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SummonTheDemon95

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Un must.
L'atmosfera, i personaggi, le tematiche, i riferimenti culturali e religiosi, il pathos, la narrazione tanto lineare quanto efficace, i disegni semplici e puliti del maestro Kurumada... tutto questo e molto altro rendono Saint Seiya un manga fantastico, adatto a tutti, che si presta a più livelli di lettura e che regala tante emozioni.
Volendo fare una grossolana suddivisione della storia, essa si presa ad essere analizzata in tre saghe: quella delle Dodici Case, quella di Poseidone e quella di Ade. Il manga mantiene livelli alti per tutti i suoi 28 volumi (22 nella splendida Perfect Edition) - seppure un lieve calo si avverte nella saga di Poseidone che, forse, dà l'impressione del "già letto" - raggiungendo dei momenti da pelle d'oca e un finale decisamente emozionante.
Assolutamente consigliato.


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megna1

Volumi letti: 10/28 --- Voto 5
Nel periodo a cavallo tra la fine degli Ottanta e l'inizio dei Novanta imperversavano due fazioni ben distinte: I sostenitori sfegatati di "Ken il Guerriero" (tra i quali me) e gli irriducibili fan de "I Cavalieri dello Zodiaco", che in TV facevano audience incredibili per un cartone animato in fascia pre-serale. Ma se per la versione anime, la Bandai, unica ideatrice della linea di action-figure e detentrice dei diritti, chiamò a sé i migliori elementi della Toei senza badare a spese, non si poté affermare altrettanto per ciò che concerneva il manga.

È nato prima l'uovo o la gallina? In questo caso aveva visto la luce prima la gamma di giocattoli, e solo in un secondo tempo le varie trasposizioni animate e su carta stampata. Questa prassi è la legge per la maggior parte dei colossi dell'intrattenimento di Tokyo, i quali talvolta non sembrano essere molto lucidi nell'assegnare i propri personaggi a chi di dovere, e addirittura restie a controllare il lavoro delle case editrici coinvolte. Per l'appunto l'opera di Masami Kurumada non rispecchiava proprio per niente la controparte televisiva, magistralmente realizzata da Shingo Araki e Michi Himeno.

Quando visionai le prime pagine (e sto parlando della vetusta edizione Granata) non nascondo che mi era preso un colpo (in negativo, purtroppo).

Che è? Dinamicità e dilatazione dei muscoli del corpo, che sono le prima cose da sapere nell'abbecedario del provetto mangaka, se le è proprio dimenticate. Pegasus, Crystal e gli altri comprimari sembrano sagome di legno ritagliate e incollate sui fondali, o almeno quei pochi elementi che si possono definire così, dal momento che sono risicati ai minimi termini. Le risapute magnificenze dell'architettura egea? Palazzi minori, ville, templi? La bellezza e l'armonia delle sinuose sculture? Figuriamoci, un paio di colonne qua e là e qualche architrave sparuta e spoglia - senza stare lì troppo a stressare gli assistenti - erano più che sufficienti. Tanto per far capire agli alunni di prima elementare che di Antica Grecia si trattava. (Vogliamo un po' mostrare agli esimi signori della Shueisha come venivano rappresentate Atene e le rovine del Partenone da fumettisti come Cavazzano o Giovan Battista Carpi - due fra tanti - nelle storie del nostrano Topolino?)

Il chara è piuttosto pedestre e inevoluto, ancora inchiodato alla subcultura videoludica degli Rpg per Famicom, e talvolta non si capisce bene se sia shojo oppure shonen: quando si oltrepassa la cerchia della decina di personaggi c'è da aguzzare la vista per riconoscerli tutti al primo colpo. Le fattezze del nutrito manipolo di cavalieri, poco più che adolescenti, sono composte dai canonici angoli spigolosi e dai classici occhioni con pupille fuori misura: le mimiche facciali sono giust'appunto quattro in croce. Quel che è certo e che queste espressioni, queste pose solenni, questi combattimenti (amatissimi dai bambini), imperavano a quell'epoca sulle scatole di giocattoli e nelle coloratissime istruzioni d'uso di software per console.

Nonostante si parli di un fumetto d'azione a tutti gli effetti, la velocità e l'impressione di movimento sono troppo forzati, quasi inconsistenti. Il rapporto tra altezza e larghezza non viene nemmeno preso in considerazione, alla faccia della ricerca della perfezione degli artisti ellenici. Le ombreggiature. Chi le ha viste? Lo scopo era meramente quello di fare apparire sempre nuovi nemici ed alleati con armature leggermente ritoccate per catturare l'attenzione dei più piccoli e per essere facilmente messi in commercio senza andare a modificare troppo la catena di montaggio.

Su incipit e trama non c'è da esaltarsi granché, da una base così complessa, dalle appassionanti leggende nate in seno a una civiltà dalle mille sfaccettature, si poteva e si doveva tirare fuori qualcosa di più articolato che un mucchio di guerrieri narcisisti con la lacrima facile che si sfidano a suon di frasi roboanti per proteggere la sventurata dea Athena (rapita ogni due per tre).
Con franchezza, questo è uno di quei manga che in patria meriterebbero di essere serializzati esclusivamente sulle frivole paginette di Terebi Magazine, e che, oltretutto, fa gongolare i critici occidentali detrattori dei fumetti giapponesi, i quali in fondo non hanno tutti i torti quando asseriscono che alcuni di questi non sono classificabili nella cosiddetta nona arte.

La sua collocazione ideale, almeno da noi, sarebbe stata all'interno delle confezioni di merendine o in omaggio nella cartolibreria di fiducia. Non certo in edicola, se non come inserto nel Corriere dei Piccoli. Rincaro la dose, per me era meglio non pubblicarlo neppure e ricordare le puntate del cartone animato con infinita devozione. A conti fatti, definirlo un caposaldo degli anni '80 o il capolavoro definitivo di Kurumada mi sembrano affermazioni che non stanno né in cielo né in terra. Nemmeno i colori delle copertine (tremendi) invogliavano l'acquisto...


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Oktavia

Volumi letti: 28/28 --- Voto 6
Aaaaaah, il buon vecchio “Saint Seiya”!
Ho avuto modo di recuperare questa serie solo di recente e, devo dire la verità, con il fumetto di Kurumada in particolare ho una specie di rapporto di amore/odio, ma vediamo di andare con ordine e di spiegare perché.

Se si escludono i primissimi capitoli, che sono pieni di punti morti e spiegoni vari parecchio sonnolenti, la scorrevolezza è sicuramente un punto a favore. Il manga si lascia leggere, ti prende abbastanza, tanto che io l’ho finito in pochissimi giorni. Poi ovvio, questo è un parere puramente soggettivo, non lo elevo di certo a verità assoluta, può darsi anche che a qualcun altro abbia annoiato.
Un'altra caratteristica positiva è sicuramente l’idea di base da cui Saint Seiya trae le sue origini. La mitologia, quella greca in particolare, mi è sempre piaciuta, per cui trovarla trattata in un manga, mixata inoltre con un pizzico di cultura orientale, non può che farmi piacere, anche se sfortunatamente, nonostante le ottime premesse, la trattazione dell’argomento in sé da parte dell’autore non è stata per nulla soddisfacente, rivelandosi presto abbozzata e superficiale, oltre che incoerente, roba da rendere la saga di Percy Jackson mitologicamente accurata.
Come ultima cosa per quanto riguarda i lati positivi di questo manga, non posso che citare le armature, o meglio, le “Cloth”. Sono tutte molto diverse fra loro, perlopiù ispirate ai modelli medievali (specialmente le Gold), particolarmente dettagliate, ben costruite e accuratamente descritte attraverso vari schemi che si trovano alla fine di ogni volumetto. Certo, ce ne sono di più belle e meno belle, ma tutto sommato si fanno apprezzare.

E ora, purtroppo, non posso che passare alle note dolenti, che sono tante, ma TANTE.
La prima caratteristica negativa che salta all’occhio è senza dubbio il disegno. Definirlo osceno è dire poco, Kurumada non è proprio capace di disegnare; le tavole salvabili, se proprio vogliamo esser buoni, si contano davvero sulle dita di una mano. E no, il fatto che sia stato scritto e disegnato di fretta e che si tratti di un’opera ormai anzianotta non è un’attenuante, esistono manga della stessa epoca i cui disegni sono decisamente migliori. In Saint Seiya l’anatomia non esiste, le prospettive sono completamente sballate e le espressioni dei personaggi spesso paiono ricopiate da una vignetta all’altra.
I personaggi poi, che siano protagonisti, antagonisti o comparse, si somigliano tutti fra loro (eccezion fatta per alcuni elementi caricaturali resi volutamente orribili dal punto di vista estetico, Jamian del Corvo e Ichi dell’Idra, per citarne alcuni) e differiscono principalmente per le capigliature, a volte neanche per quelle, tanto da risultare indistinguibili, vedi Seiya e Jabu o Aiolia e Aiolos. Se non fosse per le Cloth indossate farei più fatica a distinguere loro che i gemelli Saga e Kanon! Roba da non credere.
Si migliora un po’ verso la saga di Hades, ma in generale dal punto di vista grafico si rimane sempre sulla mediocrità.
Nemmeno gli scontri si salvano da questa mattanza, in quanto mancano di dinamismo, risultando estremamente statici e “legnosi”. I contendenti assumono sempre le stesse pose, salvo poi spararsi qualche blast d’energia o sferrarsi dei pugni a caso, tanto che sembra più di assistere a una rissa da bar che a uno scontro vero e proprio.

Parlando poi della trama, definirla ripetitiva è un eufemismo.
La storia si divide in tre saghe, una dannatamente uguale all’altra e tutte piene di incongruenze. Cambia solo l’antagonista, per il resto è tutto quasi completamente identico. Per farla breve: Atena – la divinità che i protagonisti, denominati “Saint”, difendono e servono – reincarnata in una sprovveduta, viziata e spocchiosa ragazzina di nome Saori Kido, viene imprigionata, ridotta in fin di vita o ingannata dal cattivone di turno e i suoi cinque guerrieri più fidati (leggasi schiavetti personali), tali Seiya di Pegaso, Shiryu del Dragone, Hyoga del Cigno, Shun di Andromeda e Ikki della Fenice, devono farsi un mazzo tanto per salvarla, rischiando più volte la vita e battendosi contro nemici sempre più potenti, i quali hanno il vizio di sfruttare ogni volta uno stupido quanto ridicolo sistema a cronometro. In parole povere, i cinque protagonisti hanno tot di tempo per salvare la squinzia, altrimenti lei schiatta. E questo avverrà in ogni singola saga. Originale, neh?
I cinque pisquani di cui parlo fanno parte della classe più bassa delle tre (Bronze, i più scarsi, Silver, quelli che dovrebbero essere nella media ma poi si rivelano essere solo carne da macello, e Gold, l’élite del Santuario) in cui sono divisi i circa ottantotto Saints al servizio di Atena, ovvero quella dei cavalieri di bronzo ma, non si sa perché, dando ogni volta un pugno alla logica, riescono sempre a sconfiggere avversari ben più potenti e addestrati di loro (che, ricordo, sono dei novellini che all’inizio della storia nemmeno sapevano indossare correttamente le proprie armature) solo grazie alla forza di volontà (o sarebbe meglio definirla “raccomandazione di Atena”?) e ripetendo all’infinito gli stessi colpi, anche se due secondi prima il nemico in questione se n’era uscito senza manco una pellicina tolta e, stando alle regole basilari del manga – che poi lo stesso Kurumada viola in continuazione – “la stessa tecnica non funziona due volte su un Saint”.
Ognuno dei protagonisti, inoltre, può contare sul proprio cliché personale, cosa che, esattamente come il sistema a cronometro per salvare Atena, si ripete in ogni arco narrativo. Seiya si batte contro il primo e l’ultimo nemico della scalata oppure casca in un crepaccio, Shiryu perde la vista nelle maniere più disparate, Hyoga uccide un amico o un parente stretto per poi lagnarsi, Shun – grazie alla sua natura di povero cucciolo indifeso – viene sempre massacrato dal suo avversario e Ikki, asociale del gruppo, perennemente latitante e fratello di sangue del suddetto Shun, accorre per salvarlo, anche se fino a quel momento era creduto morto.
Insomma, sempre degli stessi schemi si tratta.

I personaggi sono un’altra pecca assolutamente non trascurabile, specialmente i protagonisti.
Le loro caratterizzazioni, comprese quelle degli antagonisti, sono molto stereotipate, abbozzate.
Se si escludono alcuni casi, si può dire che in media il cast di questa serie possiede la profondità psicologica di un comodino. Senza contare poi la netta divisione fra buoni e cattivi! O è nero o è bianco, non esistono vie di mezzo. Gli unici personaggi “grigi” (e che infatti sono caratterizzati leggermente meglio rispetto agli altri) degni di nota sono il già citato Ikki, Kanon dei Gemelli (Sea Dragon nella saga di Poseidone), Shaka della Vergine e un po’ Shura del Capricorno, ai quali si aggiunge anche Saga dei Gemelli, che però è un caso più particolare, essendo contemporaneamente bianco e nero in quanto affetto da un disturbo di duplice personalità, cosa che paradossalmente nell’ottica della storia va solo a suo favore, dato che lo rende un pochino più sfaccettato del piattume che si aggira per tutta la serie.
Menzione d’onore poi va ad Atena/Saori, che riesce a farsi odiare dalla prima all’ultima vignetta, tanto da spingerti a tifare per gli antagonisti. Dovrebbe essere la reincarnazione della dea della saggezza e della strategia bellica, eppure non è capace di far nulla, a parte farsi fregare da chiunque e mettersi in pericolo da sola, consegnandosi infiocchettata e disarmata ai nemici o addirittura inviando lettere in cui svela i suoi piani a un uomo che la vuole morta! Un’offesa bella e buona al personaggio mitologico! Non contiamo poi la sua profonda ipocrisia, dato che si spaccia tanto per buona e generosa, sparando sermoni buonisti vari, quando in realtà è la prima a vivere nella bambagia (senza neanche dare un centesimo o sbattersi minimamente per aiutare le persone in difficoltà) e a maltrattare i protagonisti. E questa, secondo la logica della serie, dovrebbe essere la dea della giustizia? Ma anche no!
Il problema più grosso poi è che Kurumada generalmente pone delle basi per costruire dei personaggi anche interessanti e sfaccettati, ma poi li lascia lì, allo stato brado, senza degnarsi minimamente di approfondirli un poco perché troppo impegnato a mettere in risalto solo ed esclusivamente le cinque primedonne, Seiya soprattutto, il quale – malgrado lo spazio a lui dedicato – rimane comunque uno dei più piatti e noiosi.

Ultima, ma non meno importante, l’ideologia della serie, che è quanto di più stupido, banale e, soprattutto, ipocrita possa esistere. E parlo dell’ideologia dei cosiddetti “buoni”, dato che quella degli antagonisti si traduce nelle solite stupide manie di conquista della Terra, con l’unica eccezione del già nominato Saga che, anche se comunque affetto dai sempreverdi deliri di onnipotenza, almeno faceva riferimento a un non originalissimo ma interessante ideale distorto di giustizia, ovviamente non approfondito, non sia mai che sennò togliamo spazio alla primadonna Seiya!
Tornando a noi, l’ideologia dei buoni si può riassumere con un pratico “Atena ha sempre ragione”.
Non importa cosa lei faccia, non importa che la suddetta Saori Kido abbia mandato a morire centinaia di bambini dei quali solo dieci sono miracolosamente sopravvissuti, il tutto dopo averli schiavizzati e rinchiusi in una specie di lager con tanto di filo spinato elettrificato e guardie pronte a picchiarli per ogni minima sciocchezza (e non sto scherzando), non importa che – diversamente dal redento Julian Solo, corpo ospite di Poseidone e antagonista della seconda saga – non si impegni minimamente per migliorare la situazione degli esseri umani che tanto dice di amare, lei sarà sempre dalla parte del giusto. Potrebbe pure ordinare ai suoi Saints di sterminare l’intera popolazione dell’Africa, loro le darebbero ragione a prescindere.
Da sotto questo punto di vista, un’altra menzione d’onore va anche al personaggio di Mitsumasa Kido, nonno adottivo di Saori e responsabile della sua (aberrante) educazione. Costui non solo ha seminato centinaia di figli in giro per il mondo (e infatti è il padre di tutti i protagonisti), ma – dopo essersene bellamente fregato di loro per un sacco di tempo – li ha anche prelevati forzatamente dalle loro case, salvo poi rinchiuderli nel lager sopracitato e spedirli dopo anni di maltrattamenti e sevizie ad allenarsi in posti infernali con la complicità della mostruosa nipotina; eppure, nonostante gli stessi bronzini lo definiscano un demonio in carne e ossa, si cerca comunque, nell’ottica della storia e specialmente per bocca di Saori, di farlo passare come un personaggio positivo. Allucinante.

In conclusione, che dire ancora di “Saint Seiya”?
Di sicuro, nonostante sia incredibilmente riuscita ad avere un grande successo, è una serie che avrebbe potuto dare tanto, ma purtroppo è stata affidata a un autore senza la benché minima voglia di lavorare e di dare profondità e spessore ai suoi personaggi. Il mio voto è un sei risicatissimo, se non le affibbio un bel quattro è perché si tratta comunque di un’opera che ha fatto la storia degli shonen e perché è da questo fumetto che, grazie al compianto Shingo Araki e a un preparatissimo staff di animatori, è stata tratta una delle serie anime che più ho adorato e che ancora oggi, a distanza di trent’anni dalla sua prima trasmissione, costituisce ancora un prodotto di tutto rispetto. E termino qui.


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Linkinparma46

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Il mio amore viscerale per i cavalieri dello zodiaco nasce all'inizio degli anni '90 con la serie animata. Un amore che non si è mai spento e che si è consolidato negli anni. Kurumada è riuscito a creare un universo che ha ammaliato diverse generazioni. Una fusione tra cultura orientale e occidentale che rientra tra i prodotti cult del panorama artistico giapponese. Io sono sempre dell'idea che se un'opera è in grado di coinvolgere il lettore e di proiettarlo in un mondo ricco di sfumature, facendolo sentire parte di esso, allora potrà ritenersi eterna... ed è esattamente quello che riesce a fare Saint Seiya. In poche altre serie credo che si possa annoverare schiere di personaggi così dettagliati e variegati. Basti pensare all'attenzione che si è creata intorno ai cavalieri d'oro, nati come personaggi minori e successivamente acclamati al pari dei quattro protagonisti originari. In questo probabilmente ha superato le aspettative dello stesso Kurumada, che è cresciuto pagina dopo pagina insieme alla sua creatura. Questo manga però non è privo di difetti e ne sono consapevole: i disegni di Kurumada sono spesso rozzi e approssimativi e la sceneggiatura sfocia spesso in soluzioni un po' troppo retoriche. Ma Saint Seiya va oltre questi difetti e la sua genuinità e la sua capacità di emozionare e di infiammare lo spirito del lettore la rende, a mio modesto parere, una delle serie più belle di tutti i tempi.


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Kabutomaru

Volumi letti: 28/28 --- Voto 4
Molte serie manga degli anni '80 sono assurte al rango di capolavori, venendo considerate da coloro che hanno vissuto quell'epoca delle pietre miliari intoccabili e prive di difetti. Tra queste opere sicuramente l'emblema della sopravvalutazione spetta a "Saint Seiya" di Masami Kurumada, opera nata a tavolino, poiché la Bandai doveva vendere i modellini dei cavalieri e quindi aveva bisogno di un manga che facesse da traino per pubblicizzali; la scelta ricadde così su Kurumada, mestierante senza né arte e né parte, che all'epoca aveva appena finito di pubblicare "Ring Ni Takero". L'opera è stata portata in Italia in più edizioni, l'ultima delle quali è la "Perfect Edition" della Star Comics, che racchiude il manga in ventidue volumi dal grande formato e muniti di pagine a colori.

La storia è semplicissima. Seiya, Ikki, Hyoga, Shun e Shiryo sono dei ragazzi che durante la loro infanzia sono stati spediti negli angoli più remoti e sperduti del mondo per addestrarsi duramente affinché assurgano al rango di Saint in modo da proteggere Saori, la dea Athena, che periodicamente si reincarna per combattere il male e la minaccia alla giustizia. Ogni Saint ha una propria armatura, che ha particolari peculiarità e poteri derivanti dalla costellazione da cui prende il nome.

Il soggetto alla base è semplice, ma al contempo molto interessante per un manga battle shonen, genere che all'epoca stava muovendo i primi passi e che era quindi bisognoso di opere che ne ponessero le basi. Kurumada ha la buona idea di unire le tradizioni orientali derivanti dal buddismo con i miti greci e classici, creando un mix per l'epoca unico. Il problema è che avere un'intuizione buona non basta a creare una buona opera se poi non riesci a svilupparla come si deve. Infatti "Saint Seiya" soffre di una trama che chiamare tale è un complimento, poiché essa è un canovaccio formato da un ammasso di numerosi quanto ripetitivi scontri dove le modalità di svolgimento sono sempre le medesime: non ci si discosterà mai dallo schema del "Saint" che, incontrando il nemico, sferrerà immediatamente un attacco così che quest'ultimo, vanificandolo, contrattacchi con la sua mossa più potente (di cui decanterà ampiamente la sua forza), la quale sembrerà mettere a tappeto il suo rivale, che invece dando tutto sé stesso, cioè bruciando il "Cosmo" interiore, riuscirà a sconfiggerlo.
Un'opera può anche avere una trama debolissima e una divisione netta in saghe (con scarni e nulli collegamenti tra di esse), però, a quel punto è costretta a puntare sui combattimenti, invece in "Saint Seiya" questo non avviene perché manca un qualsiasi senso di suspense negli scontri visto che, per quanto i nemici siano infinitamente superiori ai nostri protagonisti (decantando in modo quasi iperbolico la potenza dei loro colpi finali), i "Saint" inspiegabilmente vinceranno sempre.
Che Kurumada abbia voluto dimostrare, con l'espediente del "Cosmo" interiore che brucia sino all'estremo nei nostri protagonisti, la loro ardente volontà di superare i limiti attuali (a differenza dei nemici che sicuri e adagiati sul loro essere forti non sentono il bisogno di spingersi oltre il necessario per vincere), non c'è il minimo dubbio, e a dirla tutta il messaggio per quanto semplice risulterebbe efficace, se solo non contraddicesse le (poche) regole poste. L'autore cade nell'errore in cui sono incorsi tanti battle shonen, cioè porre delle regole che poi ci si dimostra incapaci di rispettare, finendo quindi con il ricorrere a power-up improvvisi per uscirsene. Tutto questo si poteva evitare facilmente creando dei nemici che non decantassero iperbolicamente la loro forza in modo esagerato, finendo poi con l'esser sconfitti in modo semplicistico e osceno dai "Saint".
Di poco appagamento è anche la dialettica tra gli sfidanti durante i combattimenti, dove la maggior parte delle battute pronunciate risultano degli spenti quando banali dialoghi colmi di sciocco idealismo e privi di profondità, facendo denotare così una scarsa introspezione psicologica dei personaggi (ad eccezione dell'interessante Shaka) divisi in modo manicheo tra bene e male (tranne per qualche "Gold Saint" nella saga delle dodici case) da parte dell'autore, il quale poteva invece destreggiarsi in un qualcosa di più profondo visto il soggetto di base della storia, richiamante la mitologia classica.

Da questo disastro si non riesce a salvare nemmeno il disegno, che risulta l'elemento peggiore dell'intero manga, capace di dare la mazzata definitiva a tutto l'insieme. Kurumada non è capace di disegnare (notevoli sono le mancanze dal punto di vista della prospettiva, profondità, anatomia e proporzioni) e questo, checché ne dicano i suoi sostenitori, risulta un dato assolutamente oggettivo, sebbene l'autore, di tutte queste mancanze tecniche, sia riuscito a fare un marchio di fabbrica. Neanche a livello di raffigurazione l'autore riesce a salvarsi, poiché i suoi personaggi a livello di lineamenti sono tutti uguali tra loro, differenziandosi a malapena per la diversità del colore dei capelli. I combattimenti sono rappresentati in modo statico e con pose dei personaggi assolutamente legnose ed inadatte ad uno scontro.
Le giustificazioni dei fanboy in difesa del disegno di Kurumada sono quindi da rigettarsi come infondate, poiché se vogliamo analizzare le cose per bene, molti colleghi a lui contemporanei disegnavano infinitamente meglio. L'unico punto a favore di quest'autore per quanto concerne il comparto grafico risultano le splendide quanto dettagliate armature dei "Saint" nella saga di Hades, le quali acquisiscono maggior lucentezza grazie al sapiente uso di retini. E' inoltre da lodare la precisione con cui l'autore raffigura le splendide colonne dei templi greci e lande infernali (sempre nella saga di Hades), quando gliene tiene di farlo.

Concludendo, "Saint Seiya" risulta essere il classico manga anni '80 sopravvalutato, con una struttura ripetitiva (Saori viene rapita sempre dalla divinità di turno e quindi bisogna accorrere a salvarla), monotona e con una narrazione deficitaria (le spiegazioni nella saga di Hades contraddicono molte cose).
Nonostante questi notevoli difetti, ci si ritrova innanzi ad un manga che volenti o nolenti ha avuto un successo commerciale enorme, dimostrandosi non solo capace di assurgere ad emblema di quel decennio, ma anche di fare scuola all'interno del genere battle shonen grazie ad alcuni elementi di novità (in primis la fusione di elementi orientali e mitologia classica occidentale), che però saranno ripresi in modo più efficace dalle successive serie.


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alex di gemini

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Fan dei cavalieri dalla prima trasmissione avvenuta nel 1990, sapevo i dialoghi a memoria, eppure, nel 1996, ho iniziato a leggere i manga proprio leggendo i cavalieri. L'esperienza è stata utile e istruttiva per molti motivi. In primo luogo perché la trama fino alle dodici case è più compatta e assai diversa; spiegare tutto non è possibile e non sarebbe giusto, mi limito a dire che dopo la sconfitta dei cavalieri neri si passa subito ai cavalieri d'argento. Le dodici case sono in linea con l'anime, ma non si può non notare le molte scene che sono state create a bella posta per il cartone, scene di cui nel manga ho avvertito la mancanza, ma che rendono tutto più compatto e, a suo modo, interessante. Per non parlare di Hades: all'epoca l'unico modo di conoscerla era proprio leggerla sul manga, era molto ben fatta e interessante, banco di prova di come i cavalieri possano affascinare e intrigare anche chi non avesse visto previamente l'anime. In mezzo la sorpresa più preziosa, la serie di Nettuno. Essa è identica all'anime, salvo per l'inizio e per il finale, e devo dire di averla trovata molto soddisfacente, riuscita molto meglio che non nell'anime, anche se, ripeto, i combattimenti sono gli stessi. La versione animata, invece, mi è rimasta sullo stomaco.

Il disegno di Kurumada non è il massimo, per non dire bruttino all'inizio, ma con Nettuno si riprenderà e, anche se migliorerà molto con l'opera successiva Bt'x, nei cavalieri non merita più di un sei stiracchiato, mentre sui fondali non mi esprimo, perché il gradimento è troppo soggettivo. Meglio sorvolare sulle armature di bronzo, decisamente dei topless invece che delle corazze.

Come atmosfere e dialoghi l'opera non ha l'epica dell'anime e tutto è molto più terra terra, molto più umano. Ho trovato impressionante come molte variazioni siano state fatte riguardo al carattere dei personaggi. Pegasus nel manga è spesso spaccone e con poco cervello, Lady Isabel è una Paris Hilton all'ennesima potenza, insopportabile, tanto che ci vorrà la fine delle dodici case perché diventi finalmente seria. Il Cigno è ancora più freddo e disilluso, non a caso si chiama Hyoga, che, oltre ad essere un nome proprio, è un termine giapponese che indica appunto una persona con le suddette caratteristiche. Per non parlare di Ioria e Mur, che sembrano essersi scambiati i caratteri, con Ioria sempre immutabile e Mur molto più umano e normale, che si spaventa alla quarta casa quando si ritrova circondato dagli specter.

Voglio spendere qualche parola sul problema delle due edizioni. In Italiano, infatti, i cavalieri sono stati pubblicati dalla Granata Press tra il 1992 il 1995 e poi dalla Star tra il 2000 e il 2002. La prima edizione conteneva solo metà dei nomi originali ed era stata rieditata per poter essere letta all'occidentale. Inoltre, i traduttori avevano anteposto il senso del testo alla sua traduzione letterale. La versione Star invece è stata fatta secondo i canoni "moderni" e con tutti i nomi originali. Personalmente difendo la versione Granata, pur apprezzando anche la Star per vari motivi: in primo luogo perché era l'unica scelta possibile per non alienarsi lo sterile mercato dell'epoca. Poi perché non è stato facile digerire la gran quantità di nomi originali ed è stato anzi un vero mal di testa, seguito da uno uguale quando ho dovuto affrontare una versione con l'altra metà dei nomi cambiati. In pratica non avrebbe venduto una versione integrale. Inoltre non sempre la traduzione risulta mal fatta, anzi, non vedo questa gran differenza. Volete mettere il tridente di Nettuno che diventa lancia a tre punte o Phoenix che sfida i tre comandanti con un "Avanti, chi di voi vuole morire per primo?" invece di un "Vi chiedo di decidere chi tra voi vuole scendere in campo" (o qualcosa del genere)? Molto belli, a parer mio, gli angoli della posta gestiti sapientemente da "Cosmo" in cui si imparavano molte cose sugli anime, e che ricordo ancora con affetto.

Personalmente i cavalieri, per me, sono quelli del cartone, ma anche la lettura del manga mi ha dato molto, anche se non so bene il perché; so che avrei perso molto se non l'avessi letto, perché c'è qualcosa qui che nell'anime manca, che l'anime non può darti, perché è epico.

Leggendo Suzaku The Counterattack ho imparato che l'abito non fa il monaco e nemmeno il manga, per cui, se dietro alla grafica non vi è storia, il manga risulta inutile. Dato che i cavalieri sono un opera leggendaria e profonda, si può quindi tranquillamente sorvolare sulla grafica e sulle esagerazioni in stile cento figli e dare 10.


 3
rocktd

Volumi letti: 28/28 --- Voto 3
C'è veramente molto di meglio in giro. Lo dico subito: spendete i vostri soldi altrove invece di comprare questo manga.
I cavalieri dello zodiaco è un manga ripetitivo e per niente profondo, incentrato sui combattimenti ma con il peccato mortale di realizzarli davvero male: sia per quanto riguarda i disegni (veramente orribili) sia per lo sviluppo concettuale. Capita non di rado di incappare in un nemico tosto e in salute che viene sconfitto inspiegabilmente col solo grido del nome della tecnica. Insomma il combattimento ve lo dovete immaginare voi. Per intero. L'autore vi dice solo se è andata bene o se è andata male.
Il risultato è un Supershen realizzato male, un Dragonball interpretato da sagome cartonate. Una tristezza. Una ciofeca.
Se dovessi salvare qualcosa di Saint Seiya direi la trovata famosissima delle armature e il suo corrispondente anime (sapete com'è, movimentate le immobili figure di Kuramada risultano più gradevoli). Troppo poco per una serie di 28 numeri (!) che per lo più propone l'eterno ritorno dell'uguale.
Da evitare.


 7
akira_sendoh7

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Voglio cominciare questa recensione con un aneddoto. Andavo ancora alle scuole superiori, precisamente in terza. Avevo una professoressa di Italiano e Storia che le sapeva tutte. Giuro, tutte. Non importava l'argomento, lei lo sapeva (e lo sa tuttora) sempre e comunque. Studiavamo la Divina Commedia di Dante e precisamente l'Inferno. Non ho mai dovuto aprire il libro per sapere come fosse strutturato l'Inferno Dantesco, Saint Seiya mi aveva già istruito a riguardo. Non scherzo: un giorno le chiesi come mai il punto più profondo degli Inferi fosse ghiacciato e lei mi chiese come facessi io a saperlo,visto che ancora non lo avevamo affrontato questo argomento. Saint Seiya. That's all.
Le opere di Kurumada più importanti sono proprio Saint Seiya (meglio conosciuto come I Cavalieri Dello Zodiaco da noi poveri stolti italiani) e BT'X. Lo stile è quello che è, se cercate manga disegnati egregiamente vi consiglio di optare per qualcos'altro.
Se cercate manga con una storia emozionante e ricchi di cultura, questo è ciò che fa per voi.
L'antica Grecia affascina l'uomo moderno: gli usi e i costumi che avevano, la mitologia e l'onore - e il maestro Kurumada ha saputo inventare qualcosa di secondo me irripetibile, basandosi su questo fascino che i tempi antichi hanno da sempre su di noi, intrecciando il presente con il passato in maniera egregia.
La storia parla di un gruppo di orfanelli ospitati da una ricchissima famiglia giapponese, che viene mandato in giro per il mondo per cercare di diventare un Cavaliere dello Zodiaco. Questo significa allenarsi fino allo sfinimento, arrivando quasi a morire per conquistare una delle famose Armature di Bronzo che donano protezione eccezionale e poteri fuori dal comune al suo possessore. Queste armature sono dislocate in vari luoghi nel mondo. Ognuna di esse rappresenta e domina una costellazione della volta celeste (es.: Pegasus, Andromeda). I Cavalieri combattono in nome della Dea Atena, reincarnatasi in Saori Kido, la figlia della ricchissima famiglia che ospita gli orfanelli. La trama si arricchisce ad ogni tankobon, mentre lo stile di disegno rimane invariato dal primo all'ultimo capitolo, cosa alquanto rara nei manga, i personaggi hanno i tipici occhioni manga. Mitologia ovunque, descritta molto bene, ottima caratterizzazione dei personaggi, spettacolari ambientazioni lo rendono a mio avviso un manga godibile a un pubblico di qualsiasi età. I combattimenti diventano man mano più spettacolari e intensi. Non a caso, uno dei mana di maggior successo di sempre.

"Ogni giorno, quando ti svegli, hai una sola cosa da fare: migliorarti".

Gwen

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Gwen

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
<b>Attenzione, spoiler</b>

Ebbene sì, anch'io che sono una ragazza mi ero messa a leggere Saint Seiya (ammetto che, all'inizio, mi vergognavo molto dato che era roba più da maschio che da ragazza). Comunque passiamo ai vari punti.

TRAMA

Non resto qui a descriverla perché tra la Saga di Nettuno, Hades e Asgard ecc. la storia è sempre quella, ovvero: nemico da sconfiggere, Athena da salvare. E qui devo dire che è molto ripetitiva e che certe volte può diventare anche noiosa.

Punteggio: 5

CHARACTER DESIGN

I disegni qui sono molto buoni e le ragazze sono fatte davvero molto bene, oltre che ben proporzionate. Qui, nulla da dire, eccetto per i Gold Saint (che io adoro): alcuni Kurumada avrebbe potuto farli più mascolini, dato che si intravedono le unghie come quelle di una femmina.

Punteggio: 8

SAORI KIDO/ATHENA

Mi voglio soffermare principalmente, almeno per ora, su questo personaggio dato che molta gente lo odia. Forse sono l'unica a non farlo, e non me ne pento, anche perché credo che lei non sia affatto capricciosa perché ha sulle spalle un enorme peso (voi tutti sapete qual è). Crescendo è maturata molto è non è più la bambina capricciosa e viziata che era un tempo. E poi, se alcuni di voi non se ne fossero accorti, il motivo per cui Athena muore ogni volta è per il semplice fatto che tenta di salvare il mondo, dato che ogni divinità vuole la sua morte, e questo, a parer mio, è un bel gesto.

Punteggio: 10

SEIYA

Passiamo ora al protagonista maschile vero e proprio. Io questo Seiya lo odio profondamente. Motivo? Troppo piagnucolone e fortunato al tempo stesso. Insomma, non mi sta affatto bene che, alla fine, lui riesca sempre a salvarsi o a resuscitare in una qualche maniera non subendo così le sorti degli altri cavalieri, ovvero morendo completamente.

Punteggio: 9

Voto complessivo dell'opera: 9


 7
The Narutimate Hero

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Il firmamento.
Questa enorme landa ricca di piccoli corpi celesti (piccoli si ma più grandi del nostro stesso pianeta, la terra), piccoli grandi corpi celesti chiamati stelle.
Gli antichi amavano interpretare le stelle e chiedergli consigli e pareri e proprio loro, come dolci e luminosi occhietti brillanti nel buio notturno, con un sorriso silenzioso e malizioso, degno della Gioconda, senza dir nulla davano la loro risposta.
Gli antichi però amavano anche interpretare in altro modo le stelle, come fossero enormi affreschi celesti realizzati in stile "unisci i puntini", per dirla rude una Settimana Enigmistica "The sky is the limit", vi davano forme e nomi, e come bambini con i pupazzi, ci inventavano poi su drammi e amori, battaglie, vicende, eroi e malvagi.
E' dalla grande fantasia degli antichi che nasce l'incipit di questo manga, perché qui le costellazioni scendono in terra, sotto forma di Cloth (armature sacre e magiche), per rivestire e difendere i corpi dei guerrieri che sin dai tempi più antichi proteggono la divinità della giustizia sulla terra: la Dea Atena.
Questi guerrieri, chiamati Saint, combattono bruciando il loro cosmo: tutto l'universo è nato dal Big Bang, e così ogni materia è fatta di molecole, questo è noto: visto che siamo tutti figli del Big Bang (e delle stelle, come diceva Alan Sorrenti), è possibile, bruciando il cosmo (dopo faticosissimi e devastanti allenamenti, mica dall'oggi al domani), intervenire sulle molecole stesse e distruggere la materia. E infatti dei Saint si dice che i loro pugni fendano l'aria, e i loro calci spacchino la terra.

Masami Kurumada, autore di questa serie e amante della storia antica, si è impegnato veramente tanto per rendere quanto più possibile tributo alla classica letteratura greca, oltre che ad altre culture più o meno antiche, ed ecco quindi che ogni Saint ha un suo Cloth, una sua costellazione guida e tutta una serie di caratteristiche/poteri/tecniche più o meno legati alla costellazione stessa e alle sue origini.
Per fare un esempio, il Saint a cui è affidato il Cloth della costellazione di Andromeda sarà armato di catene, ma anche dotato di cuore puro e gentile e portato al sacrificio, così come la principessa del mito era.
Ma a che cosa servono i Saint?
Da cosa deve essere protetta una Dea, e perché se esiste l'Olimpo lei deve stare sulla terra?
Semplice: la Dea Atena, ogni duecento anni, si reincarna in un corpo mortale per portare la pace sulla terra, alcune voci dicono infatti che molte delle più grandi guerre e catastrofi dell'umanità siano state risolte proprio grazie all'intervento dei Saint di Atena.
E a quanto pare c'è ancora una volta bisogno di lei.

E' da queste premesse che parte l'epopea di Saint Seiya, che prende il nome dal protagonista della serie, per quanto, alla fine, si rivelerà essere una storia corale di tutti e cinque i protagonisti principali.
Seiya è un ragazzo un po' brusco e un po' ribelle: orfano, come tutti i Saint di Bronzo (i Saint sono divisi infatti in tre categorie, Bronze, Silver e Gold, di numero sempre minore ma di potenza sempre maggiore), ha come unico interesse ritrovare la sorella, da cui è stato separato quando dall'orfanotrofio è stato inviato, per il volere del magnate proprietario dello stesso, in Grecia dal Giappone per diventare Saint della costellazione del Pegaso.
Qualora lui fosse riuscito a diventarlo, avrebbe potuto rivedere la sorella, ma le cose non andranno propriamente come lui si aspetta.
Seiya è sostanzialmente il prototipo più puro dell'eroe anni '80: quando non veste il suo Cloth di Pegaso, il suo look è perfettamente integrato col periodo, mentre il volto ricorda più gli eroi degli anime robotici del decennio precedente.
E molto c'è di omaggio al robotico nel manga di Kurumada, per quanto molto ben nascosti: basti pensare alle armature stesse, senza le quali per un Saint sarebbe folle combattere (infatti per quanto possano essere forti, i loro corpi non sono in grado di ricevere colpi che vanno a una velocità che si avvicina a quella della luce senza essere dilaniati, e a questo, appunto, servono le protezioni), che possono essere visti come versioni mitologiche in piccolo dei super robot che tanta fama avevano nei favolosi anni '70.
Anche lo spirito di Seiya, così caldo, ma anche così pronto al sacrificio e pieno di coraggio (e di cavalleria: mai colpirebbe una donna, mai lascerebbe che venisse ferita in battaglia), pur restando un po' sbarazzino e un po' sciocco, è perfettamente in linea con il decennio precedente.
Seiya, insomma, è prima che un personaggio, un'icona: l'icona di un tipo di eroe romantico che non si trova più e che invece sin dai tempi più antichi faceva capolino tra le pagine delle più grandi opere letterarie (a cui Saint Seiya non va certo paragonato, perché come vedremo più avanti i suoi difetti li ha), uno di quegli eroi che si possono tranquillamente definire "classici".
A lui di guerre, divinità, Cloth e del cosmo non interessa nulla, ciò che vuole è solo riavere sua sorella indietro, ma il cammino della vita è ricco di diramazioni pari al numero di stelle in cielo, e infatti anche per lui verrà il momento di cambiare i suoi piani.
Ma non di solo Seiya vive il manga: al fianco di questo giovane eroe dal grande coraggio ci sono altri quattro Saint che divideranno equamente con lui lo spazio sotto i riflettori.

Shiryu si è allenato a Goro-ho, vicino al monte Ro, in Cina, cercando con i suoi colpi di invertire il flusso d'acqua di una cascata: una volta riuscito in questo intento ha potuto mettere le mani sul suo Cloth, legato alla costellazione del Dragone.
Grazie agli insegnamenti saggi e paterni del suo anziano maestro Dohko e all'amore della figlia adottiva del maestro stesso, Shunrei, Shiryu è un ragazzo dotato di forza enorme e di grande spirito eroico e battagliero, legato indissolubilmente all'iraconda natura della sua costellazione guida.
Quando i lunghi, lunghissimi capelli di Shiryu cominciano a fluttuare e dal suo corpo s'innalza del fosforo, è segno che le cose, per i nemici, si mettono molto, molto male...
Shiryu è quello che si può definire davvero un grande amico: la sua natura fuori dalla battaglia è gentile e pacifica, ed è sempre pronto a dare tutto per i suoi compagni.

Dalla fredda Siberia viene, invece, Hyoga: lui, al contrario dei suoi compagni, ben ricorda la sua mamma: in un giorno più freddo di altri e più freddo per l'anima del biondo Saint, infatti, la donna, molto coraggiosamente, sacrificò la vita per salvare quella del figlio, finendo in fondo al mare, intrappolata in una nave affondata negli abissi.
I suoi duri allenamenti gli permettono, ora, d'immergersi nelle profondità marine per fare visita al corpo della mamma, perfettamente preservato dal freddo, ed è proprio in questa sensibilità in contrasto con l'elemento preponderante di Hyoga che si gioca tutto il suo personaggio: il personaggio più "freddo" è anche quello più tormentato sentimentalmente.
La sua figura è leggiadra come il trasporto dei sentimenti stessi, e allo stesso modo devastante nei colpi che portano al gelo semi-assoluto.
Suo è il Cloth del Cigno, candido ed elegante uccello dal manto bianco, puro come i sentimenti di un figlio nei confronti dell'adorata madre, e di una madre nei confronti del figlio stesso.

Un cuore assolutamente puro, che prova un unico odio che è quello verso la violenza e il causare dolore al prossimo: questo è il dolce e sensibile animo di Shun.
Shun è il Saint della costellazione di Andromeda citato più su: totale è la sua avversione alla lotta, grande come grande è la delicatezza dei suoi lineamenti; l'unico motivo per cui veste il Cloth incatenato è quello di ritrovare suo fratello, Ikki.
Anni prima Shun è stato indirizzato all'isola di Death Queen, isola infernale dove si diceva che fosse custodito il Cloth della Fenice, forse il più potente tra quelli di Bronzo; ma al posto di Shun però, su quell'isola venne spedito lo stesso Ikki, per scelta del ragazzo in persona.
Shun è troppo nobile e dall'animo gentile, e se fosse andato su quell'isola terribile non sarebbe sopravvissuto, ragion per cui suo fratello maggiore si sacrificò coraggiosamente al suo posto.
A Shun però non va certo meglio, perché l'isola di Andromeda dove verrà invece inviato è forse anche peggio di quella di Death Queen, ma in quell'inferno, il dolce cuore di Shun smuoverà quello di una sua compagna d'armi, June, Saint della costellazione del Camaleonte.
L'amore di June per Shun gli permetterà di sopravvivere ai difficilissimi allenamenti, e di raggiungere finalmente il fratello, anche se a questo punto, per il gentile Saint incatenato ci sarà un'amara sorpresa...
<b>[Possibili spoiler]</b>Ikki è tornato dall'isola di Death Queen con la rabbia di un demone Ashura.
Questo perché, se Shun è stato fortunato a trovare qualcuno che condividesse le difficoltà con lui, Ikki ha visto quella stessa fortuna trasformarsi in tragedia, e la ciliegina sulla torta fu lo scoprire qualcosa di sconvolgente, una rivelazione che l'ha portato ad odiare tutti gli altri Saint.
Il tempo cambierà Ikki che, rimasto duro per via delle difficoltà che ha dovuto affrontare in vita sua, recupererà comunque la sua umanità e si prodigherà d'essere una sorta di guida e punto di riferimento per gli altri.
Il suo Cloth lo rappresenta in pieno: la Fenice è infatti simbolo di morte e rinascita, così come lui cade e torna, rinasce ardente dalle sue ceneri per riscattarsi o per fare da vendicatore, o giustiziere.<b>[Fine possibili spoiler]</b>

I cinque Saint sono teoricamente sotto la guida di Saori Kido, nipote adottiva di quel Mitsumasa Kido che li prelevò, durante la loro infanzia, dai loro orfanotrofi insieme ad altri 95 bambini per radunarli e poi inviarli in giro per il mondo, per imparare a bruciare il loro cosmo e ottenere i Cloth.
Saori è sempre stata trattata come una principessa dallo scomparso nonno, e sin da piccola si è divertita a trattare gli altri orfani come suoi schiavetti, ora sembra più autoritaria che viziata, ma forse nasconde qualcosa, un segreto sorprendente...
Quando ho scritto "teoricamente sotto la guida di Saori Kido" è perché loro non sono molto d'accordo, visto appunto come lei li ha trattati da piccoli e come siano stati praticamente costretti a diventare Saint.
Questi sono dunque i personaggi principali del manga, a cui se ne aggiungeranno altri, alcuni buoni, altri malvagi, rendendo il tutto un'epopea emozionante e ricca di colpi di scena.

Il tema del sacrificio per ciò che è importante per noi lo si può già capire da quanto affermato precedentemente, poiché sarà un comune denominatore delle vicende, a cui si alterneranno tematiche sull'amore, la fiducia nel prossimo e negli amici, il coraggio e la capacità di non arrendersi mai.
E' una storia indirizzata al pubblico adolescenziale, che porta degli insegnamenti sullo stile di vita e sulla crescita, sul coraggio, sulle responsabilità.
Memorabile è, in questo senso, un discorso di Seiya a una sua amica d'infanzia, disperata perché lui anziché divertirsi come gli altri ragazzi soffre, si ferisce e rischia la vita combattendo.
A queste sue parole, lui rispose che non si può certo dire che ragazzi che vivono la loro vita tra tranquillità superficiali, pensando solo ad andare a ballare o ad essere vestiti alla moda, stiano vivendo appieno la loro giovinezza, al contrario di lui, che dà il massimo ogni giorno per ciò in cui crede e per ciò che considera importante, anche correndo rischi enormi.
L'epicità, lo stile di narrazione intenso e senza mai un attimo di calma di “Saint Seiya” hanno fatto scuola, tant'è che ormai alcune strutture narrative vengono proprio definite "alla Saint Seiya", perché ripercorrono alcuni cliché di successione degli eventi che hanno qui visto la loro nascita (o comunque l'affermazione).
Il bagaglio culturale con cui poi Kurumada ha arricchito la serie è impressionante: tra leggende, religioni, miti, letteratura, simbolismi, l'autore prende più di duemila anni di storia della narrativa, della cultura e della religione, facendolo un uso sapiente e abbondante, stuzzicando furbescamente tutti quei lettori che hanno una certa cultura a proposito dei miti antichi o di letteratura, e spingendo gli altri ad interessarsene.
Nel corso delle avventure dei Saint avremo modo d'incrociare personaggi come Shaka della Vergine, un autentico concentrato di citazioni e riferimenti alla cultura Buddhista, o di immergerci in un regno degli Inferi strutturato come quello di Dante.
Viene a questo punto da chiedersi se delle premesse "teoriche" così promettenti siano accompagnate da uno stile di disegno all'altezza.

L'arte illustrativa di Masami Kurumada è abbastanza particolare, e può non piacere: è dirottata verso uno stile di character design precedente rispetto all'epoca d'uscita del manga, insomma, ancora una volta “Saint Seiya” prende spunto dagli anni '70, anche perché l'autore in quel decennio cominciò a scrivere e disegnare manga.
Le vignette sono abbastanza statiche, così come i combattimenti, dove lo scambio di colpi è essenzialmente "personaggio che attacca in posa, scritto col nome della mossa e (eventualmente) personaggio che subisce inquadrato di spalle o di tre quarti, in un angolo della vignetta".
Questo, però, non è necessariamente un difetto, specialmente perché i disegni di Kurumada pur sembrando talvolta sproporzionati sono ricchissimi di particolari.
I Cloth, per esempio, sono molto dettagliati e ben studiati, tant'è che in fondo ai volumi sono disponibili delle schede dove è possibile assistere a ogni passo della "trasformazione" da statua rappresentante la costellazione ad armatura vera e propria (qui, al contrario dell'anime, poi, il Cloth non s'infila da solo sul Saint, ma va indossato "alla vecchia maniera”, cosa che dà una certa sensazione di casereccio a chi ha visionato prima la serie animata, ma l'enfasi di un guerriero che indossa la sua tenuta da battaglia pezzo per pezzo, indubbiamente, fa effetto).
Le splash page, poi, sanno essere ricchissime di dettagli e molto spettacolari, specie quando appunto vengono eseguite delle mosse, basti pensare a certi "Rozan Shoryu-ha!" di Shiryu o al Tenbu Horin di Shaka: immensi dragoni meravigliosamente disegnati, immagini del Buddha che vanno a pezzi, tutto ciò merita qualche secondo di osservazione per apprezzarne appieno la cura nei particolari.
Un altro, ben più nascosto, pregio dei disegni risiede nella documentazione dell'autore a proposito di alcuni luoghi realmente esistenti in Grecia, qui riprodotti fedelmente.
E' uno stile che potrebbe essere difficile da digerire per alcuni, ma per chi ne sapesse apprezzare i veri pregi risulterà spettacolare.

Insomma, Saint Seiya è tutto rose e fiori?
No, purtroppo.
La trama non è comunque priva di alcune piccole grandi discrepanze, che non inficiano certo pesantemente la trama ma comunque si notano, così come certe situazioni diventano davvero dei mezzi tormentoni, anche se talvolta questo difetto è stato un po' esasperato dai critici.
C'è poi da dire che il finale della storia non è esattamente quello previsto, poiché la serie venne fatta chiudere in anticipo e, per quanto la trama trovi una naturale conclusione con l'ultimo capitolo, alcune cose vengono lasciate in sospeso, questo, per fortuna, sta però venendo riparato dall'autore stesso e dalla serie “Saint Seiya-Next Dimension”, vero e proprio sequel conclusivo della storia.
Questi sono difetti evidenti, molto evidenti, al punto da far distrarre il lettore meno attento da tutto ciò che c'è di buono in questa serie, che, un po' a sorpresa, pur essendo indirizzata a un pubblico maschile adolescenziale tanto successo trova anche tra le signorine (eh sì, perché i nostri cinque bronzini sono dei veri e propri bishonen).
In chiusura, Saint Seiya è un'opera eccellente ma non perfetta, con le sue pecche, ma che può regalare grandi, grandissime soddisfazioni al suo fruitore.
Se affrontato con una certa retro-cultura letteraria e con una certa passione per stelle, miti, religioni e culture, sa regalare momenti di non scarsa epicità ed emozione, che però sono fruibilissimi anche per chi semplicemente si vuole emozionare con le gesta di cinque eroi che lottano per sé stessi prima, e per qualcosa di più grande e collettivo poi: cinque strade che diventano una, sotto un cielo pieno di stelle.


 6
rodomonte

Volumi letti: 21/28 --- Voto 9
Semplice, diretto, liscio: il fumetto scorre, crea immagini, guida verso il mito e ci trascina nella leggenda. Un classico. Si presenta leggermente diverso rispetto al cartone animato. Sono diversi i nomi, assenti alcuni personaggi, il fumetto ci restituisce però la giusta dimensione della storia, nel cartone animato forse troppo amplificata ed espansa.

Pecche? Tante. Ma tutte perdonate. In fin dei conti, il pubblico a cui è rivolto è quello dei preadolescenti, dei tredicenni - guarda caso, l'età dei nostri protagonisti.
Fresco e arioso, il fumetto non si dilunga eccessivamente nei misteri e nelle attese, caricando di giusta suspence e mitismo scene e storie varie.
La maturità di Kurumada si consoliderà in seguito, ma qui ha rasentato l'eccellente. Da leggere, per rivivere ciò che quasi avevamo scordato rispetto a quando eravamo bambini.


 1
monkey d. max

Volumi letti: 28/28 --- Voto 5
Anche io come moltissimi, o quasi tutti i bambini della mia generazione, da piccolo ero innamorato dei Cavalieri dello Zodiaco. Devo dire che non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di leggere i fumetti che hanno dato origine al mito, ed ora cercherò di illustrarne i pregi e difetti.

Si può tranquillamente dire che l'autore ha svolto un ottimo lavoro nel creare una una storia caratterizzata da riferimenti alla mitologia greca e alle culture orientali, creando dei personaggi originalissimi: i Cavalieri dello Zodiaco. Ognuno ha un'armatura conferitagli dal fatto di essere il rappresentante in terra di una certa mitologia. Questo è decisamente il punto più forte dell'opera: i cavalieri, la loro armatura, il loro essere contestualizzati da religioni e mitologie realmente esistenti. Ciò ha sicuramente permesso all'opera di ottenere il proprio successo.

Ma questo, pur essendo un punto fortissimo a favore dell'opera, è e ne rimane uno dei pochi. Sulla trama non mi dilungo, dico solo che a mio giudizio è sempre troppo scontata, ma questo potrebbe essere soggettivo.

Ciò che oggettivamente mi ha colpito negativamente è la totale piattezza, somiglianza e scarsa qualità dei combattimenti presenti in questo shounen. Moltissimi combattimenti si somigliano fra loro, e ciò che risulta noioso sulla lunga è che questi cavalieri, anche se con nomi e armature diverse, fondamentalmente attacchino sempre e solo tutti lanciando colpi a distanza, variando pose e nomi, ma attaccando alla fin fine sempre tutti nello stesso modo. Tutte le immagini che descrivono i combattimenti inquadrano i cavalieri che si "lanciano" i propri colpi su sfondi fittizi costituiti generalmente da immagini relative alle costellazioni d'appartenenza. Oltretutto gli schemi di ciò che succede nei combattimenti troppo spesso si somigliano e ripetono nel corso dell'opera.

Per i disegni si deve elogiare l'autore per l'invenzione delle armature e la notevole caratterizzazione stilistica di esse, ed anche le ambientazioni spesso notevoli. Il disegno dei volti dei personaggi invece è pessimo: i volti di moltissimi personaggi si somigliano eccessivamente, per non dire che sono uguali. L'unica cosa che differenzia alcuni personaggi è il taglio di capelli, ed addirittura a volte avere o meno il seno, se si tratti di un maschio o di una ragazza.

Su ciò che la storia lascia nel lettore posso affermare che ci sia poco o niente. La lotta tra il bene ed il male è a mio giudizio gestita in maniera molto semplice e basilare, gli intrecci narrativi non sono mai superlativi e le sorprese non sono mai così sorprendenti.

In finale questo manga può rappresentare una lettura molto leggera ed un ritorno ai vecchi ricordi da bambino dei Cavalieri dello Zodiaco, ma nulla di più.


 7
Magik

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Prima di One Piece e ancor prima di Naruto e contemporaneamente a Dragon Ball c'era Saint Seiya, meglio conosciuto in Italia con il nome i cavalieri dello zodiaco.
Il manga è disegnato e ideato dal maestro Masami Kurumada nel lontano 1986, impossibile non conoscere questo manga anche per chi non è appassionato di shounen.

La storia si apre con un lungo prologo e poi si divide in tre grandi saghe: Santuario, Nettuno e Ade.
I protagonisti di questo manga sono cinque ragazzi: Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki, che al servizio di Saori Kido, reincarnazione della dea Atena, devono proteggere la Terra dalle forze del male. In tutte e tre le saghe che compongono l'opera il trend è sempre lo stesso, la povera Saori viene rapita o ferita dal malvagio di turno e i suoi cavalieri accorrono in suo aiuto per salvarla, consapevoli che una loro sconfitta decreterebbe anche la fine della Terra.

Una caratteristica fondamentale e nuova di questo manga è che i cinque giovani guerrieri per vincere le loro cruente battaglie fanno ricorso al settimo senso, cioè la capacità, che hanno solo i cavalieri, di usare appieno il loro cosmo interiore, così da diventare invincibili e vincere qualsiasi battaglia.
Un altro elemento fondamentale di questo manga è che ogni cavaliere ha una sua armatura e una sua costellazione di riferimento da cui deriva il potere del cavaliere e la forma dell'armatura stessa. I cavalieri possono essere di bronzo, d'argento e d'oro in base al materiale di cui è fatta l'armatura che indossano.
Il maestro Masami Kurumada è stato in grado di creare un universo grandissimo popolato da numerosi cavalieri ognuno con una propria armatura e una propria costellazione, non c'è un cavaliere uguale ad un altro, tutti sono differenti l'uno dall'altro, ogni armatura è diversa e particolare.
Ogni personaggio è disegnato benissimo, alcuni hanno volti bellissimi molto femminili, tanto da sembrare donne; ogni personaggio ha un suo carattere definito e differente con il quale il lettore si può facilmente immedesimare.

Forse l'unica cosa che stona un po' è che i cinque ragazzi, che affrontano battaglie sempre più cruente rischiando la propria vita, sono solo degli adolescenti quattordicenni e forse questo rende poco credibile la storia.
Un altro problemino di questo manga è forse il fatto che in troppe occasioni Seiya viene messo un po' troppo in primo piano rispetto ai suoi compagni e questo lo rende molto spesso antipatico.

L'edizione di Saint Seiya che ho letto è quella sottiletta della Star Comics, ma recentemente è stata fatta dallo stesso editore anche un'edizione deluxe sicuramente migliore.

Il mio voto per questo manga è un bel 10, un'opera che ha fatto sognare un'intera generazione, uno dei pochi esempi di manga che ha saputo creare un genere fatto di sequel, prologhi, film, anime, modellini, videogiochi e chi più ne ha più ne metta. Inutile consigliare a qualcuno la lettura di questo manga perché non credo che ci sia qualcuno che non l'abbia ancora letto.

Matteo91

Volumi letti: 28/28 --- Voto 8
Chi ha detto che la cultura non può essere diffusa attraverso un fumetto o che il fumetto non può essere di per sé cultura, ignora l'esistenza di Saint Seiya, capolavoro di Masami Kurumada, conosciuto e apprezzato in Italia con il nome di "I Cavalieri delle Zodiaco", uno shonen di stampo classico datato 1986.
Saint Seiya è un eccezionale veicolo di trasmissione culturale, mitologica, religiosa e filosofica, che, negli anni di maggior successo, si immetteva prepotentemente nel movimento della globalizzazione. Così, se da un lato ha diffuso in Occidente diverse nozioni indo-buddhiste, ha anche portato in Oriente rilevanti riferimenti danteschi e mitologici. Ed è proprio alla mitologia che Kurumada strizza l'occhio, scegliendo lo scenario greco quale incipit della sua storia.

Seiya, Hyoga, Shiryu, Shun e Ikki, protagonisti indiscussi del manga, in seguito ad uno sfibrante allenamento ottengono l’investitura a Saints, i leggendari guerrieri della dea Atena, chiamati a difendere in suo nome la pace sulla Terra. Il loro potere scaturisce dalla consapevolezza di come il proprio microcosmo interiore possa riflettere la struttura dell’universo e possa esprimere la stessa, immensa energia del big-bang. Energia convertita in potenti onde energetiche e raffiche di pugni e calci attraverso l'armatura, che assume, così, una duplice funzione. Se da un lato ha la finalità di convogliare l'energia dei Saints in colpi concreti, svolge anche un'indispensabile funzione difensiva. Senza di essa la morte è assicurata. I cinque protagonisti hanno raggiunto solo il grado d’investitura più basso, ossia il titolo di Bronze Saints. Ma questo non impedirà loro di affrontare i guerrieri più tenaci e abili, nemici della giustizia e della Dea Atena. Un'innata caparbietà e un totale disprezzo per la morte porterà i cinque Saints a scontrarsi, addirittura, con i Gold Saints, dotati della potenza dalle dodici costellazioni zodiacali e in grado di muoversi alla velocità della luce. Ma nulla può fermare i protagonisti di tale manga quando in ballo c'è il destino della Terra.

Come già detto, Saint Seiya è quello che gli americani chiamano "melting pop", ossia la perfetta convivenza di svariati elementi appartenenti a culture diverse. Appaiono evidenti, come già detto, i continui riferimenti mitologici. La cultura ellenica non si limita, però, al semplice ruolo di senario della narrazione ma va oltre, assumendo un ruolo di prim'ordine. Secondo la mitologia greca Zeus, dopo aver ucciso il padre Crono e liberato i fratelli Ade e Nettuno, divise con loro il dominio del mondo. Egli governò i cieli e la terra, Ade l'aldilà e Nettuno i sette mari. Da tale richiamo storico Kurumada forgia le tre saghe che compongono l'intera storia di Saint Seiya. Accanto alla modernizzazione della millenaria storia greca, Kurumada effettua anche un complicato processo di unione di elementi buddisti e danteschi. Un esempio di come Saint Seiya sia specchio fedele di tradizioni buddhiste è dato dal primo, grande avversario che i Cavalieri devono affrontare: Saga. Il Gold Saint dei Gemelli, infatti, non è un semplice antagonista, ma un nemico interno; il nemico tipico della religione buddista, che tenta e corrompere dall'interno. Ma è forse il Gold Saint Shaka il vero compendio della filosofia buddhista. Già alla sua prima presenza, infatti, ci viene presentato come il bambino che nasce da un fiore di loto come reincarnazione del Buddha. Per di più, è l'unico a possedere l'ottavo senso, ovvero l'innata capacità di essere consapevoli di appartenere al tutto e di coincidere con esso. Proprio tale caratteristica rende Shaka l'"uomo più vicino a Dio". Se le prime due saghe sono interamente dominate da allusioni e rimandi greci e buddisti, è nella terza, ed ultima saga, che Kurumada celebra la figura di Dante e del suo mondo, facendo muovere i Saint nel percorso infernale da lui creato. La descrizione dei luoghi visitati dai Saints ricalca la narrazione dantesca. Si va, così, dalla drammatica frase "Lasciate ogni speranza voi ch’entrate" scolpita sulla porta d'ingresso del reggono demoniaco, alla trattazione della sofferenza degli ignavi; dal fiume Acheronte, con tanto di traghettatore, al cane Cerbero; passando per il Cocito e la Giudecca dimora del signore del mondo infernale.

Particolare è il discorso grafico. Se Kurumada, infatti, cura minuziosamente i primi piani e i paesaggi, chiaro esempio ci viene offerto dalle rappresentazioni dei luoghi danteschi, tralascia spesso gli elementi secondari. Basti vedere le varie vignette dove i Saints sono circondati da una moltitudine di nemici: le loro facce sono spesso sproporzionate o deformate e assumono un tono tipico dei manga demenziali. Ma Kurumada è famoso per la statuarietà che riesce a immettere nei Saints, che ricordano le scultoree statue greche. Particolare è anche la rappresentazione delle scene di lotta. Nel manga non troveremo mai dei colpi diretti che sbattono sul corpo dell'avversario, ma tavole nelle quali il colpo è già stato sferrato e il nemico o il Saints di turno che vola via in fin di vita.

In definitiva Saint Seiya può definirsi un manga unico nel suo genere, in grado di unire all'azione la cultura antica e la riflessione filosofica/religiosa. Proprio per questo deve essere una di quelle serie che non devono mancare nella collezione di un vero appassionato di manga.

GirlxGrl

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GirlxGrl

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Uno dei grandi manga/shonen più famosi degli anni '80 ma che anche nel 2011 riesce piacevolmente a intrigare e sa come rendersi avvincente con la sua mitica storia.
La storia narra le vicende di alcuni giovani guerrieri che dopo aver affrontato dei durissimi allenamenti diventano dei Saint, cioè sacri guerrieri protettori di Atena, la loro dea, che rinasce ogni 250 anni per proteggere l'umanità da attacchi e guerre anche da parte di altre divinità.

I disegni sono molto piacevoli, e senza dubbio l'edizione sicuramente migliore è la Perfect Edition anche per la presenza di pagine a colori, insomma un manga che è un classico nel panorama shonen/manga, diciamo che è un cult nel genere, un manga con un avventura epica con sfondo mitologico, con personaggi stupendi, ognuno con proprie tecniche e armature sacre (Cloth) con caratteristiche diverse; ben delineate e congegnate sono le vicende personali dei vari personaggi, sopratutto quelli principali cioè Atena, Seiya, Shun, Shiryu, Hyoga e Ikki. Alcune vicende sono davvero dure e lasciano il segno, ed alcune frasi con elementi religiosi e filosofici le si ricorda a lungo. Insomma, un manga che non delude.


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Vincenzo1989

Volumi letti: 22/28 --- Voto 8
Uno dei grandi manga degli anni '80 ma che riesce ad essere di moda anche nel 2011 anche grazie a tutti i gadget modellini e gashapon usciti in grandi quantità, notorietà aumentata anche dall'uscita dell'attesissimo seguito della serie, ovvero Next Dimension.
La storia narra le vicende di alcuni ragazzi che ritornano in Giappone dopo aver affrontato delle dure prove e conquistato le armature delle costellazioni a loro appartenenti, i cavalieri una volta riuniti combatteranno contro il male per proteggere Athena dea della giustizia, ma per farlo arriveranno ad affrontare addirittura gli dei (come Poseidone ed Ade) e si spingeranno fino alla gelida Asgard per affrontare odino ed i suoi cavalieri (filler dell'anime).

I disegni sono fatti molto bene, non per nulla parliamo di uno dei mangaka più famosi, cioè Masami Kurumada, in grado di dare un grande impatto visivo al lettore sopratutto nelle tecniche tirate coi pugni come il Fulmine di Pegasus ed i colpi di Aiolia del leone.
L'edizione sicuramente migliore è quella Perfect Edition anche per le pagine a colori (anche se rispetto a quella di dragonball ne ho viste davvero molto poche)


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dade88

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Un grande classico della mia generazione, un mix di azione, avventura, scontri e mitologia, il tutto reso interessante dalle storie dei vari protagonisti che possiedono un filo comune.

La storia si incentra su questi ragazzi straordinari, che possiedono la capacità di rappresentare una determinata costellazione, e di indossare la corrispondete armatura. Per poter ottenere questo grande privilegio hanno dovuto lottare in mete anguste in scontri all'ultimo sangue. Molti lottatori che ambiscono all'armatura (chiamata Cloth nel manga) sono stati inviati da Saori Kido, presidentessa di un'associazione che anni prima aveva preso in affidamento vari orfani (i futuri cavalieri, Saint nel manga).
Il protagonista effettivo risulta essere Seya, cavaliere di Pegasus, che cerca di diventare più forte per ritrovare la sorella scomparsa. Saori indice un torneo, detto "Galaxy Wars", ove Seya dovrà scontrarsi contro altri cavalieri per avere l'armatura d'oro di Sagittario, ritenuta fino a quel momento, una delle armature più potenti.
Da qui parte l'avventura di Seya che si unirà ad altri 4 co-protagonisti (Shiryo del Drago, Hyoga del Cigno, Shun di Andromeda e Ikki della Fenice) verso la salvezza del mondo intero.

La collana viene così divisa in 3 parti:
- dal 1 al 13; saga del grande tempio "le 12 case", un vero e proprio capolavoro.
- dal 14 al 18; saga di Poseidone, la peggiore delle 3 ma comunque non pesante
- dal 19 al 28; saga di Hades, una degna conclusione di un manga così bello.

Una delle cose che mi hanno fatto impazzire di questo manga sono le armature, sono fatte veramente bene, pensate al dettaglio, e alla fine di ogni volume l'autore spiega addirittura come si smontano e si indossano.
I cavalieri d'oro, che corrispondo ai 12 segni zodiacali, sono bellissimi, e fanno identificare il lettore al proprio cavaliere (dato che ognuno di noi ha un segno zodiacale).
In generala lo stile di combattimento mi piace molto, le tecniche sono ben studiate e ben si accoppiano alla costellazione di ogni Saint.
Ho mangiato questi 28 volumi così velocemente che quando ho finito ne avrei voluti ancora. Veramente bello, lo consiglio a chi non l'avesse ancora letto!


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Smooth Criminal

Volumi letti: 10/28 --- Voto 9
Questo è uno dei manga degli anni ottanta che insieme a Dragonball, e tanti altri che non sto ad elencare, è entrato ormai nella leggenda. Quanto meritatamente però, è difficile dirlo. Infatti, non ho mai ben capito cosa di questa serie affascini i vari lettori, che dunque si appassionano non poco a quest’opera. Io preferisco comunque l’anime, meglio conosciuto qui in Italia col nome de I Cavalieri dello Zodiaco, ed ho iniziato, e purtroppo ancora non finito, la lettura di questo manga, solo per curiosità, oltre perché non può mancare un titolo del genere nella collezione di un lettore di manga.

Sinceramente mi aspettavo qualcosina in più dal manga, e devo ammettere che nel vedere i disegni di Masami Kurumada, autore dell’opera, sono rimasto un po’ stupito, perché mi sono trovato di fronte uno dei pochi casi in cui i disegni dell’anime sono migliori di quelli del manga stesso. Infatti, le illustrazioni del manga, non che siano così male, ma le trovo di livello decisamente inferiori a quelle della serie animata.
La storia invece è principalmente la stessa, e trovo che sia meglio raccontata nel manga. Credo che la parte principale di quest’opera che piace al pubblico siano i personaggi. I Saint, o cavalieri infatti, sono tutti molto ben strutturati, come carattere e come design, in particolare i cinque principali, il protagonista Seiya (o Pegasus), Shiryu (Sirio), Hyoga (Crystal), Shun (Andromeda), e Ikki (Phoenix). A questi vanno aggiunti gli altri Saint di bronzo, che hanno un ruolo minore, la dea Atena, Saori, da noi diventata Lady Isabel, e soprattutto i Gold Saint o cavalieri d’oro, che sono tutti degli ottimi personaggi e con delle bellissime armature, una per ciascuno dei dodici segni zodiacali.

Inutile dire che consiglio questo manga a tutti, anche a chi non piace il genere shounen, perché almeno il primo volume di questo manga deve essere letto. Io ho acquistato la Perfect Edition, e proprio come dice il nome stesso, questa edizione è davvero perfetta, pagine a colori, grande formato, comodo e bello da ammirare in collezione, e soprattutto un ottimo rapporto qualità-prezzo.


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Turboo Stefo

Volumi letti: 22/28 --- Voto 7
Saint Seiya, meglio conosciuto con il nome de “I Cavalieri dello Zodiaco”, rappresenta un simbolo per molteplici generazioni passate, segnandole nella loro infanzia come poche altre cose, ed è stato probabilmente uno dei primi anime/manga ad aver avuto un successo planetario, aprendo così uno spiraglio all’opera che è diventata il manga per eccellenza in tutto il mondo, Dragon Ball, l’opera che ha spianato definitivamente la strada ai manga verso il panorama editoriale internazionale.
Si penserebbe che un’opera di tale importanza sia molto godibile ed ottimamente costruita, ma sfortunatamente non è così.

Su un isola in Grecia sorge un tempio dove si allenano innumerevoli discepoli di Atena, in modo da accrescere la loro forza e meritare una delle sacre armature, disposte su una precisa scala gerarchica che con il prestigio aumentano proporzionalmente anche i poteri e la copertura del corpo, in modo da aiutare sempre maggiormente i cavalieri più meritevoli, e tutte questi Cloth sono nati dalle costellazioni che sormontano il cielo.
Inizia così l’avventura di Seiya, che sfiderà altri cavalieri di bronzo in un arduo torneo per l’assegnazione del Cloth d’oro del sagittario, che però inaspettatamente viene rubato.
Questa è solo la prima parte del viaggio irto di sacrifici e combattimenti che dovranno compiere i sacri combattenti di Atena per fermare il diabolico piano di Ade.
La storia inizia abbastanza velocemente offrendo laute e precise spiegazioni su come funziona questo mondo e rivelerà qualche buon colpo di scena fino alla conclusione della prima parte, ambientata nelle dodici case dei cavalieri d’oro, le seguenti due parti saranno ripetitive e offriranno solo nemici ed ambientazioni diverse rispetto alla prima parte, inoltre ci sarà un accumularsi di paradossi e contraddizioni che smalizieranno il lettore più attento.
Nota positiva è il finale, che dopo l’ultima sequenza piena di fatti sempre più improbi che continuano ad alzare il livello d’incredibilità del tutto riesce a regalare un po’ di sana lettura appassionante e imprevedibile grazie alle evoluzioni inaspettate.
Sembra cattivo da dire, ma la verità e questa, la prima parte è perfettamente godibile e ben riuscita, la maggior parte della storia seguente sarà sono un noioso pretesto per arrivare al finale.
La storia è intervallata anche da numerosi combattimenti dove vengono sfoggiate tecniche sempre più megalomani che trasformano gli scontri in una specie di gioco a turni, uno dei due contendenti attacca e dopo l’altro risponde con i fatti o con le parole, visto che ci saranno spesso di mezzo interminabili dialoghi o riflessioni che dilungano eccessivamente la battaglia.
La storia offre anche numerose simbologie e riferimenti, perlopiù gradevoli inizialmente, ma inevitabilmente la ripetitività si presenterà ben presto anche in questo campo.

I disegni sono molto basilari, il tratto è forte ma morbido nelle forme, però i volti non sono molto particolareggiati o vari, si nota decisamente come spesso le espressioni usate si possano contare sulla punta delle dita, invece i fondali sono molto curati, così come i simboli che appaiono nei cieli stellati durante particolari attacchi. Purtroppo i combattimenti e le armature, che dovrebbero essere il fulcro di tutto, sono la parte meno riuscita. I combattimenti saranno incredibilmente statici e raramente vedremo dei contatti corpo a corpo, visto che tutte le mosse sono basate su effetti derivati dall’uso del cosmo, e le posizioni innaturali che assumeranno i corpi saranno sempre le stesse, soprattutto quelle dopo aver subito un colpo. Le armature inizialmente ricordano degli scatoloni, vista la loro spigolosità e quasi assenza di forme affusolate oltre al fatto che non ricordano minimamente la costellazione di appartenenza, fortunatamente almeno sotto questo aspetto l’autore migliora creando armature sempre più particolareggiate e gradevoli.

In Italia quest’opera ha visto luce sotto più forme, ma sicuramente la migliore è quella della Star Comics, rinominata Perfect Edition non per nulla. La serie, inizialmente composta da 28 volumi, è stata riassemblata in soli 22 volumi dal maggior numero di pagine, anche il formato è maggiore rispetto ai classici volumetti, la copertina rigida è resistente ma flessibile, inoltre avremo pagine spesse senza la minima trasparenza, un’ottima qualità di stampa e pagine a colori presenti in grande numero (anche se in buona parte monocromatiche). Il tutto è arricchito anche da numerose Pin-Up e schede con dettagli sulle trasformazioni delle armature.
Calcolando che ci troviamo di fronte ad una edizione da soli 4,80 € (i primi due volumi sono proposti a 4,00 €) possiamo tranquillamente dire che il rapporto qualità/prezzo è uno dei più alti mai visti.

Alla fine, cos'è Saint Seiya?
Un manga che sulla carta offre ben poco visti i risultati, godibile unicamente da coloro che li hanno amati nella loro infanzia, ma allo stesso tempo guadagna molti punti proprio grazie alle figure dei cavalieri, combattenti disposti ad ogni sacrificio per seguire il loro ideale, disposti a sacrificarsi per i propri amici e che farebbero di tutto per poter salvare il mondo e coloro che ci vivono.
Un’opera da leggere unicamente per quello che rappresenta, non per ciò che è, solo così si può comprendere e gradire appieno.


 6
Matt

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Io sono cresciuto con l'anime dei Cavalieri dello Zodiaco, che mi piaceva moltissimo e mi piace tutt'ora. Appena la Star Comics ha voluto riproporre il manga di quella serie animata in un edizione Perfect non ho potuto che prenderlo. Dopo aver letto tutti e 22 i volumi usciti posso dire che ho preferito la serie animata, sebbene il manga sia un must imperdibile.
La serie, scritta e disegnata da Masami Kurumada, uscì negli anni ottanta e divenne subito un grande successo grazie anche all'anime. L'opera possiamo dire che non si è conclusa del tutto, poiché sono presenti 3 saghe spin-off cioè Episode G, Next Dimension e Lost Canvas.

Il manga si basa sui vari combattimenti che i cavalieri devoti alla dea Atena devono affrontare. I cavalieri, dopo aver ottenuto tutti l'armatura di bronzo delle costellazioni, partono per il grande tempio per attaccare il grande sacerdote. Per arrivare ad esso devono superare tutte le 12 case dei cavalieri d'oro delle costellazioni principali dello zodiaco. Dopo questa avventura affrontano Nettuno e poi l'ultima saga riguarda il combattimento contro Ade.

La serie è veramente eccezionale, un'avventura epica con sfondo mitologico. I disegni sono buoni e i personaggi sono stupendi, ognuno con proprie armature, propri caratteri, proprie vicende personali passate e ognuno possiede diverse tecniche. La vicenda è molto efficace, infatti prende subito il lettore fa sì che quest'ultimo voglia sempre leggere il volume successivo. Opera meravigliosa, consigliata a tutti. Un Must. Un capolavoro.

Gintoki

Volumi letti: 28/28 --- Voto 4
Partiamo da un presupposto: sono cresciuto con l'anime di Saint Seiya ed ancora oggi è in assoluto la mia serie animata preferita. Alcuni anni dopo sono riuscito a reperire il manga, carico di aspettative... che per lo più sono state deluse!

Iniziamo dalla storia. L'idea di base è davvero ottima: i protagonisti sono dei sacri guerrieri (saints) devoti ad Atena, a cui viene affidata un'armatura (cloth) rappresentante la loro costellazione guida. Il loro compito è combattere al fianco della dea, che si reincarna periodicamente ogni volta che il male minaccia la pace e la giustizia sulla Terra.
Purtroppo però la trama sembra seguire sempre lo stesso canovaccio, riducendosi allo schema Atena viene rapita/ridotta in fin di vita - per salvarla i Bronze Saints combattono i guerrieri del cattivo - Seiya batte il cattivo finale - Atena viene liberata - compare un nuovo nemico e si ricomincia! A questo vanno aggiunte anche numerose illogicità dell'intreccio e delle vere e proprie boiate, come Mitsumasa Kido che semina figli per il mondo manco fosse Rocco Siffredi, i bronze che lasciano le loro carte da gioco sui cadaveri dei nemici, personaggi che si materializzano dal nulla e tante tante altre... Degno poi di menzione è il personaggio di Atena/Saori. Più che una dea guerriera sembra una Paris Hilton divina, odiosa e viziata nella prima parte del manga, utile solo a farsi rapire/uccidere nella seconda. È comprensibile che lo sport nazionale sull'Olimpo sia "prendi la testa di Atena"!

Passiamo adesso al vero punto dolente: i disegni.
Dal punto di vista grafico è decisamente uno dei peggiori manga che abbia mai visto, e neanche l'età dell'opera può giustificare tale bruttezza. Tutti i personaggi, con pochissime eccezioni, hanno le stesse efebiche fattezze, e se questo può essere visto come un tocco stilistico di Kurumada, non si capisce perché donne, uomini e bambini abbiano tutti lo stesso identico volto! L'unica cosa che li distingue è il taglio dei capelli o addirittura solo il colore. A questo proposito è divertente la scena in cui Ikki commenta la somiglianza tra l'amata Esmeralda e suo fratello Shun. Altro che simili, quella è proprio Shun con le tette!
I fondali incredibilmente appaiono allo stesso tempo spogli e ripetitivi, per lo più costituiti da pietre e pavimentazioni mal disegnate. L'autore inoltre dimostra di non avere le basilari nozioni sulla prospettiva, spesso sembra di trovarsi davanti un'assonometria invece che la tavola di un manga. Se a questo si aggiunge la staticità delle inquadrature, la legnosità delle pose dei personaggi, ed alcune sviste degne di un bambino delle elementari (pezzi di armatura che si spostano da un lato all'altro, proporzioni che cambiano visibilmente da una vignetta all'altra...) si ha un quadro completo della bruttezza dei disegni.
L'unica nota positiva sono alcune armature veramente ben riuscite, basti pensare alle gold Cloth e alle Scales dei generali di Nettuno. Discorso a parte per le prime armature dei protagonisti, se amate le stupende armature di bronzo dell'anime la visione delle V1 del manga potrebbe provocarvi delle profonde crisi depressive.

In definitiva, se siete cresciuti con la serie animata e siete disposti a sorvolare su questi numerosi difetti fateci un pensierino. Se invece volete solo leggere un classico rivolgetevi altrove, troverete opere ben più meritevoli del vostro tempo e dei vostri soldi.


 6
Zannabianca15

Volumi letti: 22/28 --- Voto 8
Innanzitutto "Saint Seiya" è un classico dei manga degli anni '80, e a questo consegue che i disegni e la storia siano abbastanza "vecchiotti". Ma questo non ci interessa più di tanto, perché "Saint Seiya" va assolutamente letto.
L'autore Masami Kurumada ha avuto una vera genialata nel creare una storia del genere, con forti richiami alla cultura mitologica dell'antica Grecia e al buddhismo, inserendo anche elementi originali, come per esempio le armature.
Protagonisti del manga sono cinque ragazzi diventati Saint, ovvero i cavalieri sacri della dea Atena che, indossando le armature sacre, combattono per mantenere la giustizia e proteggere il mondo. Dovranno affrontare molti combattimenti, uno più difficile dell'altro e, molte volte, al di sopra delle loro possibilità. La storia è divisa in tre capitoli: il capitolo del Santuario; il capitolo di Poseidone; il capitolo di Hades.
Trovo molto più bello il primo capitolo rispetto agli altri, anche perché in quelli successivi la storia diventa un po' ripetitiva, soprattutto con la saga di Poseidone: i combattimenti sono molto simili fra loro, come anche il fatto che Saori Kido, ovvero Atena, debba essere sempre salvata.
Nonostante questo non mi sono mai annoiato a leggere il manga, anzi, più pagine leggevo più avevo voglia di proseguire con la lettura, che riusciva sempre a catturarmi.
Un altro difetto di "Saint Seiya" è il disegno. Kurumada ha uno stile che apprezzo molto, ma purtroppo non ha una gran varietà: i personaggi sono fisicamente (e a volte anche caratterialmente) molto simili fra loro, come simili sono anche le varie pose che si susseguono nelle vignette.
Dettagliate sono invece le varie armature, tutte diverse e ben pensate per le costellazioni che rappresentano.

Io ho letto l'ultima edizione stampata dalla Star Comics, la Perfect Edition, e devo dire che il rapporto qualità/prezzo è ottimo: ha un formato di carta più grosso, le pagine a colori originali, le gallery delle pinup complete e un'ottima qualità di carta. Anzi, 4,80 € sono anche troppo pochi per un'edizione simile.
Concludendo, "Saint Seiya" è un manga che tutti gli appassionati di fumetto giapponese dovrebbero leggere. Non solo perché è un classico o un prodotto molto valido come pochi altri, ma soprattutto perché vi farà appassionare e commuovere.


 6
Golconda

Volumi letti: 28/28 --- Voto 8
Non posso non dare un volto alto alla serie classica che più ho amato nella mia infanzia! Tralasciando i disegni e il piattume di alcuni de personaggi, anche fra i protagonisti, la storia ha tonalità epiche che raramente ho riscontrato in altre serie shonen di questo stampo. Praticamente ha consolidato il genere del gruppo di 5 eroi estremizzandolo e rendendo comunque interessanti tutti senza far pesare tutto sul protagonista che da il nome alla serie. Protagonista che a conti fatti a volte risulta essere il meno gradito (personalmente non lo sopporto) e approfondito caratterialmente. Chiunque si è "innamorato" (in senso platonico per i maschietti XD) del personaggio di Ikki, controverso, contro tendenza, irriverente ma, lasciatemelo dire, cazzuto all'inverosimile! Ikki è quasi per Seiya quello che è Vegeta per Goku in DBZ, anche se in più di un'occasione si capisce che forse il bronze più forte in realtà è lui! Basti pensare che non è mai esistito un Saint di Phoenix sin dai tempi del Mito poiché nessun cavaliere ha mai avuto il cosmo necessario per reclamare tale armatura! Comunque a parte piccole cadute di tono la storia è bella e pregna di piccole chicche. La saga di Hades, di cui hanno fatto anche una discutibile trasposizione animata, è molto bella e articolata, anche se a mio modesto avviso il capitolo del Santuario e la lotta contro Saga resta un must da sempre!

Sempre bello e sempre verde. Da leggere.


 6
Kouga

Volumi letti: 28/28 --- Voto 8
Non starò qui a dilungarmi sulla storia dei leggendari Cavalieri dello Zodiaco: presumo che ormai la conosciate tutti a memoria! Piuttosto vi dirò perché questo manga merita di essere letto: se avete visto almeno una volta l'adattamento animato su qualche emittente privata regionale, via satellite o recentemente su Mediaset, avrete avuto modo di notare quanti tagli e censure sono stati apportati nel corso della serie: nomi di personaggi, location, armature, tecniche e quant'altro che a mio avviso una volta scoperto il manga, considererete nel più dei casi una grave mancanza nei confronti di quest'ultimo. Kurumada ci offre un'opera stracolma di personaggi cool, mitologia, incontri furiosi e violenti, poesia e romanticismo che si mescolano continuamente in una saga longeva ed avventurosa senza disperdersi lungo il cammino e arrivando ad una naturale conclusione epica quanto enigmatica (sebbene si sia rimesso al lavoro fornendo risposte dirette ed inequivocabili solo negli ultimi anni). Che cosa manca a Saint Seiya per essere definito un "titolone"? Forse quella poesia che grazie all'artista Enrico Carabelli (continuata poi dal grande De Palma) aveva reso i "Santi" di Kurumada dei veri e propri "Cavalieri", con citazioni letterarie ed un frasario decisamente colto, ricercato e di forte impatto, sia nei dialoghi normali che nei momenti di maggior pathos così come nella recita ed esecuzione dei micidiali colpi finali. Nella serie originale infatti, i dialoghi sono piuttosto diretti, poveri e talvolta rozzi, forse adatti a giovani adolescenti degli anni '80 come la storia impone, ma di sicuro meno impatto sui lettori che s'avvicinano alla serie dopo aver visionato la leggendaria controparte animata in gioventù.

Altri difetti in mezzo a tanti pregi? Lo stile di disegno: particolareggiato nelle location e negli sfondi, molto comune sui personaggi e non particolarmente elaborato, ma anche qui la questione è soggettiva, e penalizzare un'opera solo per un gusto personale mi pare altamente fuori luogo. Saint Seiya va letto, se amate gli shonen manga non potete lasciarvi scappare questo titolo.

E quando l'avrete fatto, ditemi: <i>"Lo sentite il Cosmo bruciare dentro di voi... ?"</i>


 6
Oni

Volumi letti: 28/28 --- Voto 8
Indubbiamente, per chi si è avvicinato al manga dopo aver visto la serie animata con l'adattamento italiano, quest'opera può risultare anche deludente.
In realtà Saint Seiya è un concentrato di idee abbastanza innovative, anche se a volte può succedere che vengano purtroppo mal sfruttate.
Nato nell'epoca d'oro degli shonen, questo manga presenta un punto di forza essenziale per distinguersi dalla massa: la colla che tiene uniti i vari scontri è la mitologia greca. Infatti, le leggende greche dei tempi che furono, insieme ad ulteriori citazioni da altre religioni e culture, occupano ampio spazio nella storia e spesso sono determinanti ai fini della trama.
I personaggi risultano ben caratterizzati, ognuno è diverso dall'altro fisicamente e caratterialmente, e ciò che li accomuna è soltanto lo spirito benevolo e l'amore per la dea Atena, di cui i protagonisti sono esponenti. Originali risultano, inoltre, l'idea delle armature legate alle costellazioni, ognuna con una storia, ognuna con un perché, e l'idea del cosmo inteso come forza interiore che, se innalzato a livelli sovrumani, può far compiere anche miracoli in nome di ciò che è giusto.
Da qui si deduce anche quale sia il tema ricorrente in tutta l'opera, un tema, quello della giustizia, che non viene mai lasciato indietro, anzi portato perennemente avanti attraverso ogni battaglia, affiancato ad altri valori che i cavalieri vogliono insegnarci, quale l'amore e l'amicizia.
Tuttavia, come è normale che sia, Saint Seiya presenta anche le sue piccole pecche di livello tecnico. La trama presenta la falla più grande: innovativa e intrigante durante la prima saga, diventa ripetitiva nelle successive due, presentando sommariamente sempre gli stessi elementi, diventando visibilmente frettolosa verso la fine. Inoltre si può osservare come, con l'aumentare dei volumetti, gli scontri diventino sempre meno fisici e i vari saint si riducano a lanciarsi i loro colpi all'infinito, volando in aria senza toccarsi.
Altra pecca possono essere i dialoghi, e qui si ritorna al confronto con l'adattamento italiano dell'anime, il quale, seppur bello, è in gran parte fantasioso: i dialoghi originali a volte risultano piatti, hanno poca influenza sulla storia e spesso sono eccessivamente ripetitivi, tanto che in alcuni punti le parole sembrano perdere il loro significato.
I disegni sono tipici dell'epoca, ma il maestro Kurumada ha avuto una buona evoluzione. Basti guardare le varie armature prima e dopo, oltre al buon uso fatto dei retini. Il difetto sta nel fatto che il maestro identifichi pochissime posizioni ed espressioni del viso per i suoi personaggi, e quindi usa sempre le stesse, di continuo.
Nel complesso, Saint Seiya è un manga non solo da leggere, ma anche da tenere nella propria libreria come una reliquia perché, a prescindere dai suoi pregi e difetti, rappresenta uno dei capostipiti della storia dei manga, un vero cult che ha fatto la storia (e la fa ancora), che non deve assolutamente mancare nella collezione di ogni appassionato.


 6
strikemc

Volumi letti: 28/28 --- Voto 8
Un'istituzione, ha fatto la storia nonostante la mancanza di veri colpi di scena ed il ripetersi del solito plot per ogni serie. Il manga in questione merita comunque di essere letto e amato, ma non posso dargli un 10 solo perchè in ogni fine serie si ripete la stessa sequenza di azioni: i bronze saint sono i più deboli fra tutti i combattenti, ma per qualche strano motivo riescono a trovare un'immensa forza interiore per riuscire a battere prima i gold saint, poi Poseidone ed infine addirittura due divinità superiori come Hypnos e Thanatos nonchè il dio del male hades... un po' inverosimile.
Sarà anche che è uno dei miei 5 manga preferiti... ma lo consiglio a tutti, un must-must-must-must have!


 3
Yati89

Volumi letti: 28/28 --- Voto 7
Saint Seiya l'ho conosciuto tramite il bellissimo anime e infatti il manga l'ho letto dopo averlo visto, per questo motivo l'opera perde un po' di punti. La trama è abbastanza originale, infarcita di elementi mitologici e astronomici, un mix molto ben riuscito. Anche l'idea delle armature è ottima e i combattimenti sono molto interessanti. Purtroppo Kurumada non si dimostra un narratore molto capace, per cui molte parti della trama sono frettolose e poco curate, come la parte sui silver saint o sull'inferno, anche se quando vuole sa farti sognare. Il disegno è banalotto e poco curato anche se migliora andando avanti nella trama, tutto sommato non si discosta dallo stile degli anni '80. Oggi come oggi, comparato ai manga moderni, si notano tutti i limiti narrativi e artistici, in più perde in pieno il confronto con l'anime. tuttavia è un manga che ha rivoluzionato gli shonen e si merita un 7 pieno!


 1
MarioArcher

Volumi letti: 20/28 --- Voto 7
Saint Seiya è un signor manga dell'epoca di DragonBall...
Uno di quei manga che vengono dopo i robottoni.
La storia è affascinante, ma non un granché, perchè se davvero la trama fosse bellissima, non gli leverei un bel 9. Ho letto poco la Saga di Hades, perciò per me la saga migliore è quella delle 12 case.
La saga di Poseidone mi sembra un po' la stessa cosa di quella delle 12 case, perchè:
I Bronze Saint si recano al luogo, sfidano tutti i nemici, e arrivano al capo, che sembra invincibile, ma alla fine viene sconfitto.
Masami Kurumada qua ha fatto una specie di copia-incolla cambiando solo il luogo e i nemici...
Comunque Saint Seiya è bello per altre cose, come il carattere dei Saint e i poteri di ognuno, per quello dico sempre che Saint Seiya non delude affatto le aspettative.

Gin

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Gin

Volumi letti: 22/28 --- Voto 10
Credo che tutti abbiano sentito parlare almeno una volta di questo manga e delle avventure dei cavalieri di Atena. "I Cavalieri dello Zodiaco" è un manga straordinario, ricco di combattimenti, con una storia fantastica e personaggi unici che hanno straordinari poteri. I disegni non sono il massimo, ma sono comunque belli, mentre le armature sono davvero stupende superiori a quelle dell'anime. Questo manga è un capolavoro che ha fatto la storia del fumetto giapponese quindi non può mancare nella vostra collezione.


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KiraSensei

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Comincio col dire che Saint Seiya è un pilastro del mondo cartaceo giapponese, un’opera che ogni buon collezionista deve avere nella sua libreria, e io l’ho recuperata da poco e letteralmente divorata nella lettura. Mi sono cimentato in “quest’impresa” avendo già visto la serie animata con i relativi i film e ho trovato alcune differenze, che non hanno guastato la lettura, anzi l’hanno resa più coinvolgente.

Ma veniamo all’opera in sé.
Saint Seiya non è solo un manga, ovvero invenzione dell’autore in quanto mescola al suo interno molti riferimenti alla mitologia greca, alle varie religioni e ovviamente un’interpretazione e rielaborazione delle stesse da parte dell’autore che oserei dire impeccabile.
I protagonisti di quest’avventura sono cinque ragazzi: Seya, Shun, Hyoga, Shiryu, Hikki e una ragazza, Saori, i quali matureranno una consapevolezza di se stessi e dell’universo che li circonda attraverso numerosi combattimenti e scontri ideologici fra i vari personaggi.

Tre sono gli aspetti che più colpiscono nella lettura di Saint Seya:
- il primo è indubbiamente la ricercatezza dei riferimenti fatti all’interno delle pagine alla mitologia greca, alle religioni ellenica e buddista. Nozioni storiche di eventi, nomi e luoghi che mi hanno ricordato gli studi fatti alle medie, nonostante siano stati rielaborati sotto l’ottica che l’autore, questi riferimenti restano chiarissimi e a mio avviso molto interessanti ed anche educativi.
- Il secondo aspetto che risalta nella lettura è l’evoluzione psicologica dei protagonisti, i quali maturano e dedicano la loro vita per un ideale che (purtroppo) di questi tempi sta scemando, ovvero quello della giustizia, ma non una giustizia qualsiasi, quella vera che trova forza nella fiducia e nell’amore del e per il genere umano.
- Terzo aspetto la caratterizzazione dei personaggi, sia Seya, Shun, Hyoga, Shiryu e Hikki differenziano tra loro sia sotto l’aspetto fisico che su quello psicologico a causa delle loro esperienze passate, ma non solo loro ritrovano una cura minuziosa nella loro creazione, tutti i personaggi secondari e di contorno ricevono lo stesso trattamento.

Qui apro una piccola parentesi, i personaggi secondari li chiamo così perché non sono i veri protagonisti, anche se ricoprono ruoli importantissimi, sia come nemici che come amici e alla fine ci si affeziona a questi anche più che ai protagonisti, chiusa parentesi.

La storia è divisa in tre saghe, ognuna molto ben realizzata e piacevole da leggere, la mia preferita però è la prima, la quale ha qualcosa di meno epico rispetto alle altre nei combattimenti, però ha qualcosa in più sotto l’aspetto psicologico e la maturazione dei protagonisti.

Il disegno di Masami Kurumada evolve con proseguire dell’opera, se all’inizio può sembrare “brutto” col passare dei volumi migliora notevolmente fino a raggiungere uno stato di perfezione per l’opera. Le immagini riescono a far capire immediatamente le emozioni dei personaggi e a trasmettere i loro sentimenti, una nota di merito va alla rappresentazione dei combattimenti, non andiamo a trovare lotte lunghissime con migliaia di colpi, i combattimenti sono brevi con al massimo tre o quattro colpi speciali per lasciar posto ai dialoghi (vera forza di Saint Seiya).

L’edizione che ho recuperato io è una ristampa del 2002 nel classico formato da manga, senza sovracopertina e tavole a colori, unica pecca è la rilegatura alcune pagine mi si son staccate e su un volumetto addirittura la metà (prontamente incollate in attesa di sistemarlo come si deve), non so se attribuire il fatto all’età del volumetto o alla rilegatura.

Se come me avete visto prima la parte animata troverete alcune differenze di storia e di caratteristiche fisiche di alcuni personaggi, ma non preoccupatevi l’opera ne riesce benissimo.

Concludo col consigliare Saint Seya a tutti, un buon collezionista non può non avere quest’opera che ha fatto da pioniere nel mondo dei manga, rivelandosi molto più bella di quello che ci si aspettava grazie alla ricercatezza dei riferimenti effettuata da Kurumada. Voto 9 abbondante, ma a causa del mio piccolo incidente arrotondo per difetto... voto 9, Meritatissimo!

KiraSensei

Kotaro

Volumi letti: 28/28 --- Voto 9
Una delle opere più celebri e meritevoli dell'intero panorama del fumetto giapponese, nonché una delle prime che mi hanno davvero fatto appassionare alla lettura dei manga.

A prima vista Saint Seiya ci appare come un Ashita no Joe in salsa mitologica, sia per lo stile di disegno (su cui, ci scommetto, il maestro Kurumada si è formato), sia per le caratterizzazioni dei personaggi. Palesissimi sono, infatti, gli accostamenti Seiya/Joe e Saori/Yoko. Ma a dispetto di questa nostra impressione iniziale, Saint Seiya diventa tutt'altro tipo di storia, e quella che poteva sembrarci come una sequela di combattimenti tra personaggi con armature che gli conferiscono poteri particolari, diventa nel corso del suo svolgimento qualcosa di molto differente e di immensamente più epico.
Abbiamo qui la storia di cinque ragazzi, splendidamente caratterizzati, completamente differenti tra loro per fisicità, carattere, trascorsi personali, scopi, modo di combattere e di intendere la vita, che appianeranno le loro rispettive differenze e combatteranno insieme, diventando amici così stretti da considerarsi fratelli, in nome di un ideale di giustizia molto più grande di loro, e cresceranno nel corso della vicenda, diventando, da ragazzotti imberbi ed egoisti, valorosi guerrieri ad un passo dalla divinità.
In linea teorica, però, una storia del genere possono realizzarla tutti, e anzi ci si auspica che tutti gli autori di shonen d'azione lo facciano, anche se questo non sempre accade, quindi cos'è che rende Saint Seiya così speciale?

Saint Seiya è un manga che fa dei combattimenti il suo fulcro, ma si tratta di combattimenti statici, quasi da telefilm supereroistico, a cui manca il dinamismo di quelli di un Dragon Ball o un Otoko Juku e che spesso e volentieri si risolvono nel giro di due o tre colpi speciali ritratti in una grande illustrazione statica a tutta o a doppia pagina. Ci sono manga dello stesso genere che ritraggono meglio i loro combattimenti, ma allora perché Saint Seiya ci piace così tanto?
La risposta sta non tanto nell'atto del combattimento "fisico" in sé, quanto nello scontro ideologico tra i due contendenti, elemento che in Saint Seiya non manca mai, dicasi mai, salvo davvero rarissimi casi.
I personaggi di Saint Seiya sono tutti ottimamente caratterizzati, e quando due di loro si scontrano non lo fanno per sport ma in nome di un ben preciso ideale, naturalmente differente nel caso dei due contendenti, e dal confronto tra questi due ideali nascono dialoghi profondi e ottimamente realizzati nonché notevoli riflessioni per il lettore, ed è questo che rende unici i combattimenti di Saint Seiya, aldilà dei colpi speciali.

Ciò che rende questo manga un capolavoro nonché ciò che lo differenzia da molti suoi più superficiali colleghi, è la perfetta fusione degli elementi, tipicamente orientali, dello shonen manga d'azione, del racconto di formazione, con una vastissima tradizione prettamente occidentale, ossia quella della mitologia, letteratura e cultura dell'antica Grecia, i cui elementi filtrano a più riprese dalle pagine di Saint Seiya, impregnando di epicità le vicende e facendole brillare di una luce che altre produzioni dello stesso genere disconoscono. L'autore, appassionato di cultura e arte occidentali, non solo riprende miti e leggende dei Greci, ma anche degli antichi Egizi, delle popolazioni del Nord Europa, elementi astronomici e scientifici, la Divina Commedia di Dante Alighieri, la struttura delle opere degli antichi tragediografi greci e persino parecchi elementi di cultura induista e buddista che sono sicuramente a lui più noti e congeniali.
Quello che ne nasce è una storia di una grandissima intensità e bellezza, dove l'elemento apparentemente più leggero del combattimento e dell'intrattenimento dovuto all'origine da "manga per ragazzi" della storia si combina alla perfezione con tutti questi riferimenti culturali adulti e spesso anche di difficile comprensione per un ragazzo, che poi risaltano agli occhi di un lettore più adulto facendogli apprezzare l'insieme molto di più.
Alla storia di Seiya e compagni, quindi, il lettore, non solo si appassiona, ma vi può anche trarre insegnamenti culturali e insegnamenti morali parecchio importanti, come l'importanza dell'amicizia, della fratellanza, del perdono, la lotta per la giustizia.

Il tratto di Masami Kurumada oggi appare abbastanza old-fashioned nel suo rifarsi allo stile grafico degli shonen degli anni '70, ma si evolve e migliora nettamente nel corso della storia, inoltre è dannatamente adatto al tipo di storia che narra, e ci regala, oltre alle dettagliatissime armature, dei bellissimi sfondi, templi greci, colonnati, castelli europei, sfingi egiziane, lande infernali ricalcate sulle illustrazioni di Gustavo Dorè, mandala, statue buddiste, riproduzioni di quadri o di sculture occidentali, mostrandosi quindi non soltanto un esperto conoscitore, ma anche un esperto riproduttore, dell'arte e della cultura dell'Occidente. Da segnalare le splendide illustrazioni a colori, ma purtroppo spesso e volentieri le numerose tavole a colori all'interno del manga sono meramente dipinte in scale di rossi e neri, e quindi è raro godere di questa bellezza che è limitata alle copertine o a poche tavole.

Saint Seiya ai lettori di oggi può apparire vecchio, banale, ripetitivo, ma ha in sé un'intensità davvero grande, che le migliori opere di oggi si sognano di possedere, e che ai tempi fece davvero scuola, influenzando in maniera pesante parecchie produzioni successive (Sailor Moon, tanto per dirne una) e anche gli stessi shonen che oggi furoreggiano tra i giovanissimi (vedi Bleach che ne copia meramente la struttura di base spogliandola però di tutti i riferimenti colti). E' un'opera davvero grande, dall'importanza immane, che chiunque sia appassionato di fumetto giapponese non può non possedere.


 7
SerJo

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Mi ricordo che facevo ancora la prima media (ben 7 anni fa) quando venni a sapere da mia sorella maggiore che in quei giorni era in vendita il 16 volumetto de I Cavalieri dello Zodiaco. "Saint Seiya" ripetei nella mia testa dopo aver osservato la copertina: a quei tempi non ero ancora un assiduo lettore di manga e questo "cambiamento" di nome mi lasciò perplesso, ma mi bastò aprire il fumetto e immergermi nella sua lettura per potermi finalmente ricongiungere con gli eroi con cui ero cresciuto senza il minimo problema causato dai loro "nuovi" nomi.
Sono passati molti anni ormai, ed esattamente come a quei tempi il mio giudizio rimane invariato. Saint Seiya, assieme a pochi altri titoli, è una pietra miliare del genere shonen basato sui combattimenti. Il punto forte di questo titolo è senz'ombra di dubbio il soggetto, che affonda le radici nell'immortale mitologia Greca. Lo stesso autore, ispirato da questa mitologia così lontana dalla propria cultura, riesce a donare alla propria opera un'atmosfera epica tale da far avere al lettore la certezza che ogni combattimento è destinato a entrare nella leggenda.
Secondo gli standard attuali lo stile del disegno è più che obsoleto, ma chiunque sia cresciuto (come me) con quest'opera (sia sul cartaceo che in video) sa che quello stile è tutt'altro che obsoleto. Sin dal principio le armature vengono illustrate con grande cura, basti pensare a tutte le lumeggiature che le distinguono, a discapito delle figure umane, forse un pochetto grezze. Ma volume dopo volume entrambe ne guadagneranno in grazia fino a culminare nella saga di Hades, dove lo stile di Kurumada raggiunge la propria perfezione.
C'è poco da dire, di fumetti così ne rimangono una manciata ormai, fumetti che una volta letti e immersi nel loro mondo vi faranno urlare a squarciagola il colpo del vostro personaggio preferito!
Straconsigliato ai fan della serie animata o a chiunque l'abbia anche solo minimamente apprezzata. Si astengano invece tutti gli altri, molto probabilmente non ne capirebbero la grandezza...


 6
Hadrill

Volumi letti: 28/28 --- Voto 8
Classico dal successo intramontabile, questo manga è forte di una trama coinvolgente, ricca di colpi di scena, in qualche punto un po' sconclusionata, e più complessa rispetto alla versione televisiva, dove non mancano grandiose scene di combattimento.
I difetti che un lettore odierno può trovargli, dipendono dal fatto che si tratta comunque di un fumetto vecchio, basato su gusti e aspettative degli anni 80.
Vero punto debole è, semmai, il tratto grafico di Kurumada, assai più povero rispetto alla caratterizzazione televisiva, e questo può deludere il lettore, anche se il design delle armature è ottimo anche nel manga.
Per concludere: se amate i classici, se amate le trame avventurose e ricche di azione, che non annoiano, e se amate combattimenti epici, non lasciatevi sfuggire questo manga!


 2
Shinmen

Volumi letti: 28/28 --- Voto 7
Nato nell'ormai lontano 1986 dalla matita di Masami Kurumada, Saint Seiya ebbe un immediato successo,venendo trasposto quasi in contemporanea alla pubblicazione del manga in anime, ed ispirando più di recente, una serie di spin-off, o presunti tali(vedi canvas), per non parlare dei gadget e delle serie che ad esso si rifanno(i 5 Samurai, Sailor Moon, Bleach ecc). L'incredibile fama che l'opera regalerà al suo autore è dovuta principalmente alle sue incredibili doti di soggettista. Riuscendo abilmente a mescolare, letteratura, mito, astrologia e buddismo il maestro riuscirà creare un amalgama estremamente suggestiva che lui stesso definirà "Ipermito".
In nome della sua abilità, nel raccontare in modo intenso e appassionante una storia, nella quale i sentimenti e le virtù vengono magnificati ed espressi all'ennesima potenza, verrà coniato il termine "Kurumadismo"(Ep.G docet).
La creatura del Maestro si ammanta di sfumature grigie. Il concetto stesso di bellezza, applicato nel manga, rivoluziona totalmente la tradizione manga precedente, dove il bene ed il male palesemente riconoscibili, si incarnavano nel bello e nel brutto. Nell'universo Kurumadiano non esistono cattivi assoluti(salvo rari casi). Talvolta si combatte per un ideale non condiviso, per un inganno, perché costretti dalle circostanze, talaltra, avversari che, sebbene malvagi, vantano una estetica diabolicamente affascinante, che vela la mostruosità della loro indole, rendendoli estremamente carismatici e in taluni casi più amati dei protagonisti stessi.
Passando al Kurumada sceneggiatore iniziano le note dolenti. Sicuramente meritevole di lodi per quanto concerne ritmo della narrazione e colpi di scena (degni di una soap-opera) ma indubbiamente carente per quanto riguarda la congruenza interna della trama e la descrizione di alcuni passaggi della storia, decisamente approssimativi (e in generale meglio sviluppati nell'anime).
Il disegno è indubbiamente modesto. I personaggi sono tozzi e scarni di dettagli (salvo quanto sto per dire). Il colpo di genio Kurumada lo trova nel design delle armature, che si smontano dal totem di partenza, raffigurante la costellazione di appartenenza, per attagliarsi sul corpo del cavaliere di turno (alcune armature sono davvero meravigliose).
Concludendo,credo che Saint Seiya si possa considerare un diamante grezzo, che troverà il suo stato definitivo nell'anime derivato. Confesso che se non ci fosse stato il cartone animato, difficilmente mi sarei avvicinato alla sua controparte cartacea.
Ciononostante rimane un classico dei manga giapponesi che ha il merito di aver tracciato il sentiero ad un anime entrato nel cuore di tantissimi.


 6
GIGIO

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Penso che poche persone non ne abbiano sentito parlare almeno una volta. Voto diverso è impossibile da dare nonostante i disegni insufficienti. Saint Seiya è probabilmente IL MANGA. Storia stratosferica e impossibile da imitare. Originale al massimo. Personaggi caratteristici, carismatici, con una propria personalità. La trama scorre in maniera perfetta e non annoia mai. Non parlo dell'anime altrimenti non avrei parole ma forse è la serie migliore, servita su un piatto d'argento per un anime. Veramente non si riesce a descriverlo, posso solo dire a tutti gli appassionati di non farselo mancare in libreria ed in dvd. La migliore storia che un mangaka abbia mai scritto.


 2
scar89

Volumi letti: 42/28 --- Voto 7
Nella libreria di un lettore di manga, deve esserci almeno una delle edizioni, dei Cavalieri dello Zodiaco, perché solo leggendo anche questo tipo di manga, ci si può fare una panoramica completa, di cosa è un manga. Nonostante il protagonista, ed i suoi amici, siano molto carismatici, spesso ci si ritrova a preferire personaggi di secondo piano.
La trama iniziale si sviluppa bene, sopratutto al momento della saga di Hades, che può appassionare anche più delle altre due precedenti.
I disegni sono molto belli, e sempre adatti al tipo di combattimenti, cioè non abbassano per niente lo standard della storia.
Sicuramente migliore dei 2 nuovi adattamenti.

demone dell'oscurità
demone dell'oscurità

Volumi letti: 70/28 --- Voto 10
La somma dei volumetti è data da manga compact (42 volumi), piu' Star Comics (28 volumi senza considerare i 4 volumi inerenti ai 4 film), hanno tecniche di lettura diverse come nel linguaggio, ma la cosa fondamentale è la trama, avvincente e piena di disegni in chiaroscuro con tanti cieli stellati, riferimenti epici e retini sparsi su alcune tavole. Gli unici nei sono rappresentati dalle poste dei lettori rappresentate alla fine dei volumetti e la digeribilità lenta e duretta per chi ha visto prima il cartone e ha letto dopo il manga. Ci si fa l'abitudine quando si diventa fan accaniti di Saint Seiya!

serge

 6
serge

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Ho comprato tutto il manga in blocco e l'ho divorato in una settimana scarsa. Non so come avrei potuto aspettare un mese per leggere il numero successivo. La trama è ben costruita (anche se più scarna dell'anime) e la saga di Hades a me sconosciuta, mi ha appassionato tantissimo anche se il finale risulta un po' frettoloso. Il 10 se lo merita!!!

biso

 7
biso

Volumi letti: 28/28 --- Voto 10
Un manga semplicemente fantastico, perfetto in tutto! La matita magica di Masami Kurumada è riuscita a creare allo stesso tempo i dei disegni magnifici, strabilianti armature che ti fanno innamorare solo a vederle in copertina e una storia intrigante che porta ai giorni nostri antichi miti Greci per farci riflettere sugli errori umani. Un 10 glielo do pienissimo .