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Ais Quin

Volumi letti: 1/1 --- Voto 4
Se mai Kaori Yuki e Mayu Shinjō formassero un sodalizio artistico il risultato assomiglierebbe a quest'opera di Miyuki Abe: da una erediterebbe la morbosità senza sugo, dall'altra l'incapacità di discernere la vita reale da una telenovela. La stessa Abe ammette di aver creato "Lost Child" spinta più dalla voglia di disegnare che dall'esigenza di comunicare qualcosa, e non vi è dubbio che questa sua scarsa elevatezza d'intenti traspaia ampiamente dalle pagine di questo volume unico. Se da un lato non c'è nulla di male in un manga il cui unico fine è quello di intrattenere, dall'altro ritengo che quando il suo effettivo destinatario è soltanto colui o colei che lo realizza ci sia qualcosa che non va. A quanto ammonta nel caso specifico? Per rispondere a questa domanda mi basterebbe girarla, dal momento che si fa prima a dire cosa non è andato per il verso giusto, ma a quel punto questa recensione non avrebbe ragione di esistere.

La gente pensa che Kazuma e Naoki siano semplicemente molto protettivi l'uno nei confronti dell'altro, ma c'è qualcosa di cui soltanto loro due sono consapevoli: il loro rapporto è molto più viscerale rispetto a quello che lega gli altri gemelli, già di per sé eccezionalmente intrinseco. Il primo, tuttavia, si rifiuta di cedere alle avances del secondo, che preme affinché il loro amore proibito venga suggellato attraverso l'atto sessuale. A prima vista, quindi, sembra che sia Kazuma a dipendere maggiormente dal fratello, ma è proprio così?

Dunque, ricapitoliamo: non solo abbiamo un incesto, ma addirittura un incesto fra gemelli, e per giunta dello stesso sesso. Manca solo una mpreg (gravidanza maschile), ma direi che anche così di materiale per una storia più che dignitosa ce n'è in abbondanza. Si pensi ad esempio a "I fiori del male" di Lee Hyeon-Sook, finissimo concentrato di concupiscenza e di fatalità che esplora sia il plumbeo, voluttuoso e claustrofobico universo dei gemelli Se Joon e Se Wa - in questo caso maschio e femmina - sia l'ambiente che li circonda; in "Lost Child", ahimè, manca una conforme contestualizzazione dell'amore tra Kazuma e Naoki, di cui non ci vengono svelati i retroscena e che sembra avere un impatto tutto sommato risibile nella loro vita di tutti i giorni. I genitori sono convenientemente divorziati e assenti, gli amici non subodorano nulla e l'unica volta in cui qualcuno tenta di frapporsi concretamente fra i due la questione viene liquidata nel giro di poche pagine, quasi en passant. La sceneggiatura, talmente approssimativa e infarcita di assurdità da non fare neppure ridere, si fa ispirata soltanto quando c'è da decantare questo rapporto altrimenti soltanto raccontato, saltabeccando di sequenza in sequenza con la stessa grazia dell'ippopotamo che balla la "Danza delle ore" nel primo "Fantasia". Esiste un bellissimo peruanismo molto difficile da tradurre in italiano che tuttavia si presta a meraviglia per descrivere tutto questo in un'unica parola: huachaferías, ovvero tutto ciò che suona o appare falso, pacchiano, sdolcinato, privo di bellezza e di reale sentimento.

A un impianto narrativo carente corrisponde (quasi) sempre uno scavo introspettivo altrettanto manchevole. Quando mi accorgo di fare fatica a trovare qualcosa da dire su un determinato aspetto di un'opera che non mi ha comunicato quanto speravo non posso fare a meno di chiedermi se, per qualche motivo, non mi sia sfuggito qualcosa di essenziale, ma questa volta non ho dubbi: i personaggi di "Lost Child" non hanno una psicologia che vada al di là delle mere coordinate impostate dalla Abe, circostanza che impedisce al lettore di comprendere fino in fondo la loro relazione tormentata.

Il volume contiene anche un'altra piccola storia intitolata "Yellow Days", nella quale Jack, un ragazzo apparentemente a modo, viene smascherato dall'ultima persona da cui avrebbe voluto farsi cogliere in castagna, il suo vecchio amico (e non solo) Ethan. Voglio essere magnanima e stendere su di essa il classico velo pietoso, anche se forse sarebbe più indicato un tendone da circo.

La Abe ricorda la Yuki di quegli anni anche nel tratto, anche se fortunatamente ha un maggior occhio per quanto riguarda la costruzione delle tavole che risultano meno caotiche di quelle della sua collega. Devo ammettere di non essere una grande estimatrice di questo stile di disegno spigoloso, ma questa è più una constatazione di carattere personale che un vero e proprio giudizio.

Cos'altro posso dire? Non leggetelo, l'ho già fatto io al posto vostro. E ho persino sacrificato un'altra ora della mia vita per recensirlo, cosa di cui è probabile che non mi vergogni abbastanza.