Eravamo rimasti abbastanza soddisfatti dalla prima stagione di Devil May Cry in salsa Netflix (qui la recensione). Il regista Adi Shankar era riuscito in qualche modo a ricavare il meglio da una storia dimenticata del franchise, da un manga mai concluso che però, svelava risvolti interessanti di Devil May Cry 3. E nonostante l'ampio spazio riservato a Lady nei confronti di Dante e una marcata critica della politica statunitense attuale, la prima stagione è stata molto apprezzata. Questo quindi ha portato alla seconda stagione, che cerca di alzare l'asticella in ogni suo elemento.
L'operazione di Adi Shankar sembra ormai chiara: raccogliere tutta la lore di Devil May Cry e realizzare un prodotto originale in grado di dargli giustizia. E questo ovviamente, non è semplice.
Devil May Cry infatti, non vanta una narrativa particolarmente esaltante. Un po' per capacità degli sceneggiatori, un po' per l'epoca e un po' per gli enormi problemi di sviluppo che hanno caratterizzato alcuni dei suoi capitoli, il franchise non ha mai brillato da questo punto di vista. Ma c'è di più.
Proprio per i problemi appena citati, rimettere assieme il puzzle di nozioni e relazioni è molto complesso, anche perché spesso, non si è avuto nemmeno la possibilità di farlo. Il primo DMC infatti, nasce da una costola di Resident Evil ed è a conti fatti un puro esperimento. Il secondo capitolo è la rappresentazione di tutto ciò non si dovrebbe fare con un sequel, sviluppato all'insaputa di Hideki Kamiya e recepito quasi come un tradimento. Il terzo invece, è quello che ne è uscito meglio e grazie al fatto che venne realizzato sotto forma di prequel, è anche quello più “solido” narrativamente.
Devil May Cry 4 è caduto in un turbine di visione interne al team di sviluppo e uscito sugli scaffali praticamente a metà. E poi, c'è Devil May Cry 5, il più recente e figlio di una Capcom in stato di grazia. Alla luce di tutto questo, realizzare una serie su franchise frammentato di questo tipo avrebbe poco senso, anche perché, diciamoci la verità, il materiale effettivo non è poi così tanto.
Bisogna ricamarci sopra ed è qui che Adi Shankar ha avuto un'idea intelligente. Invece di seguire in maniera pedissequa le vicende narrate nei videogiochi, si è deciso di raccogliere tutto il possibile e realizzare qualcosa di nuovo, adatto al piccolo schermo. Il regista è un profondo conoscitore del franchise – e si nota – e con la sua equipe è riuscito a tirar fuori una storia che la si apprezzi o meno, è di gran lunga superiore a qualunque cosa abbia partorito Capcom.
Non una sfida impossibile, sia chiaro, ma va dato merito a un'operazione che aveva tutti i presupposti per non funzionare a dovere. E Devil May Cry 2 di Netflix funziona, soprattutto per un'omogeneità di fondo che migliora sensibilmente il prodotto. Ma andiamo con ordine.
Se, come detto, nella prima stagione si prendeva a piene mani dal manga di DMC 3, qui le cose si fanno più interessanti, raccogliendo le idee base di Devil May Cry 2. Da Arius ad Argosax, passando per un Dante più serioso, provare a dar dignità al peggiore capitolo della serie non è impresa facile.

Ed è qui che bisogna mettere un punto importante: il fatto che l'opera di Adi Shankar si discosti dal canone videoludico, è solo un bene. Come detto nella precedente recensione, in un videogioco action come DMC, la narrazione ha spesso il ruolo di pretesto o dare semplicemente al giocatore un'occasione di fare una pausa, riposando le dita dopo combattimenti all'ultimo sangue. Per forza di cose dunque, far emergere una stratificazione caratteriale dei personaggi non solo potrebbe risultare inutile ma persino controproducente, diluendo un titolo che fa dell'adrenalina la propria linfa.
Ma in una serie TV le cose cambiano ed è per questo che l'esempio di DMC – Devil May Cry di Ninja Theory non viene dimenticato. Applicare il contesto del regno dei demoni al mondo reale (nel videogioco con uno stratagemma alla Essi Vivono) ha permesso al team inglese prima e ad Adi Shankar dopo di sfruttare alcuni elementi per raccontare qualcosa di più complesso e contemporaneo. E come sappiamo, l'elemento di critica sociale nelle opere di Adi Shankar è centrale.
Rispetto alla prima stagione però, in cui la narrazione era assoggettata dalle idee politiche del regista, qui si trova un maggiore equilibrio. In tutte le sue parti a dir la verità. Il trio principale di protagonisti, Dante, Lady e Vergil trova un minutaggio più paritario, con percorsi in grado di intersecarsi e dividersi senza appesantire o dare la sensazione che si stia rubando spazio per altro. Rimane un po' l'abuso di flashback: i primi due episodi sono letteralmente basati su questo, ma la sensazione è che venga utilizzato come unico modo per riuscire a dare spessore o giustificare le azioni di un personaggio. È come se la serie andasse in pausa, inserendo quello che a conti fatti, è un cosiddetto “spiegone”: non è ovviamente un problema se calibrato, del resto il mondo anime spesso vive di questo. Ma in appena otto episodi da circa mezz'ora l'uno, il cambiamento di ritmo è molto repentino, soprattutto in questi momenti.

Cambiano i toni. Dalle atmosfere scanzonate di DMC 3 si passa a quelle seriose di DMC 2 ma rispetto al titolo Capcom, ne troviamo una giustificazione. Vergil, il celebre fratello di Dante, è ancora vivo, cosa che porterà a tumulti interiori ma anche a battaglie mozzafiato. La presenza di Vergil cambia infatti gli scenari in campo ma regala anche un maggiore equilibrio, ponendosi in qualche modo nel mezzo tra la rigorosità di Lady e la follia di Dante. Uno Tsundere in piena regola, con un apparente velo di ghiaccio in grado di sciogliersi in particolari circostanze.
La caratterizzazione di Vergil non si discosta molto da quella presente nei videogiochi ma risulta sicuramente più sfaccettata: benché non ci troviamo davanti a incredibili drammi esistenziali, la scala di grigi offerta da questa serie getta nuova luce su personaggi. Questo lavoro ha colpito non solo i protagonisti ma anche lo stesso Mundus, Arius e soprattutto Sparda, visto da sempre come eroe senza macchia. Il trattamento riservato al demone ribelle è il fulcro della forma che si vuole dare a quest'opera, mostrando lati che Capcom non è riuscita – o non ha voluto - a dare ai propri personaggi.
L'interruzione dell'invasione del regno Makai (l'Inferno) ha messo soprattutto freno alla deriva politica, permettendo ai personaggi di avere più spazio. Viene ridimensionata anche Lady, che dopo un'intera stagione di introduzione al personaggio, può affiancarsi senza problemi al temibile duo. Tensioni che inevitabilmente esplodono, e Devil May Cry sa bene come farlo: gli scontri vantano un comparto tecnico generale sicuramente superiore alla prima stagione.
La qualità delle animazioni infatti migliora nettamente (anche se con ancora qualche limite in situazioni standard), con più frame a disposizione che ne aumentano la fluidità. E questo lo si nota soprattutto nei duelli tra Dante e Vergil, sicuramente il punto più alto della produzione.

In questi momenti, DMC trova la sua massima espressione con combattimenti in cui si riesce a seguire molto bene l'azione nonostante la velocità d'esecuzione di diversi colpi. La regia qui aiuta parecchio e come accaduto in altre situazioni, anche più stazionarie, è un punto a favore dell'opera. Adi Shankar e il suo team riescono infatti a catturare al meglio quasi ogni sequenza, puntando sicuramente a un certo tipo di teatralità e cosiddetta “aura farming” ma che in un'opera di questo tipo è quasi parte del racconto. Questo grazie anche a un miglioramento generale della qualità del disegno, dai momenti statici a quelli più concitati. È un peccato notare però come le ambientazioni smorzino il risultato finale: queste infatti appaiono abbastanza monotone e prive di un reale mordente. Spesso spoglie e con una palette cromatica poco diversificata, finiscono direttamente nel dimenticatoio. L'effetto collaterale, se così vogliamo chiamarlo, è che per lo meno, ci si concentra di più sui personaggi.
La migliore qualità in questo campo però, esalta ancora di più quello che ormai è un limite classico: la CGI. Questo elemento infatti è quello che cozza di più nell'intera opera e abbastanza impattante viste le numerose trasformazioni in demone di Vergil e Dante e le apparizioni di Argosax e Mundus. Manca di dettagli in texture e illuminazione, spesso non ben amalgamate al contesto ambientale. Ed è proprio quando i due tipi di animazione si mescolano che nasce il cortocircuito, dando la sensazione di assistere a vistosi cali di frame in un videogioco ma in una serie TV.
Sul fronte sonoro, purtroppo è stata abbandonata l'opening della prima stagione sulle note di Rollin' dei Limp Bizkit a favore di una più generica, che è bella a vedersi ma da ascoltare non tanto. E questo è un problema generale perché di colonna sonora originale non solo ce n'è poca ma è anche priva di mordente. Come accaduto la scorsa stagione dunque, si pesca a piene mani da gruppi come Papa Roach, Avril Lavigne ed Evanescence, senza dimenticare la versione riarrangiata della celebre Bury the Light di Casey Edwards, divenuta famosa a partire dal DLC di DMC 5. Ma questa colonna sonora invece di accompagnare, urla.

Spesso i brani proposti prendono il sopravvento su tutto, non amalgamandosi al meglio col contesto. La sensazione è quella di trovarsi davanti a una compilation di brani preferiti dell'autore e inseriti sperando esaltino tutto quanto. Ci si riesce il 30% delle volte probabilmente ma è chiaro che, arrivati a questo punto, una colonna sonora originale e creata ad hoc per ogni occasione possa fare solo del bene alla terza stagione.
Anche quest'anno il doppiaggio italiano sa il fatto suo e c'era grande attesa per l'interpretazione di Vergil. Luca Ghignone qui fa davvero un buon lavoro, mostrando la complessità di un personaggio combattuto, immerso nella sofferenza ma che sotto sotto, vuole ancora bene al fratello.
L'operazione di Adi Shankar sembra ormai chiara: raccogliere tutta la lore di Devil May Cry e realizzare un prodotto originale in grado di dargli giustizia. E questo ovviamente, non è semplice.
Devil May Cry infatti, non vanta una narrativa particolarmente esaltante. Un po' per capacità degli sceneggiatori, un po' per l'epoca e un po' per gli enormi problemi di sviluppo che hanno caratterizzato alcuni dei suoi capitoli, il franchise non ha mai brillato da questo punto di vista. Ma c'è di più.
Proprio per i problemi appena citati, rimettere assieme il puzzle di nozioni e relazioni è molto complesso, anche perché spesso, non si è avuto nemmeno la possibilità di farlo. Il primo DMC infatti, nasce da una costola di Resident Evil ed è a conti fatti un puro esperimento. Il secondo capitolo è la rappresentazione di tutto ciò non si dovrebbe fare con un sequel, sviluppato all'insaputa di Hideki Kamiya e recepito quasi come un tradimento. Il terzo invece, è quello che ne è uscito meglio e grazie al fatto che venne realizzato sotto forma di prequel, è anche quello più “solido” narrativamente.
Devil May Cry 4 è caduto in un turbine di visione interne al team di sviluppo e uscito sugli scaffali praticamente a metà. E poi, c'è Devil May Cry 5, il più recente e figlio di una Capcom in stato di grazia. Alla luce di tutto questo, realizzare una serie su franchise frammentato di questo tipo avrebbe poco senso, anche perché, diciamoci la verità, il materiale effettivo non è poi così tanto.
Bisogna ricamarci sopra ed è qui che Adi Shankar ha avuto un'idea intelligente. Invece di seguire in maniera pedissequa le vicende narrate nei videogiochi, si è deciso di raccogliere tutto il possibile e realizzare qualcosa di nuovo, adatto al piccolo schermo. Il regista è un profondo conoscitore del franchise – e si nota – e con la sua equipe è riuscito a tirar fuori una storia che la si apprezzi o meno, è di gran lunga superiore a qualunque cosa abbia partorito Capcom.
Non una sfida impossibile, sia chiaro, ma va dato merito a un'operazione che aveva tutti i presupposti per non funzionare a dovere. E Devil May Cry 2 di Netflix funziona, soprattutto per un'omogeneità di fondo che migliora sensibilmente il prodotto. Ma andiamo con ordine.
Se, come detto, nella prima stagione si prendeva a piene mani dal manga di DMC 3, qui le cose si fanno più interessanti, raccogliendo le idee base di Devil May Cry 2. Da Arius ad Argosax, passando per un Dante più serioso, provare a dar dignità al peggiore capitolo della serie non è impresa facile.

Ed è qui che bisogna mettere un punto importante: il fatto che l'opera di Adi Shankar si discosti dal canone videoludico, è solo un bene. Come detto nella precedente recensione, in un videogioco action come DMC, la narrazione ha spesso il ruolo di pretesto o dare semplicemente al giocatore un'occasione di fare una pausa, riposando le dita dopo combattimenti all'ultimo sangue. Per forza di cose dunque, far emergere una stratificazione caratteriale dei personaggi non solo potrebbe risultare inutile ma persino controproducente, diluendo un titolo che fa dell'adrenalina la propria linfa.
Ma in una serie TV le cose cambiano ed è per questo che l'esempio di DMC – Devil May Cry di Ninja Theory non viene dimenticato. Applicare il contesto del regno dei demoni al mondo reale (nel videogioco con uno stratagemma alla Essi Vivono) ha permesso al team inglese prima e ad Adi Shankar dopo di sfruttare alcuni elementi per raccontare qualcosa di più complesso e contemporaneo. E come sappiamo, l'elemento di critica sociale nelle opere di Adi Shankar è centrale.
Rispetto alla prima stagione però, in cui la narrazione era assoggettata dalle idee politiche del regista, qui si trova un maggiore equilibrio. In tutte le sue parti a dir la verità. Il trio principale di protagonisti, Dante, Lady e Vergil trova un minutaggio più paritario, con percorsi in grado di intersecarsi e dividersi senza appesantire o dare la sensazione che si stia rubando spazio per altro. Rimane un po' l'abuso di flashback: i primi due episodi sono letteralmente basati su questo, ma la sensazione è che venga utilizzato come unico modo per riuscire a dare spessore o giustificare le azioni di un personaggio. È come se la serie andasse in pausa, inserendo quello che a conti fatti, è un cosiddetto “spiegone”: non è ovviamente un problema se calibrato, del resto il mondo anime spesso vive di questo. Ma in appena otto episodi da circa mezz'ora l'uno, il cambiamento di ritmo è molto repentino, soprattutto in questi momenti.

Cambiano i toni. Dalle atmosfere scanzonate di DMC 3 si passa a quelle seriose di DMC 2 ma rispetto al titolo Capcom, ne troviamo una giustificazione. Vergil, il celebre fratello di Dante, è ancora vivo, cosa che porterà a tumulti interiori ma anche a battaglie mozzafiato. La presenza di Vergil cambia infatti gli scenari in campo ma regala anche un maggiore equilibrio, ponendosi in qualche modo nel mezzo tra la rigorosità di Lady e la follia di Dante. Uno Tsundere in piena regola, con un apparente velo di ghiaccio in grado di sciogliersi in particolari circostanze.
La caratterizzazione di Vergil non si discosta molto da quella presente nei videogiochi ma risulta sicuramente più sfaccettata: benché non ci troviamo davanti a incredibili drammi esistenziali, la scala di grigi offerta da questa serie getta nuova luce su personaggi. Questo lavoro ha colpito non solo i protagonisti ma anche lo stesso Mundus, Arius e soprattutto Sparda, visto da sempre come eroe senza macchia. Il trattamento riservato al demone ribelle è il fulcro della forma che si vuole dare a quest'opera, mostrando lati che Capcom non è riuscita – o non ha voluto - a dare ai propri personaggi.
L'interruzione dell'invasione del regno Makai (l'Inferno) ha messo soprattutto freno alla deriva politica, permettendo ai personaggi di avere più spazio. Viene ridimensionata anche Lady, che dopo un'intera stagione di introduzione al personaggio, può affiancarsi senza problemi al temibile duo. Tensioni che inevitabilmente esplodono, e Devil May Cry sa bene come farlo: gli scontri vantano un comparto tecnico generale sicuramente superiore alla prima stagione.
La qualità delle animazioni infatti migliora nettamente (anche se con ancora qualche limite in situazioni standard), con più frame a disposizione che ne aumentano la fluidità. E questo lo si nota soprattutto nei duelli tra Dante e Vergil, sicuramente il punto più alto della produzione.

In questi momenti, DMC trova la sua massima espressione con combattimenti in cui si riesce a seguire molto bene l'azione nonostante la velocità d'esecuzione di diversi colpi. La regia qui aiuta parecchio e come accaduto in altre situazioni, anche più stazionarie, è un punto a favore dell'opera. Adi Shankar e il suo team riescono infatti a catturare al meglio quasi ogni sequenza, puntando sicuramente a un certo tipo di teatralità e cosiddetta “aura farming” ma che in un'opera di questo tipo è quasi parte del racconto. Questo grazie anche a un miglioramento generale della qualità del disegno, dai momenti statici a quelli più concitati. È un peccato notare però come le ambientazioni smorzino il risultato finale: queste infatti appaiono abbastanza monotone e prive di un reale mordente. Spesso spoglie e con una palette cromatica poco diversificata, finiscono direttamente nel dimenticatoio. L'effetto collaterale, se così vogliamo chiamarlo, è che per lo meno, ci si concentra di più sui personaggi.
La migliore qualità in questo campo però, esalta ancora di più quello che ormai è un limite classico: la CGI. Questo elemento infatti è quello che cozza di più nell'intera opera e abbastanza impattante viste le numerose trasformazioni in demone di Vergil e Dante e le apparizioni di Argosax e Mundus. Manca di dettagli in texture e illuminazione, spesso non ben amalgamate al contesto ambientale. Ed è proprio quando i due tipi di animazione si mescolano che nasce il cortocircuito, dando la sensazione di assistere a vistosi cali di frame in un videogioco ma in una serie TV.
Sul fronte sonoro, purtroppo è stata abbandonata l'opening della prima stagione sulle note di Rollin' dei Limp Bizkit a favore di una più generica, che è bella a vedersi ma da ascoltare non tanto. E questo è un problema generale perché di colonna sonora originale non solo ce n'è poca ma è anche priva di mordente. Come accaduto la scorsa stagione dunque, si pesca a piene mani da gruppi come Papa Roach, Avril Lavigne ed Evanescence, senza dimenticare la versione riarrangiata della celebre Bury the Light di Casey Edwards, divenuta famosa a partire dal DLC di DMC 5. Ma questa colonna sonora invece di accompagnare, urla.

Spesso i brani proposti prendono il sopravvento su tutto, non amalgamandosi al meglio col contesto. La sensazione è quella di trovarsi davanti a una compilation di brani preferiti dell'autore e inseriti sperando esaltino tutto quanto. Ci si riesce il 30% delle volte probabilmente ma è chiaro che, arrivati a questo punto, una colonna sonora originale e creata ad hoc per ogni occasione possa fare solo del bene alla terza stagione.
Anche quest'anno il doppiaggio italiano sa il fatto suo e c'era grande attesa per l'interpretazione di Vergil. Luca Ghignone qui fa davvero un buon lavoro, mostrando la complessità di un personaggio combattuto, immerso nella sofferenza ma che sotto sotto, vuole ancora bene al fratello.
La seconda stagione di Devil May Cry targata Netflix e Adi Shankar conferma quanto di buono proposto nella prima stagione e anzi, migliorando in parte alcuni dei suoi limiti. Più spazio ai personaggi, maggior omogeneità nel minutaggio e una maggiore introspezione fanno sì che questa stagione sia un punto di svolta del progetto, mostrando potenzialità solo scalfite precedentemente.
Peccato solo per un ritmo della narrazione non ancora ottimale e un comparto tecnico che mostra ancora margini di miglioramento.
Da non dimenticare come si sia dato dignità a DMC 2 un fatto non da poco. Essere riusciti a cavare qualcosa da un'opera disastrosa e quasi odiata dal fandom, non deve essere stato semplice.
C'è dunque attesa per la terza stagione che dovrebbe svolgersi seguendo il percorso del primo capitolo, con Trish pronta a prendere grande spazio.
Peccato solo per un ritmo della narrazione non ancora ottimale e un comparto tecnico che mostra ancora margini di miglioramento.
Da non dimenticare come si sia dato dignità a DMC 2 un fatto non da poco. Essere riusciti a cavare qualcosa da un'opera disastrosa e quasi odiata dal fandom, non deve essere stato semplice.
C'è dunque attesa per la terza stagione che dovrebbe svolgersi seguendo il percorso del primo capitolo, con Trish pronta a prendere grande spazio.
I collegamenti ad Amazon fanno parte di un programma di affiliazione: se effettui un acquisto o un ordine attraverso questi collegamenti, il nostro sito potrebbe ricevere una commissione.
Pro
- Narrazione più omogenea
- Vergil funziona molto bene
- Meno spazio alla parte politica
Contro
- Ancora limiti nella CGI
- Colonna Sonora soverchiante
- Qualche problema di ritmo
per me è una grande colonna sonora e una ottima serie cosi la finiamo anche col mito che l'animazione in generale su netflix è brutta
perchè ad oggi netflix con le serie prende la disney e se la porta a spasso
E la colonna sonora è semplicemente fantastica, forse qualche problema di mixaggio visto che certe volte era più alta del parlato ahahah
per il resto concordo, ottima stagione e passo in avanti rispetto la prima. Curiosissimo della terza stagione visto che i pezzi della scacchiera portano ad un adattamento di DMC 3!!!
Dmc1 è presto ancora imho, secondo me faranno una trilogia con il dante giovane per poi passare alla fase adulta.
Beh ma la trama dei giochi è un pretesto per menare, senza contare che i vari giochi son collegati in modo molto blando ahah
Qui si è cercato di creare più coerenza narrattiva credo un elseworld più coeso
la trama dei videogiochi non c'è nella serie è totalmente stravolta la storia
La colonna sonora, più che valida, non ha aiutato proprio perché non è stata pensata per amalgamarsi alle scene, ma più per un fattore nostalgico del produttore.
Questa seconda stagione ha mischiando eventi, intenti e caratterizzazioni dei personaggi, buttando un po' alle ortiche alcune vicende di lore che in un adattamento animato sarebbero state belle da vedere, almeno secondo il mio parere personale: (metto sotto spoiler non si sa mai)
DMC 2 la storia della "redenzione" di Chi (nella serie animata è la galoppina di Arius);
DMC 3 è Vergil che vuole impossessarsi del potere del padre, sotto l'inganno del padre di Lady (nella serie visto solo come una mera "comparsa", almeno per il momento...)
Gli altri capitoli della saga li sto riguardando con piacere in questi giorni e ripensando a questa serie... quanto potenziale sprecato.
Il primo e terzo punto dello spoiler non sono stati affrontati e devono ancora essere messi in scena.
Detto questo, questo è un elseworld, ha poco senso fare paragoni con i giochi visto che è tutto diverso dal minuto uno. Un fan deve cogliere reference e citazioni ma il prodotto va giudicato a se stante, va giudicata la narrativa, l'evoluzione dei personaggi, i plot twist, il canovaccio ecc all'interno di questo canone narrativo. Fare paragoni con i giochi in ottica narrativa non è proprio utile....
Cioè puoi fare teorie e anticipazioni se hai giocato i giochi, un po' come un lettore di fumetti marvel/dc che guarda i film e coglie reference e easter egg, ma nessun film è 1 a 1 ai fumetti.
PS: La colonna sonora è remixata da Power Glove apposta per far combaciare l'animazione alla musica, sono remix creati apposta per quello.
Il primo punto sì deve essere affrontato appieno, ma
il terzo punto è parzialmente trattato nella seconda stagione
Ma infatti ho detto che trovo i giochi più "coerenti", e citando le mie parole
Non ho fatto e non sto facendo paragoni, sempre come mio parere personale, sottolineo soltanto che avrebbero potuto trattare meglio alcuni personaggi
che realmente sarebbero state belle da vedere (niente vieta che per il deus ex machina possano farlo in futuro).
Questo non è né il primo né l'ultimo "elseworld" esistente, e questo è solo l'ennesimo adattamento nato dalla passione di un fan che ha voluto trasmettere la "sua visione" del franchise, ma resta un prodotto mediocre proprio per narrativa, l'evoluzione dei personaggi, i plot twist, il canovaccio ecc, le reference non sono male e quel poco di crescita personale, non salvano la serie.
Perché se dobbiamo mettere sul tavolo gli altri "adattamenti" e "riadattamenti" di: DC, Capcom, Marvel, videogiochi, etc, fatti in questi anni vediamo che la maggior parte sono solo tentativi pubblicitari per far interessare gli spettatori comuni e non i fan. Vedi ad esempio la saga cinematografica di Resident Evil, non c'entra niente con i giochi, ma a una fetta di pubblico è piaciuta, mentre all'altra no, i film in se sono anche guardabili, ma sono pur sempre mediocri. Anche la serie di The Last of Us, oltretutto fatta insieme al creatore originale, anche quella (al netto di alcune cose e scene) è divisiva, lasciando perdere lo stravolgimento dei personaggio di Ellie e Tess (-__-") e potrei citarne a decine... uno tra i prodotti più riusciti su questo filone è Arcane, purtroppo non possiamo avere sempre questo tipo di qualità perché le aziende e gli investitori adottano la politica: minimo sforzo, massima resa.
Ed è proprio per questo motivo che l'adattamento è sempre un 50/50, o lo sai fare oppure no. I fan conoscono già storia/personaggi/avvenimenti, e avere una trasposizione visiva accentua l'interesse, mentre l'utente medio che non segue questo tipo di storie è un futuro fan che vedrà/acquisterà prodotti relativi al fandom, tipo come per gli anime/manga. La storia è quella.
Cosa che purtroppo non è successa e questo è un dato di fatto.
Io sono cresciuta con quelle canzoni e, sentirle così distaccate e non amalgamate è stato un colpo al cuore...
Una piccola nota di merito va ad Arius che è stato gestito bene e in parte anche Vergil, dove la sua presenza a giovato più di quella li Lady.
Per gli spoiler
Per il secondo punto Jester ha ancora tutto da dimostrare, sinceramente mi aspetto una terza stagione molto simile al gioco, con Jester che inganna Vergil evocando la Temen ni gru magari alla ricerca di più potere per sconfiggere Mundus per poi cadere completamente sotto il suo controllo come in DMC3.
Sui giochi più coerenti, parliamone: sono titoli dove la narrativa è un pretesto per un combat system stylish e i collegamenti tra capitoli sono debolissimi, spesso forzati, perché ognuno è pensato senza un sequel in mente. Gli eventi di DMC2 vengono praticamente cancellati, tanto che nel riassunto di DMC5 sono liquidati in una riga La serie sta cercando di costruire un canovaccio più espanso e coerente, dando dignità anche a giochi disastrosi come il secondo dove Arius qui ne esce dieci volte più riuscito che nel materiale originale. Ma anche il biancoconiglio della prima stagione ha estremamente più dignita di quello del manga ....
Sul "minimo sforzo, massima resa" ti smentisce proprio Shankar visto che per la seconda stagione ha dichiarato che il budget è stato aumentato proprio per il successo della prima e ad oggi è il secondo franchise videoludico più riuscito dopo Arcane, una flagship Netflix a tutti gli effetti. Si può discutere il risultato artistico, ma non l'investimento.
Sul "1:1 ai fumetti" non stavo difendendo gli adattamenti mediocri, stavo descrivendo un metodo di lettura. Questo è un adattamento da giudicare da solo senza fare paragoni perché non vuole in nessun modo adattare 1 a 1, poi può sempre non piacerti ci mancherebbe, ma la frase "trovo i giochi più coerenti" mi fa pensare che tu non riesca proprio a vederlo come una cosa separata. Cosa ci sarebbe di non coerente nella serie? Cosa non ti torna senza fare potenziali collegamenti del tipo "Come fa essere cosi se nel gioco poi..."
Sulle musiche, il punto che facevo nel post precedente non era un'opinione ma un dato! Power Glove ha prodotto remix dedicati apposta per sincronizzarsi con l'animazione. Tu mi dici che ti suonano distaccate ed è lecito ci mancherebbe, ma è chiaramente una reazione personale non un dato di fatto come scrivi. Tra l'altro è proprio un esempio contrario al "minimo sforzo, massima resa" .... se la produzione fosse stata pigra, avrebbero usato le tracce originali invece di commissionare remix custom. Che poi il risultato emotivo non ti abbia convinta è un altro discorso, ma riguarda il tuo gusto, non l'investimento o l'intenzione.
Nostalgia Millenial dei primi anni 2000 inserita a muzzo.
A me la S1 non è piaciuta e non ho interesse a continuare, ma Adi Shankar crea fanfiction (o come le chiama lui, bootleg) e come tale vanno prese. La serie aumenta le vendite dei giochi quindi a Capcom va bene così.
Ma considerala semplicemente un universo alternativo senza sminuirlo in modo denigratorio? Non mi sembra che i film di nolan su batman vengano chiamati fanfiction. O i recenti batman di Reeves.... e sono la stessa identica cosa, cambia solo il medium.
Poi non so se avete letto la recensione, ma anche lo stesso recensore è concordo col dire che la narrativa di DMC è sempre stato un colabrodo incoerente tra di loro e mai e poi mai il punto cardine del gioco.... Quello che ha fatto shankar è stato cercare di creare un universo più coeso e interconnesso meglio rispetto ai giochi, in modo tale da funzionare tramite il medium televisivo che è nettamente diverso da quello ludico... Poi potrà anche non piacervi il prodotto, è legittimo, ma non capisco perché dobbiate relegare a "fanfiction" qualcosa che si è e si farà sempre.
Ecco perché sono sicura che sarà il prossimo il main villan, o faranno la stessa cosa della seconda, mettere un villan ex novo manipolato anch'esso da Jester, hanno tante possibilità, quindi staremo a vedere...
Per non parlare dello scontro Vergil vs Mundus, spero che non siano sbrigativi o peggio...
Potrebbero inserire eventi di DMC4 anche se sarebbe un time skip bello grande, e non sarebbe la prima volta, ma credo che lo faranno nelle stagioni successive
Infatti ho messo "coerenti" tra virgolette perché non lo sono per intero, ma funzionano nel panorama videoludico non di certo come adattamento animato e ho anche specificato anche quali "eventi".
Ma infatti DMC2 è visto come fallimento dalla maggior parte del fandom, ma non è proprio tutto da buttare.
Ma da DMC4 è ormai un'altra timeline dove il focus si sposta su Nero e Dante/Vergil sono usati più come comparse per non dispiacere i vecchi fan.
Ma infatti i villan sono i più riusciti, soprattutto il bianconiglio e Arius, infatti non me ne lamento, e per i protagonisti che sono in "fase di sviluppo" e ci sta, ma secondo il mio parere personale, a volte sembra che non sanno che pesci prendere...
Poi la prima stagione la trovo migliore rispetto alla seconda, perché era anche più politica, ma questo è sempre un mio punto di vista.
Se avessi compreso quello che ho scritto, le aziende seguono la politica del "minimo sforzo, massima resa", aumentano il budget perché sanno che avranno un ritorno economico, ma non è solo Shankar a guidare la produzione, i soldi li portano comunque Capcom/Netflix quindi finché la serie riceve approvazione dal pubblico, aumentano la spesa, ma questo non vuol dire una miglior qualità (l'esempio di Resident Evil). "Più soldi" non equivale a "più qualità".
Ci risiamo, le "virgolette" servono proprio per dare un significato "particolare", in questo caso "sarcastico" (non le avrei utilizzate se avessi voluto il significato letterale), perché se vuoi fare leva su quello che hai capito tu, diversamente da quello che intendevo io, no ne usciamo più. Ho messo persino "almeno secondo il mio parere personale", quindi più che "paragone" è "per il mio gusto personale".
Proprio perché riesco a dividere "videogioco" da "adattamento" che posso dire che anche come prodotto a sé stante non è dei migliori. Mentre un prodotto simile che è riuscito nel suo intento è stato Castlevania (tranne la prima stagione di Nocturne, nella seconda ha avuto una ripresa incredibile). Quindi evitiamo di mettere in bocca parole che non sono state dette.
Non proprio, questo a differenza di quello che ho scritto prima, non è un parere personale è proprio un dato di fatto. La prima stagione non ha avuto questo problema, mentre questa sì. Anche se la colonna sonora è stata prodotta specificatamente per quelle scene, non vuol dire che funzionino. Perché non c'è solo una persona dietro queste produzioni e si risparmia anche nelle "personalizzazioni", sapessi quante serie soffrono di "minimo sforzo, massima resa", solo che certe cose le sappiamo dopo molti anni e tramite interviste su altro. Come i 50€ di 15 anni fa, non comprano le stesse cose di 50€ di adesso. I tempi cambiano, ma le persone raramente, e se posso risparmiano, più delle volte sono i creatori che mettono i soldi di tasca loro e certe volte non bastano.
Perché lo è. Adi Shankar è un fan della serie. Il creatore originale è Capcom, quello che scrivono gli altri su un opera esistente, diversa da chi l'ha creata è una fanfiction.
Riporto il pezzo da Wikipedia:
Non è più "amatoriale" perché ha un budget ed è realizzata a scopo di lucro, ma la storia è quella. Poi usare il termine "fanfiction" non è denigratorio (soprattutto per me), anzi, certe volte sono proprio i fan a dare più amore e rispetto all'opera diversamente dall'autore originale.
Aggiungo un'ultima cosa e chiudo questo immenso paragrafo. Vedo che ti accanisci più tu, difendendo la serie a spada tratta più che gli altri con cui interagisci, quindi visto che anche il tuo è un parere personale, evitiamo proprio di attaccare la gente per lo stesso motivo.
Se vuoi continuare a parlare delle differenze tra videogioco e serie o semplicemente quello che ti aspetti dalla prossima stagione, posso stare qui a parlare per ore e ore, mentre se il tuo è semplicemente un modo per far valere la tua opinione, questa sarà la mia ultima risposta alle tue "affermazioni".
In che modo lo avrei sminuito? Ho usato i termini dello stesso showrunner, il quale ha coniato il termine "Bootleg Universe" per definire le sue creazioni, in pratica la controparte dei doujin giapponesi. È una cosa ben diversa dai film di Nolan. Lui ha iniziato facendo fanfiction e fan film su The Punisher, Power Rangers, e persino i Pokémon, è nella sua natura. E come dice giustamente Noth, non ho usato questo termine con accezione dispregiativa.
Poi possiamo chiamarlo universo alternativo per dargli una parvenza di ufficialità, ma la sostanza non cambia, prende dei personaggi e ci fa quello che vuole.
Premesso che non mi sto accanendo su nulla, semplicemente sto rispondendo alle tue affermazioni con le mie opinione, ti rispondo più sintetico possibile perché mi sembra te la stia prendendo un po' troppo sul personale visto il muro di testo enorme che hai scritto e non ho voglia di creare flame inutile, quindi sarà anche la mia ultima risposta sull'argomento.
Sul "minimo sforzo" se l'espressione copre sia il fare poco sia l'investire di più, allora non descrive più nulla in particolare. Qualsiasi scelta produttiva ci rientra, quindi non spiega niente. Sul "più soldi non equivale a più qualità" è vero, ma non era il mio argomento. Io non ho detto che il budget dimostra la qualità, ho detto che falsifica specificamente la tua frase "minimo sforzo, massima resa". Stai rispondendo a una tesi che non ho sostenuto... E l'esempio Resident Evil non aiuta, dimostra solo che alti budget possono produrre risultati mediocri, non che DMC sia uno di quei casi. Per applicarlo a DMC servirebbe un argomento sul risultato della serie, non sull'esistenza in generale di flop costosi.
"Le virgolette erano sarcastiche" è una ricostruzione a posteriori. Nel post originale scrivevi "trovo i giochi più 'coerenti'" come argomento sostanziale, non come ironia... ci hai costruito sopra un'intera contestazione. Tra l'altro, sto ancora aspettando un esempio di incoerenza interna alla serie che non sia un paragone implicito coi giochi. Tutte le tue 'lamentele' sono del tipo 'nei giochi va così, qui no'. , ti sei lamentata solo di cose che sai che accadano in un modo nei giochi e pensi (tu) che qui non accadano più o sono state cambiate. Sono tutte "lamentele" in fruiozioni di costanti paragoni con i giochi. Inoltre porti Castlevania come un adattamento riuscito come prova che DMC è mediocre. Ma il fatto che Castlevania funzioni dimostra solo che gli adattamenti possono riuscire, esattamente quello che dicevo io.
Sulle musiche prima scrivi "non è un parere personale, è un dato di fatto" e poi "un colpo al cuore". I colpi al cuore sono soggettivi, non dati. Non capisco perché contui ad affermare che siano fatte male in senso assoluto quando puoi semplicemente dire che a TE non sono piaicute... a me per esempio son piaciute molto, come a moltissimi altri. Ho trovato anche bello il nuovo singolo dei papa roach.
E per il discorso fanfiction allora qualunque adattamento non fatto dall'autore originale diventa fanfiction: Blade Runner, Harry Potter, il Signore degli Anelli di Jackson, ogni Marvel.... Eppure nessuno li chiama così. E sul fatto che non lo stiate usando in senso dispregiativo non ci credo. "fanfiction" applicato a un adattamento ufficiale è un termine che sminuisce. Se fosse un'etichetta neutra la useremmo anche per Il Padrino o il Signore degli Anelli come detto, ma non lo facciamo, perché non lo sono.
Detto questo io la chiudo qua perché non voglio creare polemiche. Se vuoi parlarne in privato bene altrimenti alla prossima.
"Bootleg Universe" è l'etichetta che Shankar da al suo brand personale, non lo status legale-produttivo di DMC. La serie è un adattamento Netflix ufficiale, con licenza Capcom, budget di produzione e Capcom stessa coinvolta , non un fan film né un doujin. Che Shankar venga dal fan filmmaking è biografia sua, non classificazione del prodotto. E "prende i personaggi e ci fa quello che vuole" vale per Kubrick con Shining, Villeneuve con Blade Runner 2049, Jackson col Signore degli Anelli. è il lavoro normale di un adattatore, non la definizione di fanfiction.
Riprendendo la definizione di Noth
"Una fanfiction o fan fiction(anche abbreviato in fanfic o fic) è un'opera di finzione AMATORIALE scritta dai fan prendendo come spunto le storie o i personaggi di un'opera originale, sia essa letteraria, cinematografica, televisiva, o appartenente a un altro medium espressivo."
E se non fosse chiaro:
Il termine "amatoriale" (dal latino amator, "amante/appassionato") indica tutto ciò che è svolto per passione e diletto, senza fini di lucro e in contrapposizione al lavoro dei professionisti
In realtà credo che Shankar sia uno dei più grandi poser sulla faccia della terra.
Anche la critica politica infilata nella prima stagione cozza parecchio con certe sue scelte personali: https://www.instagram.com/p/DFHFkBhMQP5/
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.