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Volumi letti: 1/1 --- Voto 8
Lussuosa edizione da libreria della Coconino Press, che prosegue la diffusione delle opere di Kamimura nel nostro paese, stavolta con un libro mai tradotto prima fuori dal Giappone, mantenendo le fattezze grafiche e il formato del precedente "Il fiume Shinano". Ai lettori italiani, l'accoppiata Kamimura (ai disegni) e Suzuki (alla sceneggiatura) non dovrebbe suonare nuova: risale a qualche mese fa la pubblicazione di "Golden Gai - Le notti di Tokyo" che, sebbene uscito prima, è in realtà posteriore al qui esaminato "Il parco dei cervi".
Originariamente pubblicato nel 1976, l'opera rappresenta un suggestivo esperimento narrativo a metà fra il cinema e la letteratura, punto di incontro tra le matite di un maestro assoluto del manga e la penna di un altrettanto grande regista. Durante le loro frequentazioni lavorative, Kamimura e Suzuki si accorsero di condividere gli stessi interessi cinematografici, ben espressi all'interno del manga: il frontespizio di ognuno dei cinque capitoli è presentato come fosse la locandina di un film, con tanto di diciture quali <Regia> e <Sceneggiatura>. Tocca poi all'abilità artistica di Kamimura fare il resto nella creazione di tavole, al solito superbe, che rimandano a sofisticate inquadrature.

Due sono le tematiche principali che Suzuki affronta nel manga: il tramonto del cinema erotico giapponese e la vendetta femminile. Il mondo del pinku-eiga di metà anni '70 viene ritratto in modo lucido e spietato; non c'è spazio per il talento e per le buone intenzioni in una realtà popolata da registi spietati e produttori senza scrupoli. L'immoralità più sfrenata e le perversioni sono lasciate libere di sfogarsi, andando a condizionare anche le carriere di giovani cineasti, che faticano enormemente per cercare di ritagliarsi il proprio posto nella realtà del cinema.
Da questo punto di vista il personaggio di Murase Takayuki, sorta di alter-ego di Suzuki, rappresenta in modo perfetto la lotta intrapresa dalla nuova generazione nel tentativo disperato di prevalere sulla precedente, assai restia a farsi da parte. Il rancore e l'odio del giovane protagonista diverrà, a sua volta, strumento del piano architettato dalla vera figura centrale del manga: Azusa Wakaba è l'eroina tragica tipica della letteratura di Kamimura, il quale deve aver avuto parecchia voce in capitolo per la sua creazione. Ella è una donna fuori dagli schemi fin dal suo arrivo a Kyoto: sola e senza un uomo al suo fianco, non mancherà di sfruttare tutte le sue risorse femminili per avvicinarsi sempre di più alla piena riuscita della propria vendetta, che nel corso della storia si colorerà di tinte soprannaturali, fino allo scioglimento della vicenda di indubbio impatto, anche se forse un po' prevedibile.

I riferimenti letterari, su cui la vicenda de "Il parco dei cervi" è imperniata, rimandano tanto alla cultura giapponese quanto a quella occidentale: il film che Murase deve mettere in scena è l'adattamento cinematografico de <La passione del serpente>, romanzo del più volte citato Akinari Ueda, mentre il serpente diventa una figura centrale e simbolica del messaggio dell'opera. L'erotismo seducente di Azusa viene accostato in maniera ripetuta a quello di un serpente, la cui figura è reiterata nelle tavole o anche semplicemente suggerita. Qui l'elogio va tutta al talento di Kamimura, che attraverso distorsioni delle tavole ed oggetti di scena come corde, funi e pellicole riproduce la forma sinuosa del rettile, che stritola e soffoca le sue prede, così come fa la protagonista con le sue vittime durante i selvaggi amplessi.
Ma, come detto precedentemente, "Il parco dei cervi" rimanda anche alla letteratura occidentale e in tal caso la mente va all'omonimo romanzo di Norman Mailer, scrittore e regista della Hollywood degli anni '50, che proprio nel libro in questione fornisce un crudele ritratto del mondo dello spettacolo statunitense, non troppo diverso per depravazione e stravaganza da quello nipponico descritto da Noribumi.
Importante è però segnalare anche il rimando storico che "Il parco dei cervi" porta nel titolo, il quale rinvia al bordello che Luigi XV di Francia aveva messo in piedi nella reggia di Versailles, trasformatasi in un luogo di eccessi sessuali tanto quanto gli studi cinematografici che fanno da ambientazione nel manga.

Sesso, cinema e letteratura si configurano, quindi, come gli elementi ricorrenti all'interno del volume, la cui trama procede proprio come un film, caratterizzata in ogni suo snodo narrativo da una scena a sfondo erotico in pieno stile pinku-eiga, fino alla tragica conclusione. Al termine di tutto, il piano di Azusa può finalmente compiersi e una volta chiarita la vicenda della tragica morte della madre, a cadere non sono soltanto i colpevoli, bensì anche l'intero sistema cinematografico dell'epoca: su di esso, nelle ultime tavole, cala un sipario simbolico che Kamimura fa scendere progressivamente e che, nemmeno a dirlo, porta raffigurato su di sé un serpente.
Il demone/rettile ha compiuto la sua vendetta.

Come corredo alla già di per sé splendida edizione ci pensano anche due corposi approfondimenti a cura di Giacomo Calorio e Paolo La Marca, fondamentali per capire al meglio il contesto socio-culturale in cui l'opera è stata concepita. "Il parco dei cervi" è una lettura estremamente consigliata, ulteriore tassello dell'attività artistica di Kamimura, in cui si ripresentano tutte le tematiche a lui più care, filtrate attraverso lo sguardo del sodale Noribumi Suzuki. Da comprare e aggiungere alla propria collezione.