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ꜱʜɪɴᴏʙᴜ

Episodi visti: 25/24 --- Voto 10
"Kill la Kill" e un anime del 2013, realizzato dallo studio Trigger. Ebbene sì, non c'è un genere preciso per definire questo bellissimo anime. "Kill la Kill" è l'anime che ha rivoluzionato il fanservice: la storia gira intorno alla protagonista Ryuko Matoo, una ragazza giovane che è in cerca delle ragioni dietro alla morte di suo padre. La ragazza si imbatterà nella presidentessa dell'istituto superiore, ovvero Kiryuin Satsuki, dandole della colpevole della morte di suo padre. La storia in sé e molto semplice e molto veloce, ha delle semplici animazioni, tanto combattimento e tanto fanservice. E questo è il bello: "Kill la Kill" è un anime che ti fa ridere e il fanservice si mischia molto bene con la storia, e, grazie a tutte queste cose, ha reso l'anime molto interessante. È molto piacevole da vedere ed è consigliabile a tutti!


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Helen24

Episodi visti: 24/24 --- Voto 3
Onestamente non capisco proprio come faccia a piacere tanto alla gente. Le stesse recensioni che dicono quanto sia bello dicono che è un assoluto nonsense, pieno di cliché ripetitivi, di battaglie continue ed esagerate, per non parlare poi del fanservice continuo e della nudità esagerata che, va beh, quella non dà fastidio, ma viene utilizzata per spiegare delle logiche che non ci sono. Forse alle persone piace proprio per tutto questo, ma a me personalmente proprio per niente, ho fatto fatica a finirlo, l'avrò messo in pausa un milione di volte, quindi, in definitiva, non lo consiglio per niente.
Unica cosa positiva la grafica e le animazioni fatte bene.


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Eramioquelnome

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Un bel 7 a questo anime che diverte e che regala sprazzi di genio e originalità.
Di solito odio il fanservice, ma penso che questo anime abbia il migliore fanservice di sempre, è molto presente ma non stufa mai, e fa delle nudità dei personaggi un punto focale della narrazione, motivandole e facendo sì che dopo un po’ non ci si faccia più nemmeno caso.
Ero partito a guardare questo anime di malavoglia e molto prevenuto, ma ho dovuto ricredermi, non annoia mai ed è fatto davvero bene. Non è un capolavoro che verrà ricordato negli annali, ma sicuramente è un anime originale e divertente da vedere.
Consigliato!


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gros chat

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
"Kill la Kill" racconta la storia di Ryuko Matoi, una ragazza che, alla ricerca di risposte sull'uccisione del padre, si insedia nell'accademia Honnoji, un istituto gestito da un consiglio studentesco dotato di speciali uniformi che conferiscono poteri straordinari a chi le indossa; ad aiutarla nella sua missione ci sarà Senketsu, una uniforme alla marinara dotata di una coscienza propria e di una potenza incredibile.

L'intera opera è intrisa di azione, humor e spesso si presenta come un teatro dell'assurdo e un trionfo del nonsense, il tutto condito da un fanservice piuttosto invasivo.
Le animazioni sono davvero brillanti e danno il meglio di sé durante le scene d'azione.
La colonna sonora è orecchiabile e sono apprezzabili sia il doppiaggio originale che quello italiano.

Nonostante sia un anime volutamente assurdo e sopra le righe, "Kill la Kill" riesce ad avere una trama a tratti avvincente, con una sua logica e perfino con una morale. L'ho trovata complessivamente una serie divertente, e mi sento di consigliarla a chi cerca qualcosa di diverso dal solito, nonché un intrattenimento leggero e scanzonato.


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ExOtaku90

Episodi visti: 25/24 --- Voto 8,5
Finalmente! Passano gli anni e continuo a guardare anime come sempre; ci sono anime però che te li dimentichi come se niente fosse, perché forse mancava loro quello spessore narrativo o quelle atmosfere che ti rimangono come piacevoli sensazioni, o semplicemente per non essere molto originali in fondo. Nel mio caso, tra i diversi anime che ho visto, ce ne sono un paio che mi sono rimasti particolarmente a cuore, per quanto riguarda un determinato genere: sto parlando di "FLCL", "Eureka Seven" e soprattutto "Sfondamento dei cieli - Gurren Lagann", e negli anni ti accorgi che guardi tanti anime, ma nessuno si avvicina loro neanche lontanamente, e che forse è stata una piccola parentesi dell'animazione ormai estinta.
Poi per fortuna appare "Kill la Kill", di suo un paio di gradini sotto i sopracitati titoli, però lo stile è quello firmato Hiroyuki Imaishi, che ci ripropone un anime con la medesima regia di "Gurren Lagann", facendoci rigustare quel design e quella regia sopra le righe tanto apprezzata in passato. Proponendo un nuovo anime che sembra quasi fare parte dello stesso universo stilistico di "Gurren Lagann" riproposto in nuove vesti (letteralmente in tutti i sensi!), senza robottoni e con protagonisti al femminile.
Ottimo per i nostalgici del genere.


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WatchMan

Episodi visti: 25/24 --- Voto 9
Lo studio Trigger prende il genere che probabilmente il pubblico detesta maggiormente, il fanservice ecchi, e lo inserisce in un contesto folle con una caparbietà senza pari, trasformandolo nella sua punta di diamante, ribaltando perfino il mio giudizio su di esso. Sul serio, sfido chiunque a trovare di meglio. Sono il primo a dire che il fanservice stona, se usato quando non si deve, ma qui veste divinamente.
"Kill la Kill" revisiona un genere abusato, facendone un suo punto caratteristico, sfidando lo spettatore a superare l'iniziale disdegno, convincendoti a colpi di trash e 'tamarraggine' e con personaggi fuori dall'ordinario.

Ryuko Matoi è in cerca dell'assassinio di suo padre, e l'unico indizio deriva da una lama-forbice che trova nel luogo del delitto, che il criminale ha usato per porre fine alla sua vita. La sua spietata vendetta la porta all'istituto scolastico Honnoji, comandato da Satsuki Kiryuin, che pare conoscere qualche segreto sull'accaduto. Questo è solo il pretesto per dare inizio a una faida più grande di quello che sembra, e dare così il via alla follia che la serie consapevolmente sa di possedere.
Nella scuola Honnoji vige la legge del più forte. Gli studenti si differenziano da zero a tre stelle e, in base al loro grado, indossano delle ultra-uniformi che conferiscono particolari abilità grazie alla biofibra, il materiale con cui sono fatti. Ryuko si imbatte in un uniforme alla marinara che chiamerà Senketsu e che una volta indossata le donerà particolari poteri, che sfrutterà per affrontare i membri dell'Istituto. A scuola incontra Mako Mankanshoku, una ragazza piuttosto vivace che vive insieme alla sua famiglia altrettanto pazza, con cui nasce un rapporto inossidabile. L'influenza positiva di Mako è contagiosa, attraverso i suoi apprezzabili sketch, e la sua famiglia non è da meno, capace di strappare risate per la sua iperattività. L'altezzosa Satsuki Kiryuin non manca mai di dimostrare tutta la sua leadership tra colpi di tacco e discorsi persuasivi, fino ai suoi devoti quattro Deva. La perla fra tutti è chiaramente Mikisugi, impareggiabile professore che, quando si tratta di spiegare, non perde il momento di spogliarsi al rallentatore, illuminandosi nelle parti poco appropriate, ma anche l'eccentrica trasformazione di Ryuko, che lascia scoperti alcuni punti, permette al regista di sbizzarrirsi con inquadrature succinte, senza mai essere oltraggioso o volgare, dandogli uno stile che in pochi posso vantarsi di usare.

"Kill la Kill" vanta un comparto tecnico di alto spessore che incide sul successo dell'opera malgrado i vincoli di budget; conscia di questo difetti, li sa sfruttare al meglio delle sue capacità. La scelta vincente di semplificare alcune animazioni, come per esempio quelle su Harime Nui, a volte anche durante i duelli, danno un enfasi maggiore su quanto sia stravagante la serie e, quando c'è bisogno di sprintare, non si tira di certo indietro.
Il taglio registico che segue perfettamente le scene frenetiche nel corso delle fasi di combattimento conferisce una velocità di esecuzione da far invidia a molte altre produzioni. L'adrenalina e le scene epiche scorrono a fiumi, ed è impossibile non gasarsi davanti a tanta 'tamarraggine'. Il fiore all'occhiello sono le OST acute che riecheggiano con fervore, attribuendo all'animazione un salto di qualità encomiabile. Dalle theme song a quelle di ambientazione, ognuna di esse si distingue per classe e potenza. Non vorreste altro che ascoltarle all'infinito.

Purtroppo non tutto è rose e fiori. Benché il ritmo spazia da vette irraggiungibili fino a toccare il fondo, "Kill la Kill" si perde quando inizia ad esserci meno azione, dilungandosi in discorsi che rallentano la marcia, per poi riprendersi con furore, anche se verso la fine tende un po' a ripetersi. Chiaramente è un anime che si ama o si odia, non è propriamente adatto a tutti.

In conclusione, "Kill la Kill" dimostra di saper miscelare perfettamente la comicità e il dramma grazie a un comparto tecnico fuori dal comune e alla presenza di personaggi strambi. La storia, nel suo contesto, ha una mentalità tutta sua che rientra perfettamente nell'umore che vuole trasmettere, prendendo sempre più velocità a suon di scontri su scontri.


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Pandianime12

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
Quest'anime è molto bello. All'inizio lo ammetto, non avevo intenzione di guardarlo: ho visto il primo episodio e ho pensato che fosse troppo senza senso. Però, grazie al mio amico insistente, l'ho continuato e la trama mi ha preso molto. Ci sono parti davvero stupide, ma la trama è molto carina. È uno degli anime più pazzi che abbia mai visto!
Analizzando la qualità, dico: "Ok!" Escludendo le parti in cui i personaggi vengono spogliati, ritengo che la grafica meriti molto. Le musiche di sottofondo sono ottime, mi sono innamorato della prima e seconda opening, e della soundtrack di quando compare la madre della protagonista.
Un mio pensiero è questo: ritengo che l'anime sia stato creato per denunciare il comportamento umano, facilmente influenzabile dai beni materiali e dai soldi. Infatti quest'anime ti insegna che l'importante è stare con le persone che si amano.


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Nerakage

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
Sarò sincero, avevo abbandonato questa serie intorno al diciassettesimo episodio, perché stufo di aspettare ogni settimana, nel lontano 2013/2014; tuttavia l'ho ripreso di recente, e come non mai mi sono pentito di quella decisione: è un'opera di tutto rispetto che merita di essere vista fino all'ultimo minuto.
Ho amato ogni singola goccia che Matoi ha versato insieme a Senketsu, ma non voglio star qui a parlare della "storia", perché la trama potete benissimo leggerla dove vi pare e piace. Piuttosto vorrei concentrarmi sul motivo per il quale dovreste guardare quest'anime: ha di tutto. Lasciate che mi spieghi meglio: è ricco di azione, colpi di scena (anche se alcuni prevedibili), un senso del pudore quasi assente, ma soprattutto l'autore ha avuto la capacità di non prendersi sul serio, di riuscire a smorzare attimi di tensione in un nonnulla. Eviterò di dilungarmi troppo, lasciate chi vi dica un'ultima cosa: non potete assolutamente lasciarvi scappare l'occasione di guadarlo.


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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
La cosa è risaputa: gli istituti scolastici giapponesi sono un vero inferno per gli studenti, i quali sono sottoposti a moli di studio massacranti e ad una competitività molto spinta. Nasce quindi per parodizzare la scuola uno dei generi più popolari e divertenti: lo shonen di combattimento scolastico! "Kill la Kill" è sicuramente uno dei capisaldi del genere, nonché uno dei più esilaranti, e lo esalto per tre motivi fondamentali: il suo fanservice esagerato, un'eccezionale dinamicità e gestione del ritmo, una trama stranamente ben sviluppata. La distinzione dalla massa non è casuale, poiché "Kill la Kill" non è un anime tradotto da un manga ma un prodotto originale dello studio Trigger, studio fondato dagli sviluppatori del fortunato e 'tamarro' "Gurren Lagan - Sfondamento dei cieli"; tutto è quindi pensato per rendere al massimo dal lato visivo.

In questi anime il fanservice ha spesso un posto rilevante nelle inquadrature, ma qui si va oltre, su "Kill la Kill" è la storia stessa ad essere letteralmente cucita addosso al fanservice: la bio-fibra è al centro delle nostre vicende, ed è la materia prima di cui è composta sia la "veste sacra", provocantissima tuta da combattimento della nostra protagonista, sia le "ultradivise scolastiche", uniformi che donano grandi power up ai suoi avversari. Ovviamente il modo migliore per neutralizzare un tale nemico è... tagliargli il vestito! Se aggiungiamo che meno ci si sente in imbarazzo mostrando le proprie grazie e più grande sarà il potere sprigionato, e che la società segreta che sogna di distruggere queste bio-fibre si chiama "La spiaggia nudista", capiamo che quel che ci aspetta in questo anime non è per niente pudico!

Le scene sono uno spettacolo per gli occhi, come già lo erano in "Gurren Lagan", solo con dieci anni di esperienza e tecnologia in più; anche il ritmo è ottimamente gestito, passando in modo fluido dalle scene di dialogo a quelle di azione, spezzando spesso i due con i giusti sketch comici. Oltre al lato grafico c'è da segnalare che anche la trama è molto buona, cosa che invece era la pecca più vistosa del precedente lavoro: una volta accettati i presupposti stupidi e assurdi della storia, la trama si svilupperà coerentemente ad essa, tenendo viva l'attenzione dello spettatore con puntate sempre diverse ed evitandoci quelle brutte sensazioni di deja vù e di "tanto lo so già come va a finire" che spesso suscitano i plot degli shonen.


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alfystar

Episodi visti: 24/24 --- Voto 10
E' una totale presa in giro di ogni tipo di shonen, il tutto con una trama estremamente bella e originale, ricca di colpi di scena e voltafaccia, è un anime degno di essere visto e goduto, troppo bello, il migliore mai visto. Nelle sue ventiquattro puntate riesce a prendere in giro tutti i cliché degli anime di questo stile, aggiungendo una presa per i fondelli anche degli ecchi, ma questo modo di fare, esilarante per altro, viene accentuato con l'esagerazione, fino agli estremi di tutto, come le dimensioni dei personaggi in base alle scene, le esagerazioni per tutto quello che riguarda i comportamenti, disegni fatti volutamente approssimativi e giganteschi, e molto altro. Tutte tecniche che rendono già dal punto di vista grafico estremamente 'figo' questo anime.
Se poi vogliamo aggiungere la trama... vedetelo in una giornata, vi arricchirà la vita!


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giovmuga

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Difficile dare una connotazione specifica a questo anime.
E' inutile riscrivere la trama ormai nota e, senza fare spoiler inutili su questo anime, penso sia giusto scrivere essenzialmente quello che mi ha trasmesso o non mi ha dato. Non sono uno che si dilunga in sillogismi o aforismi, di questa opera è stato scritto semplicemente di "più"; senza volerla sminuire, anzi, personalmente l'ho trovata gratificante, pur essendo completamente assurda, ho trovato delle pecche che non sono trascurabili, quindi la domanda sorge spontanea: "Da che lato la devo guardare?" Beh, si sa, ogni quadro ha un suo verso, altrimenti si rischia di non interpretare a dovere quello che l'autore ci vuole dire (se in effetti c'è qualcosa che vuole trasmettere). L'opera mi dà l'idea di essere un azzardo a volte anche molto indovinato sia nella caratterizzazione dei personaggi, 'estrogenati' all'inverosimile, sia nel disegno grezzo ma funzionale. Sinceramente non sono un ipocrita e amo il "buon" fanservice - qui ne abbiamo a go-go -, le gag umoristiche certo non mancano e anche la storia semplice rende bene nel contesto. Certo, mi dà l'idea che si poteva fare di più, ma non mi piace schernire un prodotto che mi ha dato piacere nel vederlo.
Sicuramente è un anime che va visto, se non altro solo per scrivere due righe su quello che ci piace.


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AlexHylian

Episodi visti: 24/24 --- Voto 10
Cosa non è quest'anime!
Per essere esagerato lo è, ma è proprio questa una delle caratteristiche che lo rendono unico.
Innanzitutto, la storia: tutto è basato su un universo dove la stoffa e le biofibre sono rilevanti nel mondo. Non per niente i poteri si ottengono grazie alle "ultradivise" e le uniche lame in grado di tagliarle sono le famose forbici spada.

Durante gli episodi, incontreremo nuovi personaggi e non faremo altro che affezionarci tantissimo a loro. Ryuuko, la protagonista, sempre determinata e coraggiosa, la sua migliore amica Mako, super tenera che non farà altro che supportare e incoraggiare Ryuuko insieme alla sua strana famiglia composta dalla madre, il fratellino piccolo e un padre che come lavoro fa il medico illegale. Per non dimenticarci di Satsuki, i quattro leader e i Nudist Beach (gruppo segreto contro i vestiti e la stoffa).

Insomma, tra tantissime lotte e battaglie, non mancherà mai quello spirito d'ironia che riesce a mantenere lo spettatore attento e con tanta voglia di proseguire con la storia per capire come finirà.
E' davvero un anime fantastico che consiglio davvero a tutti coloro che hanno voglia di vedere qualcosa di nuovo.


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klunk

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Teatro degli avvenimenti è il liceo Honnouji, scuola voluta e diretta con il pugno di ferro dalla presidentessa del consiglio studentesco Satsuki Kiryuin. Ma tutto sarà messo presto in discussione dopo l'arrivo di una nuova studentessa, ovvero Ryuuko Matoi, e dalla sua voglia di vendicare la morte del padre.
Credo a questo punto sia cosa buona e giusta non dilungarsi troppo nel raccontare e spiegare eccessivamente la trama e le sue numerose sfaccettature, per non rovinare la visione a coloro che leggeranno questa recensione, ma fidatevi se vi dico che ci sono molti altri elementi che arricchiscono questo "Kill la Kill".

Si tratta di un anime d'azione, con moltissimi combattimenti, con un'ambientazione scolastica e caratterizzato da una narrazione dall'andamento decisamente veloce. Non ci sarà infatti tempo di riprendere fiato, tra un combattimento e l'altro la storia si snoderà senza sosta fino alla fine, tra colpi di scena, alcuni scontati altri decisamente inaspettati, e tra scenette divertenti e demenziali, che anche se in secondo piano riescono a rendere la storia simpatica e gradevole.
Inoltre sono d'accordo nell'etichettare questo anime come tamarro, in quanto il modo di fare di molti personaggi è decisamente sopra le righe, come lo è ad esempio il doppiaggio, a mio parere magistrale, della protagonista Ryuuko, caratterizzato da una voce spesso irriverente e rabbiosa, degna di una ribelle senza il minimo riguardo.

Passando al lato tecnico, devo dire che i disegni sono veramente carini, decisamente azzeccati e pertinenti all'opera, come lo è anche l'utilizzo dei vivaci colori, che hanno contribuito ad attirare il mio interesse verso questo anime.
Anche le musiche mi hanno lasciato positivamente impressionato, con ottime sigle di apertura e chiusura e con una colonna sonora di tutto rispetto.

Quindi, "Kill la Kill" è un anime divertente e frenetico, in grado di divertire e far rimanere davanti allo schermo anche chi come me non è proprio un amante dei combattimenti, anche se forse questa mia attitudine è causa della perdita di un punto del voto finale: fino all'ultimo infatti sono rimasto indeciso se mettere un otto o un sette. Poco importa, punto più o punto meno resta da dire che si tratta di un buon prodotto in grado di divertire i più svariati spettatori, e che mi sento di consigliare.

Avventuriera

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
""Sfondamento dei cieli Gurren Lagann" ha fatto un lavoro migliore di "Kill la Kill"".

Come direbbero gli inglesi, l'elefante nella stanza: nei dibattiti legati a "Kill la Kill" aleggia sempre lo spettro del confronto con "Gurren Lagann", un anime che condivide non solo molte scelte stilistiche con "Kill la Kill", ma anche una nutrita parte di staff che ha partecipato ad entrambe le opere. Le similitudini sono così invitanti da scatenare accese discussioni in tutto il web, delineando i difetti dell'anime più recente ("Kill la Kill") e i pregi dell'anime più vecchio ("Gurren Lagann"), per dimostrare come il secondo sia superiore al primo. Come la serie legata ai mecha abbia realizzato un lavoro migliore rispetto a quella relativa ai vestiti.

Ma il confronto è rilevante? No, perché le due serie avevano messaggi e obiettivi diversi da raggiungere: "Kill la Kill" è un anime caotico e frenetico in cui il vero messaggio di fondo è abbracciare la contraddizione. Tutto e niente; vestiti e nudo; bianco e nero; ordine e caos. In contrapposizione e poi in unione nella seconda parte della serie.

La storia getta le premesse per questa realtà: Ryuko Matoi è la nuova iscritta presso il liceo Honnouji, porta con sé una spada la quale è in realtà una delle due lame di una forbice gigante. L'altra metà ce l'ha l'assassino di suo padre, misteriosamente ucciso al ritorno di Ryuko a casa. Satsuki Kiryuin, presidentessa del consiglio studentesco del liceo, sembra saperne qualcosa e Ryuko vuole scoprire a tutti i costi se sia la ragazza la responsabile della morte del suo genitore. Aiutata da Senketsu, un abito in grado di fornirle straordinari poteri in combattimento, Ryuko affronterà mano a mano ogni avversario dotato di ultra-divisa che si frapporrà fra lei e Satsuki, sperando finalmente di far luce sul mistero di suo padre.

Sin dal primo episodio, è uno dei personaggi più complessi di tutto l'anime, se non forse il più complesso di tutta la serie, Satsuki Kiryuin, a pronunciare le parole che simboleggiano la filosofia che l'anime stesso costruisce, disfa e poi ricompone: "La paura è libertà! La sottomissione è liberazione! La contraddizione è verità!".

Affermazioni di chiaro stampo orwelliano che introducono già alle palesi contraddizioni che subito ci vengono presentate: Ryuko deve lottare indossando Senketsu che paradossalmente la protegge meglio riducendosi a un abito striminzito, il quale lascia ben poco all'immaginazione. Ryuko è imbarazzata e più risulta infastidita dal dover combattere in quelle sembianze seminude, più Senketsu non è in grado di liberare il suo vero potere e di permettere alla ragazza di combattere a lungo. E' solo grazie allo scontro fra Junketsu e Satsuki che viene mostrata l'immaturità di Ryuko, il voler credere a un'idea insensata che vede la nudità solo come una situazione in cui sentirsi umiliata. Non solo una velata critica nei confronti del modo di pensare della ragazza, ma anche all'immaturità degli spettatori che vedono negli abiti rivelatori della serie una colpa e non un semplice elemento narrativo. La nudità è un punto focale della serie, prima in contrapposizione con i vestiti e come elemento di cui vergognarsi, poi abbracciata nei punti cruciali, dove i personaggi si spogliano dei vestiti prima di ricongiungersi.

"Kill la Kill", in un vortice di colore, di azione e di personaggi super deformati, prende ogni dicotomia presente nella prima parte per renderle un unico nella seconda: la nudità è sia imbarazzo sia potere; i vestiti definiscono il nostro potere e al tempo stesso limitano; l'ordine è sia libertà sia oppressione; il caos è sia sottomissione sia forza. E sono gli stessi protagonisti, Ryuko e Senketsu, a incarnare alla perfezione l'unione di tutte queste sfaccettature, della complessità che la stessa vita rappresenta. L'ultimo scontro è la dimostrazione di quanto sia importante abbracciare la contraddizione contro la logica della divisione, delle dualità sterili.

Ma la domanda più opprimente, quella che definisce davvero il lavoro della serie, è la seguente: l'anime riesce a trasmettere appieno questo messaggio? O esso rimane seppellito dall'ammontare di tematiche introdotte e da uno stile narrativo troppo esuberante?

La risposta è legata profondamente alla serie: entrambe le cose. Il messaggio è visibile, ma il ritmo al cardiopalma, il numero incredibile di rivelazioni che si riversano in pochissime puntate, le forti personalità dei personaggi e la grafica sgargiante confondono irrimediabilmente persino il pubblico più attento. E' difficile restare concentrati sul contenuto della serie quando ogni cosa è fatta per attirare l'attenzione, difficile seguire tante star intente a contendersi il palco. Se solo la serie avesse cercato di prendere un po' di respiro prima di ritornare all'usuale e caotica velocità, forse sarebbe stata capace di svelare tranquillamente alla prima visione il suo reale intento. Occorre, però, un momento di pausa e una seconda riflessione per comprendere l'altro aspetto dell'anime, per capire quanto non sia solo una serie animata dal facile intrattenimento, ma anche un messaggio relativo all'importanza dell'abbracciare ogni parte del tutto.

Una sbavatura decisamente importante, ma comunque parte indissolubile di "Kill la Kill", una piccola opera che è sia una gemma nel buio, sia un semplice pezzo di stagnola appallottolato.

Sette, perché è sia un buon voto, sia una valutazione mediocre.


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Lady Mei-Chan

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
Folle! Quest'anime è semplicemente folle. Una trama semplice pian piano diventa un qualcosa di assurdo, con colpi di scena tali da cambiare completamente la storia. "Kill La Kill" è senza dubbio uno degli anime più strani che io abbia mai visto, ma anche uno dei più divertenti. Ebbene, tutte queste stranezze non fanno altro che renderlo ancora più esilarante. A volte gli avvenimenti sono così strani che non sembra neanche che stiano accadendo per davvero. Le animazioni, poi, rendono tutto perfetto creando combattimenti fantastici, e rendendo anche scene di semplici dialoghi divertenti.

Trama: Ryuko Matoi è decisa a vendicare la morte di suo padre, e sembra proprio che Satsuki Kiryuin ne sappia qualcosa... così iniziano le sue vicende all'interno della scuola. Quest'ultima non è normale come le altre, ma qui sembra che ogni studente sia in possesso di una divisa particolare. Questa, in base al numero di stelle, dà un incredibile potere a chi la indossa. Ho trovato questa trama iniziale semplice e originale, ma sarà nulla in confronto a ciò che succederà negli episodi successivi. Un susseguirsi di colpi di scena, strepitosi combattimenti e moltissime discussioni che mi hanno lasciato molto.

Personaggi: "Kill La Kill" presenta moltissimi personaggi. Ognuno di questi ha un carattere diverso, in generale tutti sono ben caratterizzati. La protagonista, Ryuko Matoi, mi è piaciuta da subito. Lei è una persona forte, coraggiosa e che non si arrende mai. Certo, come per ogni protagonista ci saranno dei momenti in cui dubiterà di sé stessa, ma poco dopo tornerà più forte di prima. Ella non è da sola, durante il suo cammino incontrerà tantissime persone, la più importante di queste è Mako Mankanshoku. Lei è sicuramente la più strana. Ha un carattere indefinibile, è sempre iperattiva, ma si addormenta ogni volta che può. Allo stesso tempo, però, sarà in grado di aiutare Ryuko diverse volte. Infatti, con i suoi discorsi e le sue azioni strampalate, spesso riesce a salvare la situazione.
Personaggi che ho veramente apprezzato sono quelli del consiglio studentesco. All'inizio mi sembravano davvero cattivi, ma poi ho finito per affezionarmici. Il mio preferito tra i quattro è Houka Inumuta, sia per carattere che per design.
Il mio personaggio preferito fra tutti però è senz'ombra di dubbio Mikisugi Aikurou. Lui è quello che mi ha fatto più ridere, e tuttora, se penso a qualche sua scena, non posso non lasciarmi sfuggire una risata.

Grafica e colonne sonore: la grafica, secondo me, riesce a rendere tutto molto più divertente. In ogni caso, rende molto bene i combattimenti, soprattutto gli ultimi che sono quelli che più ho apprezzato.
Inoltre, è necessario dire quanto abbia gradito il design: ambientazioni fantastiche, e personaggi anche. Per non parlare del fatto che le ultra-divise siano molto belle da vedere, e tutte diverse fra loro.
Parlando di colonne sonore, invece, ne sono rimasta molto soddisfatta. Le opening e le ending mi sono piaciute molto, anche se quella che più ho preferito è la seconda opening. Ho trovato simpatico il fatto che in questa ogni volta cambiassero i vestiti dei personaggi col susseguirsi degli episodi. Inoltre ho molto apprezzato il tema di Ragyo Kiryuin ("Blumenkranz"), il tema di Ryuko, e infine "I want to Know", un'OST che mi ha fatto impazzire.

In conclusione, "Kill La Kill" mi ha soddisfatto sotto tutti i punti di vista. Oltre ad avere una trama stupenda, e ottimi personaggi, il tutto è reso in maniera veramente divertente. Riesce a farti ridere anche nei momenti di maggiore tensione.
Follemente divertente. Il mio voto è 9.


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Feder90

Episodi visti: 24/24 --- Voto 10
Semplicemente geniale, storia non particolarmente originale ma sempre avvincente e ricca di colpi di scena, disegni molto gradevoli, personaggi secondo me ben caratterizzati (e ben riconoscibili), grande ironia ma anche dei colpi di scena e delle soluzioni che potrebbero non essere così semplici come appaiono a una lettura superficiale. Il mio personaggio preferito penso sia Tsumugu (che è finito anche nella mia immagine del profilo), anche se caratterialmente Makoto è geniale! Guardatelo e non ve ne pentirete, è una meraviglia!


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Spirit Eater

Episodi visti: 24/24 --- Voto 5
A volte si trovano anime o manga che esasperano talmente tanto un genere o una tipologia da divenirne il manuale. "Kill La Kill", a mia opinione, più che un anime è la guida universale del fanservice by Trigger.
Perché dico una cosa del genere? "Kill La Kill" non presenta solo dozzine e dozzine di scene sexy, ammiccanti e soft-erotiche, ma decide addirittura di abbracciare tutti gli orientamenti sessuali. Ci troveremo quindi davanti una intera carrellata di nudi e biancheria che verranno apprezzati da etero (Ryuko basta e avanza) e gay, sia yaoi (Aikuro) che yuri (Ragyo e Satsuki) che, addirittura, bara (Gamagoori). Tralasciando gli elementi sessuali, la serie si presenta anche come fonte di appagamento per coloro che ricercano mazzate a go go. Durante i ventiquattro episodi lo spettatore si troverà infatti ad assistere a una lunga, lunghissima sequela di combattimenti pieni di colpi speciali, power-up e cambio-forma. Lo spettatore medio-basso che cerca puro divertimento rimarrà sicuramente appagato, ma chiunque cerchi qualcosa in più? Un appassionato di anime con una buona esperienza rimarrà purtroppo deluso da questa serie. Infatti, da un plot assolutamente da non buttare via, lo studio Trigger non riesce a ricavare una sceneggiatura degna di questo nome. Spesso il recensore che pone tale opinione viene attaccato: "Ma questa non è la stessa cosa che accade in "Gurren Lagann"? Anche in quel caso il plot è accantonato e adoperato come semplice pretesto per scontri tra robottoni!". La risposta è chiara e semplice: "Ci hai quasi azzeccato".

Il vero problema di "Kill La Kill" è proprio questo: l'opera tenta disperatamente di imitare il proprio fratello maggiore, senza però riuscirci. "Sfondamento dei Cieli Gurren Lagann" è un'opera più unica che rara, che riesce a far reggere una sceneggiatura pressoché inesistente a dei personaggi splendidi e a dei combattimenti a dir poco strepitosi. Il prodotto di Trigger, oltre a non presentare personaggi dello stesso carisma, tenta di sostituire alle battaglie mastodontiche e oltremodo esagerate di "Gurren Lagann" scontri tutti colorati a base di fanservice. L'operazione non riesce: seni e mutandine non riescono a sostituire gli scontri mozzafiato tra mecha sempre più grandi e potenti.
Inoltre, la storia tarda a prendere il volo, soprattutto a causa di quei personaggi piatti come un foglio di carta che vengono caratterizzati solo in base ai loro feticismi e alle loro perversioni. E, anche quando la trama prova a rendersi più sensata, il tutto si riduce a una sequela di combattimenti con una regia non propriamente convincente. Ottimo è invece l'apparato delle citazioni: da Araki a Tezuka, "Kill La Kill" presenta innumerevoli omaggi all'animazione giapponese.

Le musiche sono davvero ottime: tra opening ed ending non c'è proprio nulla di qui lamentarsi, anzi! La prima opening "Sirius" cantata da Eir Aoi è una vera droga: un tormentone che ti entra in testa e non se ne vuole uscire. Le OST in generale sono davvero ben progettate e regalano un ampio spessore all'apparizione dei personaggi, specialmente agli antagonisti principali.
Le animazioni sono generalmente abbastanza buone e il character desing è decisamente convincente.
Per quanto concerne i combattimenti, va evidenziato come lo studio Trigger abbia ricercato di dare ai suoi personaggi poteri strampalati donati da queste divise speciali che sono il fulcro della trama. Il risultato non è del tutto soddisfacente: alla fin fine nessun personaggio ha un potere così memorabile, e il tutto si riduce ad abilità già viste e riviste. Le idee buone non mancano, ma prevalgono sicuramente quelle di cattivo gusto (le "armi" della Nudist Beach in primissimo luogo).

Che cosa lascia allo spettatore questo Kill la Kill? Una grande amarezza. Siamo dinnanzi a un prodotto dal potenziale piuttosto buono (nulla di che, eh! Ma poteva comunque rivelarsi una buona avventura) con una base di musiche e character desing decisamente ottimi, che però è assassinato da una sceneggiatura banale (seppur nella sue particolarità) e piegata al fanservice.

Ageha Shirayukihime

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Ageha Shirayukihime

Episodi visti: 25/24 --- Voto 8
Anime molto stile anni '80, per le espressioni estremamente demenziali dei personaggi, resi unici dall'estrema teatralità delle loro azioni, oltre che dalle loro proporzioni che vengono spesso cambiate drasticamente; insomma è tutto molto esagerato. Tuttavia, sotto questo aspetto, si nascondono dei temi profondi e problemi attuali: gli effetti che ha la moda sul mondo moderno, il conformismo che rende le persone dei robot tutti uguali, l'assuefazione che dà il potere, la forza dei legami familiari e non. Il tutto legato insieme da combattimenti in stile shonen, che danno un ritmo calzante alla storia. È un anime che si può guardare tutto d un fiato, con personaggi unici, trama molto originale e non banale.


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Robocop XIII

Episodi visti: 24/24 --- Voto 6
"Tranquilli! La trama di "Kill La Kill" procede a ritmo serrato!", annuncia un personaggio dell'anime nella piccola parentesi riassuntiva del sedicesimo episodio. Procede con ritmo così serrato che chi ha intenzione di guardare "Kill La Kill" potrebbe iniziare direttamente da questo episodio ed evitare la perdita di tempo degli episodi precedenti.

Da un po' di tempo ho smesso di guardare anime e di seguire i portali dedicati ad essi con la stessa assiduità con cui lo facevo in passato, quindi quando un nome mi giunge alle orecchie senza ch'io lo vada a cercare, vuol dire che ha raggiunto una certa notorietà. "Kill La Kill" è uno di questi casi.

Speravo di trovarmi davanti a un prodotto nuovo e originale, e la prima puntata mi portava in questa direzione: animazioni, atmosfera e ambientazioni votate tutte a un particolare stile grafico, fatto di tagli frenetici, primi piani sporchi, velocità, giochi di prospettiva e ambientazioni particolari. Tutto questo però, a partire in particolar modo dalla terza puntata comincia a venire sempre più meno, virando ai più classici stereotipi shonen e condendo il tutto con una massiccia dose di fanservice. Ambientazione scolastica, nemico da uccidere, power up, altro nemico da uccidere, seni ovunque, culi come sopra, nemico da uccidere, cambi di costume stile Sailor Moon, boss finale, una spolverata di nonsense, esplosioni e tamarrate. A livello tecnico, come detto, dopo la prima e promettente puntata il livello medio cala vertiginosamente per ritornare ad avere picchi felici solamente in poche e rare scene durante i numerosi combattimenti, ma dato anche il relativamente esiguo budget dello Studio Trigger si può dire che questo anime è tecnicamente superiore alla media.

Comunque sia il fastidio non è dato - quantomeno nel mio caso - da tutto ciò, è dato dall'ipocrisia del prodotto, che si presenta in un modo per poi rivelarsi in un altro, e ripensandoci a mente fredda non è fastidio, è profonda e cocente delusione per numerosi spunti stilistici lasciati morire, spunti che da soli avrebbero potuto sopperire benissimo alla flebile e quasi inesistente trama di "Kill La Kill". Trama così inesistente che riesce perfino a permettersi una puntata che è in tutto e per tutto un filler, cosa che mi ha lasciato abbastanza basito data anche la brevità dell'anime. La serie non contenta di ciò decide di abbassare ancora di più il tiro arrivando a raggiungere livelli tali di piattume da risultare una visione più adatta a un bambino, che di per se non sarebbe niente di male, ma dato l'alto tasso di nutiane puppe a pera e scene al limite dell'incesto presentate a video penso proprio non fosse quella l'intenzione degli autori.

"Kill La Kill" è un anime che avrei già dovuto droppare molto prima della metà della serie, se solo non fosse per la mia ostinazione a non lasciare serie incompiute e la sincera speranza di vedere l'anime tornare ai fasti della puntata di esordio, ma così non è stato. Inoltre altro punto debole di "Kill La Kill" è l'identità, l'anime tenta di proporre scene drammatiche per poi spezzarle in tutta la loro forza con altrettante scene comiche, che condannano la visione a essere vittima di una patina di leggerezza che la avvolgerà sempre, dalla prima all'ultima puntata. La leggerezza di per se non sarebbe neppure così incisiva se solamente non rovinasse quei pochi momenti che avrebbero bisogno di un clima più serio per essere efficaci nel modo giusto. So in prima persona, dati i commenti che ricevetti alla criticatissima recensione di Code Geass in una puntata della rubrica "I manga/anime (s)consigliati dall'utenza di AnimeClick.it", che non tutti la pensano come me e trovano questi espedienti un ottimo modo per spezzare la tensione, ma in "Kill La KIll" la tensione non viene spezzata, viene semplicemente soppressa sul nascere. Solamente nell'ultima puntata viene lasciato respiro alla drammaticità, facendo intendere che comunque "Kill La Kill" delle carte da giocare le aveva. E a proposito di "identità", ho trovato veramente ingiusto pubblicizzare questo anime come successore spirituale di Gurren Lagann, tamarrate escluse e ovviamente con sottolineatura positiva per il "predecessore".
Non v'è molto altro da dire, la serie la consiglio unicamente a chi ama il genere shonen fatto di power-up e nemici sempre più forti.


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npepataecozz

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
"Kill La Kill" è stato senza dubbio uno dei titoli più chiacchierati del 2013 e ha suscitato un grande dibattito fra chi lo ha amato e chi invece lo ha trovato detestabile. Questo gran chiacchiericcio ha finito, inevitabilmente, per catturare la curiosità del pubblico, e così alla fine un po' tutti hanno finito per vederlo. Me compreso.

L'anime narra le vicende di Ryuko Matoi, una studentessa decisa a vendicare la morte del padre, ucciso in circostanze misteriose. Seguendo le tracce dell'assassino, la ragazza finirà per iscriversi all'accademia Honnouji; ovviamente non si tratta di un normale liceo ma di uno molto particolare, in quanto tutti i suoi componenti sono divisi in rigide classi gerarchiche basate sulla loro diversa abilità in combattimento. Ma l'aspetto veramente importante è che ai più meritevoli vengono assegnate le cosiddette "ultradivise", ossia delle divise contenenti un particolare tessuto definito "biofibra" che permette di aumentare esponenzialmente la forza e le abilità di chi la indossa. Inizialmente Ryuko non è in grado di fronteggiare la forza delle ultradivise; questo finché non entrerà in possesso di Senketsu, un abito sacro trovato casualmente nel laboratorio del suo defunto padre. Da questo momento comincerà un lungo scontro fra la ragazza e il consiglio studentesco dell'accademia, capeggiato da Satsuki Kiryuin.

Non ho particolari problemi a guardare opere che si contraddistinguono per il loro lato tamarro e, se ben fatte, le storie di arti marziali riescono a catturare la mia attenzione. Ciò che invece non amo molto sono le storie in cui il ritmo dell'azione è eccessivamente frenetico e confuso: per questo motivo la visione dei primi episodi di questo "Kill La Kill" è stata davvero dura da digerire. Una volta che ci si è abituati, però, l'impressione che si ottiene proseguendo con la visione è che in mezzo a tutto questo baccano ci sono anche dei contenuti da non sottovalutare. Più si va avanti con la trama, più questa diventa articolata e assolutamente non banale: l'idea delle biofibre come parassita del genere umano ricorda qualche film di fantascienza di vecchia data e non è assolutamente da buttare. Peccato che, seguendo quello che è stato il tema dominante di tutto l'anime, ossia l'esagerazione di qualsiasi cosa, si è finiti per dar vita a un finale che non è riuscito a soddisfarmi in pieno, in quanto la sua evoluzione finisce per rendere inutile gran parte di ciò che era stato fatto negli episodi precedenti.

E siamo arrivati alla valutazione. "Kill La Kill", a mio avviso, è un anime discreto, ma definirlo un capolavoro significherebbe sopravvalutarlo. Esso, infatti, ha tanti, tantissimi buoni spunti sia dal punto di vista della complessità della trama sia delle trovate comiche sia dei momenti drammatici che propone. Ma il volere esagerare tutto lo fa cadere in fallo diverse volte; alcuni episodi sono di una noia mortale; e poi c'è questa velocità stratosferica dell'azione che personalmente non amo. Sommando tutto questo credo che il voto più giusto sia un sette pieno. E' comunque un titolo a modo suo sicuramente originale, specie se paragonato all'anime tradizionale: per questo motivo mi sento di consigliarne la visione a tutti.


 6
Eoin

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
"Kill la Kill" è una serie anime del 2013, composta da ventiquattro episodi di durata canonica.
La vicenda ruota attorno a Ryuko Matoi, una giovane in cerca dell'assassino (di cui ignora l'identità) di suo padre. L'unico indizio è la metà di un'enorme forbice rossa, che lei adesso usa come arma. La sua ricerca la porta all'Accademia Honnouji, amministrata col pugno di ferro dal consiglio studentesco. Qui gli studenti, a seconda del ceto sociale, ricevono in dotazione delle speciali divise, realizzate in biofibra, in grado di aumentare le capacità fisiche di chi le indossa e di fornir loro straordinari poteri.
Dopo una cocente sconfitta, Ryuko entra in possesso di un'uniforme, creata dal suo stesso padre, talmente sofisticata da essere addirittura senziente e capace di comunicare telepaticamente con Ryuko. Con l'aiuto di Senketsu, questo il nome dato alla divisa, la protagonista affronterà coloro che la ostacolano, fino a ottenere la propria vendetta e anche qualcosa di più.

Date le sue peculiarità, "Kill la Kill" è un anime che, per lo stile goliardico ed esagerato, oserei definire tarantiniano e, in quanto tale, si può solo amare alla follia o detestare profondamente.
In questa serie, tutto è improntato all'eccesso: veloce, iperattivo e potente nei combattimenti (forse tutti un po' troppo simili, ma comunque avvincenti) e demenziale nella comicità, anch'essa basata su gag d'effetto, alcune delle quali sono proposte più e più volte nel corso della vicenda.
La colonna sonora è epica ed entusiasmante, anche se le OST "Blumenkranz" e "Before my body is dry", per quanto splendide, sono ripetute fino allo sfinimento.

I personaggi, quantomeno quelli principali, sono accattivanti e complessi, mentre quelli secondari tendono ad essere le classiche spalle stereotipate, con design quasi grottesco. Il budget limitato, invece, è evidente nelle comparse (studenti dell'Accademia e abitanti della città limitrofa), tutti volutamente uguali tra loro, e nelle scenografie un po' piatte, ma che non mancano di suggestività. I colori sono vivi, netti, quasi aggressivi, sempre apprezzabili.

Lo sviluppo della trama è forse un po' troppo lineare, ma senza annoiare mai, e non mancano un paio di colpi di scena particolarmente azzeccati. La storia è comunque interessante e si spinge oltre il semplice tema della "ragazza armata e pericolosa in cerca di tremenda vendetta", arrivando addirittura a suggerire azzardate ipotesi evoluzionistiche: geniale l'idea di un'umanità che non ha cominciato ad usare i vestiti in seguito alla propria evoluzione, ma che si è evoluta proprio grazie agli indumenti stessi.
Per quanto scorrano fiumi di sangue, ritengo che questo anime non sia particolarmente violento, mentre, per quanto riguarda il fanservice, quest'ultimo è sì frequente, ma sempre carico di autoironia e mai volgare.

In conclusione, un solo termine è adatto a descrivere questa serie: iperbolica. Tale è, infatti, la natura di "Kill la Kill", anime a basso costo ma che non si risparmia sul piano delle assurdità e sulla possibilità di esaltare un pubblico variegato e pronto a mettere in discussione la definizione di ciò che è normale e ciò che non lo è.


 4
eracliano

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
E veniamo dunque ad uno degli anime più discussi, nel bene o nel male, del 2013. Tra chi gridava al capolavoro e chi allo "scandalo", di sicuro a giovarne è stato l'anime stesso, che ha fatto incetta di spettatori incuriositi. Ed è stato così anche nel mio caso. Esempio dunque di una serie che a furia di far parlare di sé ottiene successo.
A questo punto è doverosa una puntualizzazione. E cioè che è vero, ho iniziato a guardare "Kill La Kill" senza grande convinzione e spinto quasi esclusivamente dalla curiosità di vedere per che cosa in tanti stessero spendendo così tante parole. Eppure, se ho continuato la visione fino alla fine, non è stato per questo motivo, ma perché effettivamente mi è piaciuto.

Metto le mani avanti: no, non ho continuato la visione perché attirato dagli... abiti succinti delle protagoniste. Anzi, sono stato da subito il primo a definirli eccessivi, se non direttamente "di alquanto dubbio gusto". Ho continuato la visione invece per la sostanza che c'era effettivamente dietro alla grafica quasi minimalista (e certamente in controtendenza rispetto allo standard a cui siamo abituati da alcuni anni) e a quell'atmosfera tamarra che traboccava da ogni dove. E anche perché faceva un sacco ridere. E anche perché la regia è riuscita a tener sempre alta l'attenzione, spingendo sempre l'acceleratore sulla trama quel tanto che serviva per non annoiare, senza tuttavia perdere pezzi per strada. La dinamicità del racconto è tale che, già dopo poche puntate, sembrerà che l'anime abbia già detto e fatto tutto. Eppure subito dopo ci verranno rovesciate le carte in tavola, e si aprirà un nuovo orizzonte. E dopo un'altra manciata di puntate si avrà nuovamente l'impressione che sia tutto già concluso. E invece no, di nuovo tutto si rovescia e il livello epico aumenta di uno scalino. E si andrà avanti così fino alla fine, in un crescendo sempre più assurdo e insieme grandioso.

Perché "Kill la kill" non è un'opera che prende sul serio sé stessa. In un certo senso è la parodia della parodia, che esaspera concetti come il fanservice di natura sessuale e la follia di combattimenti sempre imprevedibili e via via sempre più assurdi. Cominciate a guardarlo, entrate nella sua ottica, e come per incanto il fatto che gli eventi siano via via sempre più incredibili e improbabili vi sembrerà più che normale. Lo stesso per quanto riguarda il carattere dei personaggi, per i quali il termine "estremo" è certo il più indicato, da qualunque parte lo si guardi.
Addirittura, persino le scelte grafiche "essenzialiste", con animazioni che in situazioni normali classificherei semplicemente come di scarso livello, qui appaiono in linea con la storia, al punto da calzarvi a pennello. Credo che se fossero state "migliori" avrebbero stonato. Promozione completa, dunque, così come per la colonna sonora tutta, assolutamente ottima.

Tirando le somme, ovvero dando i numeri:
Trama: 10
Personaggi: 8
Finale: 8
Grafica: 8
Sonoro: 10
E dunque ci assestiamo su un 9. Buon divertimento!


 7
Tacchan

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8
Non mi stupisco di aver sentito pareri tanto contrastanti su questa serie tv: è così particolare, esagerata ed eccessiva che o la si ama, o la si odia.

Una ragazzina ribelle arriva in una scuola dove regna un regime che più che autoritario potrebbe essere definito militare. Decisa a sfidarlo, trova l'aiuto di una super divisa creata dal padre, forse assassinato proprio dalla dirigenza della scuola. Ma anche i cattivi hanno superdivise, quale sarà la migliore? E da dove viene la fibra usato per creare queste super divise? E perché la divisa parla e si nutre del sangue della protagonista?

Senza dilungarmi troppo nel svelare i dettagli della trama, vi basti sapere che questa può perlomeno essere definita sopra le righe, impressione che è rafforzata sin da subito dal tipo di regia proposta e dai dialoghi. Non è certo la trama l'elemento che vi farà proseguire nella visione: è chiaro sin da subito che la narrazione sarà lineare e non certo cervellotica. Proprio per tale assunto, sono piacevolmente stato sorpreso da un paio di colpi di scena inaspettati, che ravvivano un po' la continua e persistente successione di scontri fuori di testa.

Basterà?

Perché, già dopo un paio di episodi, è abbastanza chiaro che uno dei principali problemi di Kill la Kill sarà proprio la ripetitività. La struttura del cartone è semplice e lineare: ci si picchia dall'inizio alla fine con pochissime pause. Pur essendo gli scontri molto spettacolari e ben realizzati, alla lunga diventano piuttosto prevedibili e, qualora cercaste dell'altro, è bene sappiate che Kill la Kill se ne frega e ve li continuerebbe comunque a riproporre all'infinito. Certo, vi è un crescendo dei duelli, con avversari sempre più tosti e dei protagonisti che progressivamente raggiungono picchi di potenza impensabili all'inizio, ma alla fine viene proposto circa lo stesso schema, sebbene la forma e il vestito sia diverso.

In tutto questo vi è poi un abbondante fanservice, che per definizione porta via minutaggio con scene totalmente inutili e spesso irritanti. Kill la Kill ne fa un uso smodato, eppure l'ho trovato poco invasivo e sempre divertente. Quello che viene mostrato è così esagerato, demente e assurdo che riesce a strappare un sorriso: più che essere fatto con malizia, è fatto per parodia.

Se i difetti sopra vi preoccupano, sappiate anche che i personaggi hanno caratterizzazioni piuttosto piatte e stereotipate, che sfociano in comportamenti pretestuosi e non sempre motivati. Potrebbe essere un difetto molto grave, se non fosse che tutto il contesto è così demente che alla fine i personaggi non possono che venir proposti in questo modo.

Kill la Kill, dovessi giudicarlo come un anime normale, non potrei che stroncarlo. L'anomalia è che invece mi è piaciuto e lo ritengo un titolo di ottima qualità.

La trama, come ho già scritto, è puramente funzionale a mostrare una lunga successione di scontri, tuttavia è raccontata e in modo frenetico, divertente e movimentato. Nella sua assurdità, è anche interessante. Non vi è quasi mai una pausa, il susseguirsi di eventi è inarrestabile, vi è un smodato uso di nonsense, alcuni personaggi sono un fiume in piena, i dialoghi sono fortemente caratterizzati e volutamente esagerati. I protagonisti sono un gruppo molto particolare, le cui vicende, seppur lineari, prevedono un crescendo di enfasi e qualche svolta inaspettata. La seconda parte dell'anime, che svela un po' di cose, offre spiegazioni e nemici poco credibili, ma spassose e fuori di testa.
La regia supporta ed esalta questo aspetto dell'anime, con inquadrature atipiche, che puntano sulla spettacolarità, non consone, prive delle normali proporzioni, in grado di rendere ancora più frenetici gli scontri. Kill la Kill non ha pause e riesce a spezzare grazie a questo il suo principale difetto, ovvero la ripetitività. Il suo più grande pregio, invece, è che non si prende troppo sul serio.

Se lo vedrete basandovi sulla sua stessa lunghezza d'onda, senza prenderlo a vostra volta troppo sul serio, saprà offrirvi diversi momenti di piacevolissimo intrattenimento. Ottima la realizzazione tecnica, azzeccate le musiche, Kill la Kill mi è piaciuto e pertanto lo consiglio.


 3
Thorgrim

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Kill La Kill è il dogma del Tod in Scrubs: poppe.
Si ok, lo so, è troppo qualunquista, nonché populista, un commento d'apertura del genere, ma per un anime che nel fan service ha la sua base portante un minimo di ironia è concessa.

Da dove partiamo dunque?
Kill La Kill è la prima opera della Trigger Inc., studio d'animazione nato da una costola della più famosa Gainax, nota alle masse per opere quali Tengen Toppa Gurren Lagann e Neon Genesis Evangelion (lavori che confesso non essermi piaciuti per nulla, ma di cui riconosco i meriti artistici). Visto che i frutti non cadono mai lontani dall'albero, cosa è lecito aspettarsi da questo primo lavoro della Trigger? Ma come, non è ovvio?! Ma un delirio, ovviamente! Si, perché di delirio si tratta, sia tecnico che narrativo, e senza esclusione di colpi! Andiamo però con ordine e vediamo un po' di capirci meglio qualcosa (semmai la cosa fosse possibile).

La storia ruota attorno alle vicende di Ryuko Matoi, giovane e prosperosa ribelle alla ricerca degli assassini del padre, e di Senketsu, una divisa scolastica animata capace di conferirle poteri sovrumani. Il suo viaggio la porterà fino all'accademia Honnouji, una sorta di fortino gestito con rigida disciplina militare da Satsuki Kiryuin, figlia della presidente del consiglio scolastico ed erede della casa di moda Revocs Corporation. Tra colpi di scena e combattimenti adrenalinici, Ryuko scoprirà molte più cose di quanto credesse ritrovandosi, senza volerlo, in un complotto che coinvolgerà l'intero pianeta.

La trama, pur non brillando in originalità, riesce a mantenere l'attenzione dello spettatore lungo tutti i 24 episodi prodotti, lasciando però più di un dubbio lungo la strada. Ci troviamo indubbiamente dinanzi ad un prodotto di qualità, grazie anche ai trascorsi maturati alla Gainax che hanno portato con sé tanta esperienza e mestiere. Il compartimento tecnico è eccellente e costante, oltre al fatto che dimostra come le lezioni del passato possano essere utili anche oggi: è d'obbligo sottolineare come gli animatori si siano divertiti a dare a questa serie una "veste" quasi retrò, con simboli e regia presi pari pari da alcuni classici degli anni settanta tra cui Muteki Koujin Daitarn 3 e Hurricane Polymar. E da tali serie Kill La Kill sembra averne tratto solo giovamento, in quanto il dinamismo delle inquadrature, la frenesia delle azioni su schermo e dei combattimenti, sono veramente a livelli altissimi. Anche la comicità delle gag torna un po' indietro grazie alla esasperata mimica dei protagonisti e alle situazioni paradossali che si vengono a creare nell'arco della storia. Ultimo nella lista, ma non per questo meno importante, è il compartimento sonoro a cura di Hiroyuki Sawano (autore noto alle masse per l'eccellente lavoro fatto con la colonna sonora di Shingeki no Kyojin) che, seppur non in particolare vena creativa, riesce a proporre alcuni temi veramente accattivanti che coinvolgono lo spettatore nei momenti più topici dell'anime. Ottima mossa è anche quella di sfruttare alcuni brani della cantante Eir Aoi, autrice tra le altre cose della prima sigla d'apertura della serie.

Nonostante i suddetti pregi, Kill La Kill nasconde un unico grosso ed indelebile neo: è una serie per zozzoni.
Essì, perché di poppe e popò in questa serie se ne vedono a iosa, forse anche oltre l'umana tolleranza. Se inizialmente le divise delle due protagoniste potevano apparire come una "piacevole" caratterizzazione, con il passare degli episodi le continue nudità, gli spudorati doppi sensi e gli ammiccamenti cominciano ad essere una presenza fin troppo invadente, quasi un tappabuchi per le lacune narrative che si sono presentate in corso d'opera. Kill La Kill difatti non lesina in più momenti dei veri e propri smarrimenti narrativi, culminanti in alcuni episodi filler di cui finiamo per ricordarci, badabim badabam, soltanto le nudità viste. In alcuni casi tali elementi riescono anche a strappare più di un sorriso, come nel caso delle pose assurde di Mikisugi, il leader della setta segreta Nudist Beach, ma a lungo andare anche questo espediente finisce per stancare e si sa, il troppo storpia. In più occasioni si ha difatti la fastidiosa sensazione che questa serie non si altro che un pretesto per mostrare le grazie dei protagonisti in fascia non protetta.
Imperdonabile è invece il finale, arrivato dopo una serie di episodi a dir poco avvincenti e che, ahimè, si conclude con uno scontro finale dozzinale, scontato ed anche mal realizzato.

In sintesi, Kill La Kill soffre irrimediabilmente della sua stessa natura: l'essere un anime.
Non potendo usufruire di una solida sceneggiatura previa, quelli di Trigger hanno fatto ciò che era in loro potere per rendere interessante questa serie e tutto sommato, considerato che si tratta di un'opera prima, non mi sento di condannarli in quanto il risultato ottenuto sul piano puramente tecnico è veramente ottimo.

Se cercate una serie senza pretese narrative, ma con tanta azione e fan service a go-go, allora Kill La Kill è la serie che fa per voi.

Haru glory

Episodi visti: 24/24 --- Voto 10
Se di solito prima di vedere un episodio faccio di tutto per evitare la visione è perchè so che mi aspettano 20 minuti di lotta per cercare di prestare un minimo di attenzione allo schermo, con Kill La Kill è esattamente il contrario, se non la stoppo almeno tre volte mi sembra che la puntata duri solo 30 secondi. Dovessi descrivere questo anime in due parole direi senza dubbio "Figata assurda", so che può sembrare una considerazione superficiale sparata lì da uno che nella sua vita di anime ne ha visti sei o sette, ma in otto anni che seguo stagionalmente almeno una decina di serie mai nessuno ha meritato tale dicitura più di KLK.
Detto cosa ne penso brevemente va affrontata la questione "Trigger inc.", questa opera ha la (S)fortuna di essere la prima produzione interamente originale dello studio fondato da Imaishi e Ohtsuka dopo aver abbandonato Gainax, i più acculturati in materia li ricorderanno per aver dato vita ad un certo "Sfondamento dei cieli Gurren Lagann", con un conseguente aumento della notorietà per la loro nuova opera è arrivata anche l'immancabile critica, chi sosteneva che sarebbe stato una sorta di TTGR2 che anche avesse fatto pena avrebbe avuto successo grazie alla fama della precedente produzione del regista, chi dopo i primi episodi ha avuto il coraggio di definirlo action ecchi a basso budget. Invece settimana dopo settimana, invero questa serie ha saputo dimostrare tutta la qualità di cui è capace Imaishi e confermato appieno le aspettative che i fan come me avevano nei suoi confronti, qui il classico proverbio merita di essere cambiato in "Tanto fumo, troppo arrosto".
Il discusso chades tanto malfamato per non essere altro che una coperturara per lo scarso budget, pur essendo in stile caricatura, addirittura anche solo abbozzato, riesce a rendere perfettamente giustizia alla bellezza delle protagoniste e personalmente ho saputo apprezzarlo. Da lode le colonne sonore, tutte stupende, in particolare "don't lose your way" conferma pienamente la bravura di Mika Kobayashi.
Difficile dare una valutazione obbiettiva a quest'opera perché se effettivamente non tutto è all'altezza di un 10 alcune eccellenze bastano a controbilanciare le lacune facendole quasi scomparire. Lo consiglio particolarmente per gli appassionati di lungo corso che si divertiranno a trovare tutte le citazioni, comunque indipendentemente dalla spettatore in generale difficilmente 24 minuti passeranno più in fretta di quanto lo facciano durante un episodio di Kill la Kill.

Ais Quin

Episodi visti: 24/24 --- Voto 6
Attenzione, possibili spoiler o comunque riferimenti a specifico uso e consumo di un pubblico con un'elevata familiarità con la serie in questione.

Se fosse vero ciò che afferma Gautama Buddha, ovvero che la pigrizia è la ruggine della bellezza, "Kill La Kill" sarebbe da considerarsi ruggine allo stato puro per la sfacciataggine con cui, forte di uno staff ultrareferenziato e di una profonda conoscenza sia del medium prescelto che delle debolezze del suo principale interlocutore in termini di fruizione dello stesso, vale a dire l'otaku più o meno nostalgico a sua insaputa, fa il bello e il cattivo tempo per 24 episodi senza dubbio molto stimolanti da un punto di vista prettamente sensoriale ma di un'effettiva consistenza quantomeno discutibile. "Anime is saved"? Non scherziamo. Di salvare gli anime, quand'anche ce ne fosse bisogno, non gliene importa un fico secco, e d'altra parte fargliene una colpa sarebbe disonesto giacché che non c'è motivo per cui un onere del genere debba ricadere esclusivamente sulle sue spalle. Di qui a sentirsi legittimato a battere la fiacca nel segno del Marchese del Grillo, tuttavia, il passo è troppo breve per non suscitare almeno un pizzico di indignazione per ciò che poteva essere ma che non è stato non tanto per penuria di mezzi, quanto per pura e semplice poltroneria.

"La paura è libertà! La sottomissione è liberazione! La contraddizione è verità! Arrendetevi a queste verità, maiali travestiti da umani!". Con queste parole di delizioso stampo orwelliano Satsuki Kiryuuin, presidentessa del Consiglio Studentesco del Liceo Honnōji, spadroneggia su allievi e insegnanti grazie all'aiuto dei suoi fedelissimi Gamagoori, Inomuta, Sanageyama e Jakuzure - i cosiddetti Super Quattro - e di una mirata distribuzione delle Ultradivise, uniformi in grado di conferire a chi le indossa capacità sovrumane a seconda della concentrazione delle particolarissime fibre di cui sono intessute. A minare la tenuta di questo status quo è l'entrata in scena di Ryuuko Matoi, convinta che la ragazza sia la chiave per risolvere il mistero che si cela dietro alla morte di suo padre Isshin. Unico indizio è l'enorme mezza forbice rossa che l'assassino ha lasciato sulla scena del delitto e che adesso lei si porta dietro ovunque vada.
Un duello in cambio di informazioni: tale è la sfida che Ryuuko lancia a Satsuki, che però non è tipo da sporcarsi le mani senza la certezza che ne valga la pena. Le comunica quindi che combatterà contro di lei soltanto quando e se riuscirà a sconfiggere tutti gli studenti muniti di Ultradivise. Si tratta di una condizione basata sull'assunto che Ryuuko non abbia a disposizione nient'altro che quella mezza forbice, ma sarà davvero così? Ovviamente no: la ragazza può infatti contare su Senketsu, una speciale uniforme senziente denominata Kamui confezionata da suo padre prima di morire e... letteralmente assetata di sangue.

E fin qui nulla di strano o di particolarmente originale: una volta individuate ed estrapolate le cinque W appare infatti evidente che ci troviamo di fronte al più classico dei paradigmi in fatto di anime e manga. A casa Trigger questo lo sanno e fanno tutto il possibile per trarne vantaggio, attingendo a piene mani da qualsiasi battle shōnen conosciuto al genere umano e... e beh, da ogni altra opera abbia saputo catturare la loro attenzione, in verità, per non parlare di tutta la compagine GAINAX da "Gunbuster" in poi. Wakatta, wakatta: sappiamo chi siete, non c'è bisogno che sbandieriate il vostro curriculum a ogni piè sospinto. Ma poiché quando si fa trenta è d'obbligo fare trentuno ecco che il fulcro della vicenda si rivela l'agenda di Ragyo Kiryuuin, madre di Satsuki, il classico Big Bad con gli attributi ma dalle risibili prospettive. La spiegazione passepartout al valzer di casacche ingannevoli e alleanze improbabili che ne consegue? "Era tutto un piano di [inserire nome di questo o quell'altro personaggio, di solito Satsuki o sua madre]". Intendiamoci, non è che di indizi non ne vengano disseminati: come dimenticare la reazione di Satsuki nell'udire per la prima volta il nome di Ryuuko? Come non trovare estremamente rivelatrici, man mano che la trama si evolve, le rispettive formule di attivazione di Senketsu e della sua controparte Junketsu? Come non vedere la frezza rossa di Ryuuko e la scarsa coprenza delle Kamui sotto una nuova luce una volta svelato il disegno di Ragyo? Il problema, semmai, è il modo in cui l'attenzione dello spettatore viene continuamente sviata in favore dell'ennesima "veduta aerea" delle grazie delle protagoniste, dell'ennesima spacconata immotivata, dell'ennesimo richiamo ad altre opere chiamate in causa a ragione più o meno veduta. Perché lo fate, amici Trigger? Perché preferite che la gente vi ricordi per la vostra bravura a improvvisare/riciclare piuttosto che per le vostre capacità di panificazione? Meno ruggine e più sudore!

Chiaramente lo scavo introspettivo, quantunque riscontrabile in maniera più o meno significativa in tutti i personaggi, non ha il risalto che meriterebbe a fronte di questioni non esattamente di lana caprina quali l'omologazione dell'individuo, l'arrivismo, l'ipersessualizzazione delle giovanissime e via discorrendo. C'è anche chi sostiene che l'anime sia una metafora dei cambiamenti a cui va soggetto il corpo femminile durante la pubertà, un po' come "Tengen Toppa Gurren Lagann" rappresenterebbe l'iniziazione di Simon al mondo degli adulti: le Kamui hanno bisogno del sangue delle loro padrone (?) per attivarsi, e Ryuuko non è certo contenta di essere costretta a mostrare così tanto del proprio corpo a dei perfetti sconosciuti. Non essendo in possesso delle informazioni e degli strumenti adatti a tracciare il confine tra ciò che è e ciò che mi piacerebbe che fosse, tuttavia, preferisco non procedere oltre in questa direzione e limitarmi a una panoramica del cast.
A dispetto del carisma che la maggior parte di loro possiede in dosi - va detto - non indifferenti, sono pochissimi i personaggi che non necessitano di contrafforti di sorta, novero nel quale, personalmente, non mi sento di includere Ryuuko per ragioni che vanno oltre il suo essere legata a Senketsu: tutti gli eroi sono protagonisti delle loro storie, ma non tutti i protagonisti sono eroi. Nel caso specifico quel che le manca è un'adeguata consapevolezza dei pochissimi punti fermi che ha e, di conseguenza, la fiducia non già in se stessa, ma in quanto se stessa, qualsiasi cosa ciò comporti. Altro che "Don't lose your way", come recita il verso più famoso della sua canzone: non si può perdere ciò che ancora si deve trovare, e per quanto la sua situazione sia, effettivamente, a dir poco ingarbugliata, è chiaro che Ryuuko si conosce davvero molto poco. Tutto il contrario di Satsuki, la cui grandezza risiede proprio nel suo esercitare su di sé, prima ancora che su chiunque altro, le sue notevoli capacità di discernimento. A tale proposito si prendano a esempio i flashback relativi al reclutamento dei Super Quattro che, per quanto non entusiasmanti da un punto di vista narrativo, non lasciano dubbi su quanto ciascuno di loro le debba in termini di crescita personale, a ulteriore riprova del fatto che il valore di un soldato dipende in gran parte da quello del suo comandante. Per la serie "badassery un tanto al chilo, ma solo quando ne abbiamo voglia[/i]", invece, abbiamo i cosiddetti Nudisti, quanto di più vicino a dei guerriglieri l'anime abbia da offrire: tanto rumore per nulla, per dirla alla maniera del Bardo, giacché sono molto più bravi ad esporre che a combattere. Tristemente non pervenuto Isshin, assente giustificato ma a cui sarebbe stato bello veder dedicare più spazio; menzione speciale, infine, alla "sartina" Shiro Iori, senza il quale - sì, è "masculo" - sarebbe molto più difficile per Satsuki mettere in atto il suo piano.
Ma almeno per quanto riguarda i buoni il capolavoro assoluto è Mako Mankanshoku, svampitissima amica di Ryuuko dal cuore grande come una casa: all'inizio può sembrare che sia lì soltanto per fare colore, ma man mano che le cose si mettono male non si può non apprezzarne sempre di più il candore, la fedeltà, la sensibilità e il coraggio gloriosamente incosciente. Mai avrei pensato di dirlo, dal momento che di regola sono tutt'altro che un'estimatrice di siffatta tipologia di personaggio, ma meno male che c'è, anzi, Hallelujah - quella di Handel, chiaramente, che apre ogni suo siparietto motivazionale.
Per venire ai cattivi, meh. Ragyo sarebbe fantastica se solo fosse provvista di un qualsivoglia background, mentre l'amorale loli Nui Harime avrebbe meritato che il suo non le venisse attaccato (cucito?) con lo sputo che purtroppo nessuno le ha rifilato nell'occhio, anche se bisogna riconoscere che, a tale proposito, c'è chi ha fatto di meglio.

E ora due paroline di numero sul comparto tecnico, che siam già a quota millecinquecento e giustamente sia la curva dell'attenzione che la palpebra cominciano a calare. Graficamente la serie è il solito mix di fanservice, rodomonterie ben riuscite, citazionismo estremo, mani bucate e proterva infingardaggine a cui ci ha abituati la GAINAX; diversamente doppiaggio, sonoro e musiche denotano molta meno discontinuità e anzi costituiscono un'esperienza decisamente appagante, eccezion fatta, forse, per il tragicomico tedesco di "Blumenkrantz", l'altrimenti mirabile tema di Ragyo.

Per concludere, 24 episodi - 25 se contiamo quello che a settembre 2014 chi acquisterà i DVD/BD troverà nel nono e ultimo cofanetto - per un intreccio con un simile rapporto fuffa-sostanza sono troppi. La metà sarebbe bastata e avrebbe altresì consentito di ridistribuire un po' meglio le risorse a disposizione. 6,5 con una nota di demerito per la sciatteria gratuita.


 9
Ryan32

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
Kill la Kill è un Anime del 2013 nato dalle menti folli e geniali di Hiroyuki Imaishi e Kazuki Nakashima (già autori del famoso Tengen Toppa Gurren Lagann) e prodotto dallo Studio TRIGGER, alle prese con la loro prima vera e propria serie TV.

Nel corso della serie seguiremo la storia di Ryuuko Matoi, una ragazza in possesso di una spada-forbice che, spinta dalla sete di vendetta per l'omicidio del padre, si recherà all'Accademia Hounouji in cui spera di trovare indizi che la condurranno all'assassino. Dopo una sonora sconfitta tornerà a casa del padre e verrà aggredita da un'uniforme vivente che si farà indossare con la forza. Questa uniforme è in realtà un Kamui, un "abito sacro" che incrementa di molto le capacità della persona che lo indossa. Ryuuko stringerà subito amicizia con il Kamui e gli darà il nome di Senketsu, che diventerà il suo inseparabile compagno di avventure nonché power-up vivente. Ma questo è solo un incipit che nasconde in realtà una storia ben più studiata e ricca di stravolgimenti e colpi di scena.

Quello dei vestiti è sicuramente l'elemento più importante e ricorrente nella storia di Kill la Kill, la stessa città in cui si svolgeranno gran parte delle vicende si basa interamente su di essi, gli studenti migliori dell'Accademia Hounouji infatti, in base alle loro capacità, ricevono delle uniformi che possono avere da 1 a 3 stelle e grazie a queste si identifica la classe sociale di appartenenza dello studente in questione e della sua famiglia. Gli studenti normali, gli "0 stelle" quindi apparterranno alla classe sociale più bassa, mentre i "3 stelle" a quella più alta. Ma andando avanti nella trama, l'importanza dei vestiti in questo folle mondo si farà sentire ancora di più, mentre si andrà a costruire una storia tanto assurda e ridicola quanto epica e geniale.
Il ritmo di narrazione e dello susseguirsi degli eventi è incredibilmente veloce ma mai confuso, per esempio capiterà che in un solo episodio verremo bombardati di avvenimenti e succederanno cose che in un'altra serie probabilmente avrebbero impiegato almeno 3 o 4 episodi. Il tutto arricchito dalla frenetica e spettacolare regia di Imaishi che con Kill la Kill da veramente il meglio di se, soprattutto nelle scene d'azione e nei combattimenti.

Uno dei maggiori punti di forza dell'opera sono sicuramente i personaggi, ognuno di essi è rigorosamente sopra le righe e tutti "bucano lo schermo" con la loro personalità forte ed esagerata e il loro carisma. Se si dovesse identificare il personaggio più carismatico e che più rimane impresso nella mente degli spettatori si andrebbe subito a pensare a Satsuki Kiryuin, Satsuki è infatti un personaggio veramente interessante e misterioso che dimostrerà di avere grandi doti sia come combattente che come comandante e stratega. Fino a circa metà serie non si riuscirà a capire quali siano i suoi veri intenti e perché si stia comportando in un certo modo. Perfino il suo character design è diverso dal solito ed in un certo senso "coraggioso", in quanto le sono state date delle sembianze ed un carattere quasi maschili, ma che comunque grazie alle sue forme, alla sua grazia ed eleganza, ma soprattutto alla sua purezza, risulta in un personaggio femminile attraente, forte, intelligente e carismatico come se ne trovano raramente negli Anime moderni.
Un altro personaggio che -nel bene o nel male- sarà impossibile dimenticare è senz'altro la energica Mako Mankanshoku. Mako è un concentrato di follia e demenza a cui è stata affidata la maggior parte della vena comica della serie. Per il suo design e la sua personalità , così come per tutta la sua famiglia (menzione d'onore va fatta al mitico cagnolino GUTS), gli autori si sono sicuramente ispirati ai cartoni animati americani, oltre che alle serie Anime di vecchia data. Mako però non avrà solo un ruolo da spalla comica, al contrario avrà un'enorme importanza nella storia, lei è infatti la migliore amica della protagonista e molto spesso (forse troppo) la aiuterà nei momenti più difficili.
Dopo i "4 Re Celesti" di Gurren Lagann, in Kill la Kill abbiamo i "4 Leader", ma questa volta non saranno personaggi "usa e getta", al contrario avranno un ruolo di primaria importanza, essi saranno infatti gli alleati scelti da Satsuki e la seguiranno e supporteranno in ogni sua scelta. Ognuno di loro ha una propria storia ed un motivo diverso per il quale ha deciso di unirsi a lei, e andando avanti nella trama verranno analizzati e verranno spiegate le loro motivazioni.
Arriviamo ora ad Aikuro Mikisugi, altro personaggio esilarante con le sue apparentemente insensate manie nudiste e i suoi…capezzoli che si illuminano! Mikisugi sarà il maestro della protagonista e la guiderà durante la sua avventura. Anch'egli così come tutti gli altri personaggi importanti verrà approfondito con il procedere della storia.
Infine abbiamo Ryuuko Matoi, che incarna il classico eroe tipico degli Shonen con tutti i pregi e difetti del caso assieme al quale seguiremo la vicenda, ma allo stesso tempo, il personaggio più umano e "realistico" dell'intera serie. Ryuuko infatti la si potrebbe definire come una normale ragazza adolescente con un passato triste. Dietro alla sua voglia di vendetta e al suo carattere forte e aggressivo si nasconde in realtà una ragazza sola e insicura che non ha ancora trovato la propria strada e un valido motivo per cui combattere e andare avanti. Come viene mostrato nella prima Ending e in alcuni episodi della serie, Ryuuko per qualche motivo si sente diversa e per questo tende a isolarsi ed evitare i rapporti con le altre persone, ma in cuor suo spera sempre in un cambiamento (rappresentato dal vestito da sposa e dal desiderio espresso alla stella cadente presenti nella prima Ending), questo cambiamento avverrà quando Senketsu e Mako assieme alla sua stramba famiglia entreranno a far parte della sua vita, da quel momento in poi grazie anche alle diverse prove a cui la sottoporranno i suoi nemici, Ryuuko comincerà a crescere e maturare finché anche lei troverà la sua strada e un obbiettivo per cui combattere ben più importante della vendetta. Tuttavia non mancheranno gli ostacoli che si presenteranno soprattutto nella seconda parte della serie, in cui la nostra protagonista verrà messa a dura prova, sia fisicamente che psicologicamente.
Ci sarebbero anche altri personaggi molto interessanti come: Tsumugu Kinagase, Kiryuin Ragyo e Harime Nui che avranno parecchia importanza nella storia, ma dei quali non è possibile parlare nel dettaglio senza cadere negli spoiler.

Spesso si sente criticare Kill la Kill per l'eccessiva presenza di "fanservice", ebbene io non mi trovo per niente d'accordo. Questo è uno dei rari casi in cui la nudità ha un senso ed un significato all'interno storia. Certo ci sono anche scene di puro fanservice, ma sono talmente ridicole ed esagerate che non si può prenderle seriamente, risultando come una vera e propria parodia del fanservice stesso. Se nella prima parte il "fanservice", o meglio l'"ecchi" viene usato a scopo principalmente comico, nella seconda parte questo sparisce quasi completamente per concentrare meglio l'attenzione sulla storia e i personaggi, lasciando comunque spazio a qualche scena erotica abbastanza esplicita ed eccessiva atta principalmente a portare all'estremo la caratterizzazione dei personaggi.
Altro marchio di fabbrica di Kill la Kill sono le citazioni e gli omaggi, ogni singolo episodio dello show infatti ne è pieno e non si fermano al panorama Anime/Manga, ma si estendono anche al mondo del cinema e dei videogiochi. Insomma, in un episodio assisteremo ad una scena presa pari pari da Kekko Kamen, mentre in un altro potremmo trovarci mezzo cast di Pulp Fiction (si, il film di Quentin Tarantino, regista al quale a mio parere l'intera opera si ispira molto in molti aspetti) che gira per i marciapiedi della città o un riferimento al finale di Terminator 2, o ancora i Nudist Beach a bordo di una specie di Metal Gear.
Insomma, Kill la Kill è un Anime fatto da appassionati per appassionati e il tutto viene inserito all'interno della serie in maniera impeccabile.

Lo stile di disegno è simile a quello che abbiamo imparato ad amare/odiare in Gurren Lagann, molto colorato, con tratti sporchi e ombreggiature molto marcate per enfatizzare le scene più intense ed un character design molto "old-school" e più simile allo stile Cartoon che a quello Anime che si sposa perfettamente con i vari caratteri e con il tipo di storia che viene raccontata.
Tenendo conto del fatto che questa è stata la loro prima serie TV e che il budget a disposizione era quindi parecchio limitato, si può dire che lo Studio TRIGGER ha svolto un buon lavoro con le animazioni. Queste riescono a passare dal buono all'ottimo. Molto spesso però durante i dialoghi assisteremo a degli still frame con i personaggi che muovono solo la bocca, questo è un modo per risparmiare sulle animazioni, ma allo stesso tempo a mio parere aggiunge anche del carisma alla serie avvicinandola ancora di più alle produzioni del passato. Le animazioni più "scadenti" invece vengono usate con saggezza, ovvero principalmente nei momenti comici, riuscendo a renderli ancora più ridicoli e quindi più divertenti, chiaro esempio è l'episodio 4, l'episodio animato e disegnato peggio ma allo stesso tempo tra i più folli e divertenti dell'intera serie. Al contrario, i momenti e i combattimenti più importanti sono accompagnati da animazioni fluide e precise in cui qualche volta viene in aiuto una computer grafica nella maggior parte dei casi veramente ben fatta. Tutto questo, unito alla sapiente regia di Imaishi, ci farà assistere ad alcune scene parecchio spettacolari e memorabili.
I doppiatori hanno fatto tutti un ottimo lavoro, in particolare: Ami Koshimizu nel ruolo di Ryuuko Matoi che da il meglio di se nei momenti in cui la protagonista è più emotivamente provata regalando spesso performance da brividi; Ryouka Yuzuki a cui va il merito per gran parte del carisma di Satsuki Kiryuin; e Aya Suzaki, la cui voce squillante rende Mako Mankanshoku ancora più divertente. Menzione d'onore va fatta anche per Mayumi Shintani e Tetsu Inada, che prestano le loro voci molto particolari rispettivamente a Nonon Jakuzure e Ira Gamagoori.
La colonna sonora è curata da Hiroyuki Sawano che compone un'insieme di pezzi che vanno dalla buona alla ottima qualità, con una grande varietà di generi. I più incisivi sono i temi musicali dei vari personaggi, in particolare quelli di Satsuki e di Nui, ma quelli che più di tutti resteranno impressi nella mente sono sicuramente i pezzi cantati, come: "Before My Body is Dry" (che sentiremo anche in diverse versioni, dall'orchestrale all'acustico), canzone che rappresenta molto bene il personaggio di Ryuuko e che ascolteremo ogni volta che lei effettuerà la sincronizzazione con Senketsu; ma soprattutto la splendida "Blumenkranz", tema musicale di Ragyo Kiryuin che aiuta molto nel dare al personaggio quel suo aspetto quasi "divino". Nel complesso l'intera colonna sonora di Kill la Kill è di parecchio sopra la media.

In conclusione Kill la Kill è una serie Anime diversa da quelle a cui siamo abituati oggi e curata in ogni minimo dettaglio che riesce pienamente nei suoi intenti, ovvero: intrattenere, divertire, stupire, appassionare ed in certi momenti anche emozionare.
Non servono per forza dei temi o messaggi "profondi", chissà quali simbolismi, o ancor meno delle storie strappalacrime (spesso forzate) per fare una buona opera, anche una serie di puro intrattenimento se gestita con passione e col giusto impegno può esserlo e Kill la Kill ne è un esempio.
Ancora una volta Imaishi e Nakashima partendo da una storia abbastanza semplice e banale riescono a creare un Anime diverso, divertente, epico, adrenalinico e coinvolgente come pochi, insomma, una vera e propria ventata di aria fresca, nonché un ritorno al passato nell'ormai monotono e ripetitivo panorama dell'animazione giapponese.

Rygar

Episodi visti: 24/24 --- Voto 5
Le fanfare e la propaganda tipica della sottocultura italiana di certi appassionati dell'animazione giapponese annunciarono questa serie come un "trionfo di epicità", come il "paladino che salverà l'animazione giapponese" (ma l'animazione giapponese ha davvero bisogno d'essere salvata? Io non credo), come una "lezione di stile" (magari potrebbero organizzare delle passerelle per il prossimo Milano Moda) che i moderni studi d'animazione dovrebbero recepire, e poco altro ancora. Sicuramente questo "Uccidere La Uccidere" (o Tagliare La Tagliare, secondo un'ambiguità di traduzione) è stata una delle serie dell'ottima stagione autunnale 2013 più acclamate, se non la più acclamata in assoluto, anche se è bastato guardare il trailer di presentazione per rendersi conto che c'era ben poco da acclamare. In Giappone questa serie non è stata accolta con grande entusiasmo e le vendite sono forse il risultato più evidente che prodotti del genere non conquistano un'ampia fetta di mercato e non sono nemmeno considerati come opere di nicchia. Insomma, si è rivelato essere un'anonima via di mezzo facilmente trascurabile dallo sconfinato marketing e dal gradimento complessivo che molte altre opere sue contemporanee hanno saputo offrire. Paradossalmente hanno generato più scalpore le notizie dedicate alle accuse di plagio da altre opere e qualche audace signorinella che ha utilizzato le succinte vesti da combattimento come cosplay, il resto sono sterpaglie rotolanti.
Volendo operare una sintesi un po' stringata, si potrebbe riassumere KLK conosciuto anche come "Kill La Kill" (un nome senz'altro altisonante e pretenzioso, ma vogliate perdonarmi questo ingenuo anti-spoiler, non muore praticamente nessuno! O quasi, se si escludono certe "forme di vita"…) come un mercatino rionale pieno di bancarelle da sartoria in cui le urla e la caciara la fanno da padrone, poiché fondamentalmente, tolti tutti questi rumorosi schiamazzi altro non rimane che un'operetta allegrotta (do atto che in più di un frangente abbia fatto ridere), in cui ci si diletta con la realizzazione di abiti "alla moda" (!), con qualche nudista buontempone, con abbondanti scenette di vita domestica di una famiglia non proprio benestante e con qualche pseudo ribellione scolastica (ma alla fin fine si vogliono tutti bene), una vagonata di scopiazzature e di citazioni prese da altre opere più famose e qualche scaramuccia famigliare condita con abbondanti dosi di poppe al vento e chiappe al sole. Signore e signori: eccovi servito l'anime del millennio.

Kill La Kill è un'opera della stagione autunnale 2013 composta da 24 episodi di durata canonica. È previsto un OAV per la stagione autunnale 2014. L'opera nasce come serie d'animazione, la quale ha dato origine ad un omonimo manga il giorno successivo la messa in onda del primo episodio.

Trama: Giappone, Baia di Tokyo. Nell'ipotetico liceo Honnōji in cui impera la rigida presidentessa del consiglio d'istituto Satsuki Kiryuin e i suoi quattro seguaci, l'intera esistenza scolastica è sancita da una ferrea disciplina e da una gerarchia quasi inamovibile. Chi possiede le ultradivise realizzate in biofibra (le quali donano poteri e abilità sovraumane) e chi no, rimanendo un povero pezzente impotente e squattrinato. Un bel giorno giunge Ryuko Matoi, una studentessa che, ricercando l'altra metà di un paio di forbici giganti lasciatele dal defunto padre (probabilmente l'unico vero morto dell'intera serie) rubate dall'assassino di quest'ultimo, intende dire di "no" a tutto questo, e nel contempo, vendicarsi del suddetto assassino. Tra Satsuki e Ryuko non corre buon sangue (o forse si? Chissà…), e quest'ultima, priva dei superpoteri delle uniformi di biofibra, le prende di santa ragione. Sennonché, per dare la possibilità a questa serie di campare 24 episodi, si decide che Ryuko trovi un'uniforme alla marinaretta nera e pure guercia, grazie alla quale ottiene le abilità necessarie per sconfiggere i tirapiedi di Satsuki e avviare così la storia. Riuscirà la nostra eroina a scoprire l'assassino di suo padre, a vendicarsi e a scardinare il sistema?

Grafica: le leggi del marketing (e pure quelle del Karate dello stile Wado-Ryu) sostengono che occorre ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, ebbene: non è questo il caso, poiché l'intero comparto grafico è sì focalizzato sulla massimizzazione dell'economia e alla riduzione dei costi, ma il risultato finale è risibile. Basti pensare alla totale mancanza di cura e dettaglio nelle ambientazioni, che seppur variegate sembrano disegnate da un bambino delle elementari, piene di rigature e prive di qualsivoglia struttura. Le animazioni sono praticamente inesistenti, la fluidità è un concetto ignoto allo studio Grilletto (un nome, un programma), in cui s'infila una sequenza di disegni a caso sparati qua e là (Il buon "Carletto, il principe dei mostri" del 1968 era animato meglio). Se questo stratagemma risulta buffo e divertente per le scenette comiche, dall'altro smorza e ridicolizza le varie scene d'azione. Character design mediamente brutto (non si distinguono le femmine dai maschi se non per le poppe, i lineamenti del viso paiono del tutto anonimi e privi di una distinzione netta maschile/femminile, se non in rari casi).

Sonoro: giudizio differente per quel che concerne il comparto sonoro, nel quale sembra essere stato operato un saggio investimento. Le opening sono tutte dinamiche e piuttosto gradevoli. Lo stesso dicasi per gli ending. Ottimi OST, simpatici ed enfatizzano piuttosto bene le scene d'azione. Buoni gli effetti sonori. Ottimo doppiaggio.

Personaggi: senza infamia e senza lode. Alcuni personaggi spiccano per carisma, caratterizzazione e fattore evolutivo, molti altri no, sono sempre gli stessi dall'inizio alla fine e risultano piuttosto anonimi (escludendo le orde di studenti e studentesse fatti tutti con lo stampino, non è uno scherzo). Non credo sia possibile parlare di fattore introspettivo, ciononostante il livello d'interazione è discreto.

Sceneggiatura: gran parte delle note dolenti dell'opera sono presenti qui. La gestione temporale è piuttosto semplice, priva di salti temporali e povera di flashback, spesso narrati dagli stessi protagonisti durante la storia. Il ritmo s'attesta su livelli piuttosto veloci, spesso caotici e frenetici, non mancano le scene d'azione e di violenza, spesso realizzate in maniera pressappochista, codarda (non si ha il coraggio di andare fino in fondo) e per nulla coinvolgente (non menziono poi le notevoli volgarità e le cadute di stile presenti qua e là). Discorso a parte merita il fanservice, esagerato, assurdo, motivato con spiegazioni farlocche, spesso sfociante nel malsano e nel depravato, con palpeggiamenti madre/figlia sicuramente evitabili. Sono presenti degli episodi filler simpatici ma inutili. I dialoghi si alternano tra il simpatico e lo stupido.

Finale: sostanzialmente è in linea con la serie. Comicità dell'ultimo minuto, qualche riflessione, parecchio fanservice e combattimenti finali. Non è del tutto malvagio ma era lecito aspettarsi molto di più.

In sintesi: alla luce di tutto questo, "Uccidere La Uccidere" può definirsi unicamente come una banalissima bambinata scopiazzata un po' qua e un po' là. Una serie all'acqua di rosa in cui si presta grande attenzione a non accoppare qualcuno (non sia mai!), a non esagerare con la truculenza (ma non ci si risparmia certo col fanservice o con le spade usate a mo' di supposte) e a regalare qualche risata all'interno di qualche episodio. Chi volesse una serie tamarra degna di questo nome può sempre affidarsi a Redline o a Black Heaven. Chi volesse qualche infarinatura sul taglio e cucito può tranquillamente seguire questa serie, utile per qualche aspirante boy scout o bottegaro da rione.

Giuseppes93

Episodi visti: 26/24 --- Voto 8
Kill la Kill è un anime realizzato dallo studio Trigger, composto da 26 episodi, del 2013.

La serie è ambientata in Giappone, in particolare nella Accademia Honnouji. In questa scuola ogni individuo deve sottostare a regole durissime e in generale al volere e al comando della temibile Presidentessa del Consiglio studentesco, Kyruin Satsuki.
Ecco che un giorno compare una ragazza di nome Ryuko Matoi, la quale, armata di una strana lama, che ricorda una mezza forbice, è decisa a sconfiggere chiunque pur di battersi contro Satsuki, a sua detta responsabile della morte di suo padre, e ottenere così la propria vendetta.

Ryuko peró, dovrà affrontare numerose battaglie contro i tirapiedi di Satsuki, dotati di particolari divise scolastiche, le "ultradivise", in grado di trasformarsi in una vera e propria armatura e aumentare le capacità combattive di chi la indossa.


La mano degli autori di Gurren Lagann si fa sentire molto in questa serie: così come nella serie robotica, i vari scontri non erano basati su altro che mazzate e incrementi sempre maggiori di potenza dei robot, anche qui il tutto si "riduce" a scontri tra tamarrissimi personaggi "a chi spacca di più" e "chi è più figo".
Immaginate quindi la forte e importante carica di demenzialità alla base dell'opera e che ne costituisce la colonna portante; oltre ai combattimenti e alle mosse più esagerate possibili, infatti, numerosi saranno le gag comiche disseminate nelle varie puntate, sempre molto divertenti e spassose.

La colonna sonora è un altro elemento azzeccato della serie, con delle composizioni che ben sanno rendere l'epicità dei vari combattimenti.
Sul fronte animazioni nulla da ridire, veramente fluide, mentre la qualità del disegno non è sempre ottima.

L'appunto più importante che faccio alla serie, e che secondo me ne costituisce il punto debole, sono i personaggi stessi: nonostante siano tutti fighi e spacconi, non si distinguono particolarmente dalla massa e non riescono a colpirmi quanto ad esempio un Kamina o un Kittan (sempre per citare Gurren Lagann, che invece è ottimo anche sotto questo aspetto).

In conclusione quindi, una serie consigliata a chi cerca mazzate, mazzate e mazzate, condite da una abbondante dose di no sense, e comicità.


 7
Stairway90

Episodi visti: 24/24 --- Voto 6
Hiroyuki Imaishi è uno che non ha bisogno di presentazioni, se non altro per il merito di aver diretto nel 2007 Sfondamento dei cieli Gurren Lagann, ossia l'anime frenetico, fracassone e ultra-citazionista che ha riportato la Gainax ai fasti e al successo commerciale di cui non godeva dai tempi di Neon Genesis Evangelion. Tuttavia dopo qualche tempo anche Imaishi, seguendo l'esempio di Hideaki Anno, lascia lo studio e si mette in proprio, co-fondando insieme a Masahiko Ohtsuka la Trigger. I primi lavori sono collaborazioni con altri studi d'animazione e la serie ONA Inferno Cop, ma nel 2013 avviene la svolta: prima l'OAV Little Witch Academia, una sorta di goliardica versione nipponica di Harry Potter, poi Kill la Kill, che vede il ritorno di Imaishi alla regia e di Kazuki Nakashima alla sceneggiatura, mentre alle musiche troviamo Hiroyuki Sawano e Sushio al character design.

L'hype che si genera attorno alla prima serie televisiva prodotta dallo studio Trigger è, facile immaginarlo, altissima, non solo per via dei nomi coinvolti (soprattutto la coppia Imaishi-Nakashima che fa ben sperare in qualcosa di coinvolgente ed emozionante quanto Gurren Lagann), ma anche perché l'anime viene presentato, ben prima della sua messa in onda come l'opera che avrebbe salvato l'animazione; parole pronunciate chiaramente con intento provocatorio e goliardico, che però diventano il cavallo di battaglia dello studio e dei fan che la serie, fin da subito, conquista. La messa in onda inizia il 3 ottobre 2013 e termina il 27 maggio 2014, ma ci vogliono meno di due mesi perché l'eccessiva licenziosità dei cosplay della protagonista faccia parlare di sé, in occasione dell'Anime Festival Asia di Singapore; a gennaio del 2014, si leva invece la voce di Hiroyuki Ooshima, autore del manga Gakuen Noise di cui l'opera della Trigger sarebbe, a suo dire, un plagio. Un venticinquesimo episodio, in forma di OAV, viene rilasciato il 3 settembre 2014, ma la sua visione non aggiunge nulla alla storia che era già più che conclusa.

Nell'accademia Honnoji vige un vero e proprio regime militare, mantenuto con pugno di ferro dalla volitiva Satsuki Kiryuin e dal suo consiglio studentesco, i cui membri indossano particolari abiti detti "ultradivise" che conferiscono forza e abilità sovrumane; gli altri studenti, privi di ultradivise, e persino i professori dell'istituto sono costretti a subire in silenzio questa dittatura e i rari tentativi di ribellarsi sono stroncati sul nascere. Le cose sembrano cambiare quando nell'istituto giunge Ryuko Matoi, vagabonda diciassettenne alla ricerca della persona che ha ucciso suo padre, lo scienziato Isshin Matoi; quando crede di aver individuato in Satsuki l'assassina in questione, le dichiara subito guerra, ma per poterla affrontare deve scontrarsi prima con i vari membri dei club dell'istituto, fra i quali spiccano i 4 leader, gli unici in possesso di ultradivise con tre stelle. In questa sua lotta, che occupa la prima parte della serie, Ryuko può contare su Senketsu, una particolare ultradivisa detta "kamui", composta interamente di biofibra (il materiale che compone le ultradivise), nonché sull'amicizia della bislacca Mako Mankanshoku e sull'appoggio del professor Aikuro Mikisugi, apparentemente goffo e impacciato, in realtà capo di un'organizzazione che si oppone al regime della famiglia Kiryuin. Le cose cambiano quando l'entrata in scena della stilista Nui Harime e della madre di Satsuki, Ragyo, che con i suoi abiti controlla quasi tutto il mercato mondiale, porta alla luce un complotto di proporzioni mondiali, che coinvolge vestiti alieni, partigiani nudisti, ibridi uomo-biofibra e legami di sangue fino a quel momento ignorati.

Erede spirituale di Gurren Lagann, serie che salverà l'animazione, parodia, semplice e prevedibile shonen fatto di mazzate esagerate, esaltazione del fanservice sessuale, bildungsroman di una studentessa che cresce e passa dall'adolescenza all'età adulta, critica alla rigidità delle scuole giapponesi e al conformismo estetico della società contemporanea, tributo all'animazione senza tempo, semplice pretesto per la regia frenetica e spettacolare di Imaishi… cos'è in definitiva Kill la Kill? Innanzitutto, non è un'opera che va presa sul serio, perché per prima non si prende sul serio. Si potrebbe cercare al suo interno la presenza di tematiche serie o quantomeno più impegnative del semplice intrattenimento a base di mazzate, seni e natiche, ma sarebbe una ricerca destinata a portare a risultati deludenti: se è vero che la rappresentazione tutt'altro che positiva dell'ambiente e dei metodi autoritari vigenti nell'accademia Honnoji fa pensare a una critica al sistema scolastico giapponese, dominato dal conformismo e dalla competitività fra studenti per primeggiare gli uni sugli altri, e se è palese che nel finale compare un misero accenno a una possibile chiave di lettura dell'epoca come rappresentazione del percorso di crescita dell'adolescente, ben rappresentato dalla perdita dell'uniforme scolastica che è simbolo dell'adolescenza ma che non ha più posto nella vita adulta, è anche vero che non basta qualche scena negli ultimi episodi per rendere profonda un'opera. Kill la Kill va guardata per quello che è, o meglio per quello che vorrebbe essere, ossia puro e spettacolare intrattenimento, pieno di citazioni, spacconate, esagerazioni, orge di colori e di luce, giganteschi kanji rossi che occupano prepotentemente l'intero schermo per informarci sul nome di questa tecnica o di quel personaggio o per rimarcare un concetto appena espresso, fontane di sangue, combattimenti esaltanti, conditi da una colonna sonora opera di Hiroyuki Sawano (stesso compositore della OST di Shigenki no Kyojin), in cui spiccano le due piacevoli opening (Sirius e Ambiguous) e alcuni leitmotiv dei personaggi, come Don't lose your way per Ryuko e Blumenkrantz per Ragyo.

Purtroppo non è oro tutto quel che luccica e, dopo un primo episodio che sembra promettere una delle più travolgenti e disimpegnate tamarrate della storia dell'animazione, l'entusiasmo si raffredda e Kill la Kill rivela pochi pregi, molti difetti e una lunga lista di elementi che funzionano a metà. Diventa spontaneo chiedersi perché lo studio Trigger abbia voluto dedicare ventiquattro episodi (in teoria venticinque, ma l'ultimo è perfettamente superfluo ai fini della trama) a una storia cui ne sarebbero bastati la metà per dire quel poco che aveva da dire, invece di trascinarsi stancamente fra episodi inutili, riciclo delle medesime trovate (ad esempio, per ben due volte spunta fuori uno studente che stringe amicizia con Ryuko per poi rivelarsi un nemico) e colpi di scena che sono tutto fuorché imprevedibili. Di imprevedibile c'è solo, semmai, l'estrema mancanza di coraggio della sceneggiatura, frenetica e convulsa quanto si vuole, ma incapace di osare quando dovrebbe, di riuscire a essere straordinaria fino in fondo, limitandosi a offrire sostanzialmente allo spettatore quello che si aspettava; si va avanti fino agli ultimi episodi sperando in una folgorazione, in un mutamento sorprendente, magari nella morte inaspettata ed eroica di uno dei personaggi principali, ma si arriva solo a un finale scontato, tutt'altro che esaltante o coinvolgente emotivamente: insomma, tutto l'opposto di Sfondamento dei cieli Gurenn Lagann, l'altra opera del duo Imaishi-Nakashima.

I siparietti comici di Mako, dei nudisti e dei quattro leader, simpatici e divertenti all'inizio, stancano dopo la prima decina di episodi perché non sono capaci di reinventarsi e fanno leva sempre sullo stesso tipo di umorismo e di battute. Il fanservice scorre potente fin dall'inizio, per via della striminzita uniforme di Ryuko in battaglia che ci offre spesso inquadrature dei suoi seni a malapena coperti o del suo sedere sodo, cui ben presto si aggiunge la rivale Satsuki ancora più procace e con un costume ancora più ridotto; ma andando avanti la sua concentrazione aumenta ulteriormente, si fa sempre più gratuito e di cattivo gusto ed è soprattutto l'entrata in scena di Ragyo a regalarci nudità, toccatine in punti "strategici", vere e proprie scene d'incesto e quasi-stupri: tutto ciò, ovviamente, non può che far storcere il naso allo spettatore, vista la totale inutilità ai fini della trama di tali momenti, messi lì esclusivamente per conquistare ulteriormente gli otaku. Anche la gestione dei personaggi è tutt'altro che buona e la colpa non è dovuta alla loro ridotta caratterizzazione, bensì ad altri fattori: da un lato, i personaggi secondari, dopo un inizio in cui sembravano destinati a un grande ruolo, sono messi in secondo piano, per poi essere riesumati nella battaglia finale (ne sai qualcosa, Tsumugu?); dall'altro, Ryuko non riesce a essere una vera protagonista e finisce per essere oscurata dalla ben più carismatica Satsuki, che poi a sua volta nell'ultima parte della storia deve accontentarsi del ruolo di spalla della protagonista, che le va chiaramente stretto ma a cui per esigenze di copione deve chinarsi.

La più grande ricchezza di Kill la Kill, considerando che la regia di Imaishi è rovinata dai problemi di budget che costringono a risparmiare sulle animazioni (se non addirittura a farne a meno in alcuni frangenti) e l'intrattenimento è affossato dalla ripetitività delle gag e dalle brutte trovate della sceneggiatura, sta nelle citazioni: la prima parte della storia, con l'eroina seminuda, la scuola-caserma, le eccitanti sequenze di trasformazione che mostrano seno e natiche di Ryuko, il fanservice imperante, si rifà a una certa produzione comico-erotica di Go Nagai, da Kekko Kamen a Cutie Honey, passando per Haruenchi Gakuen e Abashiri Family, mentre l'aspetto di Ragyo è un omaggio a Sirene, una dei più interessanti antagonisti di Akira Fudo in Devilman; la seconda parte, invece, omaggia in tematiche, scene e particolari estetici le grandi produzioni fantascientifiche della Gainax, da Neon Genesis Evangelion a Sfondamento dei cieli Gurren Lagann (anche se riferimenti a queste serie sono presenti fin dall'inizio). Né bisogna dimenticare le citazioni, sparse in tutta la serie, di altre opere con cui è cresciuta la generazione di Imaishi, come Space Runaway Ideon, Le bizzarre avventure di JoJo, Kinnikuman e Punta al Top! Gunbuster.

Anime is Saved? Sicuramente no, perché Kill la Kill non riesce a salvare se stessa, figuriamoci un'animazione a cui serve molto più che una serie infarcita di fanservice, cliché e stereotipi, citazioni fini a se stesse (e alla gioia degli appassionati) e colossali mazzate. Ha il merito di essere la prima serie televisiva del neonato studio Trigger e la fortuna di essere stata diretta da Imaishi, che considerando il budget risicato ha fatto miracoli, ma va vista a cervello spento, solo se si è alla ricerca di intrattenimento puro e semplice.

AkiraSakura

Episodi visti: 24/24 --- Voto 6
C'è tanto hype nei blog dove si riuniscono gli anime fans di tutto il mondo. Si parla di "Kill la Kill", il nuovo anime di Imaishi, quell'ex GAINAX che aveva diretto quella sorta di remake di "Xabungle" in chiave shonen di formazione, tale blasonato e intoccabile "Gurren Lagann". - Chi è la più figa tra Satsuki, la baronessa divina, e l'altra, quella tamarra con la meche rossa di cui non ricordo il nome? - Che schifo questa robaccia, è tutto esagerato, non esiste la trama, è pieno di cliché! - Chi ha il culo più bello e le tette più grosse? - E così via a parlare e parlare, pagine e pagine di scritti; hype a mille, detrattori e difensori a spada tratta; "ha salvato l'animazione" dicono, qualcuno prendendo in giro - "trollando" - come si dice presso i nostri lidi; qualcun'altro invece ci crede veramente, è convinto di avere a che fare con l'anime definitivo. Nascono le scuole di pensiero: ci sono quelli che dicono che "Kill la Kill" è porno trash; ci sono quelli che ci vedono una grande innovazione, senza alcuna prevedibilità; ci sono quelli che si scandalizzano perché non hanno mai letto un manga di Go Nagai. Tutto è lecito, tanto Imaishi è garanzia di qualità. Come un prodotto della Sony.

Che cos'è veramente "Kill la Kill"? Sostanzialmente si tratta di una grande parodia, dell'estetizzazione estrema e voluta di tutti i cliché tipici degli shonen di oggi e di domani, fanservice incluso. Esatto, estetizzazione del fanservice, avete capito bene. In "Kill la Kill" il fanservice è ontologico; è un fanservice che smette di esserlo in quanto è il tutto - ed ecco che ci mettiamo a far filosofia, come la si faceva cercando di interpretare gli anime GAINAX anni '90. Perché sì, in fondo, la neonata Trigger, che ha creato questo anime senza il becco di un quattrino, è quel poco che rimane della defunta e gloriosa GAINAX anni '90. Quel poco che rimane di autoriale, sebbene di basso livello, in un'animazione attuale completamente omologata, standardizzata e senza il coraggio di cambiare (a parte alcune eccezioni, sia inteso). Che sia proprio questa la natura di "Kill la Kill"? Quella di deridere gli standard dell'animazione, la sua prevedibilità calcolata, i suoi soliti stereotipi di buonismo e ruffianeria? Può essere. Solo il grande (?) Imaishi lo sa. Certamente potrebbe trattarsi anche dell'ennesimo omaggio a Go Nagai e al suo lato più umoristico ed ecchi, "Cutey Honey" e "Kekko Kamen" insegnano - eh sì, le tette, i culi, le lesbiche, la spada ficcata dove non arriva mai la luce del sole, la scuola in cui arriva la tizia "x" a sovvertire l'ordine costituito ecc... sono cose che Imaishi scimmiotta prendendo esempio dal suo maestro; indubbiamente Nagai era migliore, era più splatter, era meno ruffiano.

"Kill la Kill" è puro citazionismo, come da sempre vuole la tradizione GAINAX (anche "Evangelion" è puro citazionismo, fidatevi). Questo citazionismo copre gli anni '70, '80 e '90: si passa dai monocoli rossi, verdi e blu di "Votoms" al simbolo dell'Ide di "Ideon", fino ad arrivare a citare " Le bizzarre avventure di JoJo" e altri infiniti shonen di tutte le ere; anche Tezuka viene omaggiato più volte, unito all'immancabile sfilza di robottoni anni '70 e '80 che (giustamente) piacciono tanto a quelli della GAINAX. Bene, sono contento. Con me la strategia "acchiappa otaku ed ex fans della GAINAX nostalgici" ha funzionato alla grande. Che bello vedere un anime dove qualcuno mi dice: sei dei nostri, anche a noi piace "Layzner", mica sei un nostalgiafag incompreso! Ed ecco che pure io contribuisco all'hype. La strategia è vincente: con pochi soldi, facendo parlare di sé per questo o per quello, "Kill la Kill", nonostante sia animato da cani ("Cutey Honey" del 1973 è animato molto meglio), vende, è celebre. E' questo il suo grande pregio: il fatto di aver fatto parlare di sé nonostante le sue gravi lacune. La profonda conoscenza degli ex GAINAX riguardante gli anime anni '70 ha loro permesso di utilizzare le stesse tecniche di animazione low budget che si usavano nel dopoguerra, quando non c'erano soldi: fermi immagine, traslazioni di telecamera su immagini fisse, scene di combattimento che sembrano le scan di un manga...

La sceneggiatura è frenetica, allucinante; dopo una partenza a bomba per acchiappare più spettatori possibili c'è un grande calo di registro, sopratutto nella seconda parte, che a tratti, anzi di divertire come dovrebbe, annoia (potevano fare meno puntate, tanto la trama non esiste, come è giusto che sia in un'opera che E' il fanservice). I personaggi sono i classici stereotipi che più stereotipi di così si muore: c'è la baronessa, quella lì con la pettinatura alla Raffaella Carrà e i sopracciglioni; c'è la protagonista/adolescente che deve compiere il solito viaggio di formazione; ci sono i superquattro, come nel gioco dei Pokémon; c'è il boss finale, la mamma della baronessa, che è una baronessa ancora più baronessa della figlia - sì, proprio lei, quella che sembra un incrocio tra un palo della luce e "Devil lady"(!). Ma questo ci piace. Va bene così.

In definitiva, questo è l'anime low budget che ha lanciato il nascente studio Trigger, formato da qualche ex GAINAX in cerca di gloria e di finanziamenti. La strategia furbissima di questi otaku old style è riuscita: molto probabilmente a breve sentiremo parlare di un nuovo anime di Imaishi con un budget più elevato. Per me "Kill la Kill" rimane comunque intrattenimento fine a se stesso, l'ennesima parodia/provocazione/omaggio al passato di medio/basso livello. Sei e mezzo da parte mia. Sì, lo so. Anche questo voto farà hype.

Rieper

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
Avete presente quelle opere che per motivi sconosciuti riescono a mantenere incollati gli spettatori allo schermo o al libro pur magari non contenendo alcuna caratteristica esattamente originale, ed anzi risultando anche abbastanza rozze? Beh personalmente ritengo che Kill La Kill risulti essere tra quelli.

In un Giappone di quello che sembra un futuro prossimo la giovane studentessa Matoi Ryuko ha come missione trovare e punire colui che ha assassinato il padre ed è disposta a tutto pur di raggiungere questo obiettivo. Si dirigerà all'accademia Honnouji, dove la legge del più forte sembra essere predominante anche sullo studio, e dove inoltre la presidentessa del consiglio Satsuki Kiryuin sarebbe a conoscenza dell'individuo che c'è dietro la morte del padre di Ryuko. Ma a dominare l'ambiente, oltre all'anarchia più pura sedata solo dalla forza bruta, vi sono degli studenti dotati di uniformi in grado di aumentare notevolmente le prestazioni fisiche e quindi anche le abilità combattive. La Giovane Ryuko scoprirà molto più di quanto potesse mai immaginare e che la strada verso la verità è pregna di intrighi e di...legnate. Il sottoscritto freme dalla voglia di continuare a fornire ulteriori dettagli ma si rischierebbe solo un'inevitabile oltre che sgradevole spoiler, pertanto l'introduzione alla trama è tutta qui.

Negli ultimi tempi il fattore o genere "tamarro" è stato sempre preso molto alla leggera, mai approfondito o comunque mai sfruttato nella giusta maniera, questo almeno finché non si dà uno sguardo a Kill La Kill. Ma cosa s'intende per tamarro? Assurde/strambe pettinature? Sarcastiche esagerazioni tendenti al folle e all'assurdo? Difficile dirlo con esattezza ad essere sinceri, eppure basta seguire una storia, un anime in questo caso, per attribuire tale caratteristica ad un'opera come quella in questione. Quella stessa caratteristica tamarra raggiunge una nuova tipologia di significato in questo folle anime, tanto da lasciarci ammaliare da esso senza neanche accorgercene. Attenzione però! Non si tratterà di qualcosa di semplicemente già visto bensì di un'insieme di elementi traenti forza da citazioni, stereotipi, cliché, esagerazioni e quant'altro rigirandoli a proprio favore ed esaltandone i tratti, in tutti i sensi immaginabili e non.

Potrei dirvi che Kill La Kill tratta di combattimenti con un contesto dannatamente votato all'ecchi eppure non renderebbe l'idea perché si potrebbe pensare facilmente ad altri anime magari neanche degni di nota, d'altra parte non stiamo parlando di un titolo che si prende sul serio al 100%, stiamo parlando anzi di un titolo che si prende in giro da solo per quella stessa percentuale e nonostante questo riesce a risultare coerente con sé stesso fino all'ultimo minuto, mantenendo in piedi una storia che per quanto esagerata non ci fa porre mai troppe domande a riguardo (sarebbe anche abbastanza stupido farlo). Forse ciò che esprime al meglio il concetto che il sottoscritto non riesce ad esprimere a parole proprie può essere una frase contenuta nella stessa opera e che afferma " non avere senso è la nostra caratteristica ". Quest'ultima affermazione esprime al meglio le sensazioni provate durante la visione del titolo in questione chiarendo inoltre un elemento fondamentale a riguardo, ovvero di prendere Kill La Kill per quello che è, un'opera di fantasia dedita all'intrattenimento puro e che fa dell'imprevedibilità uno dei suoi punti di forza fino alla fine. Peraltro Kill La Kill non si nasconde dietro nulla, sarà sempre sfacciato e diretto in ogni dialogo e/o situazione, caratteristica alquanto rara di questi tempi.

Tristemente si è letto in giro di cadute di ritmo nella seconda metà dell'anime, di scadenti indirizzamenti ai classici "power up" e di una ripetitività di fondo. Volendo rimanere obiettivi posso ritrovarmi d'accordo in maniera estremamente flebile solo agli ultimi due aspetti negativi poiché in realtà è proprio con la seconda metà dell'anime che l'opera decolla mostrando una profondità narrativa celata fino a quel momento, pertanto altro che cali di ritmo. Tornando ai due punti possiamo senz'altro constatare che i power up ci sono essenzialmente per tutta la durata dell'anime per forza di cose (che possono essere capite solo visionandolo), e che la ripetitività si riscontra semplicemente per una manciata di gag alle quali faremo decisamente poco caso (specialmente in dirittura d'arrivo per il finale). Quindi con tutta la buona volontà e neutralità nei confronti di Kill La Kill a me sembra che i cosiddetti "difetti" siano stati un po' la patetica e triste ricerca del pelo nell'uovo. E' come se un non appassionato di corse automobilistiche criticasse la formula 1 affermando che in fin dei conti si fa sempre la stessa cosa, ovvero girare in tondo...abbastanza inutile commentare oltre vi pare? E poi, come già detto, l'anime in questione va preso con leggerezza non con la serietà di una giuria degli oscar.

Passiamo quindi al comparto tecnico che anima l'universo di Kill La Kill. Da che ho memoria non ricordo di aver mai visionato un anime cosi schizzato, esagerato, stilizzato e votato al deforming come in questo caso. La quantità di dettagli è sorprendente per un anime che si sfotte da solo e l'uso dei colori accesi e degli effetti di luce casuali rende il tutto estremamente vivo, sfrenato e gradevole agli occhi di chiunque lo visioni. Improvvise scritte su schermo, cambi d'inquadratura, focus visivi e animazioni incredibilmente fluide, specie nelle scene d'azione, riescono ad esaltare ulteriormente l'apprezzamento per il lavoro svolto che complessivamente non ha nulla da invidiare (ma molto da farsi invidiare) ad opere valutate maggiormente. Ad accompagnare il tutto troviamo un'audio semplicemente perfetto in ogni effetto riprodotto oltre alla stupenda e azzeccata colonna sonora che incalza al momento giusto senza perdere un colpo né nelle opening/ending né nei sottofondi d'accompagnamento.

In molti penseranno che l'esito del mio voto sia scontato, già scritto oltre che delineato minuziosamente in ogni dettaglio della recensione. In realtà Kill La Kill è un anime che può essere apprezzato al meglio solo se ci si lascia trascinare da esso, senza opporre futili resistenze solo per fare gli alternativi e scrivere di conseguenza commenti negativi a riguardo. Non ho scritto la recensione di un capolavoro, avrei voluto qualche sentimento in più durante lo svolgersi delle vicende, e magari un'introspezione maggiore in alcuni aspetti della trama, eppure Kill La Kill mi ha accompagnato facendomi sorridere, intrattenendomi, lasciandomi sbigottito dinanzi a colpi di scena realmente inaspettati e lasciandomi ad ogni episodio con la curiosità del successivo, se questo non basta a rendere bello un anime giapponese allora il problema non è del titolo in questione ma di colui che lo sta visionando. Anime estremamente consigliato.

Franzelion

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
Attenzione, contiene spoiler!

Eccoci al terzo importante appuntamento con Imaishi, tralasciando il primo - Dead leaves - che può considerarsi un semplice esperimento in grado però di far capire a noi tutti con chi avremmo avuto a che fare.
Se Gurren Lagann era una storia nel complesso piuttosto "standard", e Panty & Stocking invece del tutto assurda e controcorrente, direi che Kill la Kill si piazza nel mezzo tra le due, anche come qualità. In questa serie Imaishi prende il meglio della regia di P&S e GL, raccontando una storia pseudo-standard. "Pseudo" perché, se è standard nella sceneggiatura, lo stesso non si può dire della regia e dei toni con cui è raccontata la vicenda. Ma procediamo con ordine.
L'anime comincia in modo abbastanza consueto: la protagonista è alla ricerca dell'assassino di suo padre, per vendicarlo. La cosa particolare di quest'incipit è il ruolo concesso alle divise scolastiche, soprattutto a quella che trova la protagonista Ryuko, dotata di vita propria, in grado di parlare e di trasformarsi in un mucchio di roba. Per il resto tutto procede sulla scia degli shonen nel modo più puro ed esagerato del termine, facendo di molti cliché shonen delle caricature che a volte si prendono in giro da sole, altre volte si vogliono far prendere sul serio. L'unico problema è che si esagera davvero un po' troppo col fanservice, ma per fortuna col passare degli episodi ce n'è sempre meno.
La storia può essere divisa in due parti allo stesso identico modo di Gurren Lagann, tanto che Imaishi sembra omaggiarla in questo e altri aspetti. Infatti chi ha avuto modo di vedere Gurren Lagann non rimarrà stupito più di tanto dalla piega che prende la serie nella seconda parte, dove i ruoli del "cattivo" - in questo caso Satsuki - vengono rivoltati. Fortunatamente l'anime segue la scia di Gurren Lagann anche dal punto di vista delle metafore: l'intera storia (di KLK) è alla fine un'intera allegoria della crescita adolescienziale e una critica alla società adulta - soprattutto giapponese, più conformista di quelle occidentali - allo stesso tempo, e le ultime parole di Senketsu sono lì a testimoniarlo.
Comunque, se c'è una cosa che ho apprezzato tantissimo dal primo all'ultimo episodio è che, un paio di eccezioni a parte, Kill la Kill mi ha sempre preso in contropiede nella sua imprevedibilità. In quasi tutti gli shonen di combattimento infatti si respira sempre quell'aria da "tanto si capisce che alla fine vince questo personaggio", mentre in questa serie gli sviluppi non si susseguono mai in modo prevedibile e lineare. Scontri finiti in pareggio o in inaspettata sconfitta della protagonista, interventi di personaggi impensabili che interrompono un combattimento, colpi di scena della trama assurdi al limite del non-sense (una matassa di biofibra primordiale che vuole prendere il controllo del pianeta per svilupparsi ancor di più nell'universo? WTF?), personaggi morti che si credeva sarebbero vissuti (Senketsu) e personaggi vivi fino alla fine che si credeva sarebbero morti in un modo o nell'altro. Tutto questo fa di Kill la Kill l'anime più imprevedibile che abbia mai visto, anche se il "tipo" di colpi di scena non è così originale, riprendendo qualche cliché. L'intreccio della trama è infatti discretamente elaborato ma nella sua struttura è piuttosto standard.
Un altro aspetto che mi ha fatto apprezzare moltissimo quest'anime è la totale mancanza di tempi morti. Fin dal primo minuto il ritmo è follemente veloce, a tratti si potrebbe definire "epilettico", non c'è un solo momento di noia o che faccia pensare ad un filler (tranne un episodio verso l'inizio che però fa conoscere meglio i personaggi ed è dannatamente divertente, perciò lo si perdona). Ad esempio manca l'episodio riassuntivo, dove la voce narrante di Senketsu ci dice infatti che la trama di Kill la Kill procede a ritmo spedito e
non dedicherà un intero episodio a riassumere gli eventi, ma solo un paio di minuti al massimo.
Ma alla fine diciamolo, la vera ragion d'essere della serie, il suo primo e ultimo pregio, altro non è che la regia di Imaishi. Penso che in un anime non ci sia mai stata una regia tanto adrenalinica, sperimentale e folle allo stesso tempo, una regia che sprizza genialità da tutti i pori. Tra improbabili inquadrature, folli modi di seguire la scena e intelligenti trovate per rendere più epiche le scene e anche per far notare meno la scarsità delle animazioni, l'anime passerà di sicuro alla storia per questo motivo. Ed è grazie a questa formidabile regia che rende interessante anche i momenti più piatti, insieme alla mancanza di tempi morti, che Kill la Kill rappresenta l'essenza stessa dell'arte dell'intrattenimento, senza scendere a compromessi di alcun tipo. Credo da questo punto di vista sia la serie più divertente che abbia mai visto, anche grazie a delle gag spesso geniali ed originali, altre volte invece - soprattutto quelle di Mako nell'ultima decina di episodi - si fanno ripetitive e pesanti.
Il rovescio della medaglia di tutto questo divertissement però è che in questo modo l'anime non riesce a trattare in modo serio un argomento come invece riusciva a fare Gurren Lagann, ecco diciamo che questo è l'unico limite della serie, non troppo piccolo però.
Infatti non c'è spazio nemmeno per approfondire o caratterizzare adeguatamente i personaggi, che fino alla fine rimangono tutti delle macchiette ad eccezione di Satsuki che è davvero un gran personaggio, nonché l'elemento portante della serie, il fulcro centrale attorno al quale
ruota la trama.
Piccola nota sulle musiche: un paio di temi - quello di Satsuki e quello di "Don't lose your way!" - sono davvero ottimi, gli altri sono orecchiabili ma nulla di eccezionale, non paragonabili a quelle di GL insomma.
A visione terminata rimane purtroppo un certo amaro in bocca, amaro dato dal fatto che si ha l'impressione che Imaishi dopo questi 3 anime non abbia più nulla da dire, a meno che cambi stile registico, perché in KLK si percepisce che egli abbia dato sfogo totale a tutta la sua creatività e a tutte le sue idee dando vita alla sua opera migliore dal punto di vista prettamente stilistico. Quindi chissà cosa ci riserverà in futuro, sono proprio curioso.
Insomma, sia che lo si veda come parodia, che come metafora della crescita adolescienziale e allo stesso tempo come critica al mondo degli adulti, che come intrattenimento puro, che come esercizio stilistico fine a se stesso ma dall'immane qualità, Kill la Kill ha tanto tanto da dire, soprattutto in questo periodo dell'animazione dove le serie faticano a raggiungere simili picchi di qualità.
Promosso a pieni voti.

God87

Episodi visti: 24/24 --- Voto 5
Primo progetto televisivo del neonato studio Trigger, fondato nel 2011 dal regista d'oro di GAINAX, Hiroyuki Imaishi, e il collega Masahiko Ohtsuka, KILL La KILL è ora la serie televisiva sulla bocca di tutti, pompata da un immenso hype e che sicuramente tornerà a far parlare di sè nei prossimi tempi con manga, film riassuntivi e ogni altra amenità. E come molte opere di successo a tavolino, create fin dal principio per far parlare di sè, offre il fianco a tante, tante di quelle critiche che è quasi incredibile l'enorme popolarità che ha riscosso, solo perché "figlioccia" dell'altrettanto importante successo di costume Gurren Lagann, da cui riprende il design "cartoonesco" e deforme, il regista e la sceneggiatrice principale. Ma KILL La KILL, pur con alcuni innegabili meriti, è una visione semplicemente pesantissima, capace di sprofondare lo spettatore, nelle fasi avanzate della storia, in un abisso apatico raramente eguagliato.

A scanso di equivoci, non si sta parlando di un titolo che vuole prendersi sul serio: l'opera è completamente disimpegnata, ponendosi per l'ennesima volta (contando i "trascorsi" GAINAX dello staff) come parodia/omaggio a stili, tendenze e mode assimilati negli ultimi anni dall'animazione, in particolar modo quella action. Il soggetto non può che essere esilissimo, derivativo dai classici Mazinger Z e Kekko Kamen di Go Nagai: la scatenata Ryuuko Motoi riceve in eredità dal nonno morente, ucciso da un misterioso sicario, una potente arma (un incrocio fra una forbice e una spada), apprendendo che la soluzione del mistero risiede nella gigantesca città-stato-accademia di Honnouji, gestita con pugno di ferro dal consiglio studentesco a cui fa capo la carismatica spadaccina Satsuki Kiryuin. Per scoprire che fine ha fatto l'altra arma complementare creata dal nonno, e apprendere chi è stato ad assassinarlo, Ryuuko dovrà sconfiggere tutti i club della scuola fino ad arrivare a Satsuki. Le armi di combattimento della storia sono uniformi speciali, di svariate tipologie di classi, che donano inauduti super-poteri a chi le indossa: per affrontare i vari uomini di Satsuki anche Ryuuko, oltre alla spada-forbice, dovrà adeguarsi a indossare una battle-suit. Nel suo caso sarà un (s)vestito senziente e porcellone, Senketsu.

KILL La KILL, senza nessuna pretesa narrativa, vuole porsi come un one-man show di Hiroyuki Imaishi, pronto a replicare, da Gurren Lagann, la sua regia indiavolata e funambolica. Il primo episodio è emblematico: una sarabanda di animazioni spacca-mascella, continuative e di una fluidità sconvolgente, si sposano con un ritmo freneticissimo (vola da una sequenza all'altra uccidendo le lungaggini), inquadrature vertiginose e straordinarie idee visive, basate su sangue che sprizza a geyser in deliri plasmatici, titoli di armi/trasformazioni/power-up affidati a enormi kanji rossi che occupano quasi tutto lo schermo, trasformazioni e "vestizioni" che avvengono in un'orgia di colori e chiccherie, etc. Il talento dell'artista nello strabiliare l'occhio è fuori questione, per tutta la durata della serie non manca di sfoderare sequenze d'azione stupefacenti, post-moderne, con esplosioni e distruzioni che frantumano lo schermo in mille pezzi, armi che stridono facendo tremare le pareti, lottatori che partecipano agli scontri altrui buttandosi nella mischia in modo improvviso e urlato, mazzate di una fisicità possente e battaglie acrobatiche, dalle coreografie sempre più creative e impossibili (palle da tennis assassine, amplificatori musicali che esplodono in onde d'urto da 100.000 hz, armature biologiche, informatici che lottano da dentro il cyberspazio etc, ogni follia umanamente concepibile), che hanno luogo in terra come in cielo, filmate da ogni altezza, luogo e angolatura possibile. Il solo lavoro di Imaishi costituisce la forte autorialità del titolo. A contribuire ulteriormente alla riuscita grafica è il deforme, colorato e altrettanto stiloso chara design di Sushio, che come in Gurren Lagann sembra essere il più adatto a venire valorizzato dalla direzione del regista, eccellente anche nel caratterizzare tutti i combattenti con look, pose e uniformi/armature carismatiche, ispirate alle mode e al folklore action, degne di un picchiaduro. Questa perizia basta e avanza a determinare come KILL La KILL sia destinato a fare scuola, tanto che i numerosi inserti ecchi (poppe e mutandine sbandierate in ogni dove e quando, le succintissime uniformi da combattimento di Ryuuko e Satsuki, ambigui rapporti sensuali fra questa e sua madre etc.) si potevano anche evitare, non aggiungono niente limitandosi a volgarizzare il contesto per far presa sul solito target otaku.

Esteticamente, KILL La KILL farà clamore. In ogni altro aspetto, è un fallimento. Ventiquattro episodi sono odiosamente troppi per una storia dalle zero pretese, ampiamente prevedibile in ogni risvolto e che inciampa anche nella banalità di riciclare nel suo plot gli stessi colpi di scena fondamentali di Gurren Lagann (non certo inventati da GAINAX nel 2007, ma la sensazione di déjà vu scorre potente visto che buona parte del pubblico di KILL La KILL lo guarda proprio perché ha amato il predecessore). A complicare le cose, la serie scade anche nella pochezza di un budget inadatto alle ambizioni: Imaishi fa di tutto per sopperire al problema con le sue capacità visive, ma senza riuscirci, perché la serie è una continua altalena fra tecnicismi superlativi e sequenze statiche affidate a inquadrature fisse, ricicli di animazione e gif. Il livello di spettacolarità dei dettagliati disegni è un buon specchietto per le allodole, ma crolla vistosamente quando la storia, più o meno a 1/3 del suo sviluppo, inizia a porre tutto il suo interesse su infiniti combattimenti che mettono in piena luce il problema. Impostare l'interesse di un'opera sul solo estro registico di un genio non è una cattiva idea, ma non può non necessitare di fondi adeguati per permettere all'artista di esprimersi al suo meglio: in caso contrario, viene fuori solo una serie d'azione dove l'azione è spesso inguardabile. Che concetto di intrattenimento si può perseguire offrendo combattimenti scattosi e privi di animazione? Il citato, primo fantasmagorico episodio è quasi un unicuum, raramente si rivedranno quei livelli, già la seconda puntata è più o meno imbarazzante (un tripudio di inserti flash e minimali inserti animati). I problemi di mancanza di yen, quando iniziano a farsi sentire, non abbandonano più la visione fino alla fine, decretando uno dei motivi più importanti del fallimentare risultato finale. Sarebbe bastato ridurre la durata della serie da 24 a 12/13 episodi per evitare di disperdere troppo i fondi, magari evitando di sprecare intere puntate a sviluppare l'insignificante "trama", ma la lungimiranza evidentemente non ha pagato in casa Trigger.

Anche a livello di umorismo, sfortunatamente, KILL La KILL è fonte più di dolori che gioie. Inizialmente il solito apparato citazionistico di tradizione GAINAX, la creatività di alcune avventure demenziali/satiriche e svariate, riuscite idee comiche (l'immancabile recap, narrato sotto forma di velocissimo riassunto orale; la rivelazione su chi sono i veri nemici da battere che minacciano la Terra; l'organizzazione partigiana di nudisti e le loro esilaranti macchine da guerra; power-up mai così infiniti) sono fonte di risate spontanee, di soddisfazione per una parodia del genere action molto allegra e ispirata. Peccato si tratti di elementi sparuti e che spariscono poco tempo tempo. Le successive quindici puntate replicano ad eternum le stesse cose, 2/3 idee che fanno sorridere la prima volta, poi diventano indifferenti e infine snervanti e odiose: gli onnipresenti siparietti petulanti di Mako, amica del cuore di Ryuuko; le gag della sua famiglia che non fa altro che mangiare; gli spogliarelli del capo dei nudisti; le luci violacee che evidenziano i punti "critici" della sua nudità, le facce buffe di uno dei sottoposti di Satsuki... A metà visione, le non-animazioni nei combattimenti e l'odio per gag viste milioni di volte portano a una noia terribile, a non vedere l'ora che la serie finisca. A questo punto non saranno le puntate finali, che estremizzano l'azione a livelli apocalittici degni dei fasti di Gurren Lagann e Diebuster, a fare la differenza e a riscattare una visione tra le più mortifere del 2013.

Tirando le somme, si può capire come a più di qualcuno il magnetico carisma grafico/registico di KILL La KILL, i suoi personaggi cliché volutamente estremizzati, la fantasia negli scontri e la filosofia action "urlatissima" e iper-potenziata possano piacere molto o addirittura tantissimo, così come l'opera di dissacrazione del genere. Ma francamente, pur ammettendo tutte queste cose, chi scrive non la sente di dare anche solo una sufficienza stentata a un prodotto che, stiloso quanto si vuole, per gran parte della sua durata è un totale vuoto empatico, la suprema voglia di spegnere lo schermo.

onizuka90

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Se siete soliti bazzicare per la rete, e vi ritenete un minimo appassionati di animazione giapponese, è quasi impossibile che ultimamente non abbiate sentito nominare almeno una volta Kill La Kill, la serie che "ha salvato gli anime". D'altronde, diversi mesi prima che la serie stessa iniziasse ad essere trasmessa, il suo nome era già diffuso come il Verbo, e l'hype del pubblico considerevolmente al di fuori di qualsiasi scala di misurazione. Invero, nonostante l'espressione "Anime is saved" fosse nata più per ironia che per altro, tale entusiasmo tra gli internauti un fondamento ce l'aveva ugualmente: Kill La Kill si presentava come l'ultima fatica del ben noto Hiroyuki Imaishi, coadiuvato da quella parte di Gainax che l'ha seguito nel suo esodo verso il nuovo studio appena nato (Trigger). Insomma, le credenziali erano tutto fuorché povere. Sorprendentemente, il primo impatto di Kill La Kill con il pubblico ebbe del miracoloso: in effetti riuscì non solo a mantenere le aspettative altissime, ma anche a dimostrare di saper sopravvivere al suo stesso hype, mostrando agli spettatori meno di zero, ma giocandosi bene le proprie carte.

Con tale asserzione preannuncio già una delle peculiarità di Kill La Kill: il suo mostrare, letteralmente, lo zero assoluto... ma con stile, con spacconate, tamarrate et similia. Per tutto il corso della serie si riesce ad intuire molti degli sviluppi, ma ciò che sorprende è il come vengono messi in scena. A mio avviso (ma è solo una mia interpretazione) la dimensione corretta nella quale inserire Kill La Kill è quella della parodia. Questa serie non è altro che una magistrale caricatura di se stessa e dell'animazione in generale, condita con una regia che si fa riconoscere per i ritmi serrati, al limite della frenesia. Imaishi prende i cliché più abusati e riciclati dell'animazione giapponese e li mette in ridicolo, li estremizza ed esaspera, li esagera e distorce in un parossistico virtuosismo registico che, a tutti gli effetti, riesce a rendere gradevole il tutto nonostante la sua palese ovvietà. Senza contare, inoltre, la bassissima qualità delle animazioni, alla faccia del fotorealismo odierno di studi come, ad esempio, Kyoto Animation. Lo scarso budget si fa sentire, ma non sono realmente essenziali le animazioni superfluide, e questo Imaishi lo dimostra avvalendosi di una regia brillante, che inventa soluzioni visive e dinamiche davvero bizzarre ed efficaci.

Ritornando in tema, non so se l'intento degli autori fosse effettivamente quello di prendersi gioco di buona parte dei topoi classici dell'animazione, ma di fatto è quello che fanno; esempi eclatanti a riguardo sono lo scontro tra Ryuko e Satsuki, che avviene già verso i primi episodi, surclassando in velocità qualsiasi stilema canonico riguardante la relazione protagonista-boss. Oppure la vidimazione del fanservice operata nel medesimo episodio. Si estremizza ogni cosa, giustificando in modo chiaramente parodistico, ma impeccabile all'interno dell'economia dell'anime, ogni eccesso in tal senso. Questo viene sottolineato ancora di più dai ritmi narrativi allucinanti, che si fanno sentire sin dagli esordi bruciando le tappe in modo quasi ridicolo. In tal guisa ogni "colpo di scena" viene disatteso e stravolto nel giro dell'episodio stesso, o al massimo di quello successivo, generando una grande confusione ed un baccano notevoli. A contribuire al regime parodistico della serie ci pensa poi un nutrito "corpus" di citazioni e riferimenti ad altri anime, e non solo (chiaro divertissement per gli spettatori con una certa cultura in questo ambito), il che si traduce sostanzialmente in un valore aggiunto, anche se piuttosto fine a se stesso.

Ahimè, vorrei potere continuare a parlare solamente di quelli che io ritengo essere gli elementi positivi di Kill La Kill, ma, mio malgrado, sono costretto a dare voce al mio senso critico per palesare alcune pecche che, a mio avviso, ammorbano la seconda parte della serie. Parlo così perché ritengo che Kill La Kill segua una parabola discendente a partire dall'episodio 21, che sarebbe poi uno degli apici della serie. Da questo "calo" non si solleverà più fino alla fine degli episodi. Il nucleo di tale critica si tripartisce in diversi elementi, a partire dalla scabra gestione dei personaggi, che alla fine si rivelano delle mere ed inutili comparse, in particolare di Matoi, la cui figura viene offuscata dall'astro nascente di Satsuki. Il secondo elemento è invece costituito dallo scadere nella ripetitività di alcune gag e trovate, che alla lunga non fanno più ridere. Ad esempio i siparietti di Mako, inizialmente molto divertenti, dopo una ventina di episodi in cui si ripetono uguali cominciano a diventare monotoni se non fastidiosi. Ultimo, ma non per importanza, il fatto che nel finale Kill La Kill si conformi troppo al suo passato, a questo punto avrei preferito che Trigger avesse il coraggio per proporre qualcosa di nuovo, ma purtroppo non osa affatto e offre il finale che il fandom gli ha dettato.

Per concludere, trovo che Kill La Kill sia un'ottima serie di intrattenimento, un divertissement eccezionale da guardare con leggerezza, poiché l'unica cosa che lo sorregge è la sua regia, che ha la capacità di rendere affascinante un guazzabuglio di cose già viste e riviste, di cui si possono prevedere gli sviluppi tappa dopo tappa, senza troppa fatica. Il punto non è cosa viene mostrato, ma "come" viene mostrato, ed in questo KLK è senza rivali. Inoltre, menzione speciale merita la colonna sonora, pressoché perfetta per questo titolo, si sposa efficacemente con il regime frenetico della serie.

Voto:7/8

Locke Cole

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
"Kill la Kill" è la testimonianza della coscienza che l'animazione contemporanea ha di sé, del proprio avvilimento e della sua implacabile condanna: dileggiando l'animazione d'oggi spasimante verso la sempre più banale ed estenuata perfezione tecnica ne strappa crudelmente la patina che questa falsifica per autentica genialità, e così "Kill la Kill" getta lo sguardo sull'abisso ora scoperto che si spalanca nel cuore dell'animazione, tanto oscuro e profondo che non sia possibile tornare da questa visione incolumi. Trasfigurata e inebriata da quest'estasi, la Gainax, ora col nome di Trigger, dà forma alla condanna che ineluttabilmente grava sull'animazione tutta e, con un gioco di parole, la chiama: "Kill la Kill", la menade dell'animazione che si carica dei suoi stereotipi per farli a brandelli nel più esilarante dei lamenti funebri, dove il gemito dell'agonia è indistinguibile dall'ultima risata della disperazione.
"Kill la Kill" è la più grande delle parodie, esasperando tutte le situazioni, conducendo all'ovvietà qualsiasi sviluppo dell'intreccio e portando al parossismo ogni cliché, è l'isterico scherno dell'animazione verso se stessa, lo zelante giudice del suo avvilimento e della sua sterilità artistica, ma è anche la più grave necessità storica, il gradino terminale della dissoluzione dell'animazione nella sua perversione. Per l'animazione non c'è salvezza, affidata ai capricci del grande pubblico il suo destino è la dannazione e "Kill la Kill" è un malinconico danzatore che, ormai incurante del vicino epilogo, piroetta insensatamente nel crepuscolo della fine dei tempi.

Calando nella metafora, "Kill la Kill" è la regia di Imaishi che dà forma al carattere di Satsuki: ereditando la provvidenziale fortuna che ha da sempre arriso alla Gainax, la serie si sviluppa nella deriva insanabile di una diarchia insostenibile tra la formale e insignificante protagonista della serie, Matoi Ryūko, e il vero astro splendente della vicenda, il fulgente spirito di Kiryūin Satsuki. All'insofferenza della prima, autentica somma dei peggiori difetti dello stereotipo del protagonista, si contrappone l'esagerato carisma della seconda, o meglio, è Ryūko a venire alla luce nella grandezza di Satsuki. In un maldestro tentativo di capovolgere il motore dell'azione sulla deuteragonista, la Trigger non riesce più a porre freni all'ascendente di Satsuki e nell'articolarsi dell'opera l'inarrestabile inerzia da costei alimentata taglia alla formale protagonista qualsiasi possibilità di scena. Tra questa evidenza e il mai sottaciuto ruolo cui il personaggio di Ryūko non può smettere di ambire per diritto di nascita matura un sempre crescente equivoco che, per grande fortuna della serie, risulta essere la sua unica salvezza. Nel carattere di Satsuki si trova così realizzato l'unico appiglio dell'opera, il baluardo del suo intreccio, la sua prima e ultima colonna.
Il resto degli attori è una secondaria ma efficacissima linea di controcanto alla melodia di Satsuki, tanto irrilevante da essere poco più che un'acciaccatura fra le parole della suddetta, personaggi che, sebbene poco più che comparse, nondimeno sanno accattivarsi una grande simpatia pur (e proprio) nel loro essere platealmente affettati.

D'altro canto "Kill la Kill" è proprio questo, una grande montatura che si diverte anche ad essere evidentemente posticcia, orgogliosa della sua ridicola maestà. In questo sta la notevole capacità d'Imaishi, il suo talento nel rendere ciò che è oggettivamente materiale di bassa qualità, gli scarti consunti di decenni di storia dell'animazione, un'apparenza invece soggettivamente piacevole, un effimero divertimento, in definitiva la grande alchimia del tramutare il banale nel piacevole. Se "Kill la Kill" è qualcosa di più di un'accozzaglia di scene già viste e sentite, se è possibile trarne diletto pur sapendo per filo e per segno ogni singolo svolgimento prima ancora che accada, questo è solo merito della regia di Imaishi, che fa della serie un ampio virtuosismo, un esercizio di tecnica fine a sé, l'estrema fatica dell'illusionismo d'ammantare il niente.
In "Kill la Kill" non c'è altro, perché questa serie non è una salvatrice, ma una testimone, certo irriverente, ma niente più che un'osservatrice inerte, che guarda l'insostenibile decadenza dell'animazione atrofizzata in un'isteresi insanabile esplodendo in una malinconica risata. Scrutando nell'abisso dell'animazione contemporanea la serie viene colta dall'imperante vuoto che in un nichilistico entusiasmo ne ispira il canto. Troppo acuta per crogiolarsi nella spensierata ingenuità e troppo pavida per assumersi la più grave responsabilità, la Trigger crolla affogando nella disperata ironia ogni futuro. "Kill la Kill" non ha condannato l'animazione, esso è soltanto il testimone di una tendenza insopprimibile allo svilimento, non muove alcun passo ulteriore verso il baratro, ma ne indica la strada.

Perché, dunque, guardare "Kill la Kill"? Forse perché l'unica via per la felicità è il pessimismo, per quietare definitivamente le proprie aspettative verso l'animazione futura, per prendere serenamente atto che persino il talento ha perduto il coraggio. Allora non resta che farsi travolgere con lievità dal dirompente pandemonio di urla, tentare di seguire l'esasperato svolgersi di un intreccio già evidente, restare abbagliati dall'inviolabile carisma di Satsuki e non chiedere di vedere altro se non ciò che deve accadere. Non è una necessità tragica quella che attraversa "Kill la Kill", è la consequenzialità dell'ovvietà, del rispetto (ma in verità del dileggio) del canone, questa è una serie in cui non accade niente se non ciò che si sa dover accadere, dove la perifrasi "colpo di scena" è bandita come la più esecrabile delle bestemmie.
Eppur qua s'esibisce l'incontenibile genio di Imaishi, che fa della banalità meraviglia, che esaspera tempi e scene in una folle rincorsa, che stordisce lo spettatore nella sempre cangiante forma di "Kill la Kill". Questa è la grande parata del niente, l'opera della genuina e radicale vuotezza, una serie pavida che lo dà ben a vedere. Solo a chi si rivolga a "Kill la Kill" con la giusta disposizione d'animo questa serie svelerà, senza pudore né menzogne, la propria natura sinceramente effimera: guardato con la più serena rassegnazione e onesta disillusione, l'opera spalanca violentemente gli occhi alla nuda disperazione dell'animazione e prendendo tutto ciò che è stato fatto, ogni discorso proferito e qualsiasi trama ideata fa collassare il prodotto di decenni di lavoro nel breve lasso di tempo della sua durata, conducendo nel più insensato citazionismo mai osato, portando la Gainax a ripercorrere nell'arco di un solo episodio la sua intera vita.

E' tanta retorica questa, si dirà, e certo non si sarà lontani dal vero, ma come altro parlare della massima opera d'animazione di retorica "visiva"? "Kill la Kill" è una bella forma che nasconde nient'altro che le parole: "è tutto finito", un'amara e rassegnata conclusione, è un'enorme tautologia, dalla quale con ferra consequenzialità discende la totalità dei propri sviluppi, ognuno pienamente previsto al passo precedente, eppure il tutto diretto con tale maestria da non far pesare la più grave delle ovvietà.
Vorrei dire che "Kill la Kill" è una bella serie, ma mentirei, perché non stiamo parlando di arte. Questa non è una recensione, è un giochetto retorico di piccole riflessioni in libertà, d'altronde "Kill la Kill" non è un'opera che abbia la minima pretesa artistica, ma è il martire dell'animazione, che fin dal suo primo fotogramma rinuncia alla gloria abbracciando disperatamente e dal basso della sua pavidità la propria condanna.
"Kill la Kill" è tra quanto di meglio l'animazione da diversi anni a questa parte sia stata in grado di darci ed è, bisogna ammetterlo, decisamente poco. Se il più che si possa fare è guardare al passato e contorcerlo attraverso lo specchio dell'esasperazione, non possiamo che ammirare con nostalgia in questo triste spettacolo e compiangere l'animazione che incede spietatamente verso la propria dannazione.


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Anonimo Sulla Terra

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Kill la Kill, già prima di uscire il suo nome era assai presente nella rete e nelle discussioni tra appassionati di anime, causa la presenza dei creatori del famoso Gurren Lagann, ora non più sotto la Gainax ma indipendenti avendo fondato un loro studio detto Trigger. Prima che uscisse si parlava già di capolavoro, di anime cult che avrebbe fatto impazzire gli spettatori come il suo predecessore. Io non ho visto Gurren, quindi non avevo aspettative per questa serie, e quando l'ho vista sono rimasto divertito dallo stile esagerato e senza senso dell'anime, con situazioni tra l'epico e l'assurdo o tra il serio e il ridicolo e da un elevato tasso di fanservice per entrambi i sessi al limite dell'eccesso e dell'osceno; divertito si ma nulla di più e cercherò di spiegare perché, secondo me, Kill la Kill è un bell'anime di puro e solo intrattenimento e nient'altro.
La trama inizialmente narra l'avventura di Matoi Ryuuko alla ricerca dell'assassino di suo padre, giungendo nel suo peregrinare in un liceo dittatoriale comandato dalla dura Kyruin Satsuki, la quale sembra che abbia qualche connessione con la morte dei padre di Ryuuko. Questo è il pretesto per scontri esagerati, tamarri, senza senso al limite dell'assurdo ma capaci di far sorridere e intrattenere per i motivi citati; fortunatamente gli autori non hanno accantonato la trama ed episodio dopo episodio aggiungono nuovi misteri e piccole rivelazioni per ben invogliare la visione. Se c'era il rischio che 24 episodi di soli combattimenti tra studenti diventasse troppo ripetitivo, gli autori saggiamente dopo metà serie ribaltano tutto aggiungendo efficaci colpi di scena e rivelazioni decisamente improvvise, l'arrivo del vero antagonista principale, organizzazioni segrete, piani oscuri, elevando la trama da semplice 'cercasi vendetta' a 'salviamo il mondo + vendetta'. Grazie a ciò la visione diventa decisamente più piacevole e sicuramente imprevedibile, capace di sorprendere lo spettatore, ma non senza difetti: in alcuni episodi si ha l'impressione che, dopo averti lasciato sul più bello con eventi inaspettati e di grande impatto, certi avvenimenti si concludano in maniera troppo prevedibile o frettolosa, suscitando un piccolo senso di delusione nello spettatore, accadendo soprattutto nella seconda parte dell'anime, poiché da una serie che punta sull'esagerazione e sul'imprevedibilità questo è un difetto non di poco conto.
I personaggi sono, come ci si poteva aspettare, esagerati, tamarri, capaci di azioni fuori luogo, eppure statici nella loro caratterizzazione e l'esempio più significativo di ciò è la protagonista Ryuko: è un ragazza simpatica, testarda, a tratti ingenua e una grande impulsività, eppure lei sarà sempre così, tranne in pochi momenti, rimanendo un personaggio statico, divertente si, ma immutabile. Tale discorso lo possiamo applicare per quasi tutti i personaggi della serie (i più insignificanti sono tutti uguali), alcuni la cui simpatia fa meno pesare la loro mono dimensionalità, altri la cui presenza è al limite del ridicolo e dell'inutile (i due agenti nudisti); tale discorso per fortuna non lo si applica per Satsuki, il personaggio più complesso della serie le cui motivazioni vengono spiegate dopo metà serie così come il suo ruolo nella storia cambiando addirittura carattere, forse troppo bruscamente, e l'antagonista principale la cui follia è comparabile al suo carisma misto ad eccentricità.
Le animazioni sono volutamente grezze, poco raffinate per esaltare l'eccentricità della serie, nonostante in alcuni episodi vi sia un calo vistoso delle animazioni, ed alcune sequenze sono animazioni ripetute più volte; il sonoro è invece molto buono, con brani atti alcuni ad esaltare l'epicità di certi scontri, altri per esaltare l'entrata pomposa di certi personaggi.
Il finale credo che esprima per bene tutti i pregi e difetti della serie: tanta azione assai spettacolare con scene fuori senso e divertenti ma dalla conclusione prevedibile, forse non per una piccola cosa.
Tutto questo lungo discorso si conclude affermando che Kill la Kill è una serie ecchi dall'elevato tasso di fanservice per tutti, facendone la parodia quasi anche se in alcuni episodi al limite del ridicolo o del senza senso, che punta tutto sull'intrattenimento riuscendoci quasi sempre grazie a combattimenti spettacolari ed esagerati, personaggi altrettanto fuori misura ma ahimè troppo statici, eventi epici e inaspettati, dalla trama scorrevole e non lineare e basta; niente riflessioni filosofiche o esistenzialiste, solo la classica morale buonista come il valore dell'amicizia e similari.
Chi cerca qualcosa di irriverente e tamarro ha trovato ciò che cercava, chi cerca qualcosa di più profondo temo che abbia sbagliato titolo.