La tomba del faraone
Questo è il primo shojo datato che leggo in vita mia. Precedentemente avevo letto solo shojo "moderni" (come kamisama kiss) che per quanto possano essere belli, non possono competere con storie appartenenti al gruppo dellle 24. Ne sono rimasto affascinato per questi motivi👇🏻
TRAMA:
La trama è ricca di colpi di scena e scorre per bene durante tutti i 4 volumetti. Inizia molto lentamente ma poi raggiunge l'apice (a parer mio) verso il secondo-terzo volumetto. Ha un leggero calo nella parte finale della storia. Anche se si tratta di un finale coerente con tutta la storia, avrei voluto che durasse 50 pagine in più per raccontare meglio gli ultimi eventi.
Ho trovato quindi il finale leggermente frettoloso.
Dopo aver concluso la storia, quello che rimane non è la drammaticità dell'opera. Pur essendoci svariate morti/ingiustizie (come succede in qualsiasi guerra) risalta molto di più la parte "romantica" che la Takemiya ha voluto dare in alcuni momenti della storia. Amori impossibili, amori rinnegati, amori malati, desideri. Quest'opera racchiude tutte queste etichette.
Per le anime più sensibili le lacrime sono assicurate.
Oltre a questo, ciò che rende grandiosa l'opera è la caraterizzazione dei personaggi. Ognuno, fin dalla prima apparizione, ha un carattere tutto suo e coerente in tutta la storia. Anzi, i personaggi diventano sempre più maturi con il passare degi eventi raccontati. Non sono affatto statici, ma cambiano a causa delle disgrazie che devono affrontare. Avrei preferito che venissero raccontati di più i pensieri di Sneferu. È il personaggio più macabro e difficile da interpretare. Quando si ritrova a dover parlare con qualcuno, spesso ridacchia o lo prende in giro.
Per comprenderlo meglio sicuramente sarà necessaria una rilettura.
Anche la Takemiya, afferma che avrebbe voluto dare più spazio a questo personaggio, ma per questioni di trama le era difficile farlo.
DISEGNI:
Stupendi. Complessi. Ricchi di dettagli. Proprio come le regole dello shojo impongono. Il merito è da dare anche alla J-Pop che ha portata una qualità di stampa eccellente.
EDIZIONE.
Il cofanetto della jpop vale i 40€ spesi. Per alcuni sarà tanto spendere 10€ per ogni volumetto. Ma la qualità si nota. Le copertine sono tempestate di inserti in oro. Ci sono parecchi pagine a colori (sopprattutto nei primi due numeri)
CONCLUSIONI:
Consiglio a chiunque la lettura di questa opera. Non è un opera leggera. Va letta nel momento giusto e con il modo giusto. Sicuramente dopo averla letta, vorrete recuperare anche le altre opere di questa fantastica autrice.
Voti definitivi
Trama: 8
Personaggi: 9
Disegni: 10
Edizione: 8
TRAMA:
La trama è ricca di colpi di scena e scorre per bene durante tutti i 4 volumetti. Inizia molto lentamente ma poi raggiunge l'apice (a parer mio) verso il secondo-terzo volumetto. Ha un leggero calo nella parte finale della storia. Anche se si tratta di un finale coerente con tutta la storia, avrei voluto che durasse 50 pagine in più per raccontare meglio gli ultimi eventi.
Ho trovato quindi il finale leggermente frettoloso.
Dopo aver concluso la storia, quello che rimane non è la drammaticità dell'opera. Pur essendoci svariate morti/ingiustizie (come succede in qualsiasi guerra) risalta molto di più la parte "romantica" che la Takemiya ha voluto dare in alcuni momenti della storia. Amori impossibili, amori rinnegati, amori malati, desideri. Quest'opera racchiude tutte queste etichette.
Per le anime più sensibili le lacrime sono assicurate.
Oltre a questo, ciò che rende grandiosa l'opera è la caraterizzazione dei personaggi. Ognuno, fin dalla prima apparizione, ha un carattere tutto suo e coerente in tutta la storia. Anzi, i personaggi diventano sempre più maturi con il passare degi eventi raccontati. Non sono affatto statici, ma cambiano a causa delle disgrazie che devono affrontare. Avrei preferito che venissero raccontati di più i pensieri di Sneferu. È il personaggio più macabro e difficile da interpretare. Quando si ritrova a dover parlare con qualcuno, spesso ridacchia o lo prende in giro.
Per comprenderlo meglio sicuramente sarà necessaria una rilettura.
Anche la Takemiya, afferma che avrebbe voluto dare più spazio a questo personaggio, ma per questioni di trama le era difficile farlo.
DISEGNI:
Stupendi. Complessi. Ricchi di dettagli. Proprio come le regole dello shojo impongono. Il merito è da dare anche alla J-Pop che ha portata una qualità di stampa eccellente.
EDIZIONE.
Il cofanetto della jpop vale i 40€ spesi. Per alcuni sarà tanto spendere 10€ per ogni volumetto. Ma la qualità si nota. Le copertine sono tempestate di inserti in oro. Ci sono parecchi pagine a colori (sopprattutto nei primi due numeri)
CONCLUSIONI:
Consiglio a chiunque la lettura di questa opera. Non è un opera leggera. Va letta nel momento giusto e con il modo giusto. Sicuramente dopo averla letta, vorrete recuperare anche le altre opere di questa fantastica autrice.
Voti definitivi
Trama: 8
Personaggi: 9
Disegni: 10
Edizione: 8
Della Keiko Takemiya ho letto in passato “Natsu e no Tobira” (opera mediocre) e “Verso la terra...” (che è un quasi capolavoro). Sono interessato a leggere “Il poema degli alberi e del vento”, che non ho ho acquistato all’epoca perché a corto di money e spero esca prima o poi “Andromeda stories”.
Ma com’è questo “Pharaoh no haka”?
Di quattro volumi i primi due non mi sono piaciuti, tant’è vero che ci ho messo giorni a finirli, ma fortunatamente ho acquistato il box e perciò ho continuato nella fatica: gli ultimi volumi li ho divorati.
Quindi se i primi volumi li ho considerati brutti con qualche scena e idea interessante gli altri sono ottimi.
Non so se mi davano fastidio i protagonisti bambini (non credo) o se l’impostazione delle tavole fosse diversa (non mi sembra ma non ci ho fatto caso) ma quel che è certo che l’opera non mi ha convinto fino alla sua metà per poi schizzare nell’empireo.
Sariokis principe di un piccolo regno distrutto diviene schiavo di Re Sneferu, da cui scappa per diventare il Falco del deserto, mentre costui, definito il re serpente, si innamora di Nile, ignorando che è la sorella del suo nemico.
La loro tragica storia d’amore finisce per le macchinazioni di Kes, il visir del Re, intenzionato a sbarazzarsi del suo sovrano per governare il regno da solo.
I personaggi sulle prime non mi hanno conquistato nonostante vengano violati, esposti al destino, abusati, bramati con odio o con amore.
Il principe Sario arriva spesso sul bordo della morte ma si riprende sempre e diventa ad ogni disgrazia più forte: l’unica sua debolezza, sfruttata dal visir, è l’amore di sua sorella Nile.
L’amore in questa storia è una debolezza che unisce vari personaggi (Sneferu, la madre del re, la figlia del visir…) in una storia piena di morte e di morti: d’altronde negli anni ‘70 non avevano paura di proporre alle ragazzine storie con sesso e violenza.
La confezione Jpop è buona: buona la carta, pagine a colori, frontespizi d’oro, prezzo accessibile: i volumi sono due in uno a dieci euro.
PS: Uno dei motivi per cui la Takemiya si impegnò così tanto per “La tomba del Faraone” fu anche che l’editore le promise che se fosse arrivato al primo posto come indice di gradimento avrebbero preso in esame la storia che l’autrice voleva a tutti i costi disegnare su degli amori shonen ai… ma come dice l’autrice nel suo “Il suo nome era Gilbert” la cosa era dura perché sulla rivista pubblicavano molte altre brave autrici fra cui Moto Hagio.
Ma com’è questo “Pharaoh no haka”?
Di quattro volumi i primi due non mi sono piaciuti, tant’è vero che ci ho messo giorni a finirli, ma fortunatamente ho acquistato il box e perciò ho continuato nella fatica: gli ultimi volumi li ho divorati.
Quindi se i primi volumi li ho considerati brutti con qualche scena e idea interessante gli altri sono ottimi.
Non so se mi davano fastidio i protagonisti bambini (non credo) o se l’impostazione delle tavole fosse diversa (non mi sembra ma non ci ho fatto caso) ma quel che è certo che l’opera non mi ha convinto fino alla sua metà per poi schizzare nell’empireo.
Sariokis principe di un piccolo regno distrutto diviene schiavo di Re Sneferu, da cui scappa per diventare il Falco del deserto, mentre costui, definito il re serpente, si innamora di Nile, ignorando che è la sorella del suo nemico.
La loro tragica storia d’amore finisce per le macchinazioni di Kes, il visir del Re, intenzionato a sbarazzarsi del suo sovrano per governare il regno da solo.
I personaggi sulle prime non mi hanno conquistato nonostante vengano violati, esposti al destino, abusati, bramati con odio o con amore.
Il principe Sario arriva spesso sul bordo della morte ma si riprende sempre e diventa ad ogni disgrazia più forte: l’unica sua debolezza, sfruttata dal visir, è l’amore di sua sorella Nile.
L’amore in questa storia è una debolezza che unisce vari personaggi (Sneferu, la madre del re, la figlia del visir…) in una storia piena di morte e di morti: d’altronde negli anni ‘70 non avevano paura di proporre alle ragazzine storie con sesso e violenza.
La confezione Jpop è buona: buona la carta, pagine a colori, frontespizi d’oro, prezzo accessibile: i volumi sono due in uno a dieci euro.
PS: Uno dei motivi per cui la Takemiya si impegnò così tanto per “La tomba del Faraone” fu anche che l’editore le promise che se fosse arrivato al primo posto come indice di gradimento avrebbero preso in esame la storia che l’autrice voleva a tutti i costi disegnare su degli amori shonen ai… ma come dice l’autrice nel suo “Il suo nome era Gilbert” la cosa era dura perché sulla rivista pubblicavano molte altre brave autrici fra cui Moto Hagio.