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maxdamage99

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maxdamage99

Volumi letti: 9/14 --- Voto 3
In una tavola del primo volume, il protagonista Shintarou Jagasaki paragona la sua situazione a quella di Shinichi Izumi, protagonista del manga "Kiseiju". Citazione intertestuale? Omaggio di Muneyuki Kaneshiro al maestro Hitoshi Iwaaki? O (quasi sicuramente) tentativo da parte del primo di non essere accusato di plagio?
Dopotutto la storia è sempre quella: un misterioso parassita che travolge l'umanità trasformando tutti gli esseri umani in mostri privi di coscienza, fuorché i comprimari, gli antagonisti e il nostro protagonista che allo stesso modo dell'Izumi di Kiseiju convive con il parassita mantenendolo nel suo braccio destro e ottenendo da lui poteri da supereroe.
Partendo così da un incipit con zero originalità e già di per sé infantile (sì, i parassiti sono rane piovute dal cielo), si prosegue poi con una trama priva di direzioni, tirata avanti a suon di archi narrativi che ogni volta aggiornano (tranne protagonista, antagonista e pochi comprimari) personaggi e avvenimenti per nulla memorabili. Kaneshiro cerca di dare un filo logico alla storia (come il fiacco tentativo del protagonista di riportare in vita la fidanzata che nemmeno amava) ma fallisce in tutti i suoi intenti e si ritrova soltanto a continuare la storia in maniera episodica, inventandosi volta per volta nuovi antagonisti e situazioni. Ci ritroviamo così in mano una storia che cerca di essere horror, epica e fuori dagli schemi, ma che in realtà è il solito banalissimo intrecciarsi di battaglie senza cervello, scene di nudo e splatter che approfittano del target seinen per essere buttate a caso, sottotrame che non conducono da nessuna parte (e che a malapena influenzano la storyline principale) inserite unicamente per contenere dosi rivoltanti di fan service.
Salvo poi qualche raro personaggio interessante e/o simpatico, i restanti sembrano costruiti secondo i soliti cliché dei manga shonen - tutti a compiere le solite prevedibili azioni e a subire le solite prevedibili sorti. Perfino gli antagonisti, che dovrebbero creare il pathos e il climax della trama, non presentano nulla di memorabile: ci ritroviamo davanti i soliti nemici con una morale distorta che credono profonda, ma che è in realtà più piatta dei cattivoni della Disney (p.s. inutile poi dare tanta epicità alla loro presentazione se si lasciano sconfiggere nel giro di tre tavole). Per il protagonista Shintarou Jagasaki l'autore la spara grossa, tentando di costruire un antieroe ambiguo, complesso, schizofrenico e un po' malato. Ci riesce forse per i primi due capitoli, terminati i quali ci ritroviamo tra le mani un protagonista privo di carisma, rimbambito e stralunato, un fastidioso main character che pur dando titolo all'opera non passerà di certo agli annali dei più memorabili.
I disegni sono accettabili, e danno il massimo di sé in doppie tavole dettagliate e potenti. La regia delle inquadrature, tutto sommato, rende abbastanza mozzafiato le battaglie, e il character design dei personaggi genera creature di forte impatto.
Opera consigliata? Personalmente, no. E' un manga che non trasmette davvero nulla se non una sensazione di mediocrità narrativa, e un fastidiosissimo tentativo di voler essere il più trasgressivi possibili - tentativo che non porta altro che ad una condizione di ridicolo e fan service smisurato. Peccato, perché l'autore (di certo non un genio della scrittura) aveva almeno dimostrato di saper intrattenere bene con opere come "As the Gods will" e "Blue Lock", e anche in questo "Jagaan" sono innegabili alcuni momenti quanto meno interessanti - come la saga dei Triple H, che a parer mio meritava di essere la direzione trainante del manga invece di essere conclusa frettolosamente e senza alcuna ripercussione nel proseguio. Forse si è fatto un po' troppo prendere la mano dal target e dal desiderio di scrivere una storia per adulti - ma che di adulto non ha davvero nulla.