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Zelgadis

Volumi letti: 1/1 --- Voto 8
Despera è una creatura strana già prima di cominciare: non è davvero "solo" una light novel, non è ancora l'anime promesso, non è un seguito di Serial Experiments Lain. È piuttosto un album illustrato, una reliquia viva di un progetto più grande, scritto da Chiaki J. Konaka e disegnato da Yoshitoshi ABe, nato attorno allo stesso nucleo creativo di Lain e rimasto a lungo sospeso.

La trama segue Ain, una ragazza prodigiosa e quasi medianica che, nella Tokyo alternativa del 1922, costruisce macchine impossibili senza possedere una formazione scientifica ordinaria. Attorno a lei si muovono adulti, militari, aristocratici, figure eccentriche di Asakusa e persone attratte o minacciate dalle sue invenzioni. Senza entrare troppo negli snodi finali, Despera lavora sul mistero di ciò che Ain è: una bambina, un'inventrice, una profetessa elettrica, forse il punto in cui immaginazione, tecnologia e destino storico iniziano a confondersi.

L'ambientazione è il suo grande colpo di genio. Konaka e ABe prendono l'era Taisho, già di per sé un momento di febbre modernista, e la inclinano verso una fantascienza retroattiva: radio, cinema, elettricità, torri, carri armati, quartieri popolari, salotti aristocratici e fermenti politici diventano i corrispettivi pre-digitali della rete. Non siamo nel cyberpunk urbano di fine Novecento, ma in un "cyber-dadaismo" storico: il Giappone sta correndo verso il futuro, ma quel futuro ha già qualcosa di spiritico, instabile, malato. Il fatto che la storia si collochi nel 1922, alla vigilia del grande terremoto del Kanto del 1923, dà a ogni scena un senso di condanna silenziosa.
Il significato dell'opera sta proprio qui: Despera immagina la modernità come una possessione. Le macchine non sono strumenti neutri, ma antenne che pescano immagini, presagi e identità da un altrove. Ain non "usa" la tecnologia: sembra piuttosto attraversata da essa. In questo senso, l'opera parla della nascita di un mondo in cui l'essere umano comincia a non bastare più a sé stesso. Prima ancora di Internet, prima ancora del Wired, ci sono già segnali, schermi, onde, registrazioni, apparati militari e spettacoli di massa che riscrivono la percezione del reale.

L'eredità di Serial Experiments Lain è fortissima, ma va capita bene: Despera non è un seguito, e Konaka ha chiarito esplicitamente che non va letta come tale. È una sorella spirituale, o forse un negativo fotografico. Lain guardava alla rete come spazio metafisico in cui identità, memoria e corpo si dissolvevano. Despera fa un gesto più sottile: sposta quella stessa inquietudine indietro nel tempo, mostrando che il trauma non nasce con Internet, ma con il desiderio umano di collegare tutto, prevedere tutto, trasformare il mondo in segnale.

Il limite dell'opera è anche il suo fascino: Despera può sembrare più una promessa che un'opera pienamente compiuta, uno scheletro prezioso, pieno di immagini potentissime, ma inevitabilmente segnato dalla sua natura frammentaria. Eppure, proprio questa incompiutezza le dona un'aura perfetta. Despera sembra un fascicolo ritrovato in un archivio, un progetto interrotto da una catastrofe, un sogno tecnico mai del tutto acceso.
Il meglio sta nell'incontro tra la scrittura ellittica di Konaka e i disegni di ABe: volti pallidi, uniformi, macchine, bambine enigmatiche e spazi urbani che sembrano sempre più grandi dei personaggi che li abitano. Dove Lain era fredda, elettronica e terminale, Despera è polverosa, elettrica, febbrile. Ha meno compattezza narrativa, ma possiede una malinconia rara: quella delle opere che parlano del futuro dal punto di vista di un passato già perduto.

In breve: Despera non sostituisce Serial Experiments Lain, né prova a imitarlo. Ne eredita la domanda centrale: che cosa resta dell'identità quando la realtà diventa trasmissione? La sua risposta è meno digitale e più storica, meno clinica e più allucinata. Non è un capolavoro pienamente realizzato, ma è un'opera magnetica, necessaria per chi ama il lato più occulto, fragile e profetico della fantascienza giapponese.

Utente9371

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Utente9371

Volumi letti: 1/1 --- Voto 6
Un voto, questo sei, che è politico per necessità: impossibile, infatti, giudicare nel suo complesso un lavoro che, in effetti, non solo non è mai stato concluso - ma non è neppure mai propriamente iniziato.

Questo 'Despera', infatti, altro non doveva essere che il nuovo anime prodotto dalla coppia Yoshitoshi Abe - Chiaki Konaka, già noti per la loro collaborazione nel leggendario anime 'Serial Experiments Lain'. Progetto che, dopo essere stato in 'development hell' per anni, è collassato miseramente a causa della grave malattia di Konaka, ed il conseguente impegno di Abe in altri progetti.

Tutto quello che rimane del progetto è, in ultima istanza, un riassunto in forma di racconto, accompagnato da disegni a piena pagina di Abe, per la rivista Newtype. Racconto, peraltro, lasciato in sospeso senza un finale vero e proprio. 'Despera' può, quindi, essere giudicato quasi solo in base solo a ciò che promette: un'ottima storia tra lo steampunk ed il thriller/fantascienza alla Lain, con più di una somiglianza (ambientazione di epoca Showa a parte) a lavori come Steins:Gate ed affini. I disegni a piena pagina di Abe, nel suo tipico stile ondoso e dai colori muti, aggiungono preziosità alle poche pagine che si hanno a disposizione.

Elogiati i pregi, comunque, rimane il fatto impossibile da ignorare: 'Despera', nella sua forma pubblicata, è poco più che uno scheletro di quello che il lavoro compiuto sarebbe dovuto essere. Impossibile, quindi, consigliarne la lettura: non solo, vista la sua natura non completa, non sarà mai tradotto in italiano; ma, alla fine, la trama stessa rimane per forza scarna, e la caratterizzazione non va oltre la macchietta. Tutto quello che rimane è piangere quello che sarebbe potuto essere, e passare oltre.