al limite dell’impossibile proprio, che rendono difficile immedesimarsi nei protagonisti della serie in questione. ‘Hinomaru Sumo’ prende questi elementi…e li ripropone pari pari senza provare a cambiare nulla, persino il titolo è esemplificativo della semplicità dei suoi contenuti, il nome del protagonista della serie e lo sport che pratica, un po’ come se ‘Capitan Tsubasa’ si fosse chiamato “Tsubasa Football” o ‘Slam Dunk’ “Hanamichi Basket”. Eppure, magie dell’animazione, vedi ‘Hinomaru Sumo’ e non puoi fare a meno di restarne impressionato, seguirlo con trepidazione e ritrovarti coinvolto negli sforzi e nelle sofferenze vissute dai suoi protagonisti. Pochi anime del 2018 appena trascorso possono definirsi così legati a un genere e allo stesso tempo riuscire a risultare così interessanti a dimostrazione ancora una volta che, anche le formule narrative più abusate, possono rivelarsi vincenti se toccano le corde giuste dello spettatore attraverso storia, temi trattati e personaggi.

Corde che tocca sicuramente ‘Hinomaru Sumo’: il protagonista della serie, come avevo anticipato, è Ushio Hinomaru, studente liceale e giovane promessa del Sumo scolastico, talmente bravo nella sua disciplina da essere inquadrato come un possibile futuro Yokozuna (massimo titolo a cui aspirare nel mondo del sumo) e che per questo porta con sé il soprannome di una delle spade del tesoro nazionale giapponese, Onimaru Kunitsuna, un onore concesso a pochissimi altri personaggi della serie. Sembra un ragazzo destinato a un destino glorioso se non fosse per il fatto che presenta un ‘difetto’ fisico non indifferente ad ostacolarlo nel suo percorso: è troppo basso. Ufficialmente infatti solo lottatori più alti di 1 metro e 67 cm possono partecipare al sumo agonistico ma il nostro Ushio non raggiunge neanche il metro e sessanta. Incurante di questa limitazione che è costretto a subire però, Hinomaru continua a dedicarsi allo sport che ammira più di ogni altra cosa consapevole che, se dovesse diventare Yokozuna delle scuole superiori, avrebbe comunque la possibilità di entrare nel mondo professionistico indipendentemente dalle sue caratteristiche fisiche. La serie quindi si concentrerà sul suo percorso formativo nello sport a cui ha deciso di dedicarsi anima e corpo insieme ai compagni che con lui divideranno gioie e dolori: Shinya Ozeki, presidente del club di sumo dell’istituto Odachi frequentato dai protagonisti, Yuma Gojo, ex-teppista esperto di karate datosi al sumo per cercare una rivincita contro Hinomaru, Chihiro Kunisaki, campione nazionale di lotta libera affascinato dal sumo del protagonista e desideroso di approfondirne i vari aspetti, Kei Mitsuhashi, semplice appassionato attratto dalle gesta di Ushio, e Kirihito Tsuji, amico di vecchia data di Ushio che diventerà allenatore, tattico e preparatore della squadra di sumo della scuola.

Non nasconderò, e del resto l’ho specificato sin dall’ inizio, che da questo punto in poi la storia si muove su binari abbastanza prevedibili che comprendono la presenza di tanti elementi classici del genere quali allenamenti massacranti, ritiri di gruppo, mentori esperti a fare da guida ai protagonisti e un obiettivo comune riposto in tutti i personaggi che comporta la qualificazione, e successiva partecipazione, della squadra ai campionati scolastici nazionali di sumo delle superiori. Niente di straordinario quindi, ma non per questo poco interessante; quello che mi ha colpito particolarmente invece sono state due cose, la caratterizzazione di ogni personaggio e il sumo vero e proprio. Dietro al ‘faro’ Hinomaru infatti riescono spesso a brillare di luce propria, a volte anche più del protagonista, tutti i personaggi principali della serie e, in rari casi, anche alcuni degli antagonisti che da lì a poco conosceremo. Ma sono i membri del club di sumo della Odachi, per forza di cose, a ritagliarsi lo spazio maggiore: Ozeki ad esempio è il personaggio che subisce l’evoluzione maggiore rispetto all’ inizio passando da grande appassionato del sumo timido e remissivo, costretto dalla banda di teppisti di Yuma ad allenarsi fuori dal dojo scolastico, a Capitano della squadra deciso e consapevole dei propri mezzi; Kunisaki, che entra in contatto col sumo quasi casualmente, ne resterà talmente assorbito da riuscire a contrastare i migliori lottatori nazionali sfruttando il talento innato nella lotta che lo contraddistingue; Yuma intraprenderà un lungo percorso di redenzione che lo porterà a darsi anima e corpo al sumo nel tentativo di espiare le sue azioni iniziali e arrivare a capire la gravità dei suoi errori e lo stesso Kei, che fisicamente è quanto di più lontano sarebbe solito associare a un lottatore di sumo, spenderà ogni goccia di sudore per affinare le sue tecniche e non essere un peso per gli altri componenti della squadra. Tutto questo viene raccontato in modo naturale e mai forzato attraverso una lunga evoluzione che giustifica e rende credibili i miglioramenti che tutti i personaggi faranno lungo la storia. L’altro punto di forza della serie invece è proprio il sumo in questione, sport nazionale giapponese nonché rito spirituale vero e proprio oltre che mera pratica sportiva, una disciplina difficile da vedere utilizzata come tema di una serie animata e che qui ci viene mostrata in tanti aspetti diversi, tra cui una ‘potenza’ fisica che faticavo ad associargli: se è ben nota infatti la mole che contraddistingue i lottatori di sumo, propriamente detti rikishi, non altrettanto era da parte mia tutta la preparazione che necessita la pratica del sumo, sia come esercizio fisico base sia nella tattica e nella gestione del singolo incontro. Tutto ciò viene mostrato con dovizia di particolari nell’anime attraverso i tanti incontri che vivranno i protagonisti raggiungendo anche un buon equilibrio che bilanci l’aspetto sportivo e le classiche esagerazioni da shonen, che comunque non mancano nei momenti più intensi e decisivi, ma che non intaccano minimamente la tensione che si respira in ogni scontro che raramente dura molto tempo, come prevede in fondo la realtà del sumo dove le sfide si risolvono molto spesso in meno di un minuto.

L’anime di ‘Hinomaru Sumo’ è una produzione dello Studio Gonzo in 24 episodi ed è la trasposizione dell’omonimo manga dell'autore Kawada, pubblicato da quasi cinque anni sulle pagine del Weekly Shonen Jump di Shueisha. Non conosco l’opera originale per cui non posso valutare le eventuali differenze fatte dalla produzione dell’anime, ma posso immaginare che siano diverse visto che il manga è ancora in corso e conta oltre duecento capitoli mentre l’anime si ferma intorno al centocinquantesimo capitolo, un numero già comunque cospicuo da ridurre completamente negli episodi presentati; in ogni caso la serie ha una costruzione efficace e un finale decisamente convincente che la fanno funzionare tranquillamente senza conoscere nulla dell’opera originale.
La regia è curata da Yasutaka Yamamoto, un lavoro lineare ma apprezzabile che risulta estremamente convincente soprattutto nelle tante scene di lotta che compongono la serie e rappresentano senza dubbio i momenti più vigorosi ed entusiasmanti dell’anime. Il character design di Kii Tanaka è una piacevole rivisitazione del tratto originale di Kawada, che resta comunque superiore a mio parere per precisione e pulizia, mentre ho trovato il comparto sonoro abbastanza debole nel suo complesso; le musiche di James Shimoji non sono orribili sia chiaro ma raramente mi hanno aiutato a sentirmi coinvolto dall’azione, e lo stesso dicasi per le quattro sigle della serie, due opening e due ending, che ho trovato discrete al massimo, visivamente semplici ma abbastanza banali mentre, dal punto di vista musicale, francamente dimenticabili. Assolutamente azzeccato invece è stato il doppiaggio giapponese, scelte adatte ad ogni personaggio e recitazione sempre puntuale in qualunque momento, partendo da Atsushi Abe che ha doppiato il protagonista Hinomaru, e proseguendo quindi con Fukushi Ochiai (Ozeki), Takuya Sato (Kunisaki), Kentaro Kumagai (Yuma) e Ayumu Murase (Kei).

‘Hinomaru Sumo’ in definitiva è una serie decisamente riuscita, un racconto moderno a tema sportivo che ha tutti i crismi del classico imperdibile e, per questo, trovo che sia adatta ad ogni pubblico alla ricerca di storie cariche di azione, sforzi, sacrifici e personaggi carismatici in grado di farti appassionare anche a quegli argomenti che mai ti saresti aspettato di dover cominciare a conoscere, come il sumo che in fondo è uno sport fortemente legato e racchiuso al Giappone, e che invece in quel momento riescono ad assorbirti e affascinarti come poche altre cose al mondo.