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Titoli poco conosciuti, passati in sordina all'epoca dell'uscita o dimenticati col tempo... su AnimeClick.it abbiamo migliaia di schede anime e manga senza alcuna recensione, privando quindi i lettori di uno dei principali punti di forza delle stesse.
Per cui, ad ogni appuntamento di questa rubrica vi proporremo alcuni di questi titoli, con la preghiera di recensirli qualora li conosciate. Tutti gli utenti che recensiranno le opere proposte entro la scadenza assegnata riceveranno l'icona premio Scheda adottata. Per le regole da seguire nella stesura delle recensioni rimandiamo al blog apposito, che vi preghiamo di utilizzare anche per commenti, domande o tenere traccia dei premi (non commentate l'iniziativa in questa news).

I titoli al momento disponibili sono:

[ANIME] Gingitsune (Scadenza: 24/09/2014)

[MANGA] Promessa d'amore (Scadenza: 28/09/2014)

[MANGA] Full Swing (Scadenza: 1/10/2014)

[ANIME] Harmonie (Scadenza: 1/10/2014)


Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi ci dedichiamo ai manga, con Kingdom, Lady Snowblood e Kiss & Never cry.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.

9.0/10
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Il fumetto storico è affascinante. In Occidente ha una lunga tradizione (soprattutto nel mondo francofono) ma anche in Giappone l'esotismo temporale ha riscosso successo. Influenzato dal tradizionale isolazionismo nipponico, ha sempre attinto alla propria storia senza disdegnare fin dall'inizio incursioni nelle vicende estere. Spesso poi il genere è ibridato con altri come il fantasy, l'horror, il thriller ecc. facendo in questo scuola anche al fumetto occidentale. Ma uno degli elementi più intriganti di questo tipo di manga è la maggior attenzione all'accuratezza storica, rispetto ai fumetti occidentali che in questo sono più carenti. Anche i mangaka sono avvezzi all'uso di "licenze poetiche" ma la maggioranza ha l'abitudine di documentarsi col tipico rigore del Sol Levante. Yasuhisa Hara fa questo e molto di più. Il suo stile è improntato alla cura dei dettagli, sia graficamente che narrativamente. Il suo tratto, in apparenza semplice, rivela una cura soprattutto per le figure piccole, che nelle scene di massa danno un senso realistico agli sfondi. Curata anche la ricostruzione iconografica, soprattutto per le architetture. La maggior parte dell'opera è di ambientazione bellica ed è proprio in questa che Hara eccelle. Scene di massa e visuali a volo d'uccello sono i punti forti dell'autore che non disdegna anche la cura per i duelli a singolar tenzone. Lo stile ricorda quello delle stampe belliche occidentali con i plotoni e le truppe disposte in formazione. L'attenzione ai dettagli permette al lettore di cogliere la concitazione degli scontri grazie al tratto con cui sono resi la polvere, il sangue, il sudore, stilizzati ma allo stesso tempo palpabili.

Ma è con la struttura narrativa che il mangaka conquista davvero. Partendo dagli stilemi classici del romanzo di formazione, l'autore appassiona con un vero romanzo storico, ricco fin dall'inizio di colpi di scena, intrighi politici e militari. Hara riesce soprattutto (cosa rara nei manga) a mantenere sempre costante questa tensione, volume dopo volume. A colpire sono in particolare la cura per le tattiche, le strategie, che unite agli accorgimenti iconografici danno al lettore l'illusione di trovarsi di fronte un testo di strategia militare. Questo stile, senza dubbio figlio degli RPG avvicina però il manga più a opere come il De Bello Gallico. Il paragone è d'obbligo visto che l'autore ha dichiarato di essersi documentato sul Zhan Guo Ce (Strategie degli stati in guerra), antico testo storico cinese composto fra il III e il I secolo a.C.; e sullo Shiji (Memorie di uno storico), opera composta fra il II e il I secolo a.C. dal più grande storico cinese, Sima Qian. Solide basi storiografiche quindi. L'opera è infatti ambientata nel III secolo a.C. durante quel periodo della storia cinese noto come "Periodo degli Stati Combattenti". E' uno dei momenti più travagliati della storia d'Oriente in cui la Cina era divisa in sette Regni perennemente in guerra fra loro. Su tutti alla fine trionferà il Re di Qin che conquisterà gli altri sei regni divenendo il primo imperatore storico della Cina. Nato col nome di Ying Zheng, è il comprimario del protagonista, Li Xin. Pur essendo entrambi giovani hanno grandi ambizioni. Dovranno districarsi fra una marea di ostacoli e nemici per poter diventare rispettivamente imperatore e generale supremo. Assistiamo quindi alla crescita personale e pubblica di due personaggi storici che come quasi tutti gli altri protagonisti e antagonisti sono realmente esistiti.

La vis narrativa dell'autore coinvolge e appassiona come nessun altro documentario storico saprebbe fare, nonostante la sorte dei protagonisti sia stata scritta millenni or sono. Eppure non si può fare a meno di desiderare subito nuovi sviluppi. E' evidente però che l'autore ha fatto ricorso (e dovrà far ricorso) a delle imprecisioni storiche; piccole e non invasive del quadro storico. L'autore sta (volutamente o meno) anche generando aspettative intriganti per gli sviluppi futuri che aprono la porta a tutta una serie di interrogativi (che contribuiscono ad acuire la tensione della trama). Il quesito più interessante infatti riguarda proprio il rapporto tra i due protagonisti, e soprattutto la figura di Ying Zheng. Divenuto imperatore e autoproclamatosi Qin Shi Huang Di (Primo Augusto Imperatore di Qin) è uno dei personaggi più ambigui della storia. Avendo perseguitato il confucianesimo verrà da esso tramandato ai posteri come un mostro. Ancora oggi è annoverato fra i protagonisti più abbietti della Storia mondiale: gente come Nerone, Attila, Hitler e Stalin. Cattiva propaganda a parte vi sono concrete ragioni storiche per identificare Qin Shi Huang come una figura losca. Era roso da una sfrenata ambizione per perseguire la quale ha fatto ricorso all'oppressione, alla persecuzione e al genocidio. In questo non era molto diverso da molti altri tiranni. Il suo mito è legato al suo ruolo storico di "unificatore" e "pacificatore" della Cina e al ritrovamento del famoso esercito di terracotta che presidia la sua maestosa tomba. Fu anche colui che unì le molte fortificazioni del nord in quella che poi divenne la Grande Muraglia. Insomma è a tutti gli effetti il vero padre della Cina e la sua figura è nota anche in Occidente. Compare come protagonista in molti film come "L'Imperatore e l'assassino" o il capolavoro "Hero". Ma questi film, come la storiografia più recente, tendono infatti a fare di Ying Zheng una figura più sfaccettata, più complessa. Il re pazzo e spietato diviene quindi una sorta di Alessandro Magno cinese: dispotico, megalomane, crudele, ma anche geniale, magnetico e carismatico. Questo dunque è il problema: Come evolverà Ying Zheng secondo Yasuhisa Hara? Sarà solo un mostro sadico e folle o diverrà un antieroe byroniano? Ma soprattutto: Come reagirà Li Xin alle inquietanti tendenze di Zheng? Come potranno coesistere il suo senso dell'onore e i suoi principi con le efferatezze di colui che non è solo il suo padrone ma anche un amico? Entrambi hanno consacrato sè stessi e la loro vita ai loro sogni e si sono reciprocamente scambiati questo peso; ma fin dove sono disposti a spingersi per perseguirli? E se dovessero entrare in conflitto che accadrebbe? Queste domande sibilano fra la polvere dei secoli. Per le risposte c'è solo Kingdom.



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Sesso, violenza, vendetta: questi sono gli ingredienti di Shura Yuki Hime, noto in occidente come Lady Snowblood. Si tratta di un manga del 1972 scritto da Kazuo Koike (celebre per Lone Wolf and Cub) e disegnato da Kazuo Kamimura. Il manga all'epoca ebbe un notevole successo e venne portato anche sul grande schermo; il film omonimo, del 1973, ha come protagonista Meiko Kaji ed è conosciuto in occidente per aver dato ispirazione a Kill Bill (si dice addirittura che durante la lavorazione Tarantino abbia fatto vedere il film ai suoi attori). Io qui mi limiterò a recensire il manga, che ho letto nella versione americana pubblicata negli anni duemila dalla Dark Horse.

La storia è semplice: la famiglia di Yuki Kamina è stata distrutta da un quartetto di criminali, il padre e il fratello maggiore uccisi, la madre stuprata. Yuki viene fatta nascere in carcere con lo scopo unico e inevitabile di portare a termine la vendetta familiare. Dedica tutta la sua vita a questo, viene addestrata alle arti marziali, diventa una killer professionista e nel corso dei vari volumi dell'opera man mano elimina tutti i responsabili del suo dramma. Una storia lineare dunque, anche se ci viene narrata a intermittenza, con dei flashback sul passato di Yuki, in modo da tenere la narrazione interessante. Inoltre sull'ossatura della trama principale si innestano molti brevi episodi autoconclusivi, tipicamente storie noir ad alta carica erotica ed alto tasso di mortalità. Perché morti e tragedie non mancano in Lady Snowblood, come si confà al genere e all'anno di realizzazione. Non mancano le scene di nudo e le scene di violenza, sessuale o meno; inoltre Yuki preferisce le donne e non disdegna di seguire questa sua inclinazione varie volte nel corso del manga.

Personalmente non sono un fan del genere hard boiled; ciò che ho apprezzato di più è quindi l'ambientazione storica, visto che il manga si svolge nell'era Meiji, nei primi anni novanta del XIX secolo. È interessante il ritratto dell'epoca; per esempio, lo sapevate che in quel periodo in Giappone degli estremisti sostenevano la necessità di migliorare la razza giapponese tramite incroci con gli occidentali, o che volessero mettere in piedi scuole in cui ai bambini venisse insegnato soltanto l'inglese e non il giapponese? Dato il genere del manga viene dedicato un buono spazio anche a spiegare le perversioni sessuali dell'epoca e il tipo di spettacoli di successo nei bordelli. C'è una pagina didattica sulla masturbazione femminile e sul finale la protagonista si trova a vendere dei giocattoli erotici! L'impressione è che l'autore si sia documentato, anche se sarei curioso di sapere se tutto quanto è vero o meno. In particolare, nella finzione narrativa, la storia di Yuki viene narrata dal "famoso" romanziere Gaikotsu Miyahara, su cui però non trovo nessuna informazione e che quindi probabilmente non è mai esistito. Insomma, si tratta sì di una volgare storia di sesso e violenza, con scene pornografiche et similia, ma è comunque un manga con un certo stile. Stile che è riflesso anche sul lato grafico: i disegni di Kazuo Kamimura sono impeccabili, bianchi e perfetti nel raffigurare una protagonista il cui nome significa "neve". Vedo autori come Jiro Taniguchi e Ryoichi Ikegami prendere ispirazione da Lady Snowblood; ma l'originale è meglio.



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I traumi subiti durante l'infanzia sono difficili da affrontare e, ancor di più, a superarli. Il più delle volte chi ne è vittima tende a nasconderlo per paura di essere giudicati o anche perché non si vuole ferire le persone care. Nel caso di Michiru, la protagonista di questa storia, ovvero una talentuosa pattinatrice sul ghiaccio, lo shock che ebbe da bambina la portò a rimuovere alcuni ricordi di quel periodo, quando trascorse gli anni spensierati negli Stati Uniti. Qui conosce Leon e i suoi amici più stretti, insieme hanno in comune la passione per il pattinaggio artistico. Ma un giorno, quando la madre - ex campionessa di tale sport - le comunica che ritorneranno in Giappone, Michiru per non lasciare l'amico decide di scappare, anche se Leon per mancanza di coraggio non la segue. Alcune ore dopo, in quella notte viene ritrovata Michiru al palaghiaccio con gli occhi completamente assenti e l'unica cosa che riesce a dire è "I was lost…".
Cosa sarà accaduto per toglierle il sorriso?

In quest'opera che oscilla tra il dramma e la suspense, Yayoi Ogawa dà ulteriormente prova di sapersi cavare anche con tematiche differenti senza risultare monotematica o eccessiva. Per questo la affianco spontaneamente a Moyoco Anno e Fuyumi Souryo, altre autrici da stimare per la loro versatilità e stili peculiari. Stavolta, la Ogawa, con la quale è conosciuta in Italia per la serie "Sei il mio cucciolo" (Kimi wa pet), abbandona in parte le atmosfere leggere e dolci di quel manga per cimentarsi in un lavoro ancora più introspettivo e con toni gialli, pur mantenendo quella dose di romanticismo dei josei.
In "Kiss & Never cry", i personaggi all'inizio possono sembrare un po' strani e distaccati, ma proseguendo con la lettura ci si familiarizza abbastanza velocemente. Man mano che si raccolgono informazioni tramite flashback, e si entra nella psicologia degli interessati, ecco che tutto appare più scorrevole e avvincente. La stessa Michiru, dopo quel fatto misterioso nonché sconvolgente, ci viene presentata come una ragazza chiusa e fredda, che s'impegna follemente nella disciplina da lei amata, tanto da non badare alle conseguenze. La vediamo anche in comportamenti puerili, specie quando sta con Leon, segno che pure lei è confusa e disorientata, come se fosse mentalmente instabile. Come protagonista è singolare perché offre spunti di riflessioni interessanti, ma anche chi le sta intorno ha un'ottima caratterizzazione. Basta pensare a Hikaru, il fratello minore del coach ucciso e ora partner di danza sul ghiaccio di Michiru, che a mio avviso è la figura meglio riuscita del fumetto, colui che ha saputo intrattenere ulteriormente le vicende sportive e sentimentali della trama. Senza di lui non sarebbe stato lo stesso. Invece si poteva fare a meno di Yuna, presunta rivale della coppietta principale, sarebbe stato più gradevole dato che alla fine è stata una parentesi che non ha aggiunto né tolto nulla agli intrecci narrativi, se non a mettere zizzania tra Leon e Michiru e incrementare i loro problemi.
Nonostante ciò, il cast è ben amalgamato e anche i cammei, come per esempio Kumango e l'omaggio a Takeshi Goda (protagonista di "Kimi wa pet") che qua insegna ballo all'emergente Leon, sono ben inseriti e mai lasciati a caso.

Alle atmosfere serie e tragiche della storia, non mancano comunque i frangenti umoristici, dovute soprattutto alle gag linguistiche di Marie, ossia la signora allenatrice di Michiru e Hikaru. Simpatiche anche le frasi ambigue tra lo sport e le relazioni amorose, piccoli fraintendimenti che sono sempre inseriti in modo intelligente e appropriato.
Mentre si fanno progressi dal lato professionale dei protagonisti, i misteri vengono piano piano rivelati e tutto risulta ben unito. Gli atleti fanno grandi sforzi per ottenere ciò che vogliono, e anche se magari gli obiettivi sono diversi, la determinazione dei pattinatori è quella… ovvero completare, preferibilmente in maniera brillante, la loro esibizione per cui hanno affaticato e poter osservare i risultati ottenuti nell'angolo "Kiss & Cry", il posto in cui si accumulano tutte le emozioni degli istanti precedenti, a prescindere dal buono o cattivo punteggio.
Da notare come il contesto - direi che la storia è ambientata nei giorni nostri - risulti realistico, con riferimenti a internet e youtube, spesso usati ricorrentemente anche per svelare fatti importanti delle dinamiche.

Per quanto riguarda il disegno, impossibile non rimanere incantati dai costumi di scena e dalle coreografie, queste tavole hanno un fascino proprio e le sequenze dei movimenti sono così accurate da sembrare vere. Memorabili su tutti gli spettacoli delle scene derivate dalla 'Sagra della primavera' e 'la Salomé'. Impressionanti le rotazioni e i sollevamenti!
Il tratto dell'autrice è molto personale, mi fa impazzire il modo in cui delinea le labbra dei suoi eroi ed eroine, per non parlare della forma del naso. Inoltre un pregio della grafica è che i suoi personaggi non sono mai esteticamente uno uguale all'altro, quindi il rischio di confonderli non sussiste! Poi è sempre una questione di gusti se lo stile di disegno di un autore piace o meno.
L'edizione italiana a cura della GP Manga è tutto sommato okay, anche se hanno cambiato più volte il tipo di carta, certe volte spessa e altre volte più sottili, e anche del colore, ogni tanto gialla e ogni tanto bianca trasparente. L'adattamento non è malaccio, perdonabili alcuni refusi e le spiegazioni sul mondo del pattinaggio di danza sul ghiaccio sono facilmente comprensibili.
L'undicesimo volume è un extra, che poi sarebbe il seguito di com'è finito splendidamente il decimo, dove sappiamo il destino di tutti gli amici apparsi in quest'avventura.

Per concludere, "Kiss & never cry" non parla solo di sogni fanciulleschi, belle ambizioni e traguardi da raggiungere felicemente, ma è anche una storia di crescita e riscatto, quindi lacrime e sudore, dove ognuno cerca di affrontare le situazioni più complicate che gli si para dinanzi, poiché in fondo la vita è un continuo "Kiss & cry".