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IAMS

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
"Initial D" è la prima stagione di una serie animata del 1998, tratta dall'omonimo manga di Shūichi Shigeno, della durata di ventisei episodi da venti minuti circa l'uno.

L'opera vede come protagonista il giovane Takumi Fujiwara, liceale, nonché addetto alle consegne del negozio di tofu di suo padre. La spensierata vita del protagonista verrà stravolta quando una sera, mentre era di ritorno dalla cima del monte Akina, dopo aver effettuato l'ultima consegna, si troverà ad interferire con la gara di downhill in auto tra due gruppi rivali di street-racers, dove con lo stupore dei presenti, spettatori e piloti, si ritrova a seminare i partecipanti senza alcuna fatica per poi tornare a casa. Da quel momento comincerà a girare la voce di una "Toyota Corolla AE86 Trueno Panda" in grado di battere qualsiasi pilota, anche i più abili. Da questo momento, comincerà la rapida ascesa del protagonista nel mondo delle corse automobilistiche su strada.

La struttura di ogni episodio è tranquillamente comparabile a quella di un battle-shounen classico, dove il protagonista si troverà ad affrontare avversari via via sempre più abili e temibili.

Ciò che più di tutto nella serie riesce a tenere alto l'interesse dello spettatore è senza dubbio la fedeltà dell'opera per quanto riguarda il mondo delle auto e delle corse, non a caso tutte le vetture mostrate sono realmente esistenti, così come le loro peculiarità, i difetti, i piloti e le tecniche di guida illustrate all'interno degli episodi e durante le gare stesse.

La trama diventa quindi una sorta di pretesto per dar vita ad emozionanti corse automobilistiche, che prendono a piene mani da quello che è l'attuale campionato di rally, e che, grazie al linguaggio tecnico altamente usato ed a sorprendenti colpi di scena, riesce a innescare nello spettatore, amante dei motori, un sorprendente senso di coinvolgimento.

A fare da contorno alle dimostrazioni di "forza" tra l'introverso, nonché abilissimo Takumi ed altri ragazzi aventi la passione per le gare ed in particolare per il drift, c'è un comparto grafico che fatica tutt'oggi a farsi rispettare: disegni e animazioni, infatti, sono abbastanza poveri e il largo uso della cg di bassa qualità non aiuta a migliorare la situazione.
Per quanto riguarda, invece, il tratto dei disegni: o lo si ama o lo si odia.
Spostandoci sui personaggi, devo fare una critica alla loro caratterizzazione, in quanto spesso e volentieri è solo superficiale oppure estremizzata verso un carattere a volte troppo infantile.
Degna di nota è l'atmosfera che il regista è riuscito a creare in questa serie, dove la suspense in merito l'esito delle corse la fa da padrona, in una ambientazione che contribuisce a creare un senso di impotenza anche nel pilota più esperto, caratterizzata interamente da bui passi di montagna in mezzo al bosco, i quali riescono a farti percepire il pericolo attraversando lo schermo, fatto che aumenta in maniera esponenziale l'immersività dello spettatore.

La trama di per sé non ha grandi colpi di scena, tuttavia compensa abbondantemente con la pletora di contenuti e riferimenti che solo un appassionato di motori potrà cogliere, quali: spiegazioni degli eventi, consigli riguardanti la guida sportiva, ecc...

Quanto appena affermato potrà sicuramente riguardare solamente il mio soggettivo giudizio, pertanto di seguito vorrei elencare i pregi, e ciò che invece si potrebbe migliorare dell'opera.

-PREGI-
Estrema fedeltà a quello che è il reale mondo delle corse automobilistiche;
Uso di auto di marche e modelli esistenti;
Antagonisti interessanti e mossi da credibili motivazioni;
Splendide le musiche, belle e varie;
Bei movimenti di macchina per la scelta delle angolazioni;
Capacità di creare suspense nello spettatore;
Scelta registica di mettere i titoli delle canzoni riprodotte a schermo come se lo spettatore stesse leggendo il titolo della canzone dalla propria auto-radio;
Qualche scena epica che rimarrà nella storia;
Gare ben realizzate e non confusionarie.

-DA MIGLIORARE-
In una anime che fa della componente tecnica del mondo delle corse il suo punto forte, vi sono alcuni piloti con tecniche e comportamenti a dir poco "esagerati";
Caratterizzazione dei personaggi appena accennata o comunque con poco risalto;
Computer grafica inadeguata;
Alcuni personaggi avrebbero potuto dare molto di più alla serie, invece sono rimasti nell'ombra;
Trama altamente lineare.

La serie, nonostante sia edita in Italia, è praticamente introvabile, meglio optare per la visione in rete, dove può sia essere trovata sottotitolata in italiano, che in lingua originale.

Consiglio la visione a chiunque sia appassionato di motori e cerchi un prodotto il più vicino e fedele possibile alla realtà, perché sotto questo punto di vista ha molto da offrire; oppure a chiunque attirato dalla fama di questa serie volesse comprenderne il motivo.

In conclusione posso affermare che, nonostante reputi questa serie un prodotto prettamente di nicchia, difficilmente apprezzabile dal grande pubblico per via dei contenuti trattati (non sempre sulle corde di tutti), vale la pena di essere vista, anche solo per farsi una cultura riguardo a quello che è l'affascinante e pericoloso mondo delle corse automobilistiche.


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Andrea8877

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
Mi piace parecchio l'automobilismo e la prima volta che sono venuto a contatto con quest'opera è stato in uno dei cabinati da sala giochi: un gioco di guida arcade molto veloce e divertente, ma anche parecchio impegnativo.
Ho cominciato quindi a documentarmi sull'anime e ho recuperato i tre DVD della Shin Vision nei quali erano stati tradotti i primi dodici episodi, e sono stato estremamente colpito dall'ottima qualità di questo anime.

La storia è ambientata a Gunma e vede per protagonista Takumi Fujiwara, studente all'apparenza normalissimo e molto pigro, ma che da cinque anni aiuta il padre proprietario di un negozio di tofu a effettuare le consegne tutte le notti in cima al passo del monte Akina a bordo dell'auto del padre, una Toyota Sprinter Trueno. Takumi, effettuando il percorso praticamente tutti i giorni, sia in salita, sia in discesa, riesce ad acquisire una tecnica di guida straordinaria, riuscendo a controllare l'auto quasi fosse una parte del suo corpo, attirando quindi attorno a lui i migliori piloti dei team rivali armati di auto e tecniche di guida via via più forti, che cercheranno in ogni modo di batterlo sul suo percorso di casa.
La trama quindi non è nulla di eccessivamente complesso, ma scorre ottimamente riuscendo sempre ad appassionare episodio dopo episodio, supportata poi da un'ottima caratterizzazione dei personaggi. Ovviamente, il cuore pulsante dell'anime sono naturalmente le gare, tuttavia la storia narra anche della vita al di fuori delle competizioni dei protagonisti, soprattutto in ambito sentimentale e lavorativo.

La componente tecnica di questo anime non è delle migliori, i disegni non sono male ma non fanno gridare al miracolo, le gare poi sono interamente realizzate in CG; quest'ultima non è male, ma a volte le auto sembrano dei giocattoli di plastica. Comunque non è per nulla un grave difetto e dopo qualche episodio ci si fa l'abitudine molto tranquillamente.
Per concludere uno spazio va dedicato alla colonna sonora, veramente eccezionale, con musiche eurobeat che si adattano benissimo all'opera e rendono le gare ancora più spettacolari e adrenaliniche.

Per concludere, è un'anime assolutamente consigliato a coloro a cui piacciono le auto, e sicuramente da vedere per chiunque voglia guardare qualcosa di diverso; difficilmente ci si potrà annoiare.


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Robocop XIII

Episodi visti: 26/26 --- Voto 7
Partiamo con un presupposto: sebbene lo street racing non sia considerato un sport, tecnicamente - e qua saprò di ricevere segni di disappunto da molti - io considero questo anime uno spokon.
Iniziamo. Uno spokon è completo quando riesce a trasportare il lettore/spettatore nella sua dimensione, quando riesce ad appassionarlo a qualcosa che lui non ha mai sentito nominare, o meglio ancora, a qualcosa che lo spettatore conosceva già ma che fino a quel momento snobbava, facendogli rivalutare il suddetto sport accompagnandolo secondo la visione dell'autore. Mi spiego meglio: quanti di voi, anche i meno dotati atleticamente, hanno sentito un forte impulso di giocare a basket dopo avere visto "Slam Dunk", o di disputare un match di football americano dopo avere letto "Eyeshield 21" o ancora di volere sfidare il primo passante a Go dopo l'ennesimo numero di "Hikaru no Go"? A me è successo, per questo motivo le reputo delle opere fantastiche e uniche nel loro genere.
Ma "Initial D" non è riuscito in questo intento, purtroppo.

Per fare un esempio, quando leggi un giallo, non devi essere un appassionato di cronaca nera, uno non legge Conan Doyle e Agatha Christie perché freme dalla voglia di leggere una minuziosa descrizione del corpo pallido e sporco di sangue della malcapitata vittima, lo legge perché interessato dagli intrecci narrativi e dal mistero, ma "Initial D" non può trasportare tutto il suo peso basandosi sullo svolgimento della trama, deve coinvolgerti.
Uno dei punti di forza di "Initial D" viene mostrato per la prima volta nel terzo episodio, le atmosfere notturne che vengono ricreate difatti sono molto coinvolgenti e ben rappresentate.

La grafica è invecchiata molto male, per non parlare delle sessioni in computer grafica degne della PlayStation 1, a cui tuttavia ci si abitua dopo qualche episodio. La soundtrack, che ho scoperto riconducibile al genere eurobeat e che sinceramente a me sembra la versione raffinata delle "musiche da baraccone", svolge benissimo il suo ruolo, inoltre ogni puntata porta con sé una nuova traccia sempre di buon livello, a memoria non ricordo di avere mai sentito un pezzo "insufficiente". Tra le pecche invece rientra la caratterizzazione del protagonista, difatti, per quanto la scelta di rendere la sua mente impenetrabile allo spettatore possa essere condivisibile, il fatto che cambi completamente comportamento nei confronti dello street racing nel giro di una singola puntata è quantomeno improbabile, avrei preferito fossero state inserite ulteriori sfumature, invece di passare dal bianco al nero.
Concludendo questa veloce recensione, in generale l'opera è godibile e ha un suo personale stile, ma alla ventesima puntata circa l'interesse comincia a venire meno e tutto diventerà molto più difficoltoso. Continuerò con la visione della seconda stagione sperando sia migliore di questa.


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Nyx

Episodi visti: 26/26 --- Voto 10
Conoscendo la mia immensa passione per le quattro ruote e avendo anch'io un passato da corsaiolo, un amico di vecchia data insistette più volte per farmi guardare questa serie e di questo non lo potrò mai ringraziare abbastanza. Mi disse che guardandola mi sarebbe tornata la voglia di correre. Lì per lì pensavo stesse esagerando, ma mi sbagliavo.
Initial D è semplicemente il massimo per qualsiasi appassionato di corse d'auto! In Giappone ha riscontrato un successone colossale, dilagato in innumerevoli videogames e gadget di vario tipo; qui da noi è passato più in sordina, vuoi per le tematiche un po' troppo "di nicchia" vuoi per una scarsa pubblicizzazione, soprattutto complici anche la mancata pubblicazione del manga e la pubblicazione dell'anime lasciata a metà. Destino sfortunatissimo per un'opera unica nel suo genere.

Di primo acchito Initial D colpisce negativamente per l'aspetto grafico abbastanza datato che fa uso (durante le corse) di una computer graphic non certo delle più raffinate. Ci s'impiega un po' per cominciare a gradirla, ma ci troviamo dinnanzi a uno di quei casi in cui le eventuali pecche grafiche per me passano nettamente in secondo piano, vista l'evoluzione della trama e l'azione letteralmente capace di fare ribollire il sangue nelle vene.

La storia segue un gruppo di giovani alle prese con le corse illegali d'auto, inizialmente svolte sul passo del monte Akina, a Gunma. Troveremo varie gang di automobilisti pronti a darsi battaglia con i mezzi più disparati, si tratta di sfide principalmente in salita o in discesa su stradine montane tutte curve che la maggioranza di questi ragazzi affronteranno in un continuo derapare degno del miglior pilota di rally. Drift è il termine che descrive questo particolare modo di entrare nelle curve lasciando che la macchina slitti sull'asfalto il giusto per prendere la curva nel modo più veloce possibile. Devo dire che personalmente non apprezzo molto questo stile di corsa, lo reputo inadeguato per ottenere il meglio dalla macchina e difatti nella storia troveremo anche chi la pensa come il sottoscritto. Detto questo, lo stile in drift risulta comunque quantomai spettacolare e anche chi come me non ne è particolarmente attratto non potrà fare a meno che restare incollato allo schermo durante ogni corsa.

Il protagonista principale è un giovane di nome Takumi, apparentemente svogliato e poco vitale ma che, piano piano, scoprirà di avere un talento decisamente fuori della norma e di gradire questo tipo di competizioni più di quanto avesse mai potuto immaginare. Buon sangue non mente, dato che si tratta del figlio di un ex corridore. La caratterizzazione di questo giovane è del tutto particolare e in un certo senso molto intrigante.
Tutto l'anime è incentrato sulle corse automobilistiche, ma non per questo eviterà di seguire i nostri protagonisti anche in contesti più "classici". C'è spazio anche per qualche parentesi comica e amorosa. Chi non ama le corse probabilmente troverà l'opera assai noiosa perché le situazioni di contorno sono ridotte al minimo indispensabile.

Menzione d'onore per la soundtrack, composta da brani stile eurobeat orecchiabilissimi che entrano in testa facilmente e che trasmettono una grinta non indifferente. Tenendo in considerazione anche le OST dei capitoli successivi, a mio parere si tratta di una tra le soundtrack più ricche e curate che siano mai state realizzate per un anime.
Ricapitolando, a mio avviso la saga di Initial D è senza alcun dubbio la miglior opera a sfondo automobilistico che sia stata mai creata in campo animato, gli appassionati di motori farebbero bene a non lasciarsela scappare.


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MakoSato

Episodi visti: 39/26 --- Voto 10
Questa serie mi ha colpita molto per l'impostazione grafica delle auto e per la colonna sonora in stile eurobeat, genere musicale che amo moltissimo.
La storia parla di Takumi, addetto alla consegna a domicilio di tofu che per caso diventa street racer pur non amando particolarmente l'automobilismo.
I disegni sono un po' datati, ma comunque si lasciano guardare.
La serie non si limita però al solo automobilismo; anzi, contiene anche buoni sentimenti, drammaticità e comicità,m a sempre senza eccedere da una parte o dall'altra. La caratterizzazione psicologica dei personaggi però non è molto sviluppata, ma ciò non influisce sulla qualità della serie.
Initial D secondo me è una serie stupenda, coinvolgente, appassionante, unica, che consiglio a tutti.

Fhumo

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Fhumo

Episodi visti: 29/26 --- Voto 9
Veramente un buon anime in cui si uniscono spettacolarità e realismo in egual parte senza mai esagerare.
Consiglio quest'anime non solo a quelle persone appassionate d'automobilismo ma a tutti quello che dopo aver visto Fast and Furious Tokio Drift non sono più riusciti a togliersi dalla testa quei passi di montagna tipici del Giappone dove ogni notte si possono sentire il rumore prodotto dalle ruote di questi bolidi durante in derapata e il rombo dei motori nei brevi rettilinei che precedono i corner.
Ed è appunto questa la particolarità di initial d, infatti si sentiranno spesso nei dialoghi termini tipici delle corse cittadine.
Le gare sono fatte molto bene in quanto le auto sono realizzate in Computer grafica (CG) e guardarle correre sarà un piacere per gli occhi in quanto non si nota nessun distacco tra il disegno tradizionale e la realizzazione in CG.
Ulteriore cura sarà data dalla seconda serie in poi in cui verranno inserite animazioni che daranno più importanza a tutte le parti meccaniche dell'auto inquadrando ad esempio la fase di scoppio del motore, il funzionamento di un compressore turbo o le sollecitazioni che una sospensione può subire durante una gara.
Veramente un buon anime, seguitelo perché ha qualcosa di unico e profondo.
Ciao


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Kotaro

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
<i>“Guardami negli occhi
e riportami indietro a quella notte,
ai miei tempi d’oro degli anni ’70.
Sai, il tempo passa così velocemente…
E tu, baby, sai di che cos’è che ho bisogno…

Come facevo con le mie canzoni,
baby, ti trasmetterò tutti i miei sentimenti.
Solo per te, my little pretty woman…
Baby, ho bisogno del tuo amore
Baby, insisterò
Non lasciarmi andare ancora una volta, baby, ti voglio…

Night Fever! Night Fever!
La pista da ballo arde!
Night Fever! High Fever!
Brucia con me, dal momento che la notte arde!
Night Fever! Night Fever!
La pista da ballo arde!
Night Fever! High Fever!
Here we go! Here we go! Night Fever Night!”</i>

C’erano una volta gli anni ’70.
Ragazzi con i pantaloni a zampa d’elefante e i capelli ingellati che tentavano di intortarsi le ragazze.
I Bee Gees, i Village People, Gloria Gaynor, KC & The Sunshine Band, i lampadari a sfera.
American Graffiti, Grease, Saturday Night Fever, Staying Alive.
Erano appena passati (in alcune parti del mondo però erano ancora in corso) gli anni delle rivolte studentesche, dell’amore libero. Erano gli anni in cui i giovani andavano respirando una libertà enorme, e potevano divertirsi ballando spensieratamente degli straordinari pezzi di discomusic.

<i>“Il nuovo modo in cui io voglio vivere è correndo negli anni ’90.
Sto correndo negli anni ’90.
Ti prego, baby, corri qui da me.
Stiamo correndo negli anni ’90, e questo sarà un nuovo modo per sentirci liberi.”</i>

C’erano una volta gli anni ’90.
Camicie a scacchi, Dr. Martens, Beverly Hills 90210. I cabinati arcade con Street Fighter 2, Mortal Kombat, Final Fight, Fatal Fury.
Corona, Alexia, Haddaway, Snap, La Bouche, Ice MC, Double You, Scatman John.
Il fiore all’occhiello della musica da discoteca, il momento di maggior sviluppo dell’eurodance.
Lunghe estati calde e intense, giovani che ballavano, sulle spiagge e nei locali, le migliori musiche da discoteca, in piena libertà, facendo fiorire amori, amicizie e relazioni che avrebbero ricordato per la vita.

Convivono due anime, in Initial D, fortunatissima serie animata tratta dal manga di Shuichi Shigeno, ma, fondamentalmente, sia l’anima anni ’70, sia l’anima anni ’90, ci evocano parimenti la stessa sensazione. La stessa voglia di correre e vivere liberi, sull’autostrada dell’amore, sull’autostrada della vita, nelle calde notti d’estate in cui possiamo veramente esprimere noi stessi, perdendoci nel ritmo trascinante e allegro della discomusic che ascoltiamo in sottofondo.

<i>“In quest’epoca le informazioni si diffondono nel giro di un secondo
ma nessuno riesce a comprendere pienamente le scelte giuste da fare.
Ti sbagli, se pensi che i soldi possano comprare anche l’amore.
Al giorno d’oggi non esistono più veri uomini che possano resistere anche dopo essersi beccati tre Lariat consecutivi.
La gente si tiene per mano come da copione, senza realizzare che sono gesti privi d’amore.
Prima di soffocare, grida forte ‘Ho!’ nel bel mezzo di un sogno di mezzanotte.

Non si riesce neppure a respirare, in questa città insonne
Dove non c’è amore e tutti si prendono in giro vicendevolmente.
Le bugie danno sicurezza, mentre la verità è vuota.
Sul ciglio più pericoloso del mondo, io voglio gridare.

Adesso lo so, voglio muovermi seguendo il ritmo.
Senza perdere il controllo di questi miei sentimenti così caldi.
I miei desideri sfrecciano attraverso il cielo.
Alla fine degli anni ’90, il mio desiderio è di vivere a tutta velocità seguendo il ritmo.

Andiamo in direzione di un mondo tutto nuovo.
Immergiamoci in un viaggio del tutto nuovo.
Poiché il nostro grigio vecchio mondo ci spaventava
Adesso noi cominceremo a vivere a tutta velocità seguendo un ritmo funky
E allora, intorno al mondo, noi cominceremo a risplendere.”</i>

Fine degli anni ’90. Siamo nella prefettura di Gunma, alle pendici del monte Akina.
Sui tornanti del monte, un gruppo di ragazzi, chiamati Akina Speedstars, si diletta, durante le notti, a correre su potenti auto sportive.
Si narra, che, durante la notte, una Toyota Trueno Apex del 1986 percorra a tutta velocità le curve del monte Akina. Ma la bianca vettura non appartiene a nessuno degli Akina Speedstars. E’ infatti proprietà di Bunta Fujiwara, eccentrico proprietario di un negozio di tofu con un passato da celeberrimo road racer, che la usa per le consegne a domicilio.
Ai comandi della “Panda Trueno” (così soprannominata per via della colorazione bianca e nera) non c’è però papà Bunta, ma il suo apatico figliolo liceale, Takumi.
Instradato alla guida sin da quando ne ha potuto avere l’occasione, Takumi è tanto bravo al volante quanto disinteressato alla guida e alle auto sportive, che per lui sono soltanto una delle tante accezioni del lavoro del padre che ogni tanto si ritrova, controvoglia, a dover svolgere.
L’atteggiamento apatico e la completa ignoranza in fatto di motori del ragazzo lo fanno sembrare un gran figo agli occhi della bella Natsuki Mogi, una compagna di scuola innamorata di lui (e che, peraltro, a Takumi non è del tutto indifferente), ma irritano i suoi migliori amici, con i quali condivide anche un lavoretto part time ad una pompa di benzina, lo sfigato e logorroico Itsuki, il gioviale Kenji e il riflessivo senpai Iketani, tra cui gli ultimi due sono membri del gruppo degli Akina Speedstars.
Quando un gruppo di piloti rivali, gli Akagi Redsuns, capeggiati dai due imbattuti fratelli Takahashi (lo spocchioso Keisuke e il più calmo Ryosuke), irrompono sul monte Akina, desiderosi di sconfiggere in una gara di corsa la squadra locale, il gruppo degli Speedstars entra in subbuglio, e, con Iketani-senpai invalido per via di un incidente stradale, l’unica speranza di vittoria sta nella leggenda della potentissima auto bianca che ogni notte percorre a menadito i tornanti del monte Akina, e che, ormai è chiaro a tutti, è di proprietà del vecchio gestore del negozio di tofu Fujiwara.
Papà Bunta, però, rifiuta di mettersi alla guida dell’auto, ma vuole comunque dare una mano ai ragazzi, e, con uno sporco trucchetto, incastra un ignaro Takumi costringendolo a disputare una corsa contro l’imbattibile Keisuke Takahashi.

<i>“Arriverò a te, come un ragazzo spaziale!
Arriverò a te, sono un ragazzo spaziale
che si inabissa nelle profondità del tuo cuore, baby!

Arriverò a te, come un ragazzo spaziale,
perché ho bisogno di te, baby!
Arriverò a te, sono un ragazzo spaziale!
Dammi una chance, baby!

Ogni notte, tu mi illumini con la tua gasolina
Ogni volta che tu ti ricordi il mio nome io sento di aver trovato la luce.
Perciò, sii la mia stella splendente,
dato che io sono un ragazzo che soffre di solitudine.
Vola assieme a me attraverso il cielo,
giuro che riuscirò a farti mia,
come un sogno che si avvera, baby!

Ogni notte, tu mi fai impazzire
Ogni giorno, grido a pieni polmoni che tu sei la mia regina
Perciò, sii la mia stella splendente,
dato che io sono un ragazzo che soffre di solitudine.
Vola assieme a me attraverso il cielo,
giuro che riuscirò a farti mia,
come un sogno che si avvera, baby!”</i>

E’ chiaro che a Takumi la gara non interessa, che ha accettato di farla unicamente perché, se vincerà, suo padre gli lascerà la “Panda Trueno” per portare l’amata Natsuki al mare, l’indomani.
Non è difficile, per lui, vincere la corsa. Del resto, è da tempo immemore che va su e giù in auto per le impervie vie del monte Akina, che ormai conosce come le sue tasche, per via di quelli che, mascherati da consegne a domicilio, si rivelano essere allenamenti mirati e ben precisi a cui papà Bunta lo ha sottoposto, per abituarlo alla guida.
Buon sangue non mente, si dice. E a Takumi scorre nelle vene il sangue del road racer. Impossibile quindi, per lui, resistere al fascino della notte, di comandare una potente quattro ruote, di accettare sfide, combatterle e vincerle. Sono istinti connaturati in qualsiasi uomo, ma Takumi Fujiwara in mezzo a questi istinti ci è nato e cresciuto, anche se non lo ha mai saputo fino a quel momento, quindi era lecito pensare che prima o poi il sangue del road racer che scorre in lui avrebbe cominciato a ribollire.
E così, quello che prima d’ora era unicamente qualcosa che gli veniva naturale perché gli era stato imposto di farlo da suo padre, assume tutto un altro significato. Guidare diventa appassionante, diventa eccitante, e Takumi comincia a mettere l’abilità al volante e la conoscenza dei tornanti del monte Akina che suo padre gli ha inculcato a forza al servizio degli Akina Speedstars, dato che, dopo la sconfitta di Keisuke Takahashi, sono sempre più numerosi i road racers rivali che giungono sulle cime del monte Akina desiderosi di scontrarsi con questa leggendaria “86” che tanto comincia a far parlare di sè. E, si sa, un road racer accetta sempre le sfide che gli vengono lanciate…

<i>“Let’s go to the rhythm!
Let’s go to the power!
Comincia a muoverti
Saltando emozionato
E agitandoti come un forsennato.
Dimenati, balla, e afferra questo sentimento!
Salta e vai!
Il potere della notte!
La musica e le luci!
Lasciati emozionare da tutto questo
Il mio amore si perde, incontrollabile nei tuoi occhi.

Non spegnere la musica.
Il ritmo andrà avanti per tutta la notte
Suona ancora quella canzone e non sbagliare
Eleva il tuo sentimento per tutta la notte
Non spegnere la musica stanotte.

Non spegnere la musica.
Ballare è come un combattimento
Puoi mostrare le tue emozioni,
il lato di te che solitamente nascondi, per tutta la notte
Non spegnere la musica stanotte.”</i>

Appare subito lampante che Initial D è una produzione abbastanza particolare, come spesso accade alle opere che si rivolgono ad un pubblico adulto.
Pubblicato originariamente sulle pagine della rivista seinen Young Magazine della Kodansha, dove è tuttora in corso con 46 volumi all’attivo (e ci viene da chiederci cosa mai avrà ancora da raccontare il buon vecchio Takumi, e quante corse automobilistiche avrà ancora da affrontare in così tanti volumi, e allora ci viene il dubbio che Initial D continui per rimpinguare le casse dei produttori di doujinshi yaoi e dei discografici della Avex, ma vabbè…), si avvale però di personaggi adolescenti.
Eppure, sono ben pochi i liceali che hanno la patente, e anche tra quelli che ce l’hanno, ancora di meno sono gli appassionati di auto da corsa che saprebbero barcamenarsi tra “grip”, “FR”, “engine”, “drift”, “FD”, “braking”, “FF”, “EG6”, “tires”, “Levin”, “Civic”, “steering”, “Sil-80” e le miriadi di altri termini tecnici delle auto da corsa che Initial D propone.
Guardando “Rage your dreams”, la sigla di chiusura dei primi episodi, Initial D mostra, però, a chiare lettere il suo target più elevato.
Di ending stravaganti, che andassero oltre la classica immagine del tramonto, della pioggia, delle illustrazioni con vite quotidiane dei personaggi, della classica musichetta lenta, ne avevamo viste parecchie volte: basti pensare ad esempio a “Yume no naka e” di Le situazioni di lui e lei, che è praticamente priva di un video di accompagnamento, o alla splendida cover di “Fly me to the moon” di Sinatra che ci ha offerto Neon Genesis Evangelion.
“Rage your dream” però, supera tutte e due e si trasforma in un vero e proprio video musicale, che mostra i componenti dei Move, la band che si occupa della canzone, intenti a cantarla e suonarla, inframezzando il tutto con illustrazioni di automobili. Un video musicale che rasenta lo psichedelico e che lascia basiti noi che guardiamo questa band stile Linkin Park che si giostra tra la dolce voce pop di una bella donna dai grandi occhi a mandorla e dai capelli tinti di rosso e i deliri rap di un uomo tinto di biondo che, a torso nudo, ha il corpo che si fa un tutt’uno con uno stravagante campo di fiori colorati.

Initial D non si capisce bene che cos’è, in verità.
I suoi personaggi sono liceali, adolescenti che si incamminano sulla via della crescita.
E’, però, una storia dedicata a chi l’adolescenza l’ha già passata da un bel po’, guida ed è appassionato di motori e di automobili. E in quanto tale, strizzando l’occhio a uno spettatore più adulto, può permettersi degli occasionali tocchi di classe quali appunto una ending che non ci mostra i personaggi della storia, ma la band che la esegue.
E' anche, in un certo senso, un anime sportivo, con tutti i tecnicismi e gli sboroneggiamenti del genere.
Nonostante la confusione di fondo che provoca ai suoi spettatori i primi tempi, Initial D si rivela un’opera ben più profonda di quanto sembri in apparenza e riesce a conquistare lo spettatore anche solo durante i venti minuti del primo episodio. Anzi, in realtà, anche solo durante i primi tre minuti del primo episodio.
Qual è, dunque, la ragione di tutto questo fascino?
Perché io, che ho la patente ma non la uso, sono riuscito ad appassionarmi ad una storia che parla al 97% di corse automobilistiche in maniera molto tecnica e che è vissuta da personaggi talmente bellocci che paiono usciti da una doujinshi yaoi (come difatti poi ne sono uscite a pacchi, con i personaggi di Initial D) e che non sono neppure troppo interessanti sul piano psicologico?
La risposta è piuttosto semplice e viene in realtà da sé già da subito, sin dai primissimi minuti del primo episodio.
Initial D riesce a toccare e a rappresentare un istinto connaturato nel cuore dell’uomo, ossia l’anelito alla libertà, il desiderio di metter su le ali e volare nel cielo liberi da qualsiasi costrizione, di potersi perdere in qualcosa che ci faccia ritrovare e sentir bene con noi stessi. Inoltre, la storia di Takumi riesce a (ri)evocare perfettamente tutta una serie di sensazioni legate all’adolescenza, ai primi contatti con l’amore, ai tempi di quando si tentava di farsi belli agli occhi delle ragazze, di quando si metteva tutto il proprio animo in un’attività attraverso la quale veicolare la propria essenza e realizzare se stessi, delle calde notti d’estate in cui sbocciavano amori, si cementavano amicizie e ci si perdeva sotto l’immensità delle stelle, nell’avvolgente ritmo della discomusic, illuminati da mille luci psichedeliche.

<i>“La nostra storia è nella disco dance
La gente si riunisce per divertirsi
E continua a tenere accese le luci psichedeliche stanotte
Bevendo Martini e Daiquiri.

Senti il ritmo della musica?
Fermati anche tu in questa notte folle
E balliamo fino allo spuntare dell’alba.

E l’energia è alle stelle
E l’energia è alle stelle, non fermarla!
Cantiamo insieme!
L’elettricità corre come una bomba nell’aria!

Balliamo tutti intorno al mondo!
Balliamo tutti intorno al mondo!
Uomini e donne, buttatevi in pista!
Agitate le mani e muovete i vostri corpi
Ballando per tutta la notte.”</i>

C’è stato un periodo, tra il 1992 e il 1996, in cui le notti d’estate erano davvero belle, in cui, in Europa, e in Italia in particolar modo, si sviluppò un particolare genere musicale che impazzò nelle discoteche di tutta Europa, l’eurodance, o musica dance degli anni ’90 che dir si voglia.
Io all’epoca ero alle scuole elementari, ma ricordo benissimo le sensazioni che quelle notti d’estate degli anni ’90 e quella musica mi suscitavano.
La musica da discoteca degli anni ’90 aveva davvero qualcosa di speciale, e ancora oggi viene programmata alle feste, nei locali, vengono organizzate serate a tema e viene ricordata con entusiasmo.
Inutile dire che anche il Giappone, da sempre molto sensibile alle novità che venivano dall’Occidente, ha subito il fascino della dance degli anni ’90. E, come da copione, è riuscito ad assimilarla e ad elaborarla in maniera del tutto personale. Ecco quindi che si sviluppa l’eurobeat, un genere di musica che riesce a far sopravvivere la dance di allora, scomparsa quasi dal tutto dalle scene europee dopo l’ ingresso nel nuovo millennio, e che fa ballare ancora oggi il pubblico giapponese con grandissimo entusiasmo. Esistono infatti fior fior di idols e gruppi musicali (ad esempio Folder 5, Dream o Hinoi Team) che propongono pezzi eurobeat, ed esiste addirittura una casa discografica apposita, la Avex, che si occupa di produrre canzoni eurobeat da lanciare sul mercato e da affiancare a serie animate come sigle (ad esempio pezzi del genere sono presenti in One Piece, Hikaru no Go, Pokemon, Ichigo 100% o Power Stone).
A sentire lo scialbo ritmo rap della sigla d’apertura “Around the world” uno non lo direbbe, ma Initial D è una delle serie a cui la Avex ha collaborato, riuscendo a trasformare le corse automobilistiche create da Shuichi Shigeno in un enorme video musicale eurobeat.
Le quattro serie e i vari speciali che al momento compongono Initial D, infatti, ci propongono spessissimo bellissimi pezzi di musica eurobeat in sottofondo, e Initial D – un anime sulle corse automobilistiche – ha più di una dozzina di Cd con la colonna sonora a lui dedicati, un lusso che neppure Nana e Beck, che sono anime che fanno della musica la loro trama, si sono potuti permettere.
Dave Rodgers, Mega NRG Man, Leslie Parrish, Jilly, Move, Edo Boys, Max Coveri, Lou Grant, Delta Queens, Nathalie, Priscilla, Sophie, Spiders from Mars, Niko, Dusty, Fastway, Vicky Vale: sono questi i nomi, perlopiù tutti ex deejay italiani o europei sotto pseudonimo che han fatto fortuna in Giappone, che si sono occupati di rendere grandi le corse automobilistiche di Takumi e compagni trasformandole in un’esperienza indimenticabile per lo spettatore.
Sin dalla prima occhiata, ci pare abbastanza evidente che i disegni dei personaggi umani di Initial D sono abbastanza bruttini, seppur decisamente adatti a rappresentare il tipo di personaggi che ci presenta (almeno quelli maschili, mentre invece i personaggi femminili, salvo rarissime eccezioni, sono brutti e basta!).
Dato che non potevano puntare sulla bellezza dei disegni dei personaggi umani, gli autori di Initial D hanno dunque dovuto trovare un modo per distogliere da loro l’attenzione dello spettatore, e questo si è risolto nel dare l’ovvio risalto alle vere protagoniste di questa storia, ossia le automobili.
Nel 96% delle loro apparizioni (praticamente sempre, tranne quando sono all’autolavaggio o al benzinaio), i bolidi a quattro ruote di Takumi e compagnia sono rappresentati in computer grafica.
Una computer grafica che oggi in realtà appare abbastanza arretrata (niente a che vedere, ad esempio, con quella usata qualche anno dopo in Digimon, che raggiungeva livelli molto più elevati) e che, alle prime occhiate, pare stonare un po’ in interazione con i disegni.
Tuttavia, ci si fa subito l’occhio, e nel giro di un paio di episodi la grafica in 3D delle automobili di Initial D non disturba più. Anzi.
Chi frequenta abitualmente le sale giochi sicuramente conoscerà i tantissimi simulatori di corse automobilistiche in tre dimensioni che sin dalla seconda metà degli anni ’90 sono apparsi sul mercato.
Ebbene, guardando le corse automobilistiche in 3D che Initial D ci propone, la sensazione è quella.
Guardando le strade notturne del monte Akina illuminate dalle luci abbaglianti dei fari di auto tridimensionali che sfrecciano a velocità elevatissime, con un pubblico di ragazzi “statici” realizzati come quelli di un qualsiasi videogioco di guida, a far da spettatori aldilà dei guard-rails, con trascinanti musiche eurobeat di sottofondo, ci sembrerà proprio di sentire l’aria fresca delle sere d’estate, il frinire delle cicale, i nostri genitori che, seduti al bar, bevevano cocktails colorati e noi, all’epoca ancora bambini o ragazzini inesperti dei fatti della vita, che ci divertivamo a spendere le poche Lire che eravamo riusciti a racimolare in partite alla sala giochi, mentre “The rhythm of the night” di Corona, “Think about the way” di Ice MC o “What is love” di Haddaway venivano diffuse dalle radio intorno a noi, in quelle estati degli anni ’90 ormai lontane ma sempre presenti nel nostro cuore come ricordi bellissimi.
Così, oltre ad essere un po’ una storia adolescenziale, un po’ una storia per adulti, un po’ un anime sportivo e un po’ un enorme video musicale, Initial D si scopre essere anche un po’ videogioco. A ben pensarci, infatti, le corse automobilistiche in 3D che Initial D ci propone ci ricorderanno molto da vicino i simulatori di corse automobilistiche da sala giochi. E, difatti, di videogiochi dedicati alla serie ce ne sono veramente tantissimi, su Playstation, su Psp, su Nintendo Ds, ma sono soprattutto da menzionare i bellissimi cabinati da sala giochi dove ci si può sedere ai comandi di una dettagliatissima Toyota Trueno Apex del 1986 con su scritto “Fujiwara Tofu-Ten” (“negozio di tofu Fujiwara”), come quella che guida Takumi nella serie animata, e, guidando virtualmente una delle tante auto sportive presenti nella serie, si può correre liberamente sui tornanti del monte Akina sulle note delle stesse canzoni che accompagnano le avventure animate di Takumi e compagni.

<i>“Mi sento bene.
Dai, baby, vieni con me!
Vedrai, andrà tutto bene!
Saremo soltanto tu ed io
E potremo volare insieme.
Senti qua, baby,
la musica è energia!

Voglio restare con te tutta la notte
Voglio abbracciarti stanotte
Baby, lasciami restare con te
Mi sento così bene
Perché sono pronto a ballare.

Il ritmo del Sol Levante!
Il ritmo del Sol Levante!
Senti questa danza
Che è sempre nel tuo cuore!
Il ritmo del Sol Levante!
Voglio sentire il tuo cuore,
il potere del sole!”</i>

Initial D è una storia che parla di corse automobilistiche in maniera molto tecnica, e non sempre riusciremo a comprendere come le gare si svolgeranno e quali tecniche verranno utilizzate durante queste (e non perché i personaggi non proveranno a spiegarcele, ma perché saremo proprio noi a non capirle, a meno di non essere super-appassionati di auto!), ma va ben oltre il mero racconto tecnico-sportivo-sborone e si fa veicolo di un’intera decade, quella degli anni 1990, che ci verrà espressa di continuo, tramite le bellissime canzoni che accompagneranno le corse, le quali ci parleranno di libertà, d’amore, di notti intense, di un’adolescenza passata a seguire il ritmo della vita, a perseguire i propri sogni e a vivere a tutta velocità nella maniera più intensa possibile.
Queste canzoni così belle e dal ritmo così trascinante, che ci indurranno a lasciar perdere il duello tra due bolidi a quattro ruote che avviene sullo schermo per metterci a ballare, saranno la colonna sonora che accompagnerà la storia di un ragazzo che, dalla più totale apatia e dal più totale disinteresse per l’argomento, si incamminerà per la strada che lo porterà a diventare il miglior road racer del mondo.
Takumi rimarrà comunque sempre un po’ inespressivo e distaccato, al punto che nella vita reale sembra quasi stupido, guidato sulla strada della vita dai consigli che il padre e il gestore del benzinaio dove lavora gli daranno senza che lui se ne accorga, e questo suo atteggiamento sarà fonte di straordinarie scene comiche quando il ragazzo sarà preso in contropiede e costretto a confrontarsi con gli aspetti più frivoli ma anche più “normali” della sua età e della vita, quali l’amore, il rapporto con gli amici o con l’altro sesso. Insomma, non di sole auto si vive. Ma, essendo le auto il fulcro di Initial D, avremo modo di vedere come il nostro inesperto protagonista maturerà pian piano, prendendo consapevolezza del suo amore per i motori e per la vita.
Al volante, il Takumi apatico, inespressivo e stupidotto quasi non esiste più. Per il Takumi alla guida, la strada, il mondo, la vita sono come una grande pista da ballo sulla quale ballare al meglio delle proprie possibilità. Così, il volante diventa le nostre mani e le quattro ruote diventano i nostri piedi, mentre gli stridii delle ruote sull’asfalto quando l’auto “drifta” e il rombo del motore si fanno metafora di un trascinante ritmo eurobeat che scandisce le nostre vite e le calde estati della nostra adolescenza.
La strada della vita, in fondo, è lunga e sfaccettata, e ognuno di noi, lungo la strada, vive le proprie, particolari esperienze.
A bordo di potenti auto da corsa, questi ragazzi imparano a crescere, a conoscere un po’ meglio come gira il mondo e cosa si nasconde nel cuore umano. Tra una corsa e l’altra, Takumi e compagni impareranno i valori dell’amicizia, della fiducia in se stessi e nel prossimo, del perdono, del rispetto reciproco, della lealtà, della sportività, nonché che l’impegno, la costanza e il comportamento corretto sono premiati, mentre a barare, a tirarsela peccando di superbia e a comportarsi in maniera violenta o scorretta si finisce male.
“I road racers non hanno bisogno di ragazze! Lonely driver, lonely driver!” si ripete in continuazione il povero Itsuki. Ma sarà poi vero? Oppure verrà anche per Takumi e compagnia il momento di trovare un amore con due gambe e non con quattro ruote (e se poi le due cose si potessero conciliare, beh, tanto di guadagnato…)?
Una cosa è certa. Che la strada della vita è ancora lunga e travagliata, e che soltanto continuando a corrervi ad alta velocità, con l’autoradio accesa che spara musica eurobeat a palla, nelle notti d’estate, illuminati dalla luce delle stelle e cullati da una fresca brezza, arriveranno tutte le risposte che cerchiamo.

<i>“Ho passato tutta la vita a guidare la mia auto.
E ciò che vedo adesso è la via che mi condurrà lassù, nel cielo,
al limite più estremo che io possa raggiungere.
Oh, giorni selvaggi…
Mi sto lasciando alle spalle il passato
Danzando tra le fiamme
Di una nuova vita.

La corsa è finita
È giunto per me il tempo di scoprire
Spazi del tutto nuovi.
La corsa è finita
D’ora in avanti,
potrai vivere a modo tuo.”</i>

Initial D è una produzione abbastanza particolare, di indubbio fascino e dalle molteplici sfaccettature.
Riesce ad accontentare alla perfezione gli appassionati di storie sportive ed è la manna dal cielo per gli appassionati delle quattro ruote, ma anche i non avvezzi al mondo dei motori non potranno restarne indifferenti. Dietro a Takumi, alla sua singolare “Panda Trueno” e a questo gruppo di allampanati e bellocci ragazzi che si divertono guidando auto sportive sulle montagne del Giappone, si nasconde un intero mondo, quello degli anni ’90, pronto ad avvolgerci con la sua musica, con la magia delle sue notti d’estate, a risvegliarci antichi ricordi sopiti e a incantarci con lo spirito dell’adolescenza.
Per le immense sensazioni che riesce ad evocarci, Initial D merita quantomeno un’occhiata. E, incredibilmente, basteranno pochissimi minuti e ci saremo già dimenticati dei disegni un po’ bruttini, della computer grafica un po’ traballante e dei discorsi su parti dell’automobile e tecniche di guida che salteranno fuori abbastanza spesso, perché, a quel punto, anche le nostre vite avranno già cominciato ad essere scandite da un travolgente ritmo eurobeat. E allora, seguendo questo ritmo capace di risvegliare strane sensazioni nel nostro cuore, cominceremo a pigiare l’acceleratore della nostra “Panda Trueno” metaforica, e a viverle più intensamente e con più entusiasmo, queste nostre vite…

breakerelement

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Episodi visti: 20/26 --- Voto 9
Ottimo anime con tecniche di guida realistiche, macchine in computer grafica ben disegnate soprattutto nella quarta serie non ancora disponibile in Italia. Per chi ama i motori e le macchine senza dubbio il miglior manga e il miglior anime in circolazione al riguardo. Allora che aspettate a dare un'occhiata a Initial D First Stage e se dopo il primo DVD non vi ha fatto rimanere incollati allo schermo o non vi ha soddisfatti siete liberi di insultarmi via e mail bboygatsu@hotmail.it. Buona visione ^^