Nakasendo è una parola che potrebbe non dire granché a tanti ma molti anni fa era conosciuta in tutto il Giappone perché era la strada che tra il 1600 e il 1868 partiva da Edo, l'attuale Tokyo, e andava a Kyoto attraverso il sistema montuoso centrale delle Alpi giapponesi. Collegava quindi il potere dello shogun con quello dell'Imperatore.
Buona parte della Nakasendō si trovava lungo la valle del fiume Kiso, sovrastata dai monti omonimi. Lungo il percorso vi erano 69 villaggi chiamati juku o shuku in cui si trovavano strutture ricettive che fornivano vitto e alloggio, stazioni di posta e in alcuni di questi vi era anche una dogana.
Il villaggio di Nagano era una delle tappe più importanti di questa strada e le foto dimostrano che nulla sembra essere mutato sebbene siano passati diversi secoli.
 


Ormai la Nakasendo non è più usata, perciò molte delle città che facevano da tappa per i viaggiatori sono scomparse o completamente modernizzate. Il passato tuttavia rimane parte dell'architettura attuale nella città di Shiojiri, nella prefettura di Nagano, come mostrano le foto mozzafiato del fotografo giapponese e utente Twitter @Hisa0808 (ag.lr.88 su Instagram) e del nostro amico Marchino in Giappone.
 


"Questa città di posta a Nagano sembra essersi fermata al periodo Edo" twitta @Hisa0808, ed è difficile dargli torto. Gli esterni tradizionali sembrano essere pronti ad accogliere i viandanti e i samurai che qualche centinaio di anni fa cercavano un pasto caldo o un posto dove dormire.
 

Tra i posti rimasti così intatti ci sono Narai-juku, Tsumago-juku e Magome-juku, che fanno parte rispettivamente delle municipalità di Nagiso, Shiojiri e Nakatsugawa. Questi villaggi, immersi nella natura circostante richiamano un gran numero di turisti, attirati dall'aura storica che vi si respira, grazie anche alla cura degli abitanti. Molte aziende locali hanno mantenuto gli esterni nello stesso stile originale e spesso le linee elettriche sono sottoterra, cosa non molto comune in Giappone, famoso per i cieli attraversati da grovigli di fili.

Fonte consultata
SoraNews