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7.5/10
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Il peso del tempo è un qualcosa che ognuno di noi sarà costretto a portarsi dietro per sempre.

E non necessariamente in termini negativi, in quanto senza di esso non si potrebbe comprendere il senso effettivo di ogni tipo di esperienza che ci ha inequivocabilmente formati, e continua a formare, a partire da quel periodo alla base stessa della formazione di ogni individuo, in quel luogo che permette sin dall'alba dei tempi il primo confronto con la realtà, specialmente nella compagnia di altri individui al nostro livello nonostante le prevedibili differenze sociali o affini.

Ma se questo peso si facesse talmente concreto da far arrestare tutto senza effettiva via di scampo?


L'insegnante Yamauchi, pressato dalle direttive dei propri superiori riguardo la gestione del bullismo, visto solo come opprimente ostacolo ai possibili benefici di carriera per tutto il corpo docenti, lui compreso, ha comunque dalla sua una certa fibra morale che però non riesce a tirare fuori, nemmeno di fronte alle richieste indirette di sostegno dai suoi stessi allievi.
Ma i veri traumi legati alla scuola lo colpiscono direttamente dal passato, quando le news annunciano la violenta uccisione di un suo ex-compagno di classe, nonché rinomato bullo; e a breve, altre atroci fini raggiungeranno altri tre bulli, tutti uniti da una colpa precisa: l'aver torturato in modo indicibile per tutte le medie il loro compagno Haruto, che sorprendentemente invierà al resto della classe l'invito alla commemorazione della prima vittima.
Subito Yamauchi, con l'aiuto della fidanzata Tamao, comprenderà di essere nel mezzo di una pianificata vendetta, i cui devastanti passaggi sono racchiusi nelle pagine di un romanzo di dubbia qualità dall'enigmatico titolo "Zashisu".

Masamori Morita decide di compiere un inaspettato salto nel buio senza esclusione di colpi, unendo le linee tipiche del Thriller con la critica sociale, ma anche e soprattutto la concretezza della realtà con la surrealità di un orrore pieno di sorprese a ogni angolo, e che vive dalla primissima vignetta di un'accuratezza nei dettagli tale da non poter fare a meno di scatenare una repulsiva curiosità verso lo svisceramento del mistero.

Il fine tratto serve perfettamente a restituire una semplicità pulita e "quotidiana" ma non per questo poco articolata, ampliando la chiarezza degli ambienti e degli eventi anche nei momenti più oscuri, e soprattutto la dinamicità delle espressioni facciali che assumono una rilevanza tale da permetterci di sentire i personaggi e i loro sentimenti più vicini che mai, riconoscendo tratti anche qui non particolarmente innovativi ma non per questo banali: il lavoro che Morita compie in particolare sulla distorsione delle guance, delle labbra e degli occhi in base alle emozioni rilasciate è così incredibile, anche nei momenti volontariamente più sopra le righe per generare quel minimo di comicità o di grottesco, da restituire una sensazione da vero e proprio film "live-action".
Questo è sottolineato soprattutto dal carattere di Tamao, giovane dipendente di una casa editrice ma tremendamente disordinata ed immatura nella maggior parte di ciò che fa, pur non mancando con egual enfasi della determinazione e supporto assoluti verso Yamauchi e la sua situazione.

La sua professione tornerà inoltre estremamente utile proprio per via delle radici "letterarie" su cui si basa la trama vendicativa, offrendo così anche un breve spiraglio in un altro mondo estremamente vicino al mangaka, che si sofferma (forse in termini anche autobiografici? Non ci è dato sapere) sul non meno complesso rapporto tra autore e pubblico, con gli editori a fare spesso da infelici tramiti, ma anche da responsabili per promuovere lavori e autori capaci di essere ribaltati anche dai loro più superficiali errori.

Il concetto stesso di narrativa diventa infine la cornice definitiva attorno a cui si sviluppa il tutto sottolineando il già citato peculiare rapporto tra l'atmosfera più realistica e quella più fantasiosa, dovuta soprattutto all'illustrazione così diretta dei delitti da far quasi pensare che Morita non solo li abbia studiati a puntino, ma li abbia proprio inscenati pur di riprodurli al meglio!

Virando sui difetti, invece, il più evidente è la forte sensazione che Morita avrebbe potuto comunque sviluppare ancora più a fondo la risoluzione di determinati passaggi, nonché la tensione nelle ultimissime pagine, dove pur restituendo la conclusione dovuta riduce abbastanza l'impatto con una risoluzione troppo veloce e decisamente meno tagliente rispetto a quanto affrontato in precedenza (specie nei momenti immediatamente precedenti, conditi da evidenti citazioni cinematografiche), lasciandosi andare anche a un surreale forse davvero di troppo; questo vale in parte anche per la parentesi dedicata all'editoria, che pur risultando rilevante come detto lascia il sapore di uno sviluppo lasciato a metà.


In sostanza, Zashisu rimane un ottimo mistero che scorre brillantemente grazie a contenuto e tecnica magistralmente uniti da una crudezza che, qualunque siano i motivi dentro e fuori la pagina, realizza l'impatto più tangibile con una realtà che viviamo e spesso cerchiamo di sfuggire con ogni mezzo possibile, ma portandoci sempre appresso quei pesi che il tempo rende solo più schiaccianti per noi e per gli altri ... ma in teoria, mai impossibili da sollevare.