Recensione
Trillion Game
10.0/10
Recensione di hachi_rosa92
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Una favola metropolitana di riscatto dei più deboli in cui il capitalismo viene sconfitto… con il capitalismo stesso. Come in ogni favola che si rispetti, sarebbe sciocco affermare che questa vittoria del debole sul più forte non avvenga grazie a una considerevole dose di fortuna – e il fatto di appoggiarsi con cieca fiducia alla sorte è un vanto stesso di Haru Tennoji. Tuttavia, anche così e forse anche grazie a questo, il dispiegarsi degli eventi riesce a dare allo spettatore un forte senso di gioia e riscatto a ogni giro di ruota.
Chi avesse letto la sinossi dell’opera si potrebbe domandare se stiamo parlando della stessa serie. Ebbene, sì. Haru e Gaku sono due amici che tramano per guadagnare abbastanza soldi per riuscire a conquistare la somma di un trilione di dollari, fondando la start-up Trillion Game e finendo per entrare in competizione con la potente Dragon Bank, che si trovano a fronteggiare in svariati settori: dall’ecommerce, all’industria dei videogiochi, al mondo dell’intrattenimento, alla web TV, all’industria anime, alle transazioni cashless… il tutto riuscendo a combinare al meglio le caratteristiche dei due, estremamente dissimili e che singolarmente non sarebbero mai riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati, ma che risultano una combinazione invincibile quando uniscono le loro forze.
Haru è un affabulatore, abilissimo con le parole quanto non competente in termini operativi. La forza del suo saper essere un potentissimo trascinatore è riconosciuta anche dalla Dragon Bank stessa, che all’inizio della vicenda gli offre un posto al proprio interno. Eppure Haru è molto più di questo. Sebbene egli stesso si nasconda dietro la pretesa di essere egoista, anzi, “il più egoista di tutti”, come egli stesso ama ripetere, possiede invece un’enorme capacità di saper riconoscere il talento altrui, sia nelle persone sia nei progetti accantonati, e un grande cuore e passione per i progetti che sostiene che nasconde molto bene ma che si intravede sempre, grazie sia alla recitazione di Ren Meguro, sia ai piccolissimi ma indiscutibili indizi che ogni volta ci lascia la sceneggiatura.
Una macchinazione dopo l’altra, Haru è sempre pronto a stupire lo spettatore con dei piani tanto complessi quanto geniali. E tuttavia nessuno di questi piani sarebbe realizzabile senza Gaku, la macchina da guerra informatica del gruppo. Gaku è un talento non riconosciuto dai più, così come poi Rinrin, Shingo e altri personaggi di supporto importanti che si incontrano nel corso della serie. A fare la differenza per il team è il talento specifico di Gaku, quello dell’informatica in termini di sviluppo e hackeraggio software che, grazie al supporto inventivo di Haru e alla fede incrollabile di quest’ultimo nelle sue capacità, gli permettere di raggiungere successi impensabili. Mentre da una parte i trucchi psicologici di Haru entusiasmano lo spettatore appassionato di business e giochi mentali, dall’altra uno spettatore che sia amante della tecnologia e ami assistere alla scalata e al trionfo di una mente geniale in gare di intelligenza (mi sento chiamata in causa) non potrà che entusiasmarsi di fronte alle fatiche vittoriose di Gaku nell’affrontare e vincere in solitaria, fin dal primo episodio, sistemi informatici considerati inhackerabili.
Lo show riesce a offrire allo spettatore momenti di esaltazione in occasione del disvelamento di macchinazioni geniali, ma allo stesso tempo anche momenti di intensa commozione – e qui torniamo al tema della favola metropolitana. Osservare Gaku e Haru che, grazie alle sole forze dei rispettivi ingegni, riescono a vincere contro un sistema molto più grande di loro, che costantemente minaccia di schiacciarli come le formiche che il sistema stesso non perde l’occasione di ricordare loro che sono, regala allo spettatore un senso di catarsi profonda. Quante volte nel mondo i più piccoli sono stati distrutti da competitor più grandi di loro, con più risorse, tempo, soldi a disposizione? Eppure Haru e Gaku, grazie anche alla buona sorte e all’aiuto di un benefattore lungimirante come Kedoin (altro personaggio che non perde occasione di vantare un presunto egoismo ma che spesso dimostra un cuore più grande di quanto egli non voglia ammettere) ce la fanno. E fin dalla sfida tra hacker del primo episodio, passando poi alla creazione del settore videogiochi della Trillion Game, alla produzione della Ragazza sulla collina del vento e a molto altro, non saranno pochi i momenti di commozione, per i quali talvolta scenderà anche più di una lacrima, per il trionfo dell’ingegno dei creativi piccoli e spesso dimenticati.
La recitazione di tutti gli attori coinvolti è di altissimo livello e riesce a rendere alla perfezione il punto forte dell’opera, che sono senza dubbio i personaggi. Haru, in particolar modo, risulta completamente imperscrutabile fino al momento esatto in cui è necessario far trasparire il suo trasporto emotivo, fatto che Ren Meguro riesce a rendere magistralmente. Allo stesso modo la recitazione di Mio Imada, se possibile ancora più ambigua di quella di Meguro e che lascia ancora aperto un enigma irrisolto su quali siano i reali sentimenti di Kirika, in particolar modo per Haru ma anche nei riguardi della Trillion Game in generale. Rinrin e Gaku si dimostrano limpidi e puliti esattamente come ci si aspetta che siano dalla sceneggiatura, e Koji Kikkawa crea per Kedoin un personaggio di spessore quasi pari a quello di Haru. Il personaggio di Kokoryu, infine, fa talmente para che in diversi momenti riesce a dare l’impressione di star seguendo un thriller e non una commedia psicologica: un lavoro ben riuscito! La colonna sonora, infine, sostiene egregiamente la narrazione con la varietà e il ritmo adatti a tutte le scene in cui viene utilizzata.
Una serie da guardare assolutamente. L’unica difficoltà, alla fine, sarà capire quale dei protagonisti vi avrà fatto innamorare di più.
Chi avesse letto la sinossi dell’opera si potrebbe domandare se stiamo parlando della stessa serie. Ebbene, sì. Haru e Gaku sono due amici che tramano per guadagnare abbastanza soldi per riuscire a conquistare la somma di un trilione di dollari, fondando la start-up Trillion Game e finendo per entrare in competizione con la potente Dragon Bank, che si trovano a fronteggiare in svariati settori: dall’ecommerce, all’industria dei videogiochi, al mondo dell’intrattenimento, alla web TV, all’industria anime, alle transazioni cashless… il tutto riuscendo a combinare al meglio le caratteristiche dei due, estremamente dissimili e che singolarmente non sarebbero mai riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati, ma che risultano una combinazione invincibile quando uniscono le loro forze.
Haru è un affabulatore, abilissimo con le parole quanto non competente in termini operativi. La forza del suo saper essere un potentissimo trascinatore è riconosciuta anche dalla Dragon Bank stessa, che all’inizio della vicenda gli offre un posto al proprio interno. Eppure Haru è molto più di questo. Sebbene egli stesso si nasconda dietro la pretesa di essere egoista, anzi, “il più egoista di tutti”, come egli stesso ama ripetere, possiede invece un’enorme capacità di saper riconoscere il talento altrui, sia nelle persone sia nei progetti accantonati, e un grande cuore e passione per i progetti che sostiene che nasconde molto bene ma che si intravede sempre, grazie sia alla recitazione di Ren Meguro, sia ai piccolissimi ma indiscutibili indizi che ogni volta ci lascia la sceneggiatura.
Una macchinazione dopo l’altra, Haru è sempre pronto a stupire lo spettatore con dei piani tanto complessi quanto geniali. E tuttavia nessuno di questi piani sarebbe realizzabile senza Gaku, la macchina da guerra informatica del gruppo. Gaku è un talento non riconosciuto dai più, così come poi Rinrin, Shingo e altri personaggi di supporto importanti che si incontrano nel corso della serie. A fare la differenza per il team è il talento specifico di Gaku, quello dell’informatica in termini di sviluppo e hackeraggio software che, grazie al supporto inventivo di Haru e alla fede incrollabile di quest’ultimo nelle sue capacità, gli permettere di raggiungere successi impensabili. Mentre da una parte i trucchi psicologici di Haru entusiasmano lo spettatore appassionato di business e giochi mentali, dall’altra uno spettatore che sia amante della tecnologia e ami assistere alla scalata e al trionfo di una mente geniale in gare di intelligenza (mi sento chiamata in causa) non potrà che entusiasmarsi di fronte alle fatiche vittoriose di Gaku nell’affrontare e vincere in solitaria, fin dal primo episodio, sistemi informatici considerati inhackerabili.
Lo show riesce a offrire allo spettatore momenti di esaltazione in occasione del disvelamento di macchinazioni geniali, ma allo stesso tempo anche momenti di intensa commozione – e qui torniamo al tema della favola metropolitana. Osservare Gaku e Haru che, grazie alle sole forze dei rispettivi ingegni, riescono a vincere contro un sistema molto più grande di loro, che costantemente minaccia di schiacciarli come le formiche che il sistema stesso non perde l’occasione di ricordare loro che sono, regala allo spettatore un senso di catarsi profonda. Quante volte nel mondo i più piccoli sono stati distrutti da competitor più grandi di loro, con più risorse, tempo, soldi a disposizione? Eppure Haru e Gaku, grazie anche alla buona sorte e all’aiuto di un benefattore lungimirante come Kedoin (altro personaggio che non perde occasione di vantare un presunto egoismo ma che spesso dimostra un cuore più grande di quanto egli non voglia ammettere) ce la fanno. E fin dalla sfida tra hacker del primo episodio, passando poi alla creazione del settore videogiochi della Trillion Game, alla produzione della Ragazza sulla collina del vento e a molto altro, non saranno pochi i momenti di commozione, per i quali talvolta scenderà anche più di una lacrima, per il trionfo dell’ingegno dei creativi piccoli e spesso dimenticati.
La recitazione di tutti gli attori coinvolti è di altissimo livello e riesce a rendere alla perfezione il punto forte dell’opera, che sono senza dubbio i personaggi. Haru, in particolar modo, risulta completamente imperscrutabile fino al momento esatto in cui è necessario far trasparire il suo trasporto emotivo, fatto che Ren Meguro riesce a rendere magistralmente. Allo stesso modo la recitazione di Mio Imada, se possibile ancora più ambigua di quella di Meguro e che lascia ancora aperto un enigma irrisolto su quali siano i reali sentimenti di Kirika, in particolar modo per Haru ma anche nei riguardi della Trillion Game in generale. Rinrin e Gaku si dimostrano limpidi e puliti esattamente come ci si aspetta che siano dalla sceneggiatura, e Koji Kikkawa crea per Kedoin un personaggio di spessore quasi pari a quello di Haru. Il personaggio di Kokoryu, infine, fa talmente para che in diversi momenti riesce a dare l’impressione di star seguendo un thriller e non una commedia psicologica: un lavoro ben riuscito! La colonna sonora, infine, sostiene egregiamente la narrazione con la varietà e il ritmo adatti a tutte le scene in cui viene utilizzata.
Una serie da guardare assolutamente. L’unica difficoltà, alla fine, sarà capire quale dei protagonisti vi avrà fatto innamorare di più.
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