Ci sono nomi che ogni appassionato di anime vintage dovrebbe conoscere a memoria, eppure in Italia Rintaro, pseudonimo di Shigeyuki Hayashi, rimane ancora una figura di nicchia, conosciuta più dai cinefili d'animazione che dal grande pubblico. Un'ingiustizia bella e buona, perché Shigeyuki Hayashi, questo il suo vero nome, è una leggenda vivente, un testimone diretto e protagonista attivo di ogni fase fondamentale della storia dell'animazione giapponese. Ed è proprio per colmare questo vuoto che vale la pena parlare di La mia vita a 24 fotogrammi al secondo, il manga autobiografico con cui Rintaro, a oltre ottant'anni, ha deciso di raccontarsi per la prima volta.

Parlare di questa persona significa parlare della storia stessa degli anime: lui c'era, sempre, nel posto giusto al momento giusto. Un Forrest Gump dell'animazione nipponica, con la differenza che non era mai lì per caso, ma sempre per talento e per una passione viscerale, quasi ossessiva, nei confronti del cinema.
La storia di Rintaro inizia nell'immediato dopoguerra, tra le macerie materiali e morali di un Giappone che cercava di ritrovare se stesso. È proprio in quel contesto che il giovane Shigeyuki scopre la magia del cinema, una scintilla accesa in gran parte dal padre, figura ingombrante, amorevole e tragica al tempo stesso, il cui sogno artistico non si realizzerà mai davvero, diventando invece il carburante per le ambizioni del figlio. Arriva a Tokyo e si getta a capofitto in quella che allora era ancora una scommessa: l'animazione. I suoi primi passi alla Toei Animation lo portano a lavorare su La leggenda del serpente bianco (1958), il primo lungometraggio animato a colori della storia giapponese, e poi su Alakazam the Great (1960). Ma è l'incontro con Osamu Tezuka a cambiare tutto. Rintaro entra nell'orbita del "Dio del manga" proprio nel momento in cui questi sta rivoluzionando il mondo dell'animazione televisiva con Astroboy (1963), la prima serie animata per la TV di tutti i tempi. Da lì, Mushi Productions, Tezuka Productions, Kimba il leone bianco, un susseguirsi di produzioni che costruiscono mattone dopo mattone l'identità stessa dell'anime come forma d'arte e industria culturale.
Nel libro emergono con forza anche le amicizie e le collaborazioni con alcune delle personalità più decisive della scena anime. Su tutte, quella con Katsuhiro Otomo, che Rintaro fu tra i primissimi a coinvolgere nel character design per l'animazione, e con cui il sodalizio culminerà decenni dopo con la sceneggiatura di Metropolis (2001). E poi Masao Maruyama, figura chiave dell'industria, con cui condivide parte del percorso produttivo in anni cruciali per la definizione stessa del medium. Sono relazioni che il manga racconta con calore e profondità, restituendo il senso di una comunità di artisti che si muovevano insieme, spesso in condizioni precarie, spinti da una visione comune.

Ed è proprio sfogliando queste pagine che emerge un altro tratto fondamentale della personalità di Rintaro: un animo profondamente anarchico, insofferente alle regole e alle gerarchie, allergico ai compromessi creativi. Qualcosa che i suoi fan più accaniti avranno già intuito guardando i suoi lavori, e che trova la sua espressione più compiuta e riconoscibile in Capitan Harlock, la serie anime da lui diretta: il corsaro dello spazio solitario e indomabile, simbolo di libertà assoluta contro ogni forma di potere costituito. Non è difficile vedere in Harlock un alter ego spirituale del suo regista, e il manga lo lascia intuire con la discrezione di chi sa che certe cose non hanno bisogno di essere dichiarate. Poi arriva il film di Galaxy Express 999 (1979), e infine il cerchio si chiude con Metropolis, un'opera che rappresenta al tempo stesso il culmine di una carriera e il congedo da un'intera era dell'animazione giapponese, proprio mentre la CGI iniziava a trasformarne il volto per sempre.
Vale la pena soffermarsi anche sull'edizione fisica, perché La mia vita a 24 fotogrammi al secondo non è un manga qualunque da tenere in tasca. Bao Publishing ha scelto un formato grande e cartonato, un hardcover da 250 pagine che ha il peso e la dignità di un'opera che racconta settant'anni di storia, con la traduzione italiana firmata da Francesco Savino. Rintaro, al suo esordio assoluto come autore di manga a oltre ottant'anni, costruisce il libro come se fosse una sceneggiatura cinematografica, con sette capitoli strutturati come sequenze di un film. Lo stile visivo è sorprendentemente fresco e personale: alterna disegni dallo stile doodle a tavole quasi iperrealiste, a seconda che si voglia sottolineare un momento comico o uno particolarmente intenso, mentre le splash page a tutta pagina sono riservate ai momenti cruciali.
A impreziosire ulteriormente il tutto, fotografie, screenshot di anime reali e locandine originali convivono con i disegni dell'autore, in un collage che fa del medium manga lo strumento perfetto per raccontare la frammentazione e l'artigianalità del lavoro d'animazione. Non mancano, sparsi tra le pagine, diversi camei del gatto di Rintaro.
Unico contro che riesco a trovare in questa operazione è il prezzo di copertina di 27 euro che, pur giustificato dalla qualità dell'edizione, potrebbe scoraggiare una parte del pubblico, soprattutto i lettori più giovani o chi non conosce ancora Rintaro. Si spera in una futura edizione economica che possa avvicinare al volume il maggior numero possibile di appassionati, perché sarebbe un peccato che una storia così importante restasse fuori dalla portata di qualcuno solo per una questione di budget.

La mia vita a 24 fotogrammi al secondo
Il nome di Rintarō non è noto a tutti. Il suo lavoro, però, è leggendario. Da bambino, sfollato durante la seconda guerra mondiale, scopre la magia del cinema, e decide di volerci lavorare. Arriva a Tokyo e inizia a collaborare con Osamu Tezuka, quando crea la prima serie animata per la TV di tutti i tempi, quella di Astro Boy. In seguito diventerà regista di lavori amatissimi, come Capitan Harlock, il film di Galaxy Express 999, e sarà il primo a coinvolgere Katushiro Ōtomo (autore della prefazione di questo volume) in un character design per l’animazione. Ormai ottantenne, Rintarō ha deciso di raccontare la sua vita nel suo primissimo manga, e lo ha fatto impaginandolo all’occidentale, per un editore francese. Stupisce la freschezza del suo disegno, e la chiarezza cristallina del suo storytelling.
Prezzo: 27,00 €
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riko akasaka
Un'interessante autobiografia dove l'autore oltre a farci conoscere il suo percorso formativo artistico mostra il Giappone sconfitto della sua infanzia e una figura paterna che ha saputo incoraggiarlo oltre a trasmettergli l'amore per il cinema.
22/05/2026
2247
Autobiografia dove Rintaro riporta in senso sia intimista che cronachistico il suo percorso artistico. Nostalgiche le ultime pagine, per l'implicita amarezza di un mondo di nomi come Tezuka, Matsumoto ed Otomo, concluso da anime e fumetti computerizzati.
16/05/2026
Altri Voti
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| Titolo | Prezzo | Casa editrice |
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La mia vita a 24 fotogrammi al secondo
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€ 27.00 | Bao Publishing |
Pro
- Una testimonianza unica e irripetibile: Rintaro è stato presente in prima persona in ogni fase cruciale della storia dell'anime, dagli albori della Toei fino all'era della CGI, e questo gli conferisce un'autorevolezza narrativa che nessun altro potrebbe vantare.
- Il rapporto con le figure paterne, il padre biologico e Tezuka, dona alla narrazione una profondità emotiva che va ben oltre la semplice cronaca professionale, rendendola universale.
- L'edizione Bao è curata e generosa nel formato: un hardcover grande e cartonato, degno della materia che racconta.
Contro
- Il prezzo potrrebbe non invogliare all'acquisto. Si spera in una futura edizione piu' economica






Ironic74
Tra autobiografia e racconto storico, un titolo a mio avviso imperdibile per gli amanti dell' animazione
28/05/2026