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megna1

Episodi visti: 12/12 --- Voto 10
Sto portando avanti stoicamente la scelta di rivolgere la mia attenzione su due o tre titoli per stagione, evitando come la peste serie e special TV basati su eroge misconosciuti e light novel di infima nomea. Sono troppo vecchio perfino per appassionarmi a shounen battle e affini. Inoltre è cosa ben risaputa che manifesto una grave forma di idiosincrasia verso 3D e derivati. Ormai la CGI è la mia nemesi. Non sono uno di facile contentatura. Cosa guardare ordunque?

Questa volta la cernita, pescando nel mare magno delle proposte stagionali, mi ha portato a posare gli occhi sull'ultima chicca di Science SARU, uno degli studi più promettenti del momento, foriero di innovazione e sfrenata creatività. Creatura plasmata dall'istrionico Masami Yuasa, a cavaliere di un'epoca dove non si tende ad azzardare con sperimentazioni e personalismi. Ma bando alle ciancie ed entriamo subito nel gorgo, che la ciccia è tanta e lo spazio poco. E di certo non si tratta di paccottiglia di seconda categoria. Dopo il mezzo capitombolo del discusso "Devilman Crybaby" (che ha ricevuto molte lodi, ma anche sferzanti critiche), pare che per il regista di Fukuoka si stia profilando l'ennesimo colpaccio, come in una sequenza sovraesposta. Lo dico a botta calda, ma, d'ora in poi, il mondo dell'animazione nipponica non sarà più lo stesso. Da quel poco che sono riuscito a sbirciare la trasposizione animata ha una marcia in più rispetto al manga di Sumito Owara, che in tutti casi merita una nota di plauso per l'indubbia originalità.

Procediamo per gradi. Nella prima parte andrò a enucleare gli aspetti tecnici per poi passare ad analizzare plot narrativo e personaggi.

Cominciamo col dire che a differenza di "Ping Pong ~ The Animation" qui l'intervento di Masaaki Yuasa si nota meno, specialmente nei movimenti di camera, privi dei consueti traballamenti forzati e degli stacchi improvvisi. Anche le inquadrature e le anatomie sono allineate a quelle originali. Niente corpi dilatati allo spasimo e nessun uso intensivo di lenti e filtri stroboscopici. L'opera per tutta la sua interezza è un florilegio di stili provenienti da artisti diversi, che suscita un'enorme curiosità fin dalle primissime battute iniziali. Come non rimanere di stucco dinanzi alle trovate e alle innumerevoli citazioni del primo episodio? Oppure come non amare la vena non-sense della micidiale opening, interamente concepita dallo stesso Yuasa? (Sigla che ha generato una pioggia di meme.) Nel frattempo continua l'idillio con Eunyoung Choi, come da copione, a capo di tutto ciò che riguarda la fase di produzione.

A dire il vero quest'opera è frutto di un lavoro collettivo, poiché Yuasa, come avevo già spiegato, ha sì incitato, monitorato, suggerito, ma poca mano ha messo sugli storyboard e nelle sceneggiature, almeno rispetto al solito. (In "Ping Pong" tutti gli ekonte portavano la sua firma, idem per gran parte dei dialoghi di "Tatami Galaxy".) Abilissimo nel derogare i compiti al suo staff. Pochi sanno sfoggiare questa dote. Il risultato è tutto il contrario di una esposizione arida, schematica e prefissata, esaltando il nitore dello stile. Facendo la dovuta attenzione qualche suo svolazzo lo si può comunque intravedere. Sarebbe ingiusto, però, non tributargli il merito per la riuscita del progetto.

Per rappresentare al meglio il dedalo di viuzze e fiumiciattoli e le schiere di edifici che caratterizzano Shibahama viene ingaggiato Masanobu Nomura, già distintosi in "Little Witch Academia". Non parliamo certamente di un art director "anti-empatico" privo di senso della levità e del dettaglio. I ragazzi dello Studio Bihou poi fanno miracoli con Photoshop. I colori sono esuberanti. Merito di Aiku Nakamura, un altro dei principali reggitori della serie, mentre Atsuko Nozaki, Hakuyu Go e Kai Ikarashi bagnano il naso a tutti con le loro superbe action-scene da capogiro.

Tutto nasce in un noioso giorno di pioggia, tra decine e decine di video in streaming, all'apparenza tutti molto simili, Midori Asakusa si imbatte (quasi per caso) in "Mirai Shonen Conan", e da lì nasce in lei un amore viscerale per gli anime che la porteranno a costruire scenari fanta-apocalittici e incredibili avventure con sottomarini e aeromobili che si rifanno alle creazioni del grande Miyazaki. Infatti, la protagonista del loro cortometraggio d'esordio è una discendente diretta di Nausicaä, in versione affusolata e semisvestita, come lo erano le sensuali eroine fantasy che tempo fa imperversano in OAV e videogiochi per console. Le ambientazioni sono settate e circoscritte in una ridente e cosmopolita località marittima che sembra un enorme amusement park popolato da abitanti caciaroni e sguaiati. Esaminando capi d'abbigliamento, mobilio e tecnologie sembrerebbe collocata ai giorni nostri o poco più in là; per esempio la multiplane camera viene già considerata oggetto da antiquariato.

La trama scritta da Yuichirou Kido sorprende per velocità e scorrevolezza, e le puntate filano via lisce come l'olio. In certi passi ricorda molto la scalata di quei tre folli animatori (Hiroyuki Yamaga, Hideaki Anno e Takami Arai) alle prese con il video di presentazione per una convention di fantascienza. (Daicon Film vi dice niente?) Solo che in questo caso la storia è in versione femminile, anche se di femminile le tre scatenate adolescenti, in realtà, hanno ben poco, specialmente nelle movenze. Infatti le tinte preponderanti sono azzurro, blu scuro e verde acquamarina, mentre le tonalità di rosa e fucsia amate dalle bambine sono state bandite dallo staff. La Asakusa, nonostante il rigetto per i contatti sociali, si rivela il ritratto della gaiezza e della beata fanciullezza: adorabile e 'guanciottosa'. Uno scricciolo saltellante dalla fervidissima immaginazione, privo di qualsiasi barlume di livore. La bella Tsubame Mizusaki, con i suoi occhioni da cerbiatta, si dimostra fin da subito la più fascinosa, ed è anche quella che mi ha trasmesso meno simpatia, a causa del suo fare da smorfiosetta. Tutt'altro discorso per Sayaka Kanamori, la tipica spilungona dalla voce nasale, lentigginosa, venale e oltremodo antipatica. Nobuyuki Asano e la animatrice Yuki Igarashi hanno svolto un lavoro veramente maiuscolo su questo character, tanto che lei e la sua grettezza hanno innescato una vera e propria fenomenologia a parte.

I mecha abbozzati da Midori riesumano quelli dei primi anni '80. Quelli slanciati e arrotondati ideati da artisti del calibro di Shoji Kawamori e Yutaka Izubuchi, ai giorni nostri, nel post Eva, considerati un po' demodé. Perciò le tre si troveranno a scontrarsi con il club degli amatori di robot, che chiedono più realismo. Questo lo si può definire un momento cruciale, essendoché lo spirito visionario dell'Eizouken alla fine prevarrà. Appaiono altri comprimari nel protrarsi delle vicende, ma non godranno di molta visibilità e non avranno ruoli chiave. Di sicuro non c'è da morir d'inedia.

Nelle puntate centrali, precisamente la 6 e la 7, non succede quasi nulla e la narrazione rallenta un pochino. Meno iperboli e disegni così così, in gran parte delocalizzati a studi minori. Arrivando al sodo negli episodi centrali mancano quelle gemme hanno reso Yuasa famoso come l'erba betonica. Già dall'ottavo episodio comunque si rientra in carreggiata e tornano i guizzi visti nei primi episodi. Una vera e propria raffica di sakuga di altissimo livello con paesaggi e sfondi da colpo apoplettico.

"Keep Your Hands Off Eizouken!" è da ritenersi oltracciò un monito per chi volesse intraprendere una carriera. Senza un image-board valido e un bloc notes pieno di sketch non si va da nessuna parte. Oggi tante volte il prop design viene trascurato, talora fatto in quattro e quattr'otto con l'ausilio di computer e dati preimpostati, che possono essere modificati con poco sforzo.

Potrei tirare fuori un piccolo difettuccio, asserendo che gli animatori potevano giostrarsi meglio le scene d'azione, latenti nella parte centrale dell'opera. Ma in fin dei conti è una critica personale forse esagerata, una quisquilia che non deve in alcun modo inficiare un titolo perfetto sotto tutti i punti di vista. Nel computo dei pro e dei contro le note positive stravincono, e me ne compiaccio, e alla fine mi rendo conto che sono solamente dodici puntate, in cui sono riuscito a compenetrarmi al 101%. Mi han riportato a quando ero un quindicenne smanioso di vedere ogni anime uscito sulla faccia della terra e di carpirne ogni segreto.

Anche se non sono un campione di assertività, faccio un ultimo accorato appello a tutti gli amatori di anime e manga, e perché no, pure a chi nutre un odio innato verso Yuasa. Per chi non ha mai visto un anime giapponese prima d'ora potrebbe diventare addirittura propedeutico.

Nel gran finale gli autori tentano l'impossibile con un messaggio emozionale (che suona un tantinello criptico). Midori è indecisa e confusa sul dogma della coesistenza, questo è lampante. Dopo tutto questo adulare ed elogiare, non posso far altro che dare il voto massimo, cosa che faccio molto raramente, ma tuttavia mi sembra una scelta ponderata. Se non do 10 a una serie così! Quando mai potrà accadere di nuovo?