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"L’amore e il coraggio di esistere in un mondo in prestito".

Uscito in una stagione primaverile del 2026 che ha visto anche quella di un'altra serie da visionare e valutare con attenzione (mi riferisco a "Needy girl overdose"), "Even a Replica Can Fall in Love", sotto le mentite spoglie di una storia di fantasia con la solita ambientazione scolastica, ha dimostrato l'ambizione di voler suiscitare nello spettatore delle domande impegnative, utilizzando uno stile narrativo ispirato all'understatement e alla dissimulazione, quasi "sussurrando" tra le righe di un dramma scolastico e sentimentale una delle paure più umane e universali: quella di vivere.
Il risultato? Al netto della solita ambientazione scolastica e non limitandosi alla superifice, a me è sembrata un'opera matura e intimista, anche se a tratti metaforica e non semplice, perché, almeno all'inizio, la sceneggiatura lascia lo spettatore nel dubbio di assistere ad un dramma ispirato alla schizofrenia.

La premessa è alquanto fantasy e non proprio originalissima: creare una copia di se stessi "a comando" con sfumature ed implicazioni che possono anche ricordare alcuni temi cari a Philip K. Dick
La premessa narrativa è tanto spietata e diretta nella sua ingenua semplicità. Sunao Aikawa, apparentemente segnata da profondi traumi emotivi, si "ritira" dal mondo e delega la propria esistenza a Nao, una replica perfetta di sé stessa. Nao ha lo stesso volto e i ricordi della sua originale, ma viene mandata a scuola come una sorta di scudo umano, un'estensione senza diritti creata per assorbire la fatica del quotidiano al posto di una creatura troppo ferita ed infelice per affrontarla.
Le vicende della copia Nao mi hanno richiamato alla memoria le atmosfere di "Blade Runner" e dei replicanti nati dalla fantasia di Philip K. Dick. Come Rachael e Roy Batty, Nao possiede ricordi "innestati" che non ha vissuto e affronta un'esistenza a tempo determinato, costantemente minacciata dalla precarietà della volontà della sua creatrice. Ma se nel capolavoro cyberpunk i replicanti erano schiavi fisici di una società commerciale e di una umanità evoluta ma rassegnata a farsi sostituire da surrogati, in "Even a replica can fall in love" la schiavitù è esclusivamente psicologica tra creatore e replica: Nao è il prodotto del trauma della sua originale. Eppure, il celebre motto della Tyrell Corporation ("più umani degli umani") sembra valere anche nel contesto dei i banchi di scuola, realizzando lo stesso paradosso del film: l'originale Sunao è alienata e rassegnata nella sua stanza, mentre la copia Nao vive, soffre e ama la vita molto più di chi l'ha creata.

La scintilla che fa divampare il conflitto tra replicante ed originale e che trasforma Nao nel Roy Batty della serie animata è un messaggio tanto semplice quanto dirompente: l'amore come atto di autodeterminazione. L'incontro con un compagno di classe, Shuya Sanada (che poi a sua volta ha un "segreto" particolare), rappresenta per Nao un vero e proprio "errore di sistema" o "variabile imprevedibile": una copia non dovrebbe desiderare nulla per sé, eppure Nao si innamora, un po' come Rachel e Rick Deckard...
In questa serie, la parte romance non va vista come un semplice tropo narrativo, ma diventa il più potente atto di ribellione ontologica alla creatrice. Come Roy Batty, Nao non può fare progetti per il futuro, prende in prestito un nome e un corpo, ma i ricordi di quanto vissuto al posto dell'originale e il sentimento che prova per Shuya sono esperienze irriducibili e non trasferibili. Anche il gesto all'apparenza banale come un cambio di pettinatura diventa così il disperato tentativo di Nao di dimostrare al mondo la sua individualità.

Sono inevitabilmente portato a provare a confrontare questa serie con alcuni capolavori dell'animazione introspettiva del passato, come "Serial Experiments Lain" (ahia, ci riscasco, si vede che ho proprio una fissazione per questa serie...). Ma se Lain è un capolavoro del suo tempo che prediceva il futuro scoprendo la frammentazione dell'io nel mondo digitale e sceglieva l'annullamento di sé per ristabilire l'ordine, Nao, nel suo piccolo, sembra compiere il percorso inverso.
Potrei azzardare di sostenere che "Even a replica can fall in love" sia una sorta di "Lain" senza alcuna sfumatura nichilista tipica del cyberpunk figlia dell'epoca in cui è stata tramsmessa. Nao è una protagonista "post-Lain": nasce in un mondo che subisce anche consapevolmente l'instabilità dell'identità, ma invece di dissolversi nel sistema, sceglie anche disperatamente di restare umana. Come per un'altra serie che ho apprezzato tantissimo (alludo a "Journal with witch") il dolore non è un errore da resettare o superare, ma semplicemente la prova inconfutabile della propria esistenza e, pertanto, con cui conviverci quotidianamente senza necessarimente superarlo.

In un certo senso, "Even a replica can fall in love" sembra ispirarsi ad una certa "sensibilità" di alcuni anime recenti (tra cui quello citato poc'anzi): abbandona le apocalissi metafisiche per concentrarsi sul micro-dramma quotidiano. Il leit-motiv non è salvare il mondo, ma riuscire a vivere una giornata come propria convivendo con gli aspetti più negativi. Ci consegna l'idea di un "umanesimo fragile" in cui non cerchiamo più certezze assolute, ma impariamo a stare in piedi pur sapendo di essere precari e senza fuggire dalla realtà creandone una ad arte virtuale e piacevole.

Affrontare temi così complessi senza cadere nella pretenziosità non era facile. "Even a Replica Can Fall in Love" cerca di mantenere un equilibrio, tuttavia mostra il fianco ad alcune fragilità.
Se da un lato riesce addirittura a elevare l'amore scolastico a strumento di sopravvivenza (decostruendo in concreto il cliché tipico della rom-com) e a gestire l'empatia con i protagonisti, non polarizzandoli (lo spettatore difficilmente sarà portatro ad odiare l'originale Sunao e il suo terrore a constatare che la sua copia sia migliore di lei), dall'altro la trama resta molto limitata al triangolo emotivo composto da Nao, Sunao e Shuya mentre il resto di ciò che li circonda sembra un fondale sfumato, con un pacing molto compassato, contemplativo, soprattutto nella parte centrale della serie in cui la reiterazione dei dubbi esistenziali di Nao risulta stucchevole e ripetitiva.
Senza dimentaicare il difetto più evidente, ossia la totale mancanza di contesto su come questa "copia a comando" sia fisicamente possibile. Un elemento molto fantasy e un po' fanciullesco che richiede una massiccia sospensione dell'incredulità. In fondo l'elemento inspiegabile sembra essere un puro pretesto per una lettura metaforica della storia, ma coloro che cercassero un minimo di logica potrebbe restare frustrato.

"Even a Replica Can Fall in Love" mi è sembrata un'opera che cerca di eccellere quando si concentra in modo allegorico sulle fragilità umane, sebbene faccia molta fatica a costruire una storia più corale attorno al nucleo narrativo una volta individuato. È una visione "imperfetta", a tratti percepibile anche come "estenuante" nella sua immobilità, ma capace di regalare un ritratto psicologico di apprezzabile delicatezza, a patto di sforzarsi nel trovarlo sotto le mentite spoglie di una storia adolescenziale come tante.
In fondo, l'identità umana può essere instabile ma il suo vissuto non è cancellabile e da valore alla sua esistenza.