L’organizzazione MIST, guidata da Victor Donovan, è alla ricerca di Honoka, una nuova partecipante al precedente torneo Dead or Alive, la quale avrebbe manifestato una misteriosa impronta di potere. Le indagini della DOATEC scoprono che il fine ultimo della MIST e della sua scienziata NiCO, è la resurrezione di Raidou, potente ninja del clan Mugen Tenshin e padre di Ayane, sconfitto nel primo Dead or Alive. Helena ordina quindi alla sua protetta svedese, Marie Rose, di proteggere Honoka, mentre a Zack spetta il compito di richiamare i combattenti veterani.


Il momento stesso in cui una stella di sventura si è posata sul sesto Dead or Alive pare abbia una data ben precisa, ovvero il 15 febbraio 2019. Team Ninja è in piena campagna marketing e si accinge a presentare il suo nuovo picchiaduro in forma giocabile, che avrebbe debuttato esattamente due settimane dopo, tramite un evento live nel contesto dell’EVO Japan di quell’anno. E lo fa nel più tipico stile da panel del Tokyo Game Show di Tamsoft, ingaggiando per l’occasione due gravure idol, Yuka Kuramochi e Saki Yoshida, che iniziano a simulare le movenze delle combattenti del gioco, con pacche sul sedere e bouncing di davanzale con ampia scollatura a furore di telecamera; nulla di così volgare o censurabile, sia chiaro, il mondo fa schifo quindi tanto vale prendersi poco sul serio almeno con i giochini, non fosse che il tipo di presentazione si dimostrò in tale contesto del tutto fuori focus, essendo l’EVO un evento indirizzato al più austero ambiente competitivo, in cui serie come DOA subiscono già di base un certo pregiudizio. Il risultato fu che molti streamer stranieri, che stavano seguendo la live, interruppero la trasmissione e qualsiasi ambizione del gioco di penetrare nell'élite dei tornei internazionali, che in quel periodo pre-COVID stavano attraversando una fase di crescita senza precedenti, venne letteralmente stroncata sul nascere.
 

​​DEAD OR ALIVE 6 Last Round



Questo piccolo “incidente” di marketing sarebbe rimasto un caso isolato e non avrebbe intaccato il successo del nuovo Dead or Alive, non fosse che Koei Tecmo stessa sembrava non avere le idee ben chiare su che tipo di immagine dare al gioco. Alla presentazione di DOA 6, nel giugno del 2018, il produttore e regista Yohei Shimbori parla apertamente di “un approccio più realistico e meno sessualizzato”, salvo poi ritrarre con l’avvicinarsi dell’uscita del gioco, decretando una campagna promozionale che lascia preoccupati i fan storici e confusi tutti gli altri. Dead or Alive 6 esce il 1° marzo 2019 per PlayStation 4, Xbox One e PC venendo accolto in maniera abbastanza tiepida sia dalla critica che dal pubblico; il gioco è funestato da alcune scelte a tratti incomprensibili che riguarda la gestione dei cosmetici sbloccabili, che essendo ricompense casuali dovevi sperare nella fortuna di ricevere quelli del proprio personaggio preferito, richiedendo un grinding eccessivo, presentandosi oltretutto ai nastri di partenza con un Season Pass dallo sconcertante prezzo di 80 euro (superando il gioco base), non è proprio il migliore dei biglietti da visita per Team Ninja. A poco serve la versione gratuita Core Fighters, uscita due settimane dopo, è la fan-base pagante quella che si sente trattata da portafoglio vivente, il team di sviluppo correggerà il tiro modificando la gestione degli sbloccabili, offrendo punti giocatore in caso di parti costume doppioni e una compensazione di 100,000 dei suddetti punti in concomitanza della 1.04. Il gioco però a questo punto fatica a decollare e non è difficile capire perché, nonostante abbia comunque le sue qualità.
 

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Tra i primi giochi sviluppati con il motore proprietario Katana Engine, dopo Dynasty Warriors 9, dal punto di vista grafico DOA 6 testimonia la vitalità espressiva che Team Ninja sa ancora ricercare, anche perché a parte Tekken 8 non è che dal 2019 sia uscito granché, sul fronte dei picchiaduro in tre dimensioni, in attesa di mettere le mani sul nuovo Virtua Fighter targato Ryu Ga Gotoku Studio. Appare evidente che, rispetto al quinto capitolo, il team di sviluppo abbia voluto trasmettere una maggiore enfasi sulla fisicità della lotta, tra il fragore dei pugni e il sudore che trasuda sul corpo dei combattenti con il proseguire dello scontro, coerentemente con i colpi incassati. I lividi sul volto del nostro personaggio dinnanzi alla telecamera testimonieranno l’epilogo di una battaglia sofferta, di converso, un faccino pulito dopo tre round certifica una facile vittoria senza appello. Un approccio all’estetica della serie a suo modo paradigmatico, di rottura con il concetto di avatar videoludico come bambola intonsa e priva di imperfezioni, tipico del modello asiatico e dei DOA di Itagaki, contrapposto a quello occidentale, il quale si basa invece sull’immersione della fragilità umana e fisica. Ma le velleità verso tale direzione da parte di Team Ninja si fermano sostanzialmente qui, ai primi Happy Wedding e Sexy Bunny Set venduti tramite DLC DOA 6 torna a fare il DOA 5, ma privo di quell’effetto novità che aveva accompagnato il lancio del primo capitolo senza il suo creatore alla guida, in aggiunta al fatto che si avverte anche un freno alla creatività sul fronte delle ambientazioni e relative interazioni, tradizionalmente fiore all’occhiello della serie fin dai tempi del Dreamcast. Frutto probabilmente di quell’iniziale approccio “serioso”, gli stage di DOA 6 risultano meno esagerati, se confrontati in particolare con DOA 3 e 4, con metrature minori e per buona parte privi di quei dislivelli a cui ci avevano abituato i capitoli a marchio Xbox, pur non rinunciando all’interattività tra esplosioni e barriere architettoniche che, piaccia o meno, sono parte integrante del sistema di combo della serie, insieme alla gestione stessa dello spazio di gioco.

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Il Power Blow e il Power Launcher di DOA 5 vengono sostituiti dalla meccanica del Break Gauge, posta sotto la barra della vita, che può avere una funzione sia offensiva che difensiva. Alla pressione multipla del tasto S, con l’avversario non in guardia, il personaggio inizia ad effettuare una combo, detta Fatal Rush, che può arrivare ad un massimo di quattro (con la barra al completo), alla fine della quale si assiste ad una cinematica che scaraventa il malcapitato dall’altra parte dell’arena. In alternativa, gli stock della barra possono essere utilizzati per effettuare dei contrattacchi laterali accompagnando il suddetto tasto S con i tasti direzionali su e giù, in modo da colpire l’avversario al suo fianco scoperto, oppure eludendo un colpo (Fatal Rush incluso), con il tasto indietro, per ritrovarsi alle sue spalle. Ultima funzione della Break Gauge è la rottura della guardia con il tasto avanti, che richiede metà della barra e un certo tempo di ricarica non sempre disponibile nella frenesia della battaglia, ma che in caso di successo lascia l’avversario in totale stato di stordimento. Saper gestire bene la barra e saper sfruttare i colpi che portano allo stun (e la modalità Missioni in questo è utilissima, insieme alle sfide combo) sono le chiavi di volta del gameplay di DOA 6, che da questo punto di vista difficilmente delude, nella sua costante ricerca di equilibrio tra accessibilità e profondità, sebbene il consumo stesso della barra, un po’ accondiscendente per alcune delle sue funzioni, potrebbe essere rivisto e il bilanciamento del roster lascia ampio spazio a modifiche.
 

​​DEAD OR ALIVE 6 Last Round



Koei Tecmo ripropone Dead or Alive 6 su PS5, Xbox Series e PC con la versione Last Round che, parimenti all’ultima omonima versione del 5 uscita nel 2015, si prefigge lo scopo di rendere disponibile il più recente capitolo della serie sui sistemi di gioco attuali tramite una versione “definitiva”. Purtroppo, questa uscita fallisce buona parte dei suoi presupposti. Innanzitutto, dal punto di vista contenutistico DOA 6 Last Round non è neanche lontanamente paragonabile alle riedizioni del 5, che introdussero svariati personaggi (ben cinque con la Ultimate, cui si aggiunsero Marie Rose, Phase-4, Nyotengu, Raidou e Honoka alla fine del suo ciclo vitale), mentre questa edizione si limita a rendere disponibili i personaggi DLC del 6, eccetto i due guest character di SNK, Kula e Mai, che andranno ricomprate immaginiamo per motivi contrattuali con l’azienda di Fatal Fury. Al contrario di quanto fece DOA 5 Last Round, che incluse nel pacchetto un po’ di Costume Pack delle due versioni precedenti, DOA 6LR non regala quasi nulla sul fronte dei costumi, se non una manciata di vestiti per cinque personaggi e l'Angelic Maid per Marie Rose con il preorder; tutto il resto, ciò che era a pagamento nel 6 rimane a pagamento, con le scomodità del caso dovute tanto ai prezzi quanto al dover andare sullo Store per consultarne le disponibilità, visto che non è possibile farlo direttamente dal menu di gioco. Il salvataggio di DOA 6 è trasferibile e può essere quindi importato al primo avvio, che sia presente nel sistema o nel cloud, in modo da sbloccare tutto ciò che abbiamo sbloccato nel gioco originale, eccetto i trofei/obiettivi che andranno riconquistati, la lista è praticamente la stessa.
 

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Dal punto di vista tecnico le cose non vanno tanto meglio. DOA 6 Last Round presenta sicuramente delle migliorie, a partire dal nuovo sistema di illuminazione denominato OBORO, ammirabile però al momento solo nello stage Lost Paradise, con il team che ha promesso update anche per altre location, ma si poteva e si doveva fare di più sul fronte dell’online, dove il gioco non presenta né il rollback, ritenuto ormai fondamentale dagli appassionati per avere un’esperienza più vicina possibile all’offline, né tantomeno il cross-play tra le tre piattaforme. Sebbene buona parte degli incontri online si sia dimostrato giocabile, nonostante un indicatore di connessione tutt’altro che affidabile, DOA 6 Last Round sembra in tutto e per tutto un picchiaduro della generazione PS4 traslato di peso su PS5, con funzionalità e comparto online non all’altezza dei maggiori competitor, che sono decisamente su un altro livello. Il che, dopo sette anni di letargo della serie, è abbastanza deludente e le critiche che si è presa questa edizione da parte dei fan sono condivisibili e a poco serve la nuova modalità foto con cui dilettarsi immortalando le pose più ambigue. L'aggiunta ad esempio di una modalità Tag 2v2, scartata dall'originale per motivi di performance (che già faticava a tenere i 60 fps) e da molti richiesta in memoria dei DOA del passato, avrebbe placato almeno parte di queste lamentele e dato un valore maggiore a questa versione. Presente all’appello la versione free to play Core Fighters, che include quattro personaggi giocabili (Kasumi, Marie Rose, Honoka e NiCO) e la possibilità di acquistare quelli che si preferisce per 7,99 euro.
Ho voluto provare il gioco per due settimane prima di mettere mano alla recensione anche per capire la roadmap degli aggiornamenti che ha intenzione di proporre Team Ninja, e in questo lasso di tempo sono usciti due aggiornamenti, che si sono limitati a correggere dei bug senza stravolgere in maniera significativa il gioco, e due nuovi pacchetti costumi per Marie Rose e Kasumi, con altri previsti a ritmo settimanale per il mese corrente; ma soprattutto è stata annunciata una nuova ragazza, chiamata Minato, che sarà svelata prossimamente. L’intenzione di supportare questa edizione dunque non manca, da parte di Team Ninja, ma il rammarico di una riedizione un po’ svogliata e anche incompleta è preponderante, e soltanto la certezza che vi sia in sviluppo un Dead or Alive nuovo di zecca, annunciato durante uno degli ultimi State of Play, è in grado di tenere accesa la fiamma della passione per i fan di una storica serie di picchiaduro che meriterebbe forse un trattamento migliore di quello che ha ricevuto negli ultimi dieci anni.

Testato su PS5, disponibile anche per Xbox Series e PC.

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È il dilemma che in questi casi si presenta ciclicamente: si valuta il gioco o l’edizione? Perché Dead or Alive 6 rimane un picchiaduro dannatamente divertente, ancora piacevole da vedere e con un sistema di gioco rinnovato, attanagliato fin dal lancio da alcune scelte commerciali discutibili che ne minarono il successo. L’offerta di Last Round però è deludente, sia dal punto di vista tecnico che contenutistico, con il publisher attratto sempre dai pacchetti DLC da venti euro come Winnie the Pooh col miele. In attesa di sapere cosa ci riserveranno con gli aggiornamenti e in generale con il futuro della serie, Last Round non si può definire pienamente la “seconda chance” che meritava DOA 6.
 
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