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6.0/10
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Inizio la recensione con il dire di essermi preoccupata per un anno intero di non aver visto "Another", pubblicizzato in gran massa come il "prodotto dell'anno": puntualmente non riuscivo a trovare il tempo per visionarlo. Adesso, a un anno di distanza, agli inizi di un 2013 poco promettente per quanto riguarda gli anime, mi sono ritagliata tre giorni per guardarlo. E mi sono maledetta per aver perso un anno a pensarci.

Ma andiamo con ordine.
"Another" è un anime prodotto nel 2012 da P. A. Works, dal quale è stata tratta anche una versione manga di 4 volumi, conclusa, edita in Italia da Star Comics.
La trama... parlare di trama in questo caso è davvero difficile. In effetti, sarebbe meglio, e sarebbe sicuramente molto più conveniente per l'anime stesso, non parlarne affatto.
Kouichi Sakakibara, studente, nel 1998 si trasferisce in una cittadina di provincia, nella cui scuola viene accolto in maniera insolita: sembra che tutti i suoi compagni gli stiano nascondendo un segreto. Egli avvicina Misaki Mei, ragazza misteriosa con una benda sull'occhio che sembra essere ignorata da tutti, proprio come se non esistesse; lei gli rivelerà dell'esistenza di una maledizione che affligge la terza sezione di quella scuola da 26 anni, quando morì una ragazza appartenente a quella classe. La sua morte non venne accettata dai suoi compagni, i quali sostenevano di vederla ancora, viva. Da quel giorno si pensa che la Morte si sia "affezionata" alla terza sezione, tanto da inserire, di anno in anno, una "persona in più", ovvero un membro già morto, un fantasma, la cui presenza viene provata dai registri magicamente alterati, che causerà una macabra sequenza di morti accidentali di studenti, prof o familiari legati alla classe. Il modo per porre fine alla maledizione sarà quello di togliere di mezzo il membro in più; per questo gli studenti della terza sezione ignorano Misaki, giudicata come tale.

Nonostante le buone premesse di trama, lo sviluppo dell'anime è tanto pessimo da influenzare il mio giudizio complessivo di tutta la storia. Passerei anche sui fenomeni inspiegati, che nascono e rimangono tali anche a fine opera (a voler fare i pignoli, infatti, si trovano nel prodotto numerose spiegazioni incoerenti e illogiche; ma anche a non volerli fare), ma non posso passare sulla narrazione lenta, straziante e pertanto noiosissima, una pecca insormontabile, a mio giudizio, in un'opera che si prefigge come obiettivo quello di tenere lo spettatore incollato allo schermo fino a fine storia - obiettivo che tutti i racconti, gli horror in primis, hanno o dovrebbero avere.

Gli episodi infatti non sono altro che un susseguirsi di dialoghi lasciati a metà e frasi buttate lì quasi a caso, giusto per intontire e sviare lo spettatore dalla trama principale - giusto per allungare il brodo, ecco. Inoltre ho riscontrato un palese abuso della suspense, abuso che non può che danneggiare tutti gli spettatori, bruciando loro tutti i neuroni della pazienza! Mi spiego meglio: la suspense è un ottimo strumento atto a mantenere sempre vivo l'interesse e ad accrescere le atmosfere di tensione e mistero tipiche del genere horror; inoltre ha il doppio dell'efficacia se applicata a un racconto a puntate che è l'anime, in quanto serve a "raccomandarsi" gli spettatori per gli episodi successivi, specialmente se viene usata nel finale di una puntata. Tuttavia un produttore non può pretendere di accreditarsi tutti gli spettatori ogni qualvolta lascia una frase in sospeso, spezza scene o conclude un episodio con un fatto inaspettato, per il semplice fatto che alla pazienza c'è sempre un limite, sì, anche negli horror! Una persona non può passare metà serie ad aspettare che un personaggio finisca un discorso o ad attendere che si conosca la causa di quello che è accaduto tre episodi prima. Ecco cosa intendo per abuso di pazienza e di suspense, ecco cosa intendo per sviluppo lento.

E allora perché non ho dato tre a questo prodotto? Due motivi principali: la grafica e la ripresa finale. Sì, anche per il finale: quando ormai l'avevo dato per perso, quest'anime è riuscito a tenermi incollata al computer per ben tre episodi, gli ultimi, in cui, contro ogni regola e logica, sfidando le tematiche che l'avevano prima caratterizzato (l'ambientazione scolastica, l'aura di mistero temperata da alcune scene vagamente splatter) distruggendole, rivoltandole e superandole, l'anime tutto d'un tratto si trasforma in una specie di survival game dai tratti horror, un susseguersi di azione e sangue, tanto sangue... Un'atmosfera perfetta e coinvolgente, almeno per come l'ho trovata io, tanto da chiedersi perché non sia stata usata sin dall'inizio, al posto di quella suspense male utilizzata!
Infine, altro tratto distintivo del prodotto (distintivo in bene, naturalmente) è il comparto grafico, realizzato in modo davvero sublime: colori vivaci anche se dalle tinte scure, movenze dei personaggi molto naturali - fin troppo, se si pensa alle scene violente - ed una resa della computer graphic molto meglio assemblata ai disegni di altri anime visti, in cui spiccava parecchio. Inoltre lo stile di disegno è molto moderno, anche se non innovativo.
Last but not least, merita una parola anche il character design, molto originale e indovinato. Dato l'ampio numero di personaggi che sarebbero dovuti figurare nella sceneggiatura, la creatività delle capigliature e dei volti dimostrata nell'ideazione di tutti i membri della sfortunata terza sezione non può che essere una nota di merito per i disegnatori.

Il mio giudizio complessivo quindi non è dei migliori, ma è sufficiente. "Another" è un anime con grossi difetti e lacune, sia in fatto di trama sia di regia; tuttavia presenta anche note positive per quanto riguarda la realizzazione grafica e la resa visiva, che rendono godibile l'altrimenti davvero deprimente visione. Dunque non ve lo consiglierò, perché non vale proprio la pena di essere guardato; ma nemmeno vi biasimerò per averlo fatto, perché almeno vi sarete rifatti gli occhi.