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Titolo scoperto per caso e che mi ha accompagnato nel mio viaggio per Amsterdam, sei episodi all'andata e sette al ritorno, "Lycoris Recoil" devo dire che ha fatto volare (che ridere, eh?) la mia attesa per l'atterraggio.

"Lycoris Recoil" mi presenta questo Giappone che vive in uno stato di "finta pace", all'interno di un mondo in cui pare sia diventato di moda il terrorismo, ma il Sol Levante "sopravvive" almeno apparentemente grazie alle Lycoris, nientepopodimeno che ragazzette in divisa scolastica raccattate per strada e trasformate in macchine di morte e distruzione (originale, eh?). C'è anche la versione maschile, ma non ha senso che compaia su schermo per ovvi motivi, le ragazze sono carine, quindi, se uccidono malissimo qualcuno, fanno tenerezza come i gattini che si impicciano con il gomitolo, i maschietti no.

La nostra protagonista, tale Chisato, sempre in nome dell'immensa originalità di questo titolo, non ama uccidere, è 'fortissimissimissima', spara proiettili di gomma e schiva quelli di piombo manco fossero ciabattate della nonna, ha un passato oscuro e, fondamentale ai fini della storia, è carina da cariare i denti.
A scuotere la dolce vita della dolce Chisato è l'altrettanto dolce - ma anche no, va' - Takina, che arriva all'improvviso e sconquassa le cose. Ah, precisiamo che lei uccide più che volentieri.
Insomma, queste due si trovano all'improvviso a sparare alla gente insieme allegre e felici. E a noi piace così.

Tale premessa risulta sufficiente per capire che "Lycoris Recoil" ha sicuramente qualcosa da offrire, ma nulla da rendersi memorabile.

Facilissimo però per me descrivere gli evidenti problemi, e ripetitivi aggiungerei - perché son sempre gli stessi - e il motivo per cui son sempre quelli è ovviamente che al loro pubblico piace così, quei problemi non esistono per loro. Ed è parzialmente un peccato, perché, come per altri titoli, come per esempio "The Aquatope on White Sand", basterebbe davvero poco per lasciare un segno netto nei cuori di chi guarda, e non solo negli occhi coi sorrisini di Chisato.

La storia parte bene, incalzante e coinvolgente, con Chisato e Takina che - che cosa vuoi dir loro? - sono bellissime e insieme formano un duetto 'pistolettoso' di tutto rispetto. Crescono insieme, si aiutano a vicenda, si vogliono bene tra loro e se ne fanno volere da noi.
Poi però, come spesso accade per le storie originali, qualcosa si spezza, la storia si ingarbuglia e perde un po' l'orizzonte su che cosa voglia davvero raccontare, perché non lo sa bene nemmeno lei.

Quel che rimane è il bellissimo duo, una storia di una caccia ai propri demoni che nel bene e nel male c'è e si lascia raccontare, e tanti, tanti colpi di pistola e i sorrisi di Chisato (momenti migliori della serie).

Come al solito, il buono c'è, coinvolge, è gradevole, si fa guardare volentieri, intrattiene ecc. Eppure si sente, sempre come al solito, la mancanza di qualcosa, qualcosa che, se ci fosse, renderebbe sicuramente una migliore giustizia a personaggi così ben spesi sul piatto della bilancia come Chisato e Takina.