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Kirad

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5,5
Un vecchio detto dice che errare è umano ma perseverare è diabolico e in questo caso posso dirlo sia a me stesso che ai realizzatori della serie recensita: mi ero ripromesso di fare più attenzione con gli isekai, senza lasciarmi ancora ingannare da un soggetto che sulla carta sembra intrigante, e invece ci sono ricascato; mentre il mondo dell'animazione nipponica dovrebbe smetterla di realizzare in continuazione serie che (tranne alcune eccezioni) si limitano a sfruttare pigramente un soggetto molto in voga, senza preoccuparsi delle sue potenzialità, col risultato che, per l'ennesima volta, hanno rovinato premesse molto interessanti con una realizzazione media-mediocre. In questo caso, poi, lo spreco risulta ancora più evidente in quanto si sono impegnati molto per la qualità tecnica (ma solo quella).
My Status ha una strana caratteristica: è fin troppo veloce quando dovrebbe approfondire per poi diventare lento, anche parecchio, fino ad essere ridondante.
Dopo un inizio classico, con una intera classe richiamata in un mondo fantasy, la narrazione procede alla velocità della luce facendo susseguire gli eventi uno dopo l'altro e se da un lato evita la noia, dall'altro, però, rende troppo difficile empatizzare con i personaggi, farsi coinvolgere dalle situazioni. Agendo in questo modo, quindi, si spreca un sacco di materiale che pur non originale avrebbe potuto dare molto di più, come l'atmosfera sospetta del castello, gli intrighi intuibili o il rapporto che si crea tra il protagonista Akira e il comandante Saran. Ma lo spreco principale avviene secondo me col quarto episodio, che vede nascere e concludersi una contesa che poteva ben riempire almeno due puntate.
Questo dispiegamento ultra-rapido di eventi termina intorno all'ottavo episodio: da questo momento la narrazione pare procedere quasi col freno a mano tirato, le storie non sono proprio inutili perché forniscono diverse informazioni sulla trama, tuttavia si finisce per concentrarsi fiaccamente sempre sullo stesso tema introspettivo, arrivando a sfiorare più volte la noia.
Inoltre tutto questo focalizzarsi su un'unica tematica diventa un boomerang per il finale, perché sembra quasi una presa in giro una risoluzione così sbrigativa (e pure inverosimile) dopo che si era indugiato così tanto su come affrontare la questione. Probabilmente la strategia narrativa voleva concentrarsi soprattutto sulla battaglia interiore di Akira, questo era il vero perno e non il suo atto finale, ma fallisce a causa di una narrazione non solo ridondante ma anche incapace di realizzare una introspezione intensa, che mostri tutte le sfaccettature (insomma, stesso tema mostrato sempre allo stesso modo). Ogni tanto qualche momento introspettivo riuscito la serie sa pure darcelo ma in generale non sa come affrontare questi temi, il dilemma etico (che comunque occupa troppo spazio) resta tutto in superficie.
Lo stesso discorso riguarda le scene d'azione: non sono malaccio, le hanno realizzate con una certa perizia, tuttavia non riescono ad andare oltre il senza infamia e senza lode, si lasciano guardare e si dimenticano.
Passando ai personaggi, hanno lo stesso problema generale della serie: sulla carta possono essere interessanti, purtroppo vengono concretizzati in modo fiacco e superficiale, il tipico ‘già visto’ degli isekai. Così Akira, talento di assassino e cuore buono, finisce per risultare il tipico protagonista che diventa superforte molto (troppo) rapidamente, non antipatico perché non se la tira ma neppure capace di farci tifare per lui. L'elfa Amelia è la classica ragazza forte e dolce che si innamora perdutamente (e facilmente) di Akira, tutti gli altri hanno caratteristiche proprie ma poco sviluppate (essendo ancora alla prima parte della storia). Gli unici comprimari che sanno davvero suscitare simpatia sono Notte e Latty, mentre l'unica parte dell'anime su cui non si può avere da ridire è quella tecnica: design azzeccati, animazioni di qualità molto buona e costante ma proprio questo spinge a chiedersi come mai non hanno messo altrettanto impegno per la regia e la sceneggiatura. Le musiche non mi hanno detto nulla.
Per concludere, siamo davanti al solito isekai realizzato alquanto male, quindi si può anche saltare o dimenticare senza problemi. Spero che, almeno nel mio caso, mi abbia finalmente reso più cauto verso un genere sfruttato ormai all'eccesso.


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kirk

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
Di solito gli isekai non mi piacciono più di tanto: certo esistono delle eccezioni tipo "Overlord" ma - come dicevo - sono eccezioni. Di solito soppeso pro e contro per iniziarne uno nuovo: fra i pro di questo l’essere preso da una light novel di successo e quello di essere animato dalla Sunrise che per me resterà sempre la mamma di quel capolavoro chiamato "Daitarn III"… dovevo ricordarmi che negli ultimi anni ha prodotto tante cose, ma non cose che rimarranno alla storia.

La trama è semplice: un gruppo di studenti viene chiamato in un altro mondo per uccidere il re dei Demoni, fra questi c’è anche Akira Oze un ragazzo che passa inosservato ma che provvede anche se è studente alla sua famiglia… il classico ragazzo d’oro. Ma non è lui l’eroe, è solo un assassino. La trama di questa prima serie prevede: potenziamento, storia d’amore, primo omicidio di un essere non mostruoso.
In tredici episodi poteva venire qualcosa di buono ed invece tutto viene cucinato in modo maldestro!

La parte romantica spesso è noiosa, i combattimenti spesso non sono granché e buone idee che potevano rendere interessante l’opera sono gestite male. In più spesso (soprattutto per il personaggio di Notte) le labbra non si muovono quando parla qualcuno
Mi sento nonostante queste critiche di dare sei: uno perché ho notato dei miglioramenti sul finale e due perché molte idee possono essere utili in un eventuale seconda serie, che comunque non aspetto con impazienza a meno che non sostituiscano l’intero staff.


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DisoccupatoMaConDueLauree

Episodi visti: 4/12 --- Voto 4
Ennesimo isekai che spicca solo per la banalità.

- Il protagonista nell'altro mondo era un disagiato ma viene dipinto come un figo
- Salva una ragazza che si innamora di lui "perché sì" (o più di una)
- C'è un dungeon e un sistema a livelli stile videogioco
- Viene introdotto un motivo per cui il protagonista non è come quello di tutti gli altri isekai (in questo caso perché è un assassino, non un eroe) ma in realtà finisce comunque ad essere una gara a chi tira la magia più forte o il colpo più segreto/definitivo/supersayan
- Il protagonista dice di voler capire perché è stato portato in quel mondo e come tornare indietro ma non fa nulla di concreto per farlo e non influenza concretamente le sue scelte dal secondo episodio in avanti.

Ma non solo, perché si sa che quando tocchi il fondo inizi a scavare. Infatti qui il protagonista si dimentica anche della quest principale cioè scoprire i piani della famiglia reale per mettersi a risolvere i problemi delle comparse. Praticamente è come se Superman si mettesse a salvare i gatti sugli alberi a tempo pieno. È un problema comune, gestire un personaggio onnipotente non riesce quasi mai.
I compagni di classe non servono a nulla, fanno solo da comparse. Le azioni e le caratteristiche dei personaggi hanno basi solide in un principio universale: "perché? Perché sì".

Vi descrivo una scena breve e ininfluente per la "trama", ma estremamente rappresentativa. Un altro assassino si prepara a colpire il suo bersaglio. Vede il nostro protagonista e capisce che hanno entrambi lo stesso bersaglio (perché sì). Lui lo riconosce e capisce che dovranno lottare (perché sì). Afferma che sarà uno scontro difficile perché sta per affrontare un assassino leggendario. Ovviamente l'assassino appena arrivato in quel mondo ha sparso dei volantini con la propria faccia e scritto"assassino leggendario, sono fortissimo e dovete temermi anche se non ho ancora fatto nessuna azione degna di nota perché sì". Ovviamente il nostro protagonista in due colpi lo uccide. Non prima però di aver distrutto un paio di tetti, azione che non attira l'attenzione di nessuno (perché sì).
Infine il nostro protagonista entra nella camera da letto del suo obbiettivo, lo minaccia ed esso rivela il suo piano malvagio (perché sì) ma il nostro protagonista, che è un assassino, non la uccide (perché sì) permettendo che continui a uccidere e manipolare un sacco di persone.

Quasi dimenticavo, la spiegazione del perché un assassino dovrebbe avere la forza maggiore di un eroe quando a un assassino di solito serve la destrezza è sempre la stessa: perché sì.

La grafica è accattivante, niente da dire. L'opera è ancora in corso quindi bisogna concedergli il beneficio del dubbio, ma le prime puntate sono poco promettenti.