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GattoDelRamen

Episodi visti: 24/24+ --- Voto 7
Devo dire che è un anime molto carino e originale, con personaggi ben caratterizzati e curati nell'aspetto fisico. Non starò qui a fare la “Divina Commedia”, quindi riassumerò tutto e sottolineerò i fatti e le cose più importanti.

Takemichi è un ragazzo che se ne sta seduto sul divano a guardare la TV (manco Aizawa!) e che viene a sapere della morte di Hinata, la sua ragazza delle medie. Dopo tutto ciò va alla stazione, dove viene quasi investito da un treno. Prima di venire investito, però, torna indietro nel tempo fino agli anni delle medie. Qui cerca di cambiare la sorte di Hinata, cambiando (e, aggiungerei, incasinando) il passato. Non mi dilungherò oltre, per via degli spoiler.

Ok, basta con la parte dantesca e passiamo alla valutazione dell'anime. Prima di tutto mi è sembrata molto carina e originale l'idea di far scontrare tra di loro le varie gang di Tokyo, un po' meno il salto temporale (a cui viene dedicato pochissimo spazio e spiegazioni, almeno nell'anime). Fino a questo punto, tutto bene: grafica ok, personaggi ok, obbiettivo del protagonista ok, scontro tra gang ok, morte, sangue e risse ok, family friendly abbastanza ok. Peccato che il problema di questo anime sia proprio Takemichi, il protagonista: uno di quei bimbi (perché chiamarli ragazzi è troppo) capaci di piangersi addosso pure quando cade il gelato a un altro od ogni volta che nel mondo muore una balena (no, non ho niente in contrario alle balene). Insopportabile sin dal primo momento, Takemichi viene ridicolizzato, e non fa altro che incasinare di continuo le vicende e piangere a ogni incontro. Va bene che deve salvare Hinata, conquistare la Toman, sconfiggere Kisaki e tutto il resto, però piangersi addosso ogni tre per due rende il personaggio odioso, ridicolo e fastidioso. Dico davvero, è talmente rompiscatole che durante i combattimenti e gli scontri tra gang ti viene voglia di tifate i cattivi e incitarli a farlo fuori. Capisco che il protagonista deve raggiungere il proprio obbiettivo, diventare più forte e abbattere i cattivi (deve essere un po' family friendly), ma far sì che in ogni singolo episodio abbia un problema apocalittico o insignificante mi sembra eccessivo.
La trama è buona e ben strutturata, ma sono di gran lunga meglio i primi e gli ultimi episodi in cui si segue davvero la vera storia e non quella in cui Takemichi piange anche solo per una puntura di zanzara. Diciamo che gli episodi di mezzo servono solo a farti capire quante volte può piangere un bambino di un mese in un giorno. Ogni volta che c'è uno scontro si ripete: "Devo vincere, devo salvare Hinata, sono uno 'sfigato', sono un eroe piagnucolone, ecc.", e poi resta a guardare come una statua di marmo (manco quelle dei templi giapponesi). Per esempio, negli episodi della morte di Baji: "Devo cambiare il futuro, devo cambiare il futuro", e poi l'unica cosa che riesce a cambiare è il flusso delle sue lacrime.

Questo è davvero un bell'anime con una grande idea e una bella fantasia alla base, ma è mal sviluppato. Se Takemichi fosse diverso e gli episodi più fluidi e interessanti, sarebbe di gran lunga meglio. Spero che in futuro cambi e diventi più interessante, perché per ora è davvero "a frammenti".
Il mio 7 è praticamente regalato, ma do questo voto di fiducia, sperando in un miglioramento.


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filidema

Episodi visti: 24/24+ --- Voto 7,5
“Tokyo Revengers”: una bella serie ma un po’ sopravvalutata.

La trama è di sicuro originale e avvincente, i ventiquattro episodi scorrono bene, soprattutto perché non mancano i colpi di scena. Tuttavia, non riesco a giustificare un così grande successo.
Partendo dal protagonista, Takemichi, che spesso si ritrova a darsi per vinto e piangersi addosso anche quando può fare ancora qualcosa. Capisco che questo, come molti altri difetti, lo rendano più umano, “l’eroe piagnucolone”, però a tutto c’è un limite. Troppo spesso ha un atteggiamento vergognoso e incoerente con la sua missione. A mio parere, fa proprio prudere le mani allo spettatore, della serie “piuttosto che guardarti piangere addosso così, lascia fare a me, guarda”.

Passando alla grafica, non voglio dire che sia brutta, però non era di certo all’altezza di quella di altre serie uscite nello stesso periodo. Una qualità media che fa il suo lavoro, ma per una serie che è stata così apprezzata forse avevo aspettative troppo alte. Non c’erano neanche quei pochi frame di assurda fluidità per mettere un po’ di brio, anzi al contrario a volte c’era qualche calo di grafica un po’ fastidioso. Non voglio sembrare un bastian contrario, ma non riesco a giustificare il grandissimo successo che ha ottenuto questa serie se non per il character design dei molti personaggi maschili, molto cool tra acconciature interessanti, piercing e tatuaggi.

Sembra che voglia solo elencare i lati negativi della serie, ma non è così. In realtà l’opera mi ha appassionato da subito, soprattutto per l’alone di mistero che c’è intorno ai fatti che ti porteranno a un certo futuro. Mentre guardavo la serie, era un continuo speculare su: come riuscire ad ottenere il futuro sperato, quali fatti cambiare, dove intervenire e scoprire chi è il vero nemico, il mastermind che regge i fili nell’ombra. Poi ci sono i momenti emozionanti con Hina, che ti colpisce al cuore da subito.
Quindi, in sintesi, i punti forti a mio parere della serie “Tokyo Revengers” sono: un character design molto ‘stiloso’, gli ottimi colpi di scena per niente prevedibili, i momenti più teneri e romantici con Hina e Takemichi, che sono perfetti per staccare da uno scontro pieno di violenza all’altro con un po’ di dolcezza, e infine la trama, emozionante, coinvolgente e misteriosa da subito, che lascia libero spazio allo spettatore per speculare sulle possibili cause ed effetti.

Consiglio questa serie a chi cerca un anime di combattimento dalla trama coinvolgente!


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PamRedFox

Episodi visti: 24/24+ --- Voto 9,5
Bellissimo anime, storia coinvolgente e disegni fantastici.
A volte scade un pelino nel banale, ma i colpi di scena non mancano e riportano a galla la trama. Impossibile non appassionarsi ai personaggi e alla storia che li ha portati a come sono oggi. Non c'è nulla da dire, se non che si finisce letteralmente in una notte, talmente è coinvolgente. Sangue e botte non mancano, e questo forse rende un pelino irreale la storia: come si possano incassare così tante botte, non essendo supereroi, e sopravvivere è un pelino oltre il limite.


 2
kirk

Episodi visti: 24/24+ --- Voto 6
Ho pensato mille volte di ‘droppare’ questo anime, non capendo perché è così di successo in Italia: partiamo col dire una cosa, la versione che è trasmessa nei Paesi occidentali è “leggermente” diversa dal Giappone ed io, non sapendo in cosa è edulcorata e non sapendo il giapponese, l’ho vista così come.

E se non fosse per un’impennata improvvisa negli ultimi episodi, non le avrei dato né la sufficienza né attenderei i prossimi episodi.
Cosa mi dà fastidio? La cosa più fastidiosa è il protagonista Takemichi Hanagaki, che a ventisei anni si ritrova a rivivere i suoi quindici anni con l’intenzione di salvare la sua fidanzata di allora. Può fare balzi temporali in avanti e indietro di dodici anni, con l’intoppo di non ricordare nulla di cosa succede nelle sue due vite prima dei balzi: lui ha un’unica coscienza e un’unica memoria di sé.
Si fa per questo aiutare da un detective della polizia, il quale, trattandosi di una storia di bande giovanili che si trasformano in un’organizzazione malavitosa molto potente, dovrebbe essere in grado di sapere qualcosa... ma sa poco o niente. Se la polizia non sa niente, vuol dire che deve agire in prima persona, ma... è un pappamolla incapace di qualsiasi cosa, spinto dagli eventi: in realtà una capacità l’ha, ma è una capacità per cui dovrebbero ammazzarlo di botte, ha ventisei anni e frigna come un bambino di sei in un mondo di quindicenni che sono delinquenti durissimi che sembrano avere molti anni in più.
A salvare la situazione sono i personaggi secondari della Toman, i quali sono molto carismatici e emergono soprattutto nella parte finale: gli ultimi episodi sono fantastici, ma il prologo noioso ad essi dura troppo a lungo e molti si potrebbero arrendere. Io ho stretto i denti perché c’era sempre qualcuno a dirmi in base al fumetto che la storia è buona e migliorerà col tempo.

Il mio voto, sei, è il voto minimo che do a una serie per non segare d’ufficio la stagione successiva, ma mi aspetto una serie totalmente diversa della prima: più adulta e con un protagonista che non faccia schifo come ha fatto finora.


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Focasaggia

Episodi visti: 24/24+ --- Voto 7
«Tokyo Revengers» (originalmente “Tokyo卍Revengers” con il simbolo manji 卍) è un anime, tratto da un manga scritto e disegnato da Ken Wakui, che unisce due tematiche creando qualcosa di nuovo.

Takemichi Hanagaki è un giovane di ventisei anni, ha un lavoro precario, vive in una casa sporca e nella sua vita ha avuto una sola fidanzata tanti anni fa. Ricorda con gioia e malinconia il periodo più bello della sua vita, quando aveva amici e quella fidanzata ai tempi in cui aveva quattordici anni. Un giorno sente una notizia al telegiornale: Tachibana, fratello e sorella, sono morti in quello che sembra essere solo un caso, per opera di una organizzazione criminale. Hinata Tachibana era proprio quella fidanzata, poco male in fondo, non ricorda nemmeno il suo viso. Takemichi torna alla sua vita; mentre è perso nelle sue solite lamentele in attesa di un treno, una mano lo spinge, facendolo finire fra i binari, il treno arriva... E torna a rivivere i suoi quattordici anni, non capendo se sia un sogno o la realtà. Cosa lo ha fatto viaggiare nel tempo? E cosa lo può riportare nel suo futuro, senza incontrare la morte a cui sembrava destinato? Ma soprattutto chi ha cercato di ucciderlo e perché, visto la vita che conduceva?

La storia è lunga, al momento in cui scrivo è uscito il ventiquattresimo volume in Giappone (in Italia siamo al sesto volume, questa parte dell’anime lo supera), ma il fatto di trovarci di fronte a una storia molto lunga lo si capisce già dai primi minuti dell’anime. Non dobbiamo pensare di ricevere subito tutte le risposte, e non dobbiamo pensare che siano subito convincenti, visto che ci saranno fornite attraverso le azioni e i ragionamenti di chi si ritiene un fallito. C’è altro, c’è molto altro, c’è molto che non sappiamo, questo è un pensiero che ci accompagnerà sino all’ultimo episodio, alle poche risposte evasive che avremo altre, tante, domande si aggiungeranno, sarà bravura dell’autore convincerci della loro validità a storia finita.

La storia unisce due elementi, la lotta fra le bande giovanili e i viaggi nel tempo, che sia un connubio ben riuscito solo lo spettatore potrà deciderlo.

Il viaggio nel tempo è sempre un qualcosa che affascina, ci si ragiona sempre sopra e sicuramente lo spettatore avrà un’idea più chiara rispetto al protagonista.
Il fattore scatenante dei viaggi del tempo nell’anime è il paradosso che nasce quando il protagonista ha agito per la prima volta nel passato, cambiando il suo presente. Alcune regole saranno subito chiare: viaggia per dodici anni avanti e indietro nel tempo, ma il tempo scorre in entrambi i flussi temporali, quindi non può rivivere per due volte un evento nel passato. Se, nei suoi viaggi nel passato, dovesse morire qualcuno, non c’è possibilità di salvarlo. Non può scegliere in che data tornare, per viaggiare dovrà incontrare una certa persona, ma, se questa persona dovesse morire in quei dodici anni in cui viaggia nel tempo nel futuro, in nessun modo il protagonista potrebbe viaggiare ancora nel tempo. Questo significa che, come insegna il film “The Butterfly Effect”, si deve cambiare il passato il meno possibile, per non causare stravolgimenti nel futuro, ma si vede che Takemichi non ha mai visto quel film, rischiando molto più del dovuto. Le spiegazioni fornite sul fattore scatenante al momento non sono convincenti, mancando di unicità potrebbe far pensare che ne potrebbero nascerne altri, sia di viaggiatori che di porte con cui viaggiare.

Vuoti di memoria immotivati: il protagonista soffre di amnesia continua, questa sarà l’unica spiegazione che lo spettatore si darà per fargli piacere il personaggio, che altrimenti sarebbe da detestare.
Partendo dal fatto che non ricorda quasi nulla del suo passato, ma, volendo fuggire dai tristi ricordi, è anche comprensibile, il problema è che ogni volta che cambia il passato e ritorna nel suo presente dovrebbe ricordare quello che ha vissuto, la sua memoria dovrebbe aggiornarsi, ma non ricorderà mai nulla. Riflettendoci, l’unica soluzione è quella che esistono due differenti Takemichi con due memorie distinte: quando va nel passato, cambia gli eventi, quando torna nel futuro, si sostituisce alla persona che aveva vissuto quella nuova vita. Se decidesse di continuare la vita nel futuro, quella persona con quei ricordi morirebbe. Per quanto affascinante come teoria, alcuni flashback di pochissimi istanti e confusi potrebbero tanto essere la prova tanto negare tale discorso.

La storia dei tanti teppisti è la parte meglio costruita, grazie ai tanti personaggi carismatici: i vari Mikey (il quale risalta più degli altri), il saggio e forte Draken, l'intelligente Baji e Tetta Kisaki rubano la scena, lasciando il protagonista solo uno spettatore degli eventi, e dovrà essere esortato, tanto, troppo, per capire che forse dovrebbe agire, essendo l’unico che sa cosa accadrà, ma lo dimenticherà spesso. Sa chi morirà e chi no, quindi si dovrebbe concentrare unicamente su chi sa di essere in pericolo, fra l’altro il motivo del viaggio del tempo, ma inizialmente si farà trascinare dagli eventi come se non sapesse nulla del futuro.

Il protagonista si troverà costretto a crescere, almeno a parole, viste tutte le scene a cui assisterà, ma, non brillando in nulla e rimanendo passivo per quasi tutto il tempo, agendo talmente in ritardo, che si ritrova costretto a farlo, dovrà crescere ancora. Per quanto possiamo considerarlo un bravo incassatore senza alcun motivo, doveva essere morto almeno un paio di volte. Si diventa resistenti e agili allenandosi in qualche modo, non solo volendolo; certo, talvolta sviene, ma solo quando farlo non comporta grossi cambiamenti, e non si decide quando svenire.

Qualcuno potrà storcere il naso, pensando che questi ragazzi hanno quindici anni e sembra che abbiano avuto un trascorso di trenta; in questi casi ricordo sempre che nella realtà esistono ragazzi di quindici con un trascorso che neanche a quarant’anni si è mai avuto, come esistono cinquantenni che hanno vissuto la loro vita all’interno di una bolla: ciò che fa crescere una persona sono le esperienze di vita, soprattutto quelle che non si vorrebbero vivere.

Invece un qualcosa che stona è l’assenza, almeno per quanto si vedrà nell’anime, della yakuza, che nella realtà spesso si nasconde dietro alla presenza di gang giovanili. Tali bande sostituiscono di fatto le organizzazioni criminali, diventando loro stesse la yakuza.

Talvolta alcuni si troveranno di fronte a scelte estreme: quando sai che ti rimane poco da vivere, è anche giusto decidere come morire, di certo le ambulanze vengono chiamate sempre in ritardo e i primi soccorsi non vengono mai prestati, sono proprio dei criminali.

L’anime segue fedelmente il manga, senza mai discostarsi dal narrato. Lato musiche deludono la opening, “Baby Cry” di Official Hige Dandism è trascurabile, mentre risultano più esaltanti le ending: eill canterà “Koko de Iki o Shite” per i primi dodici episodi, mentre per i rimanenti sentiremo "Tokyo Wonder" di Nakimushi, che poteva essere tranquillamente l’opening che la serie meritava. Qualche buona OST c’è, ma sono poche.

Le animazioni sono a cura della Liden Films (che ha curato fra i tanti la prima serie di “Terra Formars”, OAV - OAD compresi, “Phantom in the Twilight”, “L'Immortale”, “Urasekai Picnic”), raggiungono stranamente solo la sufficienza, non brillando nemmeno durante le scene di combattimento, penalizzate anche dalle censure che non ci faranno vedere diverse scene; un esempio è la lotta fra Takemichi Hanagaki e Kiyomasa, un peccato. I disegni sono buoni, soprattutto nei primi piani che risultano spesso ad effetto. Il doppiaggio è su ottimi livelli, i doppiatori sono quasi tutti molto giovani ma sempre convincenti nei loro ruoli, segnalo giusto il buon doppiaggio di Ai Fairouz (Jolyne Kūjō) sul giovane Mikey.

Criminali censurati: tutto parte dal nome della banda principale protagonista della serie, “Tokyo Manji Gang”. Il manji è simbolo rappresentato da (卍), che ricorda il simbolo utilizzato dai nazisti (卐), ma in realtà sono entrambe versioni della croce uncinata, semplicemente ne cambia il verso. Storicamente, è solo un accenno che non si vuole approfondire in questa sede, ma proprio per la confusione che quel simbolo potrebbe causare nel resto del mondo si è voluto cancellarlo completamente dalla serie.
Siamo al limite del paradosso: si elimina il simbolo di una banda per cui l’orgoglio è tutto.
La stessa Crunchyroll ha dovuto precisare che si tratta del materiale consegnato dal Giappone.
Il comparto visivo risulta pesantemente penalizzato dalla presenza di queste fastidiose censure: fra fasci di luce, primi piani e scene che si ripetono, alcune fra le migliori sequenze dell’anime della prima parte non le vedremo; tale obbrobrio non risparmia neanche le sigle. Emblematica la scena in cui si vede la bandiera sventolare su un palo, vedremo solo il palo. Le censure diventano più furbe negli episodi successivi, quando decidono di eliminare il simbolo (o talvolta proprio l’intera scritta) dall’abito dei tanti personaggi.

In definitiva, lo consiglio più a chi preferisce storie di lotte fra bande giovanili rispetto a chi ama i viaggi nel tempo, in quanto in questa parte risulta più curato il primo aspetto.


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Awalilly01

Episodi visti: 22/24+ --- Voto 8
Nella mia personalissima lista dei migliori anime usciti nel 2021 “Tokyo Revengers” occupa di certo uno dei posti del podio. Ammetto di avere un debole per il cliché del viaggio indietro nel tempo, perciò sono un po’ di parte. Tuttavia, credo che quest’opera possieda diversi punti di forza. Partiamo dalla trama.

La storia ruota intorno al protagonista, Takemichi, ventiseienne insoddisfatto della propria vita, incastrato in un lavoro noioso e in una routine poco stimolante. Ascoltando distrattamente il notiziario, viene a conoscenza della notizia dell’uccisione di Hinata, la sua ex ragazza, rimasta vittima di uno scontro tra un gruppo di gang criminali. Sconvolto e addolorato dalla notizia, Takemichi scoprirà di essere in grado di tornare indietro ai tempi delle medie e deciderà di salvare la ragazza.

La vicenda è, in realtà, molto più articolata di quanto sembri. Non sarà così facile per Takemichi cambiare il passato: molte delle azioni che compirà non si riveleranno sufficienti a salvare l’amata. Lo sforzo che gli è richiesto di compiere è più grande, più arduo, più intimo. Dovrà gradualmente cambiare sé stesso, migliorare costantemente, crescere e maturare. Takemichi diventa così incarnazione - permettetemi di filosofeggiare un po’ - dell’homo faber. Impone sé stesso sullo scorrere degli eventi al fine di deviarli nel modo più opportuno per raggiungere il suo scopo. Ma tutto ciò è possibile soltanto con una rivoluzione interiore della sua natura. Nel modo crudo e duro delle gang criminali non c’è posto per le “pappamolle”. Vivrà situazioni difficili in cui sarà costretto a mettere da parte la sua codardia e affrontare a testa alta ogni ostacolo.

Il personaggio di Takemichi è veramente interessante. È debole, insicuro di sé, immaturo. Nel corso degli episodi lo vedremo più volte crollare a terra inerme, incapace di individuare la soluzione più adeguata per risolvere la situazione. Più volte sarà vinto dallo sconforto, desidererà scappare via dai problemi e si domanderà se ne vale davvero la pena o se è il caso di gettare la spugna. Eppure, egli troverà la grinta e la forza di andare avanti e di non arrendersi.

Vorrei sottolineare la cura che è stata riservata all’evoluzione di Takemichi. Negli shōnen, lo sappiamo, il rischio che i protagonisti, che da deboli diventano forti, possano venir snaturati è dietro l’angolo. In “Tokyo Revengers” - grazie a Dio - questo non succede. Non ci sarà mai una scena in cui il protagonista gonfia di botte il boss supremo, sbloccando il super Saiyan di livello duecentomila - o forse questo è un altro anime. Anzi, spesso e volentieri sarà proprio Takemichi a perdere lo scontro. La trasformazione interiore del personaggio è graduale. Avverrà puntata dopo puntata con il giusto ritmo e con una naturalezza tale da infondere una maggiore sensazione di realismo e più spessore al carattere del protagonista. Ammetto che qualche volta avrei preferito vedere un Takemichi meno passivo e più potente, ma il personaggio avrebbe certamente perso la sua spontaneità.

Oltre al filo narrativo principale, viene fornito il giusto spazio ad intrecci secondari che arricchiscono la trama, senza mai appesantirla. Tra i personaggi introdotti costruiti con particolare attenzione vanno citati Mikey e Draken. Entrambi fortissimi, anche ai limiti del reale, e ugualmente lacerati da traumi e dolori subiti in passato. Avranno modo di riscattarsi e di far pace con le ferite inferte con maturità. (Vorrei davvero tantissimo parlarvi di più di loro due e di tutte le interessanti chiavi di lettura che offrono, ma temo che questa recensione diventerebbe più che chilometrica e forse nessuno la leggerebbe)

Infine - sarò breve, prometto -, un piccolo commento sulle animazioni e sul character design. Le scene di combattimento sono tutte molto curate e fluide. La dinamicità delle azioni è ben ponderata. Non mi sono mai annoiata nel guardare uno scontro e, anzi, vi sono anche dei piccoli colpi di scena che riescono a mantenere viva l’attenzione. I disegni dei personaggi rientrano nei miei gusti e li trovo per molti aspetti originali (hanno tutti dei profili forti e marcati). A volte trovo il viso del protagonista un po’ troppo squadrato, ma è un dettaglio del tutto ignorabile. L’occhio ha il suo peso, ma la sostanza di più.

L’unica critica che mi sento di muovere all’anime è che talvolta ho trovato alcune scene particolarmente irrealistiche. Per fare un esempio, in un episodio vengono ritratti Mikey & Co. guidare delle moto alla tenera età di dodici/tredici anni. Non sono assolutamente informata su quale sia l’età minima necessaria per guidare una moto in Giappone, tuttavia mi sembra precoce che dei ragazzini possano davvero stare in sella su delle moto di quel calibro e nessun poliziotto abbia da ridire. La possiamo considerare “licenza poetica”?

Per il momento “Tokyo Revengers” acquista per me un 8 tondo. Vi sono tutte le premesse per la composizione di un buon anime. Spero che il finale di questa prima stagione (immagino ve ne sarà una seconda) non perda la qualità dei precedenti ventidue episodi trasmessi finora.
Consiglio quest’anime a chiunque abbia voglia di fruire di un prodotto piacevole, pieno di azione e adrenalina, e che offra al contempo la giusta profondità e introspezione all’intera vicenda.

Seve

Episodi visti: 11/24+ --- Voto 5
Takemichi è un NEET dal cuore codardo. Viene a sapere dalla televisione che la sua prima e unica fidanzata, avuta nel periodo delle scuole medie, viene coinvolta e uccisa in un conflitto di bande "studentesche". Lo stesso giorno, Takemichi viene quasi travolto da un treno e finisce per rivivere il proprio passato da aspirante teppista, dodici anni prima. Il suo scopo diviene quello di salvare l'unica ragazza che lo ha amato, cambiando il passato, e per fare questo entra nel giro delle bande di Yanki (studenti punk attaccabrighe).

Sembrerebbe (vero: sembrerebbe!) una storia di studenti combattenti, nella quale il protagonista si fortifica per duellare contro gli altri personaggi. Invece no. È infine la storia di un codardo che resta codardo, di un debole che resta debole e avrà un ruolo assolutamente marginale, mentre a decidere il futuro saranno personaggi per lui inarrivabili e intoccabili. Certo piacevoli, ma essendo "lontani" dal raggio di intervento del protagonista, anche la nostra osservazione si fa passiva.

Spiego subito le ragioni di un voto tanto basso per un'opera che ha buon riscontro in patria.

Il character design è pessimo. Anche gli adulti sembrano bambini. Non era così nel manga, che aveva un tratto più sottile e freddo. Vedremo il protagonista in due periodi della sua vita, e per la mano sgraziata del designer la fase adulta sembra più giovane di quella adolescente.

La trama è completamente character driven, vale a dire che più di presentare personaggi in fila che interagiscono non c'è, anche se le premesse erano eccellenti per complesse variazioni sulle "linee del tempo". Ve ne sono soltanto brevi accenni e male sviluppati.

Il plot dovrebbe riguardare la possibilità di intervenire sul passato per migliorare il futuro. Di fatto, non sembra funzionare.

"È lento da morire", e alcuni episodi si risolvono nel mostrare ancora e ancora il background di personaggi che già ci piacciono, quindi perché insistere?

La trama è buona nel primo ciclo di sei episodi, poi mi sono accorto che si ripeteva. Ho dato una sbirciata alla Wiki, e non mi sbaglio: trovato un arco, verrà ripetuto ancora e ancora e ancora, fino alle bolle di schiuma che escono dalla bocca. Takemitchy ha un problema in ogni episodio, in ogni episodio piange dandosi dello 'sfigato', ricorda che deve salvare qualcuno, quindi... non fa nulla (vedi sotto).

Il protagonista è detestabile, totalmente passivo rispetto agli eventi. La caratterizzazione del "cry baby" non è stata colta in pieno dall'autore. Ne consegue che non si è nemmeno esattamente sicuri se il personaggio abbia o meno cambiato la trama col suo intervento... dato che praticamente non interviene mai e si limita a piangere e urlare, per poi buscarne sode. Non sarebbe un problema, se solo la premessa non fosse proprio che il personaggio "deve" agire per cambiare la storia. Stranamente, non fa un tubo di tutto questo.
Gran parte dei fatti si sarebbero potuti svolgere meglio, se il protagonista avesse anche semplicemente "detto" che sapeva qualcosa. C'è un amico in pericolo di vita? Non glielo dice. Tentenna, piange, esita, sbraita, ma non fa quello che chiunque, perfino io che sono stupido, farebbe: avvertirlo.
Ne consegue che assistiamo a botte fra liceali per il puro gusto di, senza che ci sia una vera interazione nel cast. Nel pieno spirito dei drammi storici giapponesi, tutto è fato, tutto è destino, le death flag sbandierano forte, e solo aggiungendo capitoli di backstory (quindi sempre passivi) forse si capisce perché X ha rotto il naso a Y. In ogni caso non poteva farne proprio a meno, il naso doveva essere rotto. Che noia!

Paradossi in continuazione. Polizia che giunge talvolta dopo due secondi, talvolta mai. Gente che, invece di lavorare, di mestiere fa il picchiatore di bambini. Tredicenni con le moto. Assenza totale di genitori o qualsivoglia adulto con potere decisionale. Questa non è una storia fantasy, ha un contesto reale, quindi mi aspetterei coerenza. Talvolta questa va a farsi benedire.

Che possiamo dire? È "di nuovo" una storia troppo giapponese per essere davvero apprezzata da un pubblico occidentale, che di sicuro non capirà che si tratta di un dramma storico (a volte palese!) del periodo Taisho in un contesto moderno. Solo che io non sono giapponese, del Taisho non mi frega niente e lo capisco solo in parte, quindi mi dispiace, ma "Tokyo Revengers" per me finisce qui.


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the_rompiballe

Episodi visti: 13/24+ --- Voto 5
Niente sufficienza, "Tokyo Revengers" non invoglia la continuazione della visione dopo una prima parte con una storia che non mi ha soddisfatto per nulla, compensata solamente da un character design e un'animazione pulita che invece incontrano molto di più il mio gusto.

Overall: 5

Idea: 3
Insolita l'idea di far girare uno shonen intorno a delle gang di teppisti. Molto meno originale quella di tornare indietro nel tempo per cambiare avvenimenti già accaduti. Il mix delle cose poteva dar vita a qualcosa di vincente, ma rovinato dal fatto che trasmette un messaggio fondamentalmente sbagliato per uno shonen e che proprio non riesco a mandare giù: a quanto pare, essere un teppista e futuro gangster è un'aspirazione molto più cool di essere un normale ragazzo con una vita ordinaria. Ora, capisco che a ventisei anni essere scapolo e con un lavoro non appagante non è il futuro che tutti noi vogliamo, ed è giusta l'idea di voler cambiare la propria situazione. Però... sarebbe meglio puntare a migliorarla, non ammirare e sperare di essere un criminale.

Storia: 6
I salti passato/futuro non si capisce perché avvengono, e il modo in cui succede mi lascia dubbiosa. Inoltre, il fatto che non si ricordi il nuovo futuro quando si torna mi pare un po' complicato da gestire, e ancor di più che il suo lui quattordicenne continui la sua vita dopo settimane intere di vuoto, come se nulla fosse. E non è che in quelle settimane non succeda proprio nulla.
Nonostante tutto la storia si fa seguire. Senza (troppa) infamia e senza lode. Per il momento, almeno.

Characters: 8
Belli. Lo stile, le pettinature, i caratteri. Mi piacciono. Ken Wakui è riuscito a definire e differenziare i personaggi della serie in maniera netta, ma senza rendere i personaggi poco credibili nel loro contesto. Non vediamo deformazioni fisiche o pettinature contro le leggi della fisica, ma riusciamo comunque ad identificare i vari personaggi. Bello!

Grafica: 7
Un tratto pulito e semplice. Senza troppi dettagli, ma fluido e gradevole all'occhio. Il giusto senza strafare.