Quando si parla di James Bond si tocca un argomento abbastanza complesso. Dal 1953 a oggi infatti, la spia più famosa al mondo è passata attraverso numerose epoche, mode e cambi di paradigma eppure, sta sempre lì, come uno dei brand più famosi al mondo.
Il cinema è il media che ha decretato il successo del franchise e da Sean Connery a Daniel Craig di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Bond si è evoluto col tempo, adattandosi alle diverse epoche e il protagonista di IO Interactive non fa eccezione. Ma abbandonate qualsiasi tipo di paura: 007: First Light è James Bond al massimo delle sue possibilità e volendo, un perfetto inizio per una nuova saga.
Dopo Indiana Jones di MachineGames (qui la recensione) ci troviamo di fronte a un altro tentativo di riaccendere la scintilla dei fan e di catturare nuovo pubblico. La proposta degli autori di Hitman è fresca, genuina e non ha paura di osare. Questo, soprattutto a livello narrativo.
Dopo essere sopravvissuto a una missione in Islanda, James Bond ha catturato l'attenzione dell'MI6 intenta a reclutare nuove spie a servizio di sua Maestà. Ma il Bond interpretato da Patrick Gibson è ancora molto giovane, alla costante ricerca di emozioni e con diversi problemi con l'autorità. Ed è da qui che partirà il suo “Viaggio dell'Eroe”, attraverso dieci capitoli che lo porteranno a intraprendere i primi passi come Agente 007.
Se c'è una cosa che colpisce sin dalla prima cutscene di gioco è la cura per il dettaglio: la regia è attenta nel ricercare il particolare, enfatizzando tutte le componenti emotive del racconto. Ma è anche intelligente e questo lo vediamo soprattutto in quello che forse è il miglior tutorial mai creato nella storia dei videogiochi. Vale la pena partire da qui, perché, oltre la fase tutorial, le prime due (anche tre) ore di gioco sono davvero impattanti, un ottimo biglietto da visita per spingere il giocatore a continuare.
Dopo essere stato reclutato dall'MI6, Bond deve cominciare un difficile addestramento a Malta, in quel che in fin dei conti, è il tutorial del gioco. Qui infatti viene spiegato il combat system, lo shooting, la guida e come funzionano le Q-Lens (ne parliamo dopo). Ma invece di essere una sequela didascalica di scene il tutto è puro racconto, con un montaggio serrato in grado di portarci da una sezione all'altra senza soluzione di continuità. Soprattutto, alcuni momenti che avrebbero potuto essere racconti attraverso una semplice cutscene, vengono vissuti in prima linea, anche grazie a piccoli quick time mirati che aggiungono un ulteriore sub-strato narrativo.
Questa prima parte è letteralmente geniale e questa cura verrà mantenuta fino alla fine. IO Interactive ha fatto i compiti a casa e 007: First Light trasuda James Bond in ogni dove, nonostante una caratterizzazione del protagonista in costante evoluzione. Patrick Gibson è riuscito a restituire un ottimo proto-Bond, sfacciato ma con un forte senso di giustizia, testardo ma anche alla ricerca di una guida paterna e poi sì, è anche un ottimo seduttore. Chi fremeva nel giudicare “woke” la nuova creatura del team danese sarà costretto a ricredersi molto presto.

Il perno di quest'avventura, come lecito aspettarsi in questa strana epoca, è il ruolo dell'intelligenza artificiale nel mondo dello spionaggio e della giustizia. La sceneggiatura è ricca di spunti “bondiani”, non solo per la coreografia di certe scene ma anche per i temi trattati. Eppure si sente una certa influenza da altre opere, come Minority Report di Philip K. Dick, Jason Bourne e persino John Wick. Ma l'attenzione agli stilemi dell'opera si trova soprattutto nelle ambientazioni, costruite con una cura maniacale. L'esperienza con Hitman si fa sentire parecchio e il tutto viene calibrato anche a fini narrativi. Prendiamo ad esempio la sede dell'MI6 e il Laboratorio di Q. Oltre a essere spazi credibili, vengono utilizzati anche per veicolare la narrazione: quello che poteva essere demandato alle cutscene viene raccontato mentre ci si muove per i corridoi e le stanze del complesso, facendo vivere appieno le atmosfere da spia. Soprattutto, i dialoghi non possono essere né accelerati né saltati, per cui l'interazione con i personaggi assume un valore sicuramente più realistico e concreto. Il livello di scrittura è molto buono e non mancano informazioni importanti sul contesto che stiamo vivendo, così come anche simpatie e antipatie nei nostri confronti.
Questi momenti hanno anche valenza di “pausa” soprattutto tra una missione e l'altra, un modo per addentrarsi sempre di più nel mondo di Bond e preparare la prossima missione. Tuttavia è anche vero che questa dilatazione potrebbe essere malvista da un certo tipo di pubblico, che magari non vede l'ora di entrare nuovamente in azione. Eppure, questo espediente risulta funzionale, anche perché considerato il percorso narrativo, queste piccole sezioni ne enfatizzano alcune scelte. Il principio della “Pistola di Čechov” fatto e finito insomma.
Bond infatti non è ben visto da alcuni personaggi eppure durante il corso dell'avventura si assisterà a un'evoluzione quasi naturale, segno che si è fatta molta attenzione anche sulla scrittura dei personaggi. E a proposito di questo, vale la pena menzionare anche il villain principale del titolo, un cattivo “bondiano” nel vero senso del termine: vanta una forte presenza scenica e con una caratterizzazione di base credibile, in parte costruito come contraltare di James Bond. Ma grande attenzione, ovviamente, è stata riservata alle cosiddette “Bond Girl”, che come da tradizione appaiono come femme fatale anche se per ragioni molto diverse. Insomma, se anche qui c'era una certa paura sulle parole del CEO di IO Interactive Hakan Abrak sulla reinterpretazione in chiave moderna del franchise, si può stare tranquilli.
Poi è chiaro: in certi frangenti bisogna un po' sospendere l'incredulità, in altri si tende alla spettacolarizzazione. Ma ehi, è James Bond!

Questa unione di vecchio e nuovo la ritroviamo anche nel gameplay, figlio ovviamente di quanto sviluppato in Hitman ma ricco di nuovi spunti. L'esempio che viene usato spesso per descrivere 007: First Light è l'incontro tra l'IP IO Interactive e Uncharted di Naughty Dog ma in realtà, per certi aspetti, funziona meglio. Se c'è una cosa che il team danese è riuscito a fare bene è quella di dare la sensazione al giocatore di trovarsi in ogni momento all'interno di un film di James Bond in ogni frangente del gameplay. Il passaggio dalle fasi esplorative a quelle action, passando per quelle stealth avviene in modo organico. Tutto risulta molto fluido, anche perché i vari sistemi e sottosistemi riescono ad adattarsi a ogni situazione o quasi.
Bond ha infatti una serie di skill a sua disposizione, non solo tecnologici. 007: First Light è uno di quei rari casi in cui caratterizzazione, background e gameplay si sposano senza lasciare spazio a dissociazioni, proprio perché l'eterogeneità di Bond è perfetto per un sistema sandbox di questo tipo. Rispetto la struttura di Hitman però, qui si è deciso di sacrificare alcuni dei suoi elementi cardine alla ricerca di una certa linearità di fondo. Il pubblico è diverso e la riproposizione degli stilemi di Hitman mal si sposano col tipo di franchise e obiettivi. Ma nonostante ciò, i diversi approcci presenti donano una certa varietà al titolo, cosa che ne spinge anche la rigiocabilità.
Ogni livello presente è costruito in modo da permettere diversi approcci, volendo adatti anche a diversi tipi di giocatori. Diciamo che essendo spie, la tattica principale risiede nel non farsi scoprire ed è qui che entrano in scena le peculiarità del titolo. Nonostante manchino alcune meccaniche costruite ad hoc, come il camuffarsi o l'occultamento dei corpi, le sezioni stealth sono arricchite dai gadget messi a disposizione dall'MI6 come i già citati Q-Lens, il Q-Watch e altri gadget peculiari come il Telefono Dardo. A questo, si aggiunge la sfacciattagine del neo James Bond.
Bond può infatti “bluffare”, una particolare meccanica che gli consente di mentire spudoratamente per infiltrarsi o trovare una scusa plausibile qualora fosse scoperto. Funziona molto bene ed è anche divertente, soprattutto perché si adatta al contesto: abbiamo appena messo K.O. una guardia e siamo stati scoperti? Non c'è problema: “ehi, ho trovato quest'uomo, ha bisogno d'aiuto! Chiama i soccorsi!”. Ed è così che possiamo sgattaiolare via o mettere fuori gioco chi ci ha scoperti. Tuttavia, questo e altre dinamiche, esaltano il più grande problema di First Light: l'intelligenza artificiale.

Purtroppo sembra che sia stata depotenziata rispetto Hitman, ma forse anche troppo. Il cono di visione è molto limitato, così come l'area di interesse dei nemici. È ad esempio possibile effettuare una sparatoia contro gli avversari senza che altri a breve distanza intervengano. Ma non è finita qui: oltre all'ormai inflazionato baccano che si crea quando si abbattono i nemici “silenziosamente”, i nemici possiedono un timer molto breve quando si tratta di ricerca del bersaglio ma anche, stranamente, quando sotto bluff. Capita infatti che agli NPC cui si è detto qualcosa per penetrare in una stanza, questi dimentichino tutto in breve tempo, chiedendoci l'identità anche se si è interagito qualche minuto prima. È facile mettere sottoscacco l'IA senza praticare particolari forzature ed è un grosso peccato perché tolto questo elemento, 007: First Light viaggia a gonfie vele, o quasi.
Visto che siamo in argomento di elementi meno riusciti infatti (togliamoci subito il dente), il level design, soprattutto in un paio di ambientazioni fa degli inspiegabili passi indietro. In otto ambientazioni su dieci i livelli sono costruiti con particolare cura, non solo a livello visivo ma anche per le opportunità date al giocatore. Esplorazione e interazione con elementi dello scenario ed NPC regalano una buona dose di varietà ma in certi frangenti, anche un po' didascalico. Questo lo si nota soprattutto nei due livelli citati e in parte nel penultimo, dove la progressione cala molto di ritmo, suggerendo in modo molto marcato possibili soluzioni.
Altre situazioni appaiono abbastanza forzate, quando logicamente si potrebbero risolvere in una manciata di secondi. Eppure si assiste a scelte che sembrano fatte a posta per allungare un po' artificialmente il gioco, spingendo a cercare soluzioni a problemi che in fin dei conti, nemmeno esisterebbero. Tolto tutto ciò però, First Light riesce a regalare forti dosi di adrenalina e anche del sano divertimento, spinto da una base narrativa molto solida.
Ma arriviamo alla messa a terra del gameplay vero e proprio dove i gadget fanno la differenza. Possiamo letteralmente hackerare a distanza (in stile Watch Dogs) apparecchi elettronici, utili ad attirare nemici o persino metterli fuori gioco. Le varie abilità presenti sono un buon coltellino svizzero a disposizione del giocatore, offrendo una buona varietà d'azione. Uno di questi però, risulta mal calibrato: il dardo, che dovrebbe causare nausea e cose che è meglio non raccontare, funziona solo se si è lontani dal soggetto. Inspiegabilmente, qualora lo urtassimo o venissimo scoperti, l'effetto del dardo sparisce di colpo, tornando come nuovo.

Quando si viene scoperti esce la doppia natura di Bond: un lottatore provetto e un killer senza pietà. Partendo dalle scazzottate in onore di Daniel Craig, il combat system non è per nulla banale: sono infatti diverse le possibilità offerte al giocatore, con la possibilità di tirare pugni e calci ma anche di afferrare e utilizzare lo scenario in modo contestuale per infliggere ulteriori danni. Questo lo si nota soprattutto in un paio di boss fight e in battaglie uno contro tutti, in cui la tempestività della parate e del parry (c'è anche quello) è fondamentale. I feedback sono soddisfacenti, grazie anche all'interattività con l'ambiente e una telecamera che negli spazi aperti regala il suo meglio. Meno negli spazi stretti dove spesso si fa fatica a seguire l'azione.
Ma oltre ai pugni si può sparare parecchio e qui, c'è una scelta interessante. Bond infatti ha caricatori limitati e non se ne trovano in giro. L'unico modo per ricaricare la propria arma è abbattere i nemici costringendo il giocatore a muoversi tra le coperture costantemente e prendendo l'iniziativa. I cicli d'azione sono molto brevi, anche perché l'IA in questi frangenti è molto aggressiva. Diciamo che in un mondo ideale, la sparatoia sarebbe da evitare ma quando capita e si attiva la “licenza di uccidere”, anche lo shooting regala soddisfazioni. Nonostante un auto-aim di base abbastanza marcato, anche in queste fasi abbiamo diverse scelte in tempo reale, come la possibilità di disarmare il nemico colpendo direttamente l'arma o sparare alle gambe per mettere fuorigioco senza eliminarlo.
Come detto precedentemente, il passaggio tra tutte queste dinamiche è molto fluido, in cui fasi stealth, esplorative e pura azione si mescolano come fossimo all'interno della pellicola. E tutto ovviamente risulta contestualizzato concretamente: benché acerbo, Bond è una super spia e l'esercitazione iniziale di cui abbiamo parlato serve a mettere un altro paletto (e giustificazione) sulle sue abilità. Insomma, non abbiamo a che fare con un semplice cacciatore di tesori.
Non mancano nemmeno gli inseguimenti in auto, meno di quanto ci si aspetterebbe e messi lì proprio per dare un ulteriore accento sulla spettacolarizzazione. Il modello di guida non è particolarmente raffinato ma è funzionale al tipo di situazione.

Il Glacier Engine torna in pieno spolvero, ancora aggiornato nonostante tutti gli anni di servizio. Nonostante i decenni sulle spalle riesce a regalare scorci mozzafiato e un'interattività rara. Gli ambienti sono il fiore all'occhiello della produzione, grandi, realistici e luoghi piacevoli in cui muoversi. Anche i personaggi, benché non abbiano la cura dei franchise Naughty Dog, risultano molto espressivi, anche nei piccoli dettagli. L'emotività dei personaggi con cui interagiremo è espressa infatti anche dai silenzi, piccole smorfie o occhiatacce, e questo lo si nota soprattutto quando non piacciamo particolarmente a qualcuno o quando... piacciamo molto.
Il doppiaggio (non presente in italiano) dà una marcia in più, soprattutto quando c'è di mezzo il sarcasmo e il classico british humor.
Un plauso va anche alla colonna sonora, ricca di rimandi ai suoni classici della saga senza mai risultare parodistica. C'è un grande rispetto del brand in tutti i suoi frangenti e questo rispetto lo si vede anche nel tema e nella sigla di apertura, una opening bondiana in piena regola.
Realizzato da Lana Del Rey e lo storico compositore David Arnold (che ha contribuito a rendere le sonorità di Bond così riconoscibili) First Light è un perfetto tema, una canzone in grado di far immergere il giocatore sin dalle prime note nelle atmosfere di 007. Merita assolutamente la menzione.
Concludiamo con una modalità aggiuntiva, il TacSim. All'interno del laboratorio di Q (purtroppo slegato dall'avventura principale se non per l'introduzione) Selina Tan ci introdurrà a un centro di addestramento virtuale in cui svolgere speciali missioni. Un modo per prolungare la longevità di un titolo singleplayer oltre la rigiocabilità. In modo simile a quanto visto in Pragmata, questo simulatore permette di affrontare alcune sfide particolari, con alcune variazioni sul tema ma mano che cresce la difficoltà. Un punteggio viene assegnato alle gesta del giocatore, con cui si potranno acquistare nuovi gadget, armi e abbigliamento. Si tratta di una modalità decisamente più arcade ma viste le possibilità offerte e i vari modificatori, risulta abbastanza divertente.
Il cinema è il media che ha decretato il successo del franchise e da Sean Connery a Daniel Craig di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Bond si è evoluto col tempo, adattandosi alle diverse epoche e il protagonista di IO Interactive non fa eccezione. Ma abbandonate qualsiasi tipo di paura: 007: First Light è James Bond al massimo delle sue possibilità e volendo, un perfetto inizio per una nuova saga.
Dopo Indiana Jones di MachineGames (qui la recensione) ci troviamo di fronte a un altro tentativo di riaccendere la scintilla dei fan e di catturare nuovo pubblico. La proposta degli autori di Hitman è fresca, genuina e non ha paura di osare. Questo, soprattutto a livello narrativo.
Dopo essere sopravvissuto a una missione in Islanda, James Bond ha catturato l'attenzione dell'MI6 intenta a reclutare nuove spie a servizio di sua Maestà. Ma il Bond interpretato da Patrick Gibson è ancora molto giovane, alla costante ricerca di emozioni e con diversi problemi con l'autorità. Ed è da qui che partirà il suo “Viaggio dell'Eroe”, attraverso dieci capitoli che lo porteranno a intraprendere i primi passi come Agente 007.
Se c'è una cosa che colpisce sin dalla prima cutscene di gioco è la cura per il dettaglio: la regia è attenta nel ricercare il particolare, enfatizzando tutte le componenti emotive del racconto. Ma è anche intelligente e questo lo vediamo soprattutto in quello che forse è il miglior tutorial mai creato nella storia dei videogiochi. Vale la pena partire da qui, perché, oltre la fase tutorial, le prime due (anche tre) ore di gioco sono davvero impattanti, un ottimo biglietto da visita per spingere il giocatore a continuare.
Dopo essere stato reclutato dall'MI6, Bond deve cominciare un difficile addestramento a Malta, in quel che in fin dei conti, è il tutorial del gioco. Qui infatti viene spiegato il combat system, lo shooting, la guida e come funzionano le Q-Lens (ne parliamo dopo). Ma invece di essere una sequela didascalica di scene il tutto è puro racconto, con un montaggio serrato in grado di portarci da una sezione all'altra senza soluzione di continuità. Soprattutto, alcuni momenti che avrebbero potuto essere racconti attraverso una semplice cutscene, vengono vissuti in prima linea, anche grazie a piccoli quick time mirati che aggiungono un ulteriore sub-strato narrativo.
Questa prima parte è letteralmente geniale e questa cura verrà mantenuta fino alla fine. IO Interactive ha fatto i compiti a casa e 007: First Light trasuda James Bond in ogni dove, nonostante una caratterizzazione del protagonista in costante evoluzione. Patrick Gibson è riuscito a restituire un ottimo proto-Bond, sfacciato ma con un forte senso di giustizia, testardo ma anche alla ricerca di una guida paterna e poi sì, è anche un ottimo seduttore. Chi fremeva nel giudicare “woke” la nuova creatura del team danese sarà costretto a ricredersi molto presto.

Il perno di quest'avventura, come lecito aspettarsi in questa strana epoca, è il ruolo dell'intelligenza artificiale nel mondo dello spionaggio e della giustizia. La sceneggiatura è ricca di spunti “bondiani”, non solo per la coreografia di certe scene ma anche per i temi trattati. Eppure si sente una certa influenza da altre opere, come Minority Report di Philip K. Dick, Jason Bourne e persino John Wick. Ma l'attenzione agli stilemi dell'opera si trova soprattutto nelle ambientazioni, costruite con una cura maniacale. L'esperienza con Hitman si fa sentire parecchio e il tutto viene calibrato anche a fini narrativi. Prendiamo ad esempio la sede dell'MI6 e il Laboratorio di Q. Oltre a essere spazi credibili, vengono utilizzati anche per veicolare la narrazione: quello che poteva essere demandato alle cutscene viene raccontato mentre ci si muove per i corridoi e le stanze del complesso, facendo vivere appieno le atmosfere da spia. Soprattutto, i dialoghi non possono essere né accelerati né saltati, per cui l'interazione con i personaggi assume un valore sicuramente più realistico e concreto. Il livello di scrittura è molto buono e non mancano informazioni importanti sul contesto che stiamo vivendo, così come anche simpatie e antipatie nei nostri confronti.
Questi momenti hanno anche valenza di “pausa” soprattutto tra una missione e l'altra, un modo per addentrarsi sempre di più nel mondo di Bond e preparare la prossima missione. Tuttavia è anche vero che questa dilatazione potrebbe essere malvista da un certo tipo di pubblico, che magari non vede l'ora di entrare nuovamente in azione. Eppure, questo espediente risulta funzionale, anche perché considerato il percorso narrativo, queste piccole sezioni ne enfatizzano alcune scelte. Il principio della “Pistola di Čechov” fatto e finito insomma.
Bond infatti non è ben visto da alcuni personaggi eppure durante il corso dell'avventura si assisterà a un'evoluzione quasi naturale, segno che si è fatta molta attenzione anche sulla scrittura dei personaggi. E a proposito di questo, vale la pena menzionare anche il villain principale del titolo, un cattivo “bondiano” nel vero senso del termine: vanta una forte presenza scenica e con una caratterizzazione di base credibile, in parte costruito come contraltare di James Bond. Ma grande attenzione, ovviamente, è stata riservata alle cosiddette “Bond Girl”, che come da tradizione appaiono come femme fatale anche se per ragioni molto diverse. Insomma, se anche qui c'era una certa paura sulle parole del CEO di IO Interactive Hakan Abrak sulla reinterpretazione in chiave moderna del franchise, si può stare tranquilli.
Poi è chiaro: in certi frangenti bisogna un po' sospendere l'incredulità, in altri si tende alla spettacolarizzazione. Ma ehi, è James Bond!

Questa unione di vecchio e nuovo la ritroviamo anche nel gameplay, figlio ovviamente di quanto sviluppato in Hitman ma ricco di nuovi spunti. L'esempio che viene usato spesso per descrivere 007: First Light è l'incontro tra l'IP IO Interactive e Uncharted di Naughty Dog ma in realtà, per certi aspetti, funziona meglio. Se c'è una cosa che il team danese è riuscito a fare bene è quella di dare la sensazione al giocatore di trovarsi in ogni momento all'interno di un film di James Bond in ogni frangente del gameplay. Il passaggio dalle fasi esplorative a quelle action, passando per quelle stealth avviene in modo organico. Tutto risulta molto fluido, anche perché i vari sistemi e sottosistemi riescono ad adattarsi a ogni situazione o quasi.
Bond ha infatti una serie di skill a sua disposizione, non solo tecnologici. 007: First Light è uno di quei rari casi in cui caratterizzazione, background e gameplay si sposano senza lasciare spazio a dissociazioni, proprio perché l'eterogeneità di Bond è perfetto per un sistema sandbox di questo tipo. Rispetto la struttura di Hitman però, qui si è deciso di sacrificare alcuni dei suoi elementi cardine alla ricerca di una certa linearità di fondo. Il pubblico è diverso e la riproposizione degli stilemi di Hitman mal si sposano col tipo di franchise e obiettivi. Ma nonostante ciò, i diversi approcci presenti donano una certa varietà al titolo, cosa che ne spinge anche la rigiocabilità.
Ogni livello presente è costruito in modo da permettere diversi approcci, volendo adatti anche a diversi tipi di giocatori. Diciamo che essendo spie, la tattica principale risiede nel non farsi scoprire ed è qui che entrano in scena le peculiarità del titolo. Nonostante manchino alcune meccaniche costruite ad hoc, come il camuffarsi o l'occultamento dei corpi, le sezioni stealth sono arricchite dai gadget messi a disposizione dall'MI6 come i già citati Q-Lens, il Q-Watch e altri gadget peculiari come il Telefono Dardo. A questo, si aggiunge la sfacciattagine del neo James Bond.
Bond può infatti “bluffare”, una particolare meccanica che gli consente di mentire spudoratamente per infiltrarsi o trovare una scusa plausibile qualora fosse scoperto. Funziona molto bene ed è anche divertente, soprattutto perché si adatta al contesto: abbiamo appena messo K.O. una guardia e siamo stati scoperti? Non c'è problema: “ehi, ho trovato quest'uomo, ha bisogno d'aiuto! Chiama i soccorsi!”. Ed è così che possiamo sgattaiolare via o mettere fuori gioco chi ci ha scoperti. Tuttavia, questo e altre dinamiche, esaltano il più grande problema di First Light: l'intelligenza artificiale.

Purtroppo sembra che sia stata depotenziata rispetto Hitman, ma forse anche troppo. Il cono di visione è molto limitato, così come l'area di interesse dei nemici. È ad esempio possibile effettuare una sparatoia contro gli avversari senza che altri a breve distanza intervengano. Ma non è finita qui: oltre all'ormai inflazionato baccano che si crea quando si abbattono i nemici “silenziosamente”, i nemici possiedono un timer molto breve quando si tratta di ricerca del bersaglio ma anche, stranamente, quando sotto bluff. Capita infatti che agli NPC cui si è detto qualcosa per penetrare in una stanza, questi dimentichino tutto in breve tempo, chiedendoci l'identità anche se si è interagito qualche minuto prima. È facile mettere sottoscacco l'IA senza praticare particolari forzature ed è un grosso peccato perché tolto questo elemento, 007: First Light viaggia a gonfie vele, o quasi.
Visto che siamo in argomento di elementi meno riusciti infatti (togliamoci subito il dente), il level design, soprattutto in un paio di ambientazioni fa degli inspiegabili passi indietro. In otto ambientazioni su dieci i livelli sono costruiti con particolare cura, non solo a livello visivo ma anche per le opportunità date al giocatore. Esplorazione e interazione con elementi dello scenario ed NPC regalano una buona dose di varietà ma in certi frangenti, anche un po' didascalico. Questo lo si nota soprattutto nei due livelli citati e in parte nel penultimo, dove la progressione cala molto di ritmo, suggerendo in modo molto marcato possibili soluzioni.
Altre situazioni appaiono abbastanza forzate, quando logicamente si potrebbero risolvere in una manciata di secondi. Eppure si assiste a scelte che sembrano fatte a posta per allungare un po' artificialmente il gioco, spingendo a cercare soluzioni a problemi che in fin dei conti, nemmeno esisterebbero. Tolto tutto ciò però, First Light riesce a regalare forti dosi di adrenalina e anche del sano divertimento, spinto da una base narrativa molto solida.
Ma arriviamo alla messa a terra del gameplay vero e proprio dove i gadget fanno la differenza. Possiamo letteralmente hackerare a distanza (in stile Watch Dogs) apparecchi elettronici, utili ad attirare nemici o persino metterli fuori gioco. Le varie abilità presenti sono un buon coltellino svizzero a disposizione del giocatore, offrendo una buona varietà d'azione. Uno di questi però, risulta mal calibrato: il dardo, che dovrebbe causare nausea e cose che è meglio non raccontare, funziona solo se si è lontani dal soggetto. Inspiegabilmente, qualora lo urtassimo o venissimo scoperti, l'effetto del dardo sparisce di colpo, tornando come nuovo.

Quando si viene scoperti esce la doppia natura di Bond: un lottatore provetto e un killer senza pietà. Partendo dalle scazzottate in onore di Daniel Craig, il combat system non è per nulla banale: sono infatti diverse le possibilità offerte al giocatore, con la possibilità di tirare pugni e calci ma anche di afferrare e utilizzare lo scenario in modo contestuale per infliggere ulteriori danni. Questo lo si nota soprattutto in un paio di boss fight e in battaglie uno contro tutti, in cui la tempestività della parate e del parry (c'è anche quello) è fondamentale. I feedback sono soddisfacenti, grazie anche all'interattività con l'ambiente e una telecamera che negli spazi aperti regala il suo meglio. Meno negli spazi stretti dove spesso si fa fatica a seguire l'azione.
Ma oltre ai pugni si può sparare parecchio e qui, c'è una scelta interessante. Bond infatti ha caricatori limitati e non se ne trovano in giro. L'unico modo per ricaricare la propria arma è abbattere i nemici costringendo il giocatore a muoversi tra le coperture costantemente e prendendo l'iniziativa. I cicli d'azione sono molto brevi, anche perché l'IA in questi frangenti è molto aggressiva. Diciamo che in un mondo ideale, la sparatoia sarebbe da evitare ma quando capita e si attiva la “licenza di uccidere”, anche lo shooting regala soddisfazioni. Nonostante un auto-aim di base abbastanza marcato, anche in queste fasi abbiamo diverse scelte in tempo reale, come la possibilità di disarmare il nemico colpendo direttamente l'arma o sparare alle gambe per mettere fuorigioco senza eliminarlo.
Come detto precedentemente, il passaggio tra tutte queste dinamiche è molto fluido, in cui fasi stealth, esplorative e pura azione si mescolano come fossimo all'interno della pellicola. E tutto ovviamente risulta contestualizzato concretamente: benché acerbo, Bond è una super spia e l'esercitazione iniziale di cui abbiamo parlato serve a mettere un altro paletto (e giustificazione) sulle sue abilità. Insomma, non abbiamo a che fare con un semplice cacciatore di tesori.
Non mancano nemmeno gli inseguimenti in auto, meno di quanto ci si aspetterebbe e messi lì proprio per dare un ulteriore accento sulla spettacolarizzazione. Il modello di guida non è particolarmente raffinato ma è funzionale al tipo di situazione.

Il Glacier Engine torna in pieno spolvero, ancora aggiornato nonostante tutti gli anni di servizio. Nonostante i decenni sulle spalle riesce a regalare scorci mozzafiato e un'interattività rara. Gli ambienti sono il fiore all'occhiello della produzione, grandi, realistici e luoghi piacevoli in cui muoversi. Anche i personaggi, benché non abbiano la cura dei franchise Naughty Dog, risultano molto espressivi, anche nei piccoli dettagli. L'emotività dei personaggi con cui interagiremo è espressa infatti anche dai silenzi, piccole smorfie o occhiatacce, e questo lo si nota soprattutto quando non piacciamo particolarmente a qualcuno o quando... piacciamo molto.
Il doppiaggio (non presente in italiano) dà una marcia in più, soprattutto quando c'è di mezzo il sarcasmo e il classico british humor.
Un plauso va anche alla colonna sonora, ricca di rimandi ai suoni classici della saga senza mai risultare parodistica. C'è un grande rispetto del brand in tutti i suoi frangenti e questo rispetto lo si vede anche nel tema e nella sigla di apertura, una opening bondiana in piena regola.
Realizzato da Lana Del Rey e lo storico compositore David Arnold (che ha contribuito a rendere le sonorità di Bond così riconoscibili) First Light è un perfetto tema, una canzone in grado di far immergere il giocatore sin dalle prime note nelle atmosfere di 007. Merita assolutamente la menzione.
Concludiamo con una modalità aggiuntiva, il TacSim. All'interno del laboratorio di Q (purtroppo slegato dall'avventura principale se non per l'introduzione) Selina Tan ci introdurrà a un centro di addestramento virtuale in cui svolgere speciali missioni. Un modo per prolungare la longevità di un titolo singleplayer oltre la rigiocabilità. In modo simile a quanto visto in Pragmata, questo simulatore permette di affrontare alcune sfide particolari, con alcune variazioni sul tema ma mano che cresce la difficoltà. Un punteggio viene assegnato alle gesta del giocatore, con cui si potranno acquistare nuovi gadget, armi e abbigliamento. Si tratta di una modalità decisamente più arcade ma viste le possibilità offerte e i vari modificatori, risulta abbastanza divertente.
007: First Light è riuscito a sorprendere, soprattutto attraverso una narrazione che nonostante sia ricca di richiami alla cinematografia e iconografia del personaggio, costruisce una storia solida dall'inizio alla fine. Il James Bond di Patrick Gibson è praticamente perfetto nel ruolo, circondato da un cast in grado di evolversi con il protagonista.
Mettere assieme l'azione frenetica, lo stealth e tutte le particolari dinamiche del brand non è stato facile, eppure IO Interactive ha impacchettato un prodotto in cui viene data molta libertà d'approccio, nonostante un'IA non proprio al passo coi tempi. James Bond ritornerà, e vista l'esperienza avuta con questo capitolo, il secondo sarà assolutamente da attenzionare.
Mettere assieme l'azione frenetica, lo stealth e tutte le particolari dinamiche del brand non è stato facile, eppure IO Interactive ha impacchettato un prodotto in cui viene data molta libertà d'approccio, nonostante un'IA non proprio al passo coi tempi. James Bond ritornerà, e vista l'esperienza avuta con questo capitolo, il secondo sarà assolutamente da attenzionare.
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Pro
- Il James Bond di Patrick Gibson
- Ottimo Bond Movie
- Il tutorial è un capolavoro
- Azione diversificata e fluida
Contro
- IA nemica non sempre all'altezza
- A volte un po' troppo didascalico
- Si avverte un po' di diluizione in alcuni frangenti
non è hitman ovviamente
ma se siete fan della saga cinematografica per me è un ottimo gioco
va be hanno dato del gioco woke al nuovo god of war perchè c'è una donna come protagonista
ormai sono figafobici
Sì, personaggi e setting sono scritti molto bene, anche da quel punto di vista.
si lui è scritto molto bene
e per quanto riguarda il Bond cucador? Continua ad essere un gran seduttore?
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