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Tre episodi, tre thriller a sfondo fantascientifico che lasciano la mente prigioniera dei mondi che si delineano sullo schermo.

Così la Imagica Entertainment ha narrato un futuro che potrebbe essere non troppo lontano, un mondo in cui la convivenza tra esseri umani e cyborg è quotidianità. Infatti i Boomers (androidi antropomorfi) popolano il pianeta terra servendo gli esseri umani, in quello che dovrebbe essere l'utopico sogno asimoviano, ma che diventa invece terreno fertile per tre intricate storie di polizia, terrorismo, paure possibili sulle applicazioni che questi esseri robotici possono far sorgere nelle menti dell'uomo.

Il disegno è ben fatto, le atmosfere sono quelle tipiche dei migliori film horror, con toni scuri e rossi che sottolineano la drammaticità delle scene, e che ricordano i toni dell'impareggiabile "Blade Runner". Dico subito che non state guardando nulla di paragonabile al capolavoro di Ridley Scott, ma ammetto che l'ambientazione e alcuni personaggi possono davvero ricordare quelle atmosfere anni '80 così magistralmente interpretate.

Filo conduttore dei tre OAV è un braccio segreto della polizia (la Branch) che si esprime seguendo la storia del detective Buzz. Nonostante i tre OAV parlino poco del detective dalle scene, dai coprotagonisti, e nell'ultimo episodio, emerge bene il carattere dello stesso, lasciando nulla all'immaginazione e soddisfacendo appieno la curiosità che, comunque, si forma guardando gli episodi.
I tre capitoli formano nel loro insieme una storia unica, pur slegata dalla discontinuità temporale sottolineata all'inizio di ogni episodio (un arco temporale di sei anni è abbracciato da queste vicende) e che mostra come la tecnologia possa essere manipolata e ritorta contro i propri creatori. La paura dell'assuefazione dell'essere umano all'androide, utilizzato come placebo dei propri dolori, emerge come una costante e preoccupante certezza. Insomma, gli androidi sono fondamentali, ma vanno gestiti con attenzione.

E' infatti molto piacevole il lato "umano" che alcuni androidi dimostrano, lasciando credere che non siano solo macchine, ma che la loro somiglianza derivi anche da un lato caratteriale vero, profondo. Ovviamente disfunzioni di programma, ma il dubbio permane.
Ancora una volta la paura del diverso frena le emozioni umane, creando una vera e propria ossessione razzista verso macchine che dimostrano umanità maggiore di quella che l'uomo stesso è in grado di dimostrare. Eppure il pericolo esiste, è vivo, o almeno così dovrebbe essere.

Bello, molto, il finale, che ovviamente non accenno minimamente, lasciando a chi vuole un bell'anime intrigante il piacere di scoprire.