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DOCTOR TENMA

Volumi letti: 4/4 --- Voto 8,5
LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER
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Il Leone Nero è un manga in cui Nagai si dimostra ancora una volta innovativo. Stiamo parlando del 1978, non so quanti manga all'epoca trattassero già temi come la fusione uomo-macchina. In varie tavole quest'opera anticipa Terminator, capolavoro di James Cameron del 1984. Inoltre Il Leone Nero contiene i temi preferiti da Nagai, e la struttura narrativa tipica dei manga che creava in quel periodo. L'opera sembra iniziare come un manga sul Giappone feudale, ma nei volumi successivi si rivela tutt'altro. Per certi versi ricorda Shutendoji, altra opera magna del mangaka. Nagai riesce a rappresentare molto bene questa ambientazione storico-fantascientifica, facendo qua e là anche riferimenti al mito, più che alla storia. Mi sembra incredibile come un manga con così tanti viaggi temporali, non risulti per nulla confusionario. In particolare il cambio di genere da storico a fantascientifico, avviene con un grande colpo di scena alla fine del secondo numero. Infatti prima di questa svolta, nel manga c'è una fitta nebbia di mistero, soprattutto grazie a ciò che ci viene mostrato nelle prime pagine. Inoltre, come già detto, Nagai tratta altri temi molto ricorrenti nelle sue opere. E lo fa schierandosi nettamente contro le armi e il nucleare, ma più in generale contro la guerra. Secondo il mangaka infatti la guerra è un fenomeno che si ripeterà sempre e che caratterizzerà ogni epoca. La guerra infinita tra universo nero e bianco, è per Nagai la guerra infinita che si protrae da sempre nella realtà del nostro pianeta, che sia in un luogo sperduto del mondo, o di fianco a noi. Imponente anche il tema dell'alterazione del clima, lo si vede in particolar modo quando viene scatenata una tempesta di neve sulla Terra. Da notare inoltre la concezione che Nagai ha dell'universo, come un qualcosa che si espande grazie alla conoscenza dell'uomo. Curioso che questo pensiero sia venuto fuori da un dialogo di Ulisse (sì, c'è anche l'Ulisse dell'Iliade nel manga), che nel mito rappresenta il simbolo dell'uomo "assetato" di conoscenza. Questa sua caratteristica emergeva ancor di più nella Divina Commedia di Dante Alighieri che, non sto neanche a spiegarvelo, è una delle maggiori fonti di ispirazione di Nagai. Da qui c'è uno SPOILER. Per quanto riguarda la conclusione, l'ho apprezzata moltissimo. È un finale che si può facilmente affiancare a quelli di Shin Mao Dante e Devilman Saga. Infatti le vicende sulla terra si concludono, ma viene lasciato intendere che i conflitti continueranno altrove. Chi conosce abbastanza Nagai saprà già che quest'ultimo non è quasi mai stato interessato a narrare vicende al di fuori del mondo umano. Questo proprio perché Go Nagai è un autore che ama raccontare queste situazioni dal punto di vista dell'umanità. In modo da esaminare le reazioni che ci possono essere nella psiche umana, quando si avverte una qualche sensazione di pericolo. I personaggi dell'opera sono fortemente influenzati da questa guerra eterna. In primis il protagonista Shishimaru, che dovrà abbandonare la vita che sognava di avere da ragazzino, e prendere coscienza del suo ruolo di vitale importanza nel conflitto. Insomma, Go Nagai è sempre molto pessimista sulla natura umana. Con un finale che lascia intendere che l'uomo riesce ad approcciarsi al futuro soltanto con la guerra. Sul lato grafico Nagai con quest'opera migliora ancora di più, grazie anche a un paneling mozzafiato. Adatta perfettamente il suo stile all'ambientazione del Giappone feudale. Lo vediamo dai paesaggi, dalle scene d'azione sempre molto cruente e dagli abiti dei personaggi. Ma non bisogna tralasciare neanche i minuziosi dettagli, usati per rappresentare le strutture tecnologiche, come astronavi o palazzi. Inoltre le tavole in cui viene rappresentato lo spazio sono magnifiche, quasi "alla Leiji Matsumoto".

Conclusioni:
Il Leone Nero è uno dei manga con cui Nagai trasmette maggiormente al lettore la sua inquietudine verso la guerra. Un piccolo capolavoro che ogni appassionato dovrebbe avere in collezione. Peccato solo che sia pressoché esaurito.

Voto: 8.5.


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micheles

Volumi letti: 4/4 --- Voto 8
Nel Giappone occupato del dopoguerra, fino alla dipartita di Mac Arthur avvenuta nel 1952, erano in vigore tutta una serie di provvedimenti e di censure volte a scoraggiare ogni sentimento di rivalsa contro l'invasore. In particolare erano vietate o pesantemente censurate anche opere apparentemente innocue, come i manga sportivi che trattavano di sport di combattimento o i film e drammi storici che glorificavano le virtù marziali degli antichi samurai. Queste censure progressivamente scomparvero nel corso degli anni cinquanta e forse proprio per reazione quel periodo si ricorda per l'enorme successo di opere di combattimento a carattere storico, ricche di ninja dotati di superpoteri. Due autori più di tutti gli altri hanno segnato il genere: Futaro Yamada, autore del romanzo "Kouga Ninpocho" (1958) e Sampei Shirato, autore del manga "Ninja Bugeicho" (1959). Se oggi, dopo oltre cinquant'anni, i ninja e l'epoca Sengoku hanno ancora tanto successo si deve al successo di questi due autori, che sono stati citati, copiati e imitati innumerevoli volte.

In quegli anni Go Nagai era un ragazzino di 13-14 anni, e la lettura di Yamada e Sampei ebbe un enorme impatto sulla sua giovane mente. "Black Lion" è il frutto di quelle letture: vi compaiono i celebri ninja di Kouga e di Iga e un crudele ninja immortale, esattamente come in "Kouga Ninpocho"; l'apparato grafico e la figura del vecchio maestro derivano invece da "Ninja Bugeicho". All'epoca Nagai era solo uno studentello di belle speranze. Non sorprende quindi che quando nel 1964 presentò "Black Lion" a varie case editrici, venne rifiutato da tutte: nessuno aveva il coraggio di pubblicare 818 pagine di un autore sconosciuto. Per sfondare Nagai dovette darsi a manga brevi, umoristici ed ecchi, meno impegnativi e più facilmente pubblicabili. Dopo essere diventato un autore affermato, nel 1978, Nagai tornò su "Black Lion", ridisegnandolo completamente senza però cambiare l'idea di base, e lo pubblicò finalmente su "Weekly Shonen Magazine". Segno che si trattava di un'opera che gli interessava particolarmente. E si vede, perché è una delle sue opere migliori. È davvero un peccato che sia sconosciuta al grande pubblico, che conosce solo Mazinga e Devilman, senza sapere che la produzione nagaiana è molto più ampia.

In quanto opera prima l'omaggio al mondo di Futaro Yamada è molto pesante, ma il giovane Nagai non si fa scrupolo di innovare e di sposare la tradizione classica dei ninja con tematiche del tutto diverse: ecco quindi che in "Black Lion" compaiono razze aliene, viaggi nel tempo, robot, astronavi e quant'altro. Inoltre Nagai come al solito non si fa scrupolo di annaffiare il tutto con una buona dose di sesso e violenza. Personalmente ho apprezzato particolarmente il primo volume, quello in cui le tematiche fantascientifiche sono molto limitate: si tratta di una canonica storia di ninja disegnata benissimo e piena di azione e di tragedia, come si conviene al genere. Gli altri due volumi sono inferiori ma si leggono comunque molto bene. Non c'è dubbio che Nagai abbia anticipato certe scene di Terminator di oltre vent'anni (intendo proprio a livello di immagini visive); escludo comunque ogni plagio, semplicemente le buone idee sono destinate a riapparire. Consiglio "Black Lion" a tutti, ma soprattutti ai nostalgici dei tempi in cui nell'epoca Sengoku dei manga non vivevano bimbette moe ma solo feroci e virilissimi ninja, nessuno dei quali biondo con gli occhi azzurri.