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seele94

Episodi visti: 40/40 --- Voto 10
Il meisaku è uno stile a cui mi sono appassionato nel corso del tempo, e tuttora continua a sorprendermi sempre, in quanto mostra delle qualità particolari che sono proprie di questo stile, come ad esempio l'estrema cura che viene messa nella caratterizzazione dei personaggi e nel ricreare delle ambientazioni diverse dal solito Giappone, sempre tutto con molta cura.

"Papà Gambalunga" a mio parere è una serie molto importante all'interno di questo genere, poiché esce in un periodo storico un po' difficile per l'animazione giapponese, e si trova a fare i conti con le glorie del passato che ormai hanno consolidato questo stile con maestri assoluti come Takahata e Dezaki. Motivo per cui andare a fare un meisaku negli anni '90 vuol dire automaticamente andare a confrontarsi con colossi assoluti come "Heidi" o "Anna dai capelli rossi", che ormai hanno fatto la storia, con il rischio di "copiare" eccessivamente quel modus operandi e riproporlo dopo quindici anni.
Questa serie invece mostra che questo genere è in grado di stare al passo coi tempi, e riesce a svecchiare completamente quello che era il meisaku a cui ci avevano abituati negli anni '70 e primi anni '80, sotto tutti i punti di vista, e a proporre qualcosa di fresco.

Questo svecchiamento del meisaku possiamo notarlo da tanti fattori: sicuramente il dramma intenso e incredibilmente caratteristico degli anni '70 (che non avrà più eguali nella storia dell'animazione giapponese futura fino ad ora) viene completamente eliminato; la serie infatti mostra delle componenti drammatiche, ma niente a che vedere con la tragicità del vecchio meisaku. I toni della serie cambiano nel corso degli episodi e ci mostrano via via una serie molto adolescente, con l'amore che diventerà una componente importante all'interno di questa serie (cosa che fino ad ora non avevo mai visto affrontata con questa importanza in un meisaku), del tutto contrapposto al tono più infantile che caratterizzava il meisaku di una volta. Tecnicamente, inoltre, possiamo notare che il livello delle espressioni del volto dei vari personaggi e la fluidità delle animazioni migliora moltissimo.

Fatte queste doverose premesse, che sono necessarie per poter capire l'importanza di questa serie, la narrazione si snoda in ben quaranta episodi che copriranno completamente la vita liceale della protagonista Judy Abbott e delle sue due amiche più importanti Sally e Julia, all'interno dell'istituto di scuola superiore Abraham Lincoln a cui l'orfana Judy ha avuto il privilegio di iscriversi grazie al suo nuovo tutore legale (denominato da lei Papà Gambalunga a causa della forma dell'ombra che ha visto la prima volta di quell'uomo che le ha regalato questa opportunità).

"Papà Gambalunga" è una serie di auto-realizzazione, di crescita e di accettazione della protagonista che coglie al volo questa grande opportunità, e nel corso di questi anni dovrà fare i conti con la dura realtà che caratterizzava quegli anni. La forte disparità tra ricchi e poveri, la carità che i ricchi mostravano verso i poveri a volte solo per vantarsi e sentirsi migliori e non per pura bontà d'animo, quando viene detto in continuazione che l'America è un Paese libero in cui regna l'uguaglianza... ma a conti fatti è davvero così? Quando una persona non arriva ad accettare sé stessa, nonostante sia una persona che non deve vergognarsi di niente, significa che c'è qualcosa che non va, e accettarsi diventa difficile, al punto di arrivare a mentire sulle proprie origini per sentirsi accettati dalla società. Judy è un personaggio immenso, perché squisitamente umano; non è un personaggio cattivo, ma certe volte (soprattutto nei primi episodi) si comporterà in un modo del tutto discutibile, ma non arriveremo mai ad odiarla, perché capiremo sempre le ragioni che la spingeranno a comportarsi in un certo modo, e questo la rende incredibilmente vera. Questo tipo di personaggio a mio parere rappresenta il massimo che un prodotto di narrativa può offrire, quello in cui ci si riesce ad identificare, verso cui empatizzare, e a compatirla per i suoi sbagli, perché, si sa, errare è umano. La serie quindi mostra in maniera molto realistica la crescita delle varie ragazze, affrontando tutto quel percorso di crescita che trasformerà lentamente le ragazzine in delle donne, focalizzandosi principalmente su Judy, ma mostrando anche un certo interesse verso i personaggi secondari. Come non citare Julia e la sua straordinaria crescita e maturazione che si concretizzerà negli ultimi episodi?

Da un punto di vista prettamente tecnico, penso che la cosa più sorprendente sia (ed è una cosa sicuramente già vista in altre serie) la capacità dei vari disegnatori di far cambiare gradualmente il character design a causa della crescita dei personaggi nel corso degli episodi, senza un vero e proprio stacco.

"Papà Gambalunga" è una serie squisita, in cui è veramente difficile non empatizzare con i personaggi, per come sono scritti bene, e sicuramente molto adatta a un pubblico femminile, ma francamente penso che possa piacere un po' a tutti, se si ha una certa apertura mentale. Se si è un po' stanchi della caratterizzazione eccessivamente stereotipata e poco genuina che spesso e volentieri l'animazione giapponese moderna ci propina, e si ha voglia di staccarsi da quel modus operandi troppo giapponese, "Papà Gambalunga" rappresenta sicuramente un'ottima alternativa.


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Sonoko

Episodi visti: 40/40 --- Voto 9
Questo anime è tratto dall'omonimo romanzo di Jean Webster ed è stato prodotto relativamente tardi rispetto agli altri meisaku. Rispetta però i canoni del genere non solo perché tratto da un'opera letteraria, ma anche perché la protagonista (Jerusha che si fa chiamare Judy nell'originale, Judy nell'anime) è orfana; tuttavia stavolta la causa delle sue sofferenze non sta tanto in eventi più o meno catastrofici o maltrattamenti fisici, ma nella società in cui si ritrova a vivere: un gentiluomo, che per tutta la serie comunicherà con lei esclusivamente tramite delle lettere (generalmente scritte dal suo segretario), decide di diventare suo tutore e la iscrive ad un prestigioso istituto per consentirle di completare i suoi studi. Un inaspettato colpo di fortuna per Judy, che però, vergognandosi delle sue origini, costruisce un vero e proprio castello di bugie pur di non sentirsi "diversa" dalle sue compagne di scuola altolocate ed appartenenti ad un mondo abituato a guardare gli orfani (ed in generale tutti quelli appartenenti a classi inferiori) dall'alto in basso.
Una storia adattissima ai ragazzi ma anche ad un pubblico più adulto, Papà Gambalunga tratta senza mezzi termini la triste realtà degli orfanotrofi dell'epoca in cui la storia è ambientata, l'enorme disparità fra ricchi e poveri, la falsità che spesso si nascondeva dietro l'atteggiamento caritatevole delle dame di carità... La protagonista non mente perché è cattiva o vuole atteggiarsi: le esperienze dell'infanzia l'hanno segnata, ha letto il disprezzo negli occhi delle signore ingioiellate che ogni tanto si recavano in visita distribuendo giocattoli ai bambini (ma ben attente a non farsi toccare i costosissimi abiti con le loro manine sporche!) ed ha paura di essere smascherata e perciò nuovamente respinta, perché sa che sono stati solo i suoi abiti nuovi a farla entrare in quel mondo. Vi entra in punta di piedi, quasi come un' abusiva; la sua sofferenza, il suo imbarazzo e le sue paure sono sempre percepibili, e non solo quando i suoi pensieri sono esplicitamente espressi fuori campo.
In più sono significative varie scene talvolta dure (v. la scena, breve ma terribile, di una bambina costretta a rimanere legata con una corda ad un albero al bordo di un viale per punizione, esposta ai commenti dei passanti) riguardanti la vita degli orfani, inserite soprattutto come ricordi dell'infanzia di Judy.
L'introspezione psicologica è molto ben realizzata, non solo per quanto riguarda la protagonista, ma per tutti i personaggi principali, che hanno una visibile evoluzione nel corso degli anni in cui si svolge la vicenda: in particolare è apprezzabile la trasformazione di Julia, la più snob del terzetto di compagne di stanza dell'istituto, che man mano si discosterà sempre meno dalla sua immagine iniziale di ragazzina ricca, viziata ed antipatica.
Lo stile di disegno è quello ormai reso noto da molti altri meisaku che lo hanno preceduto e che è molto gradevole. Ma nonostante il fatto che (cosa che non è affatto scontata per un anime, i personaggi si cambino spesso d'abito) c'è una cosa che mi ha dato un certo fastidio, perché riguarda proprio la protagonista: non si capisce perché Judy sia stata realizzata in modo da somigliare in maniera impressionante a Pippi Calzelunghe! Una Pippi che man mano diventa donna, si impegna negli studi e si innamora, certo, ma sempre una Pippi. Non solo Judy ha le stesse treccine rosse che le si sollevano da sopra le orecchie rimanendo ben dritte (ed è sempre così in almeno il 90% delle sue apparizioni), ma nelle scene in cui si trova in orfanotrofio ha persino il vestito identico a quello di Pippi!!! Il problema non è tanto la pettinatura infantile nonostante alla fine della storia Judy sia un'universitaria (c'è poi da dire che nel romanzo originale Jerusha viene iscritta all'università dal suo tutore ed i lettori hanno modo di seguire i suoi 4 anni di studi, nell'anime Judy frequenta un liceo e solo verso la fine si parlerà di università), quanto la mancanza di fantasia: Pippi è troppo famosa e caratteristica per passare inosservata!
Per il resto ho amato molto questa serie, che ha un intreccio interessante e mai banale: sa commuovere, appassionare, ed anche divertire quanto basta.
La sigla è cantata da Cristina D'Avena ed è abbastanza carina.
Ah, un' ultima curiosità, un fatto che ho scoperto solo molto di recente, imbattendomi casualmente in un video su questo anime: non credo che in molti sappiano che ci sono state alcune censure! In questo caso, per via dell'ambientazione occidentale della storia, si può comprendere la mancata visione di scritte giapponesi; quello che invece ritengo una cosa negativa è che siano state censurate un paio di scene riguardanti la protagonista ed un altro personaggio importante (che non citerò per non spoilerare) probabilmente ritenute inadatte ai bambini nonostante non fossero poi così "traumatizzanti" (lo so perché il video che ho visto riguarda proprio le scene in questione, mostrate in giapponese perché mai doppiate in italiano).
Insomma, un ottimo prodotto, nonostante sia passato abbastanza inosservato e sia stato replicato troppo poco perché possano conoscerlo in tanti. Perciò lo consiglio a tutti, anche se a causa dell'aspetto poco originale della protagonista e poiché odio le censure, soprattutto quelle che ritengo ingiustificate, tolgo un punto: la mia votazione finale è 9.


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micheles

Episodi visti: 48/40 --- Voto 8
Lo ammetto, "Papà Gambalunga" è un anime che ho sottovalutato. Ho visto le prime puntate con un certo pregiudizio, considerandolo un meisaku tardo (1990) e quindi edulcorato rispetto ai meisaku "seri" degli anni Settanta/primi anni Ottanta. Il character design, caratterizzato da nasi lunghissimi e personaggi filiformi, mi aveva fatto inizialmente storcere il naso. Oltre a questo i primi episodi dell'anime non mi avevano impressionato. Ma nel giro di poche puntate la storia ha iniziato a ingranare e mi sono reso conto del mio errore. "Papà Gambalunga" si rivela essere un anime insolitamente profondo, con una forte carica di critica sociale. Ho trovato sorprendenti, assolutamente non scontate e realistiche le reazioni di Judy, bambina orfana, costretta a ringraziare le odiose dame del circolo della carità che portano all'orfanotrofio abiti usati e donazioni pecuniarie, più per ipocrisia che per vero amore del prossimo. Quasi sempre i meisaku sono tratti da romanzi scritti da donne molto conservatrici, ma "Papà Gambalunga" fa eccezione: è tratto dall'omonimo romanzo di Jean Webster, scrittrice impegnata politicamente e relativamente "di sinistra" per quanto questo termine si possa applicare alla politica americana.

La storia di Judy è quella di un'orfana poverissima che riesce a entrare nell'alta società grazie all'aiuto finanziario di un misterioso benefattore, il Papà Gambalunga del titolo. La vera identità di Gambalunga si scoprirà solo nell'ultima, frenetica e appassionante puntata. Nel corso della serie Judy crescerà e da bambina diventerà una ragazza: la serie quindi tratterà anche tematiche sentimentali, cosa non molto comune nel meisaku, che di solito ha protagonisti giovanissimi. Degno di nota è il fatto che Judy si vergogna delle sue vere origini e le nasconde alle compagne di collegio, cosa molto realistica visto il tipo di società in cui viene a trovarsi, in cui la povertà viene disprezzata. L'introspezione psicologica della protagonista è notevole. Per il resto le tematiche sono quelle tipiche dei meisaku che descrivono la vita in un severo collegio.
L'anime presenta una certa dose di drammaticità, ma non esagera ed è guardabile da tutti. Il lieto fine è d'obbligo, ma la serie riesce a non essere mai noiosa e a coinvolgere lo spettatore. Il doppiaggio è buono, la sigla di Cristina d'Avena stupidina, ma si fa ricordare. Il mio voto è 8,5 e ho considerato anche l'idea di arrotondarlo a 9.

Utente2053

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Utente2053

Episodi visti: 48/40 --- Voto 10
Un cartone che ha lasciato il segno, dalle prime puntate sembrerebbe che non sia un granché, ma andando avanti con la storia si cambierà idea, questo perché nell'anime ci sono molti sentimenti che in molte occasioni faranno piangere. L'ho visto quando ero bambina, ed è uno dei pochi che considero un capolavoro di quel tempo.

L'ambientazione è molto significativa, anche perché in quel periodo c'è stato un boom di anime tratti da romanzi del novecento/ottocento, tutti grandi classici occidentali. Infatti anche questo anime è tratto da un romanzo molto apprezzato.
La storia si svolge in America, e ha per protagonista un'orfanella di nome Judi, che grazie ad una adozione trova una persona speciale, da qui in poi vivrà molte avventure.

La cosa che mi ha sorpreso nell'anime è stato un certo elemento molto significativo, che ora vi spiego: la riproduzione esatta della mentalità degli americani dell'epoca, sopratutto per il fatto di fare molte differenze tra le classi povere e quelle alte, e la nostra protagonista avrà proprio a che fare con queste differenze.
Un anime adatto a tutta la famiglia. Voto:10.


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demone dell'oscurità

Episodi visti: 48/40 --- Voto 9
Una delle poche volte in cui all'interno degli anime possiamo assistere ad una tragicommedia, c'è un alternarsi di situazioni ed eventi in continuo contrasto tra loro che portano all'utilizzo di questo termine. Solitamente, abituati come siamo alle favole, scopriamo sempre che all'interno di esse c'è sempre un margine di verità che accompagna la narrazione fino alla fine della storia, in contesti come la tragicommedia, a furia di vedere delle situazioni divertenti che vengono ricordate e menzionate all'interno della narrazione, a seconda dei casi ci allontaniamo o avviciniamo da ciò che è la triste realtà, che è poi l'insegnamento finale a cui vuole ricondurci quest'opera. E tutto questo esplodere di continue emozioni in contrasto tra loro le ritroviamo all'interno della protagonista che ben interpreta il suo ruolo "elastico" all'interno di questa serie.

A dire il vero, pur avendo una media durata di episodi in cui non mancano i momenti comici e divertenti, scopriamo invece un susseguirsi di realtà molto vicine al nostro vivere comune, in cui i temi trattati in questo meisaku sono vasti e caldi.
Ritroviamo il tema dell'abbandono dei minori, uno dei mali di questa odierna società che ci fa assistere a diversi episodi simili nella vita reale, nonché la difficile eredità di chi rimane orfano o solo al mondo, praticamente senza un futuro, nonché il tema dell'adozione, che lenisce questo tipo di sofferenze solo in parte, in quanto il più delle volte i rapporti sono più freddi di quello che possono realmente sembrare, dando origine a continue incomprensioni o a situazioni che anziché portare all'adozione portano al collegio o all'orfanotrofio, a cui vanno aggiunte le annose situazioni dei "figli di n.n.", a volte senza neanche un minuscolo riconoscimento anagrafico degno di nota, la lotta di classe, il nepotismo, atto a portare avanti un certo tenore di vita e determinate ricchezze che non vanno sperperate, complice il periodo tra le due guerre mondiali in continuo bilico societario e finanziario, per non parlare della lotta tra ceti sociali, in cui perfino in un collegio si possono avvertire i putridi odori del razzismo e della xenofobia.
Sono molteplici i temi trattati, e tutti di assoluto valore sociale e in collocazione storica mai lontani dalla nostra realtà.

In tutto questo dovrebbe prevalere, in una protagonista così sfortunata, la voglia di emergere e di avere il giusto riscatto sociale, la voglia di sorridere comunque ad una vita disagiata, un talento innato e una dannata voglia di dimostrarlo anche quando ordini superiori dovuti ad alcune particolari circostanze in cui si trova lo vietano.
E tutto questo lo ritroviamo nell'ombra di un uomo dalle gambe dalla misura spropositata e nella vivacità delle treccine della protagonista, un connubio di strane immagini che potrebbero chiudere un ipotetico cerchio di questa storia, fatta di avventure, amicizie e sofferenze che compongono la travagliata esistenza di questa fanciulla, che dovrà sgomitare parecchio per avere finalmente il posto al sole che merita, un successo conquistato con le unghie e con i denti, a costo di immani sacrifici, angherie di classe di vario tipo e molto senso della rinuncia, tra cui i sentimenti più puri ed importanti.

Da qui nasce l'intento dell'autore, quello cioè di comunicarci che il cuore è una macchina perfetta che sa andare sempre oltre gli ostacoli più nefasti ed insormontabili, dove non esiste più il confine della paura e di antichi risentimenti, dove c'è la gran voglia di far bene tutto con la propria testa e il proprio talento, e dimostrare così di non essere mai solo in un mondo dove difficilmente il genio umano che si distingue per particolari doti viene accettato, come si disse all'interno del primo film di Spiderman "ogni potere comporta delle responsabilità", laddove tutto è impegno e costanza, non certo un privilegio innato, quindi di innato si ha sempre e solo il talento, sta a noi quindi impegnarci e dare il massimo per il raggiungimento dei nostri sogni, perfino quelli impossibili, e il più delle volte i grandi sacrifici sono ricompensati da enormi ricompense.
Questo è il chiaro messaggio che proviene da quest'opera, così divertente e così triste nello stesso tempo, tenete a portata di mano i fazzoletti, ne avrete bisogno!

Da sottolineare la bravura nel doppiaggio italiani della Magnaghi, di Sabre, della Fanfani, di Balzarotti e della Pacotto, davvero immensi nei loro ruoli in quest'opera.
Consigliatissima la visione!

simona

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simona

Episodi visti: 48/40 --- Voto 9
Papà gambalunga è sicuramente un altro anime che mette in luce dei valori importanti comequello dell'altruismo e dell'aiuto verso gli altri.
La giovane protagonista orfana verrà aiutata da un misterioso giovane benefattore in cui le insegnerà a crescere e ad avere foducia e coraggio nella vita. La storia, in alcuni punti molto drammatica, scorre fluida e coinvolgente fino alla fine, catturando lo spettatore e immedesimarlo in momenti ricchi di gioia e di sentimenti che toccano il cuore.
Accuratissima è anche la caratterizzazione dei personaggi e bellissima la sigla!


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Hadrill

Episodi visti: 48/40 --- Voto 7
La serie è una fedele trasposizione del romanzo di Jane Webster, strutturata in modo da rendere la trama, che si sviluppa episodio dopo episodio, avvincente e chiara da seguire: le atmosfere drammatiche, pur presenti, non risultano oppressive, mentre le psicologie dei personaggi sono approfondite e realistiche, con i personaggi principali affiancati da caratterizzazioni minori più convenzionali.
Molto curata l'animazione e la regia, così come il character design che risulta vario e originale, di stampo piacevolmente “classico.”
Buona l'edizione italiana e la sigla cantata da Cristina d'Avena.


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Aduskiev

Episodi visti: 40/40 --- Voto 7
“ Io sono sola, proprio sola, con le spalle al muro pronta a lottare contro il resto del mondo. E mi viene quasi male quando ci penso. Caccio via il cattivo pensiero e continuo nella mia finzione.”
Nel 1990, Nippon Animation produce per Fuji TV il decimo titolo del World Masterpiece Teather : Watashi no Ashinaga Ojisan noto in Italia come Papà Gambalunga. Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Webster (1912) e sceneggiato da Fujimoto Noboyuki che dei Meisaku nei primi anni 90 ha fatto la sua fortuna ( Il libro della giungla, Fiocchi di cotone).
Judy Abbot è una ragazzina che vive in un orfanatrofio religioso a New York. Terminato il ciclo di studi che il brefotrofio gli offre il suo destino pare segnato. Ma un misterioso benefattore, che da ora in poi terrà con lei un fitto scambio epistolare e che lei soprannominerà “Papà Gambalunga”, si prodiga le spese per farla studiare in un prestigioso collegio. Judy, si trasferisce quindi e sul suo passato e le sue origini cala un fitto mistero. Interpreta il personaggio di una ragazzina alto-borgese e da li, per i tre anni successivi, manterrà questa maschera.
La trama, fedele al romanzo, con pittoriche aggiunte dell’omonimo film del 1955, è tuttavia profondamente alleggerita di quelli che sono i risvolti politici e sociali di cui la Webster aveva intriso lo scritto. Nell’anime Judy farà spesso notare l’ipocrisia della classe alto-borghese americana ma senza monologhi politicanti. Nel romanzo invece è dalla voce e dai pensieri di Judy che scaturisce una forte critica sociale degli States d’inizio novecento. Non c’è da stupirsi di questo, la Webster è discendente di quel Mark Twain tanto osannato e tanto criticato in patria, che fece della denuncia sociale un suo marchio di fabbrica. La scelta dei produttori giapponesi non è criticabile. Judy biasima ampiamente un sistema che nella trama neppure si intravede se non attraverso i pochi gesti dei ricconi che circondano la ragazzina. Sarebbe stato inopportuno quindi, introdurre 80 anni dopo, una critica sociale appartenuta peraltro a un'altra nazione. I temi trattati da Judy infatti non sono universali (come potevano essere quelli di Peline e Sara) ma mirati all’establishment americano di quel periodo.
Più che di politica l’anime parla di relazioni sociali e sentimentali. Vengono snocciolate abbastanza bene le sfumature psico-comportamentali della protagonista e si riprende un tema piuttosto abusato ma sempre attuale, quello del così detto “pesce fuor d’acqua”. Così si sente Judy per tutti i suoi tre anni nell’istituto, dove si macera in bilico tra la sua ipocrisia e il quieto vivere. È perfettamente conscia che svelando le sue vere origini non sarà più accettata da tutti e questo la fa desistere, parallelamente soffre questa condizione di perpetua menzogna. Solo con il suo tutore “Papà Gambalunga” Judy si apre completamente, descrivendogli, oltre le sue giornate, anche il difficile rapporto che ha con se stessa e con la commedia che recita. Queste disquisizioni saranno sempre afferrate dal suo interlocutore che la spronerà e la incoraggerà lungo tutto lo svolgimento della trama.
Disegno in linea con i canoni Nippon Animation dei primi anni 90, tratto non molto pulito rispetto a Una per tutte,tutte per una, ma colore decisamente migliorato. Assente ancora la luce, prerogativa di una grafica futura. Movimenti abbastanza fluidi anche se spesso un po’ impacciati nelle scene corali.
In definitiva un prodotto che esamina con molta cura la dualità della menzogna, che asserve da un lato e schiavizza dall’altro. La scelta del testo d’origine è forse la cosa più criticabile in quanto non si parla di un romanzo semplice e di sicuro non più attuale. Tuttavia il prodotto è godibile e si lascia guardare nelle sue 40 puntate. Sette.


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ALUCARD80

Episodi visti: 48/40 --- Voto 9
Non so dire quante volte io abbia visto questo anime nella mia vita, eppure tutte quelle volte mi sono emozionato tantissimo. Ero davvero un bambino quando lo vidi per la prima volta, e non ne capii tutti i significati, ma rivedendolo anni dopo ho saputo apprezzare le cose "nascoste" per così dire, e anche ho sorriso e mi sono divertito nei momenti ilari, anche se a tirare le somme stiamo parlando di una storia drammatica e dal finale piuttosto singolare.

Potremmo dire che Watashi no ashinaga Ojisan ha preso, come tanti artisti giapponesi che amano il mondo, le leggende e le storie occidentali, i connotati dei romanzi classici di fine ottocento / inizio novecento e ne ha tirato fuori una storia che ricorda sia Libro Cuore, sia Piccole Donne, ma che ha un "retrogusto", se vogliamo da Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Come in questi famosissimi romanzi d'avventura per ragazzi entrati nella storia quali capolavori senza tempo, quest'anime ha come protagonisti dei ragazzi, in particolare Judy (io ho sempre visto la versione doppiata in italiano passata da Mediaset se non erro), orfanella dal passato misterioso e dal futuro che si presenterà piene di sorprese.
Come anche si può evincere dalle immagini il chara design è classico degli anni 90, e nel complesso sia il tratto degli autori che i fondali che le animazioni stesse le ho trovate più che sufficienti. Anche se Watashi no ashinaga Ojisan comincia ad avere davvero un certo numero di anni sulle spalle, sa presentarsi ancora davvero bene.
Il punto forte di questo prodotto è senz'ombra di dubbio la trama: coinvolgente e intensa non da subito, introduce i personaggi pian piano nell'arco dei quarantotto episodi, ne esplora i caratteri con un'accurata introspezione man mano che la storia progredisce e conoscendoli meglio lo spettatore può affezionarcisi e talvolta rispecchiarsi in essi. Forse in alcuni episodi le situazioni drammatiche sono un pò esagerate e artefatte, ma sono i momenti più difficili e sofferti a fare di quest'anime bello ed emozionante, perseguendo una morale quanto mai classica e senza tempo, ovvero che stringendo i denti e mettendocela tutta si possono scalare anche le vette più impervie e sorpassare tutti i momenti di debolezza e anche tutte le tragedie. La forza di volontà, la determinazione e l'abnegazione sono qualità che hanno fatto famoso il popolo giapponese in passato, ed è facile rivederle nei prodotti da loro creati, ma in quest'anime è più una ricerca costante della felicità, poiché la protagonista è un'orfanella dalla vita difficile ma dal cuore d'oro.
Una bellissima storia per tutti, grandi e piccini, davvero indimenticabile.


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fenice x felice

Episodi visti: 48/40 --- Voto 10
Un cartone che ha lasciato il segno, dalle primme ipotesi si puo dire che non e un granchè ma andando avanti con la storia si cambierà idea, questo perche nell'anime ci sono molti sentimenti che in molte occasioni faranno piangere.
Essendo un anime di quando ero bambina questo è uno dei pochi che considero un capolavoro del tempo.

ilaria86

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ilaria86

Episodi visti: 38/40 --- Voto 8
Cartone animato di una tristezza infinita, ma storia coinvolgente e inconsueta, gran bella e gioiosa protagonista femminile, che passo dopo passo trova il suo riscatto, passando da orfanella a studentessa mantenuta agli studi da un misterioso benefattore, che lei chiama papà gambalunga, e che (guarda le fortune della vita!) finisce per sposare dopo un'infinità di peripezie. da vedere e apprezzare, per imparare a non arrendersi anche di fronte alle peggiori difficoltà.

Testu

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Testu

Episodi visti: 25/40 --- Voto 8
Bellissima versione animata del romanzo di Jean Webster. Ricordo che l'ultima puntata aveva uno stile di disegno del tutto differente dal resto della serie, forse addirittura nello stesso colore degli occhi e dei capelli di Judy, tutto ciò per cercare di dare loro un'aspetto più adulto e serio, ma a mio avviso fu uno sbaglio. In ogni caso questa era e rimane un'ottima serie che si fa forza della grande simpatia della sua protagonista.

Atomino

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Atomino

Episodi visti: 40/40 --- Voto 8
L'anime procede di pari passo a narrar le avventure adolescenziali di Judy una ragazza orfanella in maniera ben esaluriente offrendo soprattutto allo spettatore di delineare dutante il corso degli episodi l'anima con cui è composto ogni personaggio. Il carachter design è davvero ben realizzato, stile Nippon Animation, ma nonchè davvero godibile come serie, sperando in un edizione in DVD video.