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Utente9371

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Utente9371

Volumi letti: 9/9 --- Voto 9
“Zaregoto”, la serie di novel con cui ha debuttato NisioIsin (probabilmente più famoso per “Monogatari”, “Katanagatari” e “Medaka Box”) può essere chiamata una serie "fondamentale" sotto tutti gli aspetti: è generalmente considerato il lavoro che, assieme a "Boogiepop" di Kouhei Kadono ha portato la tipologia delle "light novel" nel mainstream e, per quanto riguarda Nisio stesso, è in genere considerata la sua serie migliore (peraltro ne esiste anche uno spin-off lungo quasi quanto la serie principale).

Alla base, "Zaregoto" potrebbe essere considerata una serie "mystery" - a parte gli ultimi tre volumi, tutti i precedenti hanno alla base della trama un assassinio che il personaggio principale, Io-chan (Boku-chan in giapponese) finisce per risolvere - più per caso che per altro. Perché, in effetti, quasi sempre il mistero non è altro che una vaga intelaiatura, poco più che una scusa per piuttosto investigare la psiche di Boku-chan, e i mille modi in cui viene violentata /aggredita / deturpata da situazioni bizzarre e da una carrellata di personaggi fuori dal comune - quasi tutti assassini, psicotici o disadattati.

Un 50% del fascino della serie viene proprio dall'io narrante, un personaggio come se ne vedono pochi in giro: una specie di caricatura grottesca del protagonista pappamolle standard a cui il mondo anime-light novel è così affezionato, è tutto ciò che un essere umano non dovrebbe mai diventare: freddo, apatico, disinteressato a (quasi) chiunque e qualunque cosa o persona lo circondi, nelle sue stesse parole: "Se significa non essere tristi, non ho bisogno di essere felice". Da questa affascinantemente disgustosa base, i romanzi esplorano l'"evoluzone" di Boku-chan - scopriamo i traumi che l'hanno ridotto a diventare una scusa di essere umano, mentre scopriamo anche il suo lato manipolatore e, quasi con sorpresa, vediamo che forse, sotto a tutto quel marciume psicologico, c'è ancora qualcosa di salvabile...

La serie vive anche dei suoi personaggi secondari, che sono forse i migliori che Nisio abbia mai concepito - assolutamente fuori da qualunque normalità eppure, paradossalmente, più credibili ed "umani" di, per esempio, i personaggi di "Medaka Box", da Kunagisa Tomo, genio dei computer e unico "amore" di Boku-chan, a Aikawa Jun, una specie di prototipo per Kurokami Medaka, ma ben più convincente e, francamente, interessante; e, in mezzo, una carrellata vastissima (parliamo di quasi una sessantina) di membri di famiglie di assassini, perversi geni della matematica e dell'arte, esperimenti scientifici andati male, cameriere (!) affascinanti, bambine omicide, "L'uomo peggiore del mondo", e chi più ne ha più ne metta. Meglio comunque non affezionarsi: quasi tutti i personaggi muoiono in modi ridicoli, sbrigativi, a volte addirittura fuori scena.

Un" altra grossa fetta del fascino di "Zaregoto" viene, se non dalla trama, comunque dai contenuti e dallo stile. Nisio è famoso per le sue elucubrazioni filosofiche e per il suo linguaggio forbito, pieno zeppo di giochi di parole, riferimenti a cultura pop e, in generale, uso del linguaggio ben oltre la semplice narrazione. In questo senso, "Zaregoto" è l'archetipo dello stile di Nisio, ma anche un lavoro (forse l"unico) in cui il vagheggiare dell'autore è canalizzato per mostrarci la psicologia che guida i personaggi. Quasi ognuno di loro, infatti, esiste non solo per occupare un posto nella trama, ma anche per esemplificare un concetto filosofico, o un'attitudine alla vita: ad esempio Zerozaki Hitoshiki, killer e "doppelgänger" di Boku-chan, ha sì un ruolo da svolgere nella vicenda, ma esiste anche per chiederci "Cosa vuole dire uccidere?" - e Nisio, attraverso il personaggio e i suoi dialoghi, ci espone chiaro e tondo la sua visione del problema. Il linguaggio stesso è una rete fittissima di rimandi e riferimenti a filosofia (per esempio, la famiglia di assassini di cui fa parte Hitoshiki, in cui ogni membro è un riferimento ad un famoso filosofo), cultura pop (le gag su “Jojo” si sprecano), e giochi di parole, primi fra tutti i nomi stessi dei personaggi, che sono purtroppo intraducibili in altre lingue.

Quindi, un'opera da non perdere. Ma allora, perché nove? La serie, a volte suo malgrado, purtroppo qualche problema ce l'ha. Primo, la già menzionata osticità per chi non conosce (e bene) il Giapponese: assonanze, giochi di parole e riferimenti sono sostanzialmente intraducibili, e comunque perdono moltissimo se resi in un'altra lingua (sopratutto quando, e spesso accade, Nisio gioca a sostituire kanji simili d'aspetto, ma di significato completamente diverso). In secondo luogo la serie è sì un capolavoro - purtroppo, però, non nella sua interezza. È composta da sei storie in nove volumi totali, di qualità francamente molto variabile: “Kubishime Romaticist” è in assoluto uno dei libri migliori che abbia mai letto, e “Cannibal Magical” è d'impatto ineguagliabile; poco sotto, “Kubitsuri High School” e “Kubikiri Cycle” sono belli, ma già più prevedibili e, sopratutto, molto meno cerebrali; ancora più sotto, “Psycho Logical” (due volumi) e “Nekosogi Radical” (tre volumi), che sono ottimi se comparati alla media delle light novel in circolazione ma impallidiscono al confronto coi volumi migliori di “Zaregoto”.

Complice la mancanza di un anime associato (si dice per volere di Nisio stesso) e l'obiettiva atipicità della serie anche nell'ambito delle light novel, la speranza di vedere una traduzione ufficiale italiana è nulla. Se si sa il Giapponese, avviso che il linguaggio che Nisio usa in "Zaregoto" è molto più complesso rispetto a quello di una light novel standard, a volte anche più complesso di quello di un romanzo vero e proprio. Altrimenti, i primi due volumi sono stati tradotti ufficialmente in inglese (ma sono entrambi fuori stampa). Buon divertimento!