Durante il Napoli Comicon 2026, svoltosi dal 28 aprile al 3 maggio, abbiamo avuto il privilegio di assistere a numerose conferenze e incontri esclusivi. Tra questi, uno ha catturato l'attenzione di tutti i presenti: la straordinaria apparizione sul palco di Kazuhiko Torishima, l'uomo che, nell'ombra, ha contribuito a plasmare una delle opere più influenti della storia del manga.

Torishima è stato infatti per anni l'editor di fiducia di Akira Toriyama, il leggendario autore di Dragon Ball: una delle serie a fumetti più vendute al mondo, capace di ridefinire il genere shōnen per intere generazioni di lettori. Senza il rapporto simbiotico tra autore ed editor, Dragon Ball non sarebbe mai diventato il fenomeno culturale globale che conosciamo oggi. Vi vogliamo allora raccontare i retroscena di quest'opera di culto, a partire dai momenti più critici della sua storia editoriale.

 
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Torishima ci svela che in realtà il manga non ebbe subito successo. La vera svolta arrivò con l'introduzione del Torneo Tenkaichi e degli allenamenti con il Genio delle Tartarughe, che lo portarono alla cima delle classifiche di popolarità di Weekly Shōnen Jump. Sicuramente una gran parte del merito va al modo di rappresentare le scene d'azione. L'opera è infatti fortemente incentrata sui combattimenti e sulla crescita del protagonista, il piccolo Goku.

A un certo punto, però, arrivò una richiesta inaspettata da parte di Akira Toriyama: «Se non facciamo crescere Goku, non potrò più disegnare combattimenti dinamici ed esplosivi». Torishima era inizialmente contrario, spaventato dall'apportare cambiamenti così drastici mentre il manga si trovava all'apice del successo. Toriyama, però, insistette: senza questa evoluzione non avrebbe potuto continuare la serie. Alla richiesta di spiegazioni, l'autore rispose facendo notare un dettaglio tecnico: nelle vignette di combattimento, Goku veniva già disegnato con proporzioni leggermente diverse (testa più piccola e corpo più allungato) per aumentare il senso di movimento. Con un corpo da bambino, quel dinamismo aveva dei limiti. Riguardando attentamente le tavole, l'editor si rese conto che era vero e decise di fidarsi dell'autore. Fu così che, in occasione del 23° Torneo Tenkaichi, Goku apparve per la prima volta in versione adulta. Inaspettatamente, i fan furono entusiasti del cambiamento.

Un altro aspetto chiave dei combattimenti riguarda il modo in cui Toriyama disegnava i corpi. Da piccolo, Goku aveva una struttura semplice, con poche linee, mentre nella versione adulta il tratto si arricchisce per enfatizzare la muscolatura e rendere gli scontri più intensi e credibili. Tuttavia, disegnare personaggi più dettagliati richiede più tempo.

 
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Toriyama lavorava instancabilmente e cercava spesso soluzioni per ottimizzare i tempi di disegno. Dietro alcune scelte artistiche, quindi, si nascondeva anche l'esigenza di riuscire, ogni tanto, a tornare a casa un po' prima.

Questo ritmo frenetico continuò fino alla collaborazione con Toyoo Ashida per Konpeito no Yuu, un anime originale. Fu proprio durante questa esperienza che Toriyama ebbe modo di apprendere nuove tecniche di disegno dall'animatore, abituato a lavorare in fretta, in particolare su come rappresentare in modo efficace e rapido muscoli e corpi umani nell'animazione. Toriyama era noto per essere una vera e propria "spugna": assorbiva con facilità metodi e soluzioni dagli altri artisti, rielaborandoli poi nel proprio stile. Prima di questa collaborazione, impiegava circa tre giorni per completare le bozze settimanali; dopo aver lavorato con Ashida e affinato il suo metodo, riusciva invece a consegnare il lavoro in poco più di un giorno e mezzo.

Passando a un altro momento critico nella storia di Dragon Ball, bisogna parlare dell'adattamento anime. Prima di lavorare su Dragon Ball, lo staff aveva già realizzato un altro adattamento di un manga di Toriyama: Dr. Slump e Arale, una serie comica con protagonista bambina, caratterizzata da gag surreali e ritmo leggero. Quando lo stesso team iniziò a lavorare su Dragon Ball, però, non cambiò approccio, nonostante il tono della nuova serie fosse completamente diverso: molto più incentrato sui combattimenti e sullo sviluppo narrativo. Torishima continuava a contattare i produttori per sottolineare che non era possibile trattare la serie con la stessa comicità di Dr. Slump. Per accorgersene sarebbe bastato leggere qualche capitolo del manga, ma evidentemente nessuno dello staff aveva chiaro cosa stesse adattando.


Uno degli episodi più critici, secondo Torishima, riguarda una scena di fondamentale importanza: lo scontro tra Goku e Piccolo (chiamato Junior in Italia). Nel manga, questo momento è cruciale.  Goku affronta un vero antagonista in uno scontro durissimo, conquistando la vittoria con enorme fatica. È una scena intensa, emotivamente potente, che segna un passaggio chiave nella crescita del protagonista.



L’aspettativa per la versione animata era quindi altissima. Però la scena fu molto sottotono, priva di forza e tensione.
Non c’era nulla del climax che si poteva percepire nelle tavole di Akira Toriyama. Per questo, il risultato dell’anime fu considerato un vero e proprio flop ed era chiaramente necessario cambiare qualcosa. L’editor decise di consultare altri professionisti del settore per individuare uno staff più adatto a gestire le scene d’azione, elemento centrale di Dragon Ball. La domanda era semplice: chi erano i migliori nel rappresentare combattimenti in animazione?

La risposta era lo staff di Saint Seiya (I cavalieri dello Zodiaco).
 
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È interessante notare come il manga dei Cavalieri dello Zodiaco non avesse riscosso un successo immediato, mentre fu proprio l’anime a consacrarlo. La qualità delle scene d’azione era considerata altissima. I punti di forza dello staff erano soprattutto il direttore Kozo Morishita, e lo sceneggiatore, Takao Koyama. L’editor si rivolse quindi direttamente al produttore della serie, proponendo di coinvolgerli in Dragon Ball. Ma quando effettuare questo cambiamento drastico? Sicuramente al cambiare del protagonista, quando sarebbe diventato adulto. Inoltre il produttore di Fuji TV suggerì di non limitarsi a cambiare lo staff, e rilanciare completamente la serie come un nuovo programma. Trattandosi a tutti gli effetti di un prodotto “nuovo” per il pubblico sarebbero stati messi in moto maggiori fondi promozionali. Il nome della nuova serie arrivò da Toriyama qualche giorno dopo: Dragon Ball Z, "Z" come l'ultima delle lettere dell'alfabeto, a indicare “la fine” e suggerire che quella sarebbe stata l’ultima evoluzione della storia.



"Credo che la differenza rispetto agli episodi precedenti sia evidente. Si percepisce subito un diverso senso della velocità: nei combattimenti c’è più peso, più intensità, sia nei movimenti sia nelle espressioni dei personaggi

Come riuscivano a ottenere il dinamismo? Ogni secondo di animazione è composto da 24 fotogrammi (24 fps), che rendono il movimento fluido. Ma il punto non è solo la quantità di frame: ciò che conta davvero è come vengono utilizzati. Un movimento non è percepito come “veloce” solo perché è rapido, anzi, spesso risulta semplicemente lineare e poco incisivo. Il vero senso di velocità nasce dal contrasto: un momento iniziale più lento, quasi statico, seguito da un’accelerazione improvvisa. È questo scarto che il cervello umano interpreta come velocità. Il segreto sta quindi nel bilanciare con precisione la pausa e il movimento.

Torishima ci svela, allora, che Dragon Ball Z nasce dagli errori della prima serie di Dragon Ball, trasformandoli in un punto di forza e dall'intervento salvifico dello staff di Saint Seiya. Il suo apporto è stato fondamentale per la fama di Dragon Ball in quanto anime, cosa forse inaspettata.
Sul lato manga, Torishima è stato sicuramente l'ossatura del suo successo. L'editor ci racconta: «Quando l’ho incontrato per la prima volta Toriyama non pensavo sarebbe diventato una leggenda. Era molto bravo come illustratore, ma non ancora come mangaka. Se lo avessi lasciato fare, avrebbe continuato a disegnare personaggi anziani e nei manga non possono esserci troppi “vecchietti”».
La sua insistenza nei confronti dell'autore ha portato alla nascita dell'opera: gli fece vedere le opere per i giovani che funzionavano nel periodo, finché Toriyama, che odia perdere, si convinse a cambiare il suo protagonista. Un talento non nasce già come leggenda. Cresce anche grazie alle difficoltà e soprattutto al feedback dei lettori e dei supervisori che lo spronano a crescere. In questo senso, il merito è anche dei fan. I più critici sono da sempre i lettori più giovani: pochi soldi in tasca e la voglia di investirli in un manga che amano. Quando qualcosa non gli piaceva, si lamentavano moltissimo, contribuendo a creare il mito di Toriyama.
 
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Ovviamente il discorso viene ad un certo punto guidato verso anse insidiose, ovvero gli adattamenti animati che hanno succeduto Dragon Ball Z: GT, Super e Daima. Torishima mette subito le mani avanti come editor: «Io ho seguito la serie come editor fino all’arrivo dei Saiyan sulla Terra. In quel periodo anche io ho beneficiato del successo di Dragon Ball, ma poi ho dovuto lasciare il progetto.»

Per quanto riguarda Dragon Ball GT? Dopo il successo di Dragon Ball Z, il franchise era diventato enorme: sponsor, videogiochi, merchandising. Era una vera e propria colonna portante per molte aziende. Fu il produttore della rete televisiva a volere la continuazione del cartone per evitare il collasso di molte realtà ad esso legate. Così nacque GT, che sta per "Gran Tourism" (e non per "Gomennasai Toriyama", scherza Torishima) anche come favore tra colleghi e amici.

Per Super il discorso è un po' diverso, anzi, personale. «Il regista di cui parlavo prima stava male e doveva subire un’operazione. Il giorno prima mi disse: “Se sopravvivo, promettimi che faremo un nuovo film di Dragon Ball». Pensavo sarebbe stato il suo ultimo lavoro. Invece, un mese dopo era di nuovo in studio, in ottima forma. Da lì nacque il progetto di rilancio, quello che sarebbe diventato il film Battle of Gods. Arrivò una prima sceneggiatura scarsa che venne mandata a Toriyama. Lui non accetta perdere e quando vide che il livello non era alto, decise di intervenire direttamente. Da lì è nata una collaborazione molto attiva che ha portato al successo del film e, successivamente, allo sviluppo seriale di Super.»
 
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Sul tema delle produzioni più recenti, ovvero Daima, Torishima è estremamente critico e diretto, reputandolo davvero di bassa qualità. «Anche i mangaka più geniali hanno bisogno di un confronto. Serve sempre uno sguardo esterno, tecnico e critico, capace di migliorare l’opera. Nel caso di Daima, questo processo è mancato: lo staff tendeva a idolatrare Toriyama senza metterne davvero in discussione le idee.» Ed è così, conclude, che si creano i flop.

Infine si fa riferimento alla voce dietro l'iconico protagonista. La doppiatrice di Goku, Masako Nozawa, ha oggi più di 80 anni ed è ancora in attività. È celebre per la sua incredibile resistenza, tanto che si dice non aver praticamente mai perso la voce o avuto problemi alla gola, nonostante il tipo di lavoro estremamente impegnativo. All’inizio lei stessa pensava che ci sarebbe stato un cambio con una voce diversa per la versione adulta di Goku o per i suoi figli. Tuttavia, quando si trovò davanti al copione senza indicazioni di un nuovo doppiatore, chiese spiegazioni al regista che gli rispose, semplicemente, che la parte era ovviamente sua.

Si conclude dunque la corposa conferenza di Kazuhiko Torishima che ha regalato ai fan e gli appassionati preziose informazioni su un'opera che ha fatto la storia del fumetto e dell'animazione mondiale.