Kodansha lancia il KMA AWARD: MANGAKA DISCOVERY, un premio manga globale aperto a creatori di tutto il mondo senza distinzione di nazionalità o esperienza.

Il concept alla base è tanto semplice quanto rivoluzionario: non si cerca la perfezione, ma il potenziale grezzo, quella scintilla rara che solo un occhio allenato sa riconoscere. Le candidature passano attraverso la piattaforma ufficiale Kodansha Manga Academy, pensata proprio per guidare i futuri autori dalla prima idea fino alla serializzazione professionale. Le opere devono essere originali, composte tra le 8 e le 60 pagine, scritte in inglese o in giapponese, e la partecipazione è completamente gratuita. La scadenza è fissata al 22 luglio 2026 alle 23:59 ora giapponese. Tutti i lavori inviati verranno letti da editor appartenenti ai sette reparti editoriali manga di Kodansha, lo stesso colosso editoriale fondato nel 1909 che ha dato al mondo titoli come Attacco dei Giganti e Vinland Saga. I premi sono di tutto rispetto: i selezionati al primo turno riceveranno un feedback personalizzato dagli editor, mentre il Gran Premio include un montepremi di 300.000 yen (1.608 euro circa), la pubblicazione su K MANGA e ComicDAYS, un editor dedicato come partner creativo a costo zero e un invito alla cerimonia di premiazione a Tokyo con spese di viaggio e alloggio coperte da Kodansha. Per chi sogna di sfondare nel mondo del manga, questa è probabilmente l'opportunità più accessibile e concreta degli ultimi anni.

Tutte le informazioni sono disponibili su manga-academy.kodansha.com.

Il concept alla base è tanto semplice quanto rivoluzionario: non si cerca la perfezione, ma il potenziale grezzo, quella scintilla rara che solo un occhio allenato sa riconoscere. Le candidature passano attraverso la piattaforma ufficiale Kodansha Manga Academy, pensata proprio per guidare i futuri autori dalla prima idea fino alla serializzazione professionale. Le opere devono essere originali, composte tra le 8 e le 60 pagine, scritte in inglese o in giapponese, e la partecipazione è completamente gratuita. La scadenza è fissata al 22 luglio 2026 alle 23:59 ora giapponese. Tutti i lavori inviati verranno letti da editor appartenenti ai sette reparti editoriali manga di Kodansha, lo stesso colosso editoriale fondato nel 1909 che ha dato al mondo titoli come Attacco dei Giganti e Vinland Saga. I premi sono di tutto rispetto: i selezionati al primo turno riceveranno un feedback personalizzato dagli editor, mentre il Gran Premio include un montepremi di 300.000 yen (1.608 euro circa), la pubblicazione su K MANGA e ComicDAYS, un editor dedicato come partner creativo a costo zero e un invito alla cerimonia di premiazione a Tokyo con spese di viaggio e alloggio coperte da Kodansha. Per chi sogna di sfondare nel mondo del manga, questa è probabilmente l'opportunità più accessibile e concreta degli ultimi anni.

Tutte le informazioni sono disponibili su manga-academy.kodansha.com.
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Mi sorprende l'apertura globale, ma soprattutto mi sorprende il focus sul talento grezzo anzichè sulla perfezione. Questo potrebbe dare a molti artisti in erba la possibilità di farsi conoscere e di crescere, affiancati da editor professionisti.
Ottima iniziativa da parte di Kodansha, che spero possa essere replicata anche negli anni a venire.
Personalmente manco di abilità, forza e salute per provarci
Invece qua c'è proprio la cosa che manca sempre quando gente non giapponese prova a fare un manga: un editor che ne capisce e ti ferma quando fai cappellate.
Forse è la volta buona che i manga possano finalmente uscire dal giappone e gente competente possa attirare nuove storie e nuove persone nella struttura dei manga.
Con una selezione così rigida sarebbe un vanto anche solo essere fra i primi 100.
Bene che guardino al talento grezzo, se poi lo vogliono crescere.
Interessante.
Stavo pensando la stessa cosa, io fossi in loro cercherei anche scrittori e sceneggiatori
Coamix una volta aveva fatto uno Script Writing Audition per sceneggiatura manga, ma poi aveva escluso i premi principali (Gran Prix e Gran Prix Runner Up) perché non c'erano a loro avviso partecipanti a quel livello e da lì non hanno più riprovato.
Se i giapponesi stessi sono interessati a idee di stranieri, facendoli affiancare a loro editor esperti, invece potrebbero uscire cose molto interessanti.
Io ritengo FUORI DI TESTA che sono passati vent'anni da quando commentavo in questo sito. VENTI - ANNI, e nonostante tutto trovo ancora commenti del genere. Cosa farete quando scoprirete che agli anime lavorano anche occidentali e che addirittura fin dagli anni 80 facciamo coproduzione? Prenderete fuoco istantaneamente?
Mettetevi l'anima in pace, gli editor giapponesi vogliono rinfrescare il mercato stagnante di idee trite e ritrite proprio con menti occidentali come nel primo periodo di revival degli anni 80.
Esatto, quanto vorrei proporre una sceneggiatura, non per vincere (ovviamente farebbe piacere) ma per tentare, sarebbe una cosa bellissima.
Questi concorsi sono bellissimi ma fino a quando non sono per scrittori non posso partecipare.
Bello a prescindere il tutto.
E hai ANCORA l'avatar standard??? (E' ovviamente per farci una risata)
Esatto vorrei fare la stessa cosa anche, anche solo per partecipare.
Se è per questo i Simpson da decenni vengono lavorati da animatori coreani ma solo uno fuori di testa direbbe che è un anime (o come li chiamano in Corea). Conta sempre chi ha il controllo creativo.
Ovviamente abbiamo anche il caso di Netflix che prova a spacciare per anime spazzatura come il suo adattamento di Devil May Cry, ma probabilmente non ci crede manco lei.
Ma li non è spacciare per anime..gli americani (sbagliando a mio modesto avviso) tendono a chiamare anime tutto quel tipo di animazione non fatto in CGI stile Pixar per intenderci.
Detto questo ormai diversi italiani lavorano come animatori per Toei e Mappa. Basta vedere Nobili, che è venuto pure da noi in live, che ha lavorato a tutte le ultime grosse produzioni come Jujutsu Kaisen. In Toei da tempo uno dei più valenti animatori emergenti è francese
Si ma calmati, non serve agitarsi. E poi manga e anime sono diversi. Qui si parla di manga, per gli anime ho un'opinione diversa.
Quindi secondo gli americani adesso pure Rick & Morty o Spongebob sarebbero anime?
Semmai la tendenza nell'animazione occidentale è stata quella di squalificare i prodotti più impegnati a favore di un target family friendly (con buona pace di Tartakovsky e quei pochi che ancora ci credono).
Quando Netflix chiama anime le sue produzioni si tratta di manovre pubblicitarie, perché evidentemente è il modo più sicuro per farle vedere. Curioso però che a Invincible questi mezzucci non servano...
Se un finlandese tempera la matita ad Oda diventa multinazionale pure il bozzetto disegnato con essa?
Come ho detto prima il controllo creativo resta ai giapponesi. E, senza offesa per Nobili, ma lui chiaramente non ce l'ha. Avessi citato almeno Sunghoo Park...
Tornando al tema dell'articolo, non capisco che sorta di rivoluzione certi utenti si aspettino. MANGA Plus Creators esiste già da tre anni, è mai uscito qualcosa di rilevante? Ma poi basterebbe anche guardare a casa nostra dove dopo la fine di Radiant tutto il fenomeno euromanga si è rapidamente sgonfiato.
E questo sta succedendo anche nel mondo del fumetto. Perché ai giapponesi non frega nulla se a fare i disegni sia un giapponese o meno...conta che quel lavoro sia fatto bene. Poi ovvio la direzione creativa c'è l' hanno loro perchè il business del manga è giapponese.
In Europa il fenomeno euro manga esiste, in Germania e Spagna è anche molto forte. Detto questo però siamo ben lungi da una tradizione e una industria che ha ormai 50 anni e più alle spalle
In ruoli marginali, con buona pace della "rinfrescata di idee" millantata da qualcuno.
Veramente ai giapponesi generalmente non frega nulla proprio dei fumettisti occidentali, se non sbaglio da loro è più popolare Snoopy dei supereroi.
Non hai risposto su MANGA Plus Creators: tre anni di attività e non è emersa nessuna opera vagamente meritevole di pubblicazione su una rivista giapponese? E cosa ci dovrebbe far credere che anche l'iniziativa di Kodansha non sia un altro specchietto per le allodole?
Sarà, ma intanto in Italia al massimo pubblicano le fanfiction francesi dei Cavalieri dello Zodiaco e Capitan Harlock.
Solo una precisazione, in Giappone escono circa 300 opere nuove al mese, tra queste almeno una decina al mese sono fresche, innovative, originali e interessanti.
In Giappone semplicemente non hanno visibilità, non si impongono sul mercato e pochi conoscono questa realtà. Alcune arrivano anche in Italia e non importa la qualità dell'opera, anche in Italia non hanno quel successo. Si spera sempre in un'adattamento anime capace di ribaltare questa realtà, dare visibilità a chi merita di averla, qualche volta accade, ma raramente.
Anche quando i giapponesi cercano fuori dal loro territorio quell'originalità, come il caso recente Love Bullet, per quanto siano belle nel loro genere, ottengono uno scarso successo.
Il mio timore è che cercano proprio quelle idee trite e ritrite che sono le uniche a garantire l'unica cosa che cercano, i soldi. (Spero sempre di essere smentito).
- "Non potete fare manga per ragazzi se non disegnate con lo stile di tendenza di adesso, e in ogni caso non potreste mai fare storie scolastiche perché gli stranieri non conoscono la vita scolastica e i sentimenti degli attuali giovani giapponesi. Provate a proporvi a riviste per adulti, che vi darebbero più possibilità, dato che sono più aperte a storie e stili di disegno particolari."
- "Non copiate i manga giapponesi, quelli ce li abbiamo già e non ci serve la copia, cercate di fare qualcosa che solo voi in quanto stranieri potreste fare e che quindi risulterebbe originale".
Detto questo, i miei amici hanno presentato una serie di 4koma basati su quando studiavamo insieme in Giappone a una scuola di lingua per stranieri, i personaggi erano basati su di loro e gli altri compagni provenienti da varie parti del mondo (c'ero anch'io), quindi abbastanza variegati a livello grafico, e le gag vertevano sulle difficoltà degli stranieri ad abituarsi alla lingua (con anche molti giochi di parole tecnici sui kanji o sulla grammatica), sullo scardinare gli stereotipi che di solito si associano ai vari paesi e sulle difficoltà di ambientarsi in una scuola dove ti può capitare di avere quasi solo compagni di classe cinesi/taiwanesi che vedono il giapponese e il modo di studiarlo in maniera diversa rispetto agli occidentali.
La risposta dell'editore è stata:
- "Queste gag farebbero ridere gli stranieri ma i lettori giapponesi non le capirebbero"
- "I giapponesi non si riconoscerebbero in questa rappresentazione degli stranieri, perché loro li associano a certi stereotipi e se non glieli dai non ci si riconoscono, ad esempio il fatto che la protagonista, straniera, abbia i capelli castani e non biondi li farebbe confondere" (e meno male che non si dovevano copiare gli stereotipi dei manga giapponesi e bisognava fare qualcosa di originale che solo gli stranieri potrebbero realizzare
Insomma, non si sa cosa vogliano
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