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Chiba

Volumi letti: 1/1 --- Voto 5
Dopo One Day avevo deciso di dare un'altra opportunità a Benjamin, questa volta con un fumetto più lungo e, speravo, più complesso. Insomma: non una raccolta di racconti brevi e illustrazioni; ma una storia autoconclusiva in un bel volume unico.
Ebbene: una seconda cocente delusione.
In Orange, disegnato temporalmente dopo la raccolta One Day, l'autore decide di cambiare registro e passare dalla narrazione di amori e cotte adolescenziali ambientate nelle metropoli cinesi a un amore e cotta adolescenziale ambientata in una metropoli cinese. Svolta inaspettata e quanto mai gradita.
Il manga inizia con Orange, questo il nome della protagonista, pronta a buttarsi giù dal tetto di un condominio, ma fortuitamente frenata da un belloccio ragazzo ubriaco. Orange, come è facile intuire, s'infatuerà irrimediabilmente del ragazzo belloccio ma dannato, trasformando il suo interesse per esso in una vera e propria fissazione maniacale.

La trama procede principalmente per voce della protagonista, i suoi pensieri vengono trascritti in un continuo flusso di coscienza che si dimostrerà a tratti scontato, a tratti ripetitivo, a tratti infantile, a tratti imbarazzante. Il fatto che i pensieri provengano da una disincantata adolescente priva di ideali ma piena di complessi rende l'opera sicuramente realistica, ma anche difficile da sopportare.
Comunque sia, tra i pochi dialoghi e i tanti pensieri interiori, la lettura scorre priva di qualsiasi aggancio su cui focalizzare l'attenzione, concludendosi in maniera del tutto indolore, nell'indifferenza corale: sia mia, che dei protagonisti stessi.
Peccato. Peccato perché si ha comunque la sensazione che Benjamin abbia montato il tutto cercando un crescendo (inesistente) di emozioni e drammi, puntando molto sulle ultime pagine per colpire il cuore del lettore, azione che non riesce. L'unica cosa che rimane nel cuore è il sospetto di aver letto una banale storia deprimente, tutto qua.

Per quanto riguarda i disegni: Benjamin sa il fatto suo. Anzi no, è un raro fuoriclasse. Le sue pagine sono un'apoteosi di colori freddi alternati da riflessi caldi; un insieme di pennellate a formare figure e facce prive di contorni, ma comunque vibranti di vita propria.
La composizione della pagine a volte ne soffre, irrigidendo la lettura, altre ammalia prediligendo un'impostazione orizzontale delle vignette e soffermandosi sul gioco di sguardi dei personaggi, circondati da un ambiente claustrofobico e soffocante.
È uno spettacolo ammirare come l'autore riesca a ricavare espressioni foto-realistiche senza l'uso di una matita, affidandosi totalmente alla colorazione digitale, e ad adattare i colori stessi all'atmosfera richiesta dalla trama.
Inoltre ci sono alcune scelte visive legate alla narrazione che mi hanno incuriosito, come quella di non mostrare mai gli occhi del ragazzo al centro delle attenzioni di Orange. Decisione che ho gradito e che ha donato al personaggio un qual certo, magnetico, carisma.

Parlando dell'edizione: brossurato di piccole dimensioni (14 x 21 cm.), carta spessa e lucida a colori, ottima stampa, alette e nessuna sovraccoperta. Prezzo: 13 euro.
Purtroppo Edizioni Di mostra una scarsissima capacità nel lettering, con dialoghi decentrati o che fuoriescono dai balloon, con scritte blu sopra sfondi blu scuro e con onomatopee doppie. L'albo contiene anche una corposa postfazione con illustrazioni, studi e riflessioni dell'autore; extra che ho gradito quasi più del racconto principale.

Cosa dire?
Visivamente questo volume è un piccolo capolavoro, purtroppo non ci si accontenta delle sole immagini e, per quanto riguarda costruzione della storia, caratterizzazione dei personaggi, svolgimento dell'idea centrale, scrittura dei dialoghi e del flusso di coscienza della protagonista... siamo veramente sotto la media. La trama stessa fatica a coinvolgere e la psicologia su cui vertono le creature di Benjamin non convince per quanto artefatta e banale.
A ben pensarci potrebbe piacere a chi deve ancora affrontare un periodo complesso della propria vita, prima della maggiore età, in quell'inferno chiamato adolescenza.
Ma, ahimè, non si tratta del mio caso.