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Xenoblade Chronicles 2 è il secondo capitolo principale della serie, dopo lo spin-off Xenoblade Chronicles X. Il gioco non è però il terzo capitolo della serie Xeno dato la presenza dei precedenti Xenogears e Xenosaga. Monolithsoft ha una storia abbastanza travagliata, è stata fondata da un gruppo di esuli di Square, gli autori del capolavoro Xenogears, capeggiati da Tetsuya Takahashi executive producer e scrittore di questo Xenoblade Chronicles 2. Dopo la separazione da Square i fondatori di Monolithsoft hanno dovuto ridimensionare le proprie ambizioni per via dei limiti di budget nacquero in quel periodo Baiten Katos e Xenosaga ma fu solo quando i Monolith vennero acquisiti da Nintendo che ebbero il tempo e le risorse per partorire un nuovo capolavoro, il grande Xenoblade Chronicles, il miglior JRPG della settima generazione di console, un gioco dal comparto tecnico eccezionale che spremeva a fondo le potenzialità di Nintendo Wii grazie ad ambientazioni vaste e artisticamente ispirate un gioco a livello narrativo inarrivabile ma che presentava alcuni difetti, come la difficile navigabilità delle mappe e le missioni secondarie molto ripetitive e molto meno curate della main quest. Dopo il controverso spin-off Xenoblade Chronicles X, che al momento è l’ultima grande esclusiva Wii U arriva questo secondo capitolo, che è molto simile al primo strutturalmente.
La storia è il vero punto di forza di Xenoblade Chronicles 2 così come lo era nel primo capitolo, purtroppo però nonostante i personaggi siano ben caratterizzati e i dialoghi siano ben scritti mancano il colpi di scena incredibili che il primo Xenoblade Chronicles possedeva nella sua seconda metà, qui ci sono piuttosto diversi piccoli colpi di scena e rivelazioni che tengono alta la suspence ma non riscontrano lo stesso impatto. La storia poi ha subito alcuni cambiamenti nello stile, si può dire che sia stata giapponesizzata, si rifa in misura molto maggiore all’immaginario degli anime shonen giapponesi, ci sono delle scene molto divertenti ma forse eccessivamente caricaturali e grottesche come i primi ingressi di Zeke, sempre nello stile giapponese ci sono anche i power-up improvvisi e un azione molto immatura da parte del protagonista Rex che per quanto fisicamente e nel vestiario ricalchi molto il tipico protagonista da battle shonen, quasi sempre è un personaggio maturo ed apprezzabile. La storia non è l’unico aspetto ad aver subito questa volontà di inseguire le tendenze nipponiche c’è anche il fan service, la protagonista femminile Pyra, o Homura se preferite il doppiaggio giapponese, ha un seno molto abbondante messo in evidenza dal suo vestiario e da alcune inquadrature strane presenti nei primi capitoli, questo può essere un problema per alcuni, per altri me compreso è un motivo in più per giocare il titolo, vi sono inoltre un paio di personaggi che mostrano una scollatura molto sensuale. Un’altra particolarità squisitamente nipponica per quanto adesso quel tipo di giochi si stiano diffondendo anche altrove è il gacha system, il gacha system è un sistema di monetizzazione predatorio che consiste nel mettere certe risorse pregiate all’interno del gioco a disposizione solo tramite dei tiri di dato, normalmente questi tiri di dado sono acquistabili anche con soldi veri, per fortuna non è questo il caso, però usare un sistema nato per monetizzare in un gioco privo di microtransazioni è abbastanza paradossale e se i gladius fossero tutti stati ottenibili tramite missioni secondarie il gioco ne avrebbe guadagnato.
Per quanto ci sia stato un miglioramento, il sistema di navigazione è ancora problematico la mini mappa non indica in che direzione andare, è presente solamente una bussola che però indica il percorso solamente in linea d’aria e quindi a seguirla ci si infila spesso in dei vicoli ciechi, la mappa poi indica il luogo preciso dove andare solamente quando ci si trova alla sua stessa altezza e non tiene assolutamente conto della tridimensionalità delle zone, come risultato in varie situazioni i giocatori si ritroveranno costretti a vagare per le mappe anche per decine di minuti senza capire dove andare per continuare la quest attuale. Un altro problema delle mappe è che sono piene di nemici di livello più alto e ciò rende difficile l’esplorazione perché si finisce spesso venire oneshottati da nemici di livello superiore aggrati per errore
Un altro difetto del gioco sono le abilità di campo, i gladius, i nostri assistenti in battaglia che saranno personaggi fondamentali nella trama, possono avere delle abilità necessarie ad abbattere degli ostacoli presenti, normalmente queste abilità vengono ottenute durante la storia e non rappresentano un vero ostacolo ma negli ultimi capitoli si presentano diversi ostacoli che richiedono alti livelli di queste abilità e per ottenerli sarà necessario prendersi delle pause dalla trama principale per farmare, questa è una vera e propria scocciatura ed è un tentativo di aumentare la longevità, che per altro è già ottima dato che il titolo richiede almeno cinquanta ore per la main quest che possono più che raddoppiare per completare completamente il gioco, che rovina la sua struttura, per altro i modi di incrementare le abilità di campo non sono nemmeno molto intuitivi.
Un altra cosa che va a rovinare in parte la struttura degli ultimi capitoli è che i nemici cominciano a dare poca esperienza e si finisce facilmente per non rimanere al loro passo venendo costretti a sessioni di grinding, grinding che però è stato fortunatamente ridotto rispetto al precedente capitolo.
Quello che è il vero passo avanti rispetto al precedente capitolo è il sistema di combattimento, che grazie ad alcune nuove meccaniche come le combo gladius e blade diventa molto più coinvolgente e tattico rispetto al primo capitolo per quanto ancora sia difficile avere il controllo sulle combo di status. I comandi in combattimento sono ora molto più comodi che nel primo Xenoblade Chronicles.
Per chi non avesse giocato al primo capitolo, il sistema di combattimento è un sistema a rotazione simile a quello classico degli MMORPG in cui il protagonista esegue automaticamente degli autoattacchi che vanno a caricare delle abilità che possono essere usate liberamente una volta caricate se queste vengono usate mentre si conclude un autoattacco il danno è maggiore, inoltre usare le abilità carica la mossa speciale ed usare le mosse speciali nella giusta sequenza permette di ottenere un bonus enorme al danno una volta conclusa la catena. Inoltre come negli MMORPG ci sono i ruoli tank healer e dps il protagonista, sarà un dps ma potremo liberamente scegliere chi interpretare è molto importante fare in modo di avere sempre in campo un healer ed un tank. Il gioco spiega le meccaniche del sistema di combattimento, che appare molto lento nelle prime ore, con calma, dando al giocatore il tempo di metabolizzare una meccanica prima che venga introdotta la successiva.
La grafica del gioco è eccezionale, per essere un titolo nintendo switch ed il comparto artistico è molto bello, molte mappe hanno una natura lussureggiante ed i personaggi saranno immediatamente amati da chi gradisce lo stile anime, in tutti i sensi ed il fan service, purtroppo però il gioco soffre di un grave problema di risoluzione che è solamente hd in dock e scende fino a risoluzioni standard in portatile e questo in alcuni momenti rovina il comparto estetico.
Il sistema di sviluppo mi ha in parte deluso, l’albero delle abilità dei ductor, i combattenti è piccolo e non offre molte scelte strategiche mentre quello dei gladius è spesso più ampio, ma le abilità richiedono di raggiungere obiettivi specifici per venire ottenute e quindi si ha molto meno controllo e si finisce facilmente per ignorarlo, oltre a ciò c’è il sistema gacha di cui si è già discusso ed il classico sistema di livelli tipico del genere, in questo gioco i livelli contano molto ed un nemico imbattibile con un paio di livelli in più non dà più nessuna difficoltà. Molto spesso il proprio livello non sarà sufficiente per battere i boss ma fino a quasi alla fine riposando nelle locande e riscattando l’esperienza bonus sarà possibile raggiungere un livello sufficiente.
La difficoltà del titolo non è così alta, con una modalità facile che non è poi molto più facile della difficoltà standard, manca l’opzione difficile ma la si può ottenere decidendo di non prendere l’esperienza bonus ottenuta riposando nelle locande.
Le missioni secondarie come nel primo capitolo sono il punto debole del gioco ma per fortuna essendo completamente facoltative non vanno a rovinare il comparto ludico. Le missioni sono ripetitive, chiedono tutte di parlare con un dato npc, di sconfiggere dei nemicoï, o di ottenere certi oggetti e narrativamente sono molto banali, oltre a ciò ne sono presenti un enormità e completarle tutte è estenuante. Come se non fosse sufficiente il loro completamento è ostacolato dai problemi di navigazione della mappa. Alcune di loro offrono però ricompense interessanti, gladius rari.
I dialoghi empatici sono delle cutscene opzionali visibili raggiungendo certi luoghi, questi sono meglio scritti che nel primo capitolo e sono spesso molto divertenti e mostrano alcuni retroscena della storia, come i sentimenti tra Rex e Pyra.
I dungeon presenti nel gioco sono pochi ma piuttosto ispirati, presentano un buon level design che si sviluppa anche in verticale, ma però sono difficilmente navigabili a causa del problema con la mappa.
In definitiva il gioco è eccezionale, presenta molti difetti che tuttavia però non sono sufficienti a rovinarlo perciò il gioco si prende 8 come voto, soprattutto per la qualità della storia.