Recensione
I Love Amy
10.0/10
"I Love Amy" è uno di quei fumetti che ho iniziato quasi per caso, attratto dallo stile carino e dai colori vivaci, ma poi mi sono ritrovato completamente immerso nella storia e nei personaggi. L’ho trovato un manhwa davvero originale: prende elementi che in teoria abbiamo già visto – la yandere ossessionata, l’amica d’infanzia iperprotettiva, il trauma psicologico – e li rimescola in modo fresco, imprevedibile, con una leggerezza che spiazza.
La cosa che più mi ha colpito è la tenerezza con cui viene raccontata la relazione tra Bibi e Amy. Entrambe hanno problemi seri, ma la loro unione non diventa mai melodrammatica né scivola nel ridicolo. L’autrice riesce a mantenere sempre un tocco leggero, persino nei momenti più delicati, e paradossalmente sono proprio le stranezze e le follie delle protagoniste a rendere il loro legame così commovente. Ci sono scene in cui ridi delle trovate assurde di Bibi, e un attimo dopo ti si stringe la gola perché intravedi tutto il dolore nascosto dietro un suo sorriso. Questo continuo alternarsi di follia e dolcezza, per me, è pura magia narrativa.
Molto toccante il modo in cui vengono rappresentati i temi seri, come i traumi psicologici. Non sono mai trattati in maniera pesante o melodrammatica: fanno parte della storia, ma senza schiacciarla. Quando emergono i fantasmi del passato di Amy o i lati oscuri di Bibi, non ho provato la sensazione di cliché, ma piuttosto di sincera empatia. È un equilibrio raro: la leggerezza resta sempre, ma non si trasforma mai in superficialità. Devo ammettere che all’inizio ero un po’ scettico: “una protagonista psicopatica, ossessiva… finirà male, sarà tutto troppo pesante?”. E invece sono rimasto sorpreso dal modo in cui Bibi viene gestita. Mi aspettavo esplosioni di violenza o possessività tipiche del cliché yandere, e invece ho trovato momenti di autocontrollo, persino gesti altruisti nei confronti di Amy. Quando capisce i suoi sentimenti, Bibi non si trasforma in una minaccia, ma cerca di rimediare agli errori, arriva perfino ad accettare che Amy abbia bisogno anche delle altre persone intorno a lei, come Camilla o la zia. Per me questa è stata la dimostrazione che I Love Amy non segue schemi prevedibili, ma punta a una crescita autentica dei suoi personaggi.
Un altro punto forte è l’umorismo. I Love Amy sa essere esilarante, con gag surreali e situazioni strampalate: Bibi che interpreta la realtà a modo suo, Camilla che fa la dura ma poi si tradisce con reazioni buffe, equivoci scolastici che degenerano in scenette fuori controllo. Ma subito dopo arriva una scena tenera, o una rivelazione emotiva, che cambia completamente l’atmosfera. Questo continuo saliscendi è un vero e proprio rollercoaster: potrebbe sembrare rischioso, ma in realtà tiene viva l’attenzione e rende la lettura imprevedibile e mai monotona.
Parlando di personaggi, mi sono affezionato a tutti e tre. Bibi, nonostante la sua follia, è talmente sopra le righe che diventa impossibile odiarla: al contrario, spesso è adorabile proprio perché non ha filtri. Amy è un piccolo gioiello: fragile, tenera, segnata da traumi pesanti, ma capace di trovare in sé una forza crescente che mi ha reso orgoglioso di lei come fosse una persona vera. E Camilla, che temevo sarebbe stata antipatica, mi ha conquistato con la sua energia: esagerata, comica, emotiva, ma sempre sincera. Le sue scenate, i suoi tentativi goffi ma appassionati di proteggere Amy,ti conquistano.
Un altro aspetto che ho amato è come il manhwa riesca a tenere alta la tensione emotiva fino alla fine. Il finale non mi ha deluso: tenero, soddisfacente, perfettamente in linea con il tono dell’opera.
In definitiva, consiglio I Love Amy col cuore a chiunque. È una storia yuri diversa dal solito, capace di far ridere, emozionare e commuovere allo stesso tempo. È un mix di generi che funziona benissimo, sorretto da protagoniste indimenticabili e da una scrittura che osa senza mai perdere la delicatezza. Per me è una piccola gemma, una lettura che mi resterà dentro a lungo.
La cosa che più mi ha colpito è la tenerezza con cui viene raccontata la relazione tra Bibi e Amy. Entrambe hanno problemi seri, ma la loro unione non diventa mai melodrammatica né scivola nel ridicolo. L’autrice riesce a mantenere sempre un tocco leggero, persino nei momenti più delicati, e paradossalmente sono proprio le stranezze e le follie delle protagoniste a rendere il loro legame così commovente. Ci sono scene in cui ridi delle trovate assurde di Bibi, e un attimo dopo ti si stringe la gola perché intravedi tutto il dolore nascosto dietro un suo sorriso. Questo continuo alternarsi di follia e dolcezza, per me, è pura magia narrativa.
Molto toccante il modo in cui vengono rappresentati i temi seri, come i traumi psicologici. Non sono mai trattati in maniera pesante o melodrammatica: fanno parte della storia, ma senza schiacciarla. Quando emergono i fantasmi del passato di Amy o i lati oscuri di Bibi, non ho provato la sensazione di cliché, ma piuttosto di sincera empatia. È un equilibrio raro: la leggerezza resta sempre, ma non si trasforma mai in superficialità. Devo ammettere che all’inizio ero un po’ scettico: “una protagonista psicopatica, ossessiva… finirà male, sarà tutto troppo pesante?”. E invece sono rimasto sorpreso dal modo in cui Bibi viene gestita. Mi aspettavo esplosioni di violenza o possessività tipiche del cliché yandere, e invece ho trovato momenti di autocontrollo, persino gesti altruisti nei confronti di Amy. Quando capisce i suoi sentimenti, Bibi non si trasforma in una minaccia, ma cerca di rimediare agli errori, arriva perfino ad accettare che Amy abbia bisogno anche delle altre persone intorno a lei, come Camilla o la zia. Per me questa è stata la dimostrazione che I Love Amy non segue schemi prevedibili, ma punta a una crescita autentica dei suoi personaggi.
Un altro punto forte è l’umorismo. I Love Amy sa essere esilarante, con gag surreali e situazioni strampalate: Bibi che interpreta la realtà a modo suo, Camilla che fa la dura ma poi si tradisce con reazioni buffe, equivoci scolastici che degenerano in scenette fuori controllo. Ma subito dopo arriva una scena tenera, o una rivelazione emotiva, che cambia completamente l’atmosfera. Questo continuo saliscendi è un vero e proprio rollercoaster: potrebbe sembrare rischioso, ma in realtà tiene viva l’attenzione e rende la lettura imprevedibile e mai monotona.
Parlando di personaggi, mi sono affezionato a tutti e tre. Bibi, nonostante la sua follia, è talmente sopra le righe che diventa impossibile odiarla: al contrario, spesso è adorabile proprio perché non ha filtri. Amy è un piccolo gioiello: fragile, tenera, segnata da traumi pesanti, ma capace di trovare in sé una forza crescente che mi ha reso orgoglioso di lei come fosse una persona vera. E Camilla, che temevo sarebbe stata antipatica, mi ha conquistato con la sua energia: esagerata, comica, emotiva, ma sempre sincera. Le sue scenate, i suoi tentativi goffi ma appassionati di proteggere Amy,ti conquistano.
Un altro aspetto che ho amato è come il manhwa riesca a tenere alta la tensione emotiva fino alla fine. Il finale non mi ha deluso: tenero, soddisfacente, perfettamente in linea con il tono dell’opera.
In definitiva, consiglio I Love Amy col cuore a chiunque. È una storia yuri diversa dal solito, capace di far ridere, emozionare e commuovere allo stesso tempo. È un mix di generi che funziona benissimo, sorretto da protagoniste indimenticabili e da una scrittura che osa senza mai perdere la delicatezza. Per me è una piccola gemma, una lettura che mi resterà dentro a lungo.