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Stairway90

Episodi visti: 3/3 --- Voto 3
Il mondo dei videogiochi è ormai da decenni fonte per anime e manga, siano essi trasposizioni fedeli di titoli famosi oppure opere che si ispirano a particolari saghe con sviluppi inediti: basti pensare a Dragon Quest: Dai no Daiboken, alle varie serie animate dei Pokémon, ai numerosi adattamenti animati di Street Fighter, a Devil May Cry, al manga di Final Fantasy XII o al recente film Bayonetta: Bloody Fate, senza dimenticare gli adattamenti delle visual novel hentai. Ovviamente l'elenco è parziale. Il manga Aoki Sekai no Chuushin de, invece, è frutto di un'operazione diversa: non un adattamento di un titolo pre-esistente, né una storia inedita legata a qualche saga famosa, bensì una rivisitazione in chiave fantasy della lunga rivalità fra Nintendo e SEGA, due colossi dei videogiochi che per quasi vent'anni si sono combattuti a suon di console (Famicom, Sega Mega Drive, Super NES, Nintendo 64, Sega Saturn, Sega Dreamcast), prima che SEGA nel 2001 abbandonasse questo mercato per dedicarsi unicamente allo sviluppo di videogiochi per console di terze parti.

Nintendo e Sega si trasformano, nella finzione del manga scritto da Anastasia Shestakova e disegnato da Crimson, in due stati in lotta, rispettivamente l'impero di Ninteldo, governato dal crudele Marcus, che ha conquistato quasi tutto il continente di Consume, e il piccolo regno di Segua, che si oppone all'espansione di Ninteldo con tutte le sue forze e di cui diventa eroe il giovane Gear, protagonista della storia. Non solo i due regni rappresentano i due colossi nipponici (e c'è un ulteriore precedente impero, Atarika, che richiama la nordamericana Atari), ma anche i personaggi derivano dai videogiochi degli anni '80 e '90: così Gear è Sonic, sua sorella Nel è Nei di Phantasy Star II e la loro compagna Opal Zalpha è Opa-Opa di Fantasy Zone, il bizzarro maestro Tejirof rappresenta il videogioco Tetris (ha persino l'orecchino che richiama una delle tessere del gioco!) e il comandante Ramses simboleggia la serie di puzzle games Columns, lo spietato imperatore Marcus è Super Mario e suo fratello Guliji è Luigi, Zelig è Link di Legend of Zelda, i fratelli Bayz e Boyz sono Bub e Bob della serie Bubble Bobble, Myomuto è l'eroe di Dragon Quest III, la principessa Crystal si ispira ai cristalli della saga di Final Fantasy e così via…

Nel 2012 si decide di realizzare uno special di 3 episodi, probabilmente con lo scopo di favorire le vendite del manga, visto che altrimenti non si spiegherebbe perché si è optato per un formato così ridotto che permette di mostrare a malapena l'introduzione della storia vera e propria, per la cui conoscenza bisognerebbe necessariamente procurarsi il manga (inedito finora in Italia). In 3 soli episodi la storia si sviluppa comunque troppo rapidamente e ci ritroviamo Gear, Opal e Nel prescelti per una missione pericolosa per l'esercito di Segua già entro il primo episodio; la missione vera e propria, dopo un rapido addestramento di una quindicina di minuti complessivi, occupa gli altri due episodi, benché sia priva di scontri degni di nota (l'unico veramente interessante, quello fra Tejirof e Bayz, viene evitato) e si dilunghi troppo in spiegazioni del potere dei Killer e del passato di alcuni personaggi (inutili, perché non avendo questi 3 episodi un seguito è controproducente mettere altra carne al fuoco e tanto varrebbe concentrarsi su quello che già si ha), nonché immancabili siparietti ecchi. Proprio il fanservice costituisce uno dei maggiori difetti dell'opera, che sembra incapace di scrollarsi di dosso la necessità di inserire gag e battute a sfondo sessuale, come i doppi sensi del maestro Tejirof, inquadrature di punti sospetti del corpo di Opal e addirittura un bel tentativo di stupro della già citata. E chissà com'è la storia andando avanti nel manga! Più che l'esistenza del fanservice in sé, condanno il tempo che toglie al resto della storia; in una serie di 12 episodi, probabilmente, questi siparietti ecchi sarebbero risultati meno fastidiosi e forse anche gradevoli (perché bisogna riconoscere che Opal è una bella figliola!).

Ci si può divertire a cercare tutte le citazioni videoludiche presenti nell'opera, si può ridere di qualche battuta del perverso Tejirof (che vuol infilare bastoni nei buchi di tutti e di tutte, hai capito il signor Tetris!), ma non si può fare di più, vista la superficialità dei personaggi, a cui è impossibile affezionarsi in soli settanta minuti di visione complessiva e che ricalcano stereotipi triti e ritriti: il protagonista tipico degli shonen ingenuo ma di buon cuore e pieno di energie, la belloccia che se la tira e che ha un atteggiamento scontroso salvo "innamorarsi" del protagonista dopo che lui l'ha sonoramente sconfitta (e qualcuno mi spieghi perché colpendola doveva stracciarle il reggiseno… ah già, fanservice!), il maestro pervertito… persino il comparto tecnico, buono ma tutt'altro che eccezionale, grida "già visto!" da tutti i pori, soprattutto per quanto riguarda il character design e i disegni che non distinguono Aoi Sekai no Chuushin de dal mare di titoli simili, se non identici.

Alla fine della visione, cosa resta? Quasi niente, purtroppo: la storia si ferma proprio sul nascere, senza aver espresso alcun potenziale e senza aver offerto alcun combattimento degno di nota. Se fosse possibile reperire il manga in Occidente si potrebbe quantomeno verificare se la storia, andando avanti, si fa più coinvolgente o se rimane anche nel proseguimento un'accozzaglia di fanservice e scontri poco interessanti, ma ahimè al momento questa possibilità ci è preclusa.


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Swordman

Episodi visti: 3/3 --- Voto 5
Piuttosto interlocutorio questo Aoi Sekai no Chuushin de, siamo quasi dalle parti dell'oggetto misterioso.
Non tanto per la complessità o il mistero che avvolge la trama, e neanche per chissà quale messaggio ermetico o ermeneutico che vuole comunicare. No, il mistero risiede nel trovare la ragione per cui è stato prodotto che probabilmente (ma no è sicuro) è nota solo ai produttori. Dal canto mio, non posso che farmi domande ma in realtà di risposte non ne ho.

Ispirato a un manga e a un videogioco, Aoi Sekai è alla fin fine un'occasione per mettere in scena la guerra delle console degli anni '90 mascherandola da avventura fantasy. Ecco quindi che troviamo il regno di Sega che le sta prendendo dall'impero di Ninteldo con alla testa il generalissimo Mario; ma un manipolo di eroi tra cui il prode Gear (alias Sonic), il mago Tejirof (personificazione del Tetris) e l'arciera Opal (che non si sa da dove viene, ma ha due bocce da competizione e quindi la cosa non ha poi molta importanza), è pronto a scendere in campo per ribaltare le sorti del conflitto.
Quindi, un po' per omaggiare tra citazioni a capocchia, un po' per non dover pagare i diritti ai legittimi proprietari, sembra di tornare a quando PES si chiamava ancora International SuperStar Soccer Pro e i giocatori avevano tutti i nomi cambiati (ma non l'Olanda che aveva i numeri) ma uno se li poteva aggiustare con la funzione "Edita", che peraltro qui non è presente.

Ma non sono tanto i contenuti a lasciare interdetti, quanto le modalità con cui essi ci arrivano: Aoi Sekai infatti consiste in soli tre episodi, che finiscono solo per fare da introduzione e "riscaldamento" a una storia più grande (che poco probabilmente si sarà in versione anime, lasciando un finale apertissimo. In più gli episodi sono arrivati a una distanza di più o meno quattro mesi l'uno dall'altro, il che raffredderebbe facilmente anche gli entusiasmi iniziali più ardenti, semmai ce ne fossero.
Perché sia successo questo resta un mistero, neanche ci fosse una realizzazione tecnica così particolare ed elaborata. I disegni sono più che discreti nonostante io abbia la vaga sensazione che le parti dove appare Opal siano un po' più curate di tutto il resto. Chissà come mai...

Se stessimo a valutare una partita di calcio, Aoi Sekai sarebbe un giocatore che prende un "Non giudicabile" perché sostituito dopo dieci minuti dall'inizio per infortunio. Del resto non si può giudicare una storia ampia dalle prime battute e poco in più danno uno o due bei momenti ecchi (e chi sarà coinvolta? Mah...).
5 di ignominia, meglio virare su Ixion Saga.


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Julaaar

Episodi visti: 3/3 --- Voto 3
Finita la visione di "Aoi Sekai no Chuushin de" è inevitabile pensare di aver perso tempo: tre miseri episodi in sei mesi circa, tre episodi che alla fine non dicono nulla. Stiamo parlando di un anime tratto da un manga di nove volumi e questi episodi vanno bene come partenza di una serie più lunga non certamente per una "trilogia" insipida.

Eppure l'idea di rivisitare la guerra fra le console in chiave fantasy è carina. La storia è basata su una guerra fra Segua e Ninterudo, ma non mancheranno altri "stati" minori. Ognuno avrà come personaggi i protagonisti più famosi delle varie console e quindi ci troveremo di fronte a una rosa bella ampia di nostre vecchie conoscenze da riconoscere. Le puntate sono pure divise in un modo sensato: arrivo e arruolamento nell'esercito, allenamento e inizio missione, battaglia ed epilogo.
La parte grafica è normale, non si fa notare in positivo o in negativo, anche se qualche punto in favore delle animazioni va concesso. Le OST certamente non passeranno alla storia, ma fanno il loro lavoro. C'è pure qualche scena divertente, soprattutto con Tejirof e di certo chi è amante dell'ecchi può ritenersi soddisfatto grazie a Opal, ma nemmeno così tante da permettersi di raggiungere qualche sorta di sufficienza.

Ma quindi il problema qual è? Che non si è saputo gestire quello che si aveva in mano. Come già detto, ci troveremo di fronte a soli tre episodi contro una miriade di personaggi che verranno mostrati e mai utilizzati. Gli antagonisti principali appaiono sì e no due volte e per meno di un minuto, mentre tutti gli altri vengono citati e visti per un paio di minuti per commentare l'ascesa del nuovo eroe della Segua, per il resto non servono. Se fossero tutti rimossi da queste tre puntate non si sentirebbe nessuna differenza. Quindi mi sto ancora chiedendo l'utilità di inserire tutta questa gente in tre episodi quando bastavano l'esercito di Segua e quelli che difendevano la fortezza.

Questa era una serie che poteva avere potenziale, invece ci troviamo davanti a qualcosa che appena conclusa ti farà dire "e quindi?", lasciando lo spettatore con nessun senso di appagamento e anzi accrescendo la delusione. Lo consiglio solo nell'eventualità di un futuro sequel, perché visto così sono una settantina di minuti che potete utilizzare per vedere qualcos'altro. Sinceramente se fosse uscito con gli episodi abbastanza vicini potrei pure regalare un cinque, ma per uno speciale che ha buttato fuori episodi mediocri ogni tre mesi non posso andare oltre il tre.


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Kotaro

Episodi visti: 3/3 --- Voto 1
In una loro canzone, gli Articolo 31 cantavano di un fantomatico anno 2030 e di un mondo futuro talmente grigio e opprimente da portare i suoi abitanti a provare "tanta nostalgia degli anni '90, quando il mondo era l'arca e noi eravamo Noé".
Beh, in questo sono stati precursori, perché la nostalgia degli anni '90 (spesso di un'idealizzazione degli anni '90 che comprende anche gli '80 e i primissimi anni 2000) in realtà ha già preso piede ben prima del 2030, e negli ultimi tempi stanno uscendo diverse produzioni che strizzano gli occhi al mondo di quella decade nei suoi più svariati aspetti, primo fra tutti quello della sottocultura nerd e dei videogiochi: al tempo sottovalutati, osteggiati, trattati al massimo come un gioco per bambini eppure amati alla follia da bambini e adolescenti dell'epoca, sono oggi quasi "nobilitati", ricordati con nostalgia e omaggiati da film, cartoni e fumetti.
Tra l'altro, appunto, anche gli stessi Articolo 31 succitati ci sono cascati, visto che il loro ex-leader ha fatto proprio una canzone dedicata agli anni '90 con un pasticcio di citazioni e reprise di cose dell'epoca, qualche anno fa.

Questa mania nostalgica con annessa rivalutazione in positivo dei videogiochi, in America, ha dato vita a opere assai gradevoli, come "Scott Pilgrim vs the world", "Player One" o "Ralph Spaccatutto", e, a quanto pare, anche il Giappone non ne è rimasto indifferente, giungendo alla creazione di prodotti come questo "Aoi sekai no chuushin de" ("Nel bel mezzo di un mondo blu"): un anime fantasy con regni in guerra, maghi, spadaccini, arcieri e cavalieri, dove però i nomi e le caratteristiche dei paesi e dei personaggi sono ripresi da nomi di personaggi, saghe e case produttrici di vecchi videogiochi degli anni '80 e '90.
Immaginate il sorriso che si era dipinto sulla mia faccia di ventiseienne convinto che il 1990 sia ancora "solo" dieci anni fa e rimasto ancora legatissimo ai suoi ricordi del periodo in cui i suoi anni si contavano ancora solo con le unità, nel leggere di questa serie.
Gli anni '90, quelli in cui ai videogiochi si giocava sui cabinati, nei bar, in spiaggia, oppure su console che portavano il marchio di Nintendo e Sega, le due principali software house che si fronteggiarono a colpi di idraulici e porcospini praticamente per tutta la decade - la Playstation di Sony venne dopo, e, almeno in Italia, non attecchì che sul finire della decade. Erano gli anni in cui facevo ancora le scuole elementari e andavo raccogliendo gettoni per giocare al coin op di Street Fighter II ovunque lo trovassi, in cui acquistavo quantità industriali di pile per giocare sul mio Game Boy primissima versione (ancora perfettamente funzionante e conservato in un cassetto della mia stanza) a Tetris, Galaga o Killer Instinct, in cui andavo a casa degli amici per scroccare partite al Super Nintendo o al Sega Mega Drive, gli anni in cui tanti amici digitali mi sono stati vicino in avventure incredibili.
Sarebbe stato bellissimo e curioso rivivere tutto questo, mi dicevo, due delle mie più grandi passioni, il retrogaming e gli anime giapponesi, mescolati in una sola. Solo, lo stile di disegno utilizzato non mi piaceva neppure un po', ma ero certo che la ruffianeria nostalgica della serie mi ci avrebbe fatto passare sopra al minimo accenno a Super Mario che avessi visto. Purtroppo, però, questo mio grande entusiasmo e queste mie buone intenzioni hanno finito per scontrarsi con qualche problema.
Armiamoci di uno dei tanti megamix di musica eurodance anni '90 da usare come colonna sonora e dunque arriviamo al cuore di questa recensione, dove vedremo cosa è successo, perché una produzione che sulla carta mi avrebbe dovuto far sognare è invece finita per meritarsi una valutazione così bassa.

La storia è di quelle semplici ma sempre efficaci: l'impero di Ninteldo (alias Nintendo) ha ottenuto il controllo di quasi tutto il mondo, ma al suo giogo ancora resiste il regno di Segua (alias Sega). Gear (alias Sonic) è un ragazzino dotato di incredibile velocità che si unisce alle armate del regno di Segua e insieme all'amica d'infanzia Nel (alias Phantasy Star), alla comandante Ramses (alias Columns), alla procace arciera Opal (alias Fantasy Zone) e al mago/mercenario Tejirof (alias Tetris) va all'assalto dell'esercito nemico.
Nulla di particolarmente elaborato, ma c'è una marcia in più data dal divertirsi a scoprire le varie citazioni nei nomi e nelle caratteristiche dei personaggi, che di volta in volta si rifanno a questo o quel gioco, personaggio o software house.
Sin da subito, però, si fa prepotentemente vivo uno dei più grossi problemi di "Aoi sekai no chuushin de": l'utilizzo dei videogiochi è solo uno specchietto per le allodole, un modo ruffiano per accaparrarsi qualche spettatore nostalgico, felice di vedere un po' di richiami al suo passato in un mare di produzioni moderne. Ebbene sì, ecco la mazzata: "Aoi sekai no chuushin de" utilizza nomi degli anni '90 solo come scusa per tirare lo spettatore dentro l'ennesimo anime moderno pieno zeppo di cliché molestissimi e di implicazioni sessuali, senza alcun rispetto per i videogiochi di cui si appropria, completamente calpestati e decontestualizzati.
Si parte con il fatto di utilizzare una versione umana di Sonic come protagonista. Già il Sonic originale non è che fosse il massimo della simpatia, ma finché rimaneva un porcospino carino da controllare attivamente in un gioco molto divertente ci si poteva tranquillamente passar sopra. Il nostro Sonic/Gear è invece un truzzetto di scuola Fairy Tail, comprensivo dei classici petto nudo con addominali a tartaruga e gilet svolazzante. Ecco che torna ancora il cliché, a me particolarmente indigesto, del ragazzino talentuoso che grazie alla raccomandazione d'essere il protagonista riesce ad avere ragione di adulti più corpulenti ed esperti di lui. Nulla di grave, è da sempre un cliché dei cartoni giapponesi, ma per me che, fra le due, simpatizzavo più per Nintendo che per Sega, è particolarmente fastidioso vedere quest'ultima dalla parte dei buoni e contrapposta alla prima che invece ha un ruolo da antagonista.

Non v'è una grande caratterizzazione dei personaggi, che rappresentano tutti gli stereotipi più fastidiosi degli anime moderni, in primis la predominanza del cast femminile su quello maschile. Tre i personaggi femminili presentati, ognuno riconducibile a un determinato stereotipo in stile Evangelion/anime moderno.
C'è Ramses, adulta e procace comandante che manco entra in scena e già le viene un orgasmo al solo vedere Gear che tiene testa agli altri soldati dell'esercito di Segua, in una scena che tocca elevatissime vette di ridicolo: una donna adulta, che dovrebbe avere un certo grado di maturità, che comincia a gemere di piacere nel vedere un ragazzino che potrebbe essere suo figlio mentre combatte...
Fortunatamente, dopo questa perla, il personaggio scompare praticamente dalle scene, ma non dalla mente degli spettatori, in cui è ben stampata la patetica scena di cui sopra.
C'è poi Nel, uno dei pochi personaggi tutto sommato carini del lotto, esteticamente abbastanza casto e caruccio, che rappresenta lo stereotipo della "sorellina" dolce e carina, con l'aggiunta di un bel paio di orecchie da elfo che suscitano sempre qualche fantasia. Peccato che sia un personaggio anche troppo timido e carino, e quasi non ci si accorge che esiste, fagocitata com'è da altri più invasivi (e molesti) di lei.
A completare il terzetto, Opal, l'arciera tsundere e tettona, un personaggio pessimo da ogni punto di vista, che non fa altro che pensare male e buttarla sulle allusioni sessuali. Basti pensare che per caricare il suo colpo speciale, un raggio energetico in stile Reigan di "Yuu Yuu Hakusho", anche a lei viene un orgasmo e addirittura si mette a piangere per lo sforzo, manco la stessero violentando - e, in effetti, più avanti, nella storia, ci va pure molto vicino...
(In)Degno contraltare maschile di questa scema è l'ultimo membro del gruppo, il mago Tejirof, che rappresenta Tetris, uno dei miei giochi preferiti, un rompicapo semplice, innocuo, colorato e geniale, che ancora oggi mi fa da efficacissimo scacciapensieri nei momenti più grigi della vita. Ebbene, quel Tetris è in "Aoi sekai no chuushin de" un bishounen con virilità zero e voce suadente, che porta orecchini a forma di pezzi del Tetris e sta sempre a provarci con tutte, a ridacchiare nascondendo qualcosa e a fare patetiche battute sconce da caduta istantanea a terra delle braccia dello spettatore, sempre incentrate su buchi, chiavi, lucchetti, bastoni, far entrare e andare più a fondo.

Fondamentalmente, "Aoi sekai no chuushin de" è tutto così. I personaggi e i giochi degli anni '80 e '90, da quelli succitati passando per Super Mario, Zelda, Pokemon, Metroid, Kirby, Dragon Quest, Street Fighter, Star Fox o Bubble Bobble, sono tutti trasformati in sciacquette svestite e bishounen più o meno sclerati, totalmente incuranti del fatto che magari i giochi d'origine erano innocui, colorati e innocenti passatempi per bambini, spesso popolati da personaggi simpatici e bonari. Si salva, con molte riserve, il generale Marcus, robusto, figo e baffuto comandante dell'esercito Ninteldo, che cavalca un dinosauro e trancia in due le navi nel giro di pochi secondi: come personaggio in sé è uno dei pochi di buon appeal, ma snatura un po' il pacioso Mario su cui è naturalmente basato, soprattutto pensando che è uno dei cattivi e "cattivo" è uno di quegli aggettivi che puoi associare a qualunque cosa, ma non a Super Mario. In ogni caso, anche il fighissimo generale Marcus si vede in un paio di scene soltanto e non ha un grande ruolo, forse addirittura riesce a pronunciare ben una frase, quindi decisamente non basta a salvare la baracca.

"Aoi sekai no chuushin de", infatti, non pone minimamente attenzione ai suoi personaggi, esclusa qualche scena dedicata a Gear che vorrebbe essere strappalacrime ma non ci riesce: il cliché del padre misteriosamente scomparso, poi ritrovato e nuovamente, in maniera definitivae, perduto è vecchio come il mondo, e bisogna saperlo sfruttare, se si vuole emozionare. Il personaggio che ha più spazio rispetto agli altri è l'arciera Opal, di cui non sapremo nulla di quello che le passa per la testa (forse perché in quella testa non c'è nulla, il sangue non le arriva perché i seni lo monopolizzano), ma in compenso vedremo tante inquadrature delle sue tette e di lei che fa gridolini ambigui e si fa film mentali sporcellosi su Gear.
La vera trama dell'anime, ossia la battaglia fra le due fazioni e la crescita personale di Gear, occupa molto meno spazio rispetto a tutti i siparietti sporcellosi del caso e si risolve in maniera frettolosa, fra schermaglie rapidissime con personaggi insulsi.
Un vero e proprio stillicidio, seguire "Aoi sekai no chuushin de", che è già noioso di suo e si è pure fatto inspiegabilmente attendere, manco fosse un OAV di cui aspettare le videocassette: un episodio ogni tre-quattro mesi, che nel frattempo ti scordi pure che esiste, visto che non è che sia questo gran capolavorone di cui devi ricordarti, e se ti ricordi di lui è solo un ricordo sgradevole. Ciliegina finale su una torta totalmente insipida: l'anime non ha un finale, si conclude così, di punto in bianco, con il terzo episodio. Un terzo episodio che, dopo aver perso quasi metà del tempo con i non richiesti finti orgasmi di Opal, si conclude in fretta e furia presentando una mezza dozzina di personaggi di cui si sa solo il nome e di cui, al massimo, si può risalire al videogioco che rappresentano, ma di cui mai null'altro si saprà più. Bah.
Il livello tecnico dell'anime è nella media. La grafica è pure abbastanza buona, ma il disegno, seppur a suo modo curato, non ha assolutamente nulla di speciale o distinguibile da mille altri moderni e si risolve sempre nei soliti figoni, nelle solite bonazze procaci, nelle solite inquadrature sulle tette e nei soliti riflessi di luce sulla pelle che paiono orribili brufoli con il pus.
Anche il doppiaggio non ha nulla di particolarmente rilevante: voci tendenzialmente poco incisive, doppiatori generalmente poco famosi, soliti monologhi interiori lentissimi e ammorbanti pronunciati dai personaggi con una lentezza che vorrebbe essere poetica e riflessiva ma invece è solo irritante.

Su "Aoi sekai no chuushin de" se ne possono dire tante: è brutto, è noioso, è irritante, è inutile, è stereotipato, è ruffiano. Fra tante descrizioni scelgo la peggiore, perché se lo merita: è un insulto.
E' un'operazione offensiva, praticamente eretica, quella di prendere "per la gola" i vecchi fan del retrogaming e condurli con l'inganno verso l'ennesimo prodotto moderno ed ecchi inutile e insopportabile. E' così che siete cresciuti, ex bambini degli anni '90 che vi divertivate con Mario e Sonic? E' questo il massimo che sapete fare per omaggiare i vostri idoli d'infanzia, nella terra in cui sono stati creati? Un ragazzino fighetto che corre veloce, un'arciera porno e un mago efebico e ancora più porno? Andiamo...
E' questo il massimo che il Giappone, loro patria, sa sfornare, mentre l'America omaggia i vecchi videogiochi con un film spettacolare, nostalgico, dolce e tanto ricco di simpatia, emozioni e messaggi positivi come "Ralph Spaccatutto"? Vergogna.
Mi si chiami girellaro, mi si chiami vecchio, tutto quel che si vuole, ma se l'animazione giapponese moderna deve essere rappresentata da cose del genere, se deve sputare così sui ricordi d'infanzia miei e di tanti altri ex-bambini e attualmente bambinoni con il cuore nostalgico, mi spiace, ma non ci sto e non gliela farò passare liscia.
Quei ricordi mi restano ancora impressi in maniera indelebile nel cuore, scanditi da un allegro ritmo eurodance, ed è così, in maniera allegra, che voglio mantenerli, non certo rappresentati da questa mandria di personaggi insulsi e volgari. Io volevo i videogiochi, volevo i miei ricordi, i siparietti sessuali di bassa lega li lascio volentieri ad altri.
Non cadete nel tranello, ex bambini degli anni '90. Allontanatevi da "Aoi sekai no chuushin de" e dalle sue eresie. Tenetevi stretti i vostri ricordi, i vostri colorati giochi a 8 o a 16 bit. Che poi, a parte tutto, è pure noioso e non finisce nemmeno, che lo si guarda a fare? Ci sono modi ben più proficui per buttare un'ora e mezza. Cercatevi un qualsiasi mix di musiche eurodance dell'epoca, se proprio volete ritrovare gli anni '90, sarà di certo un modo più costruttivo che guardare questa inutile e fastidiosa miniserie.


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Izaya_Orihara

Episodi visti: 3/3 --- Voto 6
Quando vidi per la prima volta questa serie su Animeclick.it non esitai a metterla subito in database nei "da vedere". Ebbene sì, finalmente questo special è terminato con il terzo episodio, prodotto dopo 6 mesi dalla realizzazione del primo. E' un adattamento anime dell'omonimo manga di Anastasia Shestakova, che conta ben 9 volumi, iniziato nella stagione autunnale e concluso con l'inizio di quella invernale.

Trama: la storia è ambientata in un mondo fantasy, dove è in corso una guerra per il dominio sulla terra di Consume, tra il regno di Segua e il regno di Ninterudo. Il protagonista, Gear, che si vanta della sua estrema velocità, si arruolerà nell'esercito di Segua per vendicare il suo amico morto. La sua storia verrà a galla tra il secondo e il terzo episodio.

Tre episodi sono troppo pochi per dare un voto vero e proprio alla serie o per scrivere una recensione, ma proverò a descrivere quel che la serie è riuscita a farmi vedere e capire in un'ora circa di visione. Sicuramente vediamo che è una serie molto leggera, non dovremo fare ragionamenti in nessuno degli episodi, con scene ecchi, dove vediamo anche i nostri personaggi femminili nudi, e con doppi sensi dappertutto, infatti vediamo, sopratutto nel primo episodio, doppi sensi sui buchi, le aperture, i bastoni, chiavi e tutto quel che riguarda "un buco" e qualcosa che si possa inserire in esso. Facili da individuare le citazioni verso i videogame più antichi e famosi: il nome del regno Ninterudo è fatto apposta per assomigliare al nome di una delle aziende giapponesi più famose nella produzione di videogame e console, ovvero la Nintendo. Il regno è governato dall'imperatore Marcus, che rappresenta Super Mario che funge, quindi, da nemico. Il protagonista rappresenta Sonic, sia da come è disegnato sia per la sua velocità e persino perché nell'ultimo episodio verrà denominato "Blue Sonic". Un altro personaggio rappresenterà il Dr. Eggman che non vedremo mai all'azione, ma soltanto in una comparsa negli ultimi minuti dell'ultimo episodio. Sicuramente questi sono i più individuabili, anche per chi di conoscenza sui videogame ne ha poca, poi sicuramente ce ne saranno altri che non sono riuscito a riconoscere.

Lo stile dei personaggi rappresenta i personaggi dei videogame e quindi non è da criticare. Animazioni e livello tecnico sono sufficienti, così come le OST, l'opening e l'ending. Un'ora non buttata in aria per questi tre episodi piacevoli: nell'incertezza do una sufficienza e spero in un sequel o in episodi futuri. Consigliato.


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falcus92

Episodi visti: 3/3 --- Voto 5
Per tre episodi ho dovuto aspettare mesi. Per tre semplici episodi, che dovranno avere obbligatoriamente una proseguimento perché 9 volumi di manga non possono essere coperti da 70 minuti di parte animata, ho penato perché non si è capito niente della programmazione. Eppure ciò che ho visto non mi è dispiaciuto: un anime leggero, abbastanza ecchi e con citazioni per niente stupide di tantissimi videogiochi. Sì, perché "Aoi Sekai no Chuushin de" dietro tutti i vari giochetti di parole e le varie battute sconce presenta i personaggi delle vecchie console in un mondo unico: qui devono scontrarsi come in un Giappone dell'epoca dello shogun.

Segua, il regno in cui vive il nostro protagonista, è in continua guerra contro l'impero Ninterudo - sì, il fatto che sembra Nintendo è voluto. Gear è un giovane che vive in una foresta insieme a due altri ragazzi. Si vanta della sua velocità, ma ben presto la verità sulla sua storia verrà a galla e il nostro protagonista, dopo alcuni eventi dolorosi, sarà costretto ad arruolarsi nell'esercito di Segua per stravolgere quella che fino ad allora era una guerra a senso unico.

La componente ecchi è davvero elevata. I primi due episodi soprattutto saranno pieni di doppi sensi e strane allusioni sessuali. A una prima occhiata potrebbero essere fastidiosi, ma in realtà sono abbastanza divertenti seppur banali. In fondo l'autore di questo strano manga che ha avuto una trasposizione anime era un vecchio disegnatore di hentai. E ciò si percepisce non solo da quello che vi ho già citato, ma anche dal chara. Le donne saranno tutte molto formose e, per intenderci, quando faranno qualcosa faranno strani versi. Insomma, la pasta per un soft hentai ci sarebbe tutta per com'è composto l'anime.

Da non sottovalutare sono le citazioni ai videogame: Tetris, Sonic, Mario e Dr. Eggman sono i personaggi più facili da riconoscere all'interno dell'anime. La cosa che mi ha turbato abbastanza è l'eresia con cui sono usati questi personaggi. Per fare un esempio: Mario cattivo non riesco proprio a vederlo; mi turba parecchio la cosa, visto che nel mio incoscio risiede un personaggio pronto a cercare di castello in castello una giovane principessa che puntualmente si troverà in altri posti rispetto a quelli in cui si trovava il nostro protagonista.
Possiamo quindi dire che non sono molto canonici questi personaggi.

Il livello tecnico è degno per il 2012/2013. La regia è semplice e le OST un po' velocizzate. Le animazioni però sono molto degne di nota.
L'anime è mediocre e niente di che. Spero che in futuro si facciano altri episodi