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hallymay

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Ci vuole veramente fegato per trarre un seguito da un'opera di enorme successo visto il carico di attese da parte del pubblico che non sarà mai del tutto ripagato. Insomma, quando un'eredità è troppo pesante, il rischio boiata è sempre dietro l'angolo.
In parte questo è il caso di "Patlabor WXIII", il terzo film della saga uscito nove anni dopo il lungometraggio diretto da Oshii. Stavolta però dietro la realizzazione di questo film non c'è la I.G Production ma la Bandai Visual e la Madhouse e alla regia Fumihiko Takayama.
La vicenda è incentrata sulla morte di una coppia di fidanzati, i quali vengono uccisi da una creatura misteriosa sulla baia di Tokyo. Sarà compito dei detective Kusumi e Hata scoprire cosa c'è dietro.

Che "Patlabor WXIII" non sia all'altezza di "Patlabor 2" è scontato, ma alla fine la cosa sarebbe anche giustificabile, visto che il film di Oshii è uno dei capolavori massimi dell'animazione giapponese e credo che anche lo stesso autore, se avesse rimesso mano alla saga della mitica squadra di polizia robotizzata, non avrebbe potuto ripetere lo stesso exploit. Il punto però è che "Patlabor WXIII" ha delle magagne proprie così macroscopiche che lo rendono inoppugnabilmente il peggior film della trilogia.
I difetti sono tanti, ma è evidente che abbiano una sola matrice: la voglia di scimmiottare lo stile del precedente lungometraggio. Un esempio su tutti sono la gestione dei protagonisti. "Patlabor 2" segnò una sorta di cesura con il resto della saga perché i due protagonisti assoluti, Noa e Asuma, sono relegati a due semplici camei all'inizio e alla fine del film, lasciando tutto lo spazio a Shinobu e a Goto. In "Patlabor WXIII" non è che non appaiono i protagonisti classici, non appaiono proprio i personaggi della saga. Praticamente questo film avrebbe tranquillamente potuto avere come titolo "Vattelappesca WXIII" o non essere per niente un film di "Patlabor", visto che non solo i due poliziotti protagonisti non fanno parte della sezione robotizzata, ma non si vede nemmeno nessuno dei personaggi per praticamente tutto il film, a parte brevissimi scorci per giunta del tutto ininfluenti ai fini della storia.

Per non parlare del taglio delle scene, del design dei personaggi, degli sfondi: nonostante il film sia della Bandai Visual e non della I.G Production, tutto rimanda allo stile di Oshii e a come ha realizzato nel 1993 "Patlabor 2". Anche qui abbiamo sfondi iperrealistici, lunghi momenti senza dialoghi con l'accompagnamento delle musiche di Kenji Kawai, personaggi malinconici e taciturni, assenza totale di siparietti comici e un character design preso di peso da quello di "Jin-Roh". Il risultato? La sensazione di vedere un tarocco. Non ha anima "Patlabor WXIII", non persegue nessuna sua strada stilistica e narrativa, si limita solo a copiare gli elementi più evidenti del suo ben più illustre predecessore senza però avere capito il senso della loro introduzione. Non è che nei film di Oshii ci sono musiche alienanti che accompagnano una serie di scene senza dialogo a casaccio, sono momenti fondamentali per l'atmosfera generale delle sue opere e racchiudono il senso ultimo della storia narrata; in "Patlabor WXIII" invece le scene senza dialogo con le musiche elettroniche di Kawai non servono semplicemente a nulla, visto che questo film manca totalmente della profondità intellettuale e della reale denuncia politica di "Patlabor 2".

Si ha insomma la terribile sensazione per tutto il film che tutti questi elementi, che il regista non ha assolutamente idea di come padroneggiare, non abbiano un vero senso, ma messi lì servano a dare un tono a un film che in fin dei conti ha ben poco da dire. Per concludere, quest'anime manca di onestà intellettuale, oltre che di spessore.
Certamente, se si mettono da parte questi grossolani errori, "Patlabor WXIII" non è certo un film inguardabile. La storia risulta essere interessante e le animazioni, realizzate dalla Madhouse, non sono certo male e le musiche di Kawai sono sempre una garanzia. Si vede in fin dei conti che c'è stato un grosso investimento dietro di soldi e capacità, perché è tutto realizzato egregiamente, peccato però che Takayama abbia realizzato tutto sommato un prodotto medio, molto al di sotto del tono che il film vuole effettivamente darsi.
Un'occasione mancata di rilanciare "Patlabor" dopo gli anni novanta.


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God87

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Stanno accadendo inquietanti incidenti nella baia di Tokyo: sempre più spesso labor acquatici e animali marini vengono ritrovati completamente distrutti e/o straziati. Inizieranno a indagare due detective, Shinichiro Hata e Takeshi Kusumi, che presto apprenderanno un'orribile verità: nei dintorni della baia, sott'acqua, dimora una gigantesca creatura creata artificialmente, lo Scarto 13...

È giusto apprezzare, in qualsiasi contesto, il tentativo di svecchiare logori franchise con forti iniezioni di originalità, presupposto spesso usato per rilanciarli, ma non sempre innovazioni spiazzanti vanno di pari passo con buoni risultati. Ne dà un triste esempio il terzo film di Patlabor, realizzato dieci anni dopo l'ultimo lungometraggio di Oshii e visto più o meno unanimemente come grande occasione sprecata.

Non esiste più il gruppo Headgear, ne rimane solo Yutaka Izubuchi, qui nel suo consueto ruolo di mecha designer e anche di supervisore, come se il suo nome bastasse a rassicurare sulla bontà del prodotto. Sarebbe bello sapere cosa pensa di aver ottenuto schiaffando il suo nome su questo film così scialbo, che cerca di scimmiottare i capolavori precedenti senza riuscirci in nessun campo. Impara, Takayama, che regia lenta non è garanzia di "autorialità", ma solo di sbadigli: la prova di Oshii su Patlabor 2 era sì basata su tempi rarefatti, ma anche su un gran gusto estetico per primi piani e campi lunghi. Impara, Mad House, che se hai mire ambiziose devi garantire un aspetto tecnico che almeno non sfiguri rispetto a quello di Production I.G, non puoi realizzare animazioni così inferiori, così da media serie televisiva, così indegne per un film cinematografico. Tirata di orecchie anche per Hiroki Takagi: è dura reggere il paragone con la Akemi Takada e la cosa può starci, ma sembra quasi ti sia sforzato di inventare un chara più impresentabile possibile: realistici caratteri somatici asiatici, ma personaggi più o meno l'uno uguale all'altro, per niente definiti, con una scarsa varietà dei volti. Degna del passato c'è solo la OST di Kawai, sempre bravo con sonorità cupe che danno quell'unico tocco di pepe a una storia priva di sussulti.

Il problema di questa narcotica avventura, completa reinterpretazione della lunga vicenda del manga presente nei volumi 8,9,10, è che manca di qualsiasi tipo di coinvolgimento. "Patlabor WXIII" è un classico beast movie con mostro creato da esperimenti militari e sfuggito di controllo, ma la creatura si vede giusto una ventina di minuti in quasi due ore di girato, nella prima apparizione - l'unico momento riuscito del film, un'avvincente sequenza di fuga dei due eroi dentro un'inquietante fabbrica - e nello scontro finale. Nel mezzo ci sono solo dialoghi, dialoghi e dialoghi, noiosi e interminabili perché affidati a due protagonisti orribili.

L'originalità di cui si parlava in apertura consiste nel fatto che i due sono inventati di sana pianta, mai visti in nessun'altra incarnazione di Patlabor; "Too bad" copie sbiadite e anonime del detective Matsui e del suo assistente (e loro dove sono finiti?). Non hanno nessun approfondimento e nessuna caratterizzazione particolare, sono stati inventati solo perché lo sceneggiatore trovava originale che la Seconda Sezione non fosse protagonista. Idea intrigante, ma avrebbe avuto un senso se le new entry fossero state ugualmente simpatiche o profonde, così sono solo imbarazzanti rimpiazzi del cast classico, collaudato e amatissimo. Cast storico che appare nel film per una durata totale di circa 5 minuti: si vede un paio di volte Goto scambiare qualche battuta con Kusumi e la Seconda Sezione affrontare il mostro nel finale. Finale che allo stato pratico mostra solo gli Ingram combattere e neanche i suoi piloti parlare. Siamo sicuri che stiamo guardando Patlabor?

Se i due nuovi eroi sono impresentabili, priva di spessore è invece la "villain" che, fedele alla versione cartacea, ha dei motivi commoventi per aver dato vita all'orribile creatura: motivi che idealmente potrebbero essere fonte di occhi umidi, ma il suo personaggio è gestito male, inutilmente freddo, e il suo inevitabile destino segue una logica piatta, da tragedia greca annunciata. Non mancano neppure falle nella trama: com'è possibile che proprio la ragazza con cui sta uscendo Hata, conosciuta per puro caso, si riveli essere...?

Scontato infine come, in linea con Patlabor 2, anche qui ironia e umorismo siano completamente assenti, nuova versione serissima e cupa (o almeno, prova a esserlo, in verità fa solo dormire) di un universo narrativo che non aveva mai fatto di queste atmosfere la sua esistenza. Peccato che dopo dieci anni l'emozione di rivedere i propri beniamini si risolva in un indigesto mattone in cui neanche appaiono, ma sopratutto peccato per l'inevitabile, e giusto successo ridotto di questo lungometraggio, che porterà il revival così a chiudersi nell'indifferenza e con ben poche prospettive di episodi futuri. Ancora di salvezza, in Giappone, la proiezione nei cinema, prima di WXIII, dei cortometraggi Mini Pato, scritti da Oshii e diretti da Kenji Kamiyama, paradossalmente migliori della "portata principale" che dovrebbero presentare.


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Limbes

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Patlabor WXIII (dove la W sta per Wasted) è il terzo lungometraggio cinematografico dedicato al mondo futuro delineato dal gruppo Headgear, che diede vita al manga Mobil Police Patlabor di Masami Yuki, alle successive due serie OAV, alla serie tv e ai due lungometraggi diretti da Mamoru Oshii, tutti concentrati appunto sulla Seconda Sezione Veicoli Speciali che utilizza i robot Patlabor per il mantenimento dell’ordine all’interno della baia di Tokyo. Proprio per questo il terzo film di Patlabor è alquanto atipico, poiché in tutta la sua trama i robot e la Seconda Sezione trovano uno spazio, ma nemmeno esiguo, proprio microscopico e solo funzionale alla breve azione militare finale. La trama infatti prende le mosse da degli avvenimenti inquietanti e da dei ritrovamenti di corpi orribilmente maciullati che iniziano a farsi sempre più frequenti all’interno della baia, avvenimenti che in breve si inclinano verso l’horror scientifico e sui quali indagano il detective Kusumi e il suo assistente Hata. Essi giungeranno al laboratorio di ricerche biomediche Toto e in particolar modo a una ricercatrice già conosciuta da Hata e le cui implicazioni personali, venendo alla luce progressivamente, dischiuderanno i segreti all’origine della creatura mostruosa che mette in subbuglio la zona del progetto Babylon.

Il film, del cast che ha realizzato gli altri due movie, mantiene il solo Kenji Kawai, mentre cambiano sia lo studio di produzione – Madhause invece che Production I.G – sia soprattutto la regia, dove al posto di Oshii si trova adesso Fumihiko Takayama.
Il character design non si presenta eccessivamente distante da quello del secondo film, mentre la fotografia si fa più plumbea e meno nitida e contrastata, e le animazioni, se inizialmente scorrevoli e ricche, sembrano perdere qualcosa in fluidità col proseguo, e risultano così una tacca sotto il livello del suo immediato antesignano. Kenji Kawai, come sempre, porta il suo compendio musicale ispirato e particolare, seguendo la falsa riga della precedente OST e incidendo sempre non poco sull’effetto globale dell’anime con la sua abilità compositiva.
Tuttavia il film è piuttosto scialbo, e probabilmente il suo più grande difetto è non avere il coraggio di prendere le distanze dai lungometraggi di Oshii e tentare di approntare qualche soluzione originale. Difatti Takayama nella sua regia ricorda fin troppo una brutta copia di Oshii, e non possedendo il suo taglio cinematografico per le inquadrature ricercate – limitandosi tutt’al più a qualche citazione di inquadrature e di sequenze da Patlabor 2 –, non calibrando bene la narrazione e insistendo su un ritmo lento ma non riflessivo e che proprio quello di Oshii non è, finisce per addormentare il film e non creare invece quella tensione latente che dovrebbe essere la base di ogni poliziesco, che altrimenti perde d’interesse. Peccato, perché la sceneggiatura offriva dei passi interessanti, certo non originali, ché le sperimentazioni genetiche e le creature scappate di mano sono uno dei topoi più sfruttati, ma la manipolazione delle informazioni da parte dei media e la corruzione delle istituzioni sono sempre d’attualità, e le vicende personali sia della ricercatrice Saeko sia del detective Kusumi avevano più di uno spunto di riflessione da offrire, e i loro vissuti e come a essi loro si rapportano presentavano una notevole profondità che però non è stata trattata come dovuto.
Bello tuttavia il finale, che riserva un forte accento amaro e che non lascia spazio a buonismi di sorta, e che tutto sommato risolleva un po’ le sorti di un film non propriamente memorabile.

Washi

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Washi

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Patlabor conferma ancora una volta di essere uno dei miei franchise preferiti in fatto di anime.
Questo Wasted XIII, seppure ottimo come prodotto, non può considerarsi un nuovo punto di riferimento nell'universo Patlabor; i due precedenti film di Oshii, infatti, risultano ancor oggi superiori in tutto, ma probabilmente non era nelle intenzioni di Fumihiko Takayama gareggiare con due mostri sacri dell'animazione nipponica.
Il film mette da parte i personaggi della Seconda Sezione Veicoli Speciali relegandoli ad una misera comparsa nelle intense scene finali e promuove come primi attori i detective Kusumi ed Hata alle prese con un misterioso mostro che si aggira nella Baia di Tokyo. Nonostante la flemmatica narrazione il film non annoia mai, al contrario, è in grado di coinvolgere lo spettatore grazie all'immedesimazione quasi naturale che si ha coi protagonisti e le loro ricerche. La pellicola, inoltre, è intrisa di simbolismi e piccoli particolari che faranno felici i fan della serie.

Buona la regia (diverse scene strizzano l'occhio a quelle di Oshii), ottimo il montaggio e le musiche di Kenji Kawaii continuano ad essere, a distanza di anni, un sigillo di garanzia.

Consigliato!

travellerKino

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travellerKino

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Una serie di misteriosi attacchi ai danni di alcuni labor nella baia di Tokyo mette in allerta le forze di polizia della città.Il comando della sezione investigativa è convinto possa trattarsi di una ripresa delle attività terroristiche legate al progetto Babilonia.Tuttavia gli investigatori Kusumi e Hata contravvenendo agli ordini seguono un'altra pista.Tutti gli indizi sembrano ricondurre ad una misteriosa compagnia di ricerca, la Hermes Corporation, coinvolta nello sviluppo di nuove tecnologie nel campo dell'ingegneria genetica.

Finalmente libero dall'ingombrante presenza di Mamoru Oshii, Yutaka Izubuchi porta a compimento il progetto WXIII, inizialmente concepito come OAV.Scopo principale del progetto ottenere un realismo abbastanza convincente da rendere credibili agli occhi dello spettatore le vicende narrate.Obbiettivo perfettamente centrato anche per merito delle bellissime animazioni. Non mancano simbolismi e messaggi "nascosti", molto divertente la critica rivolta al cinema americano ormai abituato ad usare una Computer Graphics sempre più fine a sé stessa("We will use digital effects"), significativo in questo senso il modo in cui Kusumi risolve il caso. Notevole interpretazione di Tanaka Atsuko (prof. Saeko Misaki) alle prese con un insolito personaggio estremamente chiuso ed introverso.