Ne parliamo ormai da mesi, la globalizzazione di anime e manga sta ridefinendo i confini dell'industria dell'intrattenimento giapponese. Quello che prima era un fenomeno principalmente domestico si è trasformato in un mercato globale da miliardi di dollari, con giganti dello streaming che competono per accaparrarsi i titoli più promettenti. Ma questa espansione internazionale potrebbe portare con sé cambiamenti ancora più profondi, toccando le fondamenta stesse di come gli anime vengono prodotti in Giappone.
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Una Partnership che Fa Discutere
Lo scorso 21 gennaio, MAPPA, lo studio dietro successi come Chainsaw Man e Jujutsu Kaisen, ha annunciato una partnership strategica con Netflix che potrebbe segnare un punto di svolta per l'intera industria dell'animazione giapponese. Attraverso questa collaborazione, le due compagnie lavoreranno insieme su nuovi progetti con una prospettiva globale, dallo sviluppo delle storie fino al merchandising, e Netflix trasmetterà in esclusiva una serie di titoli originali prodotti da MAPPA ai propri abbonati in tutto il mondo.
Ma ciò che rende questa partnership davvero significativa non è solo l'accordo distributivo. Il presidente di MAPPA, Manabu Otsuka, ha dichiarato che gli studi di animazione giapponesi devono ora prendere in mano le redini di tutte le fasi della produzione degli anime, affermando l'intenzione della compagnia di diventare indipendente. Questa mossa, secondo il veterano produttore televisivo di TV Asahi Hiromichi Shizume, potrebbe creare pressioni per ripensare il sistema tradizionale dei "comitati di produzione" giapponesi, da tempo consolidato.
Il Sistema dei Comitati di Produzione: Una Struttura Controversa
Diventato prassi comune negli anni '90, un comitato di produzione è un consorzio di aziende (come editori di manga, emittenti televisive e società di marketing) che si riuniscono per investire nella produzione di anime progetto per progetto. Sebbene questo sistema aiuti a finanziare nuovi titoli e riduca il rischio finanziario che gli studi di animazione devono sopportare, è anche piuttosto noto per non consentire agli studi stessi di guadagnare.
Come spiega Shizume, gli investitori allocano agli studi di animazione solo il minimo indispensabile, mantenendo bassi i costi di produzione. Questo significa che un budget base per lo studio è garantito anche se l'anime non avrà successo commerciale, ma offre anche agli investitori l'opportunità di incamerare la maggior parte dei profitti. E poiché non esiste un sistema di royalty (come nell'editoria libraria, per esempio), la quota dello studio rimane invariata indipendentemente dal successo che l'anime ottiene. A causa di questa struttura (e di altri fattori correlati come la carenza di manodopera), si è assistito a un numero crescente di studi che dichiarano bancarotta, mentre i salari degli animatori sono rimasti praticamente immutati nel corso degli anni.
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Una Nuova Via: Partnership Dirette con i Giganti Globali
Tuttavia, se gli studi giapponesi saltano i comitati di produzione e iniziano a firmare direttamente con i giganti dello streaming globale (come ha fatto MAPPA con Netflix), Shizume ritiene che i budget di produzione aumenteranno considerevolmente. "I creativi vogliono naturalmente lavorare dove la paga è migliore e dove hanno più libertà. Questo vale non solo per gli anime, ma anche per i drama e i varietà televisivi."
Sebbene Shizume metta in guardia sul fatto che non è ancora chiaro fino a che punto questo tipo di partnership possa arrivare nello smantellare il sistema dei comitati di produzione, osserva che "se iniziamo a vedere una serie di successi travolgenti, potrebbe esserci una pressione crescente per ripensare un sistema in cui solo gli investitori traggono profitto."
L'Impatto della Globalizzazione
Questa evoluzione si inserisce perfettamente nel discorso più ampio sulla globalizzazione che abbiamo già affrontato. Il mercato globale degli anime è in espansione esponenziale: più della metà degli abbonati Netflix guarda anime sulla piattaforma, e la visione di anime è triplicata negli ultimi cinque anni. Questi numeri dimostrano non solo l'appetito internazionale per i contenuti giapponesi, ma anche il potere contrattuale che gli studi potrebbero esercitare se decidessero di rivolgersi direttamente ai distributori globali.
La partnership MAPPA-Netflix rappresenta un modello alternativo in cui lo studio mantiene maggiore controllo creativo e potenzialmente una quota più significativa dei profitti.
Verso un Futuro Più Equo?
La domanda che molti si pongono ora è: questa partnership segnerà davvero l'inizio di una riforma sistemica? La risposta non è semplice. Il sistema dei comitati di produzione è profondamente radicato nell'industria giapponese e ha sostenuto la produzione di anime per decenni. Tuttavia, la crescente influenza dei mercati globali e l'interesse diretto delle piattaforme di streaming potrebbero effettivamente fornire agli studi la leva necessaria per negoziare termini migliori.
Se MAPPA avrà successo con questo nuovo modello, è probabile che altri studi seguiranno l'esempio. E se, come suggerisce Shizume, vedremo una serie di successi schiaccianti nati da queste partnership dirette, la pressione per riformare il sistema tradizionale potrebbe diventare irresistibile.
Ciò che è certo è che la globalizzazione degli anime e dei manga non sta solo cambiando dove e come questi contenuti vengono consumati, ma potrebbe trasformare le fondamenta stesse di come vengono prodotti. Per un'industria che ha lottato a lungo con problemi di sfruttamento lavorativo e scarsa remunerazione dei creativi, questo potrebbe rappresentare un raggio di speranza per un futuro più equo e sostenibile.
Fonte: Automaton media
Ciò che ha licenza global, come JJ, andranno anche su altre piattaforme a seconda di chi acquisirà o rinnoverà la licenza.
Qui si parla però in particolare di quanto sarà prodotto come originale per la grande N
dai si può fare meglio che commentini da facebook buttali li....mi sembra che tu vivi di stereotipi come il fatto che i live action facciano tutti schifo
L'animazione giapponese ha infinità di tematiche, di modi di trattare i personaggi, di creare le storie, di ambientazioni e questi cambiano continuamente, ma hanno comunque le loro peculiarità, specificità che sono quello che ne ha garantito il successo e che è quello che cerca chi ama l'animazione giapponese. Va detto che Netflix ha incluso nel suo catalogo e licenziato produzioni di anime ottimi, adattamenti stupendi come quello di Dungeon Food e che quindi per ora non ci sono prove del fatto che voglia trasformare l'animazione giapponese.
Quello che non mi piace di questa intervista è l'entusiasmo con cui si guarda alla possibilità che questo sia solo l'inizio e che dopo Mappa saranno ancora altri studi a fare così, che questo sia il cammino futuro dell'animazione. Per me non c'è problema se ogni stagione si creano anche anime pensati per il target di Netlix, basta che questo non implichi una drastica riduzione di spazio per gli anime pensati per un pubblico che non cerca una globalizzazione della animazione giapponese. Perchè sarebbe triste se l'animazione giapponese venissime sempre più condizionata dalla esigenze di un target che guarda un anime ogni 5 o 6 serie americane. Per fortuna, mi sembra una intervista un po' esagerata, la televisione giapponese ha ancora un forza grande sul mercato degli anime e la maggior parte del consumo di anime all'estero è in Asia e non negli USA o in Europa.
A livello personale, da un lato se certe condizioni di lavoro terribili migliorassero sarei solo felice per quei lavoratori, dall’altro se per farlo servisse di fatto un patto col diavolo che potrebbe snaturare gran parte dell’animazione giapponese passerei la mano e smetterei di vederli, sarebbe troppo triste assistere allo scempio. Spero comunque davvero che per una volta la sente di denaro porti a qualcosa di buono e che per non rischiare di avvelenare la gallinella dalle uova d'oro si limitino al massimo a chiedere magari ANCHE (non certo soltanto) un maggior numero di serie genericamente internazionali come Il Prisma dell’amore, senza però andare a provare a imporre questo o quel dogma/censura trendy di turno o una generica americanizzazione delle storie.
E che comunque non diventino loro i soli ditributori di anime - anche perché nel momento in cui il vento cambiasse e i guadagni diminuissero, i giapponesi si ritroverebbero a gambe all'aria e auguri a ricreare un mecanismo di produzione sano.
Su queste cose concordo in toto. Se poi finisse così si vedranno quelle serie suddetti soggetti, io no di certo e come detto altrove tanto rimarranno decenni di serie arretrate da recuperare, ma spero sia solo una visione pessimista.
ma se li fanno i giapponesi invece escono eccome cose belle come le priime due stagioni di alice in Borderland, Midnight Diner: Tokyo Stories, l'appena uscito Last Samurai Standing, il film Zom 100: Bucket List of the Dead,
anche coreani come Non siamo piu' vivi (tratto da webtoon)
poi vabbe a me piace anche il lavoro fatto su One Piece
quindi generalizzare mi sembra un po' eccessivo
Siamo agli inizi del fenomeno, e ora come ora l'altro grosso big player (Amazon) mi sembra non abbia ancora iniziato a fare sentire del tutto la sua potenza di fuoco nel settore degli anime.
A me risulta che Alice vede alla produzione proprio Netflix, mentre Midnight dinner fino alla quarta stagione no ma dalla quarta produzione e distribuzione sono di Netflix. Infatti noi vediamo dalla quarta in poi.
Se invece ci allarghiamo solo alla distribuzione ti posso fare un elenco infinito in primis i film di Kenshin che sono davvero magnifici e lodati da tutti.
Più in generale quindi che live action fa rima con scarsa qualità è una idea tutta italiana basata su alcuni clamorosi flop che hanno fatto rumore, e soprattutto con trasposizioni occidentali non riuscite.
Rimanendo sulla notizia proprio le cooperazioni tra Netflix e i studi giapponesi sui live action fatti in Giappone fanno bene sperare che anche sugli anime possano uscire Buone cose.
Ovvio che poi esisterà tutta un' altra produzione che non sarà Netflix come accade pure con i drama
Finché è un solo studio o comunque è una cosa limitata, non cambierà niente.
Vista la tendenza woke di Netflix, è che non ci si possa fidare.
Non ho mai detto che fanno tutti schifo, ma la maggior parte sono oggettivamente mediocri.
Infatti è di PRODUZIONE che sto parlando, non di distribuzione, troppo facile prendere d'esempio le serie distribuite per dire: "Avete visto? Non è vero che le serie live-action di Netflix fanno c*gare!"
Ovvio che non fanno c*gare: non sono prodotte da Netflix.
Poi naturalmente esistono le eccezioni, ma non ne basta solo una buona per far cambiare idea alla gente...
Quindi tirare merda solo su Netflix per Cowboy Bebop e non parlare delle ennemila serie che vengono fatte per Netflix stessa e sono ottime (vedi anche serie di Koreeda sul mondo delle maiko a Kyoto) non è tanto giusto.
La qualità volendo si trova anche su Netflix, il problema è che il pubblico il più delle volte la ignora. Quanti hanno visto appunto Tokyo Diner? E la serie di Koreeda? Fortunatamente continuano a portarle
E ripeto se questa sarà la politica anche sugli anime original direi che possiamo stare tranquilli.
Sul discorso woke poi neanche sto a parlarne, fino ad ora mai esistito negli anime e credo mai esisterà
dateve na svejata che cominciano ad arrestare i giornalisti per aver espresso opinioni
tendenza woke dio santo
Non penso invece che saranno intaccati gli adattamenti mainstream alla Jujutsu Kaisen, che rimangono in mano ai comitati giapponesi.
Un buon equilibrio sarebbe l'ideale. Certo, vorrà anche dire che MAPPA avrà ora un "cliente" in più, e di certo non rinuncerà al resto. Quindi, altro che codizioni migliori, potrebbe peggiorarle.
Spero comunque che questo modello non diventerà un "obbligo" per gli studi indipendenti. In questo caso si tratta forse di un'evoluzione naturale, per uno studio estremamente commerciale (Maruyama lo aveva lasciato proprio per questo motivo, no?).
Certo, farebbe male vedere altre realtà indipendenti come Trigger fare cose simili.
Una rassicurazione, se vogliamo, è che la maggior parte degli studi principali già appartengono a qualcuno (A-1 e CloverWorks di Aniplex, SARU di TOHO, MADHOUSE e Ghibli di NTV, Doga Kobo di Kadokawa, David Pro di Fuji TV, I.G e Wit di I.G Port, Sunrise di Bandai...). Mentre altri hanno già accordi o joint venture di altra natura (Trigger sotto il gruppo Ultra Super Pictures, ufotable con accordi con Aniplex e Type-Moon).
Tra gli studi più famosi, quelli "liberi" come MAPPA sono principalmente bones, Shaft, Pierrot, J.C. Staff e P.A. Works.
Di questi vedo realmente appetibile solo la prima, che tra l'altro di recente ha diviso i reparti di produzione (bones) da quelli d'animazione (bones film), probabilmente per avere più potere nel comitato.
(KyoAni non la conto neanche...non voglio contarla).
E quindi? Uno si deve per forza interessare solo a quelle cose che non lo riguardano?
Eh vabbè, quella è colpa loro che non le promuovono o le pubblicizzano adeguatamente, non è colpa del pubblico (che letteralmente non sa che esistono), questo succedeva anche una volta con i film al cinema, ben prima di Netflix 😅
Non ho mai parlato di "woke", quando l'avrei fatto?
La cosa che mi fa morire è che in 14 anni di storia gli originali Mappa buoni saranno si e no 2, praticamante netflix gli sta dando soldi a fondo perduto xD
Ecco i pollici verso servono per sti commenti qua XD
(penso comunque che si intendesse originale Netflix, ma tant'è).
Beh dai qualcuno più di 2. Chainsawman, JJK, Vinland Saga, Ranma ½, L'attacco dei giganti, Dorohedoro, Yuri!!! on Ice, Zombie Land Saga. Solo per citare i più famosi.
Si va avanti per luoghi comuni ormai. I casi sono 2 o la gente le serie non le guarda oppure manca proprio la capacità di valutare la bontà di un prodotto audio visivo.
Gli anime originali sono storie inventate dallo studio, quelli sono adattamenti.
L'ultimo originale di MAPPA è Zenshu
Lascia perdere, è come parlare alla gente non proprio al top che vedi a volte per strada in questi casi, inutile spiegare/argomentare.
Vai tranquillo, son tutti vostri XD a parte forse Pluto la roba che citi piace non per niente più a chi ama i prodotti americani di una certa tipologia (perché di opere stupende di artisti di lì ne esistono eccome, anche se purtroppo non è per niente scontato il paragone sia loro) che non anime e manga.
Di cose carine per fortuna comunque scherzi a parte ne hanno fatte (pure io come Ironic penso nemmeno OP sia così male, anche se da non amante della serie originale nemmeno provo a discuterne con i suoi ultras), il problema sta tutto nell'equilibrio che vorrano o non vorranno mantenere: se si daranno cioè ad amenità in stile Cowboy bebop o rimarranno sul misurato e soprattutto rispettoso degli stilemi culturali dei prodotti giapponesi.
Pure i giapponesi non sono perfetti purtroppo, anzi, ma se si parla di prodotti usa per anni non c'è stato proprio paragone, anche solo perché in moltissimi casi non c'era proprio interesse a raccontare belle storie ma soltanto a vendere un'ideologia, sclerando malissimo quando fallivano miseramente (anzi, peggio).
Poi siamo sempre lì col discorso: come detto da altri, anche si avverassero le più fosche previsioni non è che crollerebbe il mondo anime in tre giorni, semplicemente speriamo il problema alla fine non si ponga proprio in toto.
Per il resto, parlare di ignoranza nei commenti quando la questione verte intorno agli americani fa il giro e diventa divertente, LOL
Eh, non è che se gli altri fanno male, allora va bene
Può essere, come può anche essere che netflix faccia sti accordi solo perché il costo è basso
Alla fine il problema di Mappa non è di certo a livello di animazione, il problema è a livello di storytelling, e quello non lo risolvi mettendoci più soldi
Cosa non ti è chiaro della parola Originali?
A parte che la mia critica era chiaramente rivolta a chi grida alla censura/abbassamento di qualità/tematiche woke, altrimenti non avrei citato prodotti di studi sia occidentali che orientali come esempi.
Poi dopo aver sentito che Devilman Crybaby a quanto pare rispecchierebbe il gusto americano direi che possiamo chiuderla qui...Masaaki Yuasa che fa le americanate
Sì, ma bisogna capire qual'è il problema, non basta dire "diamo più soldi" per risolvere
Yuasa penso nel mondo altre ai suoi genitori siamo in 4 a seguirlo xD
Sì, ma sempre dipende, ci son serie tipo great pretender che non hanno le ragazzine carine, eppure va
ma poi già non sono in grado di gestirne 12 di episodi, guarda Wep, oppure zenshu, figuriamoci se gliene danno di più, certo più episodi vuol dire poter fare cose più articolare e sviluppare molto di più mondo e personaggi, ma sempre che bisogna saperli scrivere, tipo darling in the franx che per fare qualche episodio in più han mandato tutto in vacca
Il problema del "woke/non woke" è che puoi chiedere a un gruppo di 100 persone cosa è o non è woke, e avrai 100 risposte diverse XD. Aggiungi anche il fatto che, purtroppo, la maggior parte dei weebs "non brillano proprio per intelligenza" e sono particolarmente ignoranti quando si tratta di Giappone (con alcuni che addirittura pensano che il Giappone sia una sorta di Afghanistan kawaii con diritti civilli inesistenti, ecc lol) e ti ritrovi con gente che crede che serie come Card Captor sakura, L'estate in cui Hikaru è morto, Kagurabachi siano "woke" (si, online mi è capitato leggere parecchi posts del genere, con Kagurabachi woke perchè "non c'è fanservice" XD), che la serie metal gear non sia politica, che Final Fantasy XV sia woke (addirittura l'hanno messo in una lista di giochi woke insieme a red dead redemption 2, spyro reignited trilogy, ecc), e molte altre c*zzate ancora ahah
A livello pratico e lasciando da parte le definizioni precise (ormai woke vuol dire tutto e niente, viene usato con significati diversi a seconda dell'ideologia o assenza di tale di chi parla), che molte piattaforme usa per lungo tempo a parte varie meritevoli eccezioni si siano piegate a 90° (scusate il paragone poco carino, rende bene l'idea) a una determinata nicchia ideologica estremista di stampo anglosassione non è un'opinione, è proprio un dato di fatto, spesso con gli autori che se ne vantavano e insultavano pubblicamente chi (ovvero, ricordiamolo, la maggior parte dell'umanità dall'Occidente all'Asia all'Arabia all'Africa) non apprezzava i loro messaggi audiovisivi ("opere" in molti casi non è il termine adatto, essendo appunto prodotti fatti con lo scopo di fare una determinata propaganda e non raccontare una buona storia).
Riguardo a Devilman, il punto è che per quanto possa non essere stato nelle intenzioni iniziali, comunque spesso è tra le opere apprezzate appunto da chi in realtà apprezza anche determinati prodotti americani. Ovviamente ognuno ha la sua esperienza personale, è impossibile sapere quanto accada davvero in percentuale, ma resta che anche volendo "salvare" opere come quella o per esempio Pluto, a livello generale è molto ottimista (e anch'io cerco di esserlo, come Ironic, anche se un po' a fatica) pensare che i vari gestori americani della cosa diano carta bianca e totale libertà creativa agli anime in cui saranno coinvolti, visti i loro trascorsi. Se accadrà però davvero meglio così, sarebbe la cosa migliore.
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