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Awalilly01

Episodi visti: 22/24 --- Voto 8
Nella mia personalissima lista dei migliori anime usciti nel 2021 “Tokyo Revengers” occupa di certo uno dei posti del podio. Ammetto di avere un debole per il cliché del viaggio indietro nel tempo, perciò sono un po’ di parte. Tuttavia, credo che quest’opera possieda diversi punti di forza. Partiamo dalla trama.

La storia ruota intorno al protagonista, Takemichi, ventiseienne insoddisfatto della propria vita, incastrato in un lavoro noioso e in una routine poco stimolante. Ascoltando distrattamente il notiziario, viene a conoscenza della notizia dell’uccisione di Hinata, la sua ex ragazza, rimasta vittima di uno scontro tra un gruppo di gang criminali. Sconvolto e addolorato dalla notizia, Takemichi scoprirà di essere in grado di tornare indietro ai tempi delle medie e deciderà di salvare la ragazza.

La vicenda è, in realtà, molto più articolata di quanto sembri. Non sarà così facile per Takemichi cambiare il passato: molte delle azioni che compirà non si riveleranno sufficienti a salvare l’amata. Lo sforzo che gli è richiesto di compiere è più grande, più arduo, più intimo. Dovrà gradualmente cambiare sé stesso, migliorare costantemente, crescere e maturare. Takemichi diventa così incarnazione - permettetemi di filosofeggiare un po’ - dell’homo faber. Impone sé stesso sullo scorrere degli eventi al fine di deviarli nel modo più opportuno per raggiungere il suo scopo. Ma tutto ciò è possibile soltanto con una rivoluzione interiore della sua natura. Nel modo crudo e duro delle gang criminali non c’è posto per le “pappamolle”. Vivrà situazioni difficili in cui sarà costretto a mettere da parte la sua codardia e affrontare a testa alta ogni ostacolo.

Il personaggio di Takemichi è veramente interessante. È debole, insicuro di sé, immaturo. Nel corso degli episodi lo vedremo più volte crollare a terra inerme, incapace di individuare la soluzione più adeguata per risolvere la situazione. Più volte sarà vinto dallo sconforto, desidererà scappare via dai problemi e si domanderà se ne vale davvero la pena o se è il caso di gettare la spugna. Eppure, egli troverà la grinta e la forza di andare avanti e di non arrendersi.

Vorrei sottolineare la cura che è stata riservata all’evoluzione di Takemichi. Negli shōnen, lo sappiamo, il rischio che i protagonisti, che da deboli diventano forti, possano venir snaturati è dietro l’angolo. In “Tokyo Revengers” - grazie a Dio - questo non succede. Non ci sarà mai una scena in cui il protagonista gonfia di botte il boss supremo, sbloccando il super Saiyan di livello duecentomila - o forse questo è un altro anime. Anzi, spesso e volentieri sarà proprio Takemichi a perdere lo scontro. La trasformazione interiore del personaggio è graduale. Avverrà puntata dopo puntata con il giusto ritmo e con una naturalezza tale da infondere una maggiore sensazione di realismo e più spessore al carattere del protagonista. Ammetto che qualche volta avrei preferito vedere un Takemichi meno passivo e più potente, ma il personaggio avrebbe certamente perso la sua spontaneità.

Oltre al filo narrativo principale, viene fornito il giusto spazio ad intrecci secondari che arricchiscono la trama, senza mai appesantirla. Tra i personaggi introdotti costruiti con particolare attenzione vanno citati Mikey e Draken. Entrambi fortissimi, anche ai limiti del reale, e ugualmente lacerati da traumi e dolori subiti in passato. Avranno modo di riscattarsi e di far pace con le ferite inferte con maturità. (Vorrei davvero tantissimo parlarvi di più di loro due e di tutte le interessanti chiavi di lettura che offrono, ma temo che questa recensione diventerebbe più che chilometrica e forse nessuno la leggerebbe)

Infine - sarò breve, prometto -, un piccolo commento sulle animazioni e sul character design. Le scene di combattimento sono tutte molto curate e fluide. La dinamicità delle azioni è ben ponderata. Non mi sono mai annoiata nel guardare uno scontro e, anzi, vi sono anche dei piccoli colpi di scena che riescono a mantenere viva l’attenzione. I disegni dei personaggi rientrano nei miei gusti e li trovo per molti aspetti originali (hanno tutti dei profili forti e marcati). A volte trovo il viso del protagonista un po’ troppo squadrato, ma è un dettaglio del tutto ignorabile. L’occhio ha il suo peso, ma la sostanza di più.

L’unica critica che mi sento di muovere all’anime è che talvolta ho trovato alcune scene particolarmente irrealistiche. Per fare un esempio, in un episodio vengono ritratti Mikey & Co. guidare delle moto alla tenera età di dodici/tredici anni. Non sono assolutamente informata su quale sia l’età minima necessaria per guidare una moto in Giappone, tuttavia mi sembra precoce che dei ragazzini possano davvero stare in sella su delle moto di quel calibro e nessun poliziotto abbia da ridire. La possiamo considerare “licenza poetica”?

Per il momento “Tokyo Revengers” acquista per me un 8 tondo. Vi sono tutte le premesse per la composizione di un buon anime. Spero che il finale di questa prima stagione (immagino ve ne sarà una seconda) non perda la qualità dei precedenti ventidue episodi trasmessi finora.
Consiglio quest’anime a chiunque abbia voglia di fruire di un prodotto piacevole, pieno di azione e adrenalina, e che offra al contempo la giusta profondità e introspezione all’intera vicenda.


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Seve

Episodi visti: 11/24 --- Voto 5
Takemichi è un NEET dal cuore codardo. Viene a sapere dalla televisione che la sua prima e unica fidanzata, avuta nel periodo delle scuole medie, viene coinvolta e uccisa in un conflitto di bande "studentesche". Lo stesso giorno, Takemichi viene quasi travolto da un treno e finisce per rivivere il proprio passato da aspirante teppista, dodici anni prima. Il suo scopo diviene quello di salvare l'unica ragazza che lo ha amato, cambiando il passato, e per fare questo entra nel giro delle bande di Yanki (studenti punk attaccabrighe).

Sembrerebbe (vero: sembrerebbe!) una storia di studenti combattenti, nella quale il protagonista si fortifica per duellare contro gli altri personaggi. Invece no. È infine la storia di un codardo che resta codardo, di un debole che resta debole e avrà un ruolo assolutamente marginale, mentre a decidere il futuro saranno personaggi per lui inarrivabili e intoccabili. Certo piacevoli, ma essendo "lontani" dal raggio di intervento del protagonista, anche la nostra osservazione si fa passiva.

Spiego subito le ragioni di un voto tanto basso per un'opera che ha buon riscontro in patria.

Il character design è pessimo. Anche gli adulti sembrano bambini. Non era così nel manga, che aveva un tratto più sottile e freddo. Vedremo il protagonista in due periodi della sua vita, e per la mano sgraziata del designer la fase adulta sembra più giovane di quella adolescente.

La trama è completamente character driven, vale a dire che più di presentare personaggi in fila che interagiscono non c'è, anche se le premesse erano eccellenti per complesse variazioni sulle "linee del tempo". Ve ne sono soltanto brevi accenni e male sviluppati.

Il plot dovrebbe riguardare la possibilità di intervenire sul passato per migliorare il futuro. Di fatto, non sembra funzionare.

"È lento da morire", e alcuni episodi si risolvono nel mostrare ancora e ancora il background di personaggi che già ci piacciono, quindi perché insistere?

La trama è buona nel primo ciclo di sei episodi, poi mi sono accorto che si ripeteva. Ho dato una sbirciata alla Wiki, e non mi sbaglio: trovato un arco, verrà ripetuto ancora e ancora e ancora, fino alle bolle di schiuma che escono dalla bocca. Takemitchy ha un problema in ogni episodio, in ogni episodio piange dandosi dello 'sfigato', ricorda che deve salvare qualcuno, quindi... non fa nulla (vedi sotto).

Il protagonista è detestabile, totalmente passivo rispetto agli eventi. La caratterizzazione del "cry baby" non è stata colta in pieno dall'autore. Ne consegue che non si è nemmeno esattamente sicuri se il personaggio abbia o meno cambiato la trama col suo intervento... dato che praticamente non interviene mai e si limita a piangere e urlare, per poi buscarne sode. Non sarebbe un problema, se solo la premessa non fosse proprio che il personaggio "deve" agire per cambiare la storia. Stranamente, non fa un tubo di tutto questo.
Gran parte dei fatti si sarebbero potuti svolgere meglio, se il protagonista avesse anche semplicemente "detto" che sapeva qualcosa. C'è un amico in pericolo di vita? Non glielo dice. Tentenna, piange, esita, sbraita, ma non fa quello che chiunque, perfino io che sono stupido, farebbe: avvertirlo.
Ne consegue che assistiamo a botte fra liceali per il puro gusto di, senza che ci sia una vera interazione nel cast. Nel pieno spirito dei drammi storici giapponesi, tutto è fato, tutto è destino, le death flag sbandierano forte, e solo aggiungendo capitoli di backstory (quindi sempre passivi) forse si capisce perché X ha rotto il naso a Y. In ogni caso non poteva farne proprio a meno, il naso doveva essere rotto. Che noia!

Paradossi in continuazione. Polizia che giunge talvolta dopo due secondi, talvolta mai. Gente che, invece di lavorare, di mestiere fa il picchiatore di bambini. Tredicenni con le moto. Assenza totale di genitori o qualsivoglia adulto con potere decisionale. Questa non è una storia fantasy, ha un contesto reale, quindi mi aspetterei coerenza. Talvolta questa va a farsi benedire.

Che possiamo dire? È "di nuovo" una storia troppo giapponese per essere davvero apprezzata da un pubblico occidentale, che di sicuro non capirà che si tratta di un dramma storico (a volte palese!) del periodo Taisho in un contesto moderno. Solo che io non sono giapponese, del Taisho non mi frega niente e lo capisco solo in parte, quindi mi dispiace, ma "Tokyo Revengers" per me finisce qui.


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the_rompiballe

Episodi visti: 13/24 --- Voto 5
Niente sufficienza, "Tokyo Revengers" non invoglia la continuazione della visione dopo una prima parte con una storia che non mi ha soddisfatto per nulla, compensata solamente da un character design e un'animazione pulita che invece incontrano molto di più il mio gusto.

Overall: 5

Idea: 3
Insolita l'idea di far girare uno shonen intorno a delle gang di teppisti. Molto meno originale quella di tornare indietro nel tempo per cambiare avvenimenti già accaduti. Il mix delle cose poteva dar vita a qualcosa di vincente, ma rovinato dal fatto che trasmette un messaggio fondamentalmente sbagliato per uno shonen e che proprio non riesco a mandare giù: a quanto pare, essere un teppista e futuro gangster è un'aspirazione molto più cool di essere un normale ragazzo con una vita ordinaria. Ora, capisco che a ventisei anni essere scapolo e con un lavoro non appagante non è il futuro che tutti noi vogliamo, ed è giusta l'idea di voler cambiare la propria situazione. Però... sarebbe meglio puntare a migliorarla, non ammirare e sperare di essere un criminale.

Storia: 6
I salti passato/futuro non si capisce perché avvengono, e il modo in cui succede mi lascia dubbiosa. Inoltre, il fatto che non si ricordi il nuovo futuro quando si torna mi pare un po' complicato da gestire, e ancor di più che il suo lui quattordicenne continui la sua vita dopo settimane intere di vuoto, come se nulla fosse. E non è che in quelle settimane non succeda proprio nulla.
Nonostante tutto la storia si fa seguire. Senza (troppa) infamia e senza lode. Per il momento, almeno.

Characters: 8
Belli. Lo stile, le pettinature, i caratteri. Mi piacciono. Ken Wakui è riuscito a definire e differenziare i personaggi della serie in maniera netta, ma senza rendere i personaggi poco credibili nel loro contesto. Non vediamo deformazioni fisiche o pettinature contro le leggi della fisica, ma riusciamo comunque ad identificare i vari personaggi. Bello!

Grafica: 7
Un tratto pulito e semplice. Senza troppi dettagli, ma fluido e gradevole all'occhio. Il giusto senza strafare.