Sayuri
Il film in questione, tratto da un manga che ho letto ma di cui non ricordo abbastanza per fare raffronti, è diretto da Koji Shirashi, uno dei registi della 'new wave' dell'horror giapponese iniziata nel 1998 con il primo film di Ringu, e nel corso degli anni si è dimostrato un prolifico, abile e discontinuo artigiano del cinema, capace di realizzare film sia belli che brutti, oppure opere nella media, cioè non sgradevoli e neppure eccezionali, anche se capaci di avere lo stesso qualche elemento interessante. Sayuri appartiene a quest'ultima categoria ed è suddiviso in due parti nettamente distinte: la prima è quella che più segue i criteri classici del J-horror (criteri a cui lo stesso Shirashi ha contribuito) e proprio per questo ha il difetto di una notevole prevedibilità nello svolgimento dei fatti, quindi è difficile che riesca a creare una grande tensione. Allo stesso tempo, però, evita la noia creando una certa curiosità intorno al mistero della casa, curiosità che non riguarda il tipo di minaccia, piuttosto ovvio, ma il modo in cui viene strutturata in questa sua ennesima versione. Inoltre ci sono pure dei momenti di violenza abbastanza disturbante (buona, per un horror) e anche una auto-citazione di Shirashi, che realizza una sequenza sulle scale ripresa pari pari da un suo film del 2005, Ju-Rei (altro esempio di film ‘mediano’).
Quando poi inizia la seconda parte del film, la visione è spiazzante: Shirashi fa entrare in scena veramente la nonna del protagonista e lo fa in un modo che sembra quasi voler sfidare la cupezza e l'inesorabilità del male che sono tipiche del genere, e che lui stesso aveva seguito nel segmento precedente. Quindi l'atmosfera si fa molto più vitale con questa anziana che in quanto a determinazione farebbe impallidire persino Rambo, la fotografia diventa più ricca di colori e pure le musiche sono più energiche mentre ci si prepara a combattere la maledizione. Il risultato finale di tale parte è ambivalente: da un lato è a rischio ridicolo, perché può sembrare troppo inverosimile un simile atteggiamento determinato dopo tante tragedie, dall'altro lato, tuttavia, questo sviluppo inaspettato aumenta la curiosità su come si concluderà il tutto.
Lo scontro finale, poi, in generale intrattiene e abbiamo in positivo una violenza anche sufficientemente estrema, adatta al genere, e la storia da cui ha origine la maledizione è davvero un dramma cupo. Peccato che tale cupezza resti più sulla carta che altro, come se la narrazione riuscisse a far comprendere il cosa è successo senza però coinvolgere emotivamente. Viene inserita pure una storia d'amore che purtroppo non convince molto perché trattata in maniera piuttosto superficiale.
Riguardo la recitazione siamo nella norma, nonostante l'interprete del nipote Norio (Ryōka Minamide) a volte abbia una faccia che dovrebbe essere sconvolta e invece risulta buffa. Gli effetti speciali sono abbastanza efficaci, nonostante una CG alquanto finta.
In definitiva, Sayuri si può definire in larga misura un titolo nella media, che intrattiene davvero ma senza essere memorabile. Però vorrebbe essere anche un qualcosa diverso dal solito e qualche volta ci riesce, quindi può essere una visione che in parte sorprende.
Metto voto 6,5 ma si colloca più tra questo e il 6.
Quando poi inizia la seconda parte del film, la visione è spiazzante: Shirashi fa entrare in scena veramente la nonna del protagonista e lo fa in un modo che sembra quasi voler sfidare la cupezza e l'inesorabilità del male che sono tipiche del genere, e che lui stesso aveva seguito nel segmento precedente. Quindi l'atmosfera si fa molto più vitale con questa anziana che in quanto a determinazione farebbe impallidire persino Rambo, la fotografia diventa più ricca di colori e pure le musiche sono più energiche mentre ci si prepara a combattere la maledizione. Il risultato finale di tale parte è ambivalente: da un lato è a rischio ridicolo, perché può sembrare troppo inverosimile un simile atteggiamento determinato dopo tante tragedie, dall'altro lato, tuttavia, questo sviluppo inaspettato aumenta la curiosità su come si concluderà il tutto.
Lo scontro finale, poi, in generale intrattiene e abbiamo in positivo una violenza anche sufficientemente estrema, adatta al genere, e la storia da cui ha origine la maledizione è davvero un dramma cupo. Peccato che tale cupezza resti più sulla carta che altro, come se la narrazione riuscisse a far comprendere il cosa è successo senza però coinvolgere emotivamente. Viene inserita pure una storia d'amore che purtroppo non convince molto perché trattata in maniera piuttosto superficiale.
Riguardo la recitazione siamo nella norma, nonostante l'interprete del nipote Norio (Ryōka Minamide) a volte abbia una faccia che dovrebbe essere sconvolta e invece risulta buffa. Gli effetti speciali sono abbastanza efficaci, nonostante una CG alquanto finta.
In definitiva, Sayuri si può definire in larga misura un titolo nella media, che intrattiene davvero ma senza essere memorabile. Però vorrebbe essere anche un qualcosa diverso dal solito e qualche volta ci riesce, quindi può essere una visione che in parte sorprende.
Metto voto 6,5 ma si colloca più tra questo e il 6.