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Attenzione, la recensione contiene spoiler!

Dopo una lunga pausa dalle recensioni, eccoci tornati in pompa magna con un grande sbadiglio. È l'immediata reazione alla conclusione di My Awkward Senpai. Sarò onesto, non che mi aspettassi granché da questa serie. Cercavo il solito riempitivo da pausa pranzo. MAS non è certo un anime da consigliare, non è neanche brutto in senso stretto. È insipido e scontato, in ogni suo aspetto.

Non mi dilungherò troppo sulla trama anche perché non c'è molto da dire. Azusa Kannawa è una brillante impiegata di un'azienda che si occupa di pubblicità, Yu Kamegawa è il neo assunto al quale lei deve fare affiancamento. Ora, io scommetto che se prendessi dieci persone e chiedessi loro come evolvere questo spunto iniziale, almeno sette di loro andrebbero molto vicine a come la trama si dispiega.

Iniziamo dalla base di partenza, il personaggio di Kannawa. Abbiate pazienza, ma io alla bella (bellissima) ragazza che non ha amici, non ha mai avuto una relazione e non sa come comportarsi con gli altri, nel 2026, non ci credo più. Soprattutto considerando che lei lavora in un'agenzia pubblicitaria, ha a che fare ogni giorno con i clienti eccetera eccetera. Non riesco neanche sotto costrizione a sospendere la mia incredulità e ad accettare che, nel finale, lei chieda cosa è che si fa a un appuntamento. Di questa roba, davvero, non se ne può più. Kamegawa poi è il classico bravo ragazzo, premuroso, diligente, senza ombre, senza alcun elemento distintivo.

Sono personaggi scritti in maniera meno che scolastica, non basta che abbiano un hobby - i videogiochi, il modellismo - per renderli tridimensionali. Capisco si tratti di una commedia, però in 365 days to the wedding, per quanto non mi sia piaciuta granché, e per quanto le premesse fossero in qualche modo similari, i protagonisti sono tratteggiati decisamente meglio.

La storia è superficiale in maniera a tratti irritante, una lista di cliché da spuntare uno dopo l'altro. La spiaggia, le terme, il matsuri, l'equivoco della fidanzata che poi è la sorella di Kamegawa, gli amici che si accorgono dei sentimenti reciproci e li spingono ad avvicinarsi, l'imbarazzo del regalo, la mezza dichiarazione che lascia adito a dubbi, la risoluzione finale. Fossero ragazzini del liceo e fosse un anime di qualche anno fa - per esempio, Arrivare a te, ma lì la scrittura è di tutt'altro spessore - si potrebbe anche accettare. Da impiegati, adulti fatti e finiti, per quanto giovani, no.

Non c'è mai un guizzo di originalità nella storia né nei personaggi, costruiti con sfumature già viste cento volte in altri titoli. Persino i personaggi secondari sono dimenticabilissimi. Il finale è degno della serie, tanto infantile quanto inconcludente: non un bacio né un abbraccio, tre mesi di relazione di prova che iniziano - e chiudono l'anime - con un tenersi per mano.

Insommina eh, io capisco che My Awkward Senpai sia una commedia per divertire lo spettatore in primo luogo. Ma tra il divertire e l'annoiare ce ne passa. E la mia visione ha deviato quasi subito e senza possibilità di redenzione verso la noia più assoluta.

La realizzazione tecnica è sufficiente, niente di eclatante ma neanche pessima - come in alcuni frangenti era, invece, il già citato 365 days to the wedding - carine le sigle di apertura e chiusura. Ma non basta. My Awkward Senpai lascia davvero, espressione che ho usato anche in altre recensioni, il tempo che trova e allo spettatore invece resta solo il vuoto, quello pneumatico di una serie che, davvero, non ha nulla di nuovo da dire e quel poco che dice lo fa con irritante superficialità.