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10.0/10
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Ci sono opere che non possono essere ignorate, non perché rappresentino necessariamente un punto di svolta, ma perché semplicemente riescono a comunicare con efficacia disarmante. "Berserk" in questo senso è un capolavoro. Tratto da un fumetto underground divenuto poi di culto, è la riduzione/rielaborazione meglio riuscita per un manga. La realizzazione nel complesso è attinente al periodo di produzione ed è abbastanza classica, ma la capacità evocativa è inedita. La sceneggiatura è stata affidata alle stesse mani che hanno realizzato quella di "Ken il guerriero", optando per un taglio ancora più cupo di quello del manga, dando così all'opera tutta un valore aggiunto. Lo sguardo è tutto concentrato sul lungo flashback che ripercorre il passato del protagonista, ricorrendo però a dei tagli narrativi che comunque non tradiscono il filo logico della trama. Sono proprio i tagli anzi a introdurre una sfumatura accattivante: fin dall'inizio della storia infatti il manga ricorreva a degli espedienti volti a smussare la pesantezza dei toni (il che non è necessariamente un male). Nell'anime si sorvola su tutto ciò. Questa soluzione crea così un elemento narrativo estraneo al manga, ma squisitamente efficace: il progressivo disvelamento dell'elemento fantastico e soprannaturale che invece nel fumetto è onnipresente. La scoperta totalmente improvvisa e inaspettata di forze superiori e di entità metafisiche, pur non essendo prevista nel manga, non ne tradisce le tematiche di base. Sia manga sia anime infatti vertono su temi quali il destino, il libero arbitrio, l'occulto e la paura dell'imponderabile. L'inesorabile avanzamento del sovrumano e poi il suo fulmineo palesarsi è un pugno nello stomaco che dà grande enfasi all'opera.

La caratterizzazione dei personaggi non è da meno, ma in questo l'anime si avvicina molto al manga. Fedeli alle tematiche principali del fumetto, i protagonisti sono le perfette maschere di un dramma che evoca quelli di Shakespeare: forze e debolezze, grandezze e miserie, ideali e dubbi, orgoglio e disperazione, affetto e invidia, ambizione e rimpianto... C'è tutto ciò che l'uomo può essere. Ma forse l'elemento più elegante dell'anime è la colonna sonora. Il compositore è Susumu Hirasawa, famoso in Giappone per il suo stile peculiare, che mescola melodie classiche e ritmi etnici a un ampio uso degli effetti sonori e degli amplificatori. Il risultato è di grande effetto per un anime. Da segnalare soprattutto il tema del protagonista, Gatsu, notevole e dal forte impatto.

Un'opera particolare dunque, che tuttavia non è stata esente da critiche, principalmente riguardanti l'animazione e i dialoghi. La prima è stata giudicata carente, i secondi troppo ampollosi rispetto a quelli del manga. Critiche inconsistenti se si pensa ad alcuni fattori: l'animazione è pertinente al periodo di produzione e, anche se già all'epoca erano disponibili nuove tecniche, nessuno che conosca gli anime "vecchia scuola" - lo stile ricorda quello di Dezaki - potrà storcere il naso.
I dialoghi infine non sono eccessivi se si considerano i temi trattati e la maggior introspezione dovuta ai tagli narrativi.
Infine vale la pena segnalare che, a proposito dei tagli, il finale è stato totalmente amputato senza che il flashback si raccordi alla trama principale prima di concludersi. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che da tempo gli anime si stavano assestando sulla soglia fissa dei 25/26 episodi. Andrebbe comunque ricordato che l'anime (e gli anime in generale) non è mai stato concepito per essere sostitutivo del manga e che quindi nulla impedisce di proseguire o ricominciare la narrazione con il fumetto. Ma evitare l'anime non è consigliabile; sarebbe in ogni caso un peccato perdere un'opera così interessante e che ha pochi rivali.