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Pan Daemonium

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Apprezzo molto Shinkai quando non esagera con la sua carica emotiva. "Dareka no Manazashi", sarà per la lunghezza da corto (sei minuti circa), sarà per altro, si contiene abilmente. Non v'è effettivamente molto da dire, se non che il rapporto variabile tipico dell'età moderna tra i figli ed il genitore (in tal caso il padre) è abilmente dipinto in brevissimo tempo e con sapiente stile e fotogrammi. Il gatto, tema ricorrente a quanto pare, funge da collante e da deus ex machina finale che salva il salvabile. Non so, onestamente, quanto il finale sia positivo, perché comunque tende ad essere lievemente accennato. Certo, Shinkai è un inguaribile romanticone e sempre positivo, a suo modo, ma il fatto di aver solo brevemente accennato la conclusione ha provocato il mio gradimento: conoscendo la natura umana posso ben immaginare che quel rapporto che si pensa ristabilito rimorirà celermente. Questo è quanto l'uomo è.
Ottima riuscita: triste rappresentazione della vita dell'adolescente medio moderno.


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KibiRain

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Makoto Shinkai ha saputo produrre un altro piccolo capolavoro con la cura, la semplicità e la sensibilità che lo contraddistinguono.

Premetto di aver visionato sue opere migliori, più toccanti e meglio fatte, ma anche "Dareka no Manazashi" è riuscito ad emozionare e a toccare le corde giuste.
La protagonista, Aya è una ragazza che ha deciso da tempo di andare a vivere da sola, chiudendo i contatti con la sua famiglia e con le persone in generale. Le piccole incomprensioni che possono nascere in famiglia, se una figlia si sente abbandonata e inizia a disprezzare i genitori mentre questi ultimi sono convinti che stia solo crescendo e che vada lasciata ancora più libera, l'amore vero che una famiglia può riservarti anche a distanza di anni, l'affetto negli occhi di un padre che non perde occasione per rivedere sua figlia, i ricordi nelle fotografie, nel gatto ormai vecchio compagno di giochi, i tempi del liceo e della ribellione, del prendere in giro i genitori per i loro comportamenti strani agli occhi dei giovani, noiosi ed esagerati: tutto questo è "Dareka no Manazashi".
Accompagnato dalle note di un pianoforte, dalle animazioni di qualità, dai colori brillanti, in soli sette minuti Makoto Shinkai è riuscito a raccontare una storia, una storia completa e che non lascia dubbi, solo piccole emozioni. Lo consiglio tantissimo.


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Hatake Rufy

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Makoto Shinkai è ormai entrato nella mia lista anime da un paio di titoli, e ancora una volta mi cimento nel vedere un suo cortometraggio, che in apparenza è molto emotivo e ricco di emozioni ma in profondità, Dreka no Manazashi ha un significato davvero profondo e anche un po' triste.

La trama si concentra in un trio, padre di famiglia, la figlia Aya e il suo gattino Mii. Quest'ultimo racconta con voce da narratore le vicende quotidiane della ragazza, menzionando il rapporto che c'è tra genitori e figli.
Inizialmente vediamo in apparenza una famiglia unita, composta da due genitori e la propria figlia, dove in seguito si unirà un tenero gattino, ma per via del lavoro, la madre di Aya si trasferisce e qui la ragazza cerca di compensare con l'amore felino; tuttavia Aya continua a crescere e arrivò al punto di dimenticare la figura materna e andò a vivere da sola cercando l'indipendenza. La famiglia è sempre a braccia aperte, pronta ad accoglierti anche se commetti degli errori, ma nel caso di Aya, c'è solo il padre ad attenderlo a braccia aperte che in molte occasioni, anche in quelle più banali, spera che la figlia lo vada a trovare. Le giornate di Aya passano e cerca di mascherare gli errori commessi, come quello di isolare il padre nella sua casa, ma alla fine un'espediente cambia nettamente le carte in tavola; la morte fa parte della nostra vita e certe volte riunisce una famiglia ormai fredda e distante, così Mii riesce a far ritornare Aya da suo padre e riscaldare quel rapporto freddo che stava piano piano consumando i loro cuori.

Come sempre il comparto visivo mi stupisce, ottima grafica e disegni molto caratterizzati da particolari che fanno la differenza; il comparto sonoro è lo stesso molto ben realizzato, con una profonda voce narrante e musica di pianoforte come sottofondo che sottolinea i momenti tristi della vicenda. Voto 8.


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Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Mi perdonerete, se non introduco il cortometraggio con una sinossi, ma credo che, già grazie alle immagini e alla sola informazione che la protagonista di questa vicenda sia una ragazza di nome Aya, avrete abbastanza elementi per farvi una idea di questi sei minuti di animazione.

Si nota sin da subito la mano dietro questa opera, Makoto Shinkai, e dal punto visivo ci troviamo davanti al solito splendido lavoro, con una colonna sonora ben studiata e decisamente d'effetto, adattissima a quanto narrato, e una grafica che offre paesaggi con effetti di luce molto convincenti e spettacolari. Torna il tema del gatto, che è caro all'autore, ma questa volta è un modo per seguire le vicende familiari di Aya e la sua crescita come donna, il suo rapporto con la famiglia e sul come la sua vita si è indirizzata.

Non posso dire di aver trovato la protagonista e il padre così convincenti, vengono mostrati dei momenti della vita di Aya, a partire dalla sua infanzia, e ci è mostrato il rapporto con il padre, come si è evoluto negli anni e come è attualmente. Si nota che entrambi i personaggi sono tormentati dalla situazione attuale ed è gratificante vedere come si conclude il cortometraggio, ma il tutto sembra essere un compitino già visto: non riescono a dimostrarsi sufficientemente empatici e risultano un po' poco naturali nelle loro interazioni.

Il ruolo della voce narrante l'ho trovato troppo invasivo: avrei evitato di lasciare a lei riflessioni e pensieri, avrei dato più spazio ai personaggi, alle loro espressioni e gestualità, o anche alle loro stesse parole, il compito di fare trasmettere quanto voleva essere comunicato. Shinkai ne sarebbe capace, sebbene sicuramente la voce narrante sia un altro artefatto che ama usare e a cui ci ha abituato in altre occasioni.

Nel complesso, lo trovo un cortometraggio discreto, che stupisce più per l'impatto artistico che per quanto riesce a raccontare.


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Kida_10

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Piccolo gioiello di animazione diretta da Makoto Shinkai, che in soli sette minuti riesce in maniera incredibile a coinvolgere e emozionare lo spettatore.

Una voce narrante racconte la storia di Aya e della sua famiglia. Aya è sempre stata una bambina molto legata ai suoi genitori, ma per motivi di lavoro non è mai potuta tare al loro fianco nel modo in cui avrebbe voluto. Suo padre vedendola triste decise allora di comprarle Mii, una piccola gattina che diventerà col tempo una membra della famiglia a tutti gli effetti.
Quando Aya cresce, il padre decide di lasciarla sempre libera il più possibile, anche se questo distacco gli causa molte sofferenze.
Aya da parte sua vedendo il padre allontanarsi da lei non la prende bene e alla prima occasione decide di andare a vivere fuori di casa e di diventare autonoma, ma anch'essa a malincuore.
Nel finale si scopre che la voce narrante non è altro che quella di Mii che ha potuto assistere a tutta la storia della famiglia, ed è proprio nel momento della sua morte che padre e figlia si riuniscono e il loro rapporto ricomincia col piede giusto.

Dal punto di vista tecnico è stato svolto un ottimo lavoro, sia per quanto riguarda il comparto grafico che quello sonoro, ma non credo che sia questo il motivo per cui questo filmato sia un'opera così speciale; la cosa che mi ha lasciato veramente stupito è stata l'incredibile emozione che un corto di soli sette minuti è riuscito a lasciarmi.
In questo brevissimo lasso di tempo Shinkai cattura lo spettatore, rendendolo partecipe in maniera incredibile e riesce a farlo immedesimare nei personagggi e nelle situazioni che poi ci propone.
E' incredibile come alcune serie anime passino intere puntate a parlare del nulla, mentre "Dareka no Manazashi" in pochi minuti riesca a fornire un'incredibile quantità di materiale su cui riflettere.

Credo che sia un'opera veramente notevole, che merita di essere vista almeno una volta, e che sicuramente non vi porterà via molto tempo, a meno che non decidiate di guardarla più e più volte.


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npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Ho sempre avuto un rapporto molto complicato con Makoto Shinkai dato che non sempre sono riuscito ad apprezzare le sue opere ed i messaggi che essi contenevano (credo di essere uno dei pochissimi, ad esempio, a cui 5 cm per second non è piaciuto). Il rapporto con il famoso autore giapponese si era tuttavia ricomposto con il bellisssimo "il giardino delle parole" per il quale ho speso parole di grande elogio e ammirazione. Il rapporto di odio-amore che si è instaurato fra le opere di Shinkai ed il sottoscritto ora viene nuovamente messo alla prova da questo Dareka no Manazashi, un anime della della durata di sette minuti circa. E cosa avrà mai voluto comunicarci il buon Makoto in coì poco tempo?
La breve storia parla delle vicende quotidiane di Aya, una ragazza come tante. Ottenuto il suo primo lavoro, riesce ad esaudire il suo desiderio di trasferirsi dalla casa patriarcale e vivere da sola. La vita non le deve apparire così rosea come aveva sognato ma questo passo le appare indispensabile per potersi finalmente emancipare ed avviarsi verso l'età adulta. La morte del gatto mii la farà tornare per un breve periodo alla casa del padre e durante il periodo passato si lascia prendere dai ricordi e da lì a passare momenti di grande intimità con la sua famiglia dalla quale era scappata poco prima non per problemi particolari ma solo per assecondare il suo desiderio di crescita personale.
Dareka no Manazashi descrive le varie fasi della crescita di una persona: l'età infantile, durante la quale i genitori rappresentano la cosa più importante e l'oggetto su cui scaricare tutto il loro affetto; l'età adolescenziale e le prime ribellioni; l'età adulta in cui il desiderio più grande è quello di emanciparsi dalla propria famiglia e costruire una vita propria. Tutto ciò viene raccontato da Shinkai in pochissimo tempo, ma lo fa benissimo; non è un lavoro che passerà alla storia ma un titolo che in sette minuti riesce a trasmettere allo spettatore una vera e propria valanga di contenuti su cui riflettere: dal rapporto genitori-figli tradizionale, alle difficoltà di raccontare la verità sui propri problemi per difendere le proprie scelte, sui rimpianti che comunque restano dentro quando una persona lascia il nido e comincia a volare da solo. E tanto, tanto altro
Non potevo aspettarmi di più da un lavoro del genere, per cui mi ritengo estremamente soddisfatto di ciò che ho visto. L'opera è un must per chi ama i lavori di Shinkai, ma anche un titolo che un po' tutti dovrebbero guardare: in fondo, anche se solo in minima parte, non potremo non riconoscerci vagamente con Aya e le sue emozioni e a riflettere su come, in fondo, la vita sia un continuo ciclo di scelte che si ripetono di generazione in generazione. Insomma, è consigliatisssimo.


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Eretria90

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Quando si intende raccontare una storia, ci si sente assaliti dai dubbi tipici di ogni narratore. Da dove farla iniziare, e come farla proseguire? Come realizzare quella data scena, e come comunicare certi sentimenti?
In questo caso, per il suo nuovo progetto, Makoto Shinkai è riuscito a gestire il suo corto animato in soli sei minuti e poco più. A tal proposito, la questione principale diventa una soltanto: cosa potrò mai esprimere in così poco tempo? Eppure, il quesito non sembra aver raggiunto le orecchie degli spettatori di questo suo ultimo lavoro, poiché in circa sei minuti Shinkai sensei è stato capace di condensare ciò che di saliente c'è da dire della storia di Aya Okamura e della sua famiglia.

La prima scena si apre con un'immagine dall'alto di una metropoli. Si è fatta sera, e le luci degli edifici sono accese, così come quelle del treno su cui viaggia la nostra protagonista. Nell'immensità di questo paesaggio sovrastato dal rosa e dall'azzurro, il sole è ormai calato. La città è tanto ampia da inghiottire i suoi cittadini e da aumentare il senso di distacco che c'è fra loro e ciò che li circonda. Intanto, si sente una voce fuori campo narrare della solitudine di Aya. Quest'ultima non fa nulla per diminuire la distanza fra lei e gli altri, e come vedremo, questo è un trattamento che non riserva solo agli estranei. Infatti, il fulcro della storia è il dolore che talvolta sorge nei rapporti familiari. Un dolore fatto di parole dette, e altre appena sussurrate. Un disagio nato dal rifiuto di passare del tempo assieme e da bugie che vengono fuori senza alcun perché. Episodi che rimangono impressi nella nostra mente e che cadono nel limbo dei ricordi. Vite appartate, incomprese, la nostalgia di ciò che non c'è più e la paura di crescere.
Quando si nasce in una famiglia, c'è il rischio che ciò che eri non ritorni mai più. Crescere può significare cambiare, e cambiare può farci allontanare dalle persone che amiamo. Ma il lato positivo di avere una famiglia, è che questa non ti volta le spalle. La famiglia sa perdonare e aspetta a braccia tese. Nella storia di Aya, la famiglia è il padre, più della mamma o del gatto. Il padre aspetta il ritorno della mamma che viaggia per lavoro, così come aspetta l'occasione giusta affinché la figlia, Aya, li venga a trovare. Magari prova a forzare le coincidenze, la aspetta fuori l'appartamento o la chiama tutte le sere, e nonostante il caso non riconduce Aya da lui, lui non smette di provarci. Ciò che Shinkai riesce a comunicare in soli sei minuti, sono i ricordi buoni e brutti della giovinezza di Aya in famiglia. La sua attuale vita fatta di corse a lavoro, viaggi in treno e dormite pesanti, è intervallata dalle chiamate del padre. Il padre che attende speranzoso che la figlia si ricordi della sua promessa, nonostante ormai trovi la propria felicità fuori dalla famiglia.

Il corto animato in questione, stupisce per la sensibilità dei sentimenti espressi in un tempo così ristretto. Un esempio puro di un progetto completo che non ha bisogno di raccontarsi ancora un po', grazie alla maestria del suo produttore, Makoto Shinkai, già noto per La Voce delle Stelle e 5 Centimeters per Second. Anche in questo filmato del 2013, sono presenti le tipiche atmosfere lente del regista, accompagnate da delle note al piano, e i colori rosati di un cielo terso durante il tramonto. Insomma, la qualità visiva rimane impeccabile e accattivante, non trascurando l'audio che, oltre all'iniziale sonata al piano, vanta la voce della cantante Kazusa con "Sore de Ii yo".
Il corto in questione è consigliato a chi vuole essere toccato nel profondo con estrema semplicità e dolcezza, consentendoci così uno spunto di riflessione per le personali storie relazionali.


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Vagabond90

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Ed ecco che ancora una volta Makoto Shinkai ci confeziona un piccolo gioiello, una perla dal punto di vista grafico, perchè anche se l'animazione ha le dimensioni di un corto di 6 minuti, questo arco temporale è sufficiente per rendere l'idea delle notevoli capacità scenografiche di cui è capace la mente del suddetto regista.
Per quanto riguarda il comparto grafico appunto, assolutamente nulla da obiettare, per quanto riguarda i contenuti dal punto di vista della trama invece si. Perchè mi pare che i fondali fantascientifici- stupendi, spaziali- e la notevole caratterizzazione dal punto di vista fisico dei personaggi (vedi ad esempio le mani della co-protagonista che si gonfiano e si arrossano quando si stringono al sostegno del tram) non bastano a farmi emozionare per davvero. Mi pare che tutto questo impalcato sia costruito appositamente per celare un'effettiva carenza strutturale per quanto riguarda la sceneggiatura ed i sentimenti dei personaggi, mi pare che il prodotto sia sofisticato e non genuino al 100%.
Proverò semmai a riguardarlo altre volte, però da un regista del calibro di Makoto Shinkai sinceramente mi aspetterei molto di più.
Forse sarà perchè fin dall'inizio l'avevo inquadrato come l'erede spirituale di Hayao Miyazaki, essendosi egli stesso dichiarato fan del maestro ed in particolar modo di "Laputa", ed allora mi ero posto della aspettative che poi sono state disattese nelle sue varie opere: la perfezione scenica e i colori spumeggianti di Makoto Shinkai per me non sono sufficienti ad affermare che ciò che produce sia realmente un capolavoro; ci sono tanti fuochi d'artificio, ok, però per me pecca un po di "presunzione", ovviamente inteso in senso lato; manca di pacatezza se così si può dire, che restituirebbe un lato più umile e realistico ai suoi personaggi. Se i suoi personaggi avessero un pizzico di umanità e di sincerità in più ai miei occhi tutte le sue opere sarebbero ancora più meritevoli di essere viste, e forse dei veri capolavori.
In ogni caso, siamo comunque ad un livello nettamente superiore rispetto a tutte le altre animazioni dei giorni nostri, quindi credo che 8 sia il voto giusto.


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erebo82

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
La prima cosa che viene in mente da dire a chi si appresta a leggere una recensione su questo corto è di smettere di leggere ed andarsi a vedere questo corto da 6 minuti e 45 secondi evitando qualunque tipo di anticipazione.
Se state continuando a leggere spero lo abbiate già visto.

Come ormai siamo stati abituati da Makoto Shinkai questa piccola opera è una piccola perla, un futuro tecnologico in cui basta un gesto con un dito per rispondere al telefono, questo è ciò che non racconta questo corto, la maestria di Shinkai come al solito sposta la nostra attenzione su elementi che normalmente troveremmo interessanti in altre serie, per poi riportarci nel nostro mondo interiore più profondo come per dirci cosa conta realmente, infatti la storia potrebbe anche essere stata ambientata dentro una grotta degli uomini delle caverne e l'effetto sarebbe stato identico.

<b>Spoiler</b>
Una voce narrante ci accompagnerà durante quasi tutta la breve visione, un inizio triste, la routine quotidiana, la menzogna, i sogni perduti, la solitudine del presente, per poi spostarsi sul passato, un inizio felice, la spensieratezza di una bambina, ma la vita è crudele, le cose cambiano, ci si allontana da tutto ciò a cui una volta si teneva, si diventa adulti.
A quel punto ci si rende conto che la voce narrante non è fine a se stessa, sono gli ultimi pensieri di qualcuno, del gatto che ha sempre accompagnato quelle persone a lui tanto care.
A quel punto la voce narrante si ferma, ancora momenti tristi, nulla sembra essere cambiato, ma la voce riprende la sua narrazione, ci parla di cosa ci fosse dietro quei momenti tristi, ci mostra che quella distanza è solo un'illusione, mostra la speranza e che la morte è parte della vita, che è anche un nuovo inizio.

E' sempre strano vedere come una storia così breve possa farti scendere una lacrima e farti affezionare a dei personaggi visti solo per qualche minuto, ma è anche la dimostrazione che i sentimenti di una persona sono facili da raggiungere se premuti i giusti tasti, e Shinkai ci ha dimostrato di essere veramente un maestro in questo.

Per quanto riguarda tutto il comparto tecnico nulla da ridire, sempre su standard molto elevati, un tratto pulito e molto piacevole, paesaggi paragonabili a quelli di un quadro, musiche che si integrano talmente bene da farti rendere conto che la stai ascoltanto solo dopo qualche secondo.


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Rygar

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Una fiera d'arredamento domestico come la Proud Box Kanshasai è uno scenario del tutto inedito per la proiezione d'opere d'animazione, men che meno le opere del grande Makoto Shinkai e ancor meno di un suo recente corto d'animazione; ma si sa: in Giappone lo stupore è all'ordine del giorno e tutto questo è stato reso possibile.

Dareka no Manazashi è uno speciale della stagione invernale 2013 della durata di 6 minuti e 45 secondi. Questo corto è stato proiettato in esclusiva dal Nomura Real Estate Group durante l'evento "Proud Box Kanshasai", una fiera di arredamento domestico. L'opera è attualmente reperibile su youtube.

Trama: l'intera storia è narrata da Mii, una gatta domestica che descrive le vicende di Aya e di suo padre nel quotidiano in un futuro prossimo. Cominciando con l'estenuante tragitto metropolitano di ritorno a casa, dove la ragazza più volte cambia impugnatura per non indolenzire eccessivamente la mano, per poi giungere finalmente nella sua casa, e una volta giunta a casa vengono descritte le bugie che si scambia telefonicamente con suo padre che coprono i piccoli e grandi fallimenti quotidiani. Eppure un tentativo di connessione tra loro esiste ed è rappresentato da Mii, ormai anziano e giunto al termine della sua vita. Mii fu l'inseparabile compagno di Aya nel momento in cui la madre partì per questioni lavorative, e man mano che Aya crebbe, cominciò a trovare nuovi interessi nel mondo esterno, al punto da rimpiazzare gradualmente la figura materna e felina e a realizzare il suo sogno di vita indipendente, tuttavia la morte di Mii segnerà la svolta della loro storia.

Grafica: ogni volta che guardo un'opera di Shinkai non posso che inchinarmi di fronte a cotanto splendore grafico e questo piccolo grande corto non fa eccezione. Ambientazioni realizzate meravigliosamente, con una nitidezza ed un iperdettaglio che lascia sbalorditi, meravigliosi i giochi di luce e alternanze a tinte acquerellate. Animazioni semplici ed efficaci, dotate della giusta fluidità. Character design meraviglioso. Neko design volutamente buffo ed irrealistico.

Sonoro: ottimo giudizio su tutto il comparto sonoro. L'opening non è presente, in compenso è presente un ending molto dolce e delicato. Le OST sono molto belle e svolgono egregiamente il loro compito di enfatizzare le varie scene. Ottimi effetti sonori. Doppiaggio impeccabile.

Personaggi: due umani ed un gatto, basta così. La loro caratterizzazione è affidata alla gatta Mii e ciò basta per comprenderne la natura. Ottime scene introspettive, ottima interazione. Maturazione ben presente.

Sceneggiatura: particolare dovuta ad una gestione temporale che esegue continui rimandi col passato fino alla fine dell'opera, mescolando incessantemente passato e presente. Il ritmo è abbastanza veloce. Nessun combattimento, nessuna scena d'azione, nessun fanservice. Solamente tanta umanità e dialoghi ben strutturati.
Finale: può la morte ricucire dei rapporti che si ritenevano perduti? Sarà lo spettatore a decidere. In ogni caso il finale è in perfetto stile Shinkai. Delicato, commovente, dolce e maturo nel contempo. Eppure questa volta sembra che una felicità duratura sia possibile.

In sintesi: penso che si tratti di uno dei migliori corti d'animazione mai realizzati finora. L'opera si guarda che è una meraviglia. Il buon Shinkai torna a colpire ritornando alle origini con corti narrati dai felini. Non sarà un'opera originale ma nulla toglie che sia veramente bella. Consigliata ai neofiti come a chi apprezza Shinkai da tempo.