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Mitsuki_92

Volumi letti: 2/2 --- Voto 7
"Tokyo Mew Mew" fu il mio primo manga, nel lontano Aprile 2004... la sua autrice, Mia Ikumi, rimarrà per sempre nel mio cuore. Sono davvero affezionata a questa mangaka! Dopo "Tokyo Mew Mew", mi accorsi dell'estrema somiglianza di Ichigo con la Doll Rika. A quel tempo, verso il 2005, stavano dando su Rai2 la replica di "Super Doll Rika-chan" e mi accorsi che i disegni erano simili! Che gioia, pensai! Andai subito in fumetteria e cercai e rovistai fra i manga vecchi... ed ecco i due volumi di cui si compone "Super Doll Rika-chan".

La storia narra di una ragazzina di terza elementare di nome Rika Kayama... è vivace e spigliata e ha dei buoni amici come Sumire, sua migliore amica, ragazzina fifona e insicura, e Dai, ragazzino simpatico e alla mano. La vita dei tre s'intreccerà poiché possiedono un Calling Ring ciascuno. Ma a cosa servono? Quando un giorno Rika viene aggredita da tre uomini misteriosi, in suo aiuto accorre Doll Rika, una bambola che è in grado di muoversi. Così si scoprirà che Rika è destinata a diventare la regina del cosiddetto "Regno delle Bambole".

Essendo la sua prima vera opera, Mia Ikumi ci delizia con un disegno sporco, abbozzato nei punti più caotici, tuttavia facile da seguire. Il suo stile si evolverà col tempo, e proprio per questo motivo che ho preso tutte le sue opere edite in Italia. A parte la questione affettiva spiegata prima, mi piace come disegna. Sicuramente non posso dare voti super alti... il giusto voto secondo me è 7. Sì, per me ottiene la più che sufficienza! Poi... de gustibus.
La trama è semplice e lineare, con un buon ritmo narrativo. E' una storia d'amicizia e buoni sentimenti. Di certo non vi dovete aspettare chissà che da questo manga... ha di certo le sue pecche, la prima fra tutte l'essere composto solo da 2 volumi, in confronto ad un anime con 52 episodi. Troppo pochi 2 volumi per raccontare la storia nella sua interezza. Se però, volete passare un piacevole pomeriggio, perché non consigliarvi questo majokko. E' semplice, lineare e bello da seguire.


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GeassOfLelouch

Volumi letti: 2/2 --- Voto 8
Superdoll RikaChan è un manga breve di due volumi scritto da Mia Ikumi di genere avventura fantastica.

Rika Kayama è una ragazzina delle elementari in gita scolastica, presso un museo scopre l'esistenza di un antico e mitico reame delle Bambole del quale sono stati trovati numerosi reperti. Ma ben presto la visita nel museo si rivela essere una messinscena di Scarecrow, che è attirato dal gioiello del regno delle bambole, regalatole dalle nonna, che Rika possiede.
Ecco che nel momento del pericolo interviene una misteriosa ragazza che protegge e difende Rika dall'attacco del malvagio dottore. Al ritorno dalla gita la nonna le regalerà una bambolina, la Doll Knight, dicendole di chiamarla in caso di necessità.
Ma Rika non è l'unica a possedere una Doll Knight, di cui ne esistono altri due esemplari, gli altri possessori saranno degli amici o dei nemici? E Rui, il ragazzo che possiede delle lontanissime memorie del regno delle Bambole, cosa avrà a che fare con Rika? E la nonna che verità nasconde? È vero che le bambole non hanno un'anima? Come sarà il regno delle bambole?
Troverete queste risposte nei due volumetti di quello che si rivelerà una bella lettura, leggera, senza pretese ma in grado di dare qualche insegnamento.

La storia è stata fatta per sponsorizzare l'omonima bambola, che è il corrispettivo giapponese della bambola americana Barbie.
Il tratto del manga è carino, tenero e spesso puccioso, ma dettagliato, pulito e curato.
I personaggi sono un po' stereotipati ma assumendo che la maggior parte sono bambini, questo fatto passa in secondo piano. I loro caratteri cambiano al dipanarsi della trama mostrando le incertezze, i drammi e i lati positivi di ogni personaggio buono o cattivo che sia.
La trama è abbastanza fresca, non troppo originale, ma nonostante questo presenta dei colpi di scena ben fatti e imprevedibili associati da alcune frasi che si rivelano profonde ed emozionanti in quel contesto, soprattutto nell'epilogo.
Il finale è abbastanza prevedibile, ma non lascia l'amaro in bocca: vi sorprenderete a sorridere al termine della storia pensando al lato emozionale delle bambole e dei peluche che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia.

Quindi per una storia non troppo profonda di due volumi trovo che sia stata confezionata ottimamente e si evolva con il giusto ritmo: non posso che assegnare un bel voto a un'opera che mi ha saputo emozionare nel suo piccolo.
Voto: 8.


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Doll_in_the_Hell

Volumi letti: 2/2 --- Voto 5
Superdoll Rika-Chan è un manga di Mia Ikumi, famosa per la sua opera Mew Mew Amiche Vincenti, infatti come si apre l'albo si nota subito tantissimo la somiglianza fra Strawberry (Ichigo) e Doll Rika.
Come manga, mi dispiace dirlo, perché ho letto anche altro della Ikumi (tipo Wish pubblicato dalla PlayPress), penso sia il peggiore della Sensei.
Vero anche che è la sua prima opera, quindi il suo stile doveva migliorare (e lo ha fatto), ma in realtà questo manga è un pasticcio: confusionario (le scene sono difficili da seguire), i disegni molto semplificati, la storia a tratti non la si segue benissimo, e ha una fine un po' cosi...
L'ho preso perché ho appezzato moltissimo l'anime, trasmesso in Italia più di qualche anno fa (1999?), ma il manga è un po' diverso dalla storia animata.
Comunque la storia è molto dolce, i personaggi abbastanza simpatici, e va bene per una lettura non impegnativa. Piccola pecca: si legge nel senso di lettura europeo, non in quello giapponese (forse è anche per questo che spesso si fa fatica a capire l'ordine di scene e azioni). Diciamo che se lo avesse creato qualche anno dopo sarebbe risultato migliore di così.


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nekochan

Volumi letti: 2/2 --- Voto 9
Sarò franca: sono dannatamente affezionata a questo manga, che per me è stato il primo in assoluto.
Quindi sì: il voto così alto è probabilmente dovuto a questo motivo.
Il fatto è che nonostante siano passati anni e nonostante abbia letto centinaia di altri manga non riesco proprio a considerare Superdoll Rika chan un cattivo fumetto.
L’impatto che ebbe su di me la prima volta che lo lessi fu grandissimo, ma d’altronde non poteva che essere così: ero una ragazzina e stavo scoprendo un mondo completamente nuovo per me. Eppure, ogni volta che vado a rileggerlo, mi accorgo che le mie impressioni continuano ad essere sempre le stesse di allora.
Innanzitutto premetto che non conoscevo l’anime quando lessi il manga (anzi, quando più tardi lo beccai in tv proprio non mi piacque, forse per i troppi cambiamenti rispetto alla versione cartacea XD) per cui non ho avuto problemi di paragone durante la lettura. Non so se è per questo motivo che la storia non mi è sembrata affatto affrettata. Sinceramente ho trovato lo svolgersi delle vicende molto lineare e nient’affatto compresso, semmai con un ritmo un po’ incalzante visto che tutto ciò che accade è strettamente legato alla vicenda principale; certo, in soli due volumi è difficile portare avanti una trama solida e allo stesso tempo dedicare abbastanza spazio ai personaggi, eppure secondo me ci è riuscito lo stesso.
La storia ha un suo perché, va avanti con un dosato mix di simpatia, mistero e azione e ci sono diversi colpi di scena, ma sono i personaggi e le loro relazioni quelli che mi sono piaciuti più di tutti.
La protagonista Rika alla fine è un buon partito, non eccelle particolarmente essendo una bambina simile a molte altre protagoniste del genere, ma bene o male alla fine ti ci affezioni. La co-protagonista Doll-Rika è già un personaggio più affascinante, soprattutto per la relazione che ha con lo studente Rui, che è una delle cose più belle di tutto il manga (e a cui è dedicato anche un bellissimo episodio speciale a fine volume). E anche Yae, l’iniziale antagonista, è un personaggio validissimo, ben gestito e ben motivato. Gli altri personaggi secondari in effetti sono un po’ sacrificati: Dai, il migliore-amico-e-qualcosa-di-più di Rika è comunque ben caratterizzato anche perché ha una discreta parte all’interno della storia, ma personaggi come Catherine, Doll Isamu e Doll Izumi (questi due in particolare) non hanno molto spazio per un approfondimento come si deve, anche se la loro personalità è comunque ben evidenziata, così come il loro ruolo; altri personaggi di importanza minore invece, come ad esempio Plue o Sumire, sono solo mere comparse che servono perlopiù a “fare gruppo”, ma non ci vengono dati abbastanza elementi per sentirne la mancanza.
Il finale mi ha soddisfatto appieno, un happy ending coi controfiocchi per tutti, in un certo senso anche un po’ commovente... però lo ammetto, l’ultima battuta non l’ho mai capita!
Per quanto riguarda poi il comparto tecnico abbiamo un buon utilizzo dei retini, una buona impostazione delle tavole (particolarmente belle in alcuni casi) e dei bei design per i personaggi (migliori rispetto a quelli dell’anime); l’aspetto prettamente grafico invece, essendo questa l’opera di esordio della Ikumi, è ancora imperfetto sotto molti aspetti, anche se in compenso abbiamo un’ottima resa delle espressioni facciali.
In sintesi, una lettura breve e leggera, ma non priva di sorprese, che personalmente mi sento di consigliare.


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Kotaro

Volumi letti: 2/2 --- Voto 3
E' una brutta bestia, la mia.
Quando guardo, in tv, un anime che mi prende, e so esserci il manga pubblicato in italiano, finisce sempre che compro anche quest'ultimo. Questa abitudine, in taluni casi, mi ha fatto scoprire parecchie perle che dapprima ignoravo, come ad esempio One Piece o Yu-gi-oh, ma in altri casi non sono stato così fortunato.
Superdoll Rika-chan è uno di questi.

In principio, era una bambola: Rika, o Licca che dir si voglia, la Barbie nipponica, uno dei giocattoli più popolari del paese del Sol Levante.
Per trainare le vendite della bambola, si creò una piacevolissima serie animata in una cinquantina di episodi dal titolo Superdoll Rika-chan, la quale, grazie alla trama appassionante, alla pregevolissima realizzazione tecnica (la regia era di Gisaburo Sugii, mica pizza e fichi!) e alla simpatia dei personaggi, ottenne un ottimo successo.
Proprio a fronte di questo successo, si decise di realizzarne un adattamento cartaceo, affidando l'opera alla emergente - ma promettente - Mia Ikumi, che in seguito raggiungerà la celebrità con la serie Tokyo Mew Mew.
Sfortunatamente, come spesso accade, quando si adatta in manga una serie animata, i risultati non sono molto esaltanti...

Il lettore che inizia a leggere Superdoll Rika-chan, foss'anche egli non avvezzo alla visione dell'anime, nutre buone speranze, dato che l'incipit della storia è fresco e coinvolgente.
Purtroppo già praticamente da subito appaiono i primi difetti, sia pure sul lato grafico, con una Ikumi brava a disegnare i volti ma non molto avvezza alle molte scene d'azione che la storia richiede, le quali risultano così confuse e pasticciate.
Proseguendo nella lettura, ahimè, sono solo i difetti quelli che spiccano.
La storia, così appassionante e ricca di colpi di scena, nonchè perfettamente dilatata dai ritmi televisivi, appare qui, nel corso dei soli due volumetti che compongono l'opera, compressa nei limiti dell'inverosimile. Gli avvenimenti si susseguono senza sosta, ma anche senza pathos, e i colpi di scena, privati di tutto il loro background, lasciano il tempo che trovano.
Bocciata in toto la caratterizzazione dei personaggi. Intanto, mezzo cast del cartone animato manca all'appello (compresi lo spassosissimo Waya e la vampira cattiva sexy, che a livello grafico era splendida!), ma quelli che rimangono sono letteralmente stuprati da questa trasposizione.
L'esiguo spazio a disposizione, del resto, non permette di approfondirne i caratteri e i legami con altri personaggi, e queste persone sembrano essere delle marionette (o, meglio, dato che è di Rika-chan che parliamo, delle bambole!) senz'anima che si muovono e agiscono senza capirne il perchè, e, di conseguenza, senza farlo capire ai lettori.
Il comicissimo dottor Scarecrow, antagonista principale del primo volumetto, viene liquidato in quattro e quattr'otto, e il suo ruolo è unicamente quello di fare quattro gags. Nulla è rimasto del suo conflitto come uomo, che tanto toccante era stato nella serie animata, né i suoi assistenti Waya e Pul, personaggi esilaranti e innegabilmente umani nel cartone, hanno lo stesso charme nella trasposizione cartacea: Waya è completamente assente, mentre Pul comprare si e no in tre vignette e poi non si sa più nulla di lei.
La stessa Doll Rika non ha un decimo dello charme e del fascino da combattente bella, sensuale e agguerrita che mostrava nella serie tv, e rimane qui un personaggio di cui poco o niente si sa, che non riesce a restare impresso nel cuore dei lettori. Maggior fortuna non è toccata ai suoi compagni Doll Isamu e Doll Izumi, che hanno una parte sacrificatissima, poche battute e una personalità nulla che traspare più dai siparietti comici che dalle loro reali azioni nella vicenda.
Sacrificatissimi sono anche i compagni di scuola della protagonista Rika: se Dai, tutto sommato, riesce a farsi giustizia, altresì non si può dire di Sumire, il cui ruolo nella storia, a differenza del cartone, è completamente inutile, e di Catherine, che compare dal nulla a metà storia senza adeguate spiegazioni e pretende questo e quello (Tomonori, l'altro compagno di classe, è assente nel manga).
Più o meno descritti, seppur di molto inferiori alla versione animata, sono la protagonista Rika, i suoi familiari e il coinquilino Rui, ma si tratta comunque di personaggi superficiali e di scarsissimo spessore, che di certo non meritano di essere ricordati.
Un ulteriore punto a sfavore del manga è la differenza grafica di alcuni personaggi (vedi Rui che è molto più effeminato, Sumire che ha la faccia uguale a Rika mentre nell'anime aveva un'espressione tutta sua, o tutta la famiglia di Rika), rispetto alle loro controparti animate, cosa che peraltro complica un pò il punto finale della storia, fondamentale a livello di trama.

Tanto l'anime di Superdoll Rikachan era garbato, appassionante, fresco e perfettamente godibile anche da un pubblico maschile e di una certa età, pur nel suo essere una produzione rivolta perlopiù alle bambine, tanto questo manga appare invece insulso, superficiale, sconclusionato e quasi illeggibile, al punto che nulla viene ricordato dopo la lettura e che le uniche parti meritevoli sono le scenette comiche inserite tra un capitolo e l'altro.
E' un'operazione commerciale abbastanza squallida, nonchè un manga che ha dei grossi limiti a livello di composizione della trama e caratterizzazione dei personaggi, e che, come tale, non mi sento di consigliare a nessuno. Dirottatevi, invece, sulla serie animata, che è di ben altra pasta.