Il Giappone è da decenni alle prese con una delle crisi demografiche più gravi tra le nazioni industrializzate: il calo delle nascite, combinato con una delle aspettative di vita più alte al mondo e una politica migratoria storicamente restrittiva, ha prodotto una miscela esplosiva fatta di una popolazione che invecchia rapidamente, una forza lavoro che si assottiglia e intere comunità rurali che rischiano di scomparire nel giro di una generazione.
Se nei manga e negli anime il Giappone ci appare spesso come una civiltà eternamente giovane, frenetica e piena di vita, la realtà demografica racconta tutt'altra storia, e le amministrazioni locali non stanno certo a guardare. L'ultima iniziativa a fare notizia arriva dalla prefettura di Kochi, affacciata sul litorale meridionale di Shikoku, la più piccola delle quattro isole principali dell'arcipelago, stretta tra la regione centrale di Honshu e il meridionale Kyushu, che con i suoi appena 650.000 abitanti è tra le prefetture meno popolose dell'intero paese. Il 10 aprile 2026, il governo prefettizio ha annunciato il lancio di un programma di sussidi destinato ai giovani residenti single tra i 20 e i 39 anni che desiderano usare app di dating online certificate come "servizi di introduzione al partner matrimoniale via Internet", con un contributo massimo di 20.000 yen l'anno (circa 107 euro al cambio attuale), valido per l'anno fiscale 2026, anche se le quote di iscrizione a queste piattaforme tendono a superare leggermente tale soglia, lasciando comunque una piccola quota a carico dell'utente.

Non è la prima volta che Kochi punta sul digitale per contrastare lo spopolamento: già lo scorso dicembre la prefettura aveva stretto una partnership con Tapple, la più popolare app di incontri in Giappone, per promuovere un approccio al dating online sicuro e consapevole tra i residenti locali, e sebbene Tapple non venga menzionata esplicitamente nell'annuncio del sussidio, è lecito supporre che rientri tra i servizi approvati dall'amministrazione. Kochi non è peraltro la prima a muoversi in questa direzione: nel 2025 la prefettura di Miyazaki, nel Kyushu, con poco più di un milione di abitanti, aveva già offerto sussidi fino a 10.000 yen (circa 53 euro) per coprire le spese di iscrizione ad app matrimoniali analoghe, e il modello di Kochi, raddoppiando l'investimento, potrebbe fare scuola in altre realtà regionali alle prese con gli stessi problemi. A rendere queste iniziative particolarmente significative contribuisce un dato eloquente: secondo un'indagine del 2024 condotta dall'Agenzia giapponese per i bambini e le famiglie, un adulto sposato under 39 su quattro ha dichiarato di aver conosciuto il proprio coniuge attraverso un'app di incontri, superando persino i contesti tradizionali come il luogo di lavoro e la scuola, da sempre i principali scenari di incontro per le coppie giapponesi. Quello che colpisce di queste iniziative non è solo il pragmatismo, visto che incentivare economicamente comportamenti ritenuti socialmente auspicabili non è una novità nella politica pubblica giapponese, ma il segnale culturale che trasmettono: il governo non si limita più a sensibilizzare con campagne di comunicazione tradizionale, ma scende direttamente nell'ecosistema digitale in cui i giovani già vivono, cercando di parlare la loro lingua. Per chi segue la cultura giapponese non è difficile cogliere l'ironia della situazione: un paese che ha dato al mondo interi generi narrativi costruiti intorno alle dinamiche sentimentali, dallo shōjo manga alle rom-com anime, dai dating simulation ai videogiochi visual novel, fatica oggi a far sì che i suoi cittadini si innamorino davvero, al punto da dover intervenire con fondi pubblici. Se questi programmi riusciranno effettivamente a invertire il trend demografico è ancora tutto da vedere, ma la direzione è chiara: il Giappone sta cercando di incontrare le nuove generazioni sul loro stesso terreno, consapevole che il futuro del paese passa anche da uno schermo e da uno swipe.
Fonte: automaton media
Se nei manga e negli anime il Giappone ci appare spesso come una civiltà eternamente giovane, frenetica e piena di vita, la realtà demografica racconta tutt'altra storia, e le amministrazioni locali non stanno certo a guardare. L'ultima iniziativa a fare notizia arriva dalla prefettura di Kochi, affacciata sul litorale meridionale di Shikoku, la più piccola delle quattro isole principali dell'arcipelago, stretta tra la regione centrale di Honshu e il meridionale Kyushu, che con i suoi appena 650.000 abitanti è tra le prefetture meno popolose dell'intero paese. Il 10 aprile 2026, il governo prefettizio ha annunciato il lancio di un programma di sussidi destinato ai giovani residenti single tra i 20 e i 39 anni che desiderano usare app di dating online certificate come "servizi di introduzione al partner matrimoniale via Internet", con un contributo massimo di 20.000 yen l'anno (circa 107 euro al cambio attuale), valido per l'anno fiscale 2026, anche se le quote di iscrizione a queste piattaforme tendono a superare leggermente tale soglia, lasciando comunque una piccola quota a carico dell'utente.

Non è la prima volta che Kochi punta sul digitale per contrastare lo spopolamento: già lo scorso dicembre la prefettura aveva stretto una partnership con Tapple, la più popolare app di incontri in Giappone, per promuovere un approccio al dating online sicuro e consapevole tra i residenti locali, e sebbene Tapple non venga menzionata esplicitamente nell'annuncio del sussidio, è lecito supporre che rientri tra i servizi approvati dall'amministrazione. Kochi non è peraltro la prima a muoversi in questa direzione: nel 2025 la prefettura di Miyazaki, nel Kyushu, con poco più di un milione di abitanti, aveva già offerto sussidi fino a 10.000 yen (circa 53 euro) per coprire le spese di iscrizione ad app matrimoniali analoghe, e il modello di Kochi, raddoppiando l'investimento, potrebbe fare scuola in altre realtà regionali alle prese con gli stessi problemi. A rendere queste iniziative particolarmente significative contribuisce un dato eloquente: secondo un'indagine del 2024 condotta dall'Agenzia giapponese per i bambini e le famiglie, un adulto sposato under 39 su quattro ha dichiarato di aver conosciuto il proprio coniuge attraverso un'app di incontri, superando persino i contesti tradizionali come il luogo di lavoro e la scuola, da sempre i principali scenari di incontro per le coppie giapponesi. Quello che colpisce di queste iniziative non è solo il pragmatismo, visto che incentivare economicamente comportamenti ritenuti socialmente auspicabili non è una novità nella politica pubblica giapponese, ma il segnale culturale che trasmettono: il governo non si limita più a sensibilizzare con campagne di comunicazione tradizionale, ma scende direttamente nell'ecosistema digitale in cui i giovani già vivono, cercando di parlare la loro lingua. Per chi segue la cultura giapponese non è difficile cogliere l'ironia della situazione: un paese che ha dato al mondo interi generi narrativi costruiti intorno alle dinamiche sentimentali, dallo shōjo manga alle rom-com anime, dai dating simulation ai videogiochi visual novel, fatica oggi a far sì che i suoi cittadini si innamorino davvero, al punto da dover intervenire con fondi pubblici. Se questi programmi riusciranno effettivamente a invertire il trend demografico è ancora tutto da vedere, ma la direzione è chiara: il Giappone sta cercando di incontrare le nuove generazioni sul loro stesso terreno, consapevole che il futuro del paese passa anche da uno schermo e da uno swipe.
Fonte: automaton media
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Per fare figli bisogna essere giovani e anche un po' incoscienti (nel senso di "non sapere troppo quello che ti aspetta", di buttarsi all'avventura); cose che la società giapponese scoraggia attivamente.
Ergo? Dove vogliamo andare?
Nel senso.. Ma sono stupidi?
Parlate con qualsiasi persona giapponese, che abbia 80 anni o 15, e vi dirà che quella roba è fiction!
理想と現実 i giapponesi l'hanno proprio impresso nell'anima, l'intrattenimento è finto e va benissimo così.
Se questa è l'aria che tira tra un po' il governo obbligherà in segreto i produttori di condom a farli difettosi di fabbrica. lol
Guarda anche in occidente (a perte le famiglie nel bosco...) all'avventura ci si buttano in veramente pochi.
Qua il problema è proprio che, se non sbaglio, c’era stato un sondaggio tra i giovani single dove alla domanda “perché non sei in una relazione” la risposta principale era stata “è troppo impegnativo/non ho tempo”.
Magari l'obiettivo viene pure raggiunto, ma non è assolutamente detto che da ciò ci nascano anche dei figli, sono proprio due cose potenzialmente lontanissime 😁
Essendo io stessa una mamma, le nostre preoccupazioni sono proprio quelle ed è proprio così che si fa da noi in Corea. Il governo di alcune città sta cercando di aumentare aiuti finanziari alle famiglie con bambini piccoli, provvedere guide e accesso alle informazioni sanitarie, proteggere il posto di lavoro per i genitori (soprattutto per le donne) e altri sforzi concreti.
Ni… qui da noi si lavora 8 ore al giorno, se fai figli il posto di lavoro é blindato e a scuola passano tutti a meno che non accoltelli un professore… ma sempre figli non se ne fanno e parlo anche de gente con lavori nel settore pubblico…
E ultimamente anche quello è passabile. Ed è solo una mezza battuta purtroppo.
Comunque da noi sono altre le ragioni che spingono la gente a non fare figli.
Serve che ai genitori venga dato il tempo per fare i genitori, altrimenti è normale che la gente si voglia tenere quel poco tempo libero che ha per mantenere un briciolo di salute mentale.
Leggo alcuni commenti sulle ore interminabili a lavoro: vero, ma non più come nell'era Showa o Heisei, dove si sceglieva la compagnia per il quale lavorare e ci si rimaneva fino all'età pensionabile, senza mai godersi i figli. Oggi se un lavoro non soddisfa i requisiti del giovane dipendente, si licenziano e vanno a trovare altro. Oppure pianificano un tot di anni in cui rimanere per X compagnia e poi si licenziano, avendo già fatto altri colloqui in precedenza con altre aziende. È meno rigido di quel che si pensa.
Inoltre, per quanto riguarda le restrizioni di migrazione da paesi stranieri: ci sono convenzioni con stati come il Nepal, l'india, Sri Lanka, Indonesia, Vietnam, i quali migranti hanno tutto l'interesse a farsi una famiglia. C'è chi riesce, c'è chi abbandona, oppure preferisce farsi un periodo e provare e poi si vedrà. Insomma, le sfumature sono tante. Certo è che il problema rimane e non lo possono risolvere una manciata di stranieri che dal canto loro la propria parte la stanno facendo o l'hanno già fatta.
Sopratutto "l'aver bandito il mostrarsi affetto"... mi piacerebbe capire con quale titolo e conoscenza se ne escano con certi commenti.
Concordo in pieno e sfondi una porta aperta con me.
Non hanno tempo per le cose che possono essere semplici.
Il problema semmai (mai apertamente citato dai promotori di iniziative tipo questa) è il disequilibrio tra popolazione giovane e anziana e non è neanche detto che aumentare le nascite risolva la cosa a lungo termine.
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