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micheles

Episodi visti: 13/12 --- Voto 6,5
Se lo consideriamo nel contesto degli anime moderni (è uscito nell'anno 2013) "Gatchaman Crowds" è un anime interessante e sopra la media. È interessante in quanto pura manifestazione dello spirito postmoderno che pervade gli anime degli ultimi anni. È un'opera in cui la trama ha (volutamente) poco senso, in cui i personaggi sono (volutamente) sopra le righe, e che si fa apprezzare principalmente per le caratteristiche tecniche e per la regia di Kenji Nakamura.

Più di tutto ho apprezzato le scelte cromatiche, che ricordano certe le serie TV americane degli anni sessanta o certi film come "Hollywood Party": si tratta di colori che sono (volutamente) un pugno nell'occhio e che si pongono come un tratto distintivo dell'opera. È apprezzabilissima anche la sound track allegra e vivace, che contribuisce all'atmosfera di grande leggerezza dell'anime, che si pone come un divertissment, una presa in giro degli stereotipi degli anime d'azione. I vari riferimenti ai Gatchaman originali vanno presi per quello che sono, dei semplici accenni apprezzabili da chi conosce la serie. Per esempio è interessante come il Generalissimo X in Crowds sia diventato un supercomputer e i GALAX un social network. Del resto si tratta di un anime ambientato nel prossimo futuro e quindi una particolare attenzione viene riservata alle ultime mode della rete e ai cellulari intelligenti.

I personaggi sono mediamente simpatici, ho apprezzato particolarmente l'orsetto alieno capo dei Gatchaman e il genio dell'informatica Rui Ninomiya, che appare quasi sempre in versione femminile con un'enorme parrucca rosa. Cross-dressing e ambiguità sessuale sono comuni sia a Ninomiya che al cattivo dei cattivi, ovvero Berg Katze: ma del resto questo avveniva anche nella serie originale. Elencati i punti a favore, veniamo ora alle note dolenti, che sono essenzialmente tre: 1) Hajime Ichinose, la protagonista, è francamente insopportabile; 2) Berg Katze è fastidioso; 3) il finale non convince. In particolare dà molto fastidio il trattamento riservato a Hajime: apparentemente si vuol convincere lo spettatore che sia stupida senza poi veramente esserlo, ma qualcosa non funziona. Hajime è stupida, Katze è pazzo, il finale è troncato.

A causa di queste tre gravi pecche il mio giudizio finale si assesta su un 6,5: anime interessante, ma che non riesce a sfondare. Va detto comunque che nel corso di tutte le 13 puntate non mi sono mai annoiato e la storia è imbastita decentemente, anche se alla fine quasi tutti i misteri restano irrisolti. Probabilmente si voleva fare una seconda serie, ma non è detto che succeda, specialmente se i giudizi dei giapponesi coincidono con quelli degli utenti di AnimeClick (al momento in cui scrivo la media della serie è attorno al quattro e mezzo). Ciò detto, la valutazione finale va fatta paragonandolo ad altri anime del 2013, annata piuttosto scarsa tranne che per l'Attacco dei Giganti e poco altro.


 6
AkiraSakura

Episodi visti: 12/12 --- Voto 2
Echi provenienti da angoli remoti dell'universo si sbizzarriscono a decantare le doti dell'irresisitbile "Gatchaman Crowds". Yankees e italiani tessono entusiasti le lodi del nuovo capolavoro dell'animazione, il quale ha aggiornato quel vecchiume putrescente dell'atavica serie di "Gatchaman", infantile obbrobbrio risalente a lontani tempi arcaici, nefaste età antiche e primigenie: gli anni '70. Capolavoro ben lungi dall'accostarsi ai mastodontici ritmi narrativi del passato, quanto mai densi di schematismi primitivi, personaggi mal caratterizzati, disegni eccessivamente severi e virili. Tutto sa di già visto, antiquato, scontato; ma adesso c'è "Gatchaman Crowds" che salva la baracca. A noi non piacciono quei tempi così remoti e lontani, nei quali invincibili supereroi dovevano lottare e sudare sangue per ottenere qualcosa. Nei quali c'erano idee, messaggi di fondo, reminescenze di un popolo fiero afflitto da un dopoguerra fatto di lacrime e sangue. C'erano una sceneggiatura e una trama, in "Gatchaman". Quello vero, però. Poco importa che all'epoca gli otaku non avevano ancora monopolizzato l'animazione con le loro pretese prive di sostanza, direte voi. Vecchiume è , e vecchiume rimane. Avete ragione.

Ma ora lasciamo stare i veri "Gatchaman". E voi, quarantenni nostalgici cresciuti a pane e televisioni regionali, mettete da parte i fazzoletti. Basta piangere. Tanto "Gatchaman Crowds" c'entra poco con l'anime della vostra infanzia. In un certo senso c'entra però, in modo nettamente contrapposto all'essere - o meglio, al pretendere di esserne - il remake. Ma per spiegare bene 'sta cosa ho bisogno di pensare un po'. La riprenderemo dopo.

Non lo faccio neanche il riassuntino della trama di "Gatchaman Crowds". Come si potrebbe sintetizzare una cosa la quale non esiste? Il social network GALAX, la pubblicità occulta del palmare di ultima generazione, Faccialibro, gli alieni i quali vogliono aggiornare il mondo - rubando nel frattempo il mestiere a Masami Eiri -, Il latte avariato, l'ontologica apatia che regna sovrana, i tempi morti, il pupazzo animato con Paint a due frames al secondo (il capo dei "ninja"), l'asilo per gli infanti (luogo quanto mai consono all'intelligenza dei personaggi). Qualche frase seriosa e impegnata messa lì a caso, che tanto fa sempre figo, anche senza alcun contesto. E poi stop. Fine. A prescindere da un filosofico dibattito sull'oggettività, sulla soggettività e panzane varie. A prescindere dai meccanicismi mentali derivanti dall'imprinting a base di fashion moe, dalle pretese di autorevolezza di chi non sa e dai pareri alienanti e mistificatori che ne derivano, voci di avatar chiassosi i quali, senza freni inibitori e sufficiente preparazione, s'improvvisano professorini universitari dalla grande baldanza. "Gatchaman Crowds" è il nulla narrativo. O meglio, è la storia/non storia di una lolita dalla faccia ebete, il sorrisetto stupido, il fare superficiale, irritante, la vocina "gne gne gne" alla quale nel 3% della serie gli autori fanno formulare qualche parola sensata, giusto per far decantare agli otaku assetati di carne giovane roba del tipo "ma quanto è intelligente Hajime: sembrava stupida, e invece guarda un po'…". Esattamente come quando i padroni fanno finta di stupirsi dell'intelligenza del proprio cane, insomma. Stessa roba. Si sa infatti che il moe sia un'esigenza del maschilismo più sfrenato: non un maschilismo virile in grado di competere con la presenza di una donna adulta dal carattere forte. Un maschilismo il quale necessita di figure deboli, sottomesse, tanto stupide quanto pucciose. Carni fresche e paffute a digiuno di intelletto, le quali consentono a quei frustrati degli otaku giapponesi, apatici e ossessionati dal loro consumismo sfrenato, di trovare la propria personale dimensione del femminile. Ma Hajime non è solo un'eroina moe, magari lo fosse. Ma per approfondire questo discorso devo ulteriormente rimandare al fulcro dell'invettiva, siccome un suo senso "Gatchaman Crowds" ce l'ha. Basta solo guardarlo con l'occhio giusto. E stendiamo un velo pietoso sui comprimari, manco degni d'esser intervistati da Andrea Dipré e di finire veramente su Youtube, ma non in veste di "Gatchaman", in veste di personaggi trash. La loli depressa dai capelli verdi la quale si definisce triste e malinconica senza ragion d'esserlo: da dove viene fuori? Vuole parodiare le turbe degli "X Men", i quali si sentivano diversi per via dei loro poteri? Ma per piacere! Quello con i capelli viola il quale nella sigla fa tanto il figo e poi non combina praticamente nulla, tranne che nelle ultime due puntate? Lasciamo poi stare l'altro effemminato, il biondino. L'orsetto animato con Paint ha più carisma.

La vera sostanza di "Gatchaman Crowds" la si percepisce solamente quando lo si contestualizza in base all'attuale società giapponese, e, soprattutto, dando un'occhiata al nome che c'è dietro. Kenji Nakamura. Sembra non essere vero, eppure è così. Il regista dell'ermetico e validissimo "Mononoke", pura arte animata a base di folklorismo giapponese e sperimentalismo visivo d'avanguardia. Un prodotto di nicchia, fatto con grande perizia artistica e registica. Cosa succede? L'ennesimo talento offerto in sacrificio all'altare degli otaku giapponesi bisognosi di personaggi-fanservice, trame inesistenti, cliché e maschilismo (sinonimo di moe)? Sì e no, a mio avviso. E' risaputo che nella storia un'impero nasce, cresce e infine decade. Anche le mode funzionano così. Però ora vi chiedo di fare uno sforzo d'immaginazione: pensate di essere degli artisti molto creativi, i quali necessitano di esprimersi, di libertà artistica, di un'ambiente libero e stimolante. Siete persone intelligenti, che hanno studiato un sacco, che sanno come posizionare la telecamera per creare un anime di qualità. Tuttavia, le richieste di un pubblico di smidollati, tali otaku e hikkikomori giapponesi, i quali adesso come adesso monopolizzano quasi in toto l'animazione, fanno sì che, per la legge della domanda, la produzione vi imponga di mettere tutti i cliché e le inezie demenziali che piacciono a loro. Come vi sentireste? Ed ecco che nascono le cosiddette "serie troll". Serie create da autori molto quotati che letteralmente sfottono gli otaku; serie piene di prese in giro più o meno velate al loro mondo. E ai loro stereotipi. Concettualmente, un "Gatchaman Crowds" non è poi molto diverso da un "Aquarion Evol", un "Nobunaga the Fool" e altri numerosi esempi di serie troll - non scomodiamo "Evangelion", il grande patriarca dell'otaku-trolling (mi si perdonino alcuni neologismi).

Ora che padroneggiate un po' il concetto - per mia esclusiva bontà addirittura suffragato da qualche esempio - ammetterete pure voi che ci sono serie troll fatte bene e serie troll fatte male. In fondo sono veramente tante: la cultura giapponese è da sempre molto tendente alla stagnazione e all'auto-referenzialità. Tuttavia, Kenji Nakamura ha voluto fare un poker d'assi: un doppio dileggio degli otaku attuali e della vecchia scuola dell'animazione - la quale, non dimentichiamocelo, partorì i VERI "Gatchaman". Chi troppo vuole nulla stringe, direbbe mia nonna. Ed ecco che, da una colossale trollata verso tutti gli anime fan di tutte le ere, nasce una delle peggiori serie che mi sia mai capitato di vedere in tutta la mia lunga carriera di appassionato. Evidentemente, lo scazzo degli autori in un clima dominato a forza dall'inezia più totale è ormai giunto a livelli cosmici: Kawamori non fa altro che produrre serie troll; Anno ha messo in scena una nuova trollata ancora più troll dell'opera originale, il Rebuild; gli autori di "Psycho Pass" hanno pubblicamente dichiarato di essere stufi del moe; esce "Kill la KIll", la più grande trollata di Imaishi verso gli stereotipi dell'animazione moderna tutta; chissà che trollata sarà il "G Reko" di Tomino. Non oso neanche immaginarlo. Per non parlare poi di Shin'ichiro Watanabe, il quale da sempre si diverte ad inserire piccole trollate agli otaku nelle sue opere, chissà perché soprattutto nelle ultime. Chi fa un po' d'attenzione la può percepire, tra un frame e l'altro, la frustrazione di questi poveri autori. E quella di Kenji Nakamura è suprema; "Gatchaman Crowds" è una trollata così grande, posticcia, mal orchestrata, universale che, al di là del sorrisetto ebete di Hajime, e del suo onnipresente palmare Samsung, fa intendere uno scazzo cosmico verso l'animazione e gli anime fan di tutti i tempi. Ma queste cose i novellini non le vedono, non le percepiscono; e tutti ad adorare il nuovo fashion anime dell'anno, "Gatchaman Crowds". Tutti a suonare la tromba alla corte del nuovo capolavoro di Nakamura. Senza vedere. Senza sentire. Senza pensare. E poi, dopo poco tempo, chi se lo ricorda più, 'sto "Gatchaman Crowds". Una nuova serie troll verrà acclamata al suo posto, con tanto, tanto hype. E dopo pochi mesi pure essa scomparirà nell'oblio, allo stesso modo dei suoi numerosissimi predecessori. E così non va bene. Non va per niente bene.


 3
Izaya_Orihara

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
Tra gli anime proposti in simulcast sul sito PopcornTV da Dynit, Gatchaman Crowds è sicuramente il più discusso, non solo perché per ai fan dell'opera originale ha storpiato il naso in quanto considerata una spazzatura, una storpiatura appunto, rispetto l'opera originale, ma anche per i vari difetti che presenta, che o ci si butta una pietra su, oppure ci si domanda se veramente con quei difetti la serie sia meritevole. Io, personalmente, non conoscendo l'opera originale, trovo in Gatcham Crowds una serie piena di promesse in parte mantenute, che trova una sufficienza scarsa grazie ad alti e bassi, e quindi a difetti e pregi.

In Tachikawa City, la seconda metropoli della zona di Tokyo, vivono e agiscono i Gatchaman: un gruppo di eroi nascosti tra la popolazione, che vengono scelti grazie a particolari capacità, proteggono la Terra da particolari criminali alieni chiamati MESS, grazie a speciali tute da combattimento (le Power Suits) che permettono di utilizzare e di incrementare il NOTE, la manifestazione di speciali poteri spirituali, presenti allo stato latente negli esseri umani.

L'incipit di questa serie è davvero interessante, sembra un miscuglio di vari generi e serie (tra cui spicca Tiger and Bunny per le armature speciali usate dai nostri eroi) e l'animazione si rivela un punto forte. Peccato che questa serie alla fine si rivela una mezza delusione, come succede con molte altre serie con un buon incipit ma un brutto proseguo. La serie ha il più grande difetto che una serie di azione può avere (che, sottolineo, l'azione in questa serie è davvero molto bella; nel suo genere, quindi, non fallisce): i personaggi. I personaggi in questa serie sono degli stereotipi, ma, allo stesso tempo, sono abbastanza anonimi. L'unico personaggio che è un po' particolare e "si fa sentire" è la protagonista ma, ahimè, è molto odiosa e stupida. Oltre la protagonista, c'è un sol personaggio da premiare, e questo la dice lunga su una serie di genere azione che dovrebbe avere personaggi decenti da riuscire a rimanere impressi nello spettatore. Più o meno, i personaggi si danno una svegliata verso la fine della serie; sicuramente se questa serie avesse avuto personaggi migliori sarebbe stata davvero un'ottima serie di genere azione.

Oltre i personaggi, non vedo altri problemi (anche se quest'ultimo è davvero grave), tranne qualcosa non spiegata e quindi lacune nella trama. La trama è davvero discreta, interessante e coinvolgente, non manca di svolte o di colpi di scena, e parla anche di qualche tematica come l'importanza dei social network mettendola in primo piano nella storia, anche se un po' forzata come cosa e diciamo "in stile anime". Qualche dubbio non viene risolto, e il finale si può considerare abbastanza deludente, ma più o meno la trama si mantiene sempre su un livello discreto, e non delude quasi mai lo spettatore.

Lo stile dei personaggi è particolare e secondo me va premiato. L'apparato sonoro ci regala una buona opening quanto una buona ending e sempre ottime OST. Qualcosa di importante da annotare è come ogni finale di episodio rimandi con impazienza la visione del prossimo. Una serie, che sfortunatamente, ha personaggi pessimi e abbastanza anonimi, e per questo, a volte, non è di facile visione: non mi sento di consigliarla.


 3
Elam

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7
Gatchaman Crowds è una serie molto controversa dal giudicare poiché si presenta come una sorta di rivisitazione dei famosissimi Tecnoninja Gatchaman con il "piccolo" particolare di non avere quasi nulla della storica serie se non degli "omaggi" sulla trama e sui personaggi. Proprio a causa di ciò i fans rimarranno delusi, tuttavia se non si è fans oppure se si ha la capacità di godere del prodotto in sé, la mini-serie risulta abbastanza godibile e gli omaggi agli storici Tecnoninja possono risultare pure apprezzabili. Rimangono tuttavia alcuni nei su alcune scelte "buoniste" ed altre infantili che almeno al sottoscritto hanno fatto storcere il naso. Procedo per punti con un pò di trama senza ripetere le cose anticipate nella scheda.
I Gatchaman sono un gruppo eterogeneo di tipi un pò strampalati, abbiamo il figo e solitario Joe, il giovane Sugane, l'inverosimile alieno panda Paiman, la stramba protagonista Hajime, l'enigmatico e menefreghista JJ (creatore dei Notes, le agendine gadjet per otaku che permettono la trasformazione in Gatchaman), l'effeminato e potentissimo alieno OD ed infine la "Lamù" timida ed introversa Utsutsu ottima per farci action figures per otaku.
Noterete subito che il gruppo non è formato dal caratteristico quintetto, anzi è abbastanza variegato ed interessante e non è nemmeno Joe-centrico, particolare che ho apprezzato moltissimo. Invece ho trovado odioso e fuori luogo il panda alieno Pai (addirittura capo del gruppo) e la ragazza "Lamù". Hajime la protagonista è troppo stramba e saggia assieme, certo tutto è possibile, ma una tipa così svitata è possibile solo in un anime.
Gli antagonisti invece sono l'enigmatico e pazzoide alieno Katze (una sorta di Joker dai poteri mutaforma) e Rui, una sorta di genio dell'informatica che ama travestirsi da donna, il quale inventa il super computer X (vi ricorda qualcosa?). Purtroppo i personaggi pazzoidi alla Joker non li sopporto e Katze è davvero insopportabile, però questo è un mio gusto personale. I Gatchaman nascono con lo scopo di difendere la terra dalla minaccia aliena, vista come singoli o gruppi di criminali che vivono e si nascondono sul pianeta. Visto il numero esiguo di puntate i primi episodi vengono spesi per presentare i personaggi, introdurre il nuovo membro del gruppo (Hajime), presentare Rui e X e poi la trama si immerge nel lungo confronto contro i complotti di Katze. Con la trama mi fermo qui, prima però devo sottolineare come l'idea dello smartphone social-network Galax l'ho trovato molto contemporaneo, purtroppo sul finire della serie anche troppo buonista e rivoltante, ma l'idea è stata bella.
La grafica è strabiliante nel senso che l'utilizzo della palette dei colori è meravigliosa e se non l'apprezzerete per la storia almeno dovete apprezzare i colori e gli ambienti colorati, una goduria per gli occhi. Ecco con un simile sfoggio di capacità tecniche mi chiedo come sia possibile inserirci dei personaggi così strampalati. La storia prosegue lungo un alternarsi di cose demenziali e serie senza trovare mai una giusta collocazione ne da una parte de dall'altra e per tale motivo il mordente a volte viene a mancare. Fortunatamente nonostante alcuni protagonisti sono dei ragazzi delle superiori, abbiamo scampato gli episodi classici in piscina/mare, parco giochi e festival scolastico. Nei 12 episodi non vengono svelati tutti i segreti dei Gatchaman e ciò fa pensare che vi sia già in cantiere una seconda serie se questa avrà successo.

Rygar

Episodi visti: 12/12 --- Voto 1
Vi ricordate l'esistenza di una serie TV che entrò nella storia dell'animazione giapponese? Una serie TV fantastica, ricca d'azione, eroismo, combattimenti, dinamismo e fu la prima a concepire il concetto di squadra a 5 (composta dal: belloccio, bel tenebroso, omone, bimbetto e ragazza) che spopolò negli anni a venire? Se avete già risposto con "Gatchaman" avete indovinato. Gatchaman fu una serie meravigliosa ed innovativa, la prima del suo genere. I nostalgici ed i vari fan della serie l'associano ad un'altra grandissima serie dell'epoca, Hurricane Polimar, e tali serie furono il marchio di fabbrica del glorioso studio Tatsunoko.
Ebbene, i nostalgici e gli appassionati delle perle d'animazione dello studio Tatsunoko continuino pure ad ammirare le grandi glorie del passato ed evitino come la peste ciò che mi accingo a recensire poiché, se mai osassero incappare in codesto Gatchaman Crowds, molto probabilmente le loro budella si torcerebbero. Se esiste una ragione per cui definisco la stagione estiva come "altalenante" è proprio per l'esistenza di schifezze come questa. Non so quanto sia stato offerto per poter usufruire del glorioso nome Gatchaman, ma si può affermare che quest'aberrazione di opera è tutto fuorché Gatchaman, cui dovrebbe prostrarsi e pregare per una rapida estinzione.

Gatchaman Crowds è una serie della stagione estiva 2013 composta da 12 episodi di durata canonica. La serie trae ispirazione dall'omonima serie animata del 1972.

Trama: anno 2015, ormai il mondo è letteralmente drogato dai social network. Tra questi ne spicca uno in particolare, tale Galax. All'interno della metropoli di Tachikawa è presente il quartier generale di una squadra di presunti supereroi il cui compito è proteggere la pace mondiale utilizzando i poteri di alcuni quaderni cui compaiono alcuni ordini o parole profetiche. Una ragazzina di nome Hajime, nota per il suo carattere esagitato (probabilmente ricevette un'overdose di antidepressivi nel biberon al posto del latte), ha a che fare con bizzarre creature aliene a forma di cubo ostili al genere umano. E lei che fa? Diventa loro amica, e paradossalmente, diverrà anche lei un membro dei Gatchaman. Anche lei come i vari abitanti della città, è un utente di Galax, e come tale lo utilizzerà come strumento per la sconfitta dei cattivoni e per ripristinare la pace mondiale. Attorno a lei ci saranno travestiti, frufrù isterici, alieni a forma di mascotte complessati, nemici frufrù egocentrici che fanno le scenate se sono ignorati ecc. Detta così sembrerebbe illogico, assurdo, squallido ed incoerente, ebbene è proprio così.

Grafica: uno schifo pseudosperimentaloide, un orrore inusitato per la vista. Tutto è messo lì alla carlona, senza il minimo interesse per armonia e per la bellezza. Ambientazioni piatte, insulse, scarsamente dettagliate. Animazioni ipersemplificate e carenti di fluidità. Character design scandalosamente orribile ed irrealistico (tutti hanno perlomeno i capelli bicolore e le sopracciglia da creatura mitologica giapponese). Mecha (?) design gratuitamente insulso e brutto.

Sonoro: nemmeno qui si salva alcunché. Opening ed ending piuttosto piatti e mosci. OST scandalosamente inascoltabili e piuttosto ripetitivi. Doppiaggio da suicidio, dove le hanno trovate delle voci così brutte?

Personaggi: un cancro per lo spettatore. Orrore su tutti i fronti, non solo per la loro realizzazione (caratterizzazione piatta e banalizzante, zero introspezione, zero evoluzione, interazione disastrosa) ma soprattutto per come sono stati scelti. Che c'azzeccano (cit.) drag queen, bambine strafatte di prozac, panda complessati, fighetti inaciditi e vecchi sciamani con la salvezza del mondo?

Sceneggiatura: chi la capisce è bravo. Ho fatto un esperimento: interruppi la serie verso la metà, poi ho guardato integralmente l'ultimo episodio. Risultato? Non mi sono perso assolutamente nulla, non ho subìto alcuna lacuna a livello di trama né ho sentito la necessità di guardare altri episodi. Insomma, è possibile affermare che quasi tutti gli episodi sono inutili ai fini della trama. Sempre lì a smanettare con questo Galax e a decantare la sua enorme importanza a livello planetario. Pessimo messaggio. La gestione temporale è "creativa" in senso Tremontiano, così è se vi pare. Il ritmo è lento, dannatamente lento. Questa è una serie che dell'azione e del combattimento dovrebbe farne il suo cavallo di battaglia e invece no, sempre a pastrocchiare e a lanciarsi i messaggini su Galax, bontà divina! Le scene d'azione e combattimento sono relegate ad un ruolo marginale. Il fanservice è presente anche se difficilmente si presta attenzione. I dialoghi sono da carie dentale.

Finale: perfettamente in linea con lo squallore della serie. Buonismo e smielate da cura odontoiatrica, banalità e collaborazionismo stucchevoli imperano in tutta la puntata. Alla fine gli stessi eroi sono rimpiazzati dal social network. Traduzione: il liet motiv dell'anime collassa su se stesso.

In sintesi: questa porcata intergalattica, questo trionfo di pacchianeria, kitsch, buonismo esasperante, caricatura, alienazione dalla realtà, stereotipo, e totale diseducazione, è quanto di più esecrabile possa trovarsi in giro. Se lo si dovesse nominare come "remake" sarebbe il peggior remake della storia dell'animazione. Questa roba è un prodotto vergognoso, stucchevole, orribile, scandaloso, esecrabile che nulla ha a che fare col glorioso nome di Gatchaman cui dovrebbe dissociarsi per amor di dignità. Sconsigliato all'intera umanità.

Locke Cole

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7
Scherzoso ma non troppo, "Gatchaman Crowds" entra in scena con una buffa piroetta, inattesa ma carica di una confusa miscellanea di reminiscenze. Inizia così una danza che non lascerà mai leggere quale sarà il suo prossimo passo, un superbo caleidoscopio di colori che all'intercalare di "Hajime-ssu" affascinerà lo spettatore e lo ingannerà attraverso il suo intreccio.
Inutile e banale sollevare la questione sull'immenso e diretto rimando evocato dal titolo della serie verso l'omonimo mostro sacro degli anni '70, citazione che verrà affrontata con arguzia dall'opera in esame.

"Gatchaman Crowds" discosta lievemente la tenda del sipario allo spettatore, permettendogli d'intravedere il prosieguo della narrazione e altrettante volte tradisce ogni aspettativa e ribalta qualsiasi stima basata sul canone, impedendo ad altri d'anticiparlo. In ciò è lodevole la strutturazione generale dell'intreccio, che non stupisce con bruschi e plateali colpi di scena, i quali anzi sono quasi assenti, ma risolvendosi a scegliere l'alternativa più insospettabile seppur coerente con l'opera generale. Questa coerenza è garantita dalla parsimonia strettissima ma impercettibile con cui viene razionata ogni informazione, facendo apparire i personaggi come noti quando son poco più che caratteri abbozzati, senza tuttavia far pesare tale carenza allo spettatore, ma anzi giocandoci sopra e garantendo l'intero filo logico della vicenda mediante lo sguardo retrospettivo che ad ogni tassello andrà ad ordinare i suoi trascorsi.

Ogni parvenza in "Gatchaman Crowds" è decettiva ed ogni sviluppo che pare aprire a taluni orizzonti virerà poi bruscamente verso altri. Una serie sentai che tratta l'aspetto supereroistico di passaggio, dove i combattimenti son poco più che accidenti e anzi stravolgimenti della narrazione, dove vi è largo spazio per la caduta e la redenzione è una luce possibile ma lontana e dove i caratteri sono in costante movimenti nel loro gravitare attorno al motore che è Hajime.
Ichinose Hajime è "Gatchaman Crowds", il perno strutturale della serie, la protagonista in un'opera senza protagonisti, la più estroversa e inverosimile delle figure, eppure, in conclusione, la più ignota ed affascinante. Hajime è l'enigma che attraversa la serie, adorabile e magnifica, dotata della massima presenza scenica ma raramente lasciata ad esercitarla da sola. Con la sua magnetica personalità la nostra adorabile eroina sembrerebbe farsi carico di ogni stereotipo da cui la storia dell'animazione è attraversata, ma bastano poche scene per farle scrollare di dosso tali illazioni e farla risplendere in tutta la sua irriducibile originalità.

Infine, "Gatchaman Crowds" mette a tema un punto che raramente ha spazio nell'animazione contemporanea e che, anche se sovente vien messo in scena, non viene considerato nelle sue piene implicanze e relegato alla banalità: la Rete e l'intercomunicazione di massa.
Non oso affermare che si vada così a fondo su tali questioni come fu fatto da titoli degli anni '90 talmente celeberrimi da rendere inutile la loro citazione in tale sede, ma certo "Gatchaman Crowds" tenta, con ottimi risultati, di sbirciare sulla natura delle masse e dell'individuo in loro relazione secondo tale prospettiva e non a caso la serie è attraversata in ogni dove dal tema della possibilità dell'ascesa per ciascuno all'eroismo. Questo leitmotiv è però adombrato e sempre in bilico e la gloriosa chiusura dell'opera gli dà una risposta ambigua ma non troppo e per nulla dolce.
Un plauso va rivolto proprio agli ultimi episodi, che giocano possentemente sull'oscurità delle proprie risposte e s'ammantano dell'euforia collettiva e dello splendore della giustizia per sottendere ben più ponderate riflessioni.

Nonostante questo, "Gatchaman Crowds" non parla di molto, ma lo fa con la massima grazia, facendo del proprio incedere la sua virtù ed è questo e null'altro, un intreccio calibrato in ogni suo minimo passo, senza pesantezza ne' apparenza d'artificiosità, impredicibile e insondabile, che fa crollare climax e tensioni, fatto di caratteri fortissimi che sono poco più che sagome, uno straordinario gioco d'ombre mosse alla tenue luce di una candela, che accenna decostruzioni senza ricorrere a sperimentalismi, giostrandosi con passo ardito sempre all'interno del gusto più canonico. "Gatcha!"