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7.0/10
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Essenziale solo per i fan di Hiroe, godibile ma non imperdibile per gli altri, Shook Up! (1998) è un'opera dalla sorte travagliata che ne ha portato una definitiva stroncatura dopo vane riprese.
Innanzitutto è impossibile non venire catturati dalla magnetica copertina, degna di un artbook, e dalle forme sinuose ed eleganti della protagonista.
Questo manga ha il merito di illustrare i pregi, ma soprattutto i difetti dell'autore, che poi verranno levigati con la presentazione di quella che sarà uno tra i più riusciti manga d'azione post-duemila, Black Lagoon.
Il divario di qualità che c'è tra queste due opere è incredibile, e sia l'analisi che la critica di Shook Up! risultano un compito facile visto che il prodotto è lontano dall'essere un capolavoro, nonostante le ottime potenzialità dimostrate inizialmente.
Il disegno è lo stesso al quale ci ha abituato l'autore, non eccessivamente elaborato, ma d'impatto e dal tratto ben definito. Suoi punti forti sono le espressioni, che pur non essendo maniacalmente realistiche rendono bene lo stato d'animo dei personaggi, e il senso di movimento che traspare dalle tavole rende la lettura più scorrevole.

Nagato e Akihiko, in una giornata come tante, si ritrovano per puro caso nell'abitazione di un professore esperto di ingegneria genetica, appena trasferitosi lì. In questo luogo fanno la forzata conoscenza di sua figlia, Maria Crandall, un esperimento del governo americano evaso dal laboratorio, che tramite un determinato dispositivo ha la capacità di cambiare forma a piacimento, ma che normalmente conserva le fattezze di una bella ragazza. L'autore deve sicuramente avere un'infatuazione per le redheads dal carattere forte, visto che almeno inizialmente questa ricorda molto Revy in alcuni modi di fare. L'integrazione di Maria nella vita scolastica non mancherà di risvolti comici ed azione uniti ad altri più intensi e drammatici, basati sul triste passato della protagonista, ancora vivo e nitido nella sua mente.

Nonostante non riesca a togliermi quest'idea che la sceneggiatura sappia di già visto, Hiroe riesce, soprattutto grazie all'impostazione delle tavole, alla bravura nel creare il giusto ritmo narrativo e a un occhio da regista a rendere il composto dinamico e coinvolgente. Non saranno esenti però momenti che lasciano piuttosto perplessi, per esempio quando avvengono alcune trasformazioni, grottesche e non troppo essenziali ai fini della trama, ma nemmeno così comiche, in sostanza evitabili. La vicenda entra nel vivo e dà il meglio di se solo quando il clima si oscura ed entra in gioco il governo, desideroso di riprendersi l'esperimento fuggito.
Anche qui l'esercito americano è rappresentato in maniera fortemente stereotipata, ma ancora una volta l'abilità del mangaka rimedia alle lacune della sceneggiatura non convincente. Da riconoscere però il buon tempismo: mentre la protagonista si è finalmente integrata con i suoi amici, e ha accettato la spensierata vita normale, che va a creare un apparente stallo, irrompe l'esercito. Dopo questo scontro ben riuscito mi sarei aspettato una risoluzione matura, e invece il finale è qualcosa di assolutamente ridicolo, che distrugge tutto il pathos creato nella parte buona del manga, ma d'altronde sono felice che questa serie non sia proseguita oltre.

Analizzando brevemente i personaggi, la vera e unica protagonista della vicenda è innegabilmente Maria. Ogni momento importante è caratterizzato dalla sua presenza o da un riferimento ad essa, tutto gravita intorno a lei e obbligatoriamente risulta quello più caratterizzato, sebbene si riproponga in me la sensazione del "Ma io questo l'ho già letto" quando questa subisce un crollo psicologico, con conseguente forzato isolamento dagli altri e dialoghi abbastanza scontati del tipo "Guardatemi, sono un mostro" - "A noi va bene così, resteremo al tuo fianco".
Trascurabili quasi tutti gli altri personaggi, da Nagato a Kuwao, completamente inutili, alla bella Hermes, caratterizzata in maniera insufficiente, ma dalla notevole veste grafica. Anche Kitsuka si salva per alcune buone iniziative, nonostante il suo design, sia l'unico che lasci a desiderare.

Dovendo esser onesto, nonostante il voto, sono rimasto insoddisfatto da questo manga. Mi aspettavo una storia completamente diversa e non pensavo che mi avrebbe fornito così tanti spunti di critica. Va oltre la sufficienza per l'eccellente gestione del ritmo, del tratto e del coinvolgimento derivato dalla vitalità delle tavole; avrebbe potuto esser gestita meglio, ma il target shonen ha imposto troppe scelte banali, personaggi mal caratterizzati e una confusione di fondo che conclude in maniera insipida. Sarebbe stato opportuno sviluppare maggiormente il lato dei flashback, inserire personaggi più carismatici e approfondire il chara di Hermes, che ho veramente trovato sprecato in questo contesto.

Come è stato ribadito dallo stesso Hiroe a fine volume, per fortuna si impara dai propri errori, e se Shook Up! è servito a capire i propri limiti e creare Black Lagoon, l'impegno ha dato i suoi frutti.

Per i fan come il sottoscritto questo manga potrebbe rivelarsi una mezza delusione, utile però a capire il percorso e i punti sviluppati dal Sensei con l'altra sua creatura; per tutti gli altri è piacevole alla lettura, ma lungi dall'essere un opera indimenticabile.