Fare il mangaka non è solo saper disegnare. Tra le mille insidie che attendono chi sogna di vedere la propria opera sulle pagine di Weekly Shonen Jump, ce n'è una insidiosa quanto difficile da riconoscere: l'ego.
La redazione di Jump Manga Award — il portale online che raccoglie tutti i concorsi manga organizzati da Shueisha, casa editrice della rivista più famosa del settore — gestisce da tempo una casella di domande aperta sul proprio profilo X, dove aspiranti autori possono chiedere consigli sulla creazione manga o sul funzionamento dell'industria. Di recente, una risposta in particolare ha fatto il giro della community diventando virale, complice una franchezza inusuale persino per gli standard giapponesi.
«Stai disegnando per te stesso o per il lettore?»
La domanda che ha innescato tutto è apparentemente semplice: cosa significa davvero confrontarsi con il proprio pubblico? Un utente anonimo ha spiegato che frasi come "pensa ai lettori" o "la tua opera non si rivolge al pubblico" tornano spesso nei feedback ai concorsi, ma che per chi è alle prime armi il concetto rimane vago e difficile da applicare concretamente.
La risposta della redazione non si è fatta attendere, ed è andata dritta al punto:
«Crediamo che la differenza stia nel fatto che l'autore stia disegnando "semplicemente" per puro compiacimento personale, o con l'intenzione di intrattenere i lettori ben chiara in testa.»
Secondo il team editoriale, sui social media è sempre più frequente incontrare autori e aspiranti mangaka con un sistema di valori fondamentalmente slegato dall'idea di intrattenere il lettore, e molto più vicino al desiderio di essere percepiti come "un mangaka straordinario" dalla propria audience. Una distinzione sottile, ma devastante in termini di risultati.

Il problema dell'imprevedibilità fine a se stessa
Per rendere il concetto più concreto, la redazione ha fatto un esempio preciso: è come essere ossessionati dall'essere imprevedibili, mentre si fa completamente a meno dell'idea di non deludere il proprio lettore.
In altre parole, ci sono autori che costruiscono colpi di scena non per amplificare l'esperienza emotiva del pubblico, ma per dimostrare la propria originalità. Il risultato? Un twist che non è mai stato fatto prima, sì, ma che sorprende il lettore nel senso peggiore del termine — lasciandolo deluso, spaesato, distaccato dalla storia.
L'obiettivo ideale, precisa Jump, sarebbe quello di superare sia le previsioni che le aspettative dei lettori. Ma da una prospettiva commerciale — e il manga è prima di tutto un prodotto commerciale — la massima che circola più spesso nell'industria è quasi paradossale: se vuoi tradire le aspettative del lettore, almeno non essere imprevedibile.
作者の自己満足「だけ」で描いているか、読者を楽しませることを強く頭に入れて描いているか、の違いかと思います。昨今SNSが発達したこともあり、「読者に『自分が』凄いと思われたい」という「読者を楽しませる…
— 少年ジャンプ漫画賞 (@jump_mangasho) February 10, 2026
(残り377文字)#mond_jump_mangashohttps://t.co/huF7xaHFDV
Un po' di ego va bene. Troppo, no.
La redazione si affretta però a smontare qualsiasi interpretazione manichea della questione. Non si tratta di azzerare la propria personalità per inseguire il gusto medio del pubblico. Anzi: in un mercato ormai saturo come quello del manga contemporaneo, un'opera costruita al 100% attorno al lettore rischia di perdersi nella massa se non porta il tocco personale e le idiosincrasie del suo autore.
L'autocompiacimento, insomma, ha una sua funzione. Il problema sorge quando va fuori controllo, quando l'atteggiamento del «guardate cosa sono capace di fare» prevale sulla cura per chi legge.
Perché questo consiglio risuona così forte
Il fatto che questa risposta sia diventata virale dice molto sulla community dei mangaka emergenti. Il meccanismo descritto da Jump — creare per stupire piuttosto che per emozionare — è una trappola in cui cadono in tanti, e non solo nel manga. È una dinamica riconoscibile in ogni forma d'arte in cui la pressione del "fare qualcosa di nuovo" si scontra con il bisogno primario di ogni opera narrativa: creare una connessione genuina con chi legge, guarda, ascolta.
Per chi sogna di debuttare su Shonen Jump, il messaggio è chiaro: prima di chiedersi "questo twist è abbastanza originale?", la domanda giusta è un'altra. Il mio lettore, dopo averlo letto, vorrà continuare?
Fonte: automaton media
Detto questo, naturalmente, stiamo parlando della rivista manga più commerciale di tutte. E' ovvio che la filosofia di base sia questa perché il loro obiettivo è la popolarità, e chi non la ottiene riceve l'accetta. Si possono certamente creare storie di altissimo livello anche così, e va benissimo farlo. Molto spesso, e qui ancora una volta, vedo però questo concetto decantato come un principio essenziale e universale. Non lo è.
Io comunque avrei sottolineato maggiormente il passaggio che definiscono "l'ideale": un buon autore è quello che accontenta sé stesso e il pubblico.
Non è facile perché il rischio è quello di creare un circolo ristretto di fan, un "tuo pubblico" che commercialmente parlando "non rende abbastanza", ma se riesce a sfondare è la macchina perfetta.
Ciò detto io personalmente consiglierei a un novizio che aspira a fare il mangaka di dare un'occhiata al mondo doujinshi. Lì il pubblico è selezionato e ristretto, ma la dinamica che si viene a creare tra autore e lettori rispecchia perfettamente quell'ideale di cui sopra. Il mainstream ovviamente richiede tempi e dinamiche diversi, ma riuscendo a riprodurre quel feeling dove sia l'autore che i lettori "vogliono la stessa cosa" si è sulla giusta strada a mio avviso.
Manco tanto per i lettori, quanto per gli autori stessi che vengono poi tagliati
Si ma se si punta solo a creare effetti wow per stupire senza averne ancora le capacità effettive si rischia un bel flop ...
Il consiglio non è del tutto sbagliato. Come vanno detto sopra, ci vuole la giusta visibilità di mezzo
È quello che accade, ti leggi i primi capitoli di alcuni manga è ti viene voglia di continuare, ma accade anche spesso che leggi i primi capitoli di nuovi manga(disegnati anche benissimo) è poi non continui, non ti danno quella voglia di continuare.
alla fine la differenza tra arte e commercio è sul rapporto con il lettore: la prima cerca un dialogo con il lettore sfidando le sue basi morale ed esperienze, il secondo cerca di puntare a intrattenere il lettore. Le prime non a caso non venderanno mai come le seconde, ma non per questo la qualità delle prime è inferiore alle secondo tipo, forse è molto superiore.
Cosa significa? Che un mangaka è un lavoratore del disegno, che dovrebbe sperare che il proprio lavoro venda il più possibile. Non dovrebbe pensare a creare storie che poi non legge nessuno. Non è il suo lavoro.
Se debuttate ma non vi piegate al god emperor almighty ToC System fate una brutta fine
(Che nel senso, sono passati 10 anni dall'uscita di quel manga e non è cambiata una mazza)
Comunque è un discorso vecchio come il cucco ma mi ha ammazzato come tempistica visto che negli ultimi capitoli usciti di Manga Lover si parla proprio di questo (anche se lo pubblica la Ko-ncorrenza e non Shueisha).
ci sono serie come i dipiniti maledetti che dopo sette volumi viene conclusa quando aveva ancora tanto da rancontare, e opere come Hunter x hunter che non è ancora finita dopo trentanni e con trentotto volumi.
il lettore vuole serie che intratengano e che escanno almento tre tanbook anno, non serie infinite che durino cinquantanni.
Sono assolutamente pro il voler spingere i limiti di un genere, ma alcuni autori dovrebbero ricordarsi che c'è un motivo se alcune soluzioni narrative non erano mai state adottate prima d'ora.
A me viene in mente l'autore di romance Alexis Hall. È chiaro che lui punta ad essere originale e al voler sovvertire le aspettative del pubblico, e ripeto non c'è necessariamente nulla di male in ciò. Anzi! Ma leggendo alcuni suoi libri, a me è parso che fosse talmente fissato nel fare ciò, da perdere di vista tutto il resto. Il risultato? Un paio dei suoi libri hanno twist/finali inusuali, ma a me hanno fatto solo venir voglia di prenderli e gettarli fuori dalla finestra per quanto la lettura si è rivelata frustrante (sto guardando in particolare te Husband Material).
Che poi questo ragionamento va ad eliminare quasi tutti i manga della golden age del jump.
...e se sono sul Weekly e/o non hanno Shihei Lin come editor sono una eccezione alla regola.
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