Il numero 33 del Weekly Shonen Jump, uscito lo scorso 13 luglio, è sparito dagli scaffali di librerie e convenience store di tutto il Giappone in pochissimo tempo, lasciando a mani vuote migliaia di lettori. La causa è ormai tristemente nota: la carta promozionale esclusiva del gioco di carte collezionabili One Piece Card Game, allegata a questo numero in occasione del 29° anniversario della serie di Eiichiro Oda, ha scatenato un'ondata di acquisti speculativi in massa che neanche le misure preventive adottate da Shueisha sono riuscite ad arginare.

Il problema era stato anticipato. Shueisha aveva stampato ben 500.000 copie aggiuntive rispetto alla tiratura abituale proprio per far fronte alla domanda prevista, e aveva chiesto ai rivenditori di limitare le vendite a una copia per cliente. In più, alcune fumetterie avevano deliberatamente fissato il prezzo di ritiro delle carte a livelli volutamente bassi per scoraggiare gli speculatori. Nessuna di queste azioni ha funzionato. I bagarini si sono organizzati con metodo: secondo quanto riferito da Oricon, uno di loro ha raccontato di essere partito in macchina appena dopo la mezzanotte, riuscendo ad accaparrarsi circa 25 copie visitando diversi convenience store, la maggior parte dei quali non aveva limite di acquisto, portando via da cinque a sette copie per negozio. Le carte promozionali sono apparse quasi immediatamente sui siti di compravendita come Mercari e Yahoo Auctions a prezzi compresi tra i 2.000 e i 4.000 yen, ovvero tra i 12 e i 25 euro circa, a fronte di un prezzo di copertina del magazine di 340 yen, poco più di 2 euro. Uno studente universitario intervistato da Oricon ha raccontato di aver acquistato circa 25 copie visitando più negozi nel giro di un'ora, rivendendo poi una ventina di carte promozionali a prezzi compresi tra gli 800 e i 1.000 yen. Alla domanda se si sentisse responsabile di aver privato i lettori della possibilità di acquistare il magazine, ha risposto con disarmante nonchalance: "Si può leggere digitalmente comunque. Capisco che le persone vogliano la copia fisica, ma non sento di aver fatto nulla di sbagliato."

 

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La situazione ha avuto conseguenze particolarmente amare per i fan di Blue Box, il manga romantico di Kouji Miura serializzato sul Weekly Shonen Jump per cinque anni, che proprio in questo numero pubblicava il suo capitolo finale. Per molti lettori, possedere la copia fisica di questa ultima uscita rappresentava un momento importante ai fini collezionistici e sentimentale, la chiusura fisica di un percorso durato anni. I social media si sono riempiti rapidamente di lamentele di fan che incolpavano i bagarini di aver svuotato gli scaffali prima che i lettori ordinari potessero acquistare la rivista. Anche i dipendenti dei convenience store hanno descritto la ressa del giorno di uscita come insolitamente intensa.

Non si tratta purtroppo di un episodio isolato. Già il 2 luglio si era verificato un caso analogo in occasione del Natsucomi, la campagna estiva annuale di Shueisha, durante la quale i bagarini avevano acquistato in massa volumi di manga per rivendere le carte metalliche allegate come bonus su piattaforme come Mercari e Yahoo Auctions. Video di clienti che correvano tra le corsie dei negozi, afferravano manga alla rinfusa e persino litigavano tra loro avevano circolato sui social, alimentando ulteriormente l'indignazione dell'opinione pubblica.

L'avvocato Kensaku Fukui, esperto di questioni legate alla rivendita speculativa, ha sottolineato che il problema delle rivendite a prezzi gonfiati è generalmente legato all'acquisizione irregolare di prodotti: chi ottiene copie aggirando i limiti di acquisto dichiarati rischia di commettere reati come la frode. Ha anche avvertito che chi acquista prodotti dai bagarini rischia di non riceverli mai o di ricevere qualcosa di diverso da quanto pubblicizzato, aggiungendo un monito diretto ai consumatori: "Le rivendite a prezzi elevati esistono perché ci sono acquirenti disposti a pagarle. Il denaro non va ai creatori. Se le persone tengono davvero alle opere che amano, le chiedo di smettere di acquistare questi prodotti rivenduti."

Il fenomeno evidenzia una volta di più l'urgenza di soluzioni strutturali da parte di Shueisha e delle piattaforme di compravendita online, perché le misure adottate finora si sono dimostrate del tutto insufficienti a tutelare quei lettori che amano davvero le opere e che meritano di poterle acquistare.

Fonteotakukart.comasahi.com